Grandine. Convocato lo stato di mobilitazione nelle aree rurali di Puglia e Basilicata.

Comunicato Stampa

Convocato lo stato di mobilitazione nelle aree rurali di Puglia e Basilicata
colpite dalla grandinata di questi giorni

“Questa volta non potrà accadere quello che accade da troppo tempo – scrivono congiuntamente il Comitato per la difesa delle Terre Joniche, il movimento Riscatto, Altragricoltura e la Rete dei municipi rurali – le aziende sono devastate. No all’elemosina dopo 7/8 anni. Servono misure vere e la riforma della inutile legge 102/2004”

Ministero Agricoltura, quel sistema informatico da 780 milioni

Pubblicato su Repubblica (leggi articolo originale)

ROMA – Immaginate di avere un’automobile in affitto. Un’automobile che vi costa un sacco di soldi ogni mese, però non funziona. Alle volte non parte, alle volte non frena, non si accendono le luci, o si accendono quando non servono. Insomma un disastro. Ecco, quell’automobile sgangherata assomiglia molto al Sian, il Sistema informatico che del ministero dell’Agricoltura è il cuore pulsante, perché distribuisce 7 miliardi di euro all’anno di contributi europei. Dal 2010 ad oggi sono stati prodotti almeno una decina di dossier, tra relazioni di collaudo, audit interni, perizie legali che dimostrano come il Sian sia un costosissimo colabrodo, un sistema che ha drenato fino ad oggi dalle casse dello Stato la bellezza di 780 milioni di euro. Motivo, forse, per ritoccare i termini del contratto con i privati che lo gestiscono, suggerirebbe la logica. Invece no, anzi. Poche settimane fa, nel pieno del marasma del caso De Girolamo, quel contratto è stato ulteriormente ingrassato, aumentandone la provvigione di altri 90 milioni di euro per il triennio 2014-2016. E il Sian si è rivelato, ancora una volta, per quello che è: una torta che scatena appetiti, e la prima grana che piomba come un macigno sulla scrivania del neo ministro renziano Maurizio Martina.

A CHI VANNO I FONDI DELL’AGRICOLTURA?
A giudicare dalle 62 pagine dell’ultima di queste relazioni di collaudo, certificata dallo studio dell’ingegner Giuseppe Felice e finita nel fascicolo aperto dal pm di Roma Alberto Pioletti proprio sul funzionamento del Sian, di cose che non tornano ce ne sono parecchie. Le superfici dei terreni, ad esempio. Quelle inserite via internet nel sistema dagli agricoltori in molti casi sarebbero diverse da quelle reali. C’è un fienile nel comune di Mistretta di 900 metri quadrati per cui sono stati erogati fondi come se fosse di 2000. Ci sono pratiche per cui il software si accorge di “scostamenti tra le superfici richieste e quelle effettive del 100 per cento”, eppure i soldi partono lo stesso, in automatico. Ci sono società agricole che accumulano penalità di 200 mila euro e ottengono comunque il denaro e ci sono finestre del software in cui un soggetto compare prima come intestatario di 2 fabbricati agricoli, poi all’improvviso di 23. Alla stessa data.

I finanzieri del Nucleo speciale di Tutela Spesa Pubblica, oltre a valutare la relazione di Felice, da mesi passano al setaccio tutti i rimborsi ottenuti dagli agricoltori italiani negli ultimi anni: i risultati di questa maxi inchiesta sono ancora coperti da segreto, ma secondo indiscrezioni ci sarebbero milioni di euro pagati a chi non ha nemmeno un fazzoletto di terra coltivato, a prestanomi di clan mafiosi, a chi ha un garage e lo spaccia per fattoria. E spunta un finanziamento da 50 milioni finito nel nulla.

Quando Repubblica ne diede conto, a gennaio, l’allora ministro De Girolamo si arrabbiò molto promettendo querele e spiegando che l’indagine era partita prima del suo arrivo al ministero (verissimo) e che lei aveva provato ad arginare il fenomeno. Evidentemente il nuovo capogruppo dell’Ncd però dimenticava che una parte, anche consistente, dell’inchiesta riguarda proprio il mal funzionamento del Sian così come testomonia la perizia tecnica di collaudo depositata in procura a settembre.

DA 20 ANNI SEMPRE GLI STESSI
A questo punto bisogna fare più di un passo indietro, per capire la fibrillazione che si provoca nelle stanze del dicastero dell’Agricoltura quando il discorso finisce sul Sian, la banca dati più grande e complessa del comparto agricolo e forestale. Perché da vent’anni a gestirlo sono sempre gli stessi imprenditori privati. Cambiano i governi, ma loro no.

Dal 2007 il sistema è in mano alla Sin, spa partecipata per il 51 per cento da Agea (società del ministero), per il 49 per cento da un raggruppamento temporaneo di imprese Rti: Almaviva è mandataria con il 20,02%, poi ci sono Auselda1, Sofiter2, Telespazio, Cooprogetti, Ibm, Agriconsulting, Agrifuturo. Sono loro, quell’anno, ad aggiudicarsi il super appalto da 1,1 miliardi di euro per gestire il Sian fino al 2016, ed erano loro che avevano fornito ad Agea lo stesso servizio dal 2001 al 2007, riuniti in consorzio sotto il nome “Agrisian”. “Ed erano loro anche prima – si legge nell’esposto alla procura firmato da Ernesto Carbone, ex presidente e amministratore delegato di Sin, deputato vicinissimo a Matteo Renzi – i fornitori di Agea sono stati sempre gli stessi, sebbene in compagnie societarie diverse nella forma, ma immutate nella sostanza”.

Carbone, con il suo esposto, ha dato il via all’inchiesta di Pioletti. Nei pochi mesi in cui è stato amministratore di Sin (da fine aprile 2012 a marzo 2013) ha disposto una consulenza legale su un altro nodo di questa storia, la traformazione da srl in spa della Sin decisa nell’agosto del 2011. Scrive l’avvocato Francesco Carluccio nella relazione finale, anche questa depositata in procura: “Fino a quella data si evidenziava una rigorosa e costante verifica del rispetto degli impegni da parte del Rti fornitore. La conseguenza della trasformazione in spa è stato una sorta di favore nei confonti dei soci privati… la Sin sembra aver impegnato i suoi maggiori sforzi quasi unicamente per aumentare i compesi e i rimborsi agli amministratori”. In altre parole, “peggioramento nella gestione della società” e “aumento ingiustificato dei costi”.

“NON SO NIENTE DI AGRICOLTURA”, E LO NOMINANO DIRETTORE…
E alla Sin che dicono? Per il momento nulla. Anche perché c’è molto imbarazzo. La De Girolamo, infatti, “per portare legalità” aveva nominato come commissario straordinario di Agea il generale della Finanza, Giovanni Mainolfi, il cui nome era rimbalzato più volte nell’inchiesta della P4. E’ sua la decisione, durante l’interim di Enrico Letta all’Agricoltura dopo le dimissioni della De Girolamo, di rinnovare al rialzo il contratto con i soci privati, aumentando di 30 milioni l’anno la provvigione. Tra i primi atti di Mainolfi, anche la nomina di Antonio Tozzi alla direzione generale della Sin. Ruolo delicato, il suo. È l’uomo che deve gestire i 7 miliardi di euro. Ma chi è Tozzi?

Trentacinquenne commercialista di Benevento, su facebook i suoi amici lo definiscono “re della movida locale”, ex fidanzato di Nunzia De Girolamo, di cui è stato portavoce e capo segreteria. Non esattamente un esperto di agricoltura. “Non ho competenze specifiche. Ma per partecipare non erano richiesti requisiti particolari. E’ sufficiente una laurea, poi io sono stato commissario liquidatore e amministratore di alcune aziende. Sì è vero, conosco bene Nunzia, sono un amico di famiglia, ma l’incarico non l’ho avuto direttamente da lei”. Il dottor Tozzi guadagna 175 mila euro lordi all’anno.

… CON CONSULENTE AL SEGUITO
E nonostante la Sin abbia un’area della Direzione Audit e Comunicazione dedicata all’organizzazione della società, con un direttore che percepisce 163mila euro l’anno, e nonostante abbia anche una direzione amministrativa per le questioni finanziarie, con un altro direttore che di euro ne prende 123mila, il primo febbraio è stato stipulato un contratto di consulenza da 43.084 euro con Antonio D’Angelo, il quale dovrà “affiancare il direttore generale nella supervisione degli aspetti amministrativi, organizzativi, finanziari, procedurali della società… che abbia caratteristiche di terzietà che ovviamente non è possibile riscontrare nell’ambito di Sin”.

Una clausola che da sola racconta il clima di veleno e di sfiducia che si respira in azienda e che ha toccato anche lo stesso Carbone, accusato dall’attuale presidente Sin, Francesco Martinelli, di aver utilizzato in modo improprio 23mila euro per spese personali e di rappresentanza. “Tutte falsità”, si difende Carbone.

Di certo c’è che negli ultimi due anni alla Sin hanno visto avvicendarsi 4 presidenti e 5 amministratori delegati. “C’è fortissima preoccupazione per il mantenimento sia del livello occupazionale sia della professionalità dei lavoratori di Sin – dichiara la Rsa Cgil in una nota – confidiamo nel nuovo Ministro De Martina perché il cosiddetto “Collegato Agricoltura”, pur in linea con l’obiettivo di riorganizzazione degli enti vigilati del suo dicastero, tuteli i nostri posti di lavoro insieme con le competenze”. Se il nuovo ministro cercava un punto da cui partire per svolgere il suo mandato, lo ha trovato.

LA REAZIONE DEL MINISTRO
Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha disposto una relazione urgente sulle disfunzioni del Sian, il sistema informativo con cui vengono distribuiti 7 miliardi di euro di fondi della Pac. “Ho chiesto al Commissario di Agea (che controlla la Sin, la società che gestisce il Sian) una relazione urgente con particolare riferimento alle modalità e al grado di efficacia con cui si è provveduto alla gestione del Sian e alle motivazioni che avrebbero condotto all’aumento “della provvigione di altri 90 milioni di euro per il triennio 2014-2016″. Di conseguenza sarà posta in essere ogni iniziativa utile a garantire il rigoroso rispetto delle leggi”.

Agricoltura bresciana: c’è «luce» oltre la crisi

Pubblicato su Brescia oggi (leggi articolo originale)

L’Italia non può immaginare il proprio futuro senza un’agricoltura imprenditoriale forte, che produce reddito e lavoro. Questo il messaggio lanciato ieri da Francesco Martinoni, presidente dell’Unione Provinciale Agricoltori di Brescia, ai soci riuniti come ogni anno alla Camera di Commercio per l’assemblea generale. Un appuntamento che per l’organizzazione rappresenta da sempre un momento di confronto sulle problematiche del comparto e sulle strategie da adottare per l’immediato futuro. Ampia come sempre la rappresentanza istituzionale in platea, anche se improvvisi impegni hanno trattenuto a Roma l’ospite di riguardo più atteso: il neo ministro alle politiche agricole Maurizio Martina.
«L’AGRICOLTURA e l’agroalimentare rappresentano elementi fondamentali per lo sviluppo futuro del Paese – ha tuttavia assicurato l’esponente politico in un breve videomessaggio inviato all’assemblea -. Ci sono tutte le condizioni per fare un grande lavoro di squadra e l’Expo rappresenterà un primo fondamentale banco di prova: le sfide sono tante, e da parte mia assicuro la disponibilità a un confronto quotidiano con tutti voi». Parole apparse quasi come una replica all’appello di Martinoni, che poco prima aveva chiesto al nuovo Governo un appoggio più deciso alle necessità del mondo agricolo. «Il coraggio e l’entusiasmo da parte nostra non mancano, ma adesso abbiamo bisogno di tornare a credere nella politica», ha detto il presidente. E al ministro ha idealmente risposto l’assessore regionale all’agricoltura, Gianni Fava. «Mi fa piacere che al Ministero ci sia finalmente un lombardo – ha detto-. Sarà più facile ricordargli che la prima agricoltura d’Italia non può sempre essere l’ultima quando si tratta di distribuzione delle risorse». Dalle relazioni è emersa nettamente una richiesta di maggiore attenzione per un settore che, pur reggendo meglio di altri agli urti della crisi, non ha potuto evitare di pagare un caro prezzo alla congiuntura negativa: basti pensare che nel solo 2013 Brescia ha perso ben 284 aziende agricole, in alcuni casi confluite in realtà di più ampie dimensioni. Tanti i settori usciti con le ossa rotte dall’ultima annata, soprattutto gli allevamenti da carne bovina, il cui patrimonio si è ridotto di un migliaio di capi. Per il latte invece, principale business delle campagne bresciane con un fatturato all’origine di 516 milioni di euro, le prospettive sembrano positive grazie a un alleato insospettabile come la Cina, che l’anno scorso ha importato oltre due milioni di tonnellate di prodotti caseari (tra cui il latte Uht bresciano) con un aumento del 71 per cento sul 2012: quanto basta per scongiurare i rischi di sovrapproduzione (e di conseguente crollo del prezzo) legati alla fine del regime delle quote latte prevista per il 2015. Ma il passaggio lascia aperta l’incognita sulla questione delle multe.
«NONOSTANTE gli ammonimenti dell’Europa e della Corte dei Conti, il problema multe resta irrisolto per mancanza di volontà politica – ha detto Martinoni-. In ogni caso, noi su questa vicenda continueremo sempre a chiedere il rispetto della legalità». Non è mancato un passaggio sugli Ogm, cavallo di battaglia dell’Unione: «Li mangiamo già da anni senza alcun danno – ha detto Martinoni -. Continuare a bloccare la sperimentazione è soltanto miope e dannoso».

Umbria: discussa proposta di legge su agricoltura sociale

Pubblicato su Agenparl (leggi articolo originale)

Perugia, 5 feb – Prosegue l’iter della proposta di legge regionale che mira a favorire l’accesso dei giovani all’impresa agricola, attraverso la messa a disposizione di terre pubbliche, a promuovere l’agricoltura sostenibile e la filiera corta,e a normare la lavorazione di piccoli quantitativi di prodotti agricoli. Il Comitato per la legislazione, nella riunione odierna, ha approvato all’unanimità la “clausola valutativa” da applicare all’articolato al fine di monitorare e verificare periodicamente la realizzazione delle attività previste dalla normativa e le modalità stesse di attuazione della legge. 

Agricoltura: Agricoltori attendono ancora pagamenti PAC di AGEA

Pubblicato su Agenparl.it (leggi articolo originale)

Roma, 30 gen – A quanto apprende Agenparl da fonti ben informate, gli agricoltori hanno chiesto il mese scorso, tramite l’intervento delle associazioni sindacali, un intervento urgente della Commissione europea per sollecitare l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), l’ente statale che si occupa dei pagamenti nell’ambito dei fondi Ue ai produttori agricoli, per liquidare gli anticipi della Pac per il 2013. Secondo la regolamentazione europea l’Agea avrebbe potuto erogare l’anticipo del 50% dei pagamenti diretti previsti dalla Pac già a partire dal 16 ottobre 2013 come promesso dal Ministro De Girolamo in diverse dichiarazioni.

Siamo quasi a febbraio 2014 e senza motivazioni ufficiali non sono stati liquidati anticipi a moltissimi agricoltori i quali sono costretti a far fronte sempre con le loro scarse risorse in un momento di crisi per tutto il settore. Nello specifico l’Agea ha regolarmente provveduto all’erogazione dell’anticipo (per alcuni agricoltori soprattutto quelli più piccoli e quelli che si occupano della coltivazione di terreni come attività non principale e non quindi alle aziende di dimensioni maggiori) mettendo a pagamento cinque decreti. Tali decreti però non sono risultati esaustivi di tutte le posizioni richieste e un buon numero di agricoltori sono rimasti esclusi dai decreti di acconto. Inoltre, nel mese di dicembre l’Agea non ha emanato alcun decreto di pagamento relativo ai pagamenti diretti della Pac, dirottando tutte le risorse finanziarie ai pagamenti dello sviluppo rurale. Questo come al solito accade puntualmente anche in Umbria, Regione fra quelle perennemente in ritardo coi pagamenti, si chiede ancora per l’ennesima volta, sperando in una risposta concreta, di verificare le ragioni per cui l’Agea sta procedendo in ritardo all’anticipo dei pagamenti per le domande Pac. Gli agricoltori chiedono inoltre quali provvedimenti intende assumere la Commissione per far sì che i coltivatori e coloro che traggono l’unico reddito dalla propria azienda ricevano le erogazioni il prima possibile”.

Rapporto sullo stato dell’agricoltura 2013

Pubblicato su Inea (leggi Pdf)

La crisi del 2008 continua a ripercuotersi sulla economia nazionale, che, nel periodo 2007-2012, ha visto il PIL reale perdere il 6,9% del proprio valore, con un tasso medio annuo di decrescita pari all’1,4%. Il settore agricolo, nei primi anni, nel suo complesso sembra aver reagito meglio alla recessione in atto. La produzione del settore agricolo ai prezzi di base e in valore reale è cresciuta nel 2008, si è ridotta ma in misura molto contenuta nei due anni successivi ed è rimasta stabile nel 2011. Pur con le dovute differenze, anche gli andamenti dei consumi intermedi e del valore aggiunto del settore, hanno manifestato la stessa tendenza della produzione a limitare gli effetti della crisi, fino al 2011. E’ solo nel 2012 che gli effetti recessivi della crisi colpiscono il settore agricolo nella loro pienezza: produzione, valore aggiunto, consumi intermedi, consumi finali delle famiglie (ovviamente alimentari) diminuiscono sensibilmente. Dati alla mano, in termini reali, i risultati sono preoccupanti per la caduta sia della produzione (-3,3%), sia, soprattutto, del valore aggiunto, la cui flessione in questo anno (-4,4%) è quasi il doppio di quella, pur molto negativa, verificata per il PIL (-2,4%). Per quanto riguarda il PIL, il 33% della sua riduzione dal 2007 è stata determinata da quanto avvenuto nel 2012. Al contrario, per il settore agricolo, il 2012 è responsabile del 68% della contrazione complessiva della produzione, del 49% della contrazione dei consumi intermedi e del 79% della flessione del valore aggiunto.

Altra orrida intimidazione a Feltri Sventrata una pecora

Avevo scritto ad Emanuele per segnalare la pubblicazione della sua intervista in questo blog. Mi ha ringraziato con il suo fare gentile ma accanto al suo grazie c’era solo una frase:  “Grazie. Qui è una guerra! Io ero andato in campagna a cercare pace!

Mi ha fatto un pò strano…poi ho letto un articolo su livecatania.it e ho capito il perchè di quell’affermazione. Le pressioni e le intimidazioni nei suoi confronti sono ricominciate, ancora e sempre più cruente. Raccontiamo storie cercando di dare voce a chi non ha voce e pensiamo di essere ormai immuni da emozioni quando le denunciamo ma non è così. Le storie coinvolgono e ci fanno sentire umani e l’unico mezzo per essere vicino a questa gente è denunciarle sempre in modo che domani la comunità non potrà dire “Io non sapevo”. Mobilitarla in una grande campagna a sostegno di chi, come Emanuele affronta simili problematiche, è uno degli strumenti a supporto della comunicazione.

Non lasciamo solo Emanuele. Non permettiamo che rimanga solo!

Segue articolo di Livecatania.it (leggi l’originale cliccando qui)

PATERNO’. Quasi surreale. Paradossale. Emanuele Feltri, il 34enne che ha investito con passione la sua vita, il suo presente ed i suoi denari nell’allestimento di una piccola impresa bio sulla Valle del Simeto, preso di mira ancora una volta dall’azione intimidatoria di qualche balordo. Dopo essersi visto uccidere a colpi di fucile, due settimane fa, quattro pecore (una addirittura fatta ritrovare sgozzata sull’uscio di casa) la notte scorsa è accaduto un episodio identico. Aberrante quanto il primo. Questa volta, una pecora sventrata fatta rinvenire accanto al casolare dell’azienda di Emanuele Feltri. A pochi metri all’animale morto, una sbarra di ferro completamente insanguinata. “E’ ovvio che girano interessi grossi forse troppo grossi – è la sensazione che pervade Feltri – tanto da permettere a degli sconosciuti di introdursi nuovamente nella mia proprietà dove fino alle 4 di ieri mattina c’era un fuoco acceso, dei torcioni che illuminavano il piazzale, delle macchine parcheggiate e un evidente presenza di più persone a farmi compagnia dentro casa”.

Domenica scorsa, una grande e partecipata manifestazione di popolo aveva visto centinaia di persone darsi appuntamento tra i sentieri della Valle del Simeto (oggi terra per la maggior parte lasciata priva di infrastrutture ed abbandonata all’incuria ed alla spazzatura) per manifestare non solo solidarietà ad Emanuele Feltri ma anche e, soprattutto, per riaffermare un principio: quello che nessuna intimidazione potrà arrestare lo sviluppo di un’area che potrebbe divenire un volano per l’economia del luogo. “Qui volevano costruire il mega inceneritore dei rifiuti – raccontava domenica uno dei manifestanti -: siamo riusciti a fermarli perchè questa terra deve essere rilanciata e non devastata ed inquinata”.

Fatto sta che adesso è giunta la seconda e, per certi versi, ancor più vile intimidazione. Un avvertimento in piena regola. “Ho effettuato immediatamente la denuncia ai carabinieri e il gelo che riscende lungo la mia schiena – dice ancora il 34enne Emanuele -. Lo sconforto, lo sconforto e poi la rabbia per una Sicilia ancora una volta offesa e violentata, un senso di sopraffazione mi ha colpito inesorabile e ho impiegato ore a scrollarmelo di dosso! Non so cosa accadrà ma so di sicuro che quella è la mia terra e non sarò io ad andarmene dalla valle del Simeto!”.

Ogm, firmato decreto divieto mais Mon810

Pubblicato su voceitalia.it (vedi articolo originale)

Roma – Stop agli ogm dal governo. I ministri delle Politiche agricole (Nunzia De Girolamo), dell’Ambiente (Andrea Orlando) e della Salute (Beatrice Lorenzin) hanno firmato un decreto che vieta la coltivazione del mais Mon810 in Italia. Una decisione che assume un significato più ampio dopo le forti polemiche suscitate dalle coltivazioni illegali di mais transgenico avvenute nei giorni scorsi in Friuli Venezia Giulia.

‘Un’agricoltura di qualità per valorizzare il territorio’

Pubblicato catanzaroinforma.it (vedi articolo originale)

All’interno de “Il Lavoro in testa”, la festa provinciale del lavoro organizzata dalla CGIL di Catanzaro – Lamezia, non poteva mancare un incontro per affrontare le problematiche riguardanti il mondo dell’agricoltura e prospettare nuove possibilità di rilancio di un settore chiave per l’economia e il lavoro calabrese. Nel quartiere Lido di Catanzaro, che ha ospitato la tre giorni organizzata dal Sindacato, ieri pomeriggio, presso il Ristorante “Stella Maris”, è stato affrontato il dibattito dal titolo “Un’agricoltura di qualità per tutelare e valorizzare il territorio”.

CamBiospes@: km0, biologico e solidarietà

Pubblicato su lanazione.it (vedi articolo originale)

Bagno a Ripoli (Fi), 30 giugno 2013 – CamBiospes@, ossia come valorizzare i prodotti locali di qualità coniugando praticità a solidarietà.
E’ l’iniziativa che si sta svolgendo da alcuni mesi sul territorio di Bagno a Ripoli, realizzata dalla cooperativa di tipo B Liberamente Onlus.

L’iniziativa unisce la volontà di valorizzare prodotti provenienti da agricoltura biologica con la voglia di offrire a persone in situazione di disagio la possibilità di avvicinarsi o riavvicinarsi al mondo del lavoro.

Stati Uniti, connubio agricoltura nuove tecnologie è possibile

Pubblicato su michelemignona.it (vedi articolo originale)

Nella Salinas Valley si concentrano imprese agricole per un valore complessivo di 8 miliardi di dollari, che producono frutta e verdura per 9 mesi l’anno e riforniscono il mercato americano di fragole, broccoli, lattuga e altre verdure fresche. Secondo gli esperti il luogo e’ l’ideale per testare l’inedita alleanza tra agricoltura e nuove tecnologie, in vista del boom della domanda alimentare globale, destinata a crescere di pari passo all’aumento della popolazione mondiale, che nel 2050 e’ prevista a quota 9 miliardi di abitanti. Inoltre gli esperti puntano anche a concentrare nella Salinas Valley gli sforzi per combattere l’obesita’, un male molto diffuso negli Usa. Nel Midwest i grandi produttori agricoli hanno gia’ iniziato a sfruttare le nuove tecnologie, ma la sfida nella Salinas Valley californiana e’ quella di applicare l’alta tecnologia alla coltivazione dei cibi freschi.

La burocrazia sta uccidendo l’agricoltura

Pubblicato su iltamtam.it (vedi articolo originale)

Si tratta di una burocrazia smodata, senza paragoni quella che circonda oggi il mondo dell’agricoltura, tanto che ogni agricoltore con una buona SAU, se volesse potrebbe coprire di scartoffie tutta la superficie aziendale. 
E’ un sistema, quello che circonda l’agricoltura, in grado di passare al vaglio centimetro per centimetro tutti i terreni, basta pensare che per ogni 10 addetti al settore, 1 è pronto, dietro la scrivania, a redigere documenti.
Da questo sistema perverso, che gioca sulla pelle di chi produce, due sono le figure che ne traggono benefici: l’Ente, che creando più cavilli possibili, cerca di trattenere nelle sue mani i contributi provenienti dall’UE destinati al settore primario e gli “Uffici Commerciali” (li definiamo così, perché di ass. di categoria non ve n’è più l’ombra) che non aspettano altro che compilare moduli per poi rifilare fatture onerose all’ultimo anello della catena.

Cartabellotta, un ddl su agricoltura solidale

Pubblicato su ansa.it (vedi articolo originale)

(ANSA) – PALERMO, 27 GIU – ”Il governo siciliano ha presentato un disegno di legge sull’Agricoltura sociale e solidale, che e’ stato gia’ depositato all’Ars, perche’ esperienze come questa, frutto di un accordo tra l’assessorato all’agricoltura, la Missione Speranza e Carita’ di Biagio Conte e la Curia di Monreale possano diventare un modello da replicare anche in altre parti della Sicilia”. Lo ha annunciato l’assessore regionale alle risorse agricole Dario Cartabellotta, partecipando, insieme al Governatore Rosario Crocetta, all’inaugurazione del progetto pilota ‘La Fattoria Solidale’.

Agricoltura sociale, la festa è nel bene confiscato

Pubblicato su corriere.it (vedi articolo originale)

NAPOLI – «La prima “festa nazionale dell’agricoltura sociale” non poteva che partire da qui, da un bene confiscato 13 anni fa e finalmente restituito alla cittadinanza». Esprime così la sua soddisfazione Ciro Corona, il presidente della cooperativa Resistenza a cui è stato dato in gestione il fondo rustico “Selva Lacandona – Amato Lamberti”. Quattordici ettari di vigneto e pescheto che, lo scorso fine settimana, hanno ospitato la manifestazione, che, organizzata dal Forum Nazionale Agricoltura Sociale in collaborazione con AIAB, ALPA e CNCA e con il patrocinio di INEA, è coincisa con la tappa partenopea del Festival dell’impegno civile del comitato Don Peppe Diana.

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