Metaponto: la quiete dopo la tempesta. Il racconto di TerreJoniche

Un intero parco archeologico trasformato in un’immensa distesa d’acqua; a rischio le sue strutture murarie. Decine gli uomini impegnati per salvare l’antica polis…

C’era una volta una città greca fondata tra le foci dei fiumi Bradano e Basento nel corso della seconda metà del VII secolo a.C. da gruppi achei provenienti dal Peloponneso su invito dei Sibariti. Il suo nome, forse derivante da un eroe indigeno Metabos, è Metaponto, una delle più importanti colonie dell’antica Magna Grecia.
A testimoniare la sua storia millenaria sono i numerosissimi scavi realizzati negli ultimi decenni, tra tutti quelli promossi da Dino Adamesteanu, nonché la febbrile ricerca archeologica condotta con scrupolo e continuità; attraverso la ricerca, infatti, si è potuto portare alla luce una vasta area costituita dal santuario, parte dell’agorà, il quartiere artigianale delle ceramiche (kerameikos) e l’asse viario nord-sud (plateia), su cui era impostato l’intero impianto urbano. 

foto di Gaetano Plasmati, Magna Grecia

A guardarlo adesso questo territorio non potresti riconoscerlo: un’enorme coltre d’acqua, caduta incessantemente in questi giorni, copre l’intero parco archeologico. Sembra di ammirare un grande lago artificiale o meglio una grande piscina greco-romana dalla quale, sembrano tenacemente riemergere capitelli dorici, muta testimonianza di un passato che non vuole essere cancellato. Guardandoli, quei capitelli, sai esattamente che lì sotto c’è una colonna lunga almeno un paio di metri, lo sai perché l’hai vista, la conosci e l’hai studiato; colonne che adesso, qui nel parco, non si vedono più: due metri d’acqua per 300mila metri cubi le hanno inghiottite; immagine simbolo di questo stato di cose è la foto scattata da Gaetano Plasmati e che fa non poca impressione.
“E’ una tristezza”, senti affermare da chi là dentro ci lavora da una vita, “perché non investire in cultura significa anche questo. Intorno al Parco ci sono i canali di scolo costruiti migliaia di anni fa, ma se i fiumi non vengono ripuliti ecco quello che succede”.
Da Salerno sono arrivate le squadre dei vigili del fuoco che intervennero sulla frana di Sarno e su quella di Soverato, chiamati comunemente i “fluviali”. Con delle grosse pompe stanno cercando di risucchiare l’acqua che ricopre il sito, ma la pioggia incessante annulla in poche ore, giornate di lavoro. Ad affiancarli ci sono tanti volontari, alcuni di loro in questo disastro hanno pure perso casa e lavoro, che cercano di spianare la strada tra il fango e l’acqua: semplici cittadini che sentono quel posto anche un poco come casa propria.

Quello che ci chiediamo sempre più spesso è: si poteva evitare? La risposta è nella struttura antica del Parco, vecchia agorà in cui avvenivano un tempo gli scambi tra le popolazioni del metapontino: i canali di scolo, infatti, erano già previsti nelle antiche carte che ne disegnavano il perimetro. I responsabili le mostrano affermando: “le risorse le abbiamo e forse questa vicenda serve anche a farle conoscere”. La lamentela è che, nella pur doverosa cronaca degli animali morti e del ponte spezzato che divide le due città, di questo gioiello, che tutti ci invidiano, come al solito se ne è parlato poco, come di tutto lo stato di calamità naturale che ha interessato la Basilicata.
Diversi sono stati gli appelli del sovrintendente ai Beni Archeologici della Basilicata, Antonio De Siena: “salvate l’antica polis!”.
“Quest’ultima calamità che ha allagato l’area archeologica ha superato abbondantemente quella del 2008”, dice De Siena, visibilmente preoccupato, in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno. “L’acqua – continua –  ha invaso e sommerso magazzini, laboratori, attrezzature di pompaggio delle acque, compreso la strada comunale di accesso all’area archeologica”. “Gli stessi addetti alla vigilanza – aggiunge De Siena – sono rimasti isolati fino alla mattina successiva, quando alle nove sono stati tratti in salvo da un trattore partito da un’azienda agricola vicina all’area”. 
Alla domanda quali danni può aver causato l’allagamento, il sovrintendente ha affermato di “essere preoccupato per il perdurare delle acque presenti, perché la melma può aver danneggiato gli impianti elettrici di sollevamento, che provvedono a tenere costantemente asciutta tutta la zona, a tenere abbassata la falda acquifera ed a espellere le acque meteoriche, che confluiscono anche dalle zone confinanti. “Mentre i principali fattori di rischio per le strutture murarie” continua De Siena, “sono legati ai tempi di permanenza dell’acqua nella depressione dello scavo: più saranno lunghi, più c’è la possibilità che vengano disgregate le malte, facilitando la distruzione delle strutture murarie, antiche di 25 secoli. L’altro rischio è che tutti i dispositivi di drenaggio possano essere intasati dalla melma ed impedire il regolare deflusso delle acque di falda. Se ciò dovesse verificarsi i residui terrosi trasportati dalle acque in seguito all’esondazione si andrebbero lentamente a sedimentare sul fondo dell’area archeologica in strati consistenti, rendendo necessario un nuovo scavo dell’area archeologica. Allo stato attuale non è stato possibile procedere ad una prima stima anche sommaria  dei danni, in quanto tutto risulta ancora sommerso dalle acque”. (n.d.r.: prima si deve asciugare tutto e poi dovranno intervenire gli esperti: come si sa, più è antico il luogo, più sarà difficile rimetterlo a posto). 

