Giornata Mondiale di lotta contadina: dall’Italia ci siamo. A Matera lanciato il Forum della Nuova Riforma

Il 17 aprile è la giornata mondiale di lotta contadina convocata da un appello di  Via Campesina
Gli agricoltori italiani rispondono da Matera lanciando il Forum Italiano per la Riforma Agraria
A fondamento la dichiarazione dell’ONU, le proposte alla FAO e le proposte di venticinque anni di lotte in Italia

Via Campesina, la rete internazionale che associa oltre 200 milioni di agricoltori e pescatori artigianali in tutti i continenti, chiama dal 1997 alla mobilitazione in occasione della ricorrenza delle strage in Brasile di 19 agricoltori in lotta contro il latifondo e per il diritto alla terra. Ogni anno a fondamento delle giornate di mobilitazione sono posti obiettivi e parole d’ordine legate alle emergenze che i cittadini devono affrontare di fronte ad un modello agroalimentare che produce sempre più crisi ed esclusione in tutto il mondo. Quest’anno a fondamento della giornata vi è l’obiettivo di porre con forza il tema della necessità della Riforma Agraria.

Dall’Italia risponde (come fa ormai dal 2001) Altragricoltura (Alleanza per la Sovranità Alimentare), questa volta insieme alla Confederazione LiberiAgricoltori (sindacato di rappresentanza delle imprese agricole), al Movimento Riscatto (movimento di difesa delle comunità rurali e dei diritti di chi lavora la terra) ed alla Rete dei Municipi Rurali (associazione di iniziativa comune fra i Comuni rurali e gli agricoltori attivi).

“L’esigenza di una Nuova Riforma Agraria non riguarda solo i paesi del sud del mondo ma è sempre più urgente proprio qui da noi in Italia. Per questo abbiamo proposto con la riunione tenuta a Roma al Senato il 12 aprile scorso la costituzione di un Forum che lavori ad avanzare alle istituzioni ed alla società una riforma generale che restituisca agli agricoltori ed ai cittadini italiani il diritto a produrre e ad a consumare il cibo con dignità” ha spiegato Salvatore Pace (presidente della Rete dei Municipi Rurali) annunciando in Conferenza stampa che, dopo la riunione di Roma che ha raccolto importanti adesioni e disponibilità, il prossimo obiettivo è di convocare il Forum in una due giorni da tenere a Matera nella prima settimana di giugno.

Angelo Candida, della presidenza della Confederazione LiberiAgricoltori ha sottolineato i motivi per cui il sindacato degli agricoltori aderisci con convinzione e con l’obiettivo di contribuire nel merito al percorso: “Le organizzazioni sindacali devono smettere di essere solo il luogo del disbrigo delle pratiche. Non ci basta più l’approccio burocratico della gestione dell’esistente, serve recuperare la funzione critica e autonoma dal servilismo alla politica che dovrebbero essere proprie al sindacato e serve una nuova stagione di proposte che rompa con la gestione della crisi senza prospettive”.

Fra i rappresentanti dei molti comuni presenti il 12 scorso a Roma al Senato per avviare il percorso del Forum della Riforma Agraria c’era Felice Lafabiana, in rappresentanza del Comune di Ginosa in Puglia che, intervenendo nella conferenza stampa a Matera oggi ha sottolineato: “Sono ancora una volta con questi agricoltori in mobilitazione per chiedere al governo una riforma agraria… perché è da oltre 60 anni che non si parla più di agricoltura. Bisogna tutelare il prodotto made in Italy, l’ambiente e il territorio, i consumatori e la loro salute. Bisogna RSCOPRIRE IL VALORE DELLA TERRA. E soprattutto occorre far sentire i nostri agricoltori ORGOGLIOSI del loro lavoro” concludendo che “se non c’è una buona politica agraria non c’è dignità nè reddito, nemmeno quello di cittadinanza” .

A Gianni Fabbris (Presidente di Altragricoltura, componente della presidenza di LiberiAgricoltori e co-fondatore del Movimento Riscatto e della Rete dei Municipi Rurali, il compito di chiudere la Conferenza stampa di oggi e di illustrare i contenuti della proposta.

“In questi venticinque anni è venuta avanti una crisi drammatica nelle campagne per effetto diretto delle scelte politiche, sociali e sindacali che hanno trasformato l’Italia (tutta) da grande luogo della produzione del cibo a piattaforma di speculazione commerciale in cui vincono la speculazione finanziaria e perdono le aziende agricole, i braccianti, i consumatori e l’ambiente. Queste scelte producono la crisi e il modello non può essere efficientato e migliorato, va cambaito profondamente.  A settanta anni dalla Riforma fondiaria (ottenuta a prezzo di morti e prigione per i contadini) oggi occorre ritornare a difendere quelle terre ed a liberarle dai nuovi padroni e dai nuovui latifondisti: il FMI, il WTO, le corporazioni multinazionali, le banche, il trust commerciale, la burocrazia ottusa. Servono proposte nuove che guardino al futuro rimettendo al centro i diritti di chi lavora e consuma il cibo, l’ambiente le comunità, la terra, la vita e la natura, l’ambiente, i beni comuni.”

Fabbris ha illustrato il prcorso del Forum della Nuova Riforma agraria che punta a sollecitare “un grande movimento partecipato dal basso perché il futuro dell’agricoltura e del diritto al cibo deve essere sottratto dai tecnicismi e dagli specialismi ma deve dinìventare una grande questione sociale, politica e culturale per tutto il Paese e per l’intera Europa le cui scelte incidono in maniera decisiva sul destino di tutti noi”.

Avvertendo che uno dei grandi problemi del dibattito italiano è il rpovincialismo con cui vengono affrontate questioni strategiche come è quello dell’agricoltura, Fabbris indica tre documenti a fondamento del dibattito: “Il documento per la Sovranità Alimentare proposto da Via Campesina (e assunto dalla FAO come una delle proposte più avanzate in materia di agricoltura e cibo), la proposta di Riforma avanzata da Altragricoltura e LiberiAgricoltori nell’aprile del 2018 ai parlamentari italiani (insiem e alle diverse altyre che si stanno producendo in questi mesi da parte di altre realtà di base) e, soprattutto la dichiarazione adottata dalla Sessione Plenaria dell’ONU il 17 dicembre scorso sui Diritti dei Contadini e degli altri soggetti che vivono nelle aree rurali”.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha accolto l’adozione da parte dell’Assemblea generale della Dichiarazione sui diritti dei contadini e di altre persone che lavorano in zone rurali dichiarando: “A livello globale i contadini alimentano il mondo, ma il loro godimento dei diritti umani viene messo in discussione, incluso il loro diritto al cibo.In molti posti del mondo, i contadini affrontano situazioni terribili aggravate da uno squilibrio di potere nelle relazioni economiche. Le politiche che potrebbero promuovere i diritti dei contadini sono in gran parte assenti e in alcuni casi hanno sofferto a causa di misure di austerità. Le donne sono particolarmente vulnerabili, data la diffusa discriminazione illegale che limita il loro accesso, l’uso e il controllo della terra, nonché il pagamento iniquo per il loro lavoro. Anche i contadini e le altre persone che lavorano nelle zone rurali sono particolarmente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici e della distruzione ambientale.

Spero che questa Dichiarazione serva a rafforzare l’impegno degli Stati a tutti i livelli per sostenere e proteggere i diritti e la dignità dei contadini e di altre persone che lavorano nelle zone rurali. Svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la nostra cultura, l’ambiente, i mezzi di sostentamento e le tradizioni e non devono essere lasciati indietro mentre implementiamo l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.

Ministero Agricoltura, quel sistema informatico da 780 milioni

Pubblicato su Repubblica (leggi articolo originale)

ROMA – Immaginate di avere un’automobile in affitto. Un’automobile che vi costa un sacco di soldi ogni mese, però non funziona. Alle volte non parte, alle volte non frena, non si accendono le luci, o si accendono quando non servono. Insomma un disastro. Ecco, quell’automobile sgangherata assomiglia molto al Sian, il Sistema informatico che del ministero dell’Agricoltura è il cuore pulsante, perché distribuisce 7 miliardi di euro all’anno di contributi europei. Dal 2010 ad oggi sono stati prodotti almeno una decina di dossier, tra relazioni di collaudo, audit interni, perizie legali che dimostrano come il Sian sia un costosissimo colabrodo, un sistema che ha drenato fino ad oggi dalle casse dello Stato la bellezza di 780 milioni di euro. Motivo, forse, per ritoccare i termini del contratto con i privati che lo gestiscono, suggerirebbe la logica. Invece no, anzi. Poche settimane fa, nel pieno del marasma del caso De Girolamo, quel contratto è stato ulteriormente ingrassato, aumentandone la provvigione di altri 90 milioni di euro per il triennio 2014-2016. E il Sian si è rivelato, ancora una volta, per quello che è: una torta che scatena appetiti, e la prima grana che piomba come un macigno sulla scrivania del neo ministro renziano Maurizio Martina.

A CHI VANNO I FONDI DELL’AGRICOLTURA?
A giudicare dalle 62 pagine dell’ultima di queste relazioni di collaudo, certificata dallo studio dell’ingegner Giuseppe Felice e finita nel fascicolo aperto dal pm di Roma Alberto Pioletti proprio sul funzionamento del Sian, di cose che non tornano ce ne sono parecchie. Le superfici dei terreni, ad esempio. Quelle inserite via internet nel sistema dagli agricoltori in molti casi sarebbero diverse da quelle reali. C’è un fienile nel comune di Mistretta di 900 metri quadrati per cui sono stati erogati fondi come se fosse di 2000. Ci sono pratiche per cui il software si accorge di “scostamenti tra le superfici richieste e quelle effettive del 100 per cento”, eppure i soldi partono lo stesso, in automatico. Ci sono società agricole che accumulano penalità di 200 mila euro e ottengono comunque il denaro e ci sono finestre del software in cui un soggetto compare prima come intestatario di 2 fabbricati agricoli, poi all’improvviso di 23. Alla stessa data.

I finanzieri del Nucleo speciale di Tutela Spesa Pubblica, oltre a valutare la relazione di Felice, da mesi passano al setaccio tutti i rimborsi ottenuti dagli agricoltori italiani negli ultimi anni: i risultati di questa maxi inchiesta sono ancora coperti da segreto, ma secondo indiscrezioni ci sarebbero milioni di euro pagati a chi non ha nemmeno un fazzoletto di terra coltivato, a prestanomi di clan mafiosi, a chi ha un garage e lo spaccia per fattoria. E spunta un finanziamento da 50 milioni finito nel nulla.

Quando Repubblica ne diede conto, a gennaio, l’allora ministro De Girolamo si arrabbiò molto promettendo querele e spiegando che l’indagine era partita prima del suo arrivo al ministero (verissimo) e che lei aveva provato ad arginare il fenomeno. Evidentemente il nuovo capogruppo dell’Ncd però dimenticava che una parte, anche consistente, dell’inchiesta riguarda proprio il mal funzionamento del Sian così come testomonia la perizia tecnica di collaudo depositata in procura a settembre.

DA 20 ANNI SEMPRE GLI STESSI
A questo punto bisogna fare più di un passo indietro, per capire la fibrillazione che si provoca nelle stanze del dicastero dell’Agricoltura quando il discorso finisce sul Sian, la banca dati più grande e complessa del comparto agricolo e forestale. Perché da vent’anni a gestirlo sono sempre gli stessi imprenditori privati. Cambiano i governi, ma loro no.

