Dall’orso al cardo, in Italia è a rischio 1 specie su due

Pubblicato su Regione VdA (leggi articolo originale)

ROMA, 27 FEB – Un patrimonio di biodiversità in pericolo per cause naturali ma soprattutto per l’azione dell’uomo, che spesso interviene in modo insostenibile nell’agricoltura e nella pesca, nell’edilizia e nel turismo. Dall’orso marsicano al quadrifoglio acquatico, dalla tartaruga palustre al cardo del Gennargentu, a rischio c’è più della metà della ricchezza ambientale italiana: il 50% delle piante, il 51% degli animali e il 67% degli habitat, tra quelli di interesse europeo presenti nella Penisola, sono in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato.

A lanciare l’allarme è l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che insieme al ministero dell’Ambiente ha presentato il ‘III Rapporto Direttiva Habitat 2007-2012’. Stando all’analisi, le prospettive future per la maggioranza delle specie animali appaiono abbastanza positive, e circa la metà delle specie vegetali e degli habitat sembrano essere stabili o in miglioramento. Ma le criticità, nel presente, di certo non mancano.

Se dell’orso marsicano sono rimasti solo 40-50 esemplari, varie specie di pipistrelli rischiano l’estinzione a causa dell’alterazione delle aree agricole e dell’uso dei pesticidi. Il 40% degli anfibi, dalla salamandra al rospo, è in uno stato non favorevole. Le tartarughe palustri sono in sofferenza per l’arrivo di specie esotiche, ma a passarsela peggio sono i pesci di fiume e di lago, quasi tutti minacciati dall’introduzione di altre specie a fini di pesca.

Tra le piante, particolarmente esposte sono quelle endemiche della Sardegna come l’eufrasia e il cardo del Gennargentu, che scontano il degrado della qualità dell’habitat. Proprio sul fronte degli habitat, gli occhi sono puntati sulle dune, sotto stress per attività turistiche e urbanizzazione non controllata.

Il rapporto è frutto del lavoro che ha visto coinvolti, oltre all’Ispra e al ministero, le Regioni, le Province autonome e le principali società scientifiche nazionali, in ottemperanza alla direttiva Habitat del ’92 che impone ai Paesi Ue di inviare un report ogni sei anni sullo stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario. Il risultato è un volume di oltre 300 pagine che scatta una fotografia dettagliata della biodiversità italiana con 802 schede di valutazione richieste dall’Europa e oggi a disposizione delle istituzioni che – come sottolinea il direttore generale dell’Ispra, Stefano Laporta – sono chiamate a mettere in campo ”azioni concrete e urgenti”.

Laura Giannoni (ANSA).

Novità riguardanti il registro dei trattamenti fitosanitari

fonte: Regione Valle D’Aosta (vedi articolo originale)

La compilazione del registro dei trattamenti è un obbligo per gli acquirenti e utilizzatori di prodotti fitosanitari che cedono la propria produzione a terzi.
La conservazione del registro dei trattamenti persegue finalità di verifica nell’ambito dei piani di monitoraggio e controllo ufficiale realizzati sul territorio.
L’articolo 20 del d.lgs 55/2012 sostituito dall’articolo 16 del d.lgs. 150/2012 ha  introdotto alcune novità, di seguito specificate, riguardanti le modalità di compilazione e conservazione del registro dei trattamenti:
Il registro deve essere sempre sottoscritto dal titolare anche se esiste un delegato (in quest’ultimo caso, il registro deve essere sottoscritto sia dal titolare, sia dal delegato);
il registro deve essere conservato per i tre anni successivi a quello a cui si riferiscono i trattamenti e non più per un anno (disposizione entrata in vigore già dal giugno 2011 in applicazione alla Regolamento CE 1107/2009);
Il titolare dell’azienda deve conservare per tre anni (e non più per un anno) i moduli d’acquisto dei prodotti molto tossici, tossici e nocivi e le fatture di tutti i prodotti fitosanitari acquistati;
i trattamenti devono essere annotati entro il periodo della raccolta o, al più tardi, entro 30 giorni dalla loro effettuazione;
non vi è più l’obbligo di annotazione delle date di semina, trapianto, fioritura e raccolta (si consiglia, comunque, l’annotazione di questi dati);
chi effettua trattamenti ESCLUSIVAMENTE in orti e giardini familiari il cui raccolto è destinato al consumo proprio è esentato dalla compilazione del registro;
Gli utilizzatori di prodotti fitosanitari possono avvalersi, per la compilazione del registro dei trattamenti, dei centri di assistenza agricola di cui all’articolo 3-bis del d.lgs. 165/1999, previa notifica alla ASL di competenza.

Attenzione: in aggiunta al registro dei trattamenti, gli aderenti al Pano di Sviluppo Rurale (PSR) sono tenuti anche alla compilazione dei seguenti registri:
–  registro di magazzino e registro delle concimazioni per chi aderisce alla misura 214 (pagamenti agro ambientali);
–  registro delle concimazioni per chi aderisce alla misura 211 (indennità compensativa).

Modelli scaricabili da questa pagina:
Modello 1) che comprende il  solo registro dei trattamenti (documento base – adatto a chi non aderisce alle misure del PSR)
Modello 2) che comprende il registro dei trattamenti unito al registro delle concimazioni (documento adatto a chi aderisce alla sola misura  n. 211  “indennità compensativa” ma non alla misura 214 “pagamenti agroambientali” del PSR)
Modello 3 il registro dei trattamenti unito al registro di magazzino  e al registro delle concimazioni (documento adatto a chi aderisce alla misura 214 “pagamenti agroambientali” del PSR)
Delega da compilare e conservare con il registro (solo nel caso in cui il titolare non corrisponda alla persona che effettua  i trattamenti in azienda)

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