Braccianti schiavi. L’ultimo arresto dimostra che la lotta è ancora molto lunga.

“L’arresto del caporale a Castellaneta dimostra che il caporalato c’è in provincia di Taranto come c’è in tutta Italia e che la lotta al caporalato va proseguita.
Il suo arresto, peraltro, deve ora essere seguito dall’arresto del suo mandante, del suo datore di lavoro, applicando nella sua interezza la legge 199/2006 contro il caporalato.
L’approvazione della legge che ha istituito il reato di caporalato ci ha molto soddisfatto, dal 2016 ad oggi siamo già a 8mila processi contro i caporali e questo è un dato significativo, molto incoraggiante. Ma voglio ribadire che non possiamo lasciare tutto nelle mani degli organi inquirenti, della magistratura e delle forze dell’ordine.
È una battaglia che deve vedere la partecipazione, l’assunzione di responsabilità soprattutto della politica e delle istituzioni.
Noi chiediamo e continueremo a chiedere più prevenzione. La repressione è un conto ma serve più prevenzione.
Prevenzione significa l’aumento dei controlli, con l’ispettorato del lavoro che deve svolgere il suo compito.
Serve, contestualmente, una riforma del mercato del lavoro, bisogna creare un punto legale di incontro tra l’offerta e la domanda di lavoro.
Sono tutte questioni a cui le istituzioni devono dare delle risposte.
Noi con l’associazione «Nocap» continueremo a fare il nostro lavoro, sperando di essere sostenuti dalle istituzioni e dai cittadini, soprattutto dai consumatori perché la questione della tracciabilità della filiera produttiva dei prodotti agricoli, del bollino di provenienza, fa la differenza tra prodotti liberi dai caporali e prodotti che vedono il il
lavoro fatto dai caporali e dai loro schiavi, è uno strumento molto importante, per cui il sostegno dei consumatori, della politica e delle istituzioni è molto importante per dare un colpo definitivo contro il fenomeno dello sfruttamento dei braccianti agricoli.”

Yvan Sagnet

 

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La giornata mondiale di Lotta Contadina il 23 aprile ’18 è a San Severo (FG)

 

Per la terra, la vita, contro gli accordi di libero scambio e l’impunità
Il 23 aprile 2018, la settimana di lotta contadina fa tappa a San Severo (FG). Per i diritti di agricoltori, braccianti e cittadini

com. stampa – 21 aprile 2018

Il 17 aprile di tutti gli anni è il giorno centrale di diverse giornate di mobilitazione che impegnano agricoltori e movimenti sociali di tutto il mondo in occasione della Strage di Eldorado do Carajas avvenuta in Brasile nel 1996 quando le forze di polizia massacrarono 19 contadini per reprimere una manifestazione che chiedeva la Riforma Agraria e il diritto alla Terra. Una lotta per la Riforma Agraria repressa nel sangue che è diventata, cosi, il simbolo mondiale dell’impegno dei contadini e dei loro alleati per la democrazia, il diritto alla terra, al cibo e al reddito, la Riforma.

Ogni anno, Via Campesina (la grande rete internazionale di agricoltori che si battono per la Sovranità Alimentare presente in tutti i continenti) propone dei temi alle giornate di mobilitazione; quest’anno, l’appello chiama a impegnarsi “Per la terra e la vita, contro gli ALS (Accordi di Libero Scambio) e l’impunità della repressione nelle campagne”. Altragricoltura, che si impegna dal 2001 nel condurre e diffondere iniziative tutti gli anni, quest’anno insieme a LiberiAgricoltori rilancia i temi della giornata considerandoli centrali per il futuro e il destino dell’agricoltura italiana sotto un pesantissimo attacco speculativo.

Oggi più che mai c’è bisogno, proprio in Italia, di una nuova stagione di Riforme Agrarie che restituiscano al Paese ed ai suoi cittadini la funzione strategica e centrale che l’agricoltura potrebbe avere se non fosse precipitata in una crisi drammatica mentre viene avanti la insoppportabile e strumentale demagogia del “Made in Italy”. La verità è che, nel lungo processo di omologazione dell’agricoltura italiana alle scelte della globalizzazione neoliberale, l’Italia è stata trasformata da luogo millenario e straordinario di produzione del cibo a grande piattaforma commerciale speculativa in cui il lavoro della terra è sempre più marginale e ininfluente.

