Aumento dell’ IVA al 22%. L’impatto sul settore alimentare

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È ufficiale: aumenta di un punto percentuale l’aliquota Iva del 21%. Vediamo quali sono i prodotti alimentari che ricadono sotto la nuova super Iva del 22%.

La prima stangata sull’Iva è arrivata nel 2011, quando Berlusconi e Tremonti hanno alzato l’aliquota Iva del 20% al 21%. A inizio 2012 il governo Monti stava per decidersi su un aumento del 2% per le aliquote Iva del 10 e del 21%, che avrebbe dovuto scattare dal primo ottobre 2012. L’aumento è stato poi ridotto all’1% anziché al 2%, e avrebbe dovuto scattare dal primo luglio del 2013 ma è stato bloccato in extremis dal governo Letta. O meglio: è stato rimandato a ottobre, sperando – tra luglio e ottobre – di trovare i fondi per evitare l’aumento. Alla fine l’aumento c’è stato sulla sola aliquota del 21%, che da oggi – primo ottobre 2013 – viene alzata di un punto percentuale e passa al 22%.

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Agricoltura, industria e servizi Istat, Pil in calo da otto trimestri

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Il secondo trimestre del 2013 è l’ottavo consecutivo in cui si registra un calo del Pil. Lo rende noto l’Istat. Si tratta di una situazione mai verificata a partire dall’inizio delle serie storiche comparabili, nel primo trimestre del 1990.

Nel secondo trimestre 2013 il Pil è diminuito dello 0,2% sul trimestre precedente e del 2% rispetto al secondo trimestre 2012. Lo comunica l’Istat. Il calo congiunturale è la sintesi di diminuzioni del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi. Quest’ultimo calo risulta l’ottavo consecutivo, il più lungo dalla serie degli anni ’90. Il calo congiunturale, spiega l’Istat, è la sintesi di diminuzioni del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi.

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Caso Agea. Per ‘La Stampa’ un buco da 50 mln di euro

Pubblicato su winenews.it (leggi articolo originale)

La Stampa del 06.08.2013, pag. 25
La Stampa del 06.08.2013, pag. 25

“Se fosse vero, così come riportato da “La Stampa” questa mattina, la mancanza di “tracciabilità” di 50 milioni nei libri contabili dell’Agea,
l’agenzia che smista i fondi agricoli con cui l’Europa finanzia l’agricoltura italiana, saremmo in presenza di un gravissimo episodio sul quale è indispensabile fare subito piena luce perché confermerebbe le nostre ripetute preoccupazioni”. Lo affermano Leana Pignedoli e Roberto Ruta, senatori del Partito Democratico e rispettivamente vice presidente e capogruppo della Commissione Agricoltura a Palazzo Madama.

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Monsanto rinuncia agli OGM in Europa

Pubblicato su Le Nouvel Observateur (vedi articolo originale)

BRUXELLES (Reuters) Monsanto ha annunciato mercoledì di aver deciso di ritirare tutte le domande in corso relative alle nuove colture geneticamente modificate (OGM) in Europa per mancanza di prospettive commerciali relativi a queste tecnologie.

Ritireremo le domande nei prossimi mesi“, ha detto a Reuters José Manuel Madero, presidente e CEO di Monsanto Europe.

Il gruppo agrochimico ha ribadito che si concentrerà nuovamente sulle attività tradizionali di semi in Europa e s’impegnerà per ottenere le autorizzazioni d’importazione delle varietà di sementi OGM di cui la coltura è ampiamente diffusa negli Stati Uniti e in Sud America.

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“Petrolio verde” nel Medio Friuli: il biogas produce oltre 1 mln. euro l’anno per il PIL locale

Pubblicato su Conipiediperterra.com (vedi articolo originale)

Vale oltre 1 milione di euro la ricaduta sul Pil locale della centrale a biogas Greenway in funzione a Bertiolo (Udine). A tracciare un bilancio del primo “esercizio” dell’impianto a biomasse è Marco Tam, presidente di Greenway Agricola a r.l, la società che riunisce dieci imprese agricole che, con la partecipazione al capitale di Friuladria impresa&finanza del Gruppo Cariparma – Crédit Agricole e lo studio Catullo & Partners di Treviso nel ruolo di advisor, hanno realizzato la centrale. «La crisi che ha investito il settore agricolo ha posto molti imprenditori di fronte alla necessità di ripensare un’attività da tempo in balia delle fluttuazioni delle commodities –spiega Tam–. Per riacquistare competitività senza cambiare pelle, abbiamo scelto di diversificare il nostro modello di produzione sfruttando le opportunità aperte dalle fonti di energia rinnovabile. I risultati del primo anno ci danno ragione. La ricchezza che produciamo qui, qui rimane in perfetta coerenza con la filosofia della filiera corta: oltre alla cessione di energia elettrica prodotta alla rete si è creato un indotto importante per un territorio di piccoli paesi con poche migliaia di abitanti che si sono sempre basati sull’attività agricola e che quindi avvertono da tempo le difficoltà del settore».

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