Salvaguardia della biodiversità: aperto il bando per la distribuzione di uva besgano

Pubblicato su IlPiacenza (leggi articolo originale)

Scadrà il prossimo venerdì 21 marzo il termine per presentare alla Provincia di Piacenza la richiesta per le barbatelle di uva besgano bianco e besgano nero (uve da tavola antiche e tipiche delle colline piacentine, in particolare della Val d’Arda).

Le domande devono essere inviate al Servizio piccole filiere e supporto all’assistenza tecnica in Agricoltura (in via Colombo 35 a Piacenza) entro le 12 del 21 marzo utilizzando il modulo che si trova sul sito www.provincia.pc.it. nella sezione Bandi avvisi ed esiti. Le piante disponibili saranno assegnate alle aziende agricole del territorio collinare piacentino che ne faranno richiesta.

Le aziende potranno avere un minimo di 3 barbatelle di Besgano rosso e 2 Barbatelle di Besgano bianco. Il materiale dovrà poi essere ritirato al vivaio Canavesi di Perossi di Gropparello.

L’iniziativa è dell’assessorato provinciale all’Agricoltura e rientra nell’ambito del progetto per il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio genetico locale di specie agrarie. Obiettivo del bando è quello di costituire una rete di agricoltori “custodi”, in grado di preservare la biodiversità e la tipicità delle specie vegetali del piacentino.

Emilia Romagna, convegno su “noce da frutto”.

Pubblicato su Ravenna Today (leggi articolo originale)

Venerdì alle ore 15 nella Sala Zanelli (Fiera di Faenza) all’interno della 77° edizione della Mostra dell’Agricoltura Regionale (38° edizione di Momevi) si svolge il convegno “Noce da frutto”, promosso da CRPV (Centro Ricerche Produzioni Vegetali, Cesena) e Provincia di Ravenna, nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Emilia Romagna.

La nocicoltura è una filiera decisamente in ascesa sul territorio di pianura del Nord Italia, ma ancora marginale: si pensi che nella sola Emilia Romagna la superficie coltivata raggiunge appena i 150 ha, contro, per esempio, i circa 40.000 di aree destinate a pescheti. Le prospettive commerciali per tali produzioni sono, poi, decisamente interessanti, tanto che la domanda risulta essere decisamente superiore all’offerta, per cui il noce da frutto rappresenterà in un futuro prossimo un’interessante alternativa produttiva in grado di garantire buoni risultati anche in termini economici, specie per aziende agricole strutturate (con SAU superiore a 10 ha). In più c’è da dire che siamo di fronte ad una coltura con un alto contenuto salutistico, in quanto la noce è ricca di acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6) e di acido folico (ricco di vitamina B, importante per la crescita e la riproduzione cellulare).

In questo contesto è dunque necessario – e questo è l’obiettivo principale del convegno – offrire un supporto tecnico adeguato per lo sviluppo complessivo di tale coltura, al fine di un sostanziale aumento delle superfici coltivate in Emilia Romagna.

Il programma prevede, dopo l’introduzione di Daniele Missere (CRPV), gli interventi di Bruno Marangoni (Dipsa, Università di Bologna), Oriano Navacchi (Vitroplant, Cesena), Moreno Toselli (Dipsa, Università di Bologna), Alberto Vailer (Az. Agricola Valier, Borsea, Rovigo): concluderà i lavori Antonio Venturi, dirigente del settore Politiche Agricole e Sviluppo Rurale della Provincia di Ravenna.

Troppa pioggia, agricoltura in difficoltà. Allerta a Piacenza

Pubblicato su Piacenza sera (leggi articolo originale)

Anche le campagne piacentine non sono state risparmiate dal gennaio piovoso al quale abbiamo assistito, aggravato poi dalle piogge cadute in queste prime settimane di febbraio che hanno provocato ingenti danni in altre provincie. Nel solo mese di gennaio, fa sapere il Consorzio di Bonifica di Piacenza, sono infatti caduti circa 207 mm di pioggia alla diga di Mignano e 153,5 mm alla diga del Molato. Po e Nure si gonfiano ma la situazione è sottocontrollo e costantemente monitorata da parte dei tecnici del Consorzio di Bonifica di Piacenza che per ora hanno attivato un’unica pompa, sulle cinque dell’impianto idrovoro dell’Armalunga, che solleva 2.5 metri cubi d’acqua al secondo dai canali al Nure.

I campi sono tuttavia fradici ed incapaci di assorbire l’acqua in eccesso e drenarla, le preoccupazioni maggiori vanno in particolare alle coltivazioni di frumento che si trovano, in questo periodo, in una delicata fase di sviluppo e potrebbero essere compromesse se la situazione non dovesse migliorare. Per quanto riguarda le piante da frutto, già avanti nella maturazione, hanno già il bottone fiorale esposto a causa delle temperature miti inconsuete: va da se che alla prima gelata, si rischia di perdere il prodotto. Gravi problemi poi per le orticole, data l’impossibilità di procedere alla raccolta a causa del fango, che corrono dunque il rischio di marcire, ma anche per la semina che continua ad essere rimandata.

“Siamo in allerta, afferma Fausto Zermani, presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza, ma al momento la situazione è stabile e i nostri impianti sono in grado di mantenere la sicurezza idraulica. Terremo monitorata la situazione e se necessario, attiveremo altre pompe. E’ in situazioni come questa, che le attività di cura e manutenzione del territorio svolte dal Consorzio di Bonifica, si rendono più evidenti. Gli oltre 2000 km di canali e gli impianti idrovori permettono in caso di emergenze lo scolo dell’acqua piovana e il suo veloce allontanamento, scongiurando quindi il rischio di allagamenti nei campi, dovuti ad esondazioni.”

“Inoltre, sul lavoro di prevenzione del dissesto idrogeologico, piaga che caratterizza il nostro territorio, commenta il direttore Coldiretti Piacenza, Massimo Albano, gravano questi cambiamenti climatici, dei quali abbiamo avuto prova tangibile nei primi mesi dell’anno caratterizzati da abbondanti piogge e temperature miti. Certo è che un modello di sviluppo anomalo, caratterizzato da un’urbanizzazione selvaggia che comporta un aumento dell’impermeabilizzazione dei suoli, non contribuisce a migliorare la situazione. Basti pensare che ogni giorno vengono sottratti all’agricoltura 288 ettari, quasi 400 campi da calcio.”

Agricoltura: arriva Dorì, nuovo kiwi a polpa gialla

Pubblicato su Viaemilianet (leggi articolo originale)

kiwi-giallo-258x258BOLOGNA, 23 SETT. 2013 – Si chiama Dorì il nuovo kiwi a polpa gialla selezionato dalle Università di Bologna e Udine (i cui diritti di sfruttamento sono stati licenziati a Summerfruit all’inizio dell’anno) e farà il suo debutto ufficiale al Macfrut di Cesena, la fiera internazionale dell’ortofrutta (25-27 settembre). Il nome DORì si affianca al nome tecnico “AC1536”. La varietà messa a punto grazie alla stretta collaborazione, instaurata da tempo, tra le due università italiane leader in Europa nella ricerca in ambito agronomico, con l’obiettivo di migliorare l’offerta qualitativa dell’Actinidia.

La varietà di kiwi a polpa gialla Dorì potrà essere raccolta in tutte le aree produttive dell’emisfero nord nel mese di settembre e nel mese di febbraio-marzo nell’emisfero sud. I test condotti nei campi sperimentali dell’Università di Bologna – spiega una nota dell’ateneo emiliano – hanno infatti mostrato che DORì è caratterizzata da una precocità di maturazione che mediamente avviene 35 giorni prima di Hayward, con ottimo colore già a fine agosto. Le stesse prove stanno inoltre mostrando che la varietà ha alta produttività, ottima resistenza al freddo invernale e buona resistenza anche al calcare attivo e a condizioni di coltivazione normalmente difficili per l’Actinidia.

Progetto Pacman, promuovere la filiera agroalimentare

fonte: AgroNotizie (leggi articolo originale)

I primi risultati del progetto Pacman, che promuove la competitività e l’internazionalizzazione delle filiere agroalimentari mediterranee, saranno presentati dal Distretto del Pomodoro da Industria del Nord Italia il prossimi 5 e 9 settembre all’azienda Stuard di Parma. Il progetto, finanziato dal programma europeo Med, ha visto coinvolte organizzazioni pubbliche e private di sei Paesi europei.

Tra i partner anche la Provincia di Parma che ha focalizzato l’attenzione proprio sulla filiera del pomodoro da industria. Nello specifico la Provincia ha condotto l’azione che ha portato ad un incontro fra filiere agroalimentari europee, rappresentate dalle organizzazioni interprofessionali in cui si sono messi a confronto modelli di governance attuati nelle più organizzate filiere europee. All’incontro, svoltosi ad Avignone, hanno partecipato l’Oi Distretto del Pomodoro da Industria del Nord Italia e le organizzazioni interprofessionali francesi Interfel, della frutta e legumi, e Sonito, del pomodoro da industria. Interessante il confronto poiché la Francia ha un’esperienza decennale in fatto di organizzazione di filiera e organizzazioni interprofessionali che Oltralpe sono nate già negli anni 70, mentre in Italia, si tratta di esperienze relativamente giovani, che dal 2011 hanno un nuovo impulso grazie all’azione della Regione Emilia-Romagna.

Gli incontri si terranno giovedì 5 settembre dalle 10.30 alle 13.00 e lunedì 9 settembre dalle 10.30 alle 13.00 all’azienda Stuard, Strada Madonna dell’Aiuto, 7/a San Pancrazio Parma.

Interverranno il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, i tecnici del Servizio agricoltura e risorse naturali e il consulente tecnico Equa.

Per informazioni: m.cavallo@provincia.parma.it

Aviaria, un allevatore in Emilia Romagna positivo al virus H7N7

fonte: Il Mondo.it (leggi articolo originale)

Un allevatore di Mordano, in Emilia Romagna, è risultato positivo al virus dell’influenza aviaria H7N7. L’uomo, affetto da congiuntivite, è stato esposto per motivi professionali a volatili malati appartenenti a un allevamento. E c’è un secondo caso sospetto in fase di accertamento: si tratta di un operaio che lavora sempre nello stesso allevamento.
La Regione Emilia Romagna, in accordo col ministero della Salute, in seguito all’identificazione dei focolai animali, ha adottato immediatamente tutte le procedure necessarie per porre sotto controllo l’infezione. Complessivamente il personale esposto per motivi professionali al rischio di contrarre il virus, e sottoposto a controllo, è di circa 110 unità, tra dipendenti degli allevamenti e operatori attivati per le operazioni di abbattimento. Di questi, 61 lavoratori, tra Ferrara e Mordano, sono sottoposti a sorveglianza sanitaria attiva (cioè a monitoraggio e controllo quotidiano), in quanto esposti prima dell’individuazione del focolaio.
“Come ci è stato riconosciuto anche dalla Comunità europea, e alla luce della situazione attuale – sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Carlo Lusenti – , possiamo dire di aver gestito al meglio la situazione dei focolai che si sono sviluppati”.
Il virus H7N7 non si trasmette facilmente all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (per esempio l’H7N9 o l’H5N1), tende a dare una patologia di lieve entità (come la congiuntivite), come è già stato osservato in un’epidemia verificatasi anni fa in Olanda, dove il 7-8% del personale a stretto contatto con gli animali ha sviluppato una congiuntivite, e circa il 2% una sindrome influenzale. Fatta eccezione per la congiuntivite, la trasmissione da persona a persona è eccezionale, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.
I controlli negli allevamenti proseguono senza sosta e allo stato attuale non è emersa nessun altra positività. A oggi si confermano quattro focolai, di cui l’ultimo individuato è quello di Mordano. Le operazioni di abbattimento dei volatili, già terminate in due allevamenti (Ostellato e Portomaggiore), verranno completate e concluse nella serata di mercoledì 4 settembre.

Aviaria, nessun rischio per popolazione

fonte: Ansa.it (leggi articolo originale)

Il ministero della Salute esclude che, in seguito ai quattro focolai di aviaria scoperti nelle ultime due settimane, possano esserci rischi di contaminazione per la popolazione. L’isolamento dei focolai e il cordone sanitario attivato con la distruzione delle uova e l’abbattimento degli animali nei 4 allevamenti coinvolti ”garantisce l’esclusione della possibilità di una contaminazione”. Il ministro Beatrice Lorenzin si è impegnata ad attivare procedure rapide per l’indennizzo dei danni.

Agricoltura, due bandi da 30 e 20 milioni nelle aree del sisma

Pubblicato su regione.emilia-romagna.it (leggi articolo originale)

Trenta milioni per incentivare l’ammodernamento delle aziende agricole, in modo da favorire il processo di innovazione tecnologica e migliorare il rendimento globale e altri 20 milioni per agire in maniera forte sul segmento della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, per creare reddito nel settore e concorrere alla crescita economica delle imprese.
Sono le cifre messe a disposizione da due bandi regionali finalizzati alla ripresa del settore agricolo nelle aree colpite dal terremoto.

Agricoltura: Emilia Romagna stanzia 1,6 mln di euro per progetti di ricerca

Pubblicato su Repubblica.it (vedi articolo originale)

In che misura l’uso di mais per alimentare gli impianti a biogas determina, una volta utilizzato come concime dei campi, la presenza di batteri che gonfiano le forme di Parmigiano Reggiano rendendole non idonee alla commercializzazione? E ancora: cosa succede se per alimentare gli impianti a biogas si utilizza mais inquinato da micotossine? Sono due dei progetti di ricerca che l’assessorato regionale all’Agricoltura dell’Emilia Romagna finanziera’ grazie a un bando che stanzia complessivamente risorse per 1 milione 600 mila euro.

Sisma, credito agevolato per le aziende agricole

Pubblicato su Modenaonline.info (vedi articolo originale)

MODENA – Una boccata d’ossigeno per le aziende agricole colpite dal sisma grazie a risorse straordinarie dalla Regione Emilia Romagna. Il provvedimento ha stanziato risorse complessive per 800mila euro per abbattere i tassi di interesse, che saranno ridotti fino a 1,50 punti percentuali. Si tratta di credito di conduzione a tasso agevolato per 53 milioni di euro per il settore suinicolo e per le aziende agricole dei territori del cratere. E’ quanto prevede I prestiti avranno una durata massima di 12 mesi e serviranno per coprire le spese che l’imprenditore agricolo deve anticipare per il completamento del ciclo produttivo-colturale, fino alla vendita dei prodotti. Le imprese potranno presentare domanda al proprio Istituto di credito e al Confidi di appartenenza fino al 26 luglio 2013. 

Maltempo: Emilia Romagna, da Regione 800mila euro per bonifica in Appennino

fonte: Repubblica Bologna (vedi articolo originale)

Ammontano ad 800mila euro le prime risorse messe in campo dalla Regione Emilia Romagna per fare fronte alle emergenze create in Appennino dalle piogge e dal maltempo di marzo e aprile scorsi. “Si tratta di un primo contributo della Regione, in attesa della risposta del Governo alla richiesta del presidente Errani dello stato di emergenza” ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni. “Si potranno cosi’ finanziare – ha aggiunto Rabboni – i primi interventi necessari per contrastare i fenomeni di erosione e di dissesto, e gli interventi di manutenzione straordinaria delle opere pubbliche di bonifica, in particolare di quelle collocate sui corsi d’acqua minori e lungo la viabilita’ ancora in gestione ai consorzi di bonifica”. Tutti gli interventi programmati ricadono integralmente nelle aree montane, zone caratterizzate da una notevole fragilita’ sotto l’aspetto geologico e che richiedono pertanto una particolare attenzione dal punto di vista della difesa del suolo e della tutela delle aree agricole. Nello specifico a Piacenza andranno 131.500 euro, al Parmense 168 mila euro, all’Emilia Centrale 135 mila euro, alla zona di Burana 57 mila euro, alla bacino Renana 126.200 euro, alla Romagna occidentale 49 mila euro, al resto della Romagna 133.300 euro.

Apicoltori e Agricoltori per la salvaguardia dell’ambiente e della qualità

fonte: Mondo del gusto (vedi articoli originale)

Uno stretto legame unisce apicoltori e agricoltori: è il mondo dei pronubi, ossia degli insetti che trasportando il polline da fiore in fiore fecondano i fiori e garantiscono la riproduzione delle specie vegetali.

Le api rappresentano il veicolo principale per la fecondazione di fruttiferi e seminativi, quelli strettamente necessari alla alimentazione del genere umano.

E’ facilmente intuibile che il loro benessere sia anche quello di tutto il genere animale e vegetale.

In un recentissimo passato, non ancora totalmente concluso, si è assistito a forti morie di api causate da sconsiderati utilizzi di insetticidi, acaricidi e altri prodotti tossici.

E’ indispensabile un loro utilizzo da parte di agricoltori consapevoli su come queste sostanze debbano essere utilizzate e che le industrie tendano a produrre fitofarmaci dal sempre più basso impatto ambientale.

Un forte contributo positivo è dato dalla diffusione di coltivazioni biologiche e a lotta integrata.

Api e pronubi sani garantiscono una buona “allegagione” (la fase iniziale dello sviluppo dei frutti subito dopo la fioritura) che è uno dei momenti fondamentali per il futuro raccolto; ciò dipende dalla quantità di fiori fecondati.

Per sensibilizzare gli agricoltori sui comportamenti opportuni da tenere nella loro attività, è stato realizzato il “Vademecum sulle buone pratiche agricole” per la tutela delle api e il rispetto dell’ecosistema.

Si tratta di un documento che integra la Legge Nazionale 313 del 2004 “Disciplina dell’apicoltura” e la Legge 35 del 1988 e Decreto 130 del 1991 della Regione Emilia Romagna.

In Emilia Romagna esiste una diffusione delle coltivazioni frutticole, orticole, viticole, sementiere, floricole e ornamentali superiore alla media nazionale; la salvaguardia della biodiversità e la tutela delle api è di primaria importanza.

Particolarmente in Romagna esiste una vivace attività di apicoltura altamente professionale, tale da essere utilizzata anche fuori regione nei periodi necessari per l’impollinazione dei fiori: una vera trasferta di alcuni mesi per le 2000 arnie, regolarmente chiamate sui luoghi dove è molto forte l’attività di frutticoltura come ad esempio in Trentino Alto Adige.

Hanno collaborato alla stesura: Centro Ricerche Produzioni Vegetali (CRPV), Cooperativa Apicoltori (AFA)
Associazione Romagnola Apicoltori (ARA), APO Conerpo

Agroalimentare: da 1* luglio a rischio comparto mozzarella bufala

Pubblicato su Borsaitaliana (vedi articolo originale)

PARMA (MF-DJ)–“La pizza napoletana per valorizzare e tutelare le DOP italiane. Il caso Mozzarella di Bufala Campana” e’ il titolo del convegno, in programma il 16 aprile presso il Quartiere Fieristico di Parma in occasione del Pizza World Show (dal 15 al 17 aprile), per delineare i rischi per l’intero comparto del prodotto tipico della Campania determinati da una legge firmata dall’ex ministro Luca Zaia nel 2008.

Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha infatti scelto Parma, patria dell’agroalimentare di qualita’ e di eccellenza, per dare voce a tutto un comparto, attualmente in fibrillazione a causa di una legge che dal 1* luglio minaccera’ la stessa esistenza del prodotto campano.

Bando da 2,2 milioni di euro per le aziende agricole delle zone montane. Domande fino al 15 maggio.

fonte: parmadaily.it (vedi articolo originale)

L’agricoltura in montagna? Un baluardo di difesa territoriale e ambientale. Un baluardo da sostenere e aiutare, per questa sua funzione strategica ma non solo. È a questo che punta il bando per la richiesta di contributi a favore delle aziende agricole delle zone montane, approvato nei giorni scorsi dalla giunta provinciale ai sensi della Misura 211 del Programma rurale integrato provinciale (Prip). La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 15 maggio.
La Provincia ha ritenuto di mettere a disposizione dei beneficiari la somma di 2.201.000 euro, che consentiranno, con molta probabilità, di finanziare tutte le domande che saranno presentate e che risulteranno ammissibili.
“Sono contributi secondo noi importanti, che testimoniano l’attenzione all’agricoltura di montagna e al suo valore, quello di un autentico baluardo di difesa territoriale e ambientale: le aziende agricole sono presidi territoriali notevolissimi”, ha detto nella presentazione di oggi in piazza della Pace il vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, che ha parlato di un ruolo delle aziende agricole anche nella prevenzione del dissesto idrogeologico: “Noi oggi paghiamo le conseguenze di un abbandono degli abitanti della montagna e soprattutto degli imprenditori agricoli e forestali, che non essendo più a presidiare il territorio non effettuano quelle piccole-grandi operazioni di difesa che sono importantissime. La difesa del territorio, infatti, viene realizzata grazie alle aziende agricole che sul territorio operano. Mi auguro che questo contributo venga apprezzato – ha aggiunto Ferrari – a significare che si può davvero pensare a un rilancio, ma a una condizione: che in montagna ci sia la gente, che rimangano gli operatori agricoli e forestali. È una sfida grande ma che si può vincere”.
Obiettivi del bando, elaborato come negli anni scorsi insieme alle Comunità Montane, sono appunto quelli di mantenere viva l’agricoltura nelle aree svantaggiate montane e collinari, aree nelle quali la prosecuzione dell’attività agricola risulta elemento indispensabile per tutelare l’ambiente e gli spazi naturali, di contrastare l’abbandono dei terreni e il dissesto idrogeologico con evidenti ricadute positive su tutto il territorio provinciale. Il bando contribuirà inoltre a compensare il deficit di reddito a carico degli agricoltori che esercitano la propria attività nelle aree montane caratterizzate da svantaggi naturali.
“Rimanere in queste zone vuol dire assicurare ricadute importanti per tutta la provincia, perché solo gli agricoltori possono fare i piccoli interventi che poi evitano gli smottamenti”, ha osservato Vittorio Romanini del Servizio Agricoltura della Provincia. “Con questi bandi abbiamo messo a disposizione nel settennio, per la misura 211, 12 milioni di euro. E questo ci ha consentito di dare circa 5mila contributi: crediamo che sia stato un intervento molto importante a tutela dell’agricoltura e della montagna”.
Dei contributi possono beneficiare gli imprenditori agricoli, di età inferiore a 65 anni, titolari di un’area di almeno 5 ettari di superficie agricola utilizzata (Sau). Nel concorrere al bando, l’imprenditore si impegna a mantenere l’attività agricola per i 5 anni successivi alla presentazione della domanda.
L’aiuto concesso per ettaro di superficie coltivata è diversificato in funzione del tipo di coltura praticata:per fruttiferi, orti, frutti minori, piante officinali sostegno massimo di 150 euro/ha, per ulivo, castagno da frutto, vite 100 euro/ha, per praticoltura avvicendata + zootecnia 200 euro/ha, per pascolo prato permanente + zootecnia 150 euro/ha, per seminativi 150 euro/ha, per praticoltura avvicendata e pascolo prato permanente di montagna 100 euro/ha.
Le domande di contributo possono essere presentate fino al 15 maggio 2013 attraverso l’apposita modulistica scaricabile dal sito di Agrea http://agrea.regione.emilia-romagna.it, rivolgendosi preferibilmente ad un Centro di assistenza agricola autorizzato (Caa).
Per eventuali chiarimenti ci si può indirizzare direttamente al Servizio Agricoltura e Risorse naturali della Provincia in piazzale Barezzi 3 (Francesco Rozzi, tel. 0521 931508) oppure si può andare sul web agli indirizzi www.provincia.parma.it e www.agriparma.it.
Alla conferenza stampa di oggi hanno partecipato anche il dirigente del Servizio Agricoltura Antonello Barani e Francesco Rozzi del Servizio Agricoltura.

Lav, allevamenti di galline in gabbie fuorilegge in Veneto e in Emilia Romagna

fonte: agenzia parlamentare (vedi articolo originale)

Una clamorosa video-investigazione (www.youtube.com/watch?v=ONx7sp1KHKI) diffusa in Italia dalla LAV smaschera due aziende agricole italiane che detengono più di 100.000 galline ovaiole in gabbie di batteria convenzionali illegali: gli allevamenti si trovano in provincia di Verona e a Forlì. L’investigazione, pervenuta all’associazione Four Paws e svolta a fine febbraio, mostra fino a 15 galline segregate in una gabbia, in spregio alla legge, e persino galline che depongono le uova nei pressi di cataste di animali morti, con evidenti problemi sotto il profilo igienico-sanitario.
Il filmato – trasmesso ieri da Striscia la Notizia (Canale 5) in un servizio di Edoardo Stoppa – mostra anche diversi tipi di gabbie convenzionali illegali, galline con i becchi tagliati per ridurre gli infortuni di altri uccelli e gli atti di cannibalismo. Centinaia di galline non sono sopravvissute a questa illegalità: i loro cadaveri sono stati gettati in un contenitore enorme. All’interno delle due aziende agricole non c’è alcuna luce naturale, il pavimento è in rete metallica e non c’è alcun arricchimento. Enormi le quantità di uova rotte e sprecate, dalla dubbia destinazione.
La Direttiva del Consiglio dell’Unione europea 1999/74/CE che ha vietato, a partire dal 1° gennaio 2012, le gabbie convenzionali per le galline ovaiole – le galline devono essere tenute all’aperto, a terra o in “gabbie modificate”, con almeno 750 cm² di superficie a disposizione di ciascuna gallina, un nido, lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie in modo da soddisfare i loro bisogni biologici e comportamentali – è nota da ben 14 anni, ma alcuni allevatori continuano a violare il diritto dell’Unione Europea. Dopo più di un anno dall’entrata in vigore della Direttiva recepita dal Decreto Legislativo 267 del 2003 e sebbene l’Italia sia ufficialmente tra i destinatari della comunicazione di costituzione in mora da parte della Commissione UE, a causa del mancato recepimento di questa Direttiva, la LAV denuncia questa inaccettabile illegalità.
“Abbiamo denunciato queste illegalità per il reato di maltrattamento (art. 544 ter cp) e di frode in commercio – afferma Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – Chiediamo tolleranza zero: perché i Servizi veterinari Asl non hanno chiuso queste aziende? Gli allevatori hanno avuto più di un decennio per adeguarsi, dalle istituzioni ci aspettiamo ogni sforzo per garantire la legalità e adeguati controlli. La Commissione Europea ha già esortato a rafforzare le procedure di infrazione con multe alte per tali pratiche illegali”.
“Una volta immesse sul mercato, non è possibile distinguere queste uova da quelle legali: chiediamo alle autorità competenti di indagare a 360 gradi sui possibili profili di illegalità tra cui l’ipotesi di violazione della concorrenza – prosegue Roberto Bennati – Possiamo ipotizzare che le uova fossero vendute in prodotti trasformati come pasta, dolci e maionese. Questa illegalità è ingiusta per gli animali vittime, per i cittadini ma anche per la maggior parte degli agricoltori europei che si sono adeguati alle nuove norme: questi allevamenti fuorilegge fanno enormi profitti violando la legge, la concorrenza e l’etica!”
In vista della Pasqua, tradizionalmente caratterizzata da un elevato consumo di uova, la LAV invita i cittadini a preferire le ricette senza ingredienti di origine animale: su www.cambiamenu.it tanti consigli pieni di gusto! Scopri il menu di Pasqua della LAV: http://www.cambiamenu.it/menu/A-Pasqua-scegli-di-Cambiare-Menu

scritto da com/cri

Sisma, dalla Regione 18,3 milioni alle aziende agricole danneggiate

fonte: repubblica.it (vedi articolo originale )

La Regione Emilia-Romagna ha concesso oltre 18,3 milioni di euro a 246 aziende agricole e agroalimentari per l’acquisto o il ripristino di macchine, attrezzature e impianti danneggiati dai terremoti del 2012 nelle province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara.

Si tratta delle prime aziende che hanno presentato domanda entro il 10 gennaio per l’apposito bando del Piano di sviluppo rurale. Per questo primo avviso erano disponibili oltre 24,3 milioni e ciò che non è stato speso verrà riprogrammato nel secondo, che si chiuderà il 5 aprile: a disposizione ci sono altri 80 milioni. I fondi arrivano dai 99 milioni del finanziamento straordinario del Ministero e delle altre Regioni stanziato in solidarietà per il terremoto.

Così ora, con la prima tranche, a 200 aziende agricole del Modenese andranno contributi per 14,483 milioni, a 29 imprese ferraresi poco più di 2 milioni, a 12 imprese della provincia di Bologna andranno 633.000 euro e a cinque del Reggiano oltre 1,1 milioni.
Finora è stato finanziato soprattutto l’acquisto di ricoveri temporanei e attrezzature agricole. Tra le voci significative, anche l’acquisto di scalere e attrezzature per i caseifici (molte le produzioni di Parmigiano Reggiano danneggiate).

Per il secondo avviso del bando, entro il 5 aprile, le aziende possono presentare domanda alle Province con il Sistema operativo pratiche (Sop) e la modulistica sul sito http://agrea.regione.emilia-romagna.it

 

Gusto nudo 2013 raddoppia il successo la fiera dei vignaioli eretici

fonte: Con i piedi per terra ( vedi articolo originale)
Si è chiusa ieri, lunedì 25 marzo, la sesta edizione di Gusto Nudo, la fiera dei vignaioli eretici che si è svolta presso gli spazi del centro artistico-culturale Senza Filtro di Bologna a partire da sabato 23 marzo. L’iniziativa ha registrato una consistente crescita di visitatori, con 1500 ingressi nelle tre giornate di svolgimento, quasi il doppio rispetto agli 800 ingressi dell’anno precedente: appassionati, esperti, professionisti del settore e tante persone comuni, provenienti da diverse regioni italiane, hanno degustato gli oltre 300 vini biologici, biodinamici e naturali delle 64 aziende presenti in fiera, e partecipato ai 7 appuntamenti di approfondimento e alle diverse esibizioni artistiche e musicali proposti nel calendario della tre giorni.
Un ulteriore passo avanti in quella costruzione comunitaria che rappresenta la motivazione e l’obiettivo fondamentale di Gusto Nudo: una comunità di vignaioli “eretici”, uomini e donne che hanno scelto di sposare una produzione vitivinicola indipendente rispettosa della natura e delle persone, e che condividono lo spirito antirazzista, anticlassista e anticapitalista di Gusto Nudo.

L’organizzatore di Gusto Nudo Teo Gattoni esprime grande soddisfazione per la crescita dell’iniziativa e ringrazia Planimetrie Culturali, Mit, Fancesco Orini e Andrea Scaramuzza, Pietre Colorate, Scolopendra, Roberta Cleopazzo, Comunicattive, Carlotta Piccinini, Radio Città del Capo, Smaschieramenti.

Agricoltura nelle zone svantaggiate e montane: in arrivo le indennità 2013

fonte: liberta.it ( vedi originale )

Sono stati approvati nei giorni scorsi gli avvisi pubblici relativi alle misure 211 e 212 del Piano di Sviluppo Rurale che consentiranno l’erogazione delle indennità a favore degli agricoltori delle zone montane e svantaggiate per l’anno 2013. L’importo messo a disposizione ammonta ad 1.600.000 euro e sarà suddiviso equamente fra le due misure.
I territori interessati coinvolgono i Comuni di Bettola, Bobbio, Cerignale, Coli, Cortebrugnatella, Farini, Ferriere, Morfasso, Ottone, Rivergaro Travo, Zerba, Caminata, Gropparello, Lugagnano, Nibbiano, Pecorara, Pianello, Piozzano e Vernasca.
Beneficiari sono gli imprenditori agricoli di età inferiore a 65 anni che conducono una superficie minima di 5 ettari di Superficie Agricola Utilizzata e che si impegnano a mantenere l’attività agricola per i cinque anni successivi alla presentazione della prima domanda e a rispettare gli obblighi della condizionalità.
“Si tratta di aiuti importanti per la nostra realtà – commenta l’assessore provinciale all’Agricoltura Manuel Ghilardelli – perché consentono agli imprenditori agricoli di montagna e delle aree svantaggiate di consolidare la loro preziosa opera di presidio del territorio attraverso un’effettiva permanenza in quelle zone e un’efficace conduzione aziendale. In tal senso questo tipo di sostegno, che arriva dal Piano di Sviluppo Rurale, costituisce un ottimo aggancio all’obiettivo che l’Amministrazione Provinciale intende perseguire attraverso il progetto Adotta la Terra, quello cioè di valorizzare i nostri agricoltori quali veri e propri custodi del territorio, in grado di operare un reale presidio anche in termini di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico”.

Mais danneggiato da siccità: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto promuovono accordo per uso in biodigestori

tratto  daHermesagricoltura.it (vedi articolo originale)

 

15/03/2013

Il mais gravemente danneggiato dalla siccità del 2012 sarà utilizzato per produrre energia rinnovabile negli oltre 500 impianti a biogas della pianura padana.

E’ quanto prevede l’accordo di filiera promosso dagli assessori regionali all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni, della Lombardia Giuseppe Eliase del Veneto Franco Manzato e indirizzato alle principali organizzazioni agricole e consorzi di biodigestori.

L’obiettivo è risolvere un problema che rischia di avere pesanti ripercussioni per l’agricoltura e la zootecnia del nord Italia: quello delle ingenti quantità di mais che, a causa delle pessime condizioni meteo climatiche della scorsa estate, presentano caratteristiche che lo rendono non idoneo all’alimentazione umana e animale.Solo il mais di elevata qualità organolettica e igienico-sanitaria può essere infatti destinato a queste finalità.

L’accordo, messo a punto dalle tre Regioni, permette di costruire un percorso chiaro, trasparente e sicuro, in linea con le indicazioni fornite dal Ministero della Salute. E’ infatti prevista una precisa procedura di tracciabilità del prodotto – definita dalle tre Regioni e approvata dal Ministero della Salute – che ne assicura un corretto utilizzo, evitando così il rischio di frodi e garantendo maggior sicurezza al consumatore.

Cosa prevede l’accordo

L’accordo, valido per tutto il 2013, punta ad agevolare l’incontro tra domanda e offerta, impegnando le parti a precise garanzie contrattuali, di prezzo e di programmazione del flusso di prodotto, che si stima in circa 350 mila tonnellate.

Ogni azienda interessata (sia per la parte agricola sia per la parte dei biodigestori) per aderire deve sottoscrivere un modulo disponibile sul sito Internet delle tre Regioni. Nei tre siti regionali sarà anche mantenuto l’aggiornamento delle adesioni e il monitoraggio dell’iniziativa.

In allegato, l’intesa dell’accordo ed il modulo compilabile per l’adesione delle imprese interessate; la domanda di partecipazione deve essere inviata agli indirizzi mail e/o fax delle tre Regioni interessate.

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi