ISMEA, sale nel terzo trimestre 2013 la stretta del credito

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Si inasprisce nel terzo trimestre 2013 la stretta al credito verso le aziende agricole. Le elaborazioni Ismea sui dati Sgfa indicano una riduzione delle erogazioni concesse alle imprese italiane del settore primario del 21% su base annua, con l’ammontare dei prestiti concessi tra luglio e settembre dell’anno scorso sceso a 426,1 milioni di euro.

La riduzione ha coinvolto tutte le macro aree territoriali seppure con diversa intensità: più accentuata la flessione delle erogazioni nelle regioni di Nord-Ovest e nelle Isole a fronte di un andamento in linea con il dato medio nazionale nel Centro-Sud e di una contrazione più attenuata nel Nord-Est.

In relazione alla durata, l’analisi Ismea rivela nel periodo luglio-settembre una riduzione su base annua di oltre il 37% dei finanziamenti a lungo termine, la cui quota sul monte prestiti complessivo è scesa sotto la soglia del 50%. Al contrario risultano in aumento le erogazioni di medio e breve periodo.

Data la stretta relazione tra la durata dei finanziamenti e le relative finalità, si risconta nel periodo in esame un aumento dell’8% del credito di esercizio e una contestuale erosione delle erogazioni per investimenti e ristrutturazioni, scese rispettivamente del 23,1% e del 22,6% su base annua.

Una dinamica che riflette la minore propensione delle aziende agricole a investire evidenziando, di converso, l’aumentato bisogno di liquidità per finanziare la gestione corrente.

Etf Securities: Agricoltura, investire nella crescita della popolazione mondiale

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Milano, 23 lug – L’Agribusiness e’ un settore in ottima salute, come dimostrano i livelli record raggiunti nel 2013 dai redditi netti agricoli negli Stati Uniti, cresciuti del 14% rispetto al 2012 e arrivati a 128 miliardi di dollari (fonte: Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti). Coprendo numerose aree di business, dalle sementi ai fertilizzanti, dai macchinari alla produzione agricola, la redditivita’ delle aziende che operano in questo comparto dipende dalla capacita’ di supportare tutte le fasi del processo agricolo, dalla produzione al consumatore finale.

Bilancio 2012 secondo ISMEA

Roma, 12 febbraio 2012 – Raccolti in flessione e costi degli input produttivi che crescono a ritmo più sostenuto dei prezzi in agricoltura. Con problemi anche sul fronte della trasformazione industriale, determinati dalla forte debolezza della domanda interna solo parzialmente compensata dal buon andamento delle esportazioni.

Ismea traccia il bilancio 2012 dell’agroalimentare in Italia nell’ultimo numero di Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni di settore scaricabile dal web.

In ambito agricolo – spiega l’Istituto –  archiviata una campagna vitivinicola tra le più scarse degli ultimi decenni (-8% secondo stime Ismea e Unione Italiana Vini) sembra prospettarsi, sempre  sulla base delle stime elaborate dall’Istituto, un’annata in flessione anche per l’olio di oliva (-11,7% sul 2011), frutta (-9,7%)  e ortaggi (-7%). Anche mais e soia, secondo gli ultimi dati Istat, hanno accusato nel 2012 una flessione dei raccolti, rispettivamente del 16% e del 4,4%, mentre frumento duro e tenero hanno registrato un incremento della produzione, rispettivamente pari a +12,4% e a +22,9%. Tra le produzioni zootecniche, secondo le ultime stime Ismea, risulterebbero in flessione le macellazioni bovine (-2,9% sul 2011), in crescita quelle suine (+4%) e le consegne di latte (circa +1%).

Sul fronte dei prezzi, le rilevazione dell’Ismea indicano un aumento medio dei listini alla produzione dei prodotti agricoli  del 2,1% nel 2012, a fronte di un incremento medio del 2,8% dei prezzi dei fattori produttivi impiegati dagli agricoltori. Determinanti sono stati i forti rincari dei prodotti energetici (+7,9% rispetto al 2011), degli animali di allevamento (+6,6%), dei mangimi (+5%) e dei concimi (+4,1%).

Scendendo lungo la filiera, l’aumento dei prezzi al dettaglio e il calo del potere d’acquisto delle famiglie hanno mostrato con evidenza il loro impatto anche sui consumi alimentari. Secondo la rilevazione Ismea/Gfk-Eurisko, la spesa alimentare delle famiglie italiane si arresta nel 2012, mentre i volumi acquistati diminuiscono. In particolare, cala la spesa per le bevande alcoliche e analcoliche (-0,4%, esclusi vini e spumanti), i derivati dei cereali (-0,6%), i prodotti ittici (-2,1%) e soprattutto gli oli e grassi vegetali (-8,5%). Cresce di poco per i prodotti lattiero-caseari (+0,6%), l’ortofrutta (+0,7%) e la carne e derivati (+0,8%), un po’ di più per vini e spumanti (+1,3%).

Di fronte alla debolezza della domanda interna, l’unico motore della crescita resta l’export seppure in decelerazione rispetto al biennio 2011-2010. Le stime Ismea per l’intero 2012 indicano, in valore, un aumento del 6% delle esportazioni dell’agroalimentare, grazie esclusivamente al contributo dei prodotti dell’industria alimentare (+7,7% sul 2011). Tra i segmenti più rappresentativi del made in Italy, i prodotti con le migliori performance all’estero sono stati i preparati dolciari a base di cacao e i prodotti della panetteria, della biscotteria e della pasticceria. Bene anche le esportazioni di vini, spumanti, aceti, vermouth, pasta, preparazioni di ortaggi, legumi e frutta e preparazioni e conserve suine.

 

Il rapporto Ismea “Tendenze” relativo all’agroalimentare nel complesso e i singoli report settoriali sono disponibili, previa registrazione, sul sito Ismea http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3103.

Agroalimentare, gli italiani non rinunciano al “fresco”

Da il velino (vedi originale)

Gli italiani sono i maggiori frequentatori in Europa di macellerie, pescherie, fruttivendoli, salumerie e panifici. In buona sostanza, non rinunciano ai prodotti freschi. Secondo i dati raccolti nell’ultima Global Survey Fresh Food di Nielsen, azienda leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, gli italiani acquistano più frequentemente degli europei prodotti freschi (carne e pollo, pesce, frutta e verdura, pane, prodotti di salumeria, latte e formaggi), consumandone anche più porzioni al giorno. Dall’analisi emerge, inoltre, che tali acquisti sono effettuati principalmente al supermercato per l’ottimo rapporto qualità/prezzo anche se una buona parte dei consumatori preferisce, comunque, i negozi specializzati per la freschezza e la qualità dell’offerta. La Global Survey Fresh Food di Nielsen ha analizzato le scelte dei consumatori, tra il 10 agosto e il 7 settembre 2012, relative a 6 categorie di prodotti freschi: carne e pollo, pesce e frutti di mare, frutta e verdura, prodotti lattiero caseari, pane e panetteria, salumeria (inclusi carne e formaggio).


La survey, inoltre, ha preso in esame le ragioni che li hanno spinti a recarsi in un luogo piuttosto che in un altro per ciascuna di queste categorie di prodotto. Dall’indagine emerge che freschezza, qualità, scelta personale dei prodotti e rapporto umano sono i fattori che incidono maggiormente nella decisione del luogo per l’acquisto. Le motivazioni che spingono i consumatori a scegliere i negozi specializzati sono incentrate soprattutto sulla qualità del prodotto. Da ciò si desume un elevato livello di fidelizzazione dei clienti di questa tipologia di canali di vendita. Il 37% degli italiani acquista pollo e carne una volta alla settimana (in linea con il dato europeo ma sensibilmente al di sopra del dato globale, pari al 27%). Per gli acquisti di carne e pollo il 38% degli italiani preferisce il supermercato (contro il 43% della media europea e il 41% a livello globale), il 22%, contro il 18% degli europei e il 15% come dato globale, si rivolge in macelleria, il 18% all’ipermercato (15% media Eu e global), il 7% al discount. Gli Italiani che scelgono la macelleria come canale per l’acquisto di carni indicano le seguenti motivazioni: il 31% l’alta qualità dei prodotti (+11 punti vs Europa), il 14% perché trova prodotti freschi (+ 10 punti Italia vs Europa), il 12% per prodotti confezionati a livello locale (+ 2 punti Italia vs Europa ), il 10% per la fiducia nei produttori (- 1 punto vs Europa), il 9% per il rapporto qualità/ prezzo (- 2 punti vs Europa). Nonostante oltre un quinto degli italiani rimanga affezionato alla macelleria, questo canale di vendita ha fatto registrare tra il 3° trimestre 2012 e lo stesso periodo dell’anno precedente un calo delle vendite (in valore) pari al 2,6%.

Il 15% degli italiani acquista pesce e frutti di mare almeno 2-3 volte la settimana, rispetto all’11% degli europei e al 17% della media globale. Per il pesce il 32% degli italiani preferisce il supermercato alla pescheria anche se una buona percentuale (il 26%) frequenta questo canale. Il 21% sceglie l’ipermercato. Gli europei acquistano pesce più al supermercato (il 42 %) mentre solo il 18% va in pescheria. Il 43% degli italiani che sceglie la pescheria indica come motivazione quella di avere sempre un prodotto fresco (+ 4 punti vs Europa); il 10% per avere prodotti di alta qualità (- 3 punti vs Europa); il 10% per fornirsi da produttori di propria fiducia (+ 2 punti vs Eu). Benché la pescheria rappresenti per una fetta consistente dei consumatori italiani il canale privilegiato per l’acquisto di pesce, nel periodo considerato si è osservato un calo sensibile delle vendite (a valore), in misura del 6,8%. Il 23% degli italiani acquista frutta e verdura tra le 4 e le 6 volte alla settimana, rispetto al 19% degli europei e al 21% della media globale. Il 37% degli italiani, contro il 31% della media europea e globale, consuma 2 volte al giorno frutta e verdura. Rispetto a quanto osservato finora per ciò che riguarda i canali di acquisto, quando si parla di frutta e verdura si inverte la tendenza: il 31% degli italiani preferisce il supermercato, il 20% utilizza il mini market e il 16% l’iper. Il 40% del campione europeo acquista al supermercato, il 13% all’iper e solo l’11% ai mini market. Il fruttivendolo è scelto dal 20% degli italiani (vs 11% Eu e 16% global), il mercato rionale dal 7% come il discount. Il 18% degli Italiani che sceglie il canale supermercato per l’acquisto di frutta e verdura dà come motivazione il rapporto qualità/prezzo (+1 punto vs media Eu); l’11% quella di avere sempre prodotti freschi (+1 punto vs media Eu). Il 38% degli Italiani che acquista frutta e verdura dal fruttivendolo dichiara come motivazione quella di avere sempre prodotti freschi (+11 punti vs Eu); il 14% il rapporto qualità/prezzo (-1 punto vs media Eu). Il canale fruttivendolo, benché preferito in Italia in misura molto maggiore che nel resto d’Europa, ha subito nel periodo preso in esame una perdita delle vendite (in valore) pari al 3%. Il 32% degli italiani acquista latte e formaggio una volta la settimana (30% media Eu, 24% globale). Il 15%, contro il 17% degli europei, li compera dalle 4 alle 6 volte alla settimana. Il 45% acquista latte e formaggi al supermercato, il 21% all’iper, il 10% presso negozi specializzati il 9% al discount.

Oltre la metà (il 51%) dei rispondenti in Europa per questo genere alimentare utilizza il supermercato (media globale 53%). In Italia, il 24% di coloro che acquistano formaggi nei negozi alimentari specializzati fornisce come motivazione quella di avere prodotti sempre freschi (media Eu 15%), il 16% per rifornirsi da produttori locali (media Eu 7%), il 15% per l’alta qualità dei prodotti (media Eu 5%); l’8% per risparmiare tempo (media Eu 14%); l’8% per la comodità (media Eu 13%); il 6% per il rapporto qualità prezzo (media Eu 12%). Anche se supermercato e iper coprono la quota maggiore degli acquisti in formaggi, il canale discount ha fatto rilevare nel 3° trimestre 2012 una crescita annua delle vendite (in valore) del 7,3%. Un terzo del campione nazionale (il 29%) acquista pane una o più volte al giorno (media Eu 25%; globale 18%). Il 27% (contro il 20% degli europei e il 17% della media globale) dichiara l’acquisto dalle 4 alle 6 volte alla settimana. Gli italiani preferiscono acquistare pane in panificio (38% vs 29% degli europei), mentre il 27% sceglie il supermercato, il 12% l’ipermercato, l’8% i piccoli alimentari e il 6% il discount. Il 31% degli Italiani che acquista pane in panificio indica come motivazione quella di avere sempre prodotti freschi (media Eu 31%); il 20% l’alta qualità dei prodotti (media Eu 20%); il 10% la comodità (media Eu 5%); il 9% la possibilità di rifornirsi da produttori di fiducia (media Eu 8%); il 7% la disponibilità di produttori locali (media Eu 8%). Benchè ancora scarsamente frequentato per l’acquisto di pane, il discount, analogamente per i formaggi, fa registrare un incremento delle vendite (a valore) di oltre il 10% (+11,3%). Il 30% degli italiani acquista prodotti di salumeria una volta la settimana (media Eu 36%, media globale 27%). Il 27%, contro il 22% della media europea e il 21% della media globale, 2-3 volte alla settimana. Per la salumeria il 42% degli italiani va al supermercato, il 22% all’iper, il 10% nei negozi specializzati, il 7% al discount. Il canale supermercato è scelto dalla metà degli europei (49%). L’iper a livello europeo è frequentato in ragione del 18%. Il 19% del campione italiano che acquista generi di salumeria al supermercato lo motiva per il rapporto qualità/prezzo (media Eu 19%); il 13% per la varietà dei prodotti (media Eu 14%); il 12% per risparmiare tempo (media Eu 14%); l’11% per le promozioni (media Eu 7%); il 10% per la comodità (media Eu 9%); il 9% per avere sempre prodotti freschi (media Eu 6%).

Per ciò che concerne la variazione annua delle vendite a valore, anche in questo caso il canale più produttivo si è rivelato quello del discount, con una crescita del 14%. “Il cibo fresco è insostituibile in una dieta sana e rappresenta in media la metà del totale della spesa alimentare – ha dichiarato Roberto Pedretti, Amministratore Delegato di Nielsen Italia – Qualità, tracciabilità, ampia gamma di prodotti e, in modo particolare, rapporto umano con il retailer costituiscono i fattori che spingono il consumatore a tornare presso lo stesso negozio. I cibi freschi si caratterizzano, inoltre, per un’elevata frequenza d’acquisto. Per questo – ha continuato Pedretti – hanno una funzione di volano per le vendite nel loro complesso. Tenendo conto di questi elementi, possiamo dire che il “fresco” ricopre un ruolo strategico nel retailing, sia in termini di fidelizzazione del consumatore che di produttività dei singoli canali. L’ampia gamma di prodotti, l’offerta qualitativamente elevata, l’affidabilità dello staff dei venditori in termini di capacità di rispondere alle esigenze del consumatore sono tutti elementi riscontrabili nel reparto del fresco dei punti di vendita. In questo senso, il format del fresco costituisce un importante elemento di distintività tra canali di vendita e tra negozi dello stesso canale – ha concluso Pedretti.

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