Nuova protesta degli allevatori bufalini. Altragricoltura Campania e CICC la promuovono.

L’allevamento bufalino rappresenta, oggi una importante realtà economica, dalle sempre più crescenti potenzialità e che ancora riesce a mantenere un reddito per migliaia di piccole e medie aziende, con il massacro di migliaia di bufale.
Pubblichiamo il comunicato stampa congiunto di Altragricoltura Campania e CICC relativo alla sempre più frequente emergenza che vede parte degli agricoltori campani colpiti da ordinanze che prevedono il totale abbattimento dei capi, facendo scomparire l’azienda indicata come sede del focolaio, senza ricevere alcun indirizzo dalle Autorità Sanitarie di come affrontare il futuro.
Segue pertanto il nostro comunicato stampa.

Allevamenti bufalini. Nuova protesta di Altragricoltura e CICC

E re-iniziata la irresponsabile e approssimata distruzione di massa del settore agricolo unico e strategico del mondo, l’allevamento bufalino e la mozzarella,che ancora riesce a mantenere un reddito per migliaia di piccole e medie aziende, con il massacro di migliaia di bufale.
Mi è giunta questa mattina la drammatica telefonata di un allevatore che insieme ad altri 4 ha ricevuto l’ordinanza del totale abbattimento dei capi, facendo scomparire l’azienda indicata come sede del focolaio, senza ricevere alcun indirizzo dalle Autorità Sanitarie di come affrontare il futuro. Questo totale abbattimento, ovviamente, è solo una parte del massacro, avviato per tutte le aziende del basso e medio Volturno da settembre scorso.

Tra cani e maiali, tutte le irregolarità negli allevamenti nell’attività del NAS di Treviso

Pubblicato su Geapress (leggi articolo originale)

GEAPRESS – In tutto 62 controlli, portati a termine anche con l’ausilio di misure cautelari in favore degli animali. Il valore dei sequestri è comunque ingente, circa un milione e quattrocentomila euro.

Nel veneziano, le operazioni sono state 16. Interventi conclusi anche con il sequestro di una stalla che avrebbe presentato irregolarità e carenze dal punto di vista tecnico e sanitario. Inoltre, le capre presenti erano prive del marchio auricolare per l’identificazione.

Fiera della pastorizia, istituzioni assenti

pubblicato su: Il Centro Teramo (vedi articolo originale)

«Il governo regionale non presta attenzione alle problematiche della zootecnia tanto che i rappresentati della Regione Abruzzo e della Provincia di Teramo non hanno neppure partecipato all’evento». E’ questa la considerazione emersa nel corso dell’incontro tra i rappresentanti delle istituzioni e i pastori durante la 155esima edizione della fiera della pastorizia che si è svolta sabato 6 e domenica 7 luglio a Piano Roseto di Crognaleto. Quasi 13 mila persone hanno potuto godere di vari appuntamenti con la musica e con i canti tradizionali e con i prodotti tipici. Durante l’evento, organizzato dalla Pro loco di San Giorgio e coordinato da Antonio Campanella, sono stati premiati 83 allevatori. I produttori presenti sono stati 55, 15 le pro loco della montagna teramana. La Camera di commercio di Teramo, in collaborazione con i sindaci dei comuni montani, ha espresso la volontà di sostenere lo sforzo di quanti decidono di continuare a investire e lavorare in montagna.

Prospettive dell’allevamento del suino di razza sarda

Pubblicato su sardegnaagricoltura.it (vedi articolo originale)

Un’analisi condotta da Laore su un campione di cinque aziende, evidenzia come, l’allevamento di questa razza, se finalizzato all’ottenimento di produzioni di qualità con una specifica connotazione territoriale, può rappresentare una valida forma di integrazione al reddito, soprattutto nelle aree marginali.

Orrore nell’allevamento. Cavalli morenti ed altri in decomposizione sepolti con lo sterco

fonte: geapress (vedi articolo originale)

Una segnalazione precisa quella pervenuta alcuni giorni addietro al numero verde di emergenza ambientale 1515 del Corpo Forestale dello  Stato. Un presunto caso di maltrattamento in una frazione di Bettona (PG), subito verificato da una  pattuglia  del Comando Stazione Forestale di Perugia.

