Giornata Mondiale di lotta contadina: dall’Italia ci siamo. A Matera lanciato il Forum della Nuova Riforma

Il 17 aprile è la giornata mondiale di lotta contadina convocata da un appello di  Via Campesina
Gli agricoltori italiani rispondono da Matera lanciando il Forum Italiano per la Riforma Agraria
A fondamento la dichiarazione dell’ONU, le proposte alla FAO e le proposte di venticinque anni di lotte in Italia

Via Campesina, la rete internazionale che associa oltre 200 milioni di agricoltori e pescatori artigianali in tutti i continenti, chiama dal 1997 alla mobilitazione in occasione della ricorrenza delle strage in Brasile di 19 agricoltori in lotta contro il latifondo e per il diritto alla terra. Ogni anno a fondamento delle giornate di mobilitazione sono posti obiettivi e parole d’ordine legate alle emergenze che i cittadini devono affrontare di fronte ad un modello agroalimentare che produce sempre più crisi ed esclusione in tutto il mondo. Quest’anno a fondamento della giornata vi è l’obiettivo di porre con forza il tema della necessità della Riforma Agraria.

Dall’Italia risponde (come fa ormai dal 2001) Altragricoltura (Alleanza per la Sovranità Alimentare), questa volta insieme alla Confederazione LiberiAgricoltori (sindacato di rappresentanza delle imprese agricole), al Movimento Riscatto (movimento di difesa delle comunità rurali e dei diritti di chi lavora la terra) ed alla Rete dei Municipi Rurali (associazione di iniziativa comune fra i Comuni rurali e gli agricoltori attivi).

“L’esigenza di una Nuova Riforma Agraria non riguarda solo i paesi del sud del mondo ma è sempre più urgente proprio qui da noi in Italia. Per questo abbiamo proposto con la riunione tenuta a Roma al Senato il 12 aprile scorso la costituzione di un Forum che lavori ad avanzare alle istituzioni ed alla società una riforma generale che restituisca agli agricoltori ed ai cittadini italiani il diritto a produrre e ad a consumare il cibo con dignità” ha spiegato Salvatore Pace (presidente della Rete dei Municipi Rurali) annunciando in Conferenza stampa che, dopo la riunione di Roma che ha raccolto importanti adesioni e disponibilità, il prossimo obiettivo è di convocare il Forum in una due giorni da tenere a Matera nella prima settimana di giugno.

Angelo Candida, della presidenza della Confederazione LiberiAgricoltori ha sottolineato i motivi per cui il sindacato degli agricoltori aderisci con convinzione e con l’obiettivo di contribuire nel merito al percorso: “Le organizzazioni sindacali devono smettere di essere solo il luogo del disbrigo delle pratiche. Non ci basta più l’approccio burocratico della gestione dell’esistente, serve recuperare la funzione critica e autonoma dal servilismo alla politica che dovrebbero essere proprie al sindacato e serve una nuova stagione di proposte che rompa con la gestione della crisi senza prospettive”.

Fra i rappresentanti dei molti comuni presenti il 12 scorso a Roma al Senato per avviare il percorso del Forum della Riforma Agraria c’era Felice Lafabiana, in rappresentanza del Comune di Ginosa in Puglia che, intervenendo nella conferenza stampa a Matera oggi ha sottolineato: “Sono ancora una volta con questi agricoltori in mobilitazione per chiedere al governo una riforma agraria… perché è da oltre 60 anni che non si parla più di agricoltura. Bisogna tutelare il prodotto made in Italy, l’ambiente e il territorio, i consumatori e la loro salute. Bisogna RSCOPRIRE IL VALORE DELLA TERRA. E soprattutto occorre far sentire i nostri agricoltori ORGOGLIOSI del loro lavoro” concludendo che “se non c’è una buona politica agraria non c’è dignità nè reddito, nemmeno quello di cittadinanza” .

A Gianni Fabbris (Presidente di Altragricoltura, componente della presidenza di LiberiAgricoltori e co-fondatore del Movimento Riscatto e della Rete dei Municipi Rurali, il compito di chiudere la Conferenza stampa di oggi e di illustrare i contenuti della proposta.

“In questi venticinque anni è venuta avanti una crisi drammatica nelle campagne per effetto diretto delle scelte politiche, sociali e sindacali che hanno trasformato l’Italia (tutta) da grande luogo della produzione del cibo a piattaforma di speculazione commerciale in cui vincono la speculazione finanziaria e perdono le aziende agricole, i braccianti, i consumatori e l’ambiente. Queste scelte producono la crisi e il modello non può essere efficientato e migliorato, va cambaito profondamente.  A settanta anni dalla Riforma fondiaria (ottenuta a prezzo di morti e prigione per i contadini) oggi occorre ritornare a difendere quelle terre ed a liberarle dai nuovi padroni e dai nuovui latifondisti: il FMI, il WTO, le corporazioni multinazionali, le banche, il trust commerciale, la burocrazia ottusa. Servono proposte nuove che guardino al futuro rimettendo al centro i diritti di chi lavora e consuma il cibo, l’ambiente le comunità, la terra, la vita e la natura, l’ambiente, i beni comuni.”

Fabbris ha illustrato il prcorso del Forum della Nuova Riforma agraria che punta a sollecitare “un grande movimento partecipato dal basso perché il futuro dell’agricoltura e del diritto al cibo deve essere sottratto dai tecnicismi e dagli specialismi ma deve dinìventare una grande questione sociale, politica e culturale per tutto il Paese e per l’intera Europa le cui scelte incidono in maniera decisiva sul destino di tutti noi”.

Avvertendo che uno dei grandi problemi del dibattito italiano è il rpovincialismo con cui vengono affrontate questioni strategiche come è quello dell’agricoltura, Fabbris indica tre documenti a fondamento del dibattito: “Il documento per la Sovranità Alimentare proposto da Via Campesina (e assunto dalla FAO come una delle proposte più avanzate in materia di agricoltura e cibo), la proposta di Riforma avanzata da Altragricoltura e LiberiAgricoltori nell’aprile del 2018 ai parlamentari italiani (insiem e alle diverse altyre che si stanno producendo in questi mesi da parte di altre realtà di base) e, soprattutto la dichiarazione adottata dalla Sessione Plenaria dell’ONU il 17 dicembre scorso sui Diritti dei Contadini e degli altri soggetti che vivono nelle aree rurali”.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha accolto l’adozione da parte dell’Assemblea generale della Dichiarazione sui diritti dei contadini e di altre persone che lavorano in zone rurali dichiarando: “A livello globale i contadini alimentano il mondo, ma il loro godimento dei diritti umani viene messo in discussione, incluso il loro diritto al cibo.In molti posti del mondo, i contadini affrontano situazioni terribili aggravate da uno squilibrio di potere nelle relazioni economiche. Le politiche che potrebbero promuovere i diritti dei contadini sono in gran parte assenti e in alcuni casi hanno sofferto a causa di misure di austerità. Le donne sono particolarmente vulnerabili, data la diffusa discriminazione illegale che limita il loro accesso, l’uso e il controllo della terra, nonché il pagamento iniquo per il loro lavoro. Anche i contadini e le altre persone che lavorano nelle zone rurali sono particolarmente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici e della distruzione ambientale.

Spero che questa Dichiarazione serva a rafforzare l’impegno degli Stati a tutti i livelli per sostenere e proteggere i diritti e la dignità dei contadini e di altre persone che lavorano nelle zone rurali. Svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la nostra cultura, l’ambiente, i mezzi di sostentamento e le tradizioni e non devono essere lasciati indietro mentre implementiamo l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.

conf. stampa. il 17 aprile è la giornata mondiale di lotta contadina. All’appello internazionale gli agricoltori rispondono da Matera

ALTRAGRICOLTURA Alleanza per la Sovranità Alimentare
LIBERIAGRICOLTORI Confederazione sindacale di rappresentanza
MOVIMENTO RISCATTO DELLE COMUNITA’ RURALI

Matera, 17 aprile 2019 – ore 9,30
P.zza Vittorio Veneto, affaccio Guerricchio
Conferenza stampa di presentazione del Forum per la Nuova Riforma Agraria
è il contributo degli agricoltori italiani all’appello internazionale lanciato in occasione.

Nasce il Forum Per la Nuova Riforma Agraria

Com. stampa e invito

Qualche settimana fa (il 19 marzo 2019), durante la mobilitazione indetta contro la crisi dal titolo “#siamotuttipastorisardi”, Altragricoltura, LiberiAgricoltori e Movimento Riscatto lo avevano annunciato: entro il 17 aprile 2019 si avvierà una nuova fase della mobilitazione e del percorso nazionale per uscire dalla drammatica crisi in cui è ricacciata la nostra agricoltura.
Gianni Fabbris, a nome di LiberiAgricoltori (di cui è componente della Presidenza e responsabile delle iniziative sindacali) e di Altragricoltura (di cui è Presidente Nazionale), nell’annunciare la riunione del 12 aprile presso la Sala Barberia di Palazzo Madama a Roma, ha sottolineato: “Sono decenni che in tanti denunciamo la crisi nelle campagne italiane e che ci battiamo contro la falsa coscienza e la mistificazione che celebra il “Made in Italy” raccontando la favola che nelle frontiere italiane va tutto bene e che i nemici sono all’estero. La verità è che l’Italia è diventata una grande piattaforma speculativa commerciale mentre chiudono o soffrono le nostre aziende produttive”.
“Siamo arrivati in questa condizione per effetto ovvio delle scelte politiche, sociali e sindacali dei decenni scorsi che hanno come effetto quello di svuotare le campagne del lavoro buono e di tutela del territorio e di indebolire il diritto dei cittadini ad un cibo prodotto nelle nostre terre e con cicli produttivi sostenibili” ha aggiunto Angelo Candida della Presidenza di LiberiAgricoltori.
“Questo sistema non va efficientato ma va profondamente cambiato” aggiunge Fabbris nel documento di convocazione della riunione di venerdi 12 aprile a Palazzo Madama a Roma “Serve una vera Nuova Riforma Agraria che ridefinisca la funzione sociale dell’agricoltura, del lavoro della Terra, degli scambi e del valore del cibo. Una Riforma che assuma la proposta generale della Sovranità Alimentare come fondamento di un ripensamento profondo di fronte ai fallimenti del modello dell’agricoltura industriale e della speculazione commerciale e finanziaria”.
LiberiAgricoltori, Altragricoltura e Movimento Riscatto avevano già posto con forza nell’aprile dell’anno scorso il tema di una iniziativa forte che investa le istituzioni, la politica e la Società di una azione profonda di Riforma e di un cambio dei comportamenti e dei processi sociali che investono l’agricoltura.
Mimmo Viscanti, del Movimento Riscatto: “Come le lotte contadine seppero conquistare la Riforma Fondiaria aiutando l’intero Paese a uscire dal Medioevo del Latifondo, così oggi serve una nuova stagione per liberare quelle terre dalla speculazione dei nuovi latifondisti, dei caporali, delle mafie, della speculazione finanziaria, delle multinazionali e del trust commerciale”.
“E serve una iniziativa forte per liberare l’impresa, il lavoro e le terre dalla morsa di una burocrazia ottusa e di un controllo che è impietoso quando deve prendere e distratto ed assente quando deve dare e serve farlo con il massimo del coinvolgimento dal basso degli agricoltori, dei cittadini e dei sindaci delle aree rurali” ha dichiarato Tato Pace, Presidente della Rete dei Municipi Rurali.
Con queste premesse, all’invito delle tre organizzazioni firmatarie, hanno risposto diverse realtà di base italiane: dall’Associazione Tavolo Verde (Sicilia, Puglia e Basilicata), al coordinamento dei Sindaci Siciliani, a diversi sindaci Pugliesi in Rete con i Municipi Rurali, al Movimento Pastori Sardi, all’AIAB, all’ASPAL Lazio, all’Associazione NoCap, all’Agrocepi, al Consorzio Sardo del Grano Cappelli insieme a diverse altre.
Presente anche Pino Aprile, lo scrittore attivo nella difesa del Sud e del Mezzogiorno, l’incontro è stato favorito dal Senatore Saverio Debonis del Gruppo Misto, da sempre impegnato sui temi della difesa dell’agricoltura e della sicurezza alimentare che ha esteso l’invito a partecipare ad altri parlamentari sensibili.
Al termine dell’incontro verrà adottato un documento con una proposta di percorso per riunificare intorno alla proposta di costruire un movimento per la Nuova Riforma Agraria le tante esperienze che in questi anni si sono impegnate e si stanno impegnate a dare vita ad una proposta di un cambiamento che rimetta al centro del futuro dell’agricoltura e dell’agroalimentare i diritti, l’ambiente e i beni comuni.

La stampa è invitata

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Il messaggio di invito a partecipare all’incontro:
Care e cari,
vi giro l’invito a partecipare ad un incontro per la costituzione del Forum per la Nuova Riforma Agraria (questo il nome provvisorio esso stesso in discussione come del resto i contenuti dell’iniziativa stessa).
L’incontro viene dopo una serie di iniziative che in questo ultimo anno in particolare si sono sviluppate a più livelli ed in più ambiti sul tema di come aprire nel Paese e nei Territori una discussione sulla necessità di adottare una azione di riforma forte capace di offrire all’agroalimentare italiano ed alle comunità rurali una via d’uscita al modello della crisi permanente imposto dal dominio agroalimentare dominante.
In particolare segnalo quattro passaggi che mi sembrano significativi che si sono manifestati negli ultimi 12 mesi:- la proposta avanzata nell’aprile 2018 da LiberiAgricoltori e Altragricoltura con il documento presentato a Roma in una pubblica manifestazione alla città dell’Altra Economia (cui parteciparono insieme a diversi rappresentanti istituzionali eletti ed alla Rete dei Municipi Rurali  e di movimento anche Ciccio Aiello dalla Sicilia e l’Aspal Lazio), di cui allego copia
– l’iniziativa animata in particolare dal Tavolo Verde Puglia  che nelle scorse settimane sta intervenendo in particolare in Puglia e che ha sollecitato l’interlocuzione del Presidente Emiliano sulla base di un documento di proposte sulla nuova riforma agraria condiviso anche da altri, fra cui noi di Altragricoltura, Liberi Agricoltori, Riscatto e dalla Rete dei Municipi Rurali (vedi locandina allegata); sollecito il Tavolo Verde a girarci il file con il documento per socializzarlo
– le iniziative assunte in Sicilia ad opera delle realtà di base e dai movimenti che hanno più volte sollecitato il tema della riforma
– la mobilitazione in Sardegna che, pur in mezzo a molte contraddizioni, ha posto con forza l’urgenza di una risposta di riforma vera dei cicli produttivi e della fuoriuscita dal modello che scarica sulla produzione, sul lavoro e sull’ambiente le storture di un sistema fatto per garantire la speculazionePrimo obiettivo della riunione è di confrontare fra le realtà sociali attive in questi anni a costruire percorsi di fuoriuscita dalla crisi delle aree rurali le proposte di riforma, a verificare percorsi per “definirne insieme e collettivamente i contenuti”
Altro obiettivo è quello di ricostruire un ambito comune di iniziativa a partire non solo dalle forme e dai percorsi delle mobilitazioni come spesso è stato negli anni scorsi ma, anche e soprattutto, dal merito e dai contenuti della proposta.

Abbiamo chiesto al Senatore Saverio Debonis di favorire l’incontro in un luogo istituzionale dal momento che ci sembra un buon auspicio avviare il lavoro nel luogo dove dovremo far valere le proposte dal basso.

Con questi semplici intendimenti vi invito all’incontro che si terrà a Roma al Senato nella Saletta Barbieri il giorno 12 aprile 2019 a partire dalle ore 11 e fino alle ore 13.30
L’incontro ha carattere operativo e prevede la partecipazione di circa una ventina di persone in rappresentanza di diverse realtà.

Saluti
Gianni Fabbris

Agricoltura in movimento nel segno della multifunzionalità

Pubblicato su Cronache Maceratesi (leggi articolo originale)

agrinidoSi è svolto nei giorni scorsi con successo a San Ginesio, all’auditorium Sant’Agostino, il workshop “Pedagogia rurale, fattorie didattiche, agrinido”, una giornata dedicata al confronto tra istituzioni, associazioni, educatori sul tema dell’educazione nella multifunzionalità in agricoltura. Molti e vari gli interventi della mattinata e del primo pomeriggio per offrire ai partecipanti una panoramica istituzionale, pedagogica ed esperienziale sia locale che nazionale e per comprendere le relazioni, le opportunità, le criticità ed i possibili sviluppi delle varie esperienze educative nate in agricoltura. Grande adesione al workshop organizzato all’interno del progetto “Agri@tour la Pac verso il 2020. L’agricoltura in movimento” volto a promuovere e stimolare un confronto sul futuro dell’agricoltura multifunzionale in Italia in vista della definizione dei prossimi programmi regionali per lo sviluppo rurale 2014-2020.

Il programma ha previsto vari interventi di approfondimento sul ruolo dei servizi educativi e sociali all’interno dell’azienda agricola multifunzionale e sulle prospettive della nuova programmazione comunitaria. Focus culturale è la riflessione sull’educazione ambientale declinata nei contesti rurali: presupposti, approcci, pratiche ed innovazioni. Al termine i partecipanti si sono spostati in contrada Vallato per la presentazione dell’azienda agricola multifunzionale “La Quercia della Memoria” (Bio-fattoria didattica e sociale, agrinido della natura e Cea Credia Wwf) e per una visita narrativa nel borgo curata da Stefano Fabbroni (Le voci de lu Valluto: un progetto di restituzione narrativa in chiave teatrale basata su storie e racconti di comunità).

Vittoria. Un’altra intimidazione all’imprenditore Maurizio Ciaculli.

ciaculli
Maurizio Ciaculli

Arriva una pessima notizia dalla Sicilia: avvertimento mafioso a un nostro agricoltore con il quale abbiamo condiviso tante battaglie: Maurizio Ciaculli.

Ci lega una profonda amicizia non solo per le vicende di cui lui più volte è stato vittima ma per il grande e insostituibile rapporto umano che ne è scaturito.

Abbiamo imparato a conoscere Maurizio e la sua famiglia nel tempo. Sappiamo che sono più forti di una roccia e che non avrebbero abbassato il capo neanche dopo questo ennesimo ‘schiaffo’ di cui sono vittime.

Qualche tempo fa Emanuele Feltri, agricoltore del Catanese, è stato protagonista di un’analoga vicenda: ha avuto sgozzati gli animali del gregge per dargli un segnale e intimidirlo. Ora gli stessi sciacalli sono passati ad impiccare i gatti nei giardini di casa, di notte, a Maurizio.

Entrambi non hanno esitato e hanno organizzato la risposta, l’unica che poteva essere possibile per gente come loro: nessuna intimidazione sarà sopportata. A testa alta e senza il cappello in mano sempre!

Segue comunicato stampa di Altragricoltura Sicilia con le dichiarazioni del Presidente Tano Malannino

Stamattina, 15 settembre 2013 a Vittoria (Rg), ennesimo gravissimo atto intimidatorio nei confronti dell’imprenditore agricolo e dirigente regionale di Altragricoltura Maurizio Ciaculli.

Nel giardino di casa gli è stato fatto trovare il gatto impiccato. Maurizio è ormai da tempo impegnato contro le tante illegalità che colpiscono gli agricoltori, è nota la sua denuncia contro il taroccamento dei prodotti ortofrutticoli (melanzana taroccata), cosi come è noto il suo impegno nel denunciare l’illecito che vive attorno alle aste giudiziarie. Ha già subito diverse intimidazioni, tutte denunciate alle forze dell’ordine e alle varie Istituzioni.
“Questa volta si è alzato il tiro, lo si è voluto colpire in casa” ha dichiarato Tano Malannino, presidente Nazionale di Altragricoltura e aggiunge “Chiediamo alla società civile di stringersi attorno a Maurizio e alla sua famiglia. Chiediamo alle Istituzioni fatti concreti di tutela nei confronti di Maurizio, della sua famiglia, della sua azienda e della sua casa.”
Domani 16 c.m. una delegazione di Altragricoltura si recherà a Ragusa per incontrare il Prefetto.
Altragricoltura Sicilia, di concerto con il coordinamento nazionale, sta preparando iniziative di risposta e mobilitazione ed a giorni verrà indetta una conferenza stampa per rendere noti gli sviluppi (si spera positivi) della vicenda.

Nuovi metodi di analisi per garantire la tracciabilità della mozzarella di bufala

Pubblicato su salernonotizie (leggi articolo originale)

Sicurezza e qualità dei prodotti agro-alimentari. È questo l’obiettivo del metodo di analisi da utilizzare per la tracciabilità del latte al termine della catena di produzione della mozzarella, evidenziando l’eventuale presenza di latte di provenienza diversa rispetto a quello di bufala mediterranea ed il ricorso a latte o cagliate congelate.

Si tratta del “Dna-Barcode”, un codice a barre genetico con cui ottenere un nuovo tipo di catalogazione e definizione degli organismi viventi, attraverso una sequenza di DNA, proprio come il codice a barre nei supermercati definisce uno specifico prodotto. Si potranno così identificare razze e depositare le relative informazioni genetiche. Il tutto finalizzato alla tutela e sicurezza sia dei consumatori sia di un settore di produzione trainante della nostra regione. Il metodo è stato presentato, nella sala giunta di Palazzo Santa Lucia, dall’assessore regionale all’agricoltura Daniela Nugnes e dal presidente della Regione Campania Stefano Caldoro.

Se potessi avere mille euro al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità…

eniEra il 1981 quando in Val d’Agri fu realizzato il primo pozzo esplorativo dell’era “moderna”, dopo anni d’intense ricerche petrolifere sul territorio. Ma la corsa all’oro nero in regione è iniziata da quasi un secolo. Che ci fosse il petrolio si è sempre saputo. Il senatore a vita e più volte ministro della Repubblica, Emilio Colombo, raccontava che, mentre percorreva a dorso di mulo l’alta Val d’Agri per la campagna elettorale del 1946, i montanari con fare circospetto gli mostrarono una meraviglia nascosta presso Tramutola: “una ferita della terra da cui colava un olio scuro. Anni dopo, quand’ero sottosegretario all’Agricoltura, me ne ricordai e avvertii Mattei. L’Agip fece le sue ricerche ma non trovò nulla. Poi negli anni Ottanta lo trovarono, ma se n’è parlato poco”.
Furono quelli gli anni in cui la Basilicata scelse di legare il suo sviluppo al petrolio della Val d’Agri, attualmente il più grande giacimento petrolifero d’Europa su terraferma.
Proprio con i facili entusiasmi di allora, si arrivò a paragonare la Val d’Agri al Texas perché in questo splendido territorio per lo più protetto (Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese) alcune compagnie con in prima fila l’Eni, avevano scoperto e coltivato giacimenti di petrolio oscurando per buona parte di questo stesso arco temporale quanto l’ambiente incontaminato della valle, ricca d’acqua, di sorgenti, di paesaggi mozzafiato andava pagando in termini di compromissione delle risorse, di industrial pollution, di estinzione delle specie animali e vegetali, di declino della biodiversità e via dicendo, provocando inquinamento dell’acqua, della terra e dell’aria.

Da quel primo pozzo, ormai non più in produzione, tanti altri sono stati realizzati in lungo e largo per la valle, in aree protette, vicino a fiumi, dighe, sorgenti, aziende agricole, alberghi e centri abitati.
Quando fu scoperto il petrolio in Basilicata ci furono grandi festeggiamenti. Pareva che sulla regione dai due nomi fosse piovuta la manna dal cielo (e un po’ su tutto il nostro Paese…). La quantità di “oro nero” estratta non è un’enormità ma non è neanche poco: oltre l’80 per cento del greggio estratto in Italia e un po’ meno di un decimo del fabbisogno nazionale. Subito però iniziarono anche le polemiche da parte di chi vedeva nell’attività estrattiva solo gli aspetti negativi, principalmente di carattere ambientale, ma non solo (i campi di petrolio in pratica hanno danneggiato importanti attività agricole).
A Viggiano, in Basilicata, nel Centro Oli, dove la puzza perenne di zolfo viene avvertita a svariati km di distanza, mentre la notte è illuminata a giorno dalle fiamme fuoriuscenti dalla torre, alta fino a trenta metri, si consuma l’ennesimo delitto contro l’ambiente e contro le popolazioni della zona. E pensare che il centro oli ricade nell’area chiamata “Le Vigne” nota da sempre per le coltivazioni vitivinicole. Una volta le Vigne erano giardini, oggi sono distese incolte e cimiteri di viti estirpate. Quelli che una volta erano contadini dal cervello fino ora sono persone demotivate in attesa di ricevere una buona e convincente offerta per coltivare il sogno di diventare “petrolieri”. È tempo di trebbiatura del grano ed è un’ottima annata: si producono 30 quintali per ettaro, ma non bastano a coprire le spese vive, considerato che se si è fortunati si venderà a 18 euro al quintale. L’uva, quando si vende, costa 70 euro al quintale, olive un po’ meno, per non parlare delle aleatorie coltivazioni e quotazioni di ortaggi vari, che hanno mandato sul lastrico tantissimi imprenditori agricoli. E allora, come dargli torto? 2000 euro al mese per sole 12 ore di lavoro su un pozzo di petrolio in cambio della promessa di lasciare che i giardini diventino campi deserti. Del resto, quando li guadagnerebbero coltivando grano duro? Ma non è possibile che si dimentichi la vocazione di queste terre, di questi giardini.
L’area della Val d’Agri è da sempre caratterizzata da un’attività prevalente agricola. La sua economia, fino a qualche decennio fa basata prevalentemente sull’attività agricola e forestale, è oggi fortemente integrata e con un settore primario ancora strategico per gli scenari di sviluppo dell’area.
Nel bene o nel male negli ultimi anni la società valligiana è riuscita a sopravvivere senza miti sociali (ed è riuscita a farlo bene anche per molto tempo prima di tali anni).
Nel suo complesso è rimasta a tratti profondamente depressa dimostrando non in grado di generare, o solo di fare proprio, un “mitologema” creato da altri.
Nessuna idea, nessun progetto sociale, nessuna visione idealizzata del “futuro desiderato” per la Valle è riuscita a trasformarsi in un fattore in grado di generare un ottimismo sociale e personale sufficientemente massiccio con la volontà di partecipare al processo di sviluppo che vedeva coinvolta l’intera regione.
Attualmente, il mondo agricolo si sta allontanando molto dalla vita e dalla percezione dei giovani valligiani: il mestiere dell’agricoltore è poco conosciuto, e raramente viene preso in considerazione come opzione per il futuro. Eppure l’agricoltura è un’attività le cui ricadute si manifestano a livello ambientale, sociale, sanitario. E’ importante che i giovani riescano a interpretare la complessità del mondo in cui vivono, a riconoscere le connessioni tra sviluppo, salute, inquinamento ambientale, globalizzazione degli stili di vita, educazione alimentare, partendo da considerazioni su qualcosa che ci riguarda tutti molto da vicino: il consumo quotidiano di cibo.
La situazione agricola della valle mi preoccupa e non poco. Difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi anni. L’unica certezza che mi rimane è l’incertezza del domani!….
La scoperta del petrolio, nelle viscere di terreni argillosi, franosi, geologicamente instabili come quelli della Basilicata, avrebbe potuto rivelarsi la svolta vincente per arricchire la Regione o, piuttosto, rappresentare il rischio concreto di impoverirla ulteriormente.
Io che abito nella valle, Rockfeller e sceicchi, di ricchezza e sviluppo, dalle nostre parti, non se ne sono ancora visti. L’unico dato certo è che la valle si sta spopolando e la tanto auspicata crescita si fa attendere più del previsto. Chi aveva visto uno sviluppo legato esclusivamente al petrolio si deve ricredere: disoccupazione, indice di vecchiaia, indici socio-economici da terzo mondo dovrebbero essere dati “certi” sufficienti a rivedere la posizione iniziale.
Purtroppo, questo sono dati “certi” e che sta, di “certo”, segnando il destino della Val d’Agri!
La potenza economica dell’industria petrolifera è talmente grande, grazie ai suoi capitali e la manipolazione della politica e dell’informazione, che riesce a screditare e perfino ridicolizzare ogni forma di protesta e a smontare le posizioni avverse. Molto spesso l’industria petrolifera danneggia gravemente o distrugge le industrie del turismo e dell’agricoltura, ma l’arrogantissima industria petrolifera percepisce che tutto gli è dovuto, e non si cura affatto né si vuole responsabilizzare dei danni causati all’ambiente. I suoi “servi” economisti, ingegneri, giornalisti, politici, militari, tutti quanti prezzolati a dovere, sono pronti ad assecondarla servendosi del meccanismi della distrazione, del minimizzare, del negare l’evidenza lampante, dell’intimidire, dell’uccidere, anche solo psicologicamente mediante l’emarginazione dei contrari, coloro che si battono sulla base di dati “probabili”, non certi.
Certo è che continuando così, si ha la sensazione che ci siano pezzi di territorio senza futuro e, di conseguenza, pezzi di agricoltura senza futuro, e , soprattutto, pezzi di storia senza più futuro. Che fine faranno i piccoli comuni della Valle e delle aree interne della nostra regione che hanno fatto la storia di questa regione nei secoli scorsi?
Che fine ha fatto la questione agraria che si intrecciava e caratterizzava la più complessa questione meridionale?
Se è vero che estrarre petrolio è un sacrificio che ci viene richiesto dalla Nazione, un gesto patriottico, allora anche l’Italia dovrebbe farlo: salvare un settore in crisi, quello dell’agricoltura.
Se è vero che l’Italia è uno Stato democratico, dove uguaglianza e solidarietà civile sono alla base di una civiltà moderna di un paese avanzato, deve (o dovrebbe) tutelare la salute e i diritti di qualsiasi cittadino, sia del Sud che del Nord.
Ci chiediamo perché in Basilicata la democrazia e il diritto per tutti di curarsi o di studiare debba dipendere necessariamente dal petrolio, ovvero dalle royalties, mentre in altre regioni dove il petrolio non ce l’hanno, invece, è lo Stato a garantire tali diritti?
Se fossimo in un paese civile, di civile dovremmo fare una guerra, ma come ho più e più volte ripetuto, noi viviamo in una Nazione che non sa più, neanche cos’è il civile decoro.
Cosa rimane, nel dibattito odierno, delle lotte contadine, dei “cafoni” meridionali, della riforma agraria, dell’accesso alla terra? “si è fatto giorno”- scrisse mirabilmente Rocco Scotellaro, oltre sessant’anni fa, quando le condizioni dei contadini meridionali e lucani erano al limite della sopravvivenza. “Si è fatto di nuovo notte” – dovremmo scrivere oggi. Proprio perché si è spenta la luce sull’agricoltura lucana, settore vitale per tutta la regione.
Non si dica che questo è catastrofismo, questa è semplicemente la situazione catastrofica che noi stessi abbiamo creato. Questo è il catastrofico presente in cui noi (convinti e non) stiamo vivendo.
Mancando di dati certi, con altissima probabilità possiamo affermare che il petrolio non è infinito, quindi non può essere l’unica “certezza” a cui può far seguito un’inevitabile realtà economica: un’economia interamente ed esclusivamente basata sul petrolio non può crescere all’infinito. La mia convinzione resta quella che il petrolio è una risorsa solo di fronte al deserto. L’unica conclusione sensata a questo ragionamento è che dobbiamo cambiare e farlo in fretta. Non è più tempo per discussioni filosofiche, è tempo di prendere coscienza ed agire con risolutezza.
Non è un fatto personale, sotto questo aspetto non mi permetto di dare giudizi. È una questione di cultura politica, di prospettive, di credibilità e progettualità. Da quanti anni queste persone sono i protagonisti pubblici del nostro territorio e del futuro dei nostri giovani? Da quanti anni, sono loro a decidere in che direzione può e deve andare la Basilicata? I risultati quali sono stati? Mettendo da parte la macchina propagandistica pagata con i soldi pubblici da De Filippo e c., i dati veri documentati dai numeri, vedono la nostra regione sempre più povera, marginale e senza prospettive, senza, nemmeno, un disegno strategico che, almeno, ci farebbe sperare. Non c’è nulla. C’è il vuoto, ci sono solo promesse, proclami, annunci, clientele, favori, ricatti, scambi, sotterfugi, incarichi agli amici degli amici, dignità calpestate.
Purtroppo siamo costretti a convivere con un equilibrio di basso profilo generato dalla stessa debolezza del sistema, caratterizzato dalla logica delle cosiddette “convenienze relative”. Quali soggetti domineranno il nostro futuro? Gli intraprendenti o gli esigenti, i competenti o i raccomandati, gli onesti o i furbi, i meritevoli o gli anziani, i “certi” o i “probabili”?
Rocco Scotellaro commenterebbe: “ecco che uno si distrae al bivio, si perde. E chi gli dice “Prendi questa” e chi “Prendi quest’altra”. E uno resta là, stordito. Aspetta che le gambe si muovano da sole.
Io rilancio e aggiungo: Il petrolio non è compatibile con l’ambiente. O prendi l’uno o prendi l’altro. Devi scegliere, ma spesso sei costretto a scegliere il petrolio.
Ma se scegli il petrolio dovresti avere (o pretendere di avere) una contropartita sufficiente per risarcire le popolazioni che subiscono il danno.
Allora noi chiediamo 1000 euro al mese ad ogni contadino della Basilicata che accetta di rimanere per i prossimi 10 anni sul territorio come presidio permanente, che accetta di contribuire al ripristino ambientale, che si impegna ad azzerare il consumo di concimi, diserbanti e anticrittogamici chimici, che favorisce il ripopolamento di specie vegetali e animali in via di estinzione, che si impegna alla manutenzione di fossi e scoline, alla sistemazione di terreni acclivi, al fine di evitare frane ed erosioni.
Credo sia davvero ora di ritornare ad occuparci di loro. Noi pastori, figli di pastori, figli di contadini prima che imprenditori possiamo riprendere il cammino interrotto, la strada maestra, insieme e senza lotte clandestine, ma con intelligenza e connessione con il mondo.
Lo dobbiamo fare anche per difendere la professione più vecchia e importante al mondo, quella del contadino.

Emanuele uno di noi. La storia dell’agricoltore di Paternò che sfida la mafia locale.

Emanuele Feltri
Emanuele Feltri

La responsabilità di raccontare storie e fare in modo che l’ambiente esterno le recepisca diventa fondamentale nel mio lavoro. Questa è la motivazione che sta alla base del mio operare e che porta sempre ad addentrarmi nei processi cercando di comprenderli per analizzarli. Le storie da raccontare nascono soprattutto dall’impressione chei loro protagonisti riescono a suscitare in chi deve raccontarle.

E quella di Emanuele Feltri, 34 anni, è una di queste. Una storia che non può lasciare certo indifferenti.

Emanuele molte passioni e tanta gioia di vivere,  un sorriso contagioso che invita alla vita.

Qualche tempo fa questo ragazzo decide di abbandonare la frenetica vita di città per trasferirsi in una contrada, di nome Sciddicuni, nella valle del fiume Simeto. Una zona di campagna nota come terra di nessuno, perché su quel fiume i signori della malavita locale detengono un controllo pressoché assoluto per gli sversamenti illegali.

Ma Emanuele non ha paura e con vivo entusiasmo e caparbietà tira su una fattoria-bio, coltiva prodotti agricoli biologici e alleva animali.

Land grabbing anche in Europa, colossi frenano l’agricoltura

Pubblicato su La Stampa (vedi articolo originale)

Roma, 18 apr. (TMNews) – Il ‘land grabbing’ (accaparramento delle terre) non colpisce solo i Paesi in via di sviluppo: vasti tratti di terra del continente europeo, infatti, sono finiti in mano a colossi industriali, speculatori, ricchi acquirenti stranieri e fondi pensione, favorendo così la concentrazione delle attività agricole e delle ricchezze terriere in poche mani e impededendo alla gente comune di dedicarsi all’agricoltura.
Stando a quanto emerge da una ricerca condotta da Transnational Institute e riportata oggi dal Guardian, oggi il 50% delle terra agricola europea è concentrata nelle mani delle grandi aziende (con 100 ettari e più di terreno), che rappresentano solo il 3% delle circa 12 milioni di aziende Ue. Protagonisti di questo accaparramento sono grandi imprese cinesi, fondi sovrani mediorientali ed hegde fund, così come oligarchi russi e colossi agricoli.

In Veneto giovani protagonisti del futuro del settore: appuntamento mercoledì 24 Aprile ad Agripolis.

Pubblicato su Regione Veneto (vedi articolo originale)

L’agricoltura veneta dà voce ai giovani, anzi ne cerca le idee per costruire direttamente con loro la programmazione futura del settore e per aprire nuovi possibili spazi imprenditoriali e occupazionali in un momento di crisi pesantissima. “Mercoledì della prossima settimana, 24 aprile – annuncia l’assessore regionale Franco Manzato – daremo anche formalmente il via al processo di ascolto ed elaborazione delle proposte, dei progetti, dei suggerimenti degli under 40, chiamati ad essere protagonisti anche nelle scelte della politica. L’appuntamento è ad Agripolis di Legnaro, in provincia di Padova, alle ore 11, nell’Aula 14 del Pentagono, all’insegna del “di’ la tua””.

Al via orti sociali bio negli istituti penitenziari minorili

tratto da viniesapori (vedi articolo originale)

Niente banchi di scuola, ma lezioni sul “campo” per i ragazzi degli istituti penitenziari minorili di sei regioni italiane che, in questi giorni, stanno iniziando corsi di orticoltura biologica. L’attività formativa è contestuale alla realizzazione di orti biologici all’interno degli istituti, in cui i ragazzi coltiveranno varietà antiche e autoctone per valorizzare la biodiversità e le produzioni tipiche dei territori. Ad essere coinvolti saranno circa 70 ragazzi e ragazze degli istituti di Palermo, Roma, Pontremoli (Mc), L’Aquila, Airola (Bn) e la comunità Borgo Amigò di Roma, due classi di età: i “minori” tra i 14 e i 18 anni e “giovani adulti” tra i 18 e i 21, detenuti negli Istituti Penali per Minorenni e in esecuzione penale esterna al carcere.

L’agricoltura sociale fa bene anche alle imprese. Se n’è parlato al Festival del Volontariato

Pubblicato su gonews.it (vedi articolo originale)

Ieri 50 associazioni e 20 imprese agricole si sono date appuntamento a Lucca al Festival del volontariato per il convegno “Agricoltura sociale, volontariato e servizi alla persona”, organizzato da Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Insieme a Regione Toscana, Coldiretti, Cia, Anci, Forum nazionale agricoltura sociale e Agenzia italiana per l’agricoltura etica il volontariato toscano ha discusso dell’importanza di costruire reti tra associazioni, imprese agricole e enti locali allo scopo di promuovere l’agricoltura come strumento di riabilitazione sociale e inserimento lavorativo di persone con disagio.

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