Sicurezza alimentare, controlli su filiera della pesca: 143 chili di pesce sequestrato

fonte: paesesera.it (  vedi articolo originale  )

Due notizie di reato a carico di esercizi commerciali per frode in commercio, 14 sanzioni amministrative per un totale di 20.830 euro, 143,85 chili di prodotto ittico vario sequestrato. E’ il bilancio dell’operazione “Primavera 2013”

Due notizie di reato a carico di esercizi commerciali per frode in commercio, 14 sanzioni amministrative per un totale di 20.830 euro, 143,85 chili di prodotto ittico vario sequestrato. E’ il bilancio dell’operazione “Primavera 2013” che ha visto impegnati gli uomini della Capitaneria di Porto di Roma e del dipendente Uffico di Ostia in una settimana di controlli finalizzati ad verificare e reprimere gli illeciti nel settore, ma principalmente a garantire la tutela del consumatore. Le violazioni più significative accertate riguardano le condizioni igienico-sanitarie e la mancanza di documentazione attestante la provenienza e tracciabilità dei prodotti ittici.

I MONITORAGGI – L’attività, che ha visto l’impiego della squadra di Polizia Marittima e diversi nuclei operativi di difesa del mare, per un totale di 30 militari, ha interessato in particolare, i mercati ittici all’ingrosso e rionali, la piccola e grande distribuzione, i punti vendita nonché i ristoranti di specialità orientali e nostrane, al fine di verificare la corretta etichettatura dei prodotti ittici venduti e le relative informazioni obbligatorie da fornire al consumatore finale, nonché le previste autorizzazioni sanitarie per la vendita/somministrazione di molluschi e prodotto ittico, e la documentazione provante la rintracciabilità e tracciabilità dei prodotti ittici commercializzati. Sono state monitorati i comuni di Fiumicino e Roma, con maggiore attenzione ai quartieri di Roma Capitale più a rischio di commercializzazione di prodotti ittici non idonei.

Mozzarella di bufala sul piede di guerra

fonte: informatoreagrario.it ( vedi articolo originale  )

I produttori della mozzarella di bufala dop entrano sul piede di guerra e minacciano di «abbandonare la produzione di mozzarella dop dal 1° luglio» se non saranno apportate modifiche alle norme che impongono ai caseifici di allestire stabilimenti separati per la mozzarella dop, che deve essere prodotta con solo latte di bufala, rispetto a quelli per la produzione di ricotta e altri prodotti caseari, realizzata con normale latte vaccino.
La decisione è contenuta in una lettera di protesta che sarà inviata nelle prossime ore al Mipaaf, alle Regioni interessate e alle Commissioni agricoltura del Parlamento. La missiva è stata redatta e firmata dai componenti del cda del Consorzio di tutela della Mozzarella di bufala e dai soci.

Maestra Natura: quando l’agricoltura biologica si insegna a scuola

fonte: greenme.it ( vedi articolo originale )

In Toscana l’agricoltura biologica arriva a scuola. Un nuovo ed originale progetto educativo è stato ideato da parte del Comune di Camaiore, in provincia di Lucca. Tutti gli istituti del paese, con particolare riferimento alle scuole primarie e alle classi prime delle scuole secondarie, hanno introdotto l’agricoltura biologica in classe.

Presso ogni sede scolastica verrà creato così un vero e proprio orto biologico. L’esperienza nasce allo scopo di riportare a contatto con la terra gli studenti più giovani delle scuole, con riferimento a decine di classi coinvolte nel progetto. Gli studenti apprenderanno le nozioni necessarie per la coltivazione dei prodotti agricoli tipici della loro terra, a partire dalle erbe aromatiche, e saranno coinvolti in modo pratico nella cura degli orti.

Il loro impegno dovrà essere giornaliero in modo da poter ricevere la soddisfazione di raccogliere i frutti di quanto coltivato. “Maestra Natura: erbe aromatiche”, questo il nome dedicato al progetto che coinvolgerà gli studenti di Camaiore. Il progetto è pronto ad entrare nel vivo, così come dichiarato da parte dell’assessore all’istruzione Sandra Galeotti.

Sono partiti in questi giorni i lavori di analisi del terreno e di preparazione degli orti che ospiteranno le sementi prescelte non appena le condizioni meteorologiche lo permetteranno. Il progetto è stato organizzato grazie ad una collaborazione sorta tra l’assessore all’Ambiente di Camaiore Davide Della Mura ed il professor Casetta, in prima fila nel progetto “L’isola delle coltivazioni”, legato all’agricoltura ed alle coltivazioni tipiche locali all’interno del Comune di Capannori, con il supporto della Confederazione Italiana Agricoltori Versilia.

Origano, rosmarino, erba cipollina e timo costituiranno dunque i veri protagonisti di questo importante percorso, accanto ai ragazzi, che potranno assistere a lezioni teoriche, volte a far conoscere la storia dell’agricoltura, l’importanza della filiera corta e dell’agricoltura biologica e biodinamica ai ragazzi. Un progetto che potrebbe essere imitato in numerose scuole del nostro Paese, per educare le nuove generazioni all’importanza dell’autonomia nata dalla coltivazione dei propri alimenti, che risulteranno ancora più sani grazie all’adozione di metodi biologici.

Marta Albè

La creazione di sistemi alimentari sicuri e sostenibili sarà una delle questioni prioritarie all’ordine del giorno di Expo 2015 di Milano

fonte: diariodeweb.it ( vedi articolo originale )

La creazione di sistemi alimentari sicuri e sostenibili sarà una delle questioni prioritarie all’ordine del giorno di Expo 2015 di Milano, ha dichiarato Eduardo Roja-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste, che è stato nominato Commissario Generale per i preparativi delle Nazioni Unite all’evento.

Il tema dell’Expo 2015 è «Nutrire il Pianeta. Energia per la vita». La discussione verterà intorno ad argomenti questioni come la sicurezza alimentare, le donne e la nutrizione, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, tutte questioni strettamente collegate al lavoro della FAO ed di altre agenzie ONU.

«La nostra sfida per Expo 2015 sarà quella di far riflettere e riuscire ad ispirare interventi ed iniziative per creare sistemi alimentari sicuri e sostenibili», ha detto Rojas che è stato nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon Commissario Generale per il coordinamento delle iniziative ONU.

«L’ONU lavorerà con i suoi partner e con l’Italia, il paese che ospita l’Expo, per condividere quello che abbiamo imparato nel nostro impegno per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni», ha aggiunto Rojas. «Speriamo di riuscire ad aiutare i governi, le organizzazioni, il settore privato e le famiglie a prendere decisioni più consapevoli e coerenti su sicurezza alimentare, nutrizione, sviluppo sostenibile e altre questioni vitali per il futuro del nostro pianeta».

La FAO in collaborazione con il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), e Bioversity International, illustrerà le attività e le pratiche migliori delle Nazioni Unite nei settori relativi ai temi dell’Expo.

EXPO 2015 – L’Expo, conosciuto anche come Esposizione Universale, è stato tenuto per la prima volta 160 anni fa ed è un’esposizione mondiale non a fini commerciali che punta a promuovere lo scambio d’idee nel campo della cultura, dell’economia, della scienza e della tecnologia. E’ prevista la partecipazione di oltre 140 paesi, di cui circa 80 in via di sviluppo. Saranno presenti anche organizzazioni internazionali, della società civile, settore privato e media.

Oltre ad essere Vice Direttore Generale della FAO, il Dr. Rojas-Briales è l’attuale Presidente del Partenariato Collaborativo per le Foreste, un organismo informale che riunisce 14 organizzazioni internazionali, agenzie e segretariati per promuovere la gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste.

La Ue taglia il fondo alimentare per i poveri

fonte: linkiesta.it ( vedi articolo originale )

Corre veloce, in Italia, il tempo degli umili. Imminente è la data del primo gennaio 2014, termine in cui gli oltre tre milioni di poveri assoluti del nostro Paese potrebbero perdere l’accesso al cibo prima distribuito dagli enti caritativi. Se la maggior parte delle risorse per finanziare le extra produzioni di alimenti a fini sociali era prima messa a disposizione dall’Ue – per un totale di 500 milioni di euro – una sentenza della Corte di giustizia, seguita a un appello della Germania, ha stabilito la fine del PEAD, il programma europeo per gli aiuti alimentari. A partire dall’anno prossimo, il sostegno alle strutture caritative sarà per la maggior parte di competenza dei singoli Stati. Risposte soddisfacenti sul piano normativo non sono dunque più rimandabili, pur nel quadro incerto della politica italiana.

«Dopo un intenso lavoro di lobbying in Europa da parte delle organizzazioni non profit – racconta a Linkiesta.it Andrea Giussani, presidente del Banco Alimentare italiano – si è arrivati all’approvazione di una nuova misura di aiuto ai poveri che prevede 2,5 miliardi di intervento dal 2014 al 2020». Una nuova voce nel bilancio dell’Ue che però non riguarda più solo il settore agro–alimentare, ma quello sociale in generale. «Questo potrebbe dare vita a una forma di “concorrenza” tra diversi settori di intervento: dall’educazione, al vestiario, dall’avviamento al lavoro alla distribuzione di cibo». «Inoltre – continua – l’Europa si è nel tempo estesa a nuovi Paesi. Mentre prima si operava, con 500 milioni, in venti Stati facenti parte dell’Unione, dal 2014 si dovranno distribuire cento milioni in ventotto nazioni».

Per dare un dato che faccia comprendere il livello di allarme, al sud, le organizzazioni caritative che si appoggiano al Banco alimentare dipendono quasi totalmente (dal 75 al 90 per cento) dai finanziamenti per le eccedenze dell’Unione europea. L’accesso ai beni di prima necessità, per chi ne ha bisogno, potrebbe essere quindi gravemente compromesso dai tagli di risorse.

In vista dell’imminente scadenza, le organizzazioni non profit hanno battuto la strada di un intervento in capo allo Stato italiano. Nei mesi scorsi, il ministro dell’Agricoltura uscente ha stanziato un fondo a favore del contrasto alla povertà alimentare, istituito dall’Agea e contenuto nel Decreto Sviluppo, oltre a una serie di benefici fiscali. «Senza un governo stabile però, rischiamo di rimandare le tematiche di normativa legate a quanto stabilito dal ministero dell’Agricoltura. Oggi la lista di attesa delle strutture caritative che vogliono essere convenzionate con noi è aumentata enormemente. Se la situazione dovesse rimanere quella che è, dovremmo tagliare parte degli alimenti che attualmente destiniamo agli enti, e quindi alle famiglie, oppure ridurre il numero delle strutture con cui operiamo».

In Italia però si spreca anche molto cibo, sia a livello di filiera agroalimentare, che di singole famiglie, almeno stando ai risultati della ricerca “Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità” realizzata da Fondazione per la Sussidiarietà e Politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen Italia (Ed. Guerini e Associati). Secondo lo studio, le eccedenze alimentari generate ogni anno nel nostro Paese sono 6 milioni di tonnellate, per un valore monetario di circa 13 miliardi di euro. La ricerca, che verrà presentata il 25 aprile in sede europea, ha però il merito di fare luce sul corretto utilizzo di alcuni termini, come spreco e scarto. Ma soprattutto chiarisce il concetto di fungibilità, caratteristica di quelle eccedenze che, a differenza di quelle inutilizzabili, potrebbero essere recuperate e distribuite a chi ha bisogno.

Sul totale di 6 milioni di tonnellate di cibo sprecato, solo il 54 per cento – pari a 3,2 milioni di tonnellate – è ad alta o media fungibilità, e riguarda principalmente la filiera che va dalla produzione alla distribuzione, fino ai cosiddetti Horeca (ovvero cibo recuperabile da hotel, ristoranti e catering). «La famiglia – spiega Giancarlo Rovati, direttore del dipartimento di sociologia dell’università Cattolica di Milano – è certamente responsabile della metà dello spreco italiano. Ma il cibo che viene scartato a livello di singolo nucleo non è recuperabile se non a costi altissimi».

I settori su cui bisognerebbe agire urgentemente per allargare la quota di ciò che potrebbe essere recuperato sono quindi il primario, quello della trasformazione dei prodotti e quello della grande distribuzione. «Il problema dello spreco in famiglia – continua Giussani – è importante più a livello etico ed emotivo, ma certo non è lì che le organizzazioni possono agire per aiutare chi ha bisogno».

Un’attivazione capillare di forme di volontariato, che operino là dove i banchi alimentari non riescono per problemi di logistica potrebbe essere invece un’alternativa preferibile. «Si potrebbe per esempio mettere in vita forme di solidarietà per ridurre lo spreco a livello base, come recuperare le eccedenze di un panificio e poi distribuirle a tre o quattro famiglie: un lavoro di cui il volontario si farebbe carico singolarmente». «Non bisogna sottovalutare – continua Rovati – l’importanza dell’aspetto della relazione che si crea tra la persona in difficoltà e chi fa volontariato. È solo con il contatto umano che chi aiuta può comprendere e provare ad affrontare i problemi più profondi che stanno dietro alla malnutrizione di un individuo o di una famiglia, siano essi legati alla perdita del lavoro, alla mancanza di istruzione, oppure a problemi psicologici e familiari».

Sicurezza alimentare e tutela del consumatore

fonte: diritto24.sole240re.com ( vedi articolo originale )

Il tema della sicurezza alimentare è sempre più al centro del dibattito internazionale e comunitario (basti pensare alle ultime disposizioni dell’Unione Europea che con il regolamento 1169/2011 ha stabilito un ulteriore giro di vite a tutela dei consumatori),  soprattutto dopo gli ultimi scandali che hanno colpito due colossi come Findus e Ikea, entrambi sospettati di aver venduto cibi a base di carne bovina contenenti tracce di carne di cavallo, senza averne dato indicazione alcuna sulle etichette.

