Agricoltura nelle zone svantaggiate e montane: in arrivo le indennità 2013

fonte: liberta.it ( vedi originale )

Sono stati approvati nei giorni scorsi gli avvisi pubblici relativi alle misure 211 e 212 del Piano di Sviluppo Rurale che consentiranno l’erogazione delle indennità a favore degli agricoltori delle zone montane e svantaggiate per l’anno 2013. L’importo messo a disposizione ammonta ad 1.600.000 euro e sarà suddiviso equamente fra le due misure.
I territori interessati coinvolgono i Comuni di Bettola, Bobbio, Cerignale, Coli, Cortebrugnatella, Farini, Ferriere, Morfasso, Ottone, Rivergaro Travo, Zerba, Caminata, Gropparello, Lugagnano, Nibbiano, Pecorara, Pianello, Piozzano e Vernasca.
Beneficiari sono gli imprenditori agricoli di età inferiore a 65 anni che conducono una superficie minima di 5 ettari di Superficie Agricola Utilizzata e che si impegnano a mantenere l’attività agricola per i cinque anni successivi alla presentazione della prima domanda e a rispettare gli obblighi della condizionalità.
“Si tratta di aiuti importanti per la nostra realtà – commenta l’assessore provinciale all’Agricoltura Manuel Ghilardelli – perché consentono agli imprenditori agricoli di montagna e delle aree svantaggiate di consolidare la loro preziosa opera di presidio del territorio attraverso un’effettiva permanenza in quelle zone e un’efficace conduzione aziendale. In tal senso questo tipo di sostegno, che arriva dal Piano di Sviluppo Rurale, costituisce un ottimo aggancio all’obiettivo che l’Amministrazione Provinciale intende perseguire attraverso il progetto Adotta la Terra, quello cioè di valorizzare i nostri agricoltori quali veri e propri custodi del territorio, in grado di operare un reale presidio anche in termini di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico”.

Case Lovara, accordo per il recupero rurale

fonte: genova.ogginotizie.it ( vedi originale )

Levanto (La Spezia) – Firmata una dichiarazione di intenti tra Regione Liguria, Parco Nazionale delle Cinque Terre, Comune di Levanto, Comune di Monterosso al Mare e FAI – Fondo Ambiente Italiano in relazione al progetto di recupero di “Case Lovara” a Punta Mesco, 45 ettari di terreni con tre piccoli fabbricati rurali che il FAI ha ricevuto in donazione nel marzo 2009.

Il Promontorio di Punta Mesco separa l’insenatura di Levanto da quella di Monterosso, in un paesaggio straordinario con ampi scorci a picco sul mare: aree boschive, per lo più lecceti e zone a pino d’Aleppo, si alternano a macchia mediterranea arbustiva e a piccole porzioni di uliveto e vigneto. Un territorio modellato nei secoli dal lavoro dell’uomo che, senza alterarne i delicati equilibri, ne ha esaltato la bellezza: la necessità di terrazzare i declivi per poter lavorare i terreni in forte pendenza verso il mare, ne ha fatto uno dei più caratteristici e affascinanti paesaggi della Liguria.

Questo luogo di notevole valenza storica, culturale e paesaggistica – situato in un’area SIC (Sito di Interesse Comunitario) del Parco Nazionale delle Cinque Terre, nel territorio del Comune di Levanto attiguo all’Area Marina Protetta delle Cinque Terre – richiede però oggi la riqualificazione delle aree naturali, il recupero degli ambiti agricoli abbandonati e il restauro degli edifici, secondo un modello di fruizione dell’area sostenibile e innovativo.

Nell’ambito degli studi propedeutici alla redazione del Piano del Parco Nazionale delle Cinque Terre e del Piano di Gestione del SIC Punta Mesco, i firmatari della dichiarazione di intenti hanno individuato “Case Lovara” come sito pilota per il recupero di un insediamento agricolo rurale all’interno di un’area SIC, per valutare le interazioni e gli impatti delle attività agricole e rurali sull’ambiente naturale e sulla biodiversità.

Il sito “Case Lovera”, infatti, per contesto e caratteristiche risulta particolarmente significativo per lo studio delle problematiche paesistico-ambientali dell’area e per questo le ricerche, le verifiche e le valutazioni ad esso riferite potranno essere proficuamente impiegate per altre realtà simili nell’ambito del Parco.

In particolare il sito di proprietà del Fondo Ambiente Italiano è stato individuato come modello: per la redazione di un progetto sperimentale di recupero e riqualificazione colturale orientato alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari, al controllo dell’erosione e alla valorizzazione della biodiversità del paesaggio rurale; per la verifica dell’efficacia degli interventi, sia da un punto di vista ambientale che economico, in un’ottica di gestione sostenibile del paesaggio.

Per perseguire questo obiettivo il FAI ha stipulato due importanti convenzioni: una con l’Università di Firenze, Laboratorio per il Paesaggio del Dipartimento di Gestione Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali – GESAAF (resp. scientifico prof. Mauro Agnoletti) finalizzata allo studio degli aspetti paesaggistico-ambientali e della biodiversità e al recupero delle pratiche agro-forestali tradizionali e un’altra con l’Università di Genova, Dipartimento di Scienze per l’Architettura – DSA (resp. scientifico prof. Stefano Musso), finalizzata al recupero conservativo dei manufatti nonché alla loro rifunzionalizzazione nel rispetto della particolarità dei luoghi anche mediante l’adozione di metodi a ridotto impatto ambientale.
Il documento firmato sottolinea una volta di più la necessità che la tutela del territorio passi attraverso la corretta manutenzione delle sistemazioni agrarie tradizionali e il recupero del rapporto colture-paesaggio mediante la conservazione delle conoscenze locali, non solo per le tecniche colturali ma proprio per le sistemazioni del terreno e dei suoi manufatti di servizio che, in particolare attraverso i terrazzamenti, hanno permesso nel tempo di regolarizzare le piogge e i flussi idrogeologici.

Agricoltura, intesa tra Liguria e Piemonte per la filiera bosco-energia bosco

fonte: genova24.it ( vedi originale )

Contratto di Fiume per lo Scrivia: firmata intesa tra Liguria e Piemonte Agricoltura, corsa al salva costi gasolio: la Liguria stringe i tempi Ambiente, Guccinelli: “Va costruita una vera e propria ‘filiera produttiva del bosco’” Liguria, assessore Barbagallo: “Verso una legge regionale sull’agricoltura sociale”

Liguria. La Giunta della Regione Liguria ha approvato in mattinata, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Giovanni Barbagallo, un protocollo d’Intesa con la Regione Piemonte, le Province di Cuneo e Imperia, i comuni piemontesi delle Valli Tanaro, Corsaglia e Casotto e quelli liguri della Valle Arroscia, le Comunità montane e le Camere di Commercio territorialmente competenti, l’Università di Torino, il Parco delle Alpi Liguri e il Corpo Forestale dello Stato.

L’accordo punta ad agevolare e mettere a sistema diverse attività che sono in corso in quei territori, sostenute anche con risorse regionali e collegate a diversi progetti di cooperazione internazionale. In particolare , in Valle Arroscia, nell’Imperiese, la Regione Liguria sta predisponendo, tramite il progetto Alcotra Renerfor, un Piano Forestale Territoriale di Indirizzo, uno strumento di pianificazione partecipata dove gli enti e i soggetti privati (proprietari, imprese, associazioni, ecc.) definiscono obiettivi di sviluppo locale a partire dalle potenzialità e dalle volontà del territorio.

La disponibilità di legno proveniente dalle proprietà dei comuni della Valle Arroscia, tramite questo provvedimento potrà trovare un “terminale di filiera” in un progetto di riconversione industriale della ex cartiera di Ormea, dove verrà realizzata una segheria ad alta tecnologia e collocato un nuovo impianto per la produzione di calore ed energia elettrica. Per la vallata ligure è una occasione per attivare una gestione sostenibile ed economica dei boschi, innescando un volano che può avere importanti ricadute occupazionali e un diretto.

 

Agricoltura: Marche premiano migliori potatori olivo ‘Forbici d’oro’ ad Alberto Dolcini

fonte: Ansa.it ( vedi originale )

ANCONA, 20 MAR – Cinquantaquattro concorrenti provenienti da tutte le Marche, armati di forbici, seghetto e svettatoio, si sono sfidati a Fano nella potatura dell’olivo allevato a vaso polifonico. Era la dodicesima edizione del concorso regionale ”Le forbici d’oro”, organizzato dall’Agenzia Servizi Settore Agroalimentare Marche, in collaborazione con le Associazioni olivicole marchigiane.

La prova consisteva nella potatura di produzione di tre piante di olivo a testa in un tempo complessivo di 30 minuti.

Rigorosamente vietato salire sulle piante. Al termine della prova Alberto Dolcini di Osimo e’ stato premiato come il miglior potatore delle Marche per il 2013. Tutto al femminile il secondo posto: il premio e’ stato assegnato ad Alessia Corvaro, che ha da poco concluso l’apposito di corso di potatura. A presiedere la giuria Giorgio Pannelli. I primi sei classificati potranno partecipare all’11/o Campionato nazionale di potatura dell’olivo che si svolgera’ in Umbria, ad Alviano, il 5-6 aprile prossimi. All’evento e’ intervenuto l’amministratore unico dell’Assam Gianluca Carrabs, sottolineando come la manifestazione, insieme alla Rassegna nazionale degli oli monovarietali, concorra alla valorizzazione della filiera olivicola marchigiana di qualita’.

Ritorna il progetto nazionale: “Frutta nelle scuole”.

locandina-frutta-nelle-scuoleSi sta realizzando in questi giorni, nelle scuole di tutta Italia il programma europeo “Frutta nelle scuole”,  introdotto dal regolamento (CE) n.1234  del Consiglio del 22 ottobre 2007  e dal regolamento (CE) n. 288 della Commissione del 7 aprile 2009,  finalizzato ad aumentare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini e ad attuare iniziative che supportino più corrette abitudini alimentari e una nutrizione maggiormente equilibrata, nella fase in cui si formano le loro abitudini alimentari.

 

Sicilia-Usa: cooperazione su turismo, agroalimentare e vitivinicolo

Incontro preparatorio alla missione incoming con operatori statunitensi delle filiere

CATANIA – Turismo, agroalimentare e vitivinicolo. Il 22 marzo alle 10,30, alla Camera di Commercio di Catania, Confindustria Sicilia, partner di Enterprise Europe Network, organizza in collaborazione con la Camera di Commercio di New York un evento di presentazione sulle opportunità di business fra Italia e Stati Uniti, destinata agli operatori delle filiere.

MISSIONE – L’evento punta a mettere in luce la possibilità di favorire i rapporti, le relazioni, la creazione di partnership e future collaborazioni tra il tessuto economico imprenditoriale siciliano e il mercato nordamericano, in previsione di una prossima missione di incoming che si terrà entro l’estate 2013.

GLI INTERVENTI – All’incontro operativo parteciperanno il Presidente di Confindustria Sicilia Alberghi e Turismo, Ornella Laneri, il vice Presidente di Confindustria Sicilia, Nino Salerno, il segretario generale della Italy-America Chamber of Commerce di New York, Federico Tozzi; il Chief Executive Officer della American Travel Service NYC, Luigi Nappo, Rinaldo DeSantis di Luca Santi Foods, Ryan Imbriale di Faropian Wines.

Agroalimentare, Salvadori: “Certificare i prodotti serve a garantire la qualità e difendersi dai tarocchi”

tratto da: met.provincia.fi.it   (vedi articolo originale)

Si chiama “Toscana Certificazione Agroalimentare srl.”, è nata ed opera in Toscana e “certifica” al momento circa il 64% delle uve prodotte nella Regione.
Sono 19 le denominazioni di origine della Toscana (dal Chianti con tutte le sue sottozone, al Carmignano, al Cortona, al Vinsanto del Chianti) che si affidano ad essa per controllare e cerificare il prodotto e 11 mila gli agricoltori che vi fanno riferimento. Oggi, nella sala Pegaso di palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, “Toscana Certificazione Agroalimentare srl” ha presentato, attraverso il suo presidente Ilio Pasqui, la sua mission e il suo nuovo sito web (www.tca-srl.org) concepito come un portale al servizio delle imprese in grado di offrire tutta la documentazione e dare risposte ai produttori. Presente l’assessore all’agricoltura della Regione, Gianni Salvadori. “Una Regione come la Toscana – ha detto Salvadori – che può vantare prodotti agroalimentari di straordinaria importanza, a cominciare dal vino e dall’olio, per proseguire con tutte le altre produzioni del nostro territorio, ha bisogno di immagine per essere riconosciuta nel mondo, ma anche di garanzie. Come Regione abbiamo recentemente varato il nuovo brand della Toscana, una farfalla dalle ali di vino che rappresenta il profilo della regione. Questo brand, il cui successo e apprezzamento è crescente, è l’immagine della produziione agroalimentare della Toscana nel mondo. Ma accanto a questo – ha sottolineato Salvadori – oggi è necessaria la certificazione, da parte di un soggetto terzo, che garantisca la qualità del prodotto. Toscana Certificazione Agroalimentare Srl. è nata in Toscana e opera in Toscana e svolge proprio questa funzione, valorizzando così le risorse del nostro territorio e contribuendo a diffonderne il buon nome e a difendere il “made in Tuscany” dai tarocchi.”

Salvadori ha inoltre sottolineato come, pur in un momento di crisi difficilissima, le imprese toscane del settore agroalimentare abbiano continuato ad investire. Riferendosi particolarmente al settore vitivinicolo l’assessore ha ribadito come, anche quest’anno, a fronte di circa 13 milioni di euro di contributo pubblico erogato dalla Regione, si siano messi in moto investimenti per una settantina di milioni. “Questo è un fatto molto significativo – ha sottolineato Salvadori – e se si va a guardare quali sono le imprese “gazzelle”, ossia quelle che hanno aumentato il fatturato negli ultimi tre anni, si vedrà che molte, in Toscana, sono proprio del settore agroalimentare. Di questo dobbiamo sempre ringraziare le imprese, perchè le istituzioni, senza il mondo imprenditoriale, non possono fare nulla.” Tornando al tema della certificazione, Salvadori ha detto che in Toscana “abbiamo l’obbligo di fare prodotti di alta qualità” ma dobbiamo “tradurre le affermazioni di principio in atti concreti. In questo contesto le denominazioni sono fondamentali, le certificazioni lo sono altrettanto.”

I prossimi obiettivi di “Toscana Certificazione Agroalimentare sr.” sono quelli di certificare anche altri prodotti, oltre il vino, a cominciare dall’olio per estendersi ad altre tipicità dell’agroalimentare Toscano.

 

21/03/2013 12.43
Regione Toscana

 

 

Incontro tecnico di apicoltura a Bojano. Programma dell’iniziativa.

Pubblichiamo da: Informa Molise (vedi originale)

apeSabato 23 marzo 2013 alle ore 16.00 presso l’Hotel Pleiadi’s in Bojano seminario tecnico di apicoltura.  Anche l’apicoltura molisana sta crescendo e sono molti i giovani che vi investono: solo nel 2012 sono nate 5 nuove piccole aziende apistiche. Per il 2013 si prevede un ulteriore incremento delle partita iva dedite al piccolo settore.

È compito dell’ARAM supportare i neofiti apicoltori con programmi appropriati di assistenza tecnica che mirino a professionalizzare il settore. Vi è un mercato che richiede sempre più prodotti apistici (Miele – Polline – Pappa Reale) e di contro un settore che non riesce a far fronte alle richieste.

In occasione del seminario verrà presentato il nuovo programma formativo dell’associazione che prevede lezioni teoriche pratiche di campo: gli iscritti al corso parteciperanno a lezioni pratiche di apicoltura direttamente in campo tra alveari.  Nello stesso pomeriggio si parlerà anche dei prodotti apistici come alimenti per conoscerli meglio; si parlerà anche di tecnica apistica utile in questo avvio di stagione apistica.

Segue Programma: 

  • ore 16.00: Registrazione dei partecipanti 
  •  ore 16.15: Presentazione attività formative ARAM 2013 
  •  ore 16.30: Gli adempimenti dell’apicoltore e dell’azienda apistica 
  •  ore 17.00: “Mangiarsano”  con le api – (dott.ssa Sandra Capocefalo – dietista)  
  •  ore 17.30: PROGRAMMA UNAAPI “il monitoraggio dell’infestazione da Varroa  con   l’uso dello zucchero a velo”– Proiezione di filmato dimostrativo (Agr.  A.Carrelli) 
  •  ore 18.00: Fisco e apicoltura: ultime novità per l’apicoltore (Agr. A. Carrelli) 
  •  ore 18.15: dibattito e conclusioni

Mais danneggiato da siccità: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto promuovono accordo per uso in biodigestori

tratto  daHermesagricoltura.it (vedi articolo originale)

 

15/03/2013

Il mais gravemente danneggiato dalla siccità del 2012 sarà utilizzato per produrre energia rinnovabile negli oltre 500 impianti a biogas della pianura padana.

E’ quanto prevede l’accordo di filiera promosso dagli assessori regionali all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni, della Lombardia Giuseppe Eliase del Veneto Franco Manzato e indirizzato alle principali organizzazioni agricole e consorzi di biodigestori.

L’obiettivo è risolvere un problema che rischia di avere pesanti ripercussioni per l’agricoltura e la zootecnia del nord Italia: quello delle ingenti quantità di mais che, a causa delle pessime condizioni meteo climatiche della scorsa estate, presentano caratteristiche che lo rendono non idoneo all’alimentazione umana e animale.Solo il mais di elevata qualità organolettica e igienico-sanitaria può essere infatti destinato a queste finalità.

L’accordo, messo a punto dalle tre Regioni, permette di costruire un percorso chiaro, trasparente e sicuro, in linea con le indicazioni fornite dal Ministero della Salute. E’ infatti prevista una precisa procedura di tracciabilità del prodotto – definita dalle tre Regioni e approvata dal Ministero della Salute – che ne assicura un corretto utilizzo, evitando così il rischio di frodi e garantendo maggior sicurezza al consumatore.

Cosa prevede l’accordo

L’accordo, valido per tutto il 2013, punta ad agevolare l’incontro tra domanda e offerta, impegnando le parti a precise garanzie contrattuali, di prezzo e di programmazione del flusso di prodotto, che si stima in circa 350 mila tonnellate.

Ogni azienda interessata (sia per la parte agricola sia per la parte dei biodigestori) per aderire deve sottoscrivere un modulo disponibile sul sito Internet delle tre Regioni. Nei tre siti regionali sarà anche mantenuto l’aggiornamento delle adesioni e il monitoraggio dell’iniziativa.

In allegato, l’intesa dell’accordo ed il modulo compilabile per l’adesione delle imprese interessate; la domanda di partecipazione deve essere inviata agli indirizzi mail e/o fax delle tre Regioni interessate.

 

Bilancio 2012 secondo ISMEA

Roma, 12 febbraio 2012 – Raccolti in flessione e costi degli input produttivi che crescono a ritmo più sostenuto dei prezzi in agricoltura. Con problemi anche sul fronte della trasformazione industriale, determinati dalla forte debolezza della domanda interna solo parzialmente compensata dal buon andamento delle esportazioni.

Ismea traccia il bilancio 2012 dell’agroalimentare in Italia nell’ultimo numero di Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni di settore scaricabile dal web.

In ambito agricolo – spiega l’Istituto –  archiviata una campagna vitivinicola tra le più scarse degli ultimi decenni (-8% secondo stime Ismea e Unione Italiana Vini) sembra prospettarsi, sempre  sulla base delle stime elaborate dall’Istituto, un’annata in flessione anche per l’olio di oliva (-11,7% sul 2011), frutta (-9,7%)  e ortaggi (-7%). Anche mais e soia, secondo gli ultimi dati Istat, hanno accusato nel 2012 una flessione dei raccolti, rispettivamente del 16% e del 4,4%, mentre frumento duro e tenero hanno registrato un incremento della produzione, rispettivamente pari a +12,4% e a +22,9%. Tra le produzioni zootecniche, secondo le ultime stime Ismea, risulterebbero in flessione le macellazioni bovine (-2,9% sul 2011), in crescita quelle suine (+4%) e le consegne di latte (circa +1%).

Sul fronte dei prezzi, le rilevazione dell’Ismea indicano un aumento medio dei listini alla produzione dei prodotti agricoli  del 2,1% nel 2012, a fronte di un incremento medio del 2,8% dei prezzi dei fattori produttivi impiegati dagli agricoltori. Determinanti sono stati i forti rincari dei prodotti energetici (+7,9% rispetto al 2011), degli animali di allevamento (+6,6%), dei mangimi (+5%) e dei concimi (+4,1%).

Scendendo lungo la filiera, l’aumento dei prezzi al dettaglio e il calo del potere d’acquisto delle famiglie hanno mostrato con evidenza il loro impatto anche sui consumi alimentari. Secondo la rilevazione Ismea/Gfk-Eurisko, la spesa alimentare delle famiglie italiane si arresta nel 2012, mentre i volumi acquistati diminuiscono. In particolare, cala la spesa per le bevande alcoliche e analcoliche (-0,4%, esclusi vini e spumanti), i derivati dei cereali (-0,6%), i prodotti ittici (-2,1%) e soprattutto gli oli e grassi vegetali (-8,5%). Cresce di poco per i prodotti lattiero-caseari (+0,6%), l’ortofrutta (+0,7%) e la carne e derivati (+0,8%), un po’ di più per vini e spumanti (+1,3%).

Di fronte alla debolezza della domanda interna, l’unico motore della crescita resta l’export seppure in decelerazione rispetto al biennio 2011-2010. Le stime Ismea per l’intero 2012 indicano, in valore, un aumento del 6% delle esportazioni dell’agroalimentare, grazie esclusivamente al contributo dei prodotti dell’industria alimentare (+7,7% sul 2011). Tra i segmenti più rappresentativi del made in Italy, i prodotti con le migliori performance all’estero sono stati i preparati dolciari a base di cacao e i prodotti della panetteria, della biscotteria e della pasticceria. Bene anche le esportazioni di vini, spumanti, aceti, vermouth, pasta, preparazioni di ortaggi, legumi e frutta e preparazioni e conserve suine.

 

Il rapporto Ismea “Tendenze” relativo all’agroalimentare nel complesso e i singoli report settoriali sono disponibili, previa registrazione, sul sito Ismea http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3103.

ISMEA: agroalimentare, in calo la fiducia della Grande distribuzione

Roma, 30 gennaio 2013-  La fiducia degli operatori della Grande distribuzione alimentare registra un nuovo peggioramento nell’ultimo trimestre del 2012, a causa dell’andamento negativo degli acquisti che non risparmia neanche il settore alimentare.

Dall’indagine condotta da Ismea a dicembre presso un panel di 200 operatori del trade si evince, come maggiore elemento di preoccupazione, l’andamento delle vendite, con un crescente numero di operatori che dichiara un’evoluzione negativa sia su base trimestrale che rispetto allo stesso periodo del 2011.

L’indice elaborato dall’Istituto che sintetizza il sentiment del imprese del settore, monitorando anche le attese di vendita e le giacenze di magazzino, si mantiene pertanto in terreno negativo e in ulteriore contrazione rispetto alla precedente rilevazione. Osservando le dinamiche dell’indicatore nell’intera annata 2012 emerge una situazione meno favorevole rispetto al 2011, specialmente sul fronte delle vendite e delle aspettative di vendita.

Tra i diversi canali distributivi, sono i Minimarket a registrare, nel trimestre in esame, il valore dell’indice più basso, mentre al crescere delle dimensioni dei punti vendita (super e ipermercati) il clima di fiducia mostra un miglioramento.

A livello di macro aree geografiche il quarto trimestre 2012 è risultato negativo in tutte le ripartizioni territoriali, in particolare nel Nord Est e nel Mezzogiorno, dove emergono aspettative negative anche per il primo trimestre 2013.

Ancora molto diffuso (98,3% del Panel) l’utilizzo della leva promozionale, che ha riguardato il 33,5% del fatturato complessivo, un’incidenza superiore di 2,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

 

L’indagine è interamente scaricabile sul sito Ismea: http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7937

Ismea: aziende agricole sempre più strette nella morsa del credito

Roma, 15 marzo 2013 – Aziende agricole sempre più strette nella morsa del credito e obbligate, più che in passato, a rivolgersi alle banche per finanziare la gestione ordinaria e la liquidità di cassa.

Secondo un’analisi Ismea sui dati raccolti dalla controllata Sgfa (Società di gestione fondi per l’agroalimentare), il credito agrario ha subito nel 2012 una flessione di oltre il 22%, che si traduce in termini assoluti in 613 milioni di euro in meno erogati al settore primario.

L’ultimo trimestre del 2012, si evince sempre dal rapporto, ha sottratto 40 milioni di crediti agli agricoltori (-7% rispetto allo stesso periodo 2011), con una flessione di quasi il 20% dei prestiti di lungo periodo (che costituiscono la componente maggioritaria delle operazioni di credito agrario), una lieve crescita dei prestiti a medio termine e una vera e propria impennata (+75,5%) di quelli di breve periodo.

Un fenomeno, sottolinea l’Istituto, che riflette l’attuale difficoltà delle imprese agricole nell’affrontare la gestione ordinaria e quindi il cash flow, a causa dell’aumento sia dei prezzi dei mezzi correnti di produzione, sia dei crediti aziendali inesigibili.

Nell’ultimo quinquennio, conclude l’Ismea, il credito agrario ha accusato un’erosione media annua di 6 punti percentuali, con il 2012 che ha visto il valore delle erogazione scendere al livello più basso dal 2008.

I conteggi finali indicano, l’anno scorso, un monte-crediti all’agricoltura di 2,11 miliardi di euro, contro i 2,73 miliardi circa registrati nel 2011.

Il rapporto è scaricabile sul sito Ismea a questo link: http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8051

Mutui e agroalimentare Bpmn spinge sul credito

Dalla Gazzetta di Mantova (vedi originale)

di Gabriele De StefaniNon è il tempo di avventurarsi in salti in avanti, dunque l’ampliamento delle filiali resta fermo ai livelli raggiunti un anno e mezzo fa, con diciassette sportelli sul territorio provinciale. Ma la banca «ormai si è trasformata da pulcino a qualcosa di molto più significativo» come dice il direttore generale Annibale Ottolina e allora la Popolare di Mantova prevede per il 2013 lo scongelamento di 55 milioni di euro in più per il territorio provinciale. I canali privilegiati sono due: i mutui per la casa e gli impieghi commerciali, con fari puntati soprattutto sul settore agroalimentare. Il budget 2013 dell’istituto prevede un aumento del 10% dei prestiti alle famiglie che vogliono comprare casa, che in valori assoluti significa salire da 285 a 318 milioni di euro, con 33 milioni in più sul tavolo. Sul fronte dei prestiti alle imprese invece il salto è dai 116 milioni erogati nel 2012 a quota 138 milioni (+18%). Con il mondo industriale sostanzialmente fermo, le attenzioni della Popolare si spostano soprattutto verso l’agroalimentare: «Le ragioni sono diverse – spiega Ottolina – in primo luogo spingeremo in quella direzione perché si tratta di un mondo che esprime un’eccellenza di questo territorio. Poi dobbiamo considerare che l’agroalimentare è ad oggi uno dei settori più ricettivi e più disponibile a nuovi investimenti sia per le drammatriche conseguenze del terremoto che per scelte imprenditoriali che vanno dalla spinta verso le energie alternative a soluzioni più tradizionali. Purtroppo ad oggi il mondo dell’industria vive una fase molto diversa. Continueremo invece ad avere rapporti stretti con i consorzi fidi». Per quanto riguarda i mutui per la casa, la Popolare prova a incidere nel settore, l’immobiliare, più colpito dalla crisi. Lo strumento è la linea di credito ad hoc che tutto il gruppo lancerà nei prossimi giorni.

Nel 2013 dell’istituto aumento degli impieghi ma anche rafforzamento della posizione ottenuta dalla Popolare: «Non prevediamo di aprire altre filiali – premette Ottolina – ma puntiamo a consolidare la nostra crescita lavorando sugli sportelli già attivi. Ampliare la platea dei clienti è sempre un obiettivo». Si parte dai 256 milioni di raccolta diretta e dai 150 di indiretta con cui si è chiuso il 2012.

E le previsioni di bilancio? Qui Ottolina fa catenaccio: «La scaramanzia mi impone di non parlare – sorride – ma è chiaro che si punta sempre a stare sopra allo zero e che non tutti gli anni ci sono oneri come quelli che avevano portato in negativo l’esercizio 2012». Quando l’attivazione del fondo di solidarietà e gli accantonamento sul convertendo avevano costretto a chiudere il bilancio, benché in miglioramento, a -1,9 milioni.

Agroalimentare, gli italiani non rinunciano al “fresco”

Da il velino (vedi originale)

Gli italiani sono i maggiori frequentatori in Europa di macellerie, pescherie, fruttivendoli, salumerie e panifici. In buona sostanza, non rinunciano ai prodotti freschi. Secondo i dati raccolti nell’ultima Global Survey Fresh Food di Nielsen, azienda leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, gli italiani acquistano più frequentemente degli europei prodotti freschi (carne e pollo, pesce, frutta e verdura, pane, prodotti di salumeria, latte e formaggi), consumandone anche più porzioni al giorno. Dall’analisi emerge, inoltre, che tali acquisti sono effettuati principalmente al supermercato per l’ottimo rapporto qualità/prezzo anche se una buona parte dei consumatori preferisce, comunque, i negozi specializzati per la freschezza e la qualità dell’offerta. La Global Survey Fresh Food di Nielsen ha analizzato le scelte dei consumatori, tra il 10 agosto e il 7 settembre 2012, relative a 6 categorie di prodotti freschi: carne e pollo, pesce e frutti di mare, frutta e verdura, prodotti lattiero caseari, pane e panetteria, salumeria (inclusi carne e formaggio).


La survey, inoltre, ha preso in esame le ragioni che li hanno spinti a recarsi in un luogo piuttosto che in un altro per ciascuna di queste categorie di prodotto. Dall’indagine emerge che freschezza, qualità, scelta personale dei prodotti e rapporto umano sono i fattori che incidono maggiormente nella decisione del luogo per l’acquisto. Le motivazioni che spingono i consumatori a scegliere i negozi specializzati sono incentrate soprattutto sulla qualità del prodotto. Da ciò si desume un elevato livello di fidelizzazione dei clienti di questa tipologia di canali di vendita. Il 37% degli italiani acquista pollo e carne una volta alla settimana (in linea con il dato europeo ma sensibilmente al di sopra del dato globale, pari al 27%). Per gli acquisti di carne e pollo il 38% degli italiani preferisce il supermercato (contro il 43% della media europea e il 41% a livello globale), il 22%, contro il 18% degli europei e il 15% come dato globale, si rivolge in macelleria, il 18% all’ipermercato (15% media Eu e global), il 7% al discount. Gli Italiani che scelgono la macelleria come canale per l’acquisto di carni indicano le seguenti motivazioni: il 31% l’alta qualità dei prodotti (+11 punti vs Europa), il 14% perché trova prodotti freschi (+ 10 punti Italia vs Europa), il 12% per prodotti confezionati a livello locale (+ 2 punti Italia vs Europa ), il 10% per la fiducia nei produttori (- 1 punto vs Europa), il 9% per il rapporto qualità/ prezzo (- 2 punti vs Europa). Nonostante oltre un quinto degli italiani rimanga affezionato alla macelleria, questo canale di vendita ha fatto registrare tra il 3° trimestre 2012 e lo stesso periodo dell’anno precedente un calo delle vendite (in valore) pari al 2,6%.

Il 15% degli italiani acquista pesce e frutti di mare almeno 2-3 volte la settimana, rispetto all’11% degli europei e al 17% della media globale. Per il pesce il 32% degli italiani preferisce il supermercato alla pescheria anche se una buona percentuale (il 26%) frequenta questo canale. Il 21% sceglie l’ipermercato. Gli europei acquistano pesce più al supermercato (il 42 %) mentre solo il 18% va in pescheria. Il 43% degli italiani che sceglie la pescheria indica come motivazione quella di avere sempre un prodotto fresco (+ 4 punti vs Europa); il 10% per avere prodotti di alta qualità (- 3 punti vs Europa); il 10% per fornirsi da produttori di propria fiducia (+ 2 punti vs Eu). Benché la pescheria rappresenti per una fetta consistente dei consumatori italiani il canale privilegiato per l’acquisto di pesce, nel periodo considerato si è osservato un calo sensibile delle vendite (a valore), in misura del 6,8%. Il 23% degli italiani acquista frutta e verdura tra le 4 e le 6 volte alla settimana, rispetto al 19% degli europei e al 21% della media globale. Il 37% degli italiani, contro il 31% della media europea e globale, consuma 2 volte al giorno frutta e verdura. Rispetto a quanto osservato finora per ciò che riguarda i canali di acquisto, quando si parla di frutta e verdura si inverte la tendenza: il 31% degli italiani preferisce il supermercato, il 20% utilizza il mini market e il 16% l’iper. Il 40% del campione europeo acquista al supermercato, il 13% all’iper e solo l’11% ai mini market. Il fruttivendolo è scelto dal 20% degli italiani (vs 11% Eu e 16% global), il mercato rionale dal 7% come il discount. Il 18% degli Italiani che sceglie il canale supermercato per l’acquisto di frutta e verdura dà come motivazione il rapporto qualità/prezzo (+1 punto vs media Eu); l’11% quella di avere sempre prodotti freschi (+1 punto vs media Eu). Il 38% degli Italiani che acquista frutta e verdura dal fruttivendolo dichiara come motivazione quella di avere sempre prodotti freschi (+11 punti vs Eu); il 14% il rapporto qualità/prezzo (-1 punto vs media Eu). Il canale fruttivendolo, benché preferito in Italia in misura molto maggiore che nel resto d’Europa, ha subito nel periodo preso in esame una perdita delle vendite (in valore) pari al 3%. Il 32% degli italiani acquista latte e formaggio una volta la settimana (30% media Eu, 24% globale). Il 15%, contro il 17% degli europei, li compera dalle 4 alle 6 volte alla settimana. Il 45% acquista latte e formaggi al supermercato, il 21% all’iper, il 10% presso negozi specializzati il 9% al discount.

Oltre la metà (il 51%) dei rispondenti in Europa per questo genere alimentare utilizza il supermercato (media globale 53%). In Italia, il 24% di coloro che acquistano formaggi nei negozi alimentari specializzati fornisce come motivazione quella di avere prodotti sempre freschi (media Eu 15%), il 16% per rifornirsi da produttori locali (media Eu 7%), il 15% per l’alta qualità dei prodotti (media Eu 5%); l’8% per risparmiare tempo (media Eu 14%); l’8% per la comodità (media Eu 13%); il 6% per il rapporto qualità prezzo (media Eu 12%). Anche se supermercato e iper coprono la quota maggiore degli acquisti in formaggi, il canale discount ha fatto rilevare nel 3° trimestre 2012 una crescita annua delle vendite (in valore) del 7,3%. Un terzo del campione nazionale (il 29%) acquista pane una o più volte al giorno (media Eu 25%; globale 18%). Il 27% (contro il 20% degli europei e il 17% della media globale) dichiara l’acquisto dalle 4 alle 6 volte alla settimana. Gli italiani preferiscono acquistare pane in panificio (38% vs 29% degli europei), mentre il 27% sceglie il supermercato, il 12% l’ipermercato, l’8% i piccoli alimentari e il 6% il discount. Il 31% degli Italiani che acquista pane in panificio indica come motivazione quella di avere sempre prodotti freschi (media Eu 31%); il 20% l’alta qualità dei prodotti (media Eu 20%); il 10% la comodità (media Eu 5%); il 9% la possibilità di rifornirsi da produttori di fiducia (media Eu 8%); il 7% la disponibilità di produttori locali (media Eu 8%). Benchè ancora scarsamente frequentato per l’acquisto di pane, il discount, analogamente per i formaggi, fa registrare un incremento delle vendite (a valore) di oltre il 10% (+11,3%). Il 30% degli italiani acquista prodotti di salumeria una volta la settimana (media Eu 36%, media globale 27%). Il 27%, contro il 22% della media europea e il 21% della media globale, 2-3 volte alla settimana. Per la salumeria il 42% degli italiani va al supermercato, il 22% all’iper, il 10% nei negozi specializzati, il 7% al discount. Il canale supermercato è scelto dalla metà degli europei (49%). L’iper a livello europeo è frequentato in ragione del 18%. Il 19% del campione italiano che acquista generi di salumeria al supermercato lo motiva per il rapporto qualità/prezzo (media Eu 19%); il 13% per la varietà dei prodotti (media Eu 14%); il 12% per risparmiare tempo (media Eu 14%); l’11% per le promozioni (media Eu 7%); il 10% per la comodità (media Eu 9%); il 9% per avere sempre prodotti freschi (media Eu 6%).

Per ciò che concerne la variazione annua delle vendite a valore, anche in questo caso il canale più produttivo si è rivelato quello del discount, con una crescita del 14%. “Il cibo fresco è insostituibile in una dieta sana e rappresenta in media la metà del totale della spesa alimentare – ha dichiarato Roberto Pedretti, Amministratore Delegato di Nielsen Italia – Qualità, tracciabilità, ampia gamma di prodotti e, in modo particolare, rapporto umano con il retailer costituiscono i fattori che spingono il consumatore a tornare presso lo stesso negozio. I cibi freschi si caratterizzano, inoltre, per un’elevata frequenza d’acquisto. Per questo – ha continuato Pedretti – hanno una funzione di volano per le vendite nel loro complesso. Tenendo conto di questi elementi, possiamo dire che il “fresco” ricopre un ruolo strategico nel retailing, sia in termini di fidelizzazione del consumatore che di produttività dei singoli canali. L’ampia gamma di prodotti, l’offerta qualitativamente elevata, l’affidabilità dello staff dei venditori in termini di capacità di rispondere alle esigenze del consumatore sono tutti elementi riscontrabili nel reparto del fresco dei punti di vendita. In questo senso, il format del fresco costituisce un importante elemento di distintività tra canali di vendita e tra negozi dello stesso canale – ha concluso Pedretti.

Alla ricerca di figure professionali nel settore turismo ed agroalimentare

Da http://leuca.lecceprima.it 
UGENTO – Il corso “Tecnico superiore per la ristorazione e la valorizzazione dei prodotti territoriali e delle produzioni tipiche”, organizzato dal centro territoriale permanente Ida di Ugento in Rts con l’istituto d’istruzione superiore “F. Bottazzi” di Casaranol’Università del Salento – Dipartimento di Storia, società e studi sull’uomo e il Comune di Ugento, è finalizzato alla formazione di professionalità in grado di operare nel settore del turismo e dell’agroalimentare.

I prodotti territoriali e le produzioni tipiche rappresentano un’offerta competitiva e vincente che richiede agli operatori turistici solide competenze specifiche di settore, strumentali al coordinamento della produzione, capacità creativo progettuali e di marketing, irrinunciabili per la promozione del territorio. La figura professionale individuata deve operare al fine di assicurare un servizio ristorativo di eccellenza che valorizzi i prodotti tipici, ma che si inserisca soprattutto in un progetto integrato sui diversi “patrimoni” del territorio, vale a dire le diverse componenti della cultura locale.

Attraverso il percorso formativo i partecipanti acquisiranno, infatti, competenze utili ad elaborare piani di sviluppo turistico, contribuire all’organizzazione e alla gestione delle attività aziendali, collaborare alla gestione della comunicazione interna ed esterna delle imprese turistiche. Il progetto formativo proposto intende fornire i presupposti per un efficace inserimento lavorativo degli allievi, realizzato anche attraverso la consulenza di professionisti nelle attività di orientamento e placement.

Il corso della durata totale di 1000 ore prevede 600 ore di attività d’aula e 400 ore di stage presso imprese ricettive, della ristorazione ed enti che si occupano di valorizzare le risorse e la cultura enogastronomica del territorio. Agli allievi sarà corrisposta un’indennità di € 3,00 per ogni ora effettiva di frequenza. Per quanto riguarda i requisiti di ammissione il corso si rivolge a 18 partecipanti maggiorenni in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore, del diploma professionale di tecnico o dell’ammissione al quinto anno dei percorsi liceali.

La domanda di partecipazione dovrà essere presentata entro il 2 aprile 2013 a mezzo fax o consegnata a mano al Centro territoriale permanente Ida sito presso la scuola secondaria statale di I grado “I. Silone”, via G. D’annunzio” Ugento. Il sito del Ctp, cui accedere per visionare la locandina del corso e scaricare la domanda, è www.scuolamorougento.it. Le selezioni avverranno sulla base di una procedura di valutazione  che terrà conto dei requisiti d’accesso, dell’esito di un test a risposta multipla e del colloquio motivazionale. Il 50% dei posti sarà riservato a donne.

 

 

Tula: laboratorio per conoscere i segreti dell’apicoltura

TULA. Prosegue il corso di apicoltura di primo livello promosso dall’agenzia Laore in collaborazione con il Comune di Tula nell’ambito dei programmi di attività svolti a favore del comparto apistico. Il corso si tiene nei locali della ex Ludoteca di Tula e ha preso il via il 21 febraio. I partecipanti provengono in gran parte dal Comune di Tula oltre che dai Comuni limitrofi ricadenti nel territorio del Sut Monte Acuto, diversi dei quali sono già operatori apistici. Altre lezioni si sono tenute venerdì e ieri, e le prossime si svolgeranno il 21 marzo, con la seconda lezione sulle “Malattie dell’ape adulta”; il 26 marzo con “Materiale e attrezzature”; 28 marzo “Le malattie della covata”; 4 aprile “Conduzione dell’alveare”; 5 aprile prova pratica; 12 aprile “Sciamatura”; 18 aprile “I prodotti dell’alveare, legislazione”. I relatori sono Antonio Cossu di Laore Sassari, Marco Piu di Laore Sassari Romangia e Gavino Carta Laore di Alghero. Maggiori informazioni sul sito http://www.sardegnaagricoltura.it, dove è possibile conoscere le attività dell’Agenzia Laore, oppure direttamente alla Sportello Laore di Ozieri in piazza Duchessa Borgia 4 o ancora ai numeri 079788528 e 348 2363198. (b.m.)

20/03/2013 – APICOLTURA MOLISANA: SABATO SEMINARIO TECNICO ALL’HOTEL PLEIADI

Bojano. Seminario tecnico sull’apicoltura sabato prossimo 23 marzo all’hotel Pleiadi di Bojano. L’apicoltura molisana sta infatti crescendo e ci sono giovani che iniziano a investire su questo settore: solo nel 2012 sono nate 5 nuove piccole aziende apistiche. Per il 2013 si prevede un ulteriore incremento delle partita iva dedite al piccolo settore.
In occasione del seminario verrà presentato il nuovo programma formativo dell’associazione che prevede lezioni teoriche pratiche di campo: gli iscritti al corso parteciperanno a lezioni pratiche di apicoltura direttamente in campo tra alveari. Nello stesso pomeriggio si parlerà anche dei prodotti apistici come alimenti per conoscerli meglio; si parlerà anche di tecnica apistica utile in questo avvio di stagione apistica.
Per informazioni ed iscrizioni: http://aramolise.blogspot.com/– aramolise@tiscali.it cellulare 368.3390275. Appuntamento sabato 23 alle 16.

ECONOMIA: ADOC, SPESA ALIMENTARE ASSORBE IL 15% DEL REDDITO

(Vedi l’originale sul web)

(AGENPARL) – Roma, 20 mar – Il costo della spesa alimentare in Italia è superiore del 2,2% rispetto alla media europea, ma incide profondamente sul reddito, assorbendo circa un sesto delle entrate. Questo perché, secondo l’Adoc, la busta paga media di un lavoratore italiano è estremamente deficitaria, soprattutto al Sud e per i giovani. “Per l’acquisto mensile degli alimenti una persona spende in media 228,85 euro, quasi 30 euro in più rispetto alla Germania, circa 65 euro in più rispetto alla Spagna e poco meno di 5 euro in più, pari al 2,2%, rispetto alla media europea – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc – Una spesa sostanzialmente in linea nel panorama europeo, ma che non tiene conto della capacità di spesa della singola persona. In questo caso appaiono evidenti le difficoltà delle famiglie italiane, il cui reddito è mediamente inferiore del 25% rispetto a quello percepito dai consumatori degli altri Paesi europei. Rispetto alla Germania il reddito medio è inferiore del 41%, in Francia gli stipendi sono maggiori del 33%. Questo comporta un’incidenza maggiore dei costi sostenuti per la spesa alimentare sulle entrate. Tanto che un mese di spesa assorbe poco più del 15% delle entrate, il 6% circa in più rispetto alla Germania, Olanda e Svizzera, tra il 3 e il 4% in più rispetto a Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Irlanda e Finlandia. Solo in Grecia e Portogallo l’incidenza sul reddito è maggiore. L’Adoc evidenzia, inoltre, che rispetto a 10 anni fa i costi per la spesa alimentare per singola persona sono cresciuti, su base annua, di circa 400 euro pari al 16,9%. Nel 2001 la spesa mensile pro capite era pari a 195 euro, 33 euro in meno rispetto ad oggi. Con l’ulteriore difficoltà derivante dal mancato adeguamento dei redditi al costo della vita. Il reddito è cresciuto meno di quanto sia cresciuto il costo per la spesa alimentare, mentre l’impatto della spesa sul reddito è rimasto pressoché identico. Con conseguente contrazione della spesa media pari al 5-7%. In questi dodici anni che ci separano dall’introduzione dell’euro le mutate condizioni economiche hanno comportato anche un mutamento delle abitudini d’acquisto da parte delle famiglie, sempre più orientate nel coniugare risparmio, tradizione e qualità. L’Adoc ha registrato un incremento dell’acquisto di prodotti a Km Zero pari al 17%, sia per un discorso legato alla territorialità e alla qualità che per ragioni di sostenibilità ambientale. Ad oggi gli acquisti a Km Zero costituiscono il 9% della spesa annuale delle famiglie. Di pari passo sono cresciuti gli acquisti di prodotti equo-solidali (in crescita del 12%) e Made in Italy (+32%), ossia tutti i prodotti DOP e IGP. Ad oggi il 4,5% della spesa viene destinato ai primi mentre per i secondi le famiglie destinano il 26,9% dell’intera spesa annua. Un fenomeno rilevante, cresciuto enormemente nel corso degli anni sono i GAS (Gruppi d’Acquisto Solidale). Negli ultimi anni sono aumentate del 20% le famiglie che, almeno una volta, hanno partecipato a tali gruppi d’acquisto, destinando in media il 5,6% della spesa alimentare. Segni di un’Italia che cambia, di consumatori e famiglie che “investono” maggiormente sulla qualità dei prodotti, che cercano nuove e più vantaggiose forme di risparmio e che non guardano più solo al prezzo ma anche alla “storia” dietro il prodotto, privilegiando aspetti quali la sostenibilità del prodotto o dell’azienda produttrice. Gli italiani non cambiano abitudini solo a tavola, ma anche al momento dell’acquisto. Rispetto al 2001 la percentuale di famiglie che sceglie di fare la spesa presso i discount è aumentata del 40%, a discapito dei super e ipermercati, mentre nell’ultimo biennio stiamo assistendo ad una ripresa dei mercati agroalimentari, in crescita del 12%.

Zootecnia in provincia di Enna: Un comparto in ripresa

da Ennapress (vedi originale)
Scritto da  | March 18, 2013 |
Un comparto in ripresa che può dare molto all’economia provinciale, ma dove c’è ancora molto da fare. E’ quello zootecnico che pare avviarsi dopo anni di “bufera” sanitaria verso una strada di serenità. Il settore zootecnico è di notevole importanza non solo per il comparto agricolo, agroalimentare provinciale dove ne rappresenta ancora oggi con circa il 50 per cento della Produzione Lorda Vendibile quello più remunerativo dell’intero settore ma lo è anche in termini sia si quantità che di qualità. Ad oggi il “parco animali” in provincia di Enna consta di circa 145 mila capi di ovi caprini e intorno a 50 mila di bovini mentre i suini e gli equini sono rispettivamente un paio di migliaia. Inoltre nella zona Nord della provincia di sta sviluppando una interessante attività di allevamento di bufale per la produzione di mozzarelle. Da sempre la zootecnia ha rappresentato il valore aggiunto per gli imprenditori agricoli. E la provincia di Enna è stata da sempre un punto di riferimento nell’isola del settore sia per le razze allevate che per la qualità dei prodotti caseari. Basti pensare che la fiera della zootecnia più antica della Sicilia si svolgeva proprio a Enna facendo segnare 50 edizioni. Ma da qualche anno a causa della mancanza di risorse non la di fa più. Ed a complicare si ci è messa anche la Regione con la chiusura come nel resto dell’isola degli uffici periferici dell’associazione regionale allevatori. Da sempre ad agevolare l’attività zootecnica in provincia è stata anche una condizione pedo climatica molto favorevole. Ma da una decina di anni, epidemie come la Brucellosi hanno di fatto sia sterminato migliaia di capi. Ma da un paio di anni però si è avuta una netta inversione di tendenza e grazie alla sinergia tra l’Asp, Provincia e Comuni, la collaborazione delle associazioni professionali di categoria come Cia, Coldiretti e Confagricoltura e sotto la consulenza dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo gradualmente i focolai della Brucellosi che avevano raggiunto numeri preoccupanti sono stati sensibilmente ridotti circoscrivendo prima successivamente debellando quasi del tutto la patologia si è arrivato al quasi il totale risanamento degli allevamenti tanto che ormai in diverse zone della provincia, si inizia a parlare al ritorno della caseificazione a latte crudo. E già sono una trentina le nuove autorizzazioni rilasciate in tutta la provincia dai vari Comuni per l’apertura di nuovi caseifici in aggiunta alla decina già presenti. Il che significa che c’è ancora tanta gente, anche in un difficile momento economico come l’attuale, pronta a scommettersi nell’attività lattiero casearia. “E’ vero in questi ultimi anni abbiamo ottenuto risultati importanti riducendo notevolmente la percentuale dei capi infetti – commenta – il Dirigente capo del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp Ireneo Sferrazza – ma non significa che ci dobbiamo adagiare anzi paradossalmente adesso viene il momento più difficile. Considerando la particolarità della nostra provincia che è territorio di “transito”, il rischio che possa nuovamente diffondersi è più altro rispetto ad altri territori. Ad ogni modo posso però dire che l’attività da noi svolta in sinergia con la Provincia anche se all’inizio è stata una sorta di “terapia d’urto” ha dato i suoi effetti tanto che da sperimentale è stata presa dall’assessorato regionale alla Sanità come esempio da seguire in tutta la Sicilia. Ma tutto ciò è stato reso possibile grazie alla sinergia con altre istituzioni come la Provincia, i Comuni le associazioni e sopratutto la grande collaborazione della quasi totalità degli allevatori”.

Zootecnia; miglioramento genetico per il bovino pezzato rosso

19/03/2013 17:56Su proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura Rosa Mastrosimone, la giunta regionale ha approvato un’integrazione alle azioni di sostegno al miglioramento genetico del patrimonio zootecnico lucano

AGRAnche i bovini di razza “Pezzata rossa” entrano a far parte del programma di miglioramento genetico del patrimonio zootecnico lucano, che già contempla azioni rivolte al miglioramento genetico negli allevamenti bovini di razza “Chianina”, “Marchigiana”, “Romagnola”, “Limousine”, “Charolise”.
Lo prevede una delibera della Giunta regionale approvata su proposta dell’assessore all’Agricoltura Rosa Mastrosimone. Il sostegno rientra nell’ambito del regime “de minimis” per il periodo 16 ottobre 2012-15 ottobre 2013.
“La selezione e il miglioramento genetico – ha commentato l’assessore Mastrosimone – hanno una significato economico ed assumendo un carattere strutturale in quanto il loro effetto costituisce un salto di qualità duraturo attraverso la progenie. Con il vasto programma già avviato lo scorso anno dal dipartimento Agricoltura attraverso un provvedimento che coinvolge il miglioramento di altri allevamenti – siamo in grado di assicurare un miglioramento strutturale diffuso dell’intero patrimonio zootecnico della Basilicata, per aumentare il valore aggiunto e l’efficienza competitiva generalizzata, preservando la biodiversità e gli equilibri ambientali. Le razze più produttive e perfezionate che oggi possediamo in regione – ha ricordato l’assessore – sono il risultato del lungo e paziente lavoro di generazioni di allevatori, che hanno adottato rigorosi criteri selettivi nella scelta sistematiche degli animali ritenuti migliori e più idonei agli scopi economici dell’allevamento”.

Più aiuti alla zootecnia, Bruxelles dice sì. Proroga 22 marzo

da Agronotizie – 15 marzo 2013 (vedi la pagina originale)

Rinviata al 22 marzo la data entro la quale gli Stati membri possono riesaminare le disposizioni per gli aiuti diretti

“A causa del continuo aumento dei prezzi dei mangimi dovuto alle condizioni climatiche avverse che nel 2012 hanno colpito alcuni dei maggiori fornitori di cereali a livello unionale e mondiale, negli Statit membri si assiste a un peggioramento della situazione economica delle aziende agricole, in particolare nel settore lattiero caseario e mei settori delle carni bovine e ovicaprine.”

E’ quanto si può leggere al capo secondo del Regolamento di esecuzione Ue numero 207/2013 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue del 12 marzo, con il quale la Commissione Ue ha stabilito una proroga al 22 marzo 2013 dei termini previsti per gli aiuti diretti che gli Stati possono concedere agli agricoltori quando si verificano situazioni particolari.

Ricordiamo che questa possibilità è prevista dal Regolamento 73/2009 che stabilisce le norme comuni relative ai regimi di sostegno agli agricoltori. Dunque ci sono ancora poco meno di dieci giorni per rivedere le disposizioni sugli aiuti destinati agli allevamenti di bovine da latte e a quelli di bovini e ovicaprini da carne. Non resta che sperare che il Governo riesca a dare rapidamente una risposta.

 

La giunta regionale di Basilicata approva bandi per 2 milioni di Euro per la silvicoltura

Potenza, 13 mar. (Adnkronos) – La giunta regionale della Basilicata ha approvato la graduatoria definitiva del bando del Psr (Piano di sviluppo rurale) per la migliore valorizzazione economica delle foreste. Sono 40 le domande ammesse e tutte saranno finanziate con un contributo complessivo pari a 1.977.136 euro. La misura in questione (la 122) sostiene le azioni mirate sia alla produzione di assortimenti legnosi finalizzati all’utilizzo artigianale, industriale ed energetico sia all’incremento delle funzioni produttive legate alle produzioni non legnose dei boschi.

Tra le opere, sono finanziati gli investimenti finalizzati ad adeguare la viabilita’ all’interno dell’azienda attraverso la costruzione e la manutenzione straordinaria di strade, piste e imposti permanenti e ad incrementare le potenzialita’ produttive delle superfici boscate migliorando la struttura e la composizione specifica di cedui e fustaie.

 

Frutta e verdura, crollano i consumi

ortofruttaDieci anni fa una famiglia italiana acquistava 417 chili di ortofrutta; oggi siamo a 331. Questo dato emerge dal report annuale sugli acquisti di ortofrutta domestica delle famiglie italiane, elaborato da Cso su rilevazioni GFK. 86 Kg in meno per nucleo famigliare, una tendenza pericolosa anche per la salute, se si considera che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, lo scarso consumo di frutta e verdura è una delle prime cause di malattia in Occidente. Nel 2012 i consumi domestici delle famiglie italiane sono stati pari a 8 milioni di tonnellate, inferiori del 2% rispetto all’anno precedente e paragonabili a quelli del 2005, anno nel quale si registrò il minimo assoluto. Il comparto frutticolo è quello che maggiormente incide in questo ribasso (-2,3% con 4.3 milioni di tonnellate); gli ortaggi, anch’essi in calo, contengono le perdite (-1,6% a 3,7 milioni di tonnellate). Nel dettaglio delle singole specie frutticole si evidenzia un calo abbastanza generalizzato, variabile dal -4% al -1%; fanno eccezione solo fragole, in lieve ripresa e prugne e pompelmi, stabili. Se dal 2006 al 2011 i consumi di ortofrutta tutto sommato risultavano abbastanza stabili, variabili attorno a 8.2 milioni di tonnellate, il segno negativo del 2012 rappresenta, senza dubbio, la mancata ripresa e un ritorno al periodo più buio. La frutta, in particolare, scende a livelli mai toccati negli ultimi 10 anni; gli ortaggi, invece, mantengono un livello di poco al di sotto della media del decennio. Se si confrontano gli acquisti del 2012 delle singole specie con quelli di dieci anni prima emergono delle differenze sostanziali fra di esse. Mele, pere e arance calano tutte del 15%; l’uva da tavola registra un -18%, i mandarini -30%. Abbastanza stabili le pesche, mentre risultano in crescita le nettarine (+11%). Crescono le clementine (+15%) e i kiwi (+36%) anche se nell’ultimo anno si registra una lieve frenata. Stabili le albicocche, in crescita importante i meloni (+19%) e le susine (+17%). In fortissima crescita (+ 102%) la frutta esotica. Per quanto riguarda gli acquisti di verdure sempre nel lungo periodo si evidenzia il crollo di patate (-14%), pomodori (-19%), carote (-10%), cipolle (-30%), melanzane (-10%), carciofi (-61%), bietole e fagiolini con cali a due cifre. Interessante, al contrario, la crescita delle insalate (+12%) e dei radicchi; in forte incremento i cetrioli (+31%), asparagi (+13%), fagioli (+69%) e piselli (+16%). Va evidenziato che il prezzo medio di acquisto di frutta e verdura per famiglia nel 2012 è stato pari a 1,5 euro al giorno, un dato che certo non giustifica il calo dei consumi. La grande distribuzione organizzata concentra il 57% dei volumi degli acquisti; perde quota il dettaglio tradizionale con i mercati rionali e ambulanti, mentre crescono i discount. I consumi di ortofrutta sono ancora elevati al Sud e nelle isole, dove non erano mai scesi sotto i 3 milioni di tonnellate. Il 2012 ha rappresentato un’eccezione, con 2,9 milioni di tonnellate.

Agritorino: gli orti coltivati dai giovani disoccupati. Un progetto solidale della città di Torino

La città di Torino ha creato un progetto solidale per giovani e disoccupati davvero all’avanguardia. Il progetto si chiama Agritorino e ha lo scopo di risolvere più problemi contemporaneamente: la disoccupazione giovanile e la povertà famigliare.

I terreni inutilizzati a disposizione per il progetto saranno coltivati di giovani che non hanno un lavoro ed i prodotti coltivati saranno venduti ad un costo equo a famiglie disagiate.

Agritorino è stata definita come un’iniziativa solidale finalizzata al sostegno dei redditi familiari, all’agricoltura ecosostenibile e alla formazione professionale.

Nel dettaglio si tratta di un vero e proprio patto tra produttori e consumatori: i primi affidano delle terre abbandonate o sottoutilizzate a dei giovani disoccupati che vengono formati all’agricoltura ecosostenibile. Così riescono ad avere un’occupazione generatrice di un reddito e allo stesso tempo forniscono prodotti di qualità alla comunità a prezzo etico.

Leggi l’articolo originale  Eticamente.net

Basilicata: zootecnia, risarcimento danni fauna selvatica, adeguato prezzario.

Pubblichiamo da: Regioni.it (vedi originale)

Il Dipartimento Agricoltura ha aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica o inselvatichita.

Aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica oinselvatichita. La decisione è stata assunta dalla Giunta regionale di Basilicata su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Rosa Mastrosimone.

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