Dal 2007 il sistema è in mano alla Sin, spa partecipata per il 51 per cento da Agea (società del ministero), per il 49 per cento da un raggruppamento temporaneo di imprese Rti: Almaviva è mandataria con il 20,02%, poi ci sono Auselda1, Sofiter2, Telespazio, Cooprogetti, Ibm, Agriconsulting, Agrifuturo. Sono loro, quell’anno, ad aggiudicarsi il super appalto da 1,1 miliardi di euro per gestire il Sian fino al 2016, ed erano loro che avevano fornito ad Agea lo stesso servizio dal 2001 al 2007, riuniti in consorzio sotto il nome “Agrisian”. “Ed erano loro anche prima – si legge nell’esposto alla procura firmato da Ernesto Carbone, ex presidente e amministratore delegato di Sin, deputato vicinissimo a Matteo Renzi – i fornitori di Agea sono stati sempre gli stessi, sebbene in compagnie societarie diverse nella forma, ma immutate nella sostanza”.

Carbone, con il suo esposto, ha dato il via all’inchiesta di Pioletti. Nei pochi mesi in cui è stato amministratore di Sin (da fine aprile 2012 a marzo 2013) ha disposto una consulenza legale su un altro nodo di questa storia, la traformazione da srl in spa della Sin decisa nell’agosto del 2011. Scrive l’avvocato Francesco Carluccio nella relazione finale, anche questa depositata in procura: “Fino a quella data si evidenziava una rigorosa e costante verifica del rispetto degli impegni da parte del Rti fornitore. La conseguenza della trasformazione in spa è stato una sorta di favore nei confonti dei soci privati… la Sin sembra aver impegnato i suoi maggiori sforzi quasi unicamente per aumentare i compesi e i rimborsi agli amministratori”. In altre parole, “peggioramento nella gestione della società” e “aumento ingiustificato dei costi”.

“NON SO NIENTE DI AGRICOLTURA”, E LO NOMINANO DIRETTORE…
E alla Sin che dicono? Per il momento nulla. Anche perché c’è molto imbarazzo. La De Girolamo, infatti, “per portare legalità” aveva nominato come commissario straordinario di Agea il generale della Finanza, Giovanni Mainolfi, il cui nome era rimbalzato più volte nell’inchiesta della P4. E’ sua la decisione, durante l’interim di Enrico Letta all’Agricoltura dopo le dimissioni della De Girolamo, di rinnovare al rialzo il contratto con i soci privati, aumentando di 30 milioni l’anno la provvigione. Tra i primi atti di Mainolfi, anche la nomina di Antonio Tozzi alla direzione generale della Sin. Ruolo delicato, il suo. È l’uomo che deve gestire i 7 miliardi di euro. Ma chi è Tozzi?

Trentacinquenne commercialista di Benevento, su facebook i suoi amici lo definiscono “re della movida locale”, ex fidanzato di Nunzia De Girolamo, di cui è stato portavoce e capo segreteria. Non esattamente un esperto di agricoltura. “Non ho competenze specifiche. Ma per partecipare non erano richiesti requisiti particolari. E’ sufficiente una laurea, poi io sono stato commissario liquidatore e amministratore di alcune aziende. Sì è vero, conosco bene Nunzia, sono un amico di famiglia, ma l’incarico non l’ho avuto direttamente da lei”. Il dottor Tozzi guadagna 175 mila euro lordi all’anno.

… CON CONSULENTE AL SEGUITO
E nonostante la Sin abbia un’area della Direzione Audit e Comunicazione dedicata all’organizzazione della società, con un direttore che percepisce 163mila euro l’anno, e nonostante abbia anche una direzione amministrativa per le questioni finanziarie, con un altro direttore che di euro ne prende 123mila, il primo febbraio è stato stipulato un contratto di consulenza da 43.084 euro con Antonio D’Angelo, il quale dovrà “affiancare il direttore generale nella supervisione degli aspetti amministrativi, organizzativi, finanziari, procedurali della società… che abbia caratteristiche di terzietà che ovviamente non è possibile riscontrare nell’ambito di Sin”.

Una clausola che da sola racconta il clima di veleno e di sfiducia che si respira in azienda e che ha toccato anche lo stesso Carbone, accusato dall’attuale presidente Sin, Francesco Martinelli, di aver utilizzato in modo improprio 23mila euro per spese personali e di rappresentanza. “Tutte falsità”, si difende Carbone.

Di certo c’è che negli ultimi due anni alla Sin hanno visto avvicendarsi 4 presidenti e 5 amministratori delegati. “C’è fortissima preoccupazione per il mantenimento sia del livello occupazionale sia della professionalità dei lavoratori di Sin – dichiara la Rsa Cgil in una nota – confidiamo nel nuovo Ministro De Martina perché il cosiddetto “Collegato Agricoltura”, pur in linea con l’obiettivo di riorganizzazione degli enti vigilati del suo dicastero, tuteli i nostri posti di lavoro insieme con le competenze”. Se il nuovo ministro cercava un punto da cui partire per svolgere il suo mandato, lo ha trovato.

LA REAZIONE DEL MINISTRO
Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha disposto una relazione urgente sulle disfunzioni del Sian, il sistema informativo con cui vengono distribuiti 7 miliardi di euro di fondi della Pac. “Ho chiesto al Commissario di Agea (che controlla la Sin, la società che gestisce il Sian) una relazione urgente con particolare riferimento alle modalità e al grado di efficacia con cui si è provveduto alla gestione del Sian e alle motivazioni che avrebbero condotto all’aumento “della provvigione di altri 90 milioni di euro per il triennio 2014-2016″. Di conseguenza sarà posta in essere ogni iniziativa utile a garantire il rigoroso rispetto delle leggi”.

Da Roma contro la crisi rurale: Una nuova alleanza per la terra. Ora!

Sala delle Bandiere del Parlamento Europeo a Roma. 29.1.14
Sala delle Bandiere del Parlamento Europeo a Roma. 29.1.14

Altragricoltura. Com. stampa

La giornata del 29 gennaio, che, per iniziativa delle Associazioni nazionali Antiusura e su proposta di Altragricoltura, ha visto partecipare a Roma tante delegazioni  all’udienza presso il Vaticano contro l’Usura, è stata anche una importante occasione e momento per fare il punto sulla grave situazione della crisi delle campagne. Tante rappresentanze di Associazioni autonome nazionali si sono riunite presso la Sala della Bandiere della sede del Parlamento Europeo, dibattendo sui contenuti e le proposte introdotte da Gianni Fabbris, Tano Malannino e Lino Martone. Sono intervenuti, portando il loro contributo di sostegno e di conoscenza, la parlamentare Europea Sonia Alfano, il sen. Giuseppe Lumia.  il sindaco di Nisceni Francesco Larosa, la vicesindaco di Vittoria Concetta Fiore.

L’assemblea, nel confermare un giudizio fortemente critico su come tanti movimenti associativi delle campagne si sono divisi dando vita ad autonome iniziative che alla fine, si sono sostanziate solo come azioni di attenzione della pubblica opinione, senza raggiungere alcun risultato di cambiamento e di riforma, ha giudicato definitivamente conclusa e chiusa questa fase degli ultimi quattro anni e chiama a dare vita ad una fase nuova che riconquisti spazi e prospettive a quanti sono tuttora colpiti dalla crisi nelle aree rurali o esclusi dall’accesso ad un cibo sano e sicuro.

L’Assemblea si è conclusa lanciando la proposta all’unanimità di dar vita a un nuovo corso nelle campagne, formalizzandola come UNA NUOVA ALLEANZA PER LA TERRA con a base la prospettiva della Sovranità Alimentare. Un’alleanza rivolta a tutte le associazioni agricole autonome, alle associazioni ambientali che si battono contro l’inquinamento, alle associazioni dei consumatori. Un’alleanza che va costruita sui territori delle aree fortemente urbanizzate, dove si esprimono nuove consapevolezze per il fallimento del ciclo  del precedente sviluppo e dove oggi, se non si recupera al cibo genuino e alla produzione agricola sana la terra che ci è rimasta, è in discussione la prospettiva stessa  di vita degli esseri umani. Un alleanza necessaria per obiettivi di cambiamento economico e politico che non possono essere raggiunti dai soli addetti all’agricoltura, ridotti fortemente di numero, nonostante le dichiarazioni di rappresentanza di comodo fatte dalle OO.agricole tradizionali.

Vaticano - Udienza delle Fondazioni Antiusura. 29.1.14
Vaticano – Udienza delle Fondazioni Antiusura. 29.1.14

Un Alleanza che deve farci raggiungere, in tempi brevissimi, una nuova forma di Organizzazione Sindacale-Professionale Unitaria, anche in forma Federata, che superi l’attuale rappresentanza subalterna al potere economico e politico, chiuda per sempre con un sistema storico consunto ed egemonizzato dalla Coldiretti, verso cui non vi è alcuna funzione alternativa di CIA, Confagricoltura e Copagri. Una nuova Organizzazione di rappresentanza autonoma dai partiti e rispettosa delle tante identità nazionali, che apra a un nuovo rapporto di reciprocità professionale con piccolo commercio e artigianato.

Altragricoltura ha ricevuto il mandato di procedere in tale direzione senza attendere lunghi dibattiti di analisi e confronto ma a partire, nell’immediato, da un incontro urgente per migliorare e definire una piattaforma rivendicativa comune, dando vita a immediate iniziative di lotta e di sostegno alle tante vertenze territoriali,sul territorio nazionale che, senza superflui ulteriori commenti, sono indicative del grave precipizio cui si sta spingendo l’agricoltura italiana.

In proposito, Altragricoltura, chiederà un immediato incontro con il Governo, aperto ai rappresentanti di Associazioni già disponibili, per fare il punto sulla situazione e capire con chiarezza quali sono gli obiettivi di politica agricola governativa, a partire dalle emergenze, anche a proposito della fase critica aperta con le dimissioni della ministro De Girolamo

“Giù le mani dal vostro cibo” e il caso della melanzana taroccata.

E’ terminata da poche ore la presentazione fatta a Palazzo Iacono, Vittoria (RG)o della campagna nazionale “Giù le mani dal vostro cibo”. Presente anche l’assessore comunale all’Agricoltura, Concetta Fiore, il presidente nazionale di Altragricoltura, Gaetano Malannino, l’imprenditore Maurizio Ciaculli, il coordindatore nazionale di Altragricoltura, Gianni Fabbris, il comandante della Tenenza di Vittoria della Gdf, Domenico Ruocco e il sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia.

E’ stata l’occasione per difendere ancora una volta il lavoro dei nostri produttori necessario a lavorare i prodotti agricoli che ogni giorno si consumano sulle nostre tavole e lo stato in cui versa la nostra agricoltura.

C’è un costante controsenso, afferma Fabbris, tra i dati diffusi da economisti, politica e organizzazioni che parlano di un settore come quello agricolo che regge di più la crisi ed esporta di più all’estero grazie al Made in Italy e il dato drammatico che vede la chiusura sistematica delle nostre aziende diminuendone la capacità produttiva e qualitativa”. Ricordiamo infatti che solo nel 2011 si sono chiuse 50000 aziende.

Il caso di Maurizio Ciaculli, imprenditore agricolo di Vittoria che ha avuto il coraggio di denunciare un caso di taroccamento della melanzana di cui è stato vittima e del quale lui stesso ci parla nell’intervista che pochi giorni fa abbiamo realizzato (vedi video sul nostro canale TV) è solo una delle vicende che vede i nostri agricoltori coinvolti.

Sempre più grande infatti è il rischio di mangiare alimenti che non appartengono ai nostri agricoltori persino quando pensiamo di essere protetti dalla certezza di un marchio o di un certificato.
La campagna per difendere consumatori e agricoltori dalle contraffazioni ha fatto in modo che Altragricoltura con Soccorso contadino si è costituita parte civile nel caso scoperto da Maurizio così come anche il comune di Vittoria nel caso in cui le indagini della Guardia di Finanzia dovessero confermare quanto denunciato dall’imprenditore vittoriese.

Per approfondimenti vi segnaliamo i seguenti link:

E20Sicilia.tv

Rai News 24

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