Quando simili tragedie accadono, si ha come l’impressione che non interessi la globalità ma solo chi ne è colpito, soprattutto quando essi risiedono nel meridione e sono fuori dal circuito dei beni considerati maggiori come se il sud fosse privo di storia e di tradizione.
 Il caso di Metaponto rappresenta uno dei tanti s.o.s che i nostri amati beni culturali stanno ultimamente, sempre più spesso, lanciando al mondo: il loro stato di sofferenza si sta trasformando ormai in malattia cronica vicina al collasso totale. Quello che da sempre ci rappresenta, ed è il nostro vanto e la nostra forza, ora giace lì abbandonato senza una guida consapevole, privo di mezzi e strumenti finanziari che possano in qualche modo tutelarlo. 
Urge dunque definire, con le Soprintendenze, un piano di messa in sicurezza dei siti per prevenire ulteriori situazioni di rischio perché, in caso di nuove calamità naturali, non potranno più esserci attenuanti perché, come affermava Indro Montanelli: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”.

Gaetana Caterina Madio fonte Exibart






 
 

23 marzo 2011 – Basilicata. Richiesto stato d’emergenza

Bari, 22 mar. – (Adnkronos) – La Giunta regionale della Puglia ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la dichiarazione dello stato di emergenza relativa agli eventi meteorologici di eccezionale intensita’ e gravita’ che hanno colpito il territorio regionale nei primi giorni di marzo e lo stanziamento di finanziamenti straordinari per l’attuazione degli interventi conseguenti.

Lo ha reso noto l’assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati, relatore del provvedimento. Gia’ lo scorso 2 marzo l’assessore aveva scritto al Capo Dipartimento di Protezione civile, Franco Gabrielli, per rendere note le conseguenze alluvionali che stavano destando particolare preoccupazione, per poter ottenere dal Governo nazionale tutti gli aiuti eventualmente necessari, in attesa di una puntuale ricognizione dello stato e dell’eventuale emanazione di un provvedimento emergenziale.

Il Dipartimento di Protezione civile ha invitato la Regione ad eseguire la ricognizione dei danni subiti e stimarne l’ammontare, mentre la Regione ha riconosciuto un contributo straordinario di 100.000 euro al Comune di Ginosa (Taranto) e al Consorzio di Bonifica Stornara e Tara, che hanno sostenuto spese per far fronte alle attivita’ di soccorso ed assistenza subito dopo l´alluvione. (segue)

17 Marzo 2011: comunicato stampa di TerreJoniche

Agli organi di stampa di Puglia e Basilicata

Invito alla Conferenza Stampa di presentazione
della manifestazione interregionale di sabato 19 Marzo
dei cittadini colpiti dall’ultima esondazione dei fiumi

Venerdì 18 Marzo ore 10 Piazzale delle Tavole Palatine

E’ in piena preparazione la manifestazione indetta dal Comitato interregionale per la Difesa delle Terre Joniche per sabato mattina 19 Marzo a Marina di Ginosa con appuntamento al Parco Comunale alle 9,30.
La manifestazione è una prima risposta dei cittadini colpiti dall’ennesimo annunciatissimo evento calamitoso e si è determinata nelle assemblee e negli incontri che si sono tenuti nella scorsa settimana fra Metaponto e Marina di Ginosa. Grandi le sofferenze e grandi le preoccupazioni emerse come grande è la determinazione a voler capire cosa è successo e come evitare che si ripeta ma, soprattutto a non accontentarsi di promesse che come troppo spesso è accaduto, non saranno mantenute.
Occorrono certezze ed occorre che si assuma la consapevolezza che questo territorio è già stremato per una profonda crisi economica dei suoi comparti produttivi (a cominciare da agricoltura e turismo) e del lavoro.
Il colpo al reddito di famiglie ed aziende è pesantissimo e, dunque, servono misure adeguate ed efficaci per scongiurare che le comunità possano affrontare l’emergenza.
La manifestazione di sabato mattina sarà occasione di fare il punto, di sapere dalle istituzioni a che punto stanno le iniziative e per decidere come far valere le istanze dei cittadini con la vigilanza e la mobilitazione, convinti, come siamo, che i diritti di chi è stato colpito e di tutti i cittadini ad un territorio tutelato, questa volta, dovrà essere garantito.