Il fulcro della questione, per quanto attiene al diritto dei consumatori è, tuttavia, di duplice natura.

Da una parte, infatti, il consumatore ha diritto ad essere adeguatamente informato su tutto ciò che compete il cibo acquistato, mentre, dall’altra, lo stesso dovrà essere risarcito ogni qual volta il bene alimento gli abbia generato un danno.

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, è di tutta evidenza che il consumatore, una volta verificato che l’alimento presentava caratteristiche diverse da quelle riportate sull’etichetta, dovrà unicamente provare il nesso di causalità tra l’alimento stesso e il danno, generalmente biologico, patito. Si pensi, a titolo di esempio, a tutta la casistica riguardante quei cibi che contengano tracce di sostanze allergeniche tali da poter causare, se non debitamente segnalate, gravi danni di natura fisica.

I problemi maggiori, tuttavia, si hanno, invece, quando il cibo presenti sì delle anomalie, ma queste non siano tali da generare un danno diretto al consumatore.

E’ questo il caso della carne di cavallo mischiata a quella bovina.

Fino al momento in cui non si potrà dimostrare la diretta nocività della carne di cavallo utilizzata per detti alimenti, il consumatore, pur sviato dall’etichetta, difficilmente potrebbe riuscire ad ottenere un risarcimento da parte di un Giudice italiano e ciò in ragione dell’impossibilità di allegare alla propria domanda un effettivo danno patito.

Certamente lo stesso potrebbe chiedere la restituzione dei soldi spesi per l’acquisto del bene recante un’etichettatura erronea, ma cui prodest?
E’ di tutta evidenza, poi, che in ogni Paese dell’Unione Europea sussiste una diversa sensibilità verso alcuni cibi.

Se, infatti, per un consumatore medio italiano è del tutto normale mangiare carne di cavallo, lo stesso non potrà affatto dirsi per il consumatore inglese.
Al netto delle differenze tra i diversi ordinamenti giuridici, quindi, per un medesimo fatto e per la medesima violazione di una normativa comunitaria, l’omissione di un ingrediente nell’etichettatura, i consumatori europei si vedrebbero risarciti in maniera completamente differente.

Per ovviare a tali limiti, sarebbe, quindi, auspicabile che l’Unione Europea stabilisse l’obbligatorietà del risarcimento del danno ogni qual volta il produttore di un alimento abbia omesso di indicare tutti gli ingredienti presenti in un dato alimento e ciò per il fatto solo di non aver adeguatamente e completamente informato il consumatore su quello che stava mangiando.

Mattia Marchesi, Avvocato, Studio Legale Mirabile

L’acqua che mangiamo ci farà soffrire la sete dal 2025

fonte: 5minutiperlambiente.com ( vedi articolo originale )

L’acqua potabile è una delle risorse più scarse sul nostro Pianeta ma sembriamo non accorgercene e neanche sembra ci interessi. La maggior parte di noi è nato con l’acqua potabile in casa, sia calda sia fredda; acquistiamo merci prodotte con acqua ma non realizziamo questo uso continuo e costante che ne viene fatto e compriamo come assetati, pur non avendone bisogno. L’acqua si mangia e noi ne mangiamo tanta: almeno 3800 chilometri cubi di acqua dolce sono prelevati ogni anno in tutto il Pianeta e se nel 20125 avremo un miliardo di bocche da sfamare in più allora serviranno ancora altri 1000 chilometri cubi di acqua dolce all’anno pari a 20 fiumi come il Nilo. Su Mareeonline l’intervista a Francesca Greco e Marta Antonelli che hanno scritto L’acqua che mangiamo (ed. Edizioni Ambiente euro 25) in vendita dal 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua, che presenta appunto i costi ambientali e economici di quell’acqua virtuale che viene consumata per produrre merci ma che non viene mai conteggiata.

Spiega Francesca Greco:

I consumatori non sono sempre al corrente di cosa ci sia dietro quello che consumano, in particolar modo riguardo all’acqua che viene usata per la produzione dei beni. Per questo motivo ogni consumatore dovrebbe iniziare a conoscere la filiera alimentare dei prodotti che compra e con quale acqua è irrigato. Alcune aziende private stanno cercando di attuare una tutela idrica e già alcune organizzazioni internazionali, una su tutte le Nazioni Unite, applicano questo tipo di tutela soprattutto nel settore alimentare.

In ogni caso se volete sapere quanta acqua si consuma per produrre merci sappiate che, come riporta waterfootprint:

con 300 litri di acqua si ottiene 1 litro di birra
con 1000 litri di acqua si ottiene 1 litro di latte
2500 litri di acqua per avere 1 KG di riso
15400 litri di acqua per avere 1 KG di carne di manzo
10000 litri di acqua ci danno 1 KG di cotone
1600 litri di acqua per avere 1 kg di pane di grano
Certamente le industrie dell’agroalimentare e l’agricoltura dovranno iniziare a porsi il problema e anche noi consumatori iniziando a premiare quelle aziende e imprese che sul serio applicano progetti e programmi per ridurre l’uso e non solo lo spreco dell’acqua.

Associazione allevatori, seminaraio su allevamento cunicolo

fonte: basilicatanews.it (vedi articolo originale)

Si è svolto a Matera un incontro tecnico organizzato dall’Associazione Regionale Allevatori della Basilicata rivolto agli operatori dediti all’allevamento dei conigli. A darne notizia la stessa Ara. “All’iniziativa che rientra nella ordinaria azione di aggiornamento e supporto che l’associazione rivolge costantemente ai propri soci ed operatori del settore hanno partecipato oltre ai titolari di aziende lucane, anche numerosi allevatori delle regioni limitrofe (Puglia e Campania).
I lavori sono stati introdotti da Antonio Leone, allevatore del settore cunicolo che ha fornito una panoramica delle problematiche e delle prospettive del settore. Relatori Antonio Camarda, docente di Patologia Aviare e Patologia del Coniglio del Dipartimento Medicina Veterinaria Università degli Studi di Bari e il Direttore dell’Anci Aia Mario Giovannoli.
Camarda ha ricordato la collaborazione tra l’Università e il Sistema Allevatori Lucano, che risale al lontano 1996 quando, precorrendo i tempi, fu organizzato un primo monitoraggio delle patologie esistenti negli allevamenti della regione. Una attività conoscitiva rivelatasi poi di fondamentale supporto alle tecniche di laboratorio e, quindi, alla stessa attività quotidiana degli allevatori. Interessante è stato in particolare l’approfondimento dedicato ai nuovi indirizzi ministeriali ed europei sul fronte dei farmaci utilizzati nel settore avicolo a tutela della salute animale e quindi della qualità della produzione.
Il direttore dell’Anaci (Associazione Nazionale Coniglicoltori Italiani) Giovannoli ha, poi, relazionato sulle attività svolte da questo specifico segmento dell’AIA (Associazione Italiana Allevatori) con particolare riferimento al metodo genetico seguito per il selezionamento delle tre razze pure da carne (Bianca Italiana, Macchiata Italiana e Argentata Italiana) effettuato nel proprio Allevamento Nucleo Centrale. Un lavoro teso al raggiungimento del risultato di un animale capace di produrre più soggetti di ottimo livello, con una implementazione notevole degli allevamenti sotto il profilo economico e qualitativo.
I relatori ed i partecipanti si sono dati appuntamento a successivi incontri in cui verranno affrontati gli ulteriori aspetti delle molteplici problematiche dell’allevamento cunicolo.

Il G8 e il furto di terre in Africa

fonte: fondazionedirittigenetici.org ( vedi articolo originale )

Per le maggiori società dell’agribusiness l’uso della terra in Africa costituisce una priorità assoluta e per molti anche la chiave per risolvere la crisi alimentare.
Secondo gli autori del rapporto pubblicato da Grain, nel 2012 le nazioni del G8 e un gruppo di imprese multinazionali hanno firmato una serie di accordi con i paesi africani affinché, in cambio di migliaia di dollari in donazioni, si impegnino a realizzare specifiche riforme politiche, tese a facilitare gli investimenti del settore privato in agricoltura.
L’accordo, noto come Quadro di Cooperazione, fa parte della Nuova Alleanza per la Sicurezza alimentare e la Nutrizione stretta con i governi di Burkina Faso, Costa d’Avorio, Etiopia, Ghana, Mozambico e Tanzania per ridurre povertà e fame. I piani di investimento prevedono che lo stato africano adotti 15 misure tese a garantire, tra l’altro, l’accesso a vaste estensioni di terra da destinare alle coltivazioni intensive – in particolare di mais, riso, soia e olio di palma – che favoriscano gli input agricoli del settore privato e quindi la vendita di fertilizzanti e pesticidi, e una nuova normativa sementiera che ponga fine alla libera distribuzione delle sementi non migliorate a favore delle varietà ibride su cui gravano i diritti di proprietà delle multinazionali.
In cambio degli investimenti, le multinazionali si impegnano ad aderire alle Linee guida volontarie per la gestione responsabile della terra, pesca e foreste, e ai Principi per l’Investimento Responsabile in Agricoltura (PRAI), sviluppati dalla Banca Mondiale nel 2009 ma rifiutati dalle organizzazioni della società civile in quanto legittimano il “land grabbing”.
I fondi del G8, quindi, invece di servire a rafforzare la sicurezza alimentare e lo sviluppo agricolo in Africa, sembra stiano estromettendo migliaia di piccoli agricoltori dalle loro terre, contribuendo alla graduale scomparsa dei mercati locali.

L’agricoltura italiana al 4° posto come beneficiaria dei fondi Ue

fonte: informatoreagrario.it ( vedi originale )

Con oltre 4 miliardi di euro l’Italia continua a mantenere il quarto posto a livello europeo nella lista dei beneficiari dei finanziamenti alle aziende agricole, mentre conta il numero maggiore di agricoltori.
Al primo posto resta la Francia, con il doppio dei fondi elargiti all’Italia (8 miliardi) ma con poco piu’ di un terzo del numero di produttori, seguita dalla Germania (5,3 miliardi), che strappa la seconda posizione alla Spagna (5,2).
I dati emergono dall’operazione trasparenza messa a punto dalla Commissione europea con la pubblicazione del rapporto finanziario 2011 sulla distribuzione, da parte della Ue, di 40,2 miliardi di euro sotto forma di pagamenti diretti alle imprese agricole che si impegnano a produrre nel rispetto della tutela dell’ambiente, del territorio, della qualita’ e nel rispetto del benessere degli animali.
I produttori italiani nel 2011 hanno ricevuto contributi europei per 4,04 miliardi di euro distribuiti pero’ tra 1,24 milioni di produttori, con la conseguenza che oltre mezzo milione di loro ha ricevuto delle «briciole», ossia tra 0 e 500 euro di finaziamenti Ue, mentre per 290.000 il contributo e’ arrivato appena a 1.250 euro. Per altri 240.000, poi, i pagamenti Ue sono saliti in una forchetta che va dai 2.000 ai 10.000 euro. Sono invece 3.200 i produttori italiani che beneficiano maggiormente della Pac, con contributi annui che vanno da 100.000 a oltre 500.000 euro.

Giornata dedicata all’olivicoltura

fonte: lanuovasardegna.it ( vedi  articolo )

Mercoledì 27 l’agenzia Laore Sardegna Sportello unico territoriale per l’area del Meilogu Thiesi, in collaborazione con l’amministrazione comunale, ha organizzato una giornata dedicata alla olivicoltura, con una lezione e prova dimostrativa di potatura. L’appuntamento con gli esperti è stabilito alle 9,30, nella sede comunale, da cui i convenuti potranno recarsi negli oliveti presenti nel territorio. (e.m.)

Zootecnia, ritorno al futuro con l’antico suino lucano nasce il consorzio di tutela

fonte: Gazzettadelmezzogiorno  ( articolo originale )

Una volta pascolavano liberi nei boschi di tutta la Basilicata, grufolando e nutrendosi di ghiande fino al giorno del fatidico «sacrificio». Poi, nell’era dell’opulenza e del consumismo, sono stati soppiantati dalle razze estere giganti, capaci di performance produttive molto maggiori, fino quasi a scomparire. Ma oggi si stanno prendendo la loro rivincita. Stiamo parlando dei suini neri di Basilicata, una razza di piccoli maiali dalle setole corvine, che sta provando a riconquistare il suo territorio di origine, partendo da una quindicina di aziende che nel 2010 hanno aderito ad un bando voluto da Alsia, Associazione allevatori, Università degli Studi della Basilicata e Comunità Montana Medio Basento, d’intesa con il Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata.

E, in tempi di scandali alimentari, di cibi taroccati, di cavallo (proveniente chissà da dove) spacciato per manzo, proprio la «lucanità » di questo animale potrebbe essere la carta vincente per conquistare un mercato di consumatori alla crescente ricerca di garanzie per la salute. In Basilicata sono in molti a crederci. Ci crede, ad esempio, Nicola Bonelli, titolare dell’azienda agricola «Piana dei Carri» di Irsina, che ha aderito con entusiasmo al progetto fin dal 2010 «Siamo partiti – spiega – nel mese di luglio di quell’anno quando, grazie al lavoro dell’Ap a , della Comunità Montana e dell’Università è stata ripresa e tipizzata quest’antica razza autoctona della Basilicata. Attraverso un bando sono stati assegnati a quindici aziende sparse su tutto il territorio della Basilicata nuclei di cinque scrofe ed un verro, affinchè potessero riprodursi».

E, nel fertile territorio dell’azienda Piana dei Carri, ad un tiro di schioppo dal fiume Bradano, quel primo nucleo di cinque femmine ed un maschio ha fatto il proprio dovere: oggi infatti l’azienda conta circa 140 capi tra grandi e piccoli, allevati allo stato semibrado. Attualmente nell’intera Basilicata il patrimonio zootecnico della razza ammonta a circa 500 esemplari. Il suino nero di Basilicata, iscritto nel Registro anagrafico nazionale delle razze suine autoctone, è inquadrato fra i tipi genetici afferenti all’Appulo-Calabrese, e nel Repertorio regionale delle specie vegetali e animali a rischio di estinzione.

Ma gli allevatori lucani ce la stanno mettendo tutta per valorizzarlo e garantirgli lunga vita. «Abbiamo costituito un consorzio di tutela – spiega Bonelli – e abbiamo appena registrato il marchio “Antico Suino nero lucano” ch e sarà apposto sui nostri prodotti».

di Giovanni Laguardia

 

Gusto nudo 2013 raddoppia il successo la fiera dei vignaioli eretici

fonte: Con i piedi per terra ( vedi articolo originale)
Si è chiusa ieri, lunedì 25 marzo, la sesta edizione di Gusto Nudo, la fiera dei vignaioli eretici che si è svolta presso gli spazi del centro artistico-culturale Senza Filtro di Bologna a partire da sabato 23 marzo. L’iniziativa ha registrato una consistente crescita di visitatori, con 1500 ingressi nelle tre giornate di svolgimento, quasi il doppio rispetto agli 800 ingressi dell’anno precedente: appassionati, esperti, professionisti del settore e tante persone comuni, provenienti da diverse regioni italiane, hanno degustato gli oltre 300 vini biologici, biodinamici e naturali delle 64 aziende presenti in fiera, e partecipato ai 7 appuntamenti di approfondimento e alle diverse esibizioni artistiche e musicali proposti nel calendario della tre giorni.
Un ulteriore passo avanti in quella costruzione comunitaria che rappresenta la motivazione e l’obiettivo fondamentale di Gusto Nudo: una comunità di vignaioli “eretici”, uomini e donne che hanno scelto di sposare una produzione vitivinicola indipendente rispettosa della natura e delle persone, e che condividono lo spirito antirazzista, anticlassista e anticapitalista di Gusto Nudo.

L’organizzatore di Gusto Nudo Teo Gattoni esprime grande soddisfazione per la crescita dell’iniziativa e ringrazia Planimetrie Culturali, Mit, Fancesco Orini e Andrea Scaramuzza, Pietre Colorate, Scolopendra, Roberta Cleopazzo, Comunicattive, Carlotta Piccinini, Radio Città del Capo, Smaschieramenti.

Al World Social Forum che si apre oggi a Tunisi sindacati, ong e movimenti lanciano una nuova offensiva contro la svendita dei beni comuni e i cambiamenti climatici

 WSF_locandinaSi prepara a una grande mobilitazione verso la ministeriale della Wto che si terrà a Bali nel dicembre prossimo

Fairwatch, tra gli organizzatori a Tunisi dell’area tematica Climate space, è tra i promotori in Italia del nuovo Osservatorio sul commercio internazionale che verrà presentato il 28 marzo al WSF insieme a Cgil, Arcs/Arci e Legambiente

Diffuso da Fairwatch e pubblicato su comune.info (pagina degli articoli sul WSF 2013)

Tunisi, 26 marzo – Tutto è pronto a Tunisi per l’apertura del World Social Forum: questa mattina il via ai lavori con la grande assemblea delle donne, convocata alle 10.00 presso il Campus Al Manar, da dove si partirà per raggiungere alle 16.00 Place 14 Janvier, luogo da cui comincerà la Marcia inaugurale per cui è prevista una partecipazione di oltre 30mila persone.

La Sentina si tinge di rosso, presentazione del progetto lattuga rossa

fonte: ilquotidiano.it ( vedi articolo originale )

A un passo dalle papere e dalle galline della fattoria, insieme a cuccioli, gatti e galli impettiti si stendono i 100 ettari di colture a basso impatto ambientale, destinate a diventare presto colture biologiche nello spazio riconvertito all’agricoltura della Riserva Sentina, vicino al mare dove i laghetti fioriscono sotto le ali delle specie più rare di uccelli. In mezzo al verde dei cavoli e degli spinaci, una sfumatura di rosso richiama l’attenzione sulla lattuga pregiata che è diventata il fiore all’occhiello del progetto sostenuto dall’Amministrazione comunale per la coltivazione e la produzione di alimenti bio. La filiera corta completa il processo nelle intenzioni dei promotori, attraverso la vendita a km zero.

Alle porte di Porto d’Ascoli, un giovane imprenditore, Rodolfo Di Lorenzo, insieme alla Pro Marche, l’unica azienda sopravvissuta alla crisi tra quelle del settore ortofrutticolo che operavano in città, danno vita alla valorizzazione agricola della Sentina, puntando sul rosso. Negli ultimi giorni si fa un gran parlare degli alimenti rossi è perché grazie agli antociani – enzimi antiossidanti – possono prevenire malattie e allungare la vita. “Ecco allora che cominciamo con la lattuga, ma presto pianteremo anche la cipolla rossa” annuncia Luigi Falco – direttore della Pro -Marche.

Mangiare rosso quindi fa bene alla salute, e la valorizzazione della Sentina fa bene alla città. “La risposta dei consumatori sarà certamente positiva” spiega l’Assessore Canducci, “considerata la percezione di valore aggiunto che i prodotti che escono dalla Riserva acquistano”, non solo in quanto biologici ma anche perché realizzati in completa armonia con i ritmi e gli equilibri dell’Oasi. Un idea che viene da lontano, dalla lontana Cina, ma che funzionerebbe anche da noi, seguendo le fila di uno sviluppo compatibile con il rispetto dell’ambiente.

Mentre l’agro alimentare fa fatica in Europa a causa della scarsa competitività dei prezzi, amplificati dal costo dell’energia necessaria alle lavorazioni, in Italia – dove il mercato del bio è ancora acerbo – ci sono molti margini di azione per l’imprenditore virtuoso. Certo che “la strategia di riconversione ecologica e agricola della Riserva è un piccolo pezzo del puzzle” – come ricorda Canducci – ma è destinato a fare la sua parte nel quadro di sviluppo sostenibile della città.

Sicilia: 16 mln per nuove infrastrutture irrigue nell’Isola

fonte: palermo.repubblica.it ( vedi articolo originale )

 

Sono stati firmati tra il commissario straordinario unico dei Consorzi di Bonifica della Sicilia, Giuseppe Dimino, e il commissario ad acta del ministero delle Politiche agricole e forestali, Roberto Iodice, due disciplinari di concessione per la realizzazione di opere infrastrutturali da realizzarsi nei consorzi di bonifica della Sicilia. A renderlo noto e’ l’assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari della Sicilia, Dario Cartabellotta. Il primo disciplinare riguarda la ristrutturazione ed adeguamento funzionale del Canale Cavazzini quinto stralcio. L’importo del finanziamento e’ di circa 13.000.000 di euro. I lavori interessano il Comune di Ramacca in provincia di Catania e consistono nella demolizione di un canale in cemento armato a cielo aperto e la relativa sostituzione con una condotta in pressione, anche al fine di razionalizzare l’uso dell’acqua evitando inutili perdite. Il secondo disciplinare riguarda il ripristino della funzionalita’ di linee principali delle condotte per la distribuzione delle risorse idriche per l’agricoltura ricadenti nei territori di Sciacca e Ribera. L’importo del finanziamento e’ poco meno di 2.700.000 euro. I lavori prevedono quattro interventi finalizzati al ripristino della funzionalita’ di alcune linee principali fondamentali per la distribuzione irrigua nei sub comprensori interessati. ”Si tratta di ulteriori risultati raggiunti per la realizzazione di investimenti nel settore agricolo – afferma Cartabellotta – allo scopo di migliorare l’efficienza delle reti irrigue, e dare un miglior servizio agli agricoltori”. L’inizio dei lavori, completate le procedure amministrative, e’ previsto durante la prossima estate.

Mercoledì si presenta l’iniziativa “Giù le mani dal cibo” e si smonta la serra presidio di piazza Calvario

tratto da: ilgiornalediragusa.it  (vedi l’articolo originale)

Altragricoltura terrà mercoledì pomerigio un’iniziativa pubblica nella Sala Quarto Stato, a palazzo di città. Saranno presentati contenuti, obiettivi e agenda della campagna nazionale “Giù le mani dal vostro cibo”, proposta da Altragricoltura “per difendere il contenuto di lavoro degli agricoltori dei nostri territori necessario a produrre il cibo che consumiamo tutti i giorni”.

Per la manifestazione di domani saranno prsenti, insieme a Malannino, anche l’assesore regionale Dario Cartabellotta, il sindaco Giuseppe Nicosia, il segretario nazionale de “Altragricoltura”, Gianni Fabbris, un rappresnetante della Guardia di Finanza.

Spiega Tano Malannino, presidnete di Altragricoltura: “La presentazione della campagna sarà, anche, l’occasione per fare il punto sulla denuncia che imprenditori di Vittoria hanno fatto contro l’uso illegale delle loro certificazioni per commercializzare nella catena della GdO prodotti contraffatti.

Nel mentre la denuncia, assistita dall’iniziativa del Soccorso Contadino, sta procedendo nelle sedi legali, si rendono sempre più necessarie iniziative normative regionali e nazionali a difesa del diritto/dovere dei nostri agricoltori a produrre ed a tutela della trasparenza e dei consumatori”.

Il riferimento è ad un episodio molto grave accaduto lo scorso anno, quando un imprenditore agricolo, Maurizio Ciaculli, trovò della melanzana nei banchi di un centro della Gdo, melanzana che utilizzava il proprio codice iddentificativo, ma che, ovviamente, non era sua. L’episodio destò scalpore ed altra merce simile venne rinvenuta in altri supermercati della stesa acetna in naltre due città italiane.

Mercoledì, dunque, sarà lanciata a Vittoria la “campagna nazionale per la difesa del ruolo degli agricoltori e del loro diritto/dovere a produrre, contro la contraffazione e la manipolazione dei marchi”.

“Sempre più grande – spiega Malannino – è il rischio di mangiare alimenti dentro cui non c’è cibo prodotto dai nostri agricoltori persino quando pensiamo di essere protetti dalla certezza di un marchio o di un certificato. Sempre più i nostri mercati sono invasi da alimenti importati mentre qualcuno si arricchisce gestendo i marchi del nostro made in Italy.

Se mentre l’esportazione del made in Italy alimentare aumenta e i nostri produttori non riescono a vendere il loro prodotto allora un grande imbroglio si sta consumando in danno dei consumatori e dei produttori.

Così il lavoro dei nostri agricoltori, già esposto agli effetti di una crisi drammatica nelle campagne, corre il rischio di essere cancellato perché viene svuotata la loro funzione principale che è quella di produrre il cibo per le nostre comunità.

La campagna per difendere consumatori e agricoltori dalle contraffazioni e per chiedere una difesa attiva del lavoro dei nostri agricoltori prima che dei marchi, parte da Vittoria dove un agricoltore ha avuto la forza e il coraggio di denunciare la grande distribuzione organizzata per l’uso illegittimo e fraudolento dei suoi certificati e marchi”.

La tutela dell’ambiente rurale priorità del piano di sviluppo

fonte: ilquotidianofvg.it ( vedi originale )

Il servizio Sviluppo rurale della Regione Fvg ha organizzato due appuntamenti per presentare al pubblico i più recenti bandi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013. Martedì prossimo alle ore 17.00, nell’Auditorium della Regione di via Sabbadini a Udine, si terrà la presentazione dei bandi inerenti la Misura 121, intervento 1, “Ammodernamento delle aziende agricole” (rivolta al settore cereali-protoleaginose), e alle Misure 221 e 223 riguardanti l’Imboschimento delle superfici agricole e non agricole. Mercoledì 27 marzo, alla stessa ora, a Rivignano nella Sala consiliare del Municipio verranno presentati i bandi inerenti l’Azione 2 della Misura 213: “Indennità natura 2000 – SIC risorgive dello Stella, SIC paludi selvote e SIC paludi di Gonars”.
In entrambe le giornate sono previsti gli interventi dell’assessore regionale alle Risorse rurali, Claudio Violino, del direttore centrale, Luca Bulfone e del direttore del servizio dello Sviluppo rurale, Cutrano Serena.
La scelta di promuovere delle occasioni d’incontro evidenzia l’importanza che i nuovi bandi rivestono per il comparto rurale.

I bandi. La Misura 121 prevede 2,5 milioni di fondi che si aggiungono alle risorse comunitarie e nazionali, destinati alla: «Promozione delle aziende agricole dal punto di vista ambientale mediante investimenti sulla difesa del suolo e l’ottimizzazione delle risorsa irrigua». La Misura 213 verte sul tema della tutela ambientale, in particolare le zone Sic (Siti di interesse comunitario, sono 56) e Zps (Zone di protezione ambientale, in tutto 8). Il Programma di sviluppo rurale punta sempre più ad un ruolo di “custode dell’ambiente” attraverso la promozione di misure specifiche che minimizzino gli effetti dell’attività agricola sull’ambiente. Per le zone protette si punta sulla valorizzazione di pratiche agricole tradizionali che preservano meglio l’habitat.

Carne: un elevato consumo può avere un effetto cancerogeno.

fonte: retroonline.it ( vedi originale )

Recenti studi sull’incidenza di tumori e patologie cardiache associate al consumo di carne confermano quanto già risultato da studi precedenti: carni rosse e carni processate (salumi, insaccati) possono avere un effetto cancerogeno sul nostro organismo.

I nuovi dati vengono dallo studio, che ha coinvolto 10 paesi e oltre 400,000 tra uomini e donne, dello European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC) e rivelano un’associazione moderata positiva relativa a consumo di carne processata e mortalità.

Su una media di 12 anni, l’alto consumo di carne processata ha evidenziato quasi il doppio di rischio di mortalità rispetto ad un basso consumo. Si è osservato un rischio più alto del 43% per quanto riguarda la mortalità associata al cancro e del 70% per morte dovuta a cause cardiovascolari in persone che consumavano 160g/giorno di carne processata rispetto a individui che hanno consumato dai 10 ai 20 g/giorno.

Un aumento di mortalità si è visto anche nei consumatori di carne rossa in generale, ma il rischio è molto più ridotto e sembra associato solamente a una maggior mortalità per patologie tumorali ma non con morte per patologie cardio vascolari, del tratto digestivo, o altre patologie.

Questo può essere spiegato, come ai più è noto, dalla presenza di grassi saturi e colesterolo, i quali sono stati positivamente associati con un aumento della concentrazione di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e il rischio di malattie coronariche.

Oltre ai grassi nelle carni processate, vi è la presenza additivi considerati carcinogeni o precursori di processi carcinogeni; sembra anche che un alto tasso di ferro (soprattutto di ferro derivante dall’emoglobina, di cui le carni sono ricche) sia correlato con la formazione endogena di composti N-nitrosi nel tratto gastro intestinale che a loro volta sembrano poter esser un fattore di rischio nel cancro al colon.

I partecipanti allo studio, tra i 35 e i 69 anni, non avevano avuto precedenti patologie cardiache o tumorali e per ognuno si è avuta una completa conoscenza delle abitudini alimentari, dell’attività fisica, dell’indice di massa corporea e dello stile di vita.

Un totale di 26,344 partecipanti allo studio (11,563 uomini e 14,781 donne) sono morti durante i 12 anni di follow up; 5556 di patologie cardiovascolari, 9861 di cancro,1068 di patologie respiratorie, 715 di patologie riguardanti il tratto digestivo e 9144 di altre cause.

I ricercatori hanno inoltre considerato che il 3,3% delle morti poteva essere prevenuto se tutti i partecipanti avessero consumato un quantitativo di carni processate inferiore a 20g/giorno

A fronte dei numerosi studi posti all’attenzione della possibile cancerogenicità della carne, diverse organizzazioni mediche invitano a limitare il consumo di carne a 500-600 grammi alla settimana.

Articolo di Olga Anna Furchì.

Agricoltura: parlamento europeo rigetta accordi tra capi di stato dell’UE

fonte: agenparl.it ( vedi originale )

Il Parlamento Europeo rigetta gli accordi già raggiunti lo scorso febbraio tra i capi di Stato e di Governo dell’Unione sul quadro finanziario 2014-2020. In una risoluzione che è stata approvata a larga maggioranza nel corso della sessione plenaria della scorsa settimana, l’Assemblea di Strasburgo ha stipulato un mandato negoziale chiedendo rilevanti modifiche del documento d’ intesa approvato in precedenza all’unanimità dai leader del 27 Stati membri. Viene di fatti opposto il forte scarto tra stanziamenti d’impegno (in tutto 960 miliardi di euro) e stanziamenti per i pagamenti (poco più di 908 miliardi) che richiede prima di tutto un ampio margine di flessibilità nella gestione annuale, come già sollecitato dal presidente della Commissione Barroso. Sembrerebbe necessario spostare i fondi da un anno all’altro tra le diverse rubriche che compongono il bilancio comunitario, gli eventuali risparmi sulle spese agricole potrebbero servire per finanziare nuovi programmi ed iniziative della Ue. Altro disaccordo verte sugli «sconti» concessi ad alcuni Stati membri sul saldo contabile con le casse comunitarie, il Parlamento vorrebbe la soppressione delle agevolazioni anche in modo graduale. In seguito è stata chiesta una modifica obbligatoria a metà periodo del quadro finanziario da concordare variazioni possibili al bilancio per consentire alla nuova assemblea eletta, di agire immediatamente nel 2014. Altro punto da analizzare riguarda l’incognita di copertura di tutte le spese iscritte nel bilancio 2013 che presenta una “defezione” di circa 16 miliardi. Criticata in molti punti la riforma della Pac. Lo splafonamento degli aiuti diretti che per i leader dei 27 dovrebbe essere facoltativo, mentre il Parlamento è favorevole alla proposta della Commissione. La discussione sarà presentata al Consiglio dei Ministri degli Affari Europei il 22 aprile 2013, si spera in un’intesa finale entro luglio 2013, nel caso ciò non avvenisse si applicheranno a partire dal 2014 i massimali di spesa fissati per l’anno incorso, al netto dell’inflazione.

Cambia volto il comparto ittico, agricolo, alimentare in Sicilia

fonte: marsalaoggi.it ( vedi originale )

Un piano strategico per rivoluzionare la Sicilia agricola, ittica, dell’industria di conservazione e trasformazione degli alimenti. Ciò è quanto programmato dall’Assessore Regionale alle Risorse agricole ed alimentari della Regione Sicilia con l’avallo del Presidente della Regione Rosario Crocetta. Si inizierà con una politica di contenimento della spesa pubblica, quindi tagli, affiancata a quella di riconsolidamento del comparto agricolo-ittico-alimentare, quindi investimenti. Dario Cartabellotta, tecnico prestato alla politica, conosce ogni meandro del suo assessorato, i punti di forza ed i carrozzoni, le carenze e le potenzialità, molte delle quali inespresse. E, punta proprio su queste ultime, per risollevare l’economia della Sicilia, ridare dignità ai produttori e veicolare alimenti nel mondo sotto l’egida della “brand Sicilia”. L’assessore Dario Cartabellotta prevede di tagliare consorzi e dipartimenti, divenuti troppi e faraginosi; ma anche presentato sei disegni di legge per dare slancio all’assessorato. Tra questi, anche l’istituzione di un fondo per l’agricoltura e la pesca, che utilizzerà le risorse dell’Ente di Sviluppo Agricolo. Si punta essenzialmente sulla riduzione dei costi della macchina regionale, attraverso lo snellimento delle procedure burocratiche e la valorizzazione delle professionalità esistenti. Per quanto riguarda i Dipartimenti dell’Assessorato, passano da cinque a tre, con nomi e funzionalità riviste. L’unico dipartimento che resta così com’è è quello della pesca. Poi ci saranno il dipartimento Agricoltura, e quello Sviluppo Rurale e Territoriale.

Novità anche per gli enti. L’Esa, Ente di Sviluppo Agricolo, verrà liquidato. Al suo posto nascerà l’ Ente di Sviluppo Agricolo e Rurale. Il patrimonio immobiliare dell’Esa servirà a finanziare un fondo unico per il credito per i settori di agricoltura e pesca, incardinato presso l’Irfis. La dotazione iniziale sarà di 2 milioni e 775 mila euro e servirà per finanziare le attività imprenditoriali dei giovani agricoltori. L’IRVOS, Istituto regionale vini e oli di Sicilia diventa Istituto vini e agroalimentare di Sicilia. Confermati l’Istituto sperimentale zootecnico siciliano e l’Istituto incremento ippico. Verranno rivisti tutti i consorzi di ricerca. Tagliando una delle fonti di spreco più eclatanti nell’agricoltura siciliana, passano da undici a tre i Consorzi di Bonifica, che verranno aggregati per area geografica: Sicilia Occidentale (unirà Trapani, Palermo, Agrigento), Sicilia Centro meridionale (Caltanissetta, Gela e Ragusa), Sicilia orientale (Caltagirone, Catania, Enna, Messina, Siracusa). Infine, due disegni di legge prevedono la certificazione del “born in Sicily”, e la nascita di un “Osservatorio per l’equità e la giustizia nelle filiere agricole e alimentari”. Scelte drastiche in linea da un lato con clima di austerity in atto e con l’esigenza di snellire la macchina burocratica, fin troppo lenta e faraginosa, ma essenzialmente cara. Dario Cartabellotta sta intervenendo in maniera decisiva ma con grande conoscenza, essendo stato dirigente generale dell’Assessorato delle Risorse Agricole e alimentari e Direttore dell’Istituto Regionale Vini e Olii di Sicilia. “La Sicilia – sostiene Cartabellotta – è un luogo dove i prodotti si integrano con i territori. Vini e prodotti agroalimentari di Sicilia, negli ultimi decenni, hanno raggiunto livelli di altissimo pregio”.

L’assessore ha anche avviato un processo di dialogo territoriale per la preparazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020.”Gli incontri – dice Cartabellotta – mirano a superare l’isolamento politico e sociale dell’agricoltura e a stabilire un’alleanza strategica con le politiche territoriali, distributive, agroindustriali, ambientali, sanitarie, culturali, infrastrutturali e turistiche. Ammodernamento, credito, infrastrutture e mercati sono la scelta obbligata per gli anni futuri”. Un sistema di governance ”multi livello” (regionale e locale) e il coinvolgimento del territorio (agricoltori, imprese, sindaci, organizzazioni sindacali, ordini professionali, uffici pubblici, università , associazioni e consorzi) in tutte le fasi della programmazione, infatti, può consentire di combinare efficacemente gli orientamenti politici strategici con le esigenze territoriali regionali e locali”

Politica agricola comune, partono i negoziati

fonte: europarlamento24.eu ( vedi originale )

«Il compromesso raggiunto dal Consiglio dei ministri agricoli mostra qualche passo in avanti e qualche arretramento, ma è un passaggio fondamentale per la riforma della Pac».

Paolo De Castro commenta così l’esito del Consiglio agricoltura che ha portato i ministri Ue a raggiungere un orientamento generale per consentire al Consiglio di iniziare i triloghi l’11 aprile per terminarli il 20 giugno.

Quella per il prossimo settennio, lo ricordiamo, è la prima politica agricola comune che viene decisa pariteticamente da Parlamento europeo e Consiglio, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Le differenze fra Consiglio e Parlamento
Il presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo spiega che tra gli elementi positivi vanno considerate le disposizioni sull’agricoltore attivo che rinforzano e chiariscono il dispositivo di delega agli Stati membri che era stato introdotto in Parlamento.

Le modifiche sulla redistribuzione interna degli aiuti diretti sembrano in linea con quelle approvate dal Parlamento.

Sul greening trova che la posizione dei ministri Ue sia ispirata a quella del mandato parlamentare nel senso di una maggiore flessibilità, soprattutto per quanto riguarda la modulazione della diversificazione delle colture secondo la dimensione aziendale.

Per le aree a interesse ecologico, invece, non c’è una esclusione totale delle colture permanenti come previsto del Parlamento europeo, anche se permangono parziali esenzioni che vanno tecnicamente valutate.

In confronto alla posizione del Parlamento, evidenzia De Castro, c’è meno flessibilità su alcuni capitoli come quello l’aiuto accoppiato, che resta agganciato ad una lista di prodotti, rischiando in tal modo di penalizzare comparti strategici del sistema agricolo italiano come il tabacco, e che viene anche ridotto dal 15% fissato da Strasburgo al 7% (estendibile al 12%).

Pare anche contradditoria la decisione sulla volontarietà del regime di sostegno sui giovani agricoltori che il Parlamento ha invece difeso come obbligatorio.

Per il Consiglio anche il capping è facoltativo, mentre per il Parlamento europeo è fissato ai 300.000 euro (cooperative escluse).

Su regole di mercato e norme di commercializzazione accanto a novità ritenute positive, come quella che riprende il dispositivo del Parlamento sull’indicazione di origine nella vendita dei prodotti ortofrutticoli, per De Castro mancano interventi necessari a rivedere il meccanismo di funzionamento dell’intervento pubblico e dell’ammasso privato, così come restano invariate le regole sugli aiuti all’olio d’oliva che il Parlamento aveva indirizzato verso il modello ortofrutticolo.

Si deve anche constatare la mancanza di un accordo sull’estensione della programmazione produttiva a tutti i prodotti Dop.

Dal 1 gennaio 2014 tutti in agricoltura integrata. Ma siamo davvero pronti?

fonte: teatronaturale.it ( vedi originale )

La direttiva Ue 2009/128 imporrà a tutti gli agricoltori un nuovo approccio. Spariranno il 50% dei fitofarmaci oggi presenti sul mercato nel giro di due anni. Maggiore attenzione agli interventi agronomici e un’evoluzione verso attivatori ed agenti biologici di controllo di insetti e funghi

Con la direttiva comunitaria 2009/128, a partire dal 1 gennaio 2014, ci si dovrà confrontare con un nuovo approccio. Non si tratta solo di un aggiornamento al quaderno di campagna ma di un cambio di mentalità. Occorrerà intervenire in via preventiva molto più spesso, attraverso le buone pratiche agronomiche, e, quando possibile, sostituire i prodotti chimici di sintesi con prodotti più ecosostenibili, come molecole bioattive, estratti naturali ed esseri viventi.

Non è una novità.

Sul mercato esistono da molti anni prodotti simili, anche se con alterne fortune. Ricordiamo, solo a titolo di esