Agricoltura: primo no Pe a nuove norme Ue commercio sementi

Pubblicato su Ansa.it (leggi articolo originale)

BRUXELLES, 30 GEN – Stop della commissione Ambiente del Parlamento europeo alla proposta avanzata dalla Commissione Ue sul ”materiale riproduttivo vegetale”, che comprende temi come la commercializzazione delle sementi e del materiale da propagazione. ”Abbiamo dato un chiaro segnale di voler garantire la sicurezza dell’agricoltura europea e il commercio internazionale dei semi, ma non a discapito della biodiversità e della libertà dei piccoli coltivatori di crescere e utilizzare le proprie sementi”, ha affermato l’eurodeputato del Pd Andrea Zanoni, commentando l’approvazione a larga maggioranza (46 a favore e 4 contro) di un parere destinato alla commissione Agricoltura. ‘‘L’approccio proposto, basato su un unico modello per tutti, non soddisfa né i diversi requisiti dall’ampia varietà di materiale riproduttivo vegetale né le esigenze degli operatori, dei consumatori e delle autorità competenti”, ha osservato Zanoni, secondo cui ”si rischia non solo di proibire il libero scambio di semi, ma di appesantire l’intera filiera da oneri amministrativi ed economici’‘. A inizio settimana il presidente della commissione Agricoltura, Paolo De Castro (Pd), aveva già annunciato il probabile rigetto della proposta dell’esecutivo Ue. Il testo di Bruxelles potrebbe creare ”un fardello amministrativo inutile per gli agricoltori e limitare la scelta e la trasparenza per i consumatori”, aveva spiegato De Castro. La commissione Agricoltura confermerà ufficialmente la bocciatura della proposta nella riunione dell’11 febbraio, una posizione che la plenaria dell’Europarlamento dovrebbe approvare a metà marzo. Il futuro del testo sul ”materiale riproduttivo vegetale” dipenderà poi dalle posizioni che saranno assunte dal Consiglio Ue e dalla Commissione europea.

Politica agricola comune – PAC: i negoziati partono da pagamenti diretti e Ocm unica

fonte: fasi.biz (vedi articolo originale)

Sono i dossier sui pagamenti diretti e sull’organizzazione comune di mercato (Ocm unica) i protagonisti del primo trilogo tra Parlamento e Commissione europei e stati membri sulla riforma della Politica agricola comune per il settennato 2014-2020. La prima giornata di negoziati – fa sapere il presidente della commissione Agricoltura del Pe Paolo De Castro – ha fatto registrare un accordo di massimo tra eurodeputati e Consiglio sulla definizione del nuove regime di aiuto e sulla definizione di agricoltore attivo, ma la trattativa deve ancora entrare nel vivo, soprattutto sulle misure di mercato.

Per quanto riguarda i pagamenti diretti, “il negoziato ha fatto registrare alcuni passi importanti, in particolare sui primi articoli sullo ‘scopo’ e le ‘definizioni’ del nuovo regime” e sulla necessità di lasciare margini di decisione ai singoli stati nella definizione dell’agricoltore attivo, cioè circa i criteri per individuare i beneficiari degli aiuti della Pac. Manca, però, l’accordo sulla proposta di una ‘lista nera’ delle attività e degli enti esclusi dai pagamenti diretti, che ogni paese membro dovrebbe compilare. Il Parlamento propone infatti l’obbligatorietà della ‘black list’, mentre il Consiglio Agricoltura la intende a carattere volontario.

Sul fronte dell’Ocm unica, le delegazioni hanno fatto alcuni passi avanti sulle definizioni e sui primi elementi del regolamento, ma – secondo De Castro – solo a partire dal trilogo del 18 aprile, si affronteranno le questioni più spinose come gli aiuti per l’olio di oliva, lo schema frutta e latte nelle scuole e le produzioni Dop e Igp”. Per i prodotti certificati, infatti, in discussione c’è l’eventuale estensione della programmazione dei volumi, finora prevista solo per il settore lattiero-caseario e contrastata per gli altri marchi Dop e Igp dalla Commissione europea e da alcuni Stati membri per paura che ne derivino effetti negativi in termini di concorrenza.

De Castro: “Una Pac Più Equa Che Aiuti Gli Agricoltori Ad Essere Più Forti”

fonte: il paese nuovo (vedi articolo originale)

L’unione tra i produttori al fine di creare un nuovo modello di organizzazione economica fa la forza. E’ questo il messaggio che giunge dal convegno intitolato “Scelte Strategiche per l’olivicoltura salentina nella realtà globale” tenutosi  all’Hilton Garden Inn di Lecce.

Tra le personalità che hanno partecipato alla tavola rotonda che si è tenuta nel pomeriggio, è intervenuto in collegamento da Roma via Skype il Presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro: “Le  divisioni fra le forze politiche non bloccano la difesa di certi interessi complessivi. Noi abbiamo il metodo comunitario, un sistema che ci consente di guardare gli interessi generali. Le divisioni a Bruxelles non sono di tipo politico, ma come dimostra il  dibattito sula riforma della Politica agricola comune, esistono divisioni tra nord e sud dell’Europa”.

Per definire la nuova Pac, dall’11 aprile inizieranno i triloghi, cioè gli incontri  tra Parlamento, Consiglio dei Ministri e Commissione europea, che rappresentano la fase finale del negoziato sul quarto dossier legislativo di riforma della Pac, durante i quali bisognerà trovare un accordo complessivo sulla riforma entro giugno.

“C’è una visione più mediterranea del Parlamento europeo rispetto alla tradizionale visione nordica del Consiglio, il quale ha cancellato alcuni aspetti da noi introdotti sulle Op, sulle Ocm, sulla vitivicultura, sull’olivicoltura, che interessano l’agricoltura del sud dell’Europa in favore di pascoli e agricoltura estensiva che caratterizza il nord” ha evidenziato De Castro.

Il Presidente si è anche espresso sulle preoccupazioni che riguardano l’olivicoltura: “L’olivicoltura è molto legata con la coltura agricola comune, perché gli olivicoltori percepiscono un importante aiuto unitario per ettaro. Bisogna evitare in primis che ci sia una spalmatura uguale per tutti di questi aiuti, che nel caso dell’olivicoltura pugliese comporterebbe un taglio degli aiuti Pac del 50, 60 e 80 %”.

De Castro ha concluso il suo intervento dichiarandosi d’accordo “sulla necessità di una maggiore organizzazione dell’offerta e sul brand unico per l’olio salentino, ma ciò impone una capacità organizzativa tra gli agricoltori”, denunciando che “Abbiamo una scarsa attitudine ad affrontare il mercato assieme. Il Parlamento europeo ha introdotto una serie di strumenti per spingere gli agricoltori ad organizzarsi e per rafforzare e dare sostegno alle organizzazioni dei produttori”.

Politica agricola comune, partono i negoziati

fonte: europarlamento24.eu ( vedi originale )

«Il compromesso raggiunto dal Consiglio dei ministri agricoli mostra qualche passo in avanti e qualche arretramento, ma è un passaggio fondamentale per la riforma della Pac».

Paolo De Castro commenta così l’esito del Consiglio agricoltura che ha portato i ministri Ue a raggiungere un orientamento generale per consentire al Consiglio di iniziare i triloghi l’11 aprile per terminarli il 20 giugno.

Quella per il prossimo settennio, lo ricordiamo, è la prima politica agricola comune che viene decisa pariteticamente da Parlamento europeo e Consiglio, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Le differenze fra Consiglio e Parlamento
Il presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo spiega che tra gli elementi positivi vanno considerate le disposizioni sull’agricoltore attivo che rinforzano e chiariscono il dispositivo di delega agli Stati membri che era stato introdotto in Parlamento.

Le modifiche sulla redistribuzione interna degli aiuti diretti sembrano in linea con quelle approvate dal Parlamento.

Sul greening trova che la posizione dei ministri Ue sia ispirata a quella del mandato parlamentare nel senso di una maggiore flessibilità, soprattutto per quanto riguarda la modulazione della diversificazione delle colture secondo la dimensione aziendale.

Per le aree a interesse ecologico, invece, non c’è una esclusione totale delle colture permanenti come previsto del Parlamento europeo, anche se permangono parziali esenzioni che vanno tecnicamente valutate.

In confronto alla posizione del Parlamento, evidenzia De Castro, c’è meno flessibilità su alcuni capitoli come quello l’aiuto accoppiato, che resta agganciato ad una lista di prodotti, rischiando in tal modo di penalizzare comparti strategici del sistema agricolo italiano come il tabacco, e che viene anche ridotto dal 15% fissato da Strasburgo al 7% (estendibile al 12%).

Pare anche contradditoria la decisione sulla volontarietà del regime di sostegno sui giovani agricoltori che il Parlamento ha invece difeso come obbligatorio.

Per il Consiglio anche il capping è facoltativo, mentre per il Parlamento europeo è fissato ai 300.000 euro (cooperative escluse).

Su regole di mercato e norme di commercializzazione accanto a novità ritenute positive, come quella che riprende il dispositivo del Parlamento sull’indicazione di origine nella vendita dei prodotti ortofrutticoli, per De Castro mancano interventi necessari a rivedere il meccanismo di funzionamento dell’intervento pubblico e dell’ammasso privato, così come restano invariate le regole sugli aiuti all’olio d’oliva che il Parlamento aveva indirizzato verso il modello ortofrutticolo.

Si deve anche constatare la mancanza di un accordo sull’estensione della programmazione produttiva a tutti i prodotti Dop.

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