Secondo il comunicato del Corpo Forestale dello Stato, quanto si è palesato agli Agenti giunti sul posto, era abbastanza evidente.  Ipotesi di maltrattamento per  tre  cavalli ed  un capra gravida di razza camosciata ed il decesso di una seconda capra e di cinque cavalli, due dei quali sarebbero stati rinvenuti occultati nello sterco.

Una situazione che, sempre secondo la Forestale, avrebbe evidenziato le critiche condizioni psico-fisiche in cui versavano gli animali ancora in vita, oltre che la possibile  allerta igienico-sanitaria dell’area. Questo soprattutto per l’avanzato stato di decomposizione delle sei carcasse animali. Immediata, a questo punto, la richiesta di intervento fatta pervenire al Medico Veterinario  della  USL Umbria 1 ed  al Sindaco di Bettona  in  qualità di Autorità Sanitaria locale.

Dal sopralluogo congiunto, i Veterinari hanno rilevato come la morte degli animali sia sopraggiunta in momenti diversi. Dai tre ai dieci giorni antecedenti.

Gli animali, secondo le prime risultanze investigative, sarebbero stati rinchiusi in box angusti, immersi nelle loro deiezioni fino ai garretti, senza fieno né acqua.   Il paradosso, commenta la Forestale, è che di fronte a loro vedevano un prato, in questo periodo peraltro verdissimo. A separarli dalla salvezza una precaria barriera, per loro insormontabile, ma banalmente apribile dall’uomo.

Non a caso due dei tre cavalli sopravvissuti erano gli unici lasciati all’aperto ed il terzo, segregato in un box condiviso con la carcassa di un suo simile, è quello trovato in condizioni, non solo fisiche, più gravi. A detta dei Medici Veterinari, potrebbe infatti aver subito danni neurologici. Questi sarebbero dovuti sia allo shock subito, cui la notoria sensibilità degli equini, ma anche per i probabili  urti subiti dall’animale nel tentativo di sottrarsi alla sua “cella”.

Appena rintracciato, il proprietario e detentore degli animali è stato immediatamente identificato. Sono state così contestate  le ipotesi di reato-delitto di cui agli artt. 544bis e 544 ter C.P., oltre al sequestro penale sia dell’area, sia degli animali superstiti (tre cavalli e una capra), affidati a struttura idonea.

Il più provato dei tre cavalli, è stato affidato alla Clinica Chirurgica della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Perugia, al fine di valutarne meglio le condizioni.

Previa Ordinanza Sindacale contingibile urgente, il Personale del Corpo Forestale dello Stato ha  curato anche le non agevoli operazioni di rimozione e smaltimento, mediante impresa specializzata, delle carcasse animali. A coadiuvare nelle operazioni anche il personale del Comune di Bettona nonché della proprietà del mezzo meccanico messo a disposizione dal Comune, per l’occasione rappresentato dal Geom. Papalia. Prima che il Corpo Forestale sottoponesse l’area a sequestro penale, la USL Umbria 1 ha sottoposto il sito a bonifica mediante disinfezione.

Il Comando Stazione Forestale di Perugia approfondirà le indagini di P.G. non escludendo la possibilità di rinvenire ulteriori resti animali interrati, nonchè la eventuale irregolarità edilizia delle strutture di ricovero.

L’Associazione mantovana allevatori punta sulla genomica

fonte: Teatro Naturale (vedi articolo originale)

È una zootecnia a due velocità quella che descrive il presidente dell’Associazione mantovana allevatori, Alberto Gandolfi, nel corso dell’assemblea annuale, questa mattina a Tripoli di San Giorgio (Mantova), alla presenza di due nuovi protagonisti della scena: Pietro Salcuni, presidente dell’Associazione italiana allevatori, e Gianni Fava, assessore all’Agricoltura e all’agroalimentare della Regione Lombardia.

Sul versante produttivo tiene il comparto lattiero caseario, pur con l’incognita del calo dei consumi interni, mentre soffre la zootecnia “pesante”, suinicoltura e carne bovina.

Problemi che pesano sulle imprese zootecniche, strette sempre di più nella morsa della burocrazia, del benessere animale, della sicurezza alimentare. Requisiti, questi ultimi, imprescindibili per la commercializzazione dei prodotti agroalimentari di qualità.

“La zootecnia è alle prese con vecchie e nuove emergenze – spiega il numero uno dell’Apa di Mantova, Alberto Gandolfi – dalla Direttiva nitrati alle aflatossine nel mais, all’articolo 62, un provvedimento nato per sostenere gli anelli più deboli della filiera e che invece ha avuto un impatto negativo sui cicli di allevamento”.

Aspetti che pesano negativamente, come la difficoltà di accesso al credito, ma che non frenano l’attività dell’Associazione mantovana allevatori, senza dubbio una delle migliori d’Italia, come ha riconosciuto lo stesso Salcuni.

“Il taglio dei finanziamenti alle Apa – prosegue Gandolfi – ci ha obbligato ad un percorso virtuoso per contenere i costi e riorganizzare al meglio le risorse umane, rilanciando sui servizi agli allevatori”. Così, di fronte ad un trend che vede il numero di stalle diminuire, l’Apa di Mantova mette a segno un record, legato al numero di vacche da latte in selezione, arrivato oltre quota 108mila capi e con una linea positiva. “Solo nel 2010 – afferma Gandolfi – il numero di capi superava le 100mila unità, in due anni abbiamo registrato l’8% in più”.

Numeri che serviranno a mantenere l’autonomia dell’Apa di Mantova a livello lombardo, dove il disegno di regionalizzazione del sistema allevatoriale potrebbe (ma in altri ambiti regionali) portare ad una fusione.

Sul tema è stato abbastanza chiaro il presidente dell’Aia, Pietro Salcuni, nel suo saluto. “Rispetto ai processi di regionalizzazione, la Lombardia non deve essere troppo preoccupata”, ha infatti assicurato.

La vocazione di Mantova ad essere l’apripista di progetti sperimentali viene accentuata, inoltre, con due iniziative dedicate alla genomica, ultima frontiera della ricerca. Un percorso vedrà l’Associazione di Tripoli collaborare con l’Anafi per la genotipizzazione dei capi femminili e testare le capacità genetiche. Un altro segmento operativo sarà finalizzato alla Banca del genoma sul territorio.

“Attraverso la banca del Dna – auspica Gandolfi – potremo avere benefici immediati sul piano della ricerca, con vantaggi anche di natura economica”.

Prospettive positive per il lattiero caseario. Invitato all’assemblea dell’Associazione mantovana allevatori, Angelo Rossi, promotore di Clal, il portale dedicato al comparto lattiero caseario, ha illustrato andamenti attuali e prospettive per il territorio, partendo da scenari globali. “A livello mondiale si è verificata una diminuzione delle produzioni di latte in Nuova Zelanda e in Europa – osserva il fondatore di Clal – e gli Sttai Uniti al momento non riescono a sopperire alla mancanza di latte della Nuova Zelanda”.

Le condizioni sarebbero dunque positive per una ripresa dei prezzi, segnati già oggi da valori positivi. “Oggi il latte franco partenza dalla Germania – ricorda Rossi – viaggia intorno ai 38-40 euro alla tonnellata”.

Tuttavia, se l’export dell’Unione europea a 27 si mantiene su standard positivi, l’Italia si caratterizza per performance meno brillanti e per importazioni di formaggi duri non Dop per nulla trascurabili e sulle quali forse il sistema deve interrogarsi.

“Sono comunque abbastanza ottimista su quello che è il futuro del nostro formaggio – conclude Rossi – anche se bisognerebbe esportare di più e favorire al massimo la promozione dei formaggi Dop su nuovi mercati, dove il Pil si mantiene in crescita”.

L’attenzione all’export per le produzioni di qualità e la necessità di fare sistema sono stati elementi condivisi anche dai rappresentanti del mondo agricolo, presenti all’appuntamento assembleare. “La ricerca di nuovi mercati – secondo l’assessore provinciale all’Agricoltura, Maurizio Castelli – rappresenta una soluzione positiva per esportare i prodotti del sistema agroalimentare mantovano, che vale il 20% del Pil del territorio e che può contare su numeri interessanti per i prodotti a marchio”.

Sul versante della politica, mano tesa dal deputato Marco Carra, componente della Commissione Agricoltura alla Camera nell’ultima legislatura, al neo assessore all’Agricoltura, Gianni Fava. “Offro a Fava la disponibilità per restituire un nuovo protagonismo dell’agricoltura – dice Carra -. Sono iniziati i triloghi per la riforma della Pac e l’Italia è alle prese con la formazione del governo. Servono ministri dell’Agricoltura competenti e stabili e una politica agricola nazionale”.

La ricetta dell’assessore lombardo, Fava. Non è d’accordo sul ruolo strategico del ministero dell’Agricoltura, invece, l’assessore regionale Fava. “E’ superata l’idea di rafforzare il ministero, non sono d’accordo con Marco Carra – replica -. Bisogna restituire centralità all’agricoltura intensiva e non perdere di vista il settore nel suo complesso, dalla produzione alla trasformazione. Ma se le cinque regioni del Nord producono l’85% del latte italiano, allora il problema non è italiano, è al Nord. E la partita non deve essere sacrificata in una logica di compromesso a livello nazionale con altre produzioni, come gli agrumi o l’olio, per citare esempi passati”.

La battaglia si gioca sui campi delle “esportazioni, dell’agricoltura remunerativa e sul modello intensivo, non sul greening. Le imprese devono poter investire su mezzi e tecnologie, non su quattro siepi”, afferma Fava.

E se la politica nazionale non ha fatto a sufficienza per l’agricoltura, allora si inauguri un dialogo a livello regionale.

“Entro giugno – assicura Fava – la Regione Lombardia anticiperà la Pac agli agricoltori e con Bruxelles manterremo un dialogo costante, per evitare di vedere calata dall’alto una riforma troppo burocratica”.

I Master Breeder. Per la prima volta, l’Associazione mantovana allevatori consegna il Master Breeder alla carriera. “Un Golden Breeder – dice Alberto Gandolfi – che va a Giulio Sereni, suinicoltore, per l’impegno profuso in Apa fin dalla sua nascita, oltre 60 anni fa, con grande slancio, perizia e generosità”.

Gli altri premiati con i Master Breeder, riconoscimento annuale agli allevatori che hanno raggiunto importanti risultati sulla base di parametri scientifici, sono stati: azienda agricola Angelo Gozzi di Viadana (categoria fino a 30 vacche); azienda agricola Piccoli Costantino, Francesco e Luca di Marmirolo (da 31 a 70 vacche); azienda agricola Cabrini Roberto, Alessandro e Matteo di Magnacavallo (da 71 a 120 vacche); azienda agricola S. Antonio di Fabio e Gianni Piva di Casalromano (da 121 a 180 vacche); società agricola Manzoli Marco, Guido e Massimo di Magnacavallo (da 181 a 250 vacche); azienda agricola Casa Nuova di Angelo e Realdo Musa di Casaloldo (oltre 250 vacche).

Gli eletti nel consiglio di amministrazione. Sono stati eletti nel consiglio, per il periodo 2013-2016: Diego Belletti, Fabio Gandolfi, Claudio Casareggio, Roberto Chizzoni, Alberto Cortesi, Lorenzo Donà, Davide Errera, Giuseppe Freretti, Alberto Gandolfi, Kristian Minelli, Tomas Ronconi, Andrea Tosi, Nicola Valenza, Fabio Mantovani, Alessandro Capuci, Gian Luigi Gualdi. Membri di diritto, in quanto presidenti di sezione: Fabio Piva (frisona), Pier Emilio Sbarra (suini).
di C. S.

Sottoscritto accordo di filiera “Born in Sicily”, volto al rilancio della zootecnia iblea

Pubblicato su Radiortm (vedi articolo originale)

E’ stato sottoscritto l’ accordo di filiera sul “Born in Sicily” per tutelare gli allevatori e rilanciare la zootecnia iblea (n.r. Ibleo, nella moderna accezione sta per ragusano, deriva da Ibla, antica città della Sicilia, che oggi corrisponde a Ragusa). E’ stato fatto un passo molto importante per il rilancio di un settore economicamente in crisi ma di fondamentale importanza per l’economia siciliana! Così afferma Orazio Ragusa e ricorda che: “L’accordo di filiera è lo strumento per intervenire concretamente in favore degli agricoltori che, col proprio lavoro e la propria terra, producono beni made in Sicily. Chi far parte del sistema filiera potrà beneficiare di aiuti pubblici o interventi regionali come ad esempio la Legge KM 0, per la realizzazione del catalogo promozionale dei prodotti regionali agroalimentari ed i cui iscritti saranno collegati alla ristorazione ospedaliera, alla refezione scolastica, alle filiere corte e agli altri accordi di filiera sul BORN in SICILY. Sempre all’interno dello stesso accordo viene inserito, continua Orazio Ragusa: il prezzo minimo del latte fissato per 42 centesimi + IVA per il latte bovino e di 80 centesimi + IVA per il latte di pecora.”

Valle D’Aosta – La zootecnia di montagna soffre i ritardi di un concreto Piano di sviluppo

fonte: valledaostaglocal.it (vedi articolo originale)

Nel 2012 in Valle d’Aosta sono diminuiti dell’1,7 per cento gli allevamenti di bovini (le aziende dalla più grande alla individuale più piccola sono in tutto 1.096) anche se sono aumentati dello 0,3% i capi di razza valdostana. I dati sono emersi dal bilancio dell’Associazione regionale degli allevatori (Arev), che è stato presentato questa mattina durante il congresso regionale che si è svolto nella sala congressi della Gran Place a Pollein.

Nel dettaglio, i bovini di razza pezzata rossa sono cresciuti dell’1,66% mentre quelli della razza pezzata nera sono diminuiti dell’1,59%. Per quanto riguarda i caprini i capi in Valle sono circa 5.000, mentre il numero degli ovini è di circa la metà.All’assemblea hanno partecipato circa 200 allevatori, molti dei quali si son detti preoccupati per l’andamento del settore.

“Il problema delle aziende in questi tempi – ha dichiarato il direttore dell’Arev, Edi Henriet – e’ soprattutto economico e non riguarda l’attività in sé ma i risultati complessivi, che sono sempre meno soddisfacenti. Sono necessarie risorse per sostenere la produzione, che è calata, ma soprattutto per migliorarla, altrimenti non c’è futuro”.

Il presidente della Giunta Augusto Rollandin ha ribadito che “i problemi piu’ gravi per il settore derivano dalla redditività, con un grande lavoro a cui non corrisponde un altrettanto grande guadagno, e la sanità, sulla quale sono stati compiuti interventi molto efficaci su alcune malattie quasi del tutto debellate. Certo, possiamo e dobbiamo fare di più”.

Per Gerardo Beneyton, presidente di Caseus Montanus, “le dichiarazioni di Henriet da un lato ci fanno piacere perchè attestano importanti passi avanti a fianco delle aziende agricole per alzare il livello sia della qualità del lavoro sia della razza valdostana, ma ci preoccupano perchè confermano la scarsa valorizzazione della produzione del latte e della fontina. Occorre un’inversione immediata di rotta, per evitare che le peggiori previsioni si trasformino in drammatica realtà”. Beneyton sostiene che “marchiare come fontina tutto il formaggio valdostano non aiuta l’economia valdostana, ma abbassa la qualità del marchio e vanifica gli sforzi di tanti allevatori”.

Dal canto suo l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Isabellon, sottolinea che “Il nuovo Piano di sviluppo rurale, in fase di predisposizione, costituisce un passaggio fondamentale per le aziende agricole e zootecniche valdostane in un momento economico difficile”. Tra i punti evidenziati dall’assessore, ”il mantenimento degli aiuti”, ”la salvaguardia del territorio”, ”assicurare la qualita’ dei prodotti e non appiattirsi verso il basso”, ”valutare il corretto dimensionamento delle aziende”.

”Il 2012 – ha concluso – e’ stato un anno difficile in cui la valle d’Aosta ha patito forti tagli, con il patto di stabilita’ che impedisce di utilizzare quanto si ha in cassa. Ora bisogna guardare al futuro cercando di mantenere una linea sul nuovo Piano di sviluppo”.

20/03/2013 – APICOLTURA MOLISANA: SABATO SEMINARIO TECNICO ALL’HOTEL PLEIADI

Bojano. Seminario tecnico sull’apicoltura sabato prossimo 23 marzo all’hotel Pleiadi di Bojano. L’apicoltura molisana sta infatti crescendo e ci sono giovani che iniziano a investire su questo settore: solo nel 2012 sono nate 5 nuove piccole aziende apistiche. Per il 2013 si prevede un ulteriore incremento delle partita iva dedite al piccolo settore.
In occasione del seminario verrà presentato il nuovo programma formativo dell’associazione che prevede lezioni teoriche pratiche di campo: gli iscritti al corso parteciperanno a lezioni pratiche di apicoltura direttamente in campo tra alveari. Nello stesso pomeriggio si parlerà anche dei prodotti apistici come alimenti per conoscerli meglio; si parlerà anche di tecnica apistica utile in questo avvio di stagione apistica.
Per informazioni ed iscrizioni: http://aramolise.blogspot.com/– aramolise@tiscali.it cellulare 368.3390275. Appuntamento sabato 23 alle 16.

Zootecnia in provincia di Enna: Un comparto in ripresa

da Ennapress (vedi originale)
Scritto da  | March 18, 2013 |
Un comparto in ripresa che può dare molto all’economia provinciale, ma dove c’è ancora molto da fare. E’ quello zootecnico che pare avviarsi dopo anni di “bufera” sanitaria verso una strada di serenità. Il settore zootecnico è di notevole importanza non solo per il comparto agricolo, agroalimentare provinciale dove ne rappresenta ancora oggi con circa il 50 per cento della Produzione Lorda Vendibile quello più remunerativo dell’intero settore ma lo è anche in termini sia si quantità che di qualità. Ad oggi il “parco animali” in provincia di Enna consta di circa 145 mila capi di ovi caprini e intorno a 50 mila di bovini mentre i suini e gli equini sono rispettivamente un paio di migliaia. Inoltre nella zona Nord della provincia di sta sviluppando una interessante attività di allevamento di bufale per la produzione di mozzarelle. Da sempre la zootecnia ha rappresentato il valore aggiunto per gli imprenditori agricoli. E la provincia di Enna è stata da sempre un punto di riferimento nell’isola del settore sia per le razze allevate che per la qualità dei prodotti caseari. Basti pensare che la fiera della zootecnia più antica della Sicilia si svolgeva proprio a Enna facendo segnare 50 edizioni. Ma da qualche anno a causa della mancanza di risorse non la di fa più. Ed a complicare si ci è messa anche la Regione con la chiusura come nel resto dell’isola degli uffici periferici dell’associazione regionale allevatori. Da sempre ad agevolare l’attività zootecnica in provincia è stata anche una condizione pedo climatica molto favorevole. Ma da una decina di anni, epidemie come la Brucellosi hanno di fatto sia sterminato migliaia di capi. Ma da un paio di anni però si è avuta una netta inversione di tendenza e grazie alla sinergia tra l’Asp, Provincia e Comuni, la collaborazione delle associazioni professionali di categoria come Cia, Coldiretti e Confagricoltura e sotto la consulenza dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo gradualmente i focolai della Brucellosi che avevano raggiunto numeri preoccupanti sono stati sensibilmente ridotti circoscrivendo prima successivamente debellando quasi del tutto la patologia si è arrivato al quasi il totale risanamento degli allevamenti tanto che ormai in diverse zone della provincia, si inizia a parlare al ritorno della caseificazione a latte crudo. E già sono una trentina le nuove autorizzazioni rilasciate in tutta la provincia dai vari Comuni per l’apertura di nuovi caseifici in aggiunta alla decina già presenti. Il che significa che c’è ancora tanta gente, anche in un difficile momento economico come l’attuale, pronta a scommettersi nell’attività lattiero casearia. “E’ vero in questi ultimi anni abbiamo ottenuto risultati importanti riducendo notevolmente la percentuale dei capi infetti – commenta – il Dirigente capo del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp Ireneo Sferrazza – ma non significa che ci dobbiamo adagiare anzi paradossalmente adesso viene il momento più difficile. Considerando la particolarità della nostra provincia che è territorio di “transito”, il rischio che possa nuovamente diffondersi è più altro rispetto ad altri territori. Ad ogni modo posso però dire che l’attività da noi svolta in sinergia con la Provincia anche se all’inizio è stata una sorta di “terapia d’urto” ha dato i suoi effetti tanto che da sperimentale è stata presa dall’assessorato regionale alla Sanità come esempio da seguire in tutta la Sicilia. Ma tutto ciò è stato reso possibile grazie alla sinergia con altre istituzioni come la Provincia, i Comuni le associazioni e sopratutto la grande collaborazione della quasi totalità degli allevatori”.

Zootecnia; miglioramento genetico per il bovino pezzato rosso

19/03/2013 17:56Su proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura Rosa Mastrosimone, la giunta regionale ha approvato un’integrazione alle azioni di sostegno al miglioramento genetico del patrimonio zootecnico lucano

AGRAnche i bovini di razza “Pezzata rossa” entrano a far parte del programma di miglioramento genetico del patrimonio zootecnico lucano, che già contempla azioni rivolte al miglioramento genetico negli allevamenti bovini di razza “Chianina”, “Marchigiana”, “Romagnola”, “Limousine”, “Charolise”.
Lo prevede una delibera della Giunta regionale approvata su proposta dell’assessore all’Agricoltura Rosa Mastrosimone. Il sostegno rientra nell’ambito del regime “de minimis” per il periodo 16 ottobre 2012-15 ottobre 2013.
“La selezione e il miglioramento genetico – ha commentato l’assessore Mastrosimone – hanno una significato economico ed assumendo un carattere strutturale in quanto il loro effetto costituisce un salto di qualità duraturo attraverso la progenie. Con il vasto programma già avviato lo scorso anno dal dipartimento Agricoltura attraverso un provvedimento che coinvolge il miglioramento di altri allevamenti – siamo in grado di assicurare un miglioramento strutturale diffuso dell’intero patrimonio zootecnico della Basilicata, per aumentare il valore aggiunto e l’efficienza competitiva generalizzata, preservando la biodiversità e gli equilibri ambientali. Le razze più produttive e perfezionate che oggi possediamo in regione – ha ricordato l’assessore – sono il risultato del lungo e paziente lavoro di generazioni di allevatori, che hanno adottato rigorosi criteri selettivi nella scelta sistematiche degli animali ritenuti migliori e più idonei agli scopi economici dell’allevamento”.

“Giù le mani dalle nostre terre”. Presentato oggi il programma delle iniziative.

conferenzaSe qualcuno pensa di entrare nell’azienda Conte dopo averla comprata all’asta ha fatto male i suoi conti” così ha spiegato in conferenza stampa Gianni Fabbris il messaggio centale affidato alla giornata di martedi prossimo 19 Marzo 2013.

Dopo aver vinto la prima battaglia per evitare di vendere i beni della Cooperativa Agricola di Basilicata di Scanzano Jonico e mentre prosegue il percorso per salvare la CAB definitivamente dal rischio chiusura, l’attenzione della campagna “Giù le mani dalle nostre terre” di Altragricoltura si sposta nelle campagne di Policoro con l’obiettivo di estendersi a tutto il Metapontino.
Sempre più in questi giorni  aziende agricole (ma anche artigiani ed esercenti oltre che a famiglie di lavoratori) a rischio usura o con i beni in vendita  si stanno rivolgendo ad Altragricoltura ed, in particolare, agli sportelli del Soccorso Contadino, per chiedere supporto ed assistenza” continua Fabbris “segnalando una realtà sempre più drammatica di intreccio fra la crisi economica, l’estendersi di rischio usura, le vendite all’asta di beni e il consolidarsi del rischio di presenza di criminalità organizzata in un Metapontino dove manca la prospettiva del futuro e dove le attività economiche, i lavoratori e le famiglie continuano a non avere risposte politiche e istituzionali“.

Crisi agricola: un silenzio assordante. La testimonianza di Leonardo Conte.


“Le aziende agricole stanno morendo ma non è colpa nostra. Il lavoratore onesto non viene incentivato a causa di scelte istituzionali sbagliate  che, anzi,  lo portano spesso a compiere azioni disoneste”. Chi parla non è un uomo politico ma è solo uno dei tanti imprenditori onesti che popola il nostro territorio, Leonardo Conte. La sua azienda collocata tra Tursi e Policoro, è stata messa in ginocchio più volte.

Le cause? Diverse. Superficialità degli organi preposti, cambiamento delle politiche agricole a livello internazionale, usura. Lo scopriamo in questa intervista che abbiamo realizzato per voi. Scoprirete che c’è un’unica parola che viene spesso ripetuta: ‘onestà’.

Leonardo si presenta con la sua aria buona, di uomo riservato e timoroso. Intervistarlo non è per nulla una fatica. Sono poche le domande che mi permettono di conoscere la sua storia e le sue vicissitudini perché Leonardo Conte si racconta emozionando ed emozionandosi.

Basilicata: zootecnia, risarcimento danni fauna selvatica, adeguato prezzario.

Pubblichiamo da: Regioni.it (vedi originale)

Il Dipartimento Agricoltura ha aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica o inselvatichita.

Aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica oinselvatichita. La decisione è stata assunta dalla Giunta regionale di Basilicata su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Rosa Mastrosimone.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi