Il Fesdr può aiutare le imprese strozzate dal credit crunch

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Roma, 04 mar – I dati Ismea-Sgfa parlano chiaramente: nel terzo trimestre 2013 si assiste ad un drammatico credit crunch per le aziende agricole. Emerge una netta minore propensione delle imprese del settore primario ad investire e viene evidenziato, di contro, l’aumentato bisogno di liquidità per finanziare la gestione corrente. Le erogazioni concesse alle aziende agricole italiane si riducono del 21% su base annua, con l’ammontare dei prestiti concessi tra luglio e settembre dell’anno scorso sceso a 426,1 milioni di euro. Una riduzione che ha coinvolto tutte le macro aree del Paese, seppur più accentuata nelle regioni del Nord-Ovest e nelle Isole. Una situazione che spinge ancor più a disporre urgentemente, come richiesto in una risoluzione in Commissione Agricoltura alla Camera presentata dal deputato Giuseppe L’Abbate (M5S), le procedure necessarie ad implementare il Fondo crediti nazionale per le imprese agricole al fine di aumentare la dotazione delle risorse complessivamente disponibili per il credito all’agricoltura e di facilitarne l’accesso attraverso la riduzione del costo dell’indebitamento. Tutto ciò viene richiesto anche in considerazione all’avvio della prossima programmazione 2014-2020 del Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale (FEASR). “Nonostante la decisione della Commissione europea di approvare il metodo di calcolo dell’aiuto erogato sotto forma di mutuo agevolato nel quadro dei Programmi di sviluppo rurale risalga a maggio 2011 – dichiara il deputato 5 Stelle Giuseppe L’Abbate – ad oggi non risultano ultimate le procedure atte a consentire l’implementazione di questo Fondo. Il FEASR costituisce un importante strumento finanziario a disposizione delle amministrazioni regionali, titolari dei programmi di sviluppo rurale, e consente di migliorare le prestazioni degli stessi in termini di rapidità e qualità della spesa, favorendo un più facile accesso al credito delle imprese beneficiarie degli aiuti. Come MoVimento 5 Stelle chiediamo, dunque, che venga calendarizzata quanto prima la risoluzione in Commissione Agricoltura e che le altre forze politiche la sottoscrivano per tutelare e sostenere le imprese agricole. In occasione dell’indagine conoscitiva sul finanziamento alle imprese agricole, peraltro, in veste di Sottosegretario Maurizio Martina venne a riferire in Commissione quindi – conclude Giuseppe L’Abbate (M5S) – spero che, oggi che è Ministro dell’Agricoltura e ben conosce la situazione, spinga in questa direzione, sposando la nostra risoluzione”. Il Fondo opera in collaborazione con il sistema bancario e rilascia finanziamenti in parte a carico del fondo stesso, con l’applicazione di un tasso di interesse ridotto o a tasso zero, e in parte a carico dell’istituto di credito intermediario, sulla cui quota è applicato un tasso di interesse di mercato. Tra i vantaggi proposti dal Fondo, inoltre, la natura rotativa per la quale le risorse rientranti per effetto dell’estinzione dei mutui tornano nelle disponibilità delle amministrazioni che potranno utilizzarle anche oltre la scadenza dei programmi.

Prodotti dei campi, gli squilibri della filiera: agli agricoltori resta davvero poco

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Gli agricoltori guadagnano poco. A dirlo non è un’organizzazione agricola, ma l’Ismea con Unioncamere. Ogni 100 euro sborsati dal consumatore finale per acquistare prodotti agricoli freschi, non soggetti quindi ad alcuna trasformazione industriale come nel caso degli ortofrutticoli, ai produttori rimangono solamente 22,50 euro. Ciò che avanza, finisce agli operatori all’ingrosso e al dettaglio (36 euro), oppure ad altri lungo la filiera come i fornitori di servizi tecnici e finanziari (oltre 25 euro), mentre circa 9 euro sono riconducibili alle imposte e oltre 8 euro finiscono all’estero a seguito dell’importazione di prodotti direttamente destinati al consumo. Ma non basta. Dei 22 euro che in teoria vanno al produttore agricolo, in realtà ne rimangono 1,8: il resto finisce in salari e ammortamenti vari. Ancora più squilibrata la situazione nel caso dei prodotti trasformati: sempre su 100 euro di spesa sostenuta dal consumatore, all’azienda agricola rimane un utile netto di 40 cent.
Si conferma – e si aggrava –, così uno schema di filiera che deve far pensare molto circa i disequilibri lungo la catena del valore dell’agricoltura nazionale. È evidente – lo confermano Ismea e Unioncamere –, come il mercato non riesca, da solo, a garantire margini adeguati alle imprese agricole, la cui redditività «risulta schiacciata degli operatori a valle (trade) e a monte (fornitori di mezzi tecnici e di servizi bancari e assicurativi)». E non basta, perché Ismea sottolinea anche come nell’ultimo decennio, «la presenza di vincoli strutturali, di inefficienze del sistema logistico e degli accresciuti costi energetici hanno determinato la lievitazione dei costi di produzione e di distribuzione, a scapito quasi sempre del reddito dei produttori, che rappresentano la parte contrattualmente più debole della catena». Si tratta di una condizione che in qualche modo deve essere superata e che si pone come una delle sfide, forse una delle più importanti, che il nuovo Governo si trova davanti. Probabilmente è per questo che il neoministro Maurizio Martina ha subito fatto appello a tutti gli attori del sistema per arrivare in tempi brevi a un piano di rilancio del comparto.
A spingere verso una strada di questo genere, sono anche i numeri di chiusura del 2013. Basta sapere che l’anno scorso sono state quasi 33mila le aziende agricole che hanno chiuso i battenti in Italia (il 4% in meno sul 2012), con un tasso di mortalità più elevato nelle aree del Nord Est (-5,5%). Nell’ultimo quinquennio si è registrata la perdita di quasi l’11% di aziende.

 

Agricoltura: chiuse 33mila aziende nel 2013, pesa calo consumi

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Roma, 27 feb. – Quasi 33mila aziende agricole hanno chiuso i battenti nel 2013, scomparse a causa della crisi dei consumi e dal maltempo che ha colpito diverse colture. E’ quanto si legge nel secondo numero di AgrOsserva, l’osservatorio Ismea-Unioncamere sulla congiuntura dell’agroalimentare italiano. Il rapporto e’ stato illustrato oggi al Ministero dell’Agricoltura, alla presenza del neo-ministro Maurizio Martina, del presidente di Ismea Arturo Semerari e del presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo. Altro dato rilevante e’ la riduzione progressiva degli utili dei produttori a vantaggio degli operatori piu’ a valle, in particolare quelli del sistema distributivo: su 100 euro di spesa di prodotti agricoli freschi, solo 1,8 euro, al netto di salari e ammortamenti, rimangono nelle tasche degli agricoltori. Qualche notizia positiva arriva invece dall’industria alimentare, con una produzione delle bevande e del tabacco che ha registrato, nell’ultimo trimestre dell’anno, un incremento del 2,5% su base congiunturale e del 2,9% su base tendenziale. E il settore e’ sempre piu’ attento all’eco-efficienza: nella fase della lavorazione ha ridotto del 23% la produzione di rifiuti e fatto crescere la quota avviata al riciclo a oltre il 79%. “E’ il momento di cercare di riattivare un circuito virtuoso nei consumi interni – ha sottolineato il ministro Martina – e il governo sta gia’ lavorando per produrre shock utili: il nostro obiettivo nell’agroalimentare e’ sicuramente quello di ridurre la discrasia tra spesa e guadagni dei produttori guardando anche ad altri contesti europei, stimolare l’aggregazione di imprese e portare i consumatori a riconoscere la bonta’ e la qualita’ dei prodotti Made in Italy”. Se la domanda estera sta compensando la contrazione dei consumi interni, e’ anche vero che la spinta delle esportazioni dal 2010 a oggi ha subito una progressiva decelerazione, passando dal +12,8% del 2010 al +4,7 del 2013. “Non dobbiamo mai darci troppe aspetattive rispetto a al tema dell”italian sounding’, perche’ e’ impensabile che nel giro di pochi msei possiamo trasformare questo tema in un valore economico”, avverte il presidente di Coldiretti Moncalvo, per il quale “il lavoro comune va fatto sulla ripresa dei consumi interni”.

Cereali: Ismea presenta il primo censimento delle strutture di stoccaggio

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corso_alimentazione_cereali_1L’Ismea ha presentato oggi, presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, i risultati del Primo Censimento delle strutture di stoccaggio dei cereali in Italia. L’iniziativa, illustrata agli operatori del settore e ai rappresentanti delle istituzioni nazionali e territoriali, si inserisce nell’ambito delle attività del Piano cerealicolo nazionale con specifico riferimento all’obiettivo strategico della “Logistica di settore”.

ISMEA, sale nel terzo trimestre 2013 la stretta del credito

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Si inasprisce nel terzo trimestre 2013 la stretta al credito verso le aziende agricole. Le elaborazioni Ismea sui dati Sgfa indicano una riduzione delle erogazioni concesse alle imprese italiane del settore primario del 21% su base annua, con l’ammontare dei prestiti concessi tra luglio e settembre dell’anno scorso sceso a 426,1 milioni di euro.

La riduzione ha coinvolto tutte le macro aree territoriali seppure con diversa intensità: più accentuata la flessione delle erogazioni nelle regioni di Nord-Ovest e nelle Isole a fronte di un andamento in linea con il dato medio nazionale nel Centro-Sud e di una contrazione più attenuata nel Nord-Est.

In relazione alla durata, l’analisi Ismea rivela nel periodo luglio-settembre una riduzione su base annua di oltre il 37% dei finanziamenti a lungo termine, la cui quota sul monte prestiti complessivo è scesa sotto la soglia del 50%. Al contrario risultano in aumento le erogazioni di medio e breve periodo.

Data la stretta relazione tra la durata dei finanziamenti e le relative finalità, si risconta nel periodo in esame un aumento dell’8% del credito di esercizio e una contestuale erosione delle erogazioni per investimenti e ristrutturazioni, scese rispettivamente del 23,1% e del 22,6% su base annua.

Una dinamica che riflette la minore propensione delle aziende agricole a investire evidenziando, di converso, l’aumentato bisogno di liquidità per finanziare la gestione corrente.

Ismea lancia nuovo strumento di garanzia per le aziende agricole

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Ismea amplia la gamma degli strumenti di garanzia estendendola ai portafogli di finanziamenti erogati dal sistema bancario alle imprese agricole.
Il nuovo strumento, che si aggiunge a quelli già operativi (fideiussioni su singoli finanziamenti, cogaranzie, controgaranzie), rappresenta un’innovazione per il mondo agricolo che potrà adesso disporre, come altri settori, di un’ulteriore forma di garanzia concepita da Ismea per favorire, anche attraverso l’abbattimento degli oneri finanziari, l’accesso al credito alle aziende agricole.

La garanzia di portafoglio, che riguarda un insieme di esposizioni verso le imprese agricole aventi le medesime caratteristiche e facenti capo ad una singola banca, potrà essere richiesta dagli istituti di credito e dagli intermediari finanziari autorizzati.

L’ammontare massimo dei portafogli, costituiti da finanziamenti destinati ad investimenti di durata compresa tra 36 e 120 mesi, è di 300 milioni di euro.

Il vantaggio, per l’impresa agricola, oltre alla migliore possibilità di accesso al credito, è rappresentato dall’abbattimento del costo del finanziamento bancario. E’ previsto infatti che le banche – in modo trasparente – segnalino la riduzione del tasso applicato al finanziamento per effetto della presenza della garanzia Ismea sulle linee di credito costituenti il portafoglio garantito.

Ismea, +3,1% prezzi in dicembre, +4,7% crescita media 2013

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Il 2013 chiude con un incremento medio dei prezzi agricoli in Italia del 4,7% rispetto al 2012, determinato da una crescita del 7,5% nel comparto delle coltivazioni vegetali e dell’1,5% nell’aggregato zootecnico. È quanto si evince dall’indice dei prezzi all’origine dei prodotti agricoli elaborato dall’Ismea che, nell’anno in esame, si è attestato mediamente a 140 (l’indice è calcolato in base 2000=100).

Nel dettaglio delle colture vegetali emerge un andamento sostenuto per la frutta (+16,3%), con incrementi superiori alla media per le varietà estive (+23,8%) e per le pere (+26,4%). In recupero le quotazioni degli oli di oliva che, dopo un 2012 decisamente sfavorevole, hanno spuntato nell’anno appena trascorso prezzi più elevati di quasi il 20%. Positivo il bilancio anche per gli ortaggi (+10,3%) e ancora più favorevole per i vini, che archiviano un altro anno di incrementi a due cifre (+15,1%), dopo l’ottimo risultato conseguito nel 2012 (+32,7%).

Nel comparto dei cereali, la distensione nei mercati internazionali seguita alle turbolenze del 2012 ha determinato un ribasso dei prezzi del 4,1% su base annua, con frumento tenero, mais, e orzo, in particolare, che hanno ceduto, nell’ordine, il 5,3%, il 5,5% e il 7,6% rispetto all’anno precedente. In rialzo, invece, i listini delle coltivazioni industriali (+3,1% sempre nella media del 2013), con punte del +5,9% per la soia.

Nel settore zootecnico le rilevazioni Ismea indicano dinamiche positive sia per il comparto lattiero-caseario (+2%), sia per il complesso degli animali vivi e uova (+1,1%), seppure con andamenti differenziati al loro interno. Nella categoria latte e derivati si segnala un incremento particolarmente sostenuto per il burro (+30,2% su base annua), un più 4,9% per il latte e una flessione del 4,3% per i formaggi grana.
Relativamente al bestiame vivo, il 2013 ha chiuso con aumenti di prezzo per avicoli (+5,3%), bovini (+1,5%) e suini (+0,6%). Segno meno per gli ovi-caprini (-7,5%), con cali del 3% anche sul listino delle uova.

L’ultimo aggiornamento dell’indice, relativo a dicembre, mostra su base mensile un aumento dei prezzi agricoli del 3,1%, con incrementi del 4,4% per le coltivazioni e dell’1% per i prodotti zootecnici.
Rispetto a dicembre 2012 i livelli attuali dei prezzi agricoli registrano un differenziale negativo del 4,6%; cedono il 9,3% le produzioni vegetali, mentre aumentano dell’1,3% i prezzi del comparto zootecnico.

‘Nuovi strumenti finanziari che aiutino l’agricoltura’. La richiesta di Altragricoltura.

da sx. Piras, Semerari, Fabbris, Malannino, Gabrielli, Marocci e Samela
da sx. Piras, Semerari, Fabbris, Malannino, Gabrielli, Marocci e Samela

Il primo giorno di seminario tenutosi a Terra Futura il 17 maggio 2013, nel padiglione di Fortezza da Basso, destinato alle buone pratiche, è stato dedicato al “Credito, Risparmio e Accesso alla Terra”.

Si è cercato di  far confluire esperienze diverse intorno ad un tema ormai fortemente sentito come quello dell’accesso al credito e alla terra per capire se a dieci anni di distanza sia possibile tracciare le buone pratiche che, per quanto diverse, si sono sviluppate nei territori a seconda dei soggetti, cercando di superare qualche limite di auto referenzialità.

Si è sentita l’esigenza infatti, di costituire un progetto nuovo che ponesse al centro del ragionamento la possibilità di trasformare un settore fortemente in crisi come quello agricolo attraverso l’individuazione di strumenti finanziari nuovi.

Premessa fondamentale è stata quella di ricordare che nelle campagne si sta vivendo una grande crisi che sta dentro una situazione economica ancora più ampia. E’ stato ricordato che l’abbandono delle campagne non porta solo a problemi inerenti il fabbisogno del cibo ma anche a una riduzione considerevole del lavoro. Il pensiero di Tano Malannino, presidente di Altragricoltura, è subito andato a quel padre di famiglia che pochi giorni fa a Vittoria si è dato fuoco per aver contratto un debito verso lo Stato di pochi migliaia di euro e che ha portato la sua casa alla vendita all’asta. “Bisogna tentare di impedire questi fatti. In questo periodo il diritto a produrre è negato, l’Europa è sempre più orientata a smantellare il sistema produttivo del nostro paese perché pur garantendo ai nostri cittadini che arrivi il cibo non si preoccupa di definire da quale posto questo cibo arrivi.”

L’accesso alla terra e alla finanza sono priorità del mondo agricolo alle quali si deve cercare di dare un profilo ben definito e un’inversione di tendenza.

I nostri agricoltori possono essere classificati in due grandi categorie: quella costituita dalle generazioni passate, ossia dai nostri padri e i nostri nonni, che hanno accumulato e acquistato la terra con l’idea del risparmio e coloro che l’hanno avuta in dono da quelli stessi padri che l’hanno conquistata misurandosi con un modello d’impresa agricola che ha a che fare con la competizione per cui per fare l’imprenditore agricolo,  secondo questo modello di competizione del mercato, si deve investire.

Investire in agricoltura vuol dire indebitamento! Perché l’agricoltore ha un capitale che è bloccato ed è la terra: un bene immateriale che per monetizzarlo è necessario investirlo andando in banca e contrarre debito. Se poi com’è accaduto le dinamiche del mercato portano a produrre perdita per 10 anni consecutivi è chiaro che l’indebitamento non è più un aspetto con il quale ci si può misurare sulla scala delle variabili nella condizione d’impresa.

Arturo Semerari, Presidente Nazionale Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), ha sottolineato l’esigenza di “un’azione  chiara, un progetto, un’idea sul senso di responsabilità chiedendo all’Europa di ridefinire con chiarezza i parametri, le azioni serie, i contenuti, le procedure, il sistema normativo degli aiuti di Stato.”

In una fase come questa ahimè in cui la liberalizzazione ha aperto le frontiere non vi è alcuna protezione realistica rispetto al mercato. Ed è chiaro che competere con altre produzioni determina una sconfitta perché i nostri prodotti costano.

Semerari ha illustrato, durante il suo intervento, le caratteristiche principali di ISMEA evidenziando che questo è un ente che fa capo al Ministero delle Politiche Agrarie e Forestali; un ente un po’ atipico che da molti anni non chiede soldi allo Stato tanto è che ne è uscito dal bilancio ed è l’unico ente non solo agricolo che si mantiene con risorse che già ha. Questo lo fa con fondi di rotazione. Arturo Semerari si è soffermato inoltre, su due aspetti particolari l’accesso alla terra e l’accesso al credito.

Per quanto riguarda l’accesso alla terra ISMEA, tra le varie attività, è l’ente di riordino fondiario e interviene con mutui trentennali per l’acquisto di aziende agricole. “Fino al 2011 l’abbiamo fatto per tutti gli imprenditori agricoli e a titolo principale per i coltivatori diretti. Dal 2012 lo possiamo fare solo per giovani imprenditori sotto i 40 anni al primo insediamento, questo per favorire l’ingresso delle giovani generazioni che vogliano entrare nel settore agricolo. Il fondo di rotazione si alimenta con le restituzioni degli agricoltori pertando quando gli agricoltori non pagano altri che lo vogliono diventare non possono accedere al credito.”

Nonostante questo Semerari ha sottolineato che ISMEA cerca di non avere un atteggiamento poco pressante verso le aziende in difficoltà tipo quella dell’amico sardo Piras utilizzando procedure di rilascio dopo 5/6 anni di morosità con la possibilità prima della sentenza di condanna dell’agricoltore di trovare dei meccanismi per poter rimodulare il mutuo. “Bisogna contattare ISMEA prima di arrivare a sentenza”, ha detto il presidente affinchè si possano trovare possibili risoluzioni al problema.

I dati sottoposti da Semerari derivanti dall’acquisto della terra da privati e la conseguente vendita si aggira intorno ai 100/ 120 milioni di euro l’anno. “Con il nuovo regime siamo molto preoccupati perché le tendenze si sono abbassate e oggi ruotano intorno ai 50 mln di euro. Ci sarebbero quindi risorse non utilizzate. La mancanza non è quindi di risorse economiche ma di domande”.

C’è stato poi l’intervento di Giovanni Samela, impegnato attivamente in questi mesi per la realizzazione in Basilicata della ‘Mutua rurale’. Per lui è importante chiedersi se oggi la nostra azione non deve essere sopratutto un’azione che tenti di dire alle istituzioni, alla politica, “che abbiamo urgente bisogno di un provvedimenti che blocchino, almeno per un determinato periodo, le esecuzioni.”

Samela ha evidenziato come oggi in quelle zone dove fino a qualche anno fa l’agricoltura era un settore forte si stanno avvertendo le maggiori criticità. Difficile pensare che l’intero settore italiano possa convertirsi a nuovi modelli in tempi brevi tuttavia è possibile iniziare a realizzare ‘esempi positivi’ che possano richiedere l’accesso al credito dato il bisogno di forme di investimento per riconvertire l’agricoltura facendola meno ‘ostaggio’ delle multinazionali e dove il controllo sia affidato agli agricoltori affinchè chi poi consuma i prodotti non debba preoccuparsi di una serie di controindicazioni per la sua salute.

“Non possiamo attardarci ulteriormente dobbiamo affrontare in qualche modo il tema del credito e della finanza.”

Gli strumenti  che ci sono in questo momento in Italia spesso sono mal utilizzati o poco usati, continua Samela. In Basilicata, ad esempio i primi insediamenti vengono finanziati dalla Regione ma sono spesi molto male perchè spesso il giovane agricoltore li usa come bonus per fare qualcosa che ha poco a che fare con il settore. Altra questione è poi quella dei fondi patteggiati con ISMEA da diverse regioni come Basilicata e Sicilia, e che di fatto non vengono utilizzati.

“Avremmo dovuto utilizzare quei soldi come garanzia per investimenti che hanno fatto le imprese con i vari PSR ma di fatto non sono utilizzati a causa del sistema bancario.”

Fra le nuove forme e i nuovi strumenti da mettere in campo c’è la mutua rurale, una cooperativa che abbia come obiettivo quello di aiutare i propri soci a fare investimenti e aiutarli nella loro azione di produttori. Fra le altre cose nella nuova governance 2014/2020 sta venendo avanti un pensiero forte, tra l’altro già sperimentato in una programmazione che è in fase terminale in paesi come Francia e Olanda, ossia l’uso di uno strumento mutualistico che varia a seconda delle normative esistenti nelle varie nazioni europee e per il quale gli agricoltori possono partecipare in maniera vera alla gestione della propria attività diventando soggetti abilitati ad avere una serie di strumenti come può essere, ad esempio, la gestione delle calamità naturali.

Il monito e di “trovare nuove modalità e nuovi strumenti per compensare queste perdite di denaro che in agricoltura sono abbastanza frequenti! Su questo dovremo pensarci su e fare uno sforzo per mettere in campo, sia a livello nazionale ma anche locale nelle singole regioni, tavoli di discussione. Solitamente su queste misure – continua Samela, molte delle regioni italiane non hanno voglia di scoprire o sperimentare. Molte volte gli strumenti messi in campo dalla UE preferiamo non utilizzarli pensando a strade più semplici piuttosto che utilizzare elementi di carattere strutturale.”

Le aziende agricole auto responsabilizzandosi possono iniziare a concepire una finanza diversa. Ci vuole quindi una forte assunzione di responsabilità da parte del mondo agricolo. “Forse per troppi  anni abbiamo pensato che tutto questo non ci riguardava considerandolo di gestione della controparte. Io credo invece che su questo noi dobbiamo assumere un protagonismo vero cercando di dotarci di quegli strumenti che fino ad ora non siamo riusciti a governare.”

Importante è stata poi la testimonianza prodotta da Nazzareno Gabrielli per la Fondazione Banca Popolare Etica. Egli ha parlato di come funziona questo istituto, controllato da Banca d’Italia e dalla Banca Centrale Europea realizzata ben 15 anni fa. La banca è espressione di un movimento nato dal basso con l’obiettivo di promuovere un istituto che portasse a conseguenze non economiche ma a proprie azioni. Gabrielli si è poi soffermato sulle funzioni di una banca dicendo che essa è un istituto intermediario finanziario che raccoglie e porta denaro. Nella misura in cui presta denaro di per sé può caratterizzare lo sviluppo economico di un territorio. Nella genesi di Banca Popolare Etica egli ha sottolineato che il discorso è per alcuni versi diverso.

Banca Popolare Etica è infatti una cooperativa: ci sono 40 mila soci in cui ogni socio al massimo può avere l’1% del capitale sociale della banca (max quote di 400 mila euro). I soci che hanno le quote maggiori hanno lo stesso peso di quelli che hanno 50 € di azioni.

E’ una banca che nasce dal basso e si preoccupa degli effetti economici. “Se concepiamo, dice Gabrielli, l’agricoltura non come il soggetto di una filiera che produce valore economico ma come un qualcosa che entra nell’essenza stessa dell’essere umano che lavora la terra, valorizza il territorio e lo rende utile e funzionale alla massa delle persone che lo abitano oppure lo consideriamo come una semplice modalità per produrre beni, Banca Etica è vicina a questo modo di pensare e di operare attraverso un certo tipo di procedure.”

La banca, ci ha spiegato Gabrielli, presta 5/ 600 mln di euro l’anno e di questo denaro ca. 50 mln li presta al mondo agricolo. Per ogni euro che l’istituto raccoglie dai suoi clienti mediante c/c bancari essa chiede agli investitori cosa vogliono finanziare. Le macro aree messe a disposizione dove canalizzare i loro investimenti sono 4:

–        ambiente;

–        cooperazione sociale;

–        cooperazione internazionale;

–        cultura e Sport.

 

Coloro che hanno scelto il settore ambiente sono stati spuinti dalla banca verso il rinnovabile, il risparmio energetico ossia procedure che migliorino le condizioni di vita dei cittadini e del pianeta. Obiettivo principale, quindi, “produrre crescita di qualità”.

Unico neo della banca è come ci dice anche Maurizio Mazzariol dell’AIAB Toscana, è non avere nel suo statuto come destinatario d’intervento l’agricoltura né ci sono, come conferma Gabrielli, rapporti con soggetti istituzionali verso questa direzione. Alcune operazioni sono state fatte solo nei confronti del biologico ma l’impegno preso da Gabrielli è stato quello di incrementare gli impegni verso il settore agricolo e già l’indomani, nell’assemblea dei soci che si sarebbe tenuta proprio a Terra Futura. Egli si sarebbe impegnato a portare la questione relativa alla costituzione della mutua rurale lucana proposta da Altragricoltura che ha chiesto la possibilità alla banca di partecipare con una sua quota.

Il valore aggiunto della banca secondo Gabrielli è quello di impegnarsi a indirizzare, fin dalla sua costituzione, le risorse che riesce a raccogliere verso impieghi sociali e ambientali. Tra i progetti quello di contribuire l’accesso al mondo del lavoro di categorie speciali e svantaggiate nonché aiutare l’imprenditoria recuperando quelle aziende e imprese che sono state confiscate alla criminalità organizzata.

Quindi due le direttrici verso le quali la Banca si orienta:

1)      valutare le tipologie di sviluppo che si possono avanzare,

2)      favorire l’accesso al credito.

“Ci piacerebbe stringere relazioni con soggetti finanziari e categorie del mondo dell’agricoltura che possano essere da un lato fruitori dei finanziamenti e dall’altro portatori di flussi finanziari che le attività generano verso la banca. Il settore agricolo infatti, genera flussi finanziari. Se questi vanno ovunque, non contribuiscono ad alimentare un circuito che generi ulteriori risorse per la crescita del loro settore. Quindi fare da plafond d’intervento per chiedere ai propri clienti o potenziali tali di scegliere come circuito Banca Etica al fine di far girare le proprie risorse. Non è importante solo il fabbisogno di credito verso il settore ma è fondamentale generare flussi che vadano nella direzione di favorire gli strumenti e influenzare la possibilità di dare credito a questo settore. Il circuito che si genera cresce e man mano che cresce genera risorse e continua a crescere ancora.”

Tra i dati forniti da Gabrielli è stato l’aumento del credito erogato da Banca Etica rispetto all’anno precedente: +17% rispetto all’andamento del sistema in perdita al -3%.

Ciò che è venuto fuori da questa discussione inoltre è che oggi non c’è nessun istituto bancario che opera in agricoltura. Ci sono solo istituti come ISMEA che indirizzano risorse economiche.

Tra i progetti e le realtà interessanti emerse durante il seminario c’è stata la testimonianza di Gianluca Marocci, co fondatore del GAT (Gruppo di acquisto terreni).

Si tratta di un gruppo che attraverso l’acquisto di quote di una società agricola a responsabilità limitata, agricoltori e in genere persone che hanno voglia o necessità di investire sulla terra entrano in sinergia.

L’acquisto collettivo di terreni da coltivare ha tre fondamentali obiettivi:

–        dare lavoro a giovani agricoltori;

–        ripartire i costi di gestione;

–        redistribuire gli utili fra i soci.

Un investimento etico ed ambientale e allo stesso tempo un investimento economico. I suoi obiettivi sono molteplici: difesa del valore dell’investimento; incremento patrimoniale, ricavo di eventuale reddito dalla produzione agricola, condivisione di valori e visione, produzione eco-compatibile, avvicinamento dell’agricoltura alla platea cittadina e disintermediazone tra produttore e consumatore (filiera corta).

Oltre ai soggetti indicati erano presenti al seminario rappresentanti di realtà agricole provenienti da altre regioni come l’imprenditore sardo Riccardo Piras e l’imprenditore lucano Leonardo Conte che hanno evidenziato come da un po’ di tempo a questa parte non riescono più a fare il loro lavoro di imprenditori agricoli a causa delle enormi difficoltà finanziarie che oramai mettono in ginocchio le loro aziende.

Nell’ultima giornata a Terra futura si prevede il lancio delle campagne sostenute da Altragricoltura.

 

Regione Veneto, Avepa apre a Padova lo sportello di Ismea

fonte: ASCA (vedi articolo originale)

Apre da oggi in Veneto lo sportello decentrato di Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, funzionante a Padova, nella sede della direzione generale di Avepa, l’Agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura. La regione compie cosi’ un altro passo avanti per avvicinare gli strumenti e le opportunità finanziarie disponibili sul mercato alle aziende agricole. Lo comunica, in una nota, la Regione Veneto.

L’attivazione dello sportello attua la convenzione sottoscritta a dicembre tra Avepa e Ismea: gli imprenditori che vorranno accrescere la competitività delle proprie aziende, da oggi potranno usufruire di servizi mirati erogati dall’Istituto nazionale, messi a disposizione direttamente sul territorio, azzerando cosi’, di fatto, le distanze fisiche chi richiede il supporto ed ente che lo eroga.

”Per garantire la funzionalità del nuovo sportello – ha sottolineato il direttore generale dell’Agenzia Fabrizio Stella – abbiamo formato appositamente sei persone e da Roma sono venuti alcuni dirigenti di Ismea per verificare l’efficacia del nuovo sportello veneto”.

Bilancio 2012 secondo ISMEA

Roma, 12 febbraio 2012 – Raccolti in flessione e costi degli input produttivi che crescono a ritmo più sostenuto dei prezzi in agricoltura. Con problemi anche sul fronte della trasformazione industriale, determinati dalla forte debolezza della domanda interna solo parzialmente compensata dal buon andamento delle esportazioni.

Ismea traccia il bilancio 2012 dell’agroalimentare in Italia nell’ultimo numero di Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni di settore scaricabile dal web.

In ambito agricolo – spiega l’Istituto –  archiviata una campagna vitivinicola tra le più scarse degli ultimi decenni (-8% secondo stime Ismea e Unione Italiana Vini) sembra prospettarsi, sempre  sulla base delle stime elaborate dall’Istituto, un’annata in flessione anche per l’olio di oliva (-11,7% sul 2011), frutta (-9,7%)  e ortaggi (-7%). Anche mais e soia, secondo gli ultimi dati Istat, hanno accusato nel 2012 una flessione dei raccolti, rispettivamente del 16% e del 4,4%, mentre frumento duro e tenero hanno registrato un incremento della produzione, rispettivamente pari a +12,4% e a +22,9%. Tra le produzioni zootecniche, secondo le ultime stime Ismea, risulterebbero in flessione le macellazioni bovine (-2,9% sul 2011), in crescita quelle suine (+4%) e le consegne di latte (circa +1%).

Sul fronte dei prezzi, le rilevazione dell’Ismea indicano un aumento medio dei listini alla produzione dei prodotti agricoli  del 2,1% nel 2012, a fronte di un incremento medio del 2,8% dei prezzi dei fattori produttivi impiegati dagli agricoltori. Determinanti sono stati i forti rincari dei prodotti energetici (+7,9% rispetto al 2011), degli animali di allevamento (+6,6%), dei mangimi (+5%) e dei concimi (+4,1%).

Scendendo lungo la filiera, l’aumento dei prezzi al dettaglio e il calo del potere d’acquisto delle famiglie hanno mostrato con evidenza il loro impatto anche sui consumi alimentari. Secondo la rilevazione Ismea/Gfk-Eurisko, la spesa alimentare delle famiglie italiane si arresta nel 2012, mentre i volumi acquistati diminuiscono. In particolare, cala la spesa per le bevande alcoliche e analcoliche (-0,4%, esclusi vini e spumanti), i derivati dei cereali (-0,6%), i prodotti ittici (-2,1%) e soprattutto gli oli e grassi vegetali (-8,5%). Cresce di poco per i prodotti lattiero-caseari (+0,6%), l’ortofrutta (+0,7%) e la carne e derivati (+0,8%), un po’ di più per vini e spumanti (+1,3%).

Di fronte alla debolezza della domanda interna, l’unico motore della crescita resta l’export seppure in decelerazione rispetto al biennio 2011-2010. Le stime Ismea per l’intero 2012 indicano, in valore, un aumento del 6% delle esportazioni dell’agroalimentare, grazie esclusivamente al contributo dei prodotti dell’industria alimentare (+7,7% sul 2011). Tra i segmenti più rappresentativi del made in Italy, i prodotti con le migliori performance all’estero sono stati i preparati dolciari a base di cacao e i prodotti della panetteria, della biscotteria e della pasticceria. Bene anche le esportazioni di vini, spumanti, aceti, vermouth, pasta, preparazioni di ortaggi, legumi e frutta e preparazioni e conserve suine.

 

Il rapporto Ismea “Tendenze” relativo all’agroalimentare nel complesso e i singoli report settoriali sono disponibili, previa registrazione, sul sito Ismea http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3103.

Ismea: aziende agricole sempre più strette nella morsa del credito

Roma, 15 marzo 2013 – Aziende agricole sempre più strette nella morsa del credito e obbligate, più che in passato, a rivolgersi alle banche per finanziare la gestione ordinaria e la liquidità di cassa.

Secondo un’analisi Ismea sui dati raccolti dalla controllata Sgfa (Società di gestione fondi per l’agroalimentare), il credito agrario ha subito nel 2012 una flessione di oltre il 22%, che si traduce in termini assoluti in 613 milioni di euro in meno erogati al settore primario.

L’ultimo trimestre del 2012, si evince sempre dal rapporto, ha sottratto 40 milioni di crediti agli agricoltori (-7% rispetto allo stesso periodo 2011), con una flessione di quasi il 20% dei prestiti di lungo periodo (che costituiscono la componente maggioritaria delle operazioni di credito agrario), una lieve crescita dei prestiti a medio termine e una vera e propria impennata (+75,5%) di quelli di breve periodo.

Un fenomeno, sottolinea l’Istituto, che riflette l’attuale difficoltà delle imprese agricole nell’affrontare la gestione ordinaria e quindi il cash flow, a causa dell’aumento sia dei prezzi dei mezzi correnti di produzione, sia dei crediti aziendali inesigibili.

Nell’ultimo quinquennio, conclude l’Ismea, il credito agrario ha accusato un’erosione media annua di 6 punti percentuali, con il 2012 che ha visto il valore delle erogazione scendere al livello più basso dal 2008.

I conteggi finali indicano, l’anno scorso, un monte-crediti all’agricoltura di 2,11 miliardi di euro, contro i 2,73 miliardi circa registrati nel 2011.

Il rapporto è scaricabile sul sito Ismea a questo link: http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8051

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