Dopo l’incontro in Regione sul tavolo tutti i motivi per annullare le elezioni al Consorzio. Ora è il tempo della politica

Movimento Riscatto, Altragricoltura, LiberiAgricoltori, UCI Basilicata

Una delegazione del movimento riscatto ha incontrato i dirigenti della Regione Basilicata
Sul tavolo tecnico tutti gli elementi che rendono nulle le elezioni del Consorzio
Ora la politica si assuma le proprie responsabilità e intervenga, per una volta, prima della magistratura.

Questa mattina alle 9,30 presso la Sala Giunta della Presidenza della Regione Basilicata si è tenuto l’incontro fra i dirigenti della Regione e una delegazione del Movimento Riscatto e delle organizzazioni che ne stanno sostenendo la vertenza contro le elezioni truffa al Consorzio di Bonifica Regionale.
Per la Regione Basilicata hanno partecipato all’incontro Antonio di Sanza (coordinatore della segreteria della Presidenza) e Franco Pesce (direttore generale del Dipartimento Agricoltura) su mandato della Vice Presidente dott.ssa Flavia Franconi e, per il Movimento Riscatto, Nicola Manfredelli (UCI Basilicata), Gianni Fabbris (Altragricoltura e LiberiAgricoltori) e l’Avvocato Antonio Melidoro per il Soccorso Contadino che sta coordinando gli aspetti legali della vertenza.
L’incontro si è svolto in un clima di confronto e si è tenuto su un piano squisitamente tecnico con l’obiettivo di fornire alla Giunta Regionale gli elementi e la documentazione che sostanziano la richiesta di applicazione degli articoli 27 e 28 della legge regionali 1 dell’11/1/17 secondo i quali la Regione può intervenire con poteri di controllo, ispettivi e sostitutivi nei confronti del Consorzio; la stessa regione ha l’obbligo di esprimersi sulla ratifica della delibera che formalizza l’esito elettorale del 15 luglio scorso.
La delegazione ha relazionato sulla situazione motivando il perché la Regione debba intervenire su tre diversi profili di irregolarità: sul modo come sono state indette le elzioni, su come si sono svolte il 15 luglio, sullo scenario di incostituzionalità della norma.
Dopo aver ripetuto le ragioni di illegalità e nullità del percorso di convocazione delle elezioni (già oggetto di precedenti comunicazioni alla regione e di querela alla Procura della Repubblica di Matera) la delegazione ha illustrato i numerosi casi di irregolarità nella gestione della giornata del 15 luglio che si stanno raccogliendo nel dossier che si andrà ad aggiungere nei prossimi giorni alle denuncia in Procura. Soprattutto, però, è stato fatto rilevare un elemento tanto inquietante quanto grave: l’assenza totale di elementi terzi nella verifica delle operazioni elettorali oltre che nel processo di presentazione delle liste.
“Quando ci sono delle elezioni in un Ente Pubblico come un Comune, per esempio, i Presidenti di seggio sono nominati dalla Prefettura, cosi come vengono istituiti organismi di controllo (terzi appunto) presso i tribunali. In questo caso il Commissario Avv. Musacchio (che dieci giorni prima del voto ha perso la funzione superpartes essendo già stato nominato con delibera regionale come rappresentante nell’assemblea del Consorzio) ha nominato i Commissari e le Commissioni elettorali” ha sottolineato la delegazione, preannunciando anche su questo ulteriore elemento di denuncia nelle sedi adeguate e spiegando che nella giornata di ieri è stata prodotta istanza formale di accesso agli atti per avere contezza di tutti i verbali elettorali e dei documenti relativi alla gestione delle operazioni di voto.
Per ultimo, la delegazione si è soffermata sulle questioni di incostituzionalità della norma dichiarata dalla Corte Costituzionale a partire dall’accoglimento dei rilievi del TAR di Basilicata su parte dell’articolo 33 della legge istitutiva del Consorzio Unico. Se quel pronunciamento mette la parole fine alla legge minando alla radice la legittimità stessa del Consorzio, vi sono diversi altri motivi di incostituzionalità che nelle prossime settimane saranno sollevate dal movimento stesso.
L’Avvocato Melidoro ha annunciato che, fra le altre iniziative in corso, vi è la preparazione di un Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica che punta ad evidenziare diversi altri profili di illegittimità e incostituzionalità della legge regionale e del modo come è stata apllicata.
I dirigenti della Regione Basilicata hanno registrato con interesse le argomentazioni esposte dalla delegazione del Movimento Riscatto che si è impegnata a fornire un articolato documento. Essi hanno assicurato anche a nome della Vicepresidente Franconi che verranno messe in atto tutte le procedure di verifica ed ogni passo teso tti gli elementi ai fini delle decisoni necessarie.
Nicola Manfredelli e Gianni Fabbris nella conferenza stampa che è seguita all’incontro hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “Bene l’avvio, finalmente, dell’interlocuzione con la Regione come stiamo chiedendo da tempo. E’ ora che la politica dica la sua su questa delicata vicenda, non può rimanere in siolenzio. Lo deve fare la giunta regionale ma lo deve fare anche il Consiglio Regionale che ha il potere legislativo e che è chiamato a cambiare urgentemente una legge che ha approvato e che mostra, alla prima prova dei fatti, evidenti problemi di merito. Abbiamo chiesto una audizione urgente al Presidente della III Commissione del Consiglio Regionale, Vincenzo Robortella, da cui attendiamo risposte in tempi brevi. Non è possibile che, mentre divampano le polemiche, la stragande maggioranza delle organizzazioni agricole si esprime contro il modo come sono state gestite le elezioni e contro la stessa norma, la politica (maggioranza e opposizione) tacciono. Le forze politiche nulla hanno da dire sul fatto che per un Ente cosi importante (il più grande ente pubblico/privato del Mezzogiorno in agricoltura) sia andato a votare un migliaio di aventi diritto su 35.000 con una legge dichiarata incostituzionale e su cui pendono denunce e ricorsi?”

Elezioni Truffa al Consorzio di Bonifica di Basilicata – Incontro in Regione e Conferenza stampa il 24.7.18

La politica regionale esca dal pasticcio delle elezioni truffa al Consorzio e faccia il suo dovere
Riscatto, LiberiAgricoltori, Altragricoltura e UCI Basilicata non sono mai stati complici di decisioni che altri hanno condiviso
Martedi 24 luglio incontro in Presidenza a Potenza ed alle 11 conferenza stampa di fronte alla Regione


RISCATTO
Altragricoltura, LiberiAgricoltori, UCI Basilicata

23 luglio 2018, com. stampa – Matera
Domattina 24 luglio 2018 alle 9,30 presso la Presidenza della Regione Basilicata in Via Anzio si terrà l’incontro richiesto da Riscatto, Altragricoltura, LiberiAgricoltori e UCI Basilicata per consegnare alla Regione i documenti e le argomentazioni per cui le elezioni al Consorzio di Bonifica di Basilicata che si sono tenute illegittimamente il 15 luglio scorso vanno annullate urgentemente. Il Movimento Riscatto sottolinea come l’annullamento delle elezioni sia un atto dovuto da parte della Regione che ai sensi degli articoli 27, 28 e successivi della legge regionale n.1 dell’11 gennaio 2017 ne ha il potere e il dovere.
“Un atto dovuto per tre diversi motivi: per le denunce che abbiamo presentato sulle irregolarità e illegalità messe in atto dal Commissario Musacchio nel percorso di convocazione delle elezioni stesse e per come è stata gestita la giornata elettorale il 15 luglio scorso, perchè la sentenza della corte costituzionale affossa irremidiabilmente lo stesso impianto della legge costitutiva che ha dato origine ad elezioni evidentemente illegittime e, soprattutto, perché sul piano politico la Regione non può che registrare il fallimento di un percorso che ha portato a celebrare un atto contro gli interessi dei cittadini e degli agricoltori e la legge va profondamente riformata” hanno dichiarato Gianni Fabbris e Nicola Manfredelli.
“La riunione del 24 luglio offre alla Regione, che è chiamata a ratificare l’esito elettorale, l’occasione per ricondurre la vicenda sul piano della trasparenza e della democrazia riparando a forzature e distorsioni che, se fossero avallate, portebbero le istituzioni regionali nel discredito nazionale” ha sottolineato Fabbris confermando che, all’indomani della pubblicazione della delibera con cui il Consorzio pretenderebbe di certificare l’esito della truffa elettorale, ha provveduto a fare richiesta di accesso agli atti per avere copia (nel dettaglio) dei documenti relativi ai risultati elettorali di ogni singola sezione, alle relative certificazioni ed ai verbali sottoscritti. Questi documenti saranno parte della integrazione della denuncia alla Procura della Repubblica per cui è pronto un dossier sui numerosi casi di irregolarità e di impedimento al voto registrati ai seggi durante la giornata del 15 luglio scorso.
“Se la modalità con cui è stato gestito l’iter elettorale è illegittimo (messo in atto per impedire il voto ai singoli e la stessa presentazione di liste), è ormai chiaro che tutto l’impianto della norma va rivisto e va ridiscusso con gli attori sociali e i cittadini con percorsi trasparenti e di reale coinvolgimento. Meno del 4% degli elettori è andato a votare per un Ente che, secondo la Regione, dovrebbe assumere tutte le funzioni dei tre disciolti e ampliare le proprie competenze assumendo compiti delicati come quelli della forestazione. Un Ente elefantiaco che perderebbe (come sentenzia la Corte Costituzionale) il suo rapporto con l’utenza, le comunità e il territorio  per diventare uno dei più grandi Enti pubblico/privati del Mezzogiorno. Un Ente che si definisce “di diritto pubblico a base associativa” ma per cui è legittimo chiedersi quale siala base associativa se un migliaio di persone hanno votato su 35.000?” dichiara Gianni Fabbris, aggiungendo “La Regione si fermi e faccia il proprio dovere annullando le elezioni, prima che la magistratura (cui comunque ci stiamo rivolgendo) decida per la politica; per una volta dimostri di essere all’altezza di quel compito che non ha saputo assolvere scrivendo una legge incostituzionale”.
“Quanto, poi, alle responsabilità” dichiara Nicola Manfredelli “sia chiaro. Le decisioni assunte nel Tavolo Verde (il tavolo di concertazione fra la Regione, la Coldiretti, la Cia, la Confagricoltura e la Copagri) hanno visto l’UCI Basilicata contraria come dimostrano i verbali delle audizioni in Commissione Regionale, mentre Altragricoltura e LiberiAgricoltori non sono mai stati consultati pur avendo da sempre pubblicamente espresso critiche molto forti. Dunque sia chiaro: ognuno ha le proprie responsabilità e noi, che da sempre siamo stati contrari, abbiamo quella che ci viene dalla coerenza di impedire l’ennesimo sopruso contro gli agricoltori e i cittadini lucani”.
Al termine dell’incontro presso la Presidenze della Regione Basilicata alle ore 11 di fronte all’ingresso stesso in Via Anzio, la delegazione terrà un incontro con la stampa per riferire e per diffondere il dossier sul consorzio di Bonifica. La stampa è invitata

Le Elezioni truffa al Consorzio di Bonifica si trasformano in una farsa tragicomica. La Regione, con cui ci incontriamo il 24, intervenga

Movimento Riscatto, Altragricoltura, LiberiAgricoltori, UCI Basilicata

Le Elezioni truffa al Consorzio di Bonifica si trasformano in una farsa tragicomica. La Corte Costituzionale stronca alla radice la natura del Consorzio Unico. La Regione, con cui ci incontriamo il 24, intervenga prendendo atto del fallimento. Primo atto urgente: annullare le elezioni e ricostruire un clima di confronto.

Consorzio di Bonifica di Basilicata. La Coldiretti gioisce perché pensa di aver di nuovo messo le mani sul malloppo. Illusi!

“Poco più di mille persone hanno votato a fronte di oltre 30.000 aventi diritti al voto. La Coldiretti si accontenta del fatto che l’80% di quelli che hanno votato la hanno indicata nelle urne e grida trionfalmente alla vittoria rivendicando che questo significherebbe che la Coldiretti rappresenta l’80% degli agricoltori lucani. Ridicolo e poco arguto (titpico dell’arroganza di chi non riflette prima di parlare)!” dichiara Gianni Fabbris, osservando: “Se seguissimo questo ragionamento potremmo dire facilmente che oltre 30.000 elettori hanno seguito le nostre indicazioni di non andare a votare o di annullare le schede e, dunque, che noi rappresentiamo oltre 30.000 agricoltori e cittadini e loro circa mille. L’arroganza di queste dichiarazioni fa il paio solo alla presunzione di impunità di chi ha fin qui gestito il potere e pensa che i cittadini lucani e gli agricoltori sopportino in eterno l’anello al naso. Ci chiediamo cosa aspettano le altre organizzazioni professionali agricole a dare un segnale di dignità. I cittadini possono non avere ancora chiaro quale è l’intreccio perverso fra la Coldiretti e il potere politico (qualsiasi forma esso assuma, qualsiasi partito o coalizione lo rappresenti) ma loro, CIA, Confagricoltura, Copagri e le altre organizzazioni professionali,  lo sanno bene! Cosa aspettano a prendere le distanze dal malaffare?”
Queste le dichiarazioni con cui Gianni Fabbris, coordinatore nazionale di Altragricoltura e del Movimento Riscatto, ha commentato le irresponsabili e tracontanti dichiarazioni dei dirigenti della Coldiretti a commento del misero risultato elettorale con cui si chiudono le elezioni truffa tenute domenica 15 luglio in  Basilicata per eleggere l’assemblea del Consorzio di Bonifica di Basilicata. Le dichiarazioni di Fabbris sono venute all’indomani della riunione, tenuta ieri 16 luglio a Matera presso la sede di Altragricoltura – Casa degli Agricoltura, in cui il Movimento Riscatto ha deciso le prossime iniziative perché venga sancita dalle istituzioni la nullità delle elezioni che il Commissario Avvocato Musacchio ha voluto comunque tenere nonostante le denunce e le evidenti irregolarità e illegittimità.
Questi i passaggi decisi nella riunione:
– richiesta urgente al Consorzio di Bonifica di accesso agli atti per avere contezza e documentazione sui risultati del voto, sulle procedure e i verbali utilizzati e sulla documentazione probante che escluda possibili brogli;
-richiesta al Consorzio di Bonifica dei dati e della documentazione probante per sezione elettorale delle verifiche se sia stato raggiunto il quorum previsto per legge;
– integrazione della denuncia alla procura della repubblica (cui sono state già documentate le numerose irregolarità nell’iter di convocazione delle elezioni) con ulteriori atti che documentano le illegalità e irregolorità per il modo con cui sono state gestite le elezioni stesse; in  particolare viene depositatao alla Procura della Repubblica un documento che denuncia (con dati riferiti alle circostanze, ai nomi e cognomi di persone coinvolte) di diverse fattispecie di possibili reati ed alla circostanza per cui si denuncia l’assenza completa di misure e procedure di garanzia sulla imparzialità delle elezioni (chi può garantire chi ha votato e come? chi garantisce che le schede presenti nelle urne siano effettivamente quelle dichiarate? dove i verbali e le firme? ecc..)
– la predisposizione di un Ricorso alla Presidenza della Repubblica sulle modalità di convocazione e di tenuta delle elezioni
– la richiesta alla Regione Basilicata di intervento urgente perché ai sensi degli articoli 27, 28 e successivi della legge n.1 dell’11 gennaio 2017 la Regione intervenga sospendendo dopo aver effettuato l’ispezione di legge, previo incontro con gli scriventi.
In particolare il Movimento Riscatto si rivolge oggi alla Regione Basilicata che non può rimanere muta di fronte ai gravissimi problemi segnalati anche da altre organizzazioni e non può in alcun modo astenersi dall’intervenire; per questo l’incontro formale con la Vicepresidente Franconi e l’assessore Braia è decisivo per capire le relai intenzionei della Regione Basilicata.
Il Movimento Riscatto annuncia, infatti,  di aver fatto richiesta di incontro alla regione Basilicata (Vicepresidente Franconi e Assessore Braia) e di audizione alla III Commissione della Regione stessa per il tramite del Presidente Robortella di incontro perchè la Regione Basilicata (Giunta e Consiglio) assumano la responsabilità che devono e dicano, finalmente, una parola sulla indecorosa figura che le istituzioni lucane corrono il rischio di fare per il modo come sono state convocate e gestite queste elezioni truffa.

“La tracotanza e l’arroganza della Coldiretti di fronte a questa tornata elettorale sono inqualificabili e irresponsabili e fanno il paio solo alla presunzione di impunità con cui il potere è stato fin qui gestito in Basilicata. Proprio loro che hanno espresso negli anni scorsi i Presidenti dei tre consorzi di bonifica, oggi, non possono dichiararsi verginelli e devono, anzi dare conto Se i cittadini non lo hanno chiaro, la Coldiretti è il Potere e la consociazione con la politica, quello che ha gestito fin qui i Consorzi di Bonifica e il grande business della gestione finanziaria delle risorse comunitarie. Una gestione che ha arricchito pochi (fra questi molti funzionari nascosti dietro le sigle sindacali) e impoverito i più. Se oggi gioiscono è perché pensano di aver di nuovo messo le mani sul tesoretto potendo elargire prebende, clientele, stipendi ai propi funzionari. Qui perde tutta la comunità lucana e le stesse istituzioni fanno una figura meschina. Per questo ci rivolgiamo ancora una volta alla Regione Basilicata che può e deve (articolo 27, 28b e successivi della legge regionale n. 1 dell’11/1/18) intervenire per salvare l’onore e la reputazione di tutta la comunità lucana”, ha dichiarato Gianni Fabbris

L’ombra lunga sulle elezioni in corso al Consorzio di Bonifica.

Il pasticcio indecoroso delle elezioni farsa al Consorzio di Bonifica. Ora spuntano le doppie liste per votare. Il modo come il Consorzio sta gestendo le elezioni è imbarazzante e getta discredito sulle istituzioni e l’onorabilità dei lucani. Chiediamo formalmente un incontro con il Vicepresidente Dott.ssa Flavia Franconi ed all’Assessore all’Agricoltura Luca Braia. Pronti i ricorsi
MOVIMENTO RISCATTO
Altragricoltura, LiberiAgricoltori, UCI Basilicata
com. stampa – 15,07,18
Il Movimento Riscatto, denuncia che ai molti motivi di irregolarità e nullità nella gestione delle elezioni che il Commissario del Consorzio di Bonifica non ha voluto sospendere, si  aggiunge il modo in cui in queste ore si stanno tenendo le così dette “Elezioni”. “Dai casi che stiamo monitorando sta emergendo, finora, un quadro imbarazzante diretta conseguenza di regole sbagliate e di una gestione dilettantesca e improvvisata delle elezioni.” Dichiarano Gianni Fabbris e Nicola Manfredelli aggiungendo: “Esprimiamo la nostra solidarietà ai dipendenti ed ai funzionari del Consorzio di Bonifica chiamati a svolgere compiti impropri per cui corrono persino il rischio di denunce per effetto di disposizioni che stanno nella diretta responsabilità delle decisioni del Commissario del Consorzio di Bonifica, Avv. Giuseppe Musacchio. La gestione delle elezioni e la garanzia del corretto esercizio del diritto al voto è un passaggio delicato che non può essere affrontato con improvvisazione e superficialità nelle procedure e nelle modalità attuative. Stiamo monitorando quando sta accadendo, e dichiariamo, fin d’ora, che ai motivi di denuncia alla Procura ed alla Regione che abbiamo già prodotto per le responsabilità del Consorzio sull’iter che ha portato alle elezioni si stanno aggiungendo numerosi altri elementi sul modo stesso come è gestita la giornata elettorale di oggi. Non mancheremo di integrare le denunce con le segnalazioni su quanto sta accadendo e non mancheremo di aggiungere questi ulteriori elementi ai motivi dei ricorsi che faremo alle autorità competenti perché venga riconosciuta la nullità delle elezioni”.
Fra i casi che stanno emergendo se ne segnala uno in particolare:
– nel seggio di Lauria un cittadino (lo stesso Nicola Manfredelli) si è recato al voto ed ha regolarmente votato; dopo aver votato è stato richiamato perchè “ad una successiva verifica su un secondo elenco inviato ieri dal Consorzio” si è scoperto che il cittadino sarebbe moroso di circa 30 euro col vecchio consorzio (morosità di cui lo stesso cittadino non sa nulla); la sede centrale, consultata telefonicamente, avrebbe dato disposizione di annullare il voto (ovvero di aprire l’urna per togliere la scheda già votata) alle ore 15 circa il cittadino li sta diffidando dal farlo dichiarando che nel caso chiamerebbe i Carabinieri. Nell’urna, dunque, c’è una scheda votata illegalmente secondo i parametri del consorzio ma nella piena legittimità secondo l’interpretazione del cittadino (e la nostra). Va, comunque rilevato che, dunque, ci sarebbero due elenchi di aventi diritto al voto di cui uno (aggiornato nei giorni scorsi con le morosità) non è stato prodotto quando il Movimento Riscatto ha richiesto l’elenco ufficiale e per cui Gianni Fabbris ha accusato di falso il Commissario e depositato l’esposto alla Procura della Repubblica. Si conferma, cioè, che era possibile sapere per tempo chi era in regola o meno ma il Commissario non ha provveduto ai propri obblighi.
Oltre questo caso, già di per se assolutamente inquietante, segnaliamo alla stampa che a Villa d’Agri dei cittadini hanno chiamato i Carabinieri perché fosse messo a verbale l’illegittimità della dichiarazione pretesa dal Consorzio per votare e che essi, rifiutandosi, chiedevano comunque di esercitare il diritto al voto.
Segnaliamo anche la circostanza per cui in diversi casi sono state consegnate ai cittadini due schede per votare due volte. A tal proposito si chiarisce che l’articolo 16 della legge regionale n. 1 dell’11 gennaio 2017, ai commi a e b recita:
“1. Ogni consorziato che goda dei diritti civili, iscritto nei ruoli di contribuenza e che sia in regola con il pagamento dei contributi consortili, ha diritto ad un voto.
2. Il consorziato contribuente iscritto quale proprietario individuale in più sezioni esercita il proprio diritto di voto nella sezione in cui risulta maggior contribuente.”
Gianni Fabbris e Nicola Manfredelli: “Stiamo approfondendo le circostanze interpretative che inducono i funzionari del Consorzio a permettere ad alcuni cittadini di votare due volte. L’unico caso in cui questo possa avvenire è che l’elettore sia destinatario di una delega formale autenticata nei modi di legge e depositata dieci giorni prima del voto presso il Consorzio. Chiederemo che tutti gli atti siano sottoposti a verifica per accertare ogni singolo profilo delle procedure applicate ma sottolineiamo quanto abbiamo denunciato in questi giorni: non può essere il Consorzio stesso a vigilare sul proprio operato”.
Il Movimento Riscatto rileva, comunque, l’inesistenza di verifiche anche elementari, registri dei votanti  su cui annotare l’elenco dei partecipanti controfirmati da chi si è recato al voto e, comunque, l’assenza di qualsiasi osservatore superpartes di quanto si sta consumando nella giornata di oggi nei cosi detti “seggi elettorali” (chi potrà verificare quante saranno realmente le schede nelle urne alle ore 21? Chi garantisce che non ci siano brogli o manipolazioni?)
“L’ombra inquietante stesa su queste elezioni si va espandendo e il modo come il Commissario del Consorzio di Bonifica sta applicando le norme (di per se comunque da sottoporre a verifica) getta discredito sulle istituzioni e l’onorabilità della comunità lucana.” Dichiarano Fabbris e Manfredelli, aggiungendo: “Chiediamo al Vicepresidente della Regione Dott.ssa Flavia Franconi ed all’Assessore Luca Braia un incontro urgente. La Regione può e deve intervenire secondo le regole per annullare e riconvocare le elezioni. Ne va della credibilità delle istituzioni regionali che è chiamata ad assumere piena responsabilità politica. Ci ha guidato e ci guida l’idea che la qualità e la trasparenza del passaggio elettorale per l’Assemblea del Consorzio di Bonifica di Basilicata sono la base per una Riforma vera di un Ente cosi decisivo per la nostra comunità ma, anche, il viatico per conferire piena legittimità ai processi di partecipazione fra le istituzioni, i soggetti sociali e i cittadini in una fase cosi delicata per la Basilicata.
La riunione prevista lunedi sera alle ore 18,30 nella sede di Altragricoltura – Casa degli Agricoltori a Matera in Via Collodi 2, raccoglierà tutte le testimonianze su come si sono svolte le elezioni farsa e li comporrà in un dossier denuncia.

Il commissario Musacchio con un comunicato cerca lo scarica barile e conferma le ragioni della nullità delle elezioni al Consorzio

Movimento Riscatto, Altragricoltura, LiberiAgricoltori, UCI Basilicata

Il Commissario Musacchio con un comunicato reticente, cerca lo scarica barile e conferma la nullità delle elezioni.
La Regione fa ancora in tempo a sospendere e ad annullare la delibera di nomina dello stesso Commissario come suo rapprentante nell’assemblea per cui domani si dovrebbe votare, altrimenti lo dovrà fare la magistratura. Bonifichiamoli!

Com. stampa – Roma 14.07.18

Giù le mani dal lavoro contadino. Presidio nell’azienda agricola occupata a Policoro.

Com. Stampa
info: 3466483882

 

Giù le mani dalle nostre terre!
Policoro, 20 marzo 2013 Azienda Agricola occupata di Leonardo Conte e Angela Ergastolo
PRESIDIO CONTRO LO SCIACALLAGGIO DELLE AZIENDE AGRICOLE
e per impedire che la famiglia Conte sia cacciata dalla terra


ore 10,00 Incontro con la stampa per: 
– presentare le iniziative in corso per il rilancio dell’azienda
– lanciare la campagna nazionale di denuncia e di pressione civile
– scongiurare la cacciata dalla terra della famiglia di allevatori e agricoltori 

conte-300x300L’azienda agricola di Leonardo Conte e Angela Ergastolo è stata occupata nel febbraio dell’anno scorso, allorquando avevamo preso atto che nel chiuso di uno studio privato di Matera, qualcuno aveva comprato all’asta per poche decine di migliaia di Euro un valore di oltre mezzo milione di Euro, frutto del lavoro della famiglia Conte. E’ da oltre un anno che difendiamo l’azienda ed il lavoro della famiglia Conte e che continuiamo a proporre a chi ha comprato un gesto di valore morale: quello di fare un passo indietro e di rimettere l’azienda nella disponibilità di chi la ha fin qui lavorata. Abbiamo pubblicamente avanzato più proposte, tutte centrate sull’idea che nelle nostre comunità non ci sia posto per quanti approfittino del lavoro degli altri e, sfruttando la fase di crisi drammatica che stiamo attraversando, cerchino di fare affari sulle difficoltà degli agricoltori. Mentre abbiamo chiesto ai Sindaci di Tursi e Policoro di esercitare una mediazione ed una sollecitazione ad aprire il confronto, abbiamo più volte denunciato come questa crisi che sta colpendo le aree rurali assomiglia sempre di più ad un’economia di guerra e che la solidarietà e il rispetto fra le persone è la prima condizione per evitare la barbarie; per noi il comprare a quattro soldi il frutto dei sacrifici di una vita è un comportamento immorale anche quando è permesso legalmente. Secondo il Sabatini Coletti (vocabolario della lingua italiana), l’azione “...di furto o saccheggio di luoghi e persone colpiti da calamità naturali, disgrazie ecc. o (per estensione) l’azione cinica compiuta a danno di chi è già in difficoltà...” è definita “sciacallaggio“.
Spiegazione che rende bene l’idea di quello che accade nelle economie di guerra, durante i disastri naturali o nelle fasi di crisi economica quando vengono meno le regole etiche della convivenza e della solidarietà nelle comunità e prevale, al contrario, la logica della speculazione e del profitto personale.
Continuiamo a chiedere a chi ha comprato l’azienda all’asta di fare un passo indietro, di aprire un percorso di confronto e di rendersi disponibile ad una soluzione per dare il segno, al contrario, che i principi della solidarietà e della convivenza civile nella comunità prevalgano.
Mentre ad oggi non abbiamo avuto risposte, giovedi 20 marzo, al contrario, con un atto legale, chi ha comprato chiede di poter entrare in possesso dei beni.
Ma oggi, l’azienda di Leonardo Conte non è più l’affaruccio su cui fare la speculazione , è un’azienda in pieno rilancio in cui sono coinvolte centinaia di persone con un progetto di uso sociale e, soprattutto, con la determinazione di difendere un principio morale semplice: la terra è il prodotto del lavoro e dei sacrifici di quanti la lavorano.
Un anno fa è nata l’Associazione Rinascita Lucana, che ha lavorato quelle terre e che domani, giovedi 20 marzo (dalle ore 9,30), terrà la sua assemblea nell’azienda per approvare il piano di investimenti e di rilancio aziendale e per presentarlo alla stampa lucana. In quella occasione la famiglia Conte, renderà noto un appello rivolto a chi ha comprato e che,  consegnato nelle mani dei Sindaci di Policoro e Tursi, diventerà il centro di una campagna nazionale di raccolta firme e di pressione civile.
Alle ore 10 è convocata la Conferenza stampa presso l’azienda di Leonardo Conte e Angela Ergastolo in agro di Madonnelle (in agro di Tursi al confine con Policoro).
Se dovesse venire l’Ufficiale Gudiziario ci troverà in assemblea e ci troverà ad un incontro con la stampa per rendere nota la proposta rivolta a chi ha acquistato all’asta. In ogni caso ci troverà, domani e in futuro, fortemente determinati ad impedire che la famiglia Conte venga cacciata dalle terre che lavorano.
La stampa è invitata alle ore 10 del 20 Marzo 2013 presso l’Azienda di Leonardo Conte – Griglieria Leonardo Fior di Salumi.

Leggi anche:

Crisi agricola: un silenzio assordante. La testimonianza di Leonardo Conte.

L’azienda Conte non passerà di mano, ci stiamo organizzando

Invito il 23 gennaio a Policoro: contro gli sciacalli nel Metapontino

Nasce Rinascita Lucana, prima associazione in difesa della terra e di chi la lavora.

Contro gli sciacalli: prossima tappa a Policoro, stiamo preparando la risposta!

Metaponto: la quiete dopo la tempesta.

meta6Sempre più spesso gli eventi alluvionali e la cattiva gestione del territorio porta conseguenze disastrose non solo per il territorio, le attività produttive ma anche per l’intera comunità. A oltre cinque mesi dagli eventi alluvionali di Ottobre scorso un intero parco archeologico a Metaponto, in provincia di Matera, prosciugato dall’immensa distesa d’acqua, continua ad essere coperto dal fango. A rischio le sue strutture murarie oltre alla perdita di un enorme patrimonio storico e culturale.

Decine gli uomini impegnati per salvare l’antica polis tra i quali l’ingegner Attilio Maurano, alla guida della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata.

Raggiunto telefonicamente in merito alle emergenze archeologiche ed architettoniche del metapontino con il dot. Maurano abbiamo fatto il punto sullo stato dell’arte relativo alla gestione delle risorse che sono state destinate al suo recupero e alla messa in opera dei lavori di ripristino.

Prima però gli abbiamo chiesto un parere circa il verificarsi di questi eventi in maniera copiosa e sempre più ravvicinata.

‘A partire dal 2011, in meno di tre anni, l’intero parco è stato oggetto di ben tre disastri, sintomo, ne è convinto Maurano, ‘che è cambiato qualcosa nello stato dei luoghi. Poi c’è il corso del fiume, fatalmente deviato da una serie di abusi commessi nei due scorsi decenni, che finisce a valle proprio nell’area archeologica, trasformandola in una sorta di vasca di contenimento. Questo è un dato oggettivo su cui riflettere, perchè non possiamo permetterci un’altra emergenza come quella dei mesi scorsi. E’ fondamentale pertanto che il territorio sia messo in sicurezza.”

Nei giorni scorsi, infatti, si è tenuta una riunione generale su invito della Prefettura di Matera tra Autorità di Bacino della Basilicata, Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto e Direzione Regionale dei Beni Culturali presente, con un delegato nello staff del Centro operativo misto, istituito proprio dalla Prefettura. In questo incontro sono state chieste sicurezze proprio sui lavori di ripristino del territorio a partire dagli argini fortemente compromessi del Bradano.

Ci preoccupano”, ci racconta Maurano , “le conseguenze delle alluvioni in generale, in quanto al di là delle risorse economiche e della fatica fatta in questa ennesima occasione, la necessità è quella di investire in interventi strutturali, perchè non ci si può permettere più che comportamenti normali degli uomini, producano conseguenze così tragiche. Nel 2011 abbiamo speso 250mila euro per il ripristino dei luoghi ed anche in questa occasione, anche se sono già state stanziate, grazie all’intervento dell’ex ministro Massimo Bray i fondi per la calamità (400 mila euro), l’entità del danno a cui far fronte è simile. Occorre oggi, quindi, sul fronte dei rimedi strutturali, fare una ricognizione su tutti i mutamenti del territorio negli ultimi dieci anni, perchè qui ci sono danni ripetuti e questo ci preoccupa. Basti pensare che già solo aprendo le paratie della diga di San Giuliano, come pure avviene in caso di emergenza, con 10 metri cubi di acqua al secondo, gli scavi di Metaponto rischiano di allagarsi. L’area si chiama “Pantano” perchè fisiologicamente alluvionale, ma se a questa naturale predisposizione (con cui i Greci hanno sempre convissuto) si aggiungono altre concause, il distastro è fatto.”

Durante l’evento di Ottobre, continua Maurano, scorso la Direzione regionale ha, in prima emergenza, impegnato 25mila euro per la pulizia dei canali all’interno dell’area archeologica. Sì, perchè,” “occorre ricordare che sotto gli scavi il sito è caratterizzato da una falda freatica naturale. Questo ha permesso al sito di Metaponto, a differenza di altri luoghi nazionali investiti da simili catastrofi, di dotarsi, nel tempo, di pompe idrovore, in grado di svuotare questo naturale accumulo che durante l’estate si alimenta anche di acqua marina (30-40%). Grazie all’opera dei Vigili del fuoco e del Consorzio di bonifica di Bradano e Metaponto, ad Ottobre, con sette idrovore al lavoro in sei giorni, l’area archeologica è stata interamente svuotata. Dopo le pulizie più profonde nell’alveo degli scavi, invasi da circa 100mila metri cubi di acqua e fango, si dovrà verificare l’entità di eventuali danni ai monumenti ancora presenti (ndr visto che molti sono stati già trasferiti nell’area museale dopo l’alluvione del 2011). E’ chiaro che il materiale fangoso asciutto e attaccato alle pareti antiche di millenni, dovrà essere scrostato attraverso una campagna di scavi; servirà personale specializzato, per non disperdere fatalmente ciò che non può più essere recuperato.”

Queste motivazioni hanno indotto la Direzione Regionale a indirizzare parte delle risorse economiche per la solo pulitura degli antichi canali greci preesistenti.

Non sono stati messi ancora in opera lavori di rimozione del fango dalle strutture murarie, ossia, le operazioni di pulizia grossa, attraverso la rimozione della melma che ricopre i monumenti per circa un metro e che rischia di intaccare le malte, utilizzate negli anni scorsi per tenere insieme i muretti e l’area perimetrale dell’Agorà (ndr).

L’intervento di restauro infatti, è un intervento manuale affidato al lavoro dell’uomo che può, anche se realizzato da professionisti, produrre danni sulle strutture in quanto, la rimozione del fango che è meccanica, può portare all’asportazione di materiale lapideo. E’ fondamentale quindi che queste operazioni delicatissime siano effettuate nel momento in cui avremo la sicurezza che il territorio circostante, tenuto conto anche che siamo a Marzo, sia oggetto di interventi strutturali destinati al suo ripristino affinchè non si ripetano nuovamente fenomeni di questa natura e entità.”

Sappiamo infatti, che ogni azione umana o ogni evento naturale contribuisce a lasciare una traccia sul monumento e a seconda che siano effetto di un evento naturale o di un’azione umana, possono comportare accumulo o asporto di materiali rispetto alla situazione preesistente. Mentre la traccia di accumulo costituisce un’unità stratigrafica positiva, la traccia di asporto rappresenta un elemento negativo alla storia del sito. Occorre quindi che i restauri vengano realizzati con estrema parsimonia e in condizioni di sicurezza.

Abbiamo inoltre chiesto al dottor Maurano se ritiene che i fondi ottenuti per calamità destinati dal Ministero siano stati sufficienti.

Maurano ha detto di ritenersi soddisfatto perchè l’ambizione della Direzione Regionale era stata inizialmente solo quella di richiedere le somme anticipate in primo intervento.

Il ministero per i Beni culturali infatti, attraverso l’impegno dell’ex ministro Massimo Bray, ha destinato al metapontino una somma pari a 400mila euro, che si aggiunge ai 250mila destinati dalla Dirigenza regionale per i Beni culturali ed ai 200mila già ripartiti dalla Regione Basilicata. In tutto 850mila euro.

Speriamo di restituire presto il parco archeologico alla comunità se non nella sua totalità, almeno in parte, rendendo la parte ancora non pulita comunque visibile attraverso transenne o sopraelevazioni di ponteggi”

Maurano ci ha anche dato delucidazioni circa il nuovo decreto del Ministero che stanzia la somma di 135 mln di euro a favore del Mezzogiorno ma dalla quale risulta esclusa la Basilicata.

Maurano ci spiega che in questo provvedimento la Basilicata non è stata contemplata perchè non rientrava nella rimodulazione dei fondi europei POIN 2007/2013 fatta da Barca quando era ministro della coesione territoriale.

Quindi si tratta di interventi già previsti dal 2012 e adesso cantierabili. Questo ovviamente non toglie nulla al fatto sia opportuno non abbassare la guardia e stare attenti che nella prossima programmazione dei fondi europei la Basilicata ci sia.”

Ci auguriamo che gli Enti interpellati in sinergia con la Soprintendenza ai Beni Archeologici mantengano fede alle promesse date e che questo porti presto l’intera area archeologica metapontina ad essere nuovamente fruibile.

Foto del Parco archeologico sommerso dal fango:

In Basilicata, tre sono i potenti: il Re, il Papa e chi non ha niente!

“Tre sono i potenti: il Re, il Papa e il pezzente, ovvero chi non ha niente.”

re-nudo

Spesso, questo detto lo senti dire, a conclusione di un fatto, nazionale o locale, politico o sociale, personale o generale, ed esprime la saggezza e l’animo delle persone della Basilicata.

I primi due, il Re e il Papa, sono il simbolo di Potenza di chi è al comando, mentre il terzo, il pezzente, è colui che non possedendo assolutamente nulla, non ha niente da perdere, di conseguenza è altrettanto potente. Spesso, il pezzente rappresenta quelli che riescono, con i loro comportamenti, a contestare, ad andare controcorrente o a non avere paura di trasgredire “le regole imposte” per comodità o per beneficio soltanto di alcuni, proprio perché non possiede nulla.

Il resto del popolo è la massa che, anche se ha studiato, non riesce ad avere una capacità critica o, se la possiede, non ha coraggio di esprimerla, perché non vuole contestare “il potere”, per paura di perdere quello che ha raggiunto (non mi riferisco solo ai beni materiali). Paura che, invece, il pezzente non ha e non potrà mai avere.

“Oggi, in Basilicata non abbiamo niente” – ad affermarlo autorevoli personalità della politica lucana e non un pezzente qualsiasi.

“Allora se non abbiamo niente siamo potenti?”

Secondo me, la strada per raggiungere la vetta è lunga e piena di difficoltà! Non basta non avere niente per essere potente. Anzi, in Basilicata si diventa un potente magnate solo con un’attenta pianificazione, con l’utilizzo razionale delle risorse e tenendo conto delle esigenze dei cittadini. Per diventare potente ci vuole qualcosa. Ma cosa?

“Facile,le trivelle!”

Le trivelle producono soldi. I soldi servono. È una questione di sopravvivenza. Con i soldi della valle riusciremo a mantenere l’intera regione. Con i soldi delle trivelle non ci arricchiremo di certo, ma riusciremo a coprire almeno i mancati trasferimenti dello Stato, uno dei tre potenti.

Questa comunità è stanca di subire e vuole essere lasciata in pace. Con quei soldi potremo pagare gli stipendi di noi tutti e non faremo, quindi, la fine di quel vecchietto che, anni fa, si appropriò in un market di Firenze di una sola scatoletta di tonno, perché aveva fame e che adesso non c’è più.

Si, non c’è più perché è morto.

Quando arrivò la polizia, chiamata dal responsabile del negozio, il cuore del vecchietto si arrestò per un infarto. Il vecchietto era povero, aveva tanta fame ma non pezzente. L’infarto gli fu causato dal dolore di aver perduto la dignità, sua unica ricchezza; un bene raro che i potenti non hanno. La povertà non è né naturale né inevitabile, ma è il risultato di decisioni. La povertà non è solo relativa alla mancanza di risorse, ma soprattutto ai comportamenti e alle scelte di chi detiene il potere.
Ma chi deve compiere le scelte: il Governo degli uomini o il governo delle leggi?
Di fronte alla classica dicotomia tra ‘il governo degli uomini’ e ‘il governo della legge’, intesa come fondamentale distinzione tra i modelli di regime politico, la via intrapresa dalla politica è stata soprattutto quella di cercare la soluzione al problema del miglior regime politico nell’ambito della prima possibilità.
Secondo il “governo dell’uomo”, il problema da risolvere, in questo momento, è la povertà. Non importa se dovrà rimetterci la dignità.
Credo che al fondo di tante riflessioni sulla governance, alle aspettative, alle delusioni, alle mistificazioni, alla retorica, a volte, il giurista legga il dilemma: governo delle leggi e governo degli uomini.

Già, il giurista! Un matematico, uomo di scienza e coscienza, invece semplificherebbe dicendo: “il governo delle leggi sta al governo degli uomini come il manuale di medicina sta al medico.”

In effetti, le istruzioni del manuale sono generiche, ma in assenza dell’esperto occorre affidarsi ad esse, pur essendo consapevoli della loro inadeguatezza.
Se volessimo tentare un difficile e certo discutibile raccordo tra il bene comune (rubo lo slogan agli smacchiatori) e impresa, direi che l’impresa negli ultimi anni ha dato troppo spazio al governo degli uomini, al capo-azienda, alla retorica dell’efficienza manageriale, con un’eclisse del governo della legge, delle norme, delle regole. E ciò in parallelo, ma le mie sono osservazioni grezze, con un mercato (e un’economia) che troppo spesso ha rotto l’equilibrio tra libertà e regole del gioco.
Nel far questo ci si è troppo spesso dimenticati dei limiti, ed anche dei pericoli, da sempre noti come insiti in tale tipo di soluzione del problema.
Con una certa dose di ingenuità si è così creduto che quei limiti e quei pericoli potessero essere scongiurati attribuendo ai rappresentati del popolo sovrano poteri che secondo i fautori del ‘governo della legge’ avrebbero ecceduto ogni reale possibilità di controllo.
Tale credenza è stata indubbiamente favorita dal declino della tradizione del diritto naturale, dall’affermarsi della convinzione che i limiti della legislazione potessero essere soltanto esogeni, e dall’attenuarsi della distinzione tra ‘legge’ e ‘provvedimento amministrativo’.
Non è sempre vero che un provvedimento amministrativo rispetti la legge. Resta la considerazione che sia povero e infecondo colui che scegliendo non ricorre alla memoria, mentre è arido e col fiato corto lo studioso senza consapevolezza della storia e del pensiero da cui viene!
“Io applico la legge dell’Articolo Quinto!”. Questo lo sappiamo. Ma l’articolo quinto non perdona. Posti di lavoro, soldi per tutti in cambio di un buco e di una fastidiosa trivella che durerà solo un anno. Già un anno!
Ma secondo alcuni “autorevoli” studiosi, la morte arriva in un secondo. Un attimo. E in quell’attimo prima puoi concederti al delirio dell’onnipotenza che ti farà sentire forte, anche solo per quel momento. Un bel riscatto no? Ma un anno sono 365 giorni, sono anche 8.760 ore che equivalgono a 525.600 minuti e che, in secondi, sono esattamente 31.536.000. Ciò vuol dire che sono milioni di attimi per sentirsi potenti. Ma i pozzi senza fondo non esistono, lo sanno tutti (o quasi), e quindi il delirio non potrà che durare solo qualche secondo! Posto che i potenti hanno «smarrito il nesso tra cultura e politica» e hanno lasciato la società «alla sua disgregazione», che cosa occorre fare? Forse avvicinarsi ai bisogni delle classi meno abbienti? Uscire dai salotti per scendere nelle strade? Mollare le cattedre e calarsi nei mercati di quartiere? Macché. Ecco il verbo di chi non ha niente. Occorre «superioritas». In effetti, Egli ha vinto le ultime elezioni con il 75% dei voti e gode del consenso dell’intero consiglio (o quasi). “…Quindi decido Io! Nel mio paese non c’è nessun dissenso, nessuna manifestazione. Tutti, o quasi, sono favorevoli alle mie scelte!”
Ma c’è sempre il problema del governo delle leggi, supposto che funzionino! In effetti, il problema è nella loro effettività. È un problema enorme, in parte interno e in parte esterno alle regole. È un problema di incentivi, anzitutto; di sopravvivenza (direbbe chi non ha niente) e qui possiamo essere ancora all’interno della norma. C’è una parte dell’enforcement che è norma stessa, non è un dopo. Ma c’è poi il problema dell’applicazione per il caso che la barriera preventiva dell’incentivo non abbia funzionato. Qui siamo di fronte a un problema più ampio; qui si innesta il discorso sul sistema della giustizia per l’impresa.
Come non prendere in seria considerazione, allora, l’amara constatazione di Hayek, economista e filosofo austriaco, del XX secolo, esponente storico del liberalismo, secondo il quale ovunque, e con mezzi legali, i governi hanno travalicato i poteri loro assegnati dalle costituzioni alla quale si richiamano, e secondo il quale risultato di ciò è stato che «il primo tentativo di assicurare la libertà individuale per mezzo di forme costituzionali è evidentemente fallito»? Possiamo ancora evitare di sottoporre a critica l’interpretazione della democrazia come dottrina secondo la quale la maggioranza può legiferare su ogni materia particolare?
Del resto, i cuori delle masse hanno sempre desiderato riconoscere un’individualità che si facesse portavoce dei loro sogni. Quello che più profondamente colpisce, nel seguire l’andamento di quest’evoluzione, è che, da qualche decennio a questa parte, l’“eroismo” è scaduto a mero significante di furbizia (chi meglio si destreggia nelle maglie di un vischioso sistema impersonale è ‘eroe’!) o, all’opposto, di inettitudine (coloro che soccombono nella pratica, ma non si lasciano morire nell’anima). Lungi da noi l’intenzione di celebrare incondizionatamente il carisma individuale, vorremmo semplicemente restituire all'”eroe” il valore di un agire che, nel bene e nel male, ha inciso profondamente sul corpo sociale e sui sistemi politici: nel bene, come sopravvivenza resa alla collettività, nel male come impostura, finzione.
In Basilicata molti sono rimasti delusi dalle scelte incondizionate e unidirezionali della politica degli uomini, dei cosiddetti eroi. Nel frattempo a pagare è l’ambiente. Doveva portare ricchezza e lavoro. La regione nel frattempo è diventata la regione più povera d’Italia.
Non solo, quindi, giudicare la realtà, ma arrogarsi il diritto di decidere a priori per conto di chi guarda, ciò che può e deve essere “compiuto” e ciò che non può né deve esserlo.

Consapevoli delle nostre forze intellettuali, non sarà difficile squarciare “il velo di Maia” delle menzogne e degli inganni spesso subiti, ma altrettanto spesso cercati, come palliativi e analgesici della paura e dell’angoscia di vivere.
Anche la morte non è niente. È semplicemente un passaggio dall’altra parte, ma ti consente di sentirsi potente. Quel vecchietto, un secondo prima di morire, avrà pensato: Codardi, ce ne sono solo tre, ma più di tutti l’uomo del niente!

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