Il Comitato si riunisce questa sera (17 Marzo) a Metaponto Borgo presso  il ( Bar )Parco di Apollo Licio per decidere le forme della manifestazione di sabato e le successive tappe

Invitiamo la stampa, dunque, a partecipare alla Conferenza Stampa che terremo Venerdì mattina alle ore 10 presso Le Tavole Palatine per presentare le iniziative in corso

11 Marzo 2011: Si costituisce formalmente il comitato TerreJoniche

Questo l’atto costitutivo del Comitato. Aderite inviando una mail a terrejoniche@gmail.com

DOCUMENTO COSTITUTIVO DEL COMITATO INTERREGIONALE PER LA DIFESA DELLE TERRE JONICHE


Il giorno 11 Marzo alle ore 18:00 in Metaponto presso il presidio costituito in Piazza Giovanni XXII si sono riuniti i seguenti cittadini e rappresentanti di associazioni e comitati per costituire il Comitato per la Difesa delle Terre Joniche.

Il Comitato sorge in conseguenza degli eventi calamitosi che hanno colpito il giorno 2 Marzo 2011 le aree dell’arco Jonico comprese fra la Provincia di Matera e la Provincia di Taranto.

Il Comitato si costituisce su proposta di Altragricoltura e del Tavolo Verde Puglia unitamente ad una serie di associazioni, operatori agricoli e turistici del territorio incontratisi a Metaponto il giorno 4 di Marzo congiuntamente a due successive assemblee popolari svoltesi a Marina di Ginosa il 5 Marzo (presso la Banca di Credito Cooperativo) ed a Metaponto il 7 Marzo 2011 con il coinvolgimento di altre numerose realtà associative e singoli cittadini.

L’assemblea di Metaponto, in particolare, ha deciso ed approvato per alzata di mano all’unanimità dei numerosi presenti la Costituzione del Comitato ed i suoi obiettivi immediati.

I soggetti convenuti nell’atto costitutivo, intervenendo in quanto persone singole e/o in rappresentanza di
associazioni o soggetti organizzati, si vincolano al mandato delle assemblee popolari e sottoscrivono l’atto assumendo le deliberazioni conseguenti con l’obiettivo di mettere a disposizione uno strumento democratico di partecipazione ed impegno civile per tutti i cittadini.

Il “Comitato per la difesa delle Terre Joniche” (da ora in avanti denominato brevemente “Terre Joniche”) si costituisce come luogo unitario di tutti i cittadini coinvolti dagli eventi calamitosi del 2 di Marzo 2011, delle associazioni e dei soggetti organizzati che condividono i suoi obiettivi e di quanti, anche fuori dall’area interessata, decidono di sostenerne le iniziative ed operare perché siano tutelati e garantiti il ritorno alla vita normale delle famiglie, la ripresa delle attività economiche, l’ occupazione e la qualità del lavoro per tutti i cittadini del territorio.

Questi gli obiettivi principali del Comitato:

1) ottenere immediatamente dal governo nazionale il riconoscimento dello stato di crisi che, assumendo le
procedure d’urgenza ed in deroga previste dalle normative sugli eventi calamitosi straordinari, stanzi risorse immediate, realizzi la moratoria e la sospensione di tutte le scadenze, dei pagamenti e delle procedure esecutive contro le famiglie e le aziende del territorio e, dunque, consenta alle attività economiche, alle persone ed alle famiglie di riprendere un decoroso e pieno riavvio delle condizioni operative e divita;

2) ottenere un piano organico di messa in sicurezza del territorio intervenendo sui problemi strutturali, sui piani di manutenzione e sui piani di emergenza che hanno palesemente fallito in occasione di questo ennesimo annunciatissimo episodio di esondazione dei fiumi;

3) condurre e coordinare le iniziative di informazione e controinformazione su quanto in realtà è accaduto e sulle responsabilità, sia per prevenire ulteriori disastri che per sostenere i diritti dei cittadini, mettendo in atto azioni di autotutela e di vigilanza per ottenere il riconoscimento delle responsabilità e i risarcimenti a quanti hanno subito danni

4) ridefinire per il territorio interessato e nel rapporto con le aree regionali collegate un piano di tutela e difesa dell’ambiente e del territorio, delle infrastrutture e dei servizi ai cittadini impostato sulla difesa dei beni comuni e degli interessi collettivi per garantire la ripresa delle attività economiche e delle diverse attività lavorative.

Il Comitato per raggiungere i suoi obiettivi assume ogni iniziativa utile favorendo la partecipazione dei cittadini, il dialogo con le istituzioni e predisponendo tutti i supporti tecnici necessari.

Al fine di realizzare il miglior coordinamento possibile, il Comitato

1) opera con decisioni assunte in sede assembleare perseguendo il consenso più ampi possibile

2) si dota di un consiglio di coordinamento definito nel numero utile a consentire le rappresentanze plurali di tutte le realtà associative e di quelle territoriali dei cittadini dei diversi territori,

3) costituisce gruppi di lavoro utili tematici

4) nomina uno o più portavoce per rappresentare all’esterno le istanze e le decisioni assunte

La partecipazione al Comitato non vincola l’autonomia delle singole realtà associative dei singoli quanto, piuttosto, persegue l’obiettivo di costruire uno spazio comune di partecipazione e coordinamento.

Si intendono come soci e partecipanti del Comitato Terre Joniche, tutti i convenuti sottoscrittori dell’atto costitutivo, quanti hanno partecipato alle assemblee costitutive su nominate e quanti aderiranno sottoscrivendo via telematica, attraverso gli strumenti web o altre forme di coinvolgimento il presente documento costitutivo.

Questo atto costitutivo rappresenta il primo fondamentale riferimento operativo per il Comitato che dopo la
prima iniziale fase di promozione della più ampia partecipazione, potrà definire ulteriori forme organizzative e di collegamento fra i partecipanti al comitato

10.03.2011: Report della riunione del Comitato TerreJoniche. Si costituisce il Comitato.

Grande partecipazione di cittadini, sala parrocchiale piena con molti in piedi e fuori dalla sala. Introduce e conclude Fabbris di Altragricoltura, intervengono numerosi cittadini sia pugliesi che lucani, i rappresentanti di diverse associazioni (fra cui la sezione turismo di confindustria e diversi operatori turistici e agricltori), il sindaco di Montalbano Jonico e un consigliere provinciale, Paolo Rubino coordinatore del Tavol Verde Puglia. Circa tre ore di dibattito sulla proposta iniziale di riconoscere il Comitato Unitario per la difesa delle Terre Joniche come il luogo unitario in cui coordinarsi.

Unanime è stato il giudizio fortemente negativo sui ritardi e le sottovalutazioni accumulate sia nel prevenire che nel prendere atto dell’ampiezza e della profondità dell’evento che ha avuto l’epicentro il 2 di marzo.

Alla fine degli interventi l’assemblea ha votato per alzata di mano la proposta:

– Di costituire il Comitato per la Difesa per le Terre Joniche come luogo unitario aperto a tutti i cittadini , le associazioni, le reti interessate dalla difesa del territorio dell’arco Jonico materano e tarantino

. Il comitato si costituirà anche formalmente questa sera (10 marzo) a Ginosa, assumendo un statuto partecipativo e democratico

. Tre gli obiettivi immediati:

1) ottenere immediatamente dal governo nazionale – entro la prossima settimana – il riconoscimento dello stato di calamità naturale che, assumendo le procedure d’urgenza ed in deroga previste dalle normative sugli eventi calamitosi straordinari, stanzi risorse immediate, realizzi la moratoria e la sospensione di tutte le scadenze, dei pagamenti e delle procedure esecutive contro le famiglie e le aziende agricole del territorio;

2) ottenere un piano organico di messa in sicurezza del territorio intervenendo sui problemi strutturali, sui piani di manutenzione e sui piani di emergenza che hanno palesemente fallito in occasione di questo ennesimo annunciatissimo episodio di esondazione dei fiumi

3) coordinare le iniziative di informazione e controinformazione su quanto in realtà è accaduto e sulle responsabilità, sia per prevenire ulteriori disastri sia per far valere i diritti dei cittadini, mettendo in atto azioni di autotutela e di vigilanza per ottenere il riconoscimento delle responsabilità e i risarcimenti ai cittadini

Il comitato Terre Joniche, nel mentre si organizza e fa appello a tutte le realtà del territori a coordinarsi, CHIAMA ALLA MOBILITAZIONE TUTTI I CITTADINI per ottenere, entro la prossima settimana il riconoscimento dello stato di calamità e le misure urgenti conseguenti.

Per questo prepara una assemblea popolare da qui a sette giorni invitando tutti i rappresentanti politici e le istituzioni e si tiene pronto, nel caso di risposte negative o ritardi, a scendere in campo con iniziative di mobilitazione forti. Nel frattempo il Comitato sta già conducendo incontri ed iniziative per verificare lo stato di attuazione degli strumenti di intervento

Chiaro è, per tutti noi, che di fronte a quanto è accaduto ed alla profondità dell’evento che ha messo in ginocchio un intero territorio non può essere tollerato alcun atteggiamento burocratico sui risarcimenti ma occorre una forte presa di coscienza politica ed istituzionale ed occorre recuperare con rapidità il tempo perso in questi giorni.

Questo è solo un piccolo e rapido report, contiamo questa sera, dopo la riunione, di Ginosa Marina (ore 18 Lido Perla, Lungomare di Ginosa Marina) di mettere in rete nuovi e più compiuti materiali.

Fra l’altro, al termine della riunione, è previsto un incontro operativo per coordinare le iniziative di comunicazione provando a dare vita ad un gruppo di lavoro di mediattivisti

Gianni Fabbris

10 Marzo 2011: report assemblea del comitato TerreJoniche

Giro un primo e provvisorio report della riunione del Comitato per la Difesa delle Terre Joniche e sulle prossime iniziative

Fate girare e invitate ad aderire

Grande partecipazione di cittadini, sala parrocchiale piena con molti in piedi e fuori dalla sala. Introduce e conclude Fabbris di Altragricoltura, intervengono numerosi cittadini sia pugliesi che lucani, i rappresentanti di diverse associazioni (fra cui la sezione turismo di confindustria e diversi operatori turistici e agricltori), il sindaco di Montalbano Jonico e un consigliere provinciale, Paolo Rubino coordinatore del Tavol Verde Puglia. Circa tre ore di dibattito sulla proposta iniziale di riconoscere il Comitato Unitario per la difesa delle Terre Joniche come il luogo unitario in cui coordinarsi.


Unanime è stato il giudizio fortemente negativo sui ritardi e le sottovalutazioni accumulate sia nel prevenire che nel prendere atto dell’ampiezza e della profondità dell’evento che ha avuto l’epicentro il 2 di marzo.

Alla fine degli interventi l’assemblea ha votato per alzata di mano la proposta:

– Di costituire il Comitato per la Difesa per le Terre Joniche come luogo unitario aperto a tutti i cittadini , le associazioni, le reti interessate dalla difesa del territorio dell’arco Jonico materano e tarantino

Il comitato si costituirà anche formalmente questa sera (10 marzo) a Ginosa, assumendo un statuto partecipativo e democratico

. Tre gli obiettivi immediati:

1) ottenere immediatamente dal governo nazionale – entro la prossima settimana – il riconoscimento dello stato di calamità naturale che, assumendo le procedure d’urgenza ed in deroga previste dalle normative sugli eventi calamitosi straordinari, stanzi risorse immediate, realizzi la moratoria e la sospensione di tutte le scadenze, dei pagamenti e delle procedure esecutive contro le famiglie e le aziende agricole del territorio;

2) ottenere un piano organico di messa in sicurezza del territorio intervenendo sui problemi strutturali, sui piani di manutenzione e sui piani di emergenza che hanno palesemente fallito in occasione di questo ennesimo annunciatissimo episodio di esondazione dei fiumi

3) coordinare le iniziative di informazione e controinformazione su quanto in realtà è accaduto e sulle responsabilità, sia per prevenire ulteriori disastri sia per far valere i diritti dei cittadini, mettendo in atto azioni di autotutela e di vigilanza per ottenere il riconoscimento delle responsabilità e i risarcimenti ai cittadini

Il comitato Terre Joniche, nel mentre si organizza e fa appello a tutte le realtà del territori a coordinarsi, CHIAMA ALLA MOBILITAZIONE TUTTI I CITTADINI per ottenere, entro la prossima settimana il riconoscimento dello stato di calamità e le misure urgenti conseguenti.

Per questo prepara una assemblea popolare da qui a sette giorni invitando tutti i rappresentanti politici e le istituzioni e si tiene pronto, nel caso di risposte negative o ritardi, a scendere in campo con iniziative di mobilitazione forti. Nel frattempo il Comitato sta già conducendo incontri ed iniziative per verificare lo stato di attuazione degli strumenti di intervento

Chiaro è, per tutti noi, che di fronte a quanto è accaduto ed alla profondità dell’evento che ha messo in ginocchio un intero territorio non può essere tollerato alcun atteggiamento burocratico sui risarcimenti ma occorre una forte presa di coscienza politica ed istituzionale ed occorre recuperare con rapidità il tempo perso in questi giorni.

Questo è solo un piccolo e rapido report, contiamo questa sera, dopo la riunione, di Ginosa Marina (ore 18 Lido Perla, Lungomare di Ginosa Marina) di mettere in rete nuovi e più compiuti materiali.

Fra l’altro, al termine della riunione, è previsto un incontro operativo per coordinare le iniziative di comunicazione provando a dare vita ad un gruppo di lavoro di mediattivisti

Gianni Fabbris

Assemblea Pubblica sull’alluvione promossa dal comitato TJ

Mercoledì 9 Marzo 2011 alle ore 18:30 c/o la Sala Parrocchiale in piazza Ciovanni XXIII a Metaponto Borgo si terrà una pubblica assemblea sull’alluvione.
Organizziamoci per:
 

ottennere misure straordinarie immediate per tutelare chi è stato colpiti, rimettere in sicurezza il territorio, scongiurare la chiusura delle attività economiche e assicurarne la ripresa.
Ottenere un piano di riordino del territorio che lo risani e lo tuteli.

Impedire altre sciagure ottenendo che la prevenzione sia effettivamente garantita.
Costruire una risposta e una piattaforma dal basso unitaria dei cittadini della Provincia di Matera e Taranto coordinando le iniziative per far valere gli interessi comuni.

09 Marzo 2011: assemblea pubblica promossa dal Comitato TerreJoniche

Comitato unitario dei cittadini di Puglia e Basilicata
DIFENDIAMO LE TERRE JONICHE

Mercoledì 9 Marzo 2011 ore 18,30
SALA PARROCCHIALE

PIAZZA GIOVANNI XXIII METAPONTO
PUBBLICA ASSEMBLEA SULL’ALLUVIONE

ORGANIZZIAMOCI PER:
Ottenere misure straordinarie immediate per tutelare chi è stato colpito, rimettere in sicurezza il territorio, scongiurare la chiusura delle attività economiche e assicurarne la ripresa
Ottenere un piano di riordino del territorio che lo risani e lo tuteli
Impedire altre sciagure ottenendo che la prevenzione sia effettivamente garantita
Costruire una risposta ed una piattaforma dal basso unitaria dei cittadini della Provincia di Matera e Taranto coordinando le iniziative per far valere gli interessi
comuni
__________________________________________________________________
Sono invitati tutti i cittadini, le istituzioni, le associazioni e le forze sociali

07 Aprile 2011: TerreJoniche comunica la prima logistica per la manifestazione.

I trattori si concentrano alle ore 08,30 all’antiquarium delle Tavole Palatine. Quando siamo pronti i trattori si posizionano sulla 106 impegnando la corsia esterna della carregiata in direzione sud. Agli automobilisti che passeranno (nel fine settimana sono tanti) daremo un volantino scusandoci del disagio e di averli fatto aspettare….Nello spazio antistante montiamo un palco che useremo per incontri ed interventi. Il resto lo vedremo anche in funzione delle risposte che avremo.

01 Marzo 2011. L’alluvione in Basilicata.

Esondazione Bradano
Premessa. Il 1 marzo 2011 la Regione Basilicata è stata interessata da un’emergenza alluvionale dovuta alla presenza di una persistente perturbazione che ha colpito la maggior parte delle regioni del Sud-Italia. La situazione che i lucani hanno dovuto affrontare è stata drammatica considerando che ci si trovava di fronte a un territorio già fortemente indebolito da precedenti fenomeni alluvionali analoghi verificatisi il 2 novembre 2010 e 18 febbraio 2011.

Conseguenze. L’area complessivamente interessata dalle esondazioni di cinque fiumi lucani: Bradano, Basento, Agri, Sinni e Cavone, e il torrente Bilioso, ha avuto una superficie stimata in 500 chilometri quadrati, tutta riguardante la provincia materana. Epicentro calamitoso è stato il Metapontino, circa 120 KM quadrati. Il territorio ha evidenziato un diffuso aggravamento dei danni alle infrastrutture, alle reti tecnologiche, alle strutture abitative e produttive, alle aziende agricole e zootecniche. Numerose strutture turistiche debellate. Il Parco Archeologico completamente sommerso da oltre 80.000 metri cubi d’acqua. Tutti i territori comunali che si affacciano sul mar Jonio sono stati interessati dai fenomeni alluvionali con grado di danno diversificato, così come altri territori interni della Collina materana. Numerosi altri Comuni del Materano e del Potentino hanno segnalato dissesti idrogeologici anche di particolare gravità. La Statale 407 Basentana, arteria di primaria importanza per la Basilicata, ha subito interruzioni al Km 37,00, all’altezza del comune di Calciano, perché sprofondata di circa due metri nel fiume Basento a causa del cedimento del pilone di un ponte e ha costretto a incanalare il traffico su una viabilità secondaria, provinciale e locale, non in grado di garantire i normali volumi di traffico in condizioni di sicurezza. Alle azioni di primo intervento erano presenti il Genio Militare, con oltre 60 uomini con mezzi di movimento terra e idrovore come richiesto dal prefetto di Matera e coordinato d’intesa con la Regione, tutte le forze dell’ordine e di polizia dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco al Corpo Forestale dello Stato.
Provvedimenti. La prima fase d’emergenza degli interventi è stata rivolta all’ assistenza dei nuclei familiari sgomberati, alla risoluzione immediata dei problemi di ordine igienico-sanitario determinati dalla morte di un numero ingente di bestiame, al ripristino della funzionalità delle principali arterie stradali e delle reti tecnologiche primarie (elettricità, acquedotti, fognature, comunicazioni). In seguito sono state programmate, al fine di favorire il ritorno alle normali condizioni di vita e di lavoro nelle zone più colpite, verifiche di staticità alle strutture sgomberate o comunque interessate dall’alluvione, il ricovero di animali recuperati vivi e lo smaltimento a norma di quelli morti (circa 300) con il conseguente sfangamento di strutture pubbliche e private.
Stato di calamità. A fronte di quanto detto la Regione Basilicata ha chiesto ed ottenuto lo stato di calamità naturale.
Stima dei danni. Una prima stima dei danni ha evidenziato che sono stati impiegati un milione e 800mila euro per la sola emergenza, ma si tratta di somme minimali. In agricoltura i danni già certificati ammontano a 28,5 milioni, ma la conta procede e i tecnici stimano che si assesterà intorno ai 40 milioni. Le infrastrutture viarie hanno avuto danni al momento stimabili in 50 milioni di euro.
Stato dell’arte. Allo stato attuale la vertenza vede il coinvolgimento della Regione Basilicata, nella persona del Presidente Vito De Filippo, della Provincia di Matera, di tutti i Comuni colpiti dello Jonio, del Comitato di Terre Joniche, costituitosi in seguito all’ alluvione di marzo 2011. Il continuo rimpallo Governo-Regione e la decisione di opporsi al Milleproroghe ha portato la Basilicata, di concerto con Puglia, Marche, e Abruzzo a presentare ricorso alla Corte Costituzionale per la parte in cui e` previsto che debbano essere le Regioni, con l’utilizzo massimo della leva della fiscalità, a dover sostenere i costi delle calamità naturali. La cosiddetta ‘tassa sulle disgrazie’, infatti, stabilisce che per sostenere le spese conseguenti all’emergenza, le Regioni debbano intervenire in maniera progressiva, con manovre di bilancio, aumentando sino al limite massimo consentito dalla vigente legislazione: tributi, addizionali, aliquote ed elevando l’accisa sulla benzina fino a un massimo di cinque centesimi per litro ulteriori rispetto alla misura massima attualmente consentita. La Regione Basilicata opponendosi a questo stato di cose ha affermato di non voler tassare i cittadini già di per se gravemente colpiti che non devono pagarne lo scarto, provvedendo essa stessa a recuperare l’ammontare delle somme dovute che dovrebbero pervenire dall’imposizione della ‘tassa sulle disgrazie’, chiedendo però al Governo di fare la sua parte ossia di rimuovere gli ostacoli opposti dal decreto MilleProroghe ed emettere l’ordinanza dovuta dopo la dichiarazione di stato d’emergenza.
Infine alle richieste pressanti di Equitalia di pretendere comunque i pagamenti, alle banche che chiudono i conti, agli alberghi che mandano fuori le famiglie alluvionate ci si trova di fronte a un grave rischio: il dilagare dell’usura a cui sono esposte le aziende agricole alluvionate. E’ stato per questo, più volte richiesto, un accordo con il sistema bancario e con gli Enti impositori per rinviare pagamenti e scadenze e permettere accesso al credito almeno per le emergenze.

01 Marzo 2011. L’alluvione in Puglia.

Premessa. Nei primi giorni del mese di marzo la regione Puglia è stata colpita da abbondanti precipitazioni piovose a seguito di una perturbazione che si è stazionata nel Sud-Italia in quel periodo. Tra le zone maggiormente colpite da esondazioni e frane vi sono la provincia di Foggia, Barletta, Bari, Taranto, Brindisi e Lecce. Verrà accertato in seguito che i comuni che chiederanno lo stato di calamità naturale sono 62!

Provincia di Bari. La pioggia battente colpisce anche il capoluogo pugliese creando disagi alla circolazione stradale. Il sottopasso di Santa Fara si allaga e i vigili del fuoco intervengono per soccorrere un automobilista la cui auto era rimasta sommersa. Allagati anche altri sottovia della città. Si registrano altresì allagamenti in molti zone periferiche e centrali e forti problemi per la circolazione soprattutto lungo la strada per Carbonara. Anche la città di Gravina risulta allagata, in modo particolare i sottopassi e il centro storico con conseguente chiusura di molte strade provinciali interessate da numerosi smottamenti. Tra queste la 96 bis che collega la città ad Irsina e Potenza e la tarantina che porta a Matera. 
Provincia di Barletta. Barletta nella mattinata del 01/03/2011 è luogo di una serie di danni e problematiche provocate dalla pioggia caduta incessantemente: tombini saltati, garage e box allagati, auto in panne, strade chiuse al traffico e una scuola invasa dall’acqua: l’istituto tecnico ‘Cassandro’. La strada statale 170 che collega Andria a Barletta viene chiusa al traffico perché allagata all’altezza del ponte della statale 16 bis; nella zona sottostante, infatti, passa il canale Ciappetta-Camaggio, interessato da una rovinosa esondazione (si tratta del canale che dalla Murgia attraversa Andria e sfocia in mare a Barletta). Allagamenti e cedimenti si sono verificati, inoltre, anche nell’abitato di Andria. Durante il pomeriggio dello stesso giorno, nel tratto al di fuori del centro abitato compreso fra Barletta e Canosa di Puglia, anche tutti i passaggi a livello risultano allagati portando numerosi disagi alla circolazione attraverso un rallentamento dei treni in transito. Vigili del fuoco, forze dell’ordine e polizia ambientale intervengono a prestare soccorso agli automobilisti in panne, molti dei quali rimasti bloccati a causa dell’esondazione del Ciappetta-Camaggio. Nel contempo viene tenuto sotto controllo anche il fiume Ofanto, che nel pomeriggio dello stesso giorno aveva già raggiunto i due metri di altezza e pertanto soggetto ad esondazione”.
  • Provvedimenti.Viene suggerita l’opportunità di “imbrigliare le acque” a monte per regolarne lo scorrimento nel mare Adriatico. 
Provincia di Brindisi e Lecce. Nella provincia di Brindisi sono stati segnalati diffusi allagamenti, in particolare nel comune di Torchiarolo, con danni anche a privati, stimati in € 36.000,00 circa. L’Amministrazione Provinciale di Brindisi ha dichiarato di avere eseguito interventi sulla viabilità danneggiata per un importo di circa € 70.000,00 ed ha fatto riserva di relazionare sui danni complessivamente subiti dal territorio.
Provincia di Foggia.Numerosi i camping e le strutture ricettive sul promontorio del Gargano che a causa delle abbondanti piogge hanno subito ingenti danni. L’acqua caduta, infatti, ha provocato la rottura degli argini dei torrenti allagando e danneggiando irrimediabilmente le infrastrutture, i villaggi turistici e i bungalow presenti, in modo particolare, nella zona tra Vieste e Peschici e nella riviera sud tra Manfredonia e Zapponeta. A Peschici, infatti, i maggiori problemi sono stati causati dal canale Santa Lucia che ha riversato sui villaggi Julia e Baia di Manaccora fango, acqua e detriti. Completamente isolata la statale 89 che collegava i centri turistici. A Zapponeta inoltre, tutte le colture agricole sono state irrimediabilmente compromesse. La situazione appariva maggiormente drammatica a causa dell’esondazione del canale “Peluso”, che divide i territori dei Comuni di Manfredonia e di Zapponeta, le cui acque, dopo aver rotto gli argini, hanno inondato i terreni coltivati circostanti fino ad arrivare alle porte del centro abitato zapponetano. 
  • Stato di calamità. A tal proposito, inclusi nelle  provvidenze di cui all’art. 5 comma 6 nel territorio di Foggia sono i comuni di: Ischitella, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Peschici e Vieste.
  • Provvedimenti. E’ stato chiesto, pertanto, agli operatori colpiti dalle avversità atmosferiche di attivare tutte le procedure necessarie presso gli uffici comunali per il recupero delle somme a disposizione.
  • Stima dei danni. Esondazioni del Fortore hanno interessato i territori a valle, prossimi alla foce (ilComune di Serracapriola ha segnalato danni alla viabilità per € 800.000,00, oltre a danni al comparto agricolo e zootecnico per ulteriori € 1.200.000,00).

Provincia di Taranto. Diverse case allagate a Ginosa e Marina di Ginosa con alcuni residenti che si sono rifugiati sui tetti in attesa dei soccorsi. Particolarmente colpite le contrade Pantano e Marinella. La statale 106 jonica è stata interrotta nel tratto tra Ginosa Marina e Metaponto, al confine con la Basilicata. L’abitato di Marina di Ginosa risulta completamente invaso dalle acque. Alcune case sono completamente invase dall’acqua e diverse famiglie si sono riversate nella tendopoli allestita dall’Amministrazione comunale di Ginosa in piazza San Pio. Per le operazioni di soccorso i finanzieri hanno impiegato anche un gommone che, risalendo la corrente, si è spinto fino alla foce del fiume Bradano ed ha costeggiato tutta la litoranea salentina fino a Ginosa marina. Un elicottero proveniente dal reparto operativo aeronavale di Bari, invece, ha individuato le persone che dai tetti delle abitazioni chiedevano soccorso. Le operazioni sono state coordinate dalla Prefettura di Taranto. Anche a Castellaneta, nella cosiddetta ‘Lama’, centinaia di ettari sono stati allagati con distruzione di tutti i seminativi. Ortaggi e vigneti allagati anche nelle restanti aree della provincia. Tra Ginosa, Laterza, Castellaneta e Palagianello gli imprenditori agricoli hanno denunciato strade dissestate o addirittura chiuse, e terreni allagati con conseguente rischio di fenomeni di marciume radicale. Danni non solo alle produzioni, ma anche alle strutture.

  • Provvedimenti. Le piogge alluvionali hanno inserito i comuni di: Castellaneta, Ginosa e Palagianello nelle provvidenze di cui all’art. 5 comma 3 mentre, nelle provvidenze di cui all’art. 5 comma 6, oltre ai su citati comuni anche Massafra e Palagiano.

Provincia di Lecce.Nella provincia di Lecce infine, sono state segnalate esondazioni del Canale Asso nei territori di Nardò e Galatone e situazioni di diffusa criticità i cui danni economici sono ancora in corso di accertamento.

Intervista a Gianni Fabbris aulla petizione a difesa di Agri3

Dino Briglio intervista Gianni Fabbris sulla petizione online contro la chiusura di Agri3 la trasmissione sull’agricoltura professionale diretta del TG3. L’intervista è del 2009 e la petizione aveva l’obiettivo di difendere dal rischio chiusura una delle poche trasmissioni del servizio pubblico che settimanalmente raccontavano la situazione nelle campagne italiane.
Da quella prima esperienza avrà avvio la campagna “Raccontatela giusta”  con l’obiettivo di chiedere ai media una informazione corretta sulla crisi rurale ed un approccio non folcloristico o al servizio degli interessi dei molti sponsor che continuano a dipingere l’agricoltura italiana in maniera distorte e non vera.

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