Con buona pace dell’immagine di un Made in Italy agroalimentare che trainerebbe la locomotiva italia, la verità è quella di campagne che si svuotano, di crollo dei prezzi al campo, di diritti degli agricoltori e dei braccianti che si fiaccano, di cittadini sempre più indeboliti nel loro diritto ad un cibo sano, nutriente ed a prezzi giusti.

Per questo Altragricoltura e LIberiAgricoltori rilanciano l’appello internazionale con un loro documento con cui dedicano la settimana di mobilitazione a quanti in questi anni non ce l’anno fatta e sono morti nelle campagne italiane.

Così, dopo l’iniziativa iniziale tenuta ad Acate in Sicilia il 17 aprile a pochi giorni dalla morte drammatica di Giovanni Viola, giovane agricoltore trentunenne di Vittoria che si è suicidato per non aver sopportato la crisi della sua azienda, la mobilitazione si sposta a San Severo (FG) per sottolineare ed affrontare in assemblea le questioni dello sfruttamento dei braccianti italiani e migranti.

“Sul lavoro, quello degli agricoltori e dei braccianti, si scaricano tutte le debolezze e la crisi del modello agricolo italiano. La speculazione commerciale e finanziaria ruba reddito e diritti, costringendo chi lavora a margini strettissimi di reddito e salario. Se il pomodoro che i cittadini pagano sei euro è comprato dalle piattaforme commerciali a 50 centesimi al campo mentre è costato agli agricoltori un euro e più, allora chi compra il prodotto non può che essere complice del sistema di sfruttamento che impone condizioni di lavoro della terra inaccettabili” ha sostenuto Gianni Fabbris (coordinatore nazionale di Altragricoltura e della presidenza di LiberiAgricoltori). “Useremo questa settimana” ha continuato Fabbris “per gridare agli italiani ed al mondo la verità di campagne in cui gli agricoltori si suicidano come gesto estremo, i braccianti muoiono per le condizioni di sfruttamento illegale, gli incidenti sul lavoro si moltiplicano per le condizioni in cui si produce”.

L’iniziativa del 23 aprile a San Severo non è solo denuncia ma è anche l’occasione per affronatare il tema delle condizioni di lavoro nelle campagne italiane sia dei braccianti italiani che migranti e di sottolineare l’esigenza di trovare obiettivi, proposte, pratiche comuni a chi lavora la terra per restituire diritti e centralità al lavoro, alla responsabilità dell’azienda agricola, alla gestione del territorio.

E’, per esempio, il caso del progetto di collaborazione avanzato dall’Associazione NOCAP che sarà illustrato dal suo presidente (il Cavaliere al merito della repubblica italiana Yvan Sagnet) per proporre sul mercato prodotti agricoli con un marchio che (oltre che una serie di variabili legate alla qualità e alla sostenibilità del cibo) garantisce l’assenza di uso dei caporali e il rispetto dei diritti del lavoro. Progetto cui gli agricoltori di Altragricoltura organizzati nella Rete Perlaterra hanno dato l’adesione a segnare un percorso di integrazione attivo di buone pratiche sociali, economiche e produttive.

L’iniziativa del 23 aprile è promossa da Altragricoltura e LiberiAgricoltori in collaborazione con l’Associazione Ghetto House Casa Sankara e dall’Associazione NOCAP e patrocinata dalla Regione Puglia.

Tre le relazioni previste: Ivan Sagnet (Cavaliere della Repubblica al Merito, pres. Ass. NOCAP), Angelo Candita (Presidente Regionale LiberiAgricoltori), Papa Latyr Faye (Pres. Ass. Ghetto Out Casa Sankara).

Diversi gli interventi programmati; dopo i saluti istituzionali per la Regione Puglia, intervengono: Assunta la Donna (operatore legale specializzata in protezione internazionale); Mbaye Ndiaye (presid. cooperativa Africa di Vittorio); Lidia Corticelli ( vicepresid. associazione Sunu Terra), Cesare Sangalli (Gruppo 134 – Amnesty International Foggia); Mario Vaccarella (agronomo); Emma Barbaro (giornalista d’inchiesta Terre di frontiera); Mimmo Viscanti (Movimento Riscatto).

Nelle conclusioni, Gianni Fabbris illustrerà le proposte di Riforma dell’Agroalimentare italiano su cui Altragricoltura e LiberiAgricoltori stanno convocando per il 23 maggio 2018 a Roma presso la Città dell’Altra Economia la “Costituente per la Sovranità Alimentare e la Riforma dell’Agroalimentare” con l’obiettivo di dare vita ad una forte iniziativa unitaria per contrastare la crisi nelle aree rurali e garantire al Paese che il lavoro agricolo e la produzione del cibo tornino ad essere occasione di sviluppo e benessere.

I documenti relativi alla mobilitazione per la giornata mondiale di Lotta Contadina con la settimana di mobilitazione sono alla pagina http://altragricoltura.net/index.php/iniziative/campagne/17-aprile

– Dalle ore 16,30 del 23 aprile, diretta radio con le interviste da San Severo su www.radio.perlaterra.net

– La locandina e l’invito per l’iniziativa di San Severo: http://www.altragricoltura.net/index.php/iniziative/agenda/dettaglievento/10/-/per-i-diritti-di-agricoltori-braccianti-e-cittadini#su

– Il testo dell’appello di Via Campesina in Italiano, alla pagina: http://altragricoltura.net/index.php/appello-vc-2018-italiano

– il testo del documento di Altragricoltura e LiberiAgricoltori, alla pagina: http://altragricoltura.net/index.php/17-aprile-2018-adesione-di-altragricoltura-e-liberiagricoltori

Siccità. Oliveti Terra di Bari lancia l’allarme

Pubblicato su BariLive.it (leggi articolo originale)

“Non siamo affatto sereni per l’andamento climatico di queste settimane che sta mettendo a rischio l’economia principale della nostra Regione, l’olivicoltura, già provata dal trend dei mercati e dai prezzi dell’olio extravergine d’oliva che non corrispondono ai costi sostenuti dagli agricoltori per confezionare un prodotto di qualità”.
È molto preoccupato il Presidente di Oliveti Terra di Bari, Gennaro Sicolo, per l’emergenza siccità che rischia di minare la produzione olivicola a due mesi dall’inizio della raccolta.

Bari, primo impianto geotermico del Sud

Pubblicato su Tgcom (leggi articolo originale)

L’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia a Bari si è dotato di un impianto di condizionamento che sfrutta energia geotermica. La novità è stata presentata dal governatore Nichi Vendola e dall’assessore alle Risorse agroalimentari Fabrizio Nardoni.

Fondi europei – Il sistema è stato realizzato grazie a un progetto da 10 milioni di euro finanziato da fondi europei che punta a rendere efficiente dal punto di vista energetico buona parte del patrimonio immobiliare regionale, per risparmiare energia elettrica, gasolio e ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera.

Canosa di Puglia, crisi idrica: richiesta urgente alla Regione Puglia per Loconia

Pubblicato su ilquotidianoitaliano.it (vedi articolo originale)

“L’intervento urgente – spiega l’assessore Leonardo Piscitelli – è stato richiesto per l’erogazione e distribuzione d’acqua nelle campagne dell’agro del comune di Canosa di Puglia e della frazione di Loconia, soprattutto nei settori che mi sono stati segnalati dalle imprese agricole, quali: il settore I Condotto N. 24, i distretti delle contrade “Panzanella”, “Zezza”; il settore F “Crocifisso” e “Posta Piana”; e il settore G “Donna Chiarina”.

Avviso pubblico per presentazione di proposte di ricerca e sperimentazione in agricoltura

fonte: regione Puglia (vedi articolo originale)

Approvato con determinazione dirigenziale del Servizio Agricoltura n. 175 del 15 aprile 2013, l’Avviso Pubblico di apertura dei termini per l’invito a presentare proposte progettuali di ricerca e sperimentazione in agricoltura” nell’ambito delle “Linee guida per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura 2012-2014” adottate con Deliberazione della Giunta Regionale n. 903 del 15 maggio 2012.

I soggetti promotori, di cui all’art. 5 dell’Avviso, possono presentare la domanda, congiuntamente alla proposta del progetto di ricerca e alla documentazione richiesta, inviandola tramite PEC – Posta Elettronica certificata, alla Regione Puglia all’indirizzo ricercagricoltura@pec.rupar.puglia.it, nelle modalità previste dall’art.8 dell’Avviso.

Le informazioni relative all’Avviso possono essere richieste al responsabile del procedimento, dott. Luigi Trotta, tel. 080 540 5321 PEC: ricercagricoltura@pec.rupar.puglia.it

L’avviso e i relativi allegati sono pubblicati nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 59 del 2 maggio 2013.

Per la modulistica consultare questa pagina.

E la puglia dei vini si tinge di rosa II edizione della gara dei rosati

fonte: Corriere del mezzogiorno (vedi articolo originale)

Il concorso nazionale dei vini rosati, targato Puglia, sbarca al Vinitaly. È stata presentata, infatti, la seconda edizione del concorso promosso dall’Assessorato alle risorse agro-alimentari della Regione Puglia, in partenariato con Assoenologi, Accademia Italiana della Vite e del Vino e Unioncamere Puglia e autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole. Il concorso nel 2012 ha coinvolto 280 cantine e 370 etichette. «Siamo alla seconda edizione di un evento – ha affermato Farbrizio Nardoni, assessore regionale all’Agricoltura – che vogliamo far crescere. Il tutto puntando sulla qualità e sull’intera gamma dei rosati d’Italia, senza dimenticare le peculiarità della Puglia».
IL REGOLAMENTO – Sono ammessi al concorso vini tranquilli, frizzanti, spumanti e divisi in diverse categorie: vini tranquilli Rosati, sia a denominazione di origine (Dop) che a indicazione geografica (Igp); vini frizzanti Rosati, sia a denominazione di origine (Dop) che a indicazione geografica (Igp), vini spumanti rosati a denominazione di origine (Dop); nella sesta e ultima categoria sia i vini spumanti Rosati a indicazione geografica tipica (Igt) che i Vini Spumanti di qualità Rosati (Vsq). Le cantine italiane potranno aderire al concorso entro il 22 aprile per aggiudicarsi una delle 18 medaglie, 3 per le 6 categorie (oro, argento e bronzo). La selezione dei vini è prevista il 4 e il 5 maggio all’Hotel Mercure Villa Romanazzi di Bari; durante la due giorni i migliori vini rosati d’Italia passeranno al vaglio del palato, dell’occhio e dell’olfatto di una commissione composta dai maggiori esperti, enologi, giornalisti enogastronomici e addetti ai lavori. La premiazione si terrà, come nella scorsa edizione, nella splendida cornice del Castello Aragonese di Otranto il 18 maggio prossimo.

«Agromafie e caporalato»:il malaffare in agricoltura

fonte: Corriere della sera (vedi articolo originale )

Il rapporto dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil parla di almeno ottanta aree a rischio, di cui 36 epicentri ad alto tasso di sfruttamento lavorativo. Da nord a sud. Un’Italia fortemente contagiata dal virus del caporalato e con 400.000 persone, di cui circa 100.000 migranti, costretti a subire forme di ricatto e a vivere in condizioni fatiscenti, in villaggi di cartone. Senza contare, che nel settore agroalimentare si stanno facendo sempre più spazio attività illecite come estorsioni, usura a danno degli imprenditori, furti, sofisticazioni alimentari. La minaccia dell’agromafia che diventa uno spettro reale, che strangola, che gestisce un giro d’affari che oscilla tra i 12 ed i 17 miliardi di euro.

IL RAPPORTO – Questo ed altro ancora è contenuto nel “Primo rapporto su agromafie e caporalato”, il dossier curato dall’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil che ha l’obiettivo di analizzare le principali forme di illegalità e di sfruttamento nel settore agroalimentare e di raccontare come il caporalato sia cambiato in questi anni, diventando un ambito di interesse per la criminalità organizzata. «I dati più rilevanti contenuti nel dossier riguardano il costo del caporalato, dell’illegalità nel mercato del lavoro, che noi abbiamo quantificato in circa 420milioni di euro. E poi la presenza di un forte sfruttamento lavorativo che è molto simile a quello che accadeva negli anni ’50 in Italia – spiega Roberto Iovino, Responsabile Nazionale Legalità CGIL – . Nel rapporto, inoltre, si trova una mappatura molto dettagliata degli epicentri di rischio, dove abbiamo riscontrato sfruttamento lavorativo e caporalato».

LE AREE A RISCHIO – La ricerca condotta dall’Osservatorio, quindi, ha coinvolto 14 regioni e 65 province. E la “Mappa delle aree a rischio sfruttamento lavorativo in agricoltura” aiuta a tracciare i flussi stagionali di manodopera e gli epicentri delle zone dove la mano dei caporali è più presente. Oltre 80 gli epicentri di rischio rilevati, di cui 36 ad alto tasso di sfruttamento lavorativo. Il caporalato è diffuso su tutto il territorio nazionale: oltre alle regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), il fenomeno si sta espandendo anche al Centro-Nord, in particolare in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lazio. Il rapporto, inoltre, spiega che i caporali impongono anche le proprie tasse giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto; 3,5 euro per il panino e 1,5 euro per ogni bottiglia d’acqua consumata.

IL REATO DI CAPORALATO- Da gennaio a novembre del 2012, secondo quanto registrato nel rapporto, sono state 435 le persone arrestate per: riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi. Ma dall’entrata in vigore della norma che istituisce il reato di caporalato le persone denunciate o arrestate sono state solo 42, e la metà degli arresti è avvenuto al Centro-Nord. «Il caporalato oggi è un reato penale. Di conseguenza, – aggiunge Iovino – per prevenire la sua presenza nei territori, oltre ad avere una magistratura attenta al problema, è importante che le istituzioni favoriscano un meccanismo di certificazione della legalità nella gestione della manodopera». In che modo? «Costruendo delle liste di prenotazione provinciali finalizzate alla gestione del mercato del lavoro, in modo da premiare quelle aziende virtuose che non si avvalgono dei braccianti forniti dai caporali, ma che selezionano in modo trasparente la loro manodopera».

L’AGROMAFIA – Nel rapporto, infine, anche grazie al contributo di magistrati, giornalisti, lavoratori, sindacalisti, forze dell’ordine e società civile, è emerso in modo allarmante il legame tra il crimine di stampo mafioso ed il settore dell’agroalimentare. Sofisticazioni alimentari, estorsioni, gestione dei mercati generali, del trasporto e della logistica in tutta la filiera. Ed altro ancora. «Quando parliamo di agromafia – chiarisce Iovino – parliamo dell’infiltrazione delle organizzazioni criminali in settori molto importanti per la nostra economia, come quello agricolo e agro-industriale. Le mafie, che seguono il flusso dei soldi, in una fase di crisi del mondo finanziario, hanno deciso di investire in porti sicuri. E la produzione agricola e agroindustriale in Italia è un settore molto redditizio che negli ultimi anni ha visto una strategia fortissima di aggressione da parte delle organizzazioni criminali».

Emiliano Moccia

Tutti a scuola di olivicoltura

fonte: casadellolivo.it ( vedi articolo originale )

Imparare a potare gli olivi e perfezionarsi nell’assaggio degli oli. Proprio così: un corso di potatura dell’olivo ed uno di degustazione di olio extra vergine di oliva. Due proposte in una, a cura della Casa dell’Olivo, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. Al termine dei corsi è prevista anche una dimostrazione in campo, per prendere in esame le principali novità nell’ambito delle tecnologie al servizio dell’olivicoltura, tra piattaforme aeree semoventi e attrezzature agevolatrici per la potatura. In aprile, dunque, tutti nel Salento, dove si terrà un corso di potatura e degustazione di olio extra vergine di oliva, organizzato dal centro culturale Casa dell’Olivo in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. Non solo formazione, c’è spazio anche per una dimostrazione in campo, in modo da curiosare sulle novità delle tecnologie in olivicoltura.  Il corso di potatura e degustazione si terrà per l’esattezza a San Pietro in Lama, a pochi chilometri da Lecce, nei giorni 25, 26 e 27 aprile. Obiettivo del corso: abbattere i costi di produzione e puntare, nel medesimo tempo, sulla qualità degli oli a partire dall’adozione di tecniche di potatura più razionali e in linea con la modernità.

I due corsi si rivolgono a tutti i tecnici e agli operatori del settore che intendono aggiornarsi sulle tecniche colturali e qualitative dell’olio, così da potenziare le professionalità nel settore della potatura, ma si rivolge anche agli appassionati, e soprattutto ai giovani che intendono prendersi cura del proprio oliveto.

Il corso prevede lezioni teorico-pratiche in diverse tipologie di oliveto, dalle giovani piante (per la potatura di allevamento) alle piante adulte, correttamente impostate (per la potatura di produzione), fino a considerare le piante allevate e potate tradizionalmente, da semplificare per una più semplice e rapida gestione (per una potatura cosiddetta di riforma). Il corso si concluderà con esercitazioni direttamente in campo, durante le quali i partecipanti potranno mettersi alla prova, lavorando a gruppi, sotto la guida dei docenti.

Il corso è tenuto dai docenti Davide Neri, professore presso l’Università Politecnica delle Marche in Arboricoltura generale e coltivazioni arboree; e dal dottor Enrico Maria Lodolini, docente al corso di Arboricoltura 2 presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona; oltre che da Pardo Di Tommaso, esperto di potatura Molise, Abruzzo e Marche, nonché vincitore del campionato nazionale di potatura.

La quota di iscrizione è di 120 euro (iva inclusa).
L’attestato di partecipazione rilasciato alla conclusione del corso è valido per accedere alla libera professione di potatore.

La dimostrazione pratica in campo si terrà domenica 28 aprile presso l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Giovanni Presta – Columella” Lecce – San Pietro in Lama (Lecce) e riguarderà l’uso di piattaforme aeree semoventi, omologate per spostamenti in quota, con l’impiego di attrezzature agevolatrici per la potatura: elettriche, pneumatiche e idrauliche che garantiscono la sicurezza dell’operatore durante le fasi lavorative.

Mentre i due corsi sono a pagamento, la partecipazione alla dimostrazione pratica è gratuita. Tutti infatti potranno assistere alle dimostrazioni in campo, ma soltanto coloro che hanno portato a termine il corso di potatura potranno invece partecipare attivamente alla potatura, utilizzando in prima persona le attrezzature messe a disposizione dalle aziende del settore.

Per iscrizioni e informazioni:

Segreteria Casa dell’Olivo – tel. 328.1236385 – segreteria@casadellolivo.it
Sito Web: www.casadellolivo.it

Alla ricerca di figure professionali nel settore turismo ed agroalimentare

Da http://leuca.lecceprima.it 
UGENTO – Il corso “Tecnico superiore per la ristorazione e la valorizzazione dei prodotti territoriali e delle produzioni tipiche”, organizzato dal centro territoriale permanente Ida di Ugento in Rts con l’istituto d’istruzione superiore “F. Bottazzi” di Casaranol’Università del Salento – Dipartimento di Storia, società e studi sull’uomo e il Comune di Ugento, è finalizzato alla formazione di professionalità in grado di operare nel settore del turismo e dell’agroalimentare.

I prodotti territoriali e le produzioni tipiche rappresentano un’offerta competitiva e vincente che richiede agli operatori turistici solide competenze specifiche di settore, strumentali al coordinamento della produzione, capacità creativo progettuali e di marketing, irrinunciabili per la promozione del territorio. La figura professionale individuata deve operare al fine di assicurare un servizio ristorativo di eccellenza che valorizzi i prodotti tipici, ma che si inserisca soprattutto in un progetto integrato sui diversi “patrimoni” del territorio, vale a dire le diverse componenti della cultura locale.

Attraverso il percorso formativo i partecipanti acquisiranno, infatti, competenze utili ad elaborare piani di sviluppo turistico, contribuire all’organizzazione e alla gestione delle attività aziendali, collaborare alla gestione della comunicazione interna ed esterna delle imprese turistiche. Il progetto formativo proposto intende fornire i presupposti per un efficace inserimento lavorativo degli allievi, realizzato anche attraverso la consulenza di professionisti nelle attività di orientamento e placement.

Il corso della durata totale di 1000 ore prevede 600 ore di attività d’aula e 400 ore di stage presso imprese ricettive, della ristorazione ed enti che si occupano di valorizzare le risorse e la cultura enogastronomica del territorio. Agli allievi sarà corrisposta un’indennità di € 3,00 per ogni ora effettiva di frequenza. Per quanto riguarda i requisiti di ammissione il corso si rivolge a 18 partecipanti maggiorenni in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore, del diploma professionale di tecnico o dell’ammissione al quinto anno dei percorsi liceali.

La domanda di partecipazione dovrà essere presentata entro il 2 aprile 2013 a mezzo fax o consegnata a mano al Centro territoriale permanente Ida sito presso la scuola secondaria statale di I grado “I. Silone”, via G. D’annunzio” Ugento. Il sito del Ctp, cui accedere per visionare la locandina del corso e scaricare la domanda, è www.scuolamorougento.it. Le selezioni avverranno sulla base di una procedura di valutazione  che terrà conto dei requisiti d’accesso, dell’esito di un test a risposta multipla e del colloquio motivazionale. Il 50% dei posti sarà riservato a donne.

 

 

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