Altra orrida intimidazione a Feltri Sventrata una pecora

Avevo scritto ad Emanuele per segnalare la pubblicazione della sua intervista in questo blog. Mi ha ringraziato con il suo fare gentile ma accanto al suo grazie c’era solo una frase:  “Grazie. Qui è una guerra! Io ero andato in campagna a cercare pace!

Mi ha fatto un pò strano…poi ho letto un articolo su livecatania.it e ho capito il perchè di quell’affermazione. Le pressioni e le intimidazioni nei suoi confronti sono ricominciate, ancora e sempre più cruente. Raccontiamo storie cercando di dare voce a chi non ha voce e pensiamo di essere ormai immuni da emozioni quando le denunciamo ma non è così. Le storie coinvolgono e ci fanno sentire umani e l’unico mezzo per essere vicino a questa gente è denunciarle sempre in modo che domani la comunità non potrà dire “Io non sapevo”. Mobilitarla in una grande campagna a sostegno di chi, come Emanuele affronta simili problematiche, è uno degli strumenti a supporto della comunicazione.

Non lasciamo solo Emanuele. Non permettiamo che rimanga solo!

Segue articolo di Livecatania.it (leggi l’originale cliccando qui)

PATERNO’. Quasi surreale. Paradossale. Emanuele Feltri, il 34enne che ha investito con passione la sua vita, il suo presente ed i suoi denari nell’allestimento di una piccola impresa bio sulla Valle del Simeto, preso di mira ancora una volta dall’azione intimidatoria di qualche balordo. Dopo essersi visto uccidere a colpi di fucile, due settimane fa, quattro pecore (una addirittura fatta ritrovare sgozzata sull’uscio di casa) la notte scorsa è accaduto un episodio identico. Aberrante quanto il primo. Questa volta, una pecora sventrata fatta rinvenire accanto al casolare dell’azienda di Emanuele Feltri. A pochi metri all’animale morto, una sbarra di ferro completamente insanguinata. “E’ ovvio che girano interessi grossi forse troppo grossi – è la sensazione che pervade Feltri – tanto da permettere a degli sconosciuti di introdursi nuovamente nella mia proprietà dove fino alle 4 di ieri mattina c’era un fuoco acceso, dei torcioni che illuminavano il piazzale, delle macchine parcheggiate e un evidente presenza di più persone a farmi compagnia dentro casa”.

Domenica scorsa, una grande e partecipata manifestazione di popolo aveva visto centinaia di persone darsi appuntamento tra i sentieri della Valle del Simeto (oggi terra per la maggior parte lasciata priva di infrastrutture ed abbandonata all’incuria ed alla spazzatura) per manifestare non solo solidarietà ad Emanuele Feltri ma anche e, soprattutto, per riaffermare un principio: quello che nessuna intimidazione potrà arrestare lo sviluppo di un’area che potrebbe divenire un volano per l’economia del luogo. “Qui volevano costruire il mega inceneritore dei rifiuti – raccontava domenica uno dei manifestanti -: siamo riusciti a fermarli perchè questa terra deve essere rilanciata e non devastata ed inquinata”.

Fatto sta che adesso è giunta la seconda e, per certi versi, ancor più vile intimidazione. Un avvertimento in piena regola. “Ho effettuato immediatamente la denuncia ai carabinieri e il gelo che riscende lungo la mia schiena – dice ancora il 34enne Emanuele -. Lo sconforto, lo sconforto e poi la rabbia per una Sicilia ancora una volta offesa e violentata, un senso di sopraffazione mi ha colpito inesorabile e ho impiegato ore a scrollarmelo di dosso! Non so cosa accadrà ma so di sicuro che quella è la mia terra e non sarò io ad andarmene dalla valle del Simeto!”.

Emanuele uno di noi. La storia dell’agricoltore di Paternò che sfida la mafia locale.

Emanuele Feltri
Emanuele Feltri

La responsabilità di raccontare storie e fare in modo che l’ambiente esterno le recepisca diventa fondamentale nel mio lavoro. Questa è la motivazione che sta alla base del mio operare e che porta sempre ad addentrarmi nei processi cercando di comprenderli per analizzarli. Le storie da raccontare nascono soprattutto dall’impressione chei loro protagonisti riescono a suscitare in chi deve raccontarle.

E quella di Emanuele Feltri, 34 anni, è una di queste. Una storia che non può lasciare certo indifferenti.

Emanuele molte passioni e tanta gioia di vivere,  un sorriso contagioso che invita alla vita.

Qualche tempo fa questo ragazzo decide di abbandonare la frenetica vita di città per trasferirsi in una contrada, di nome Sciddicuni, nella valle del fiume Simeto. Una zona di campagna nota come terra di nessuno, perché su quel fiume i signori della malavita locale detengono un controllo pressoché assoluto per gli sversamenti illegali.

Ma Emanuele non ha paura e con vivo entusiasmo e caparbietà tira su una fattoria-bio, coltiva prodotti agricoli biologici e alleva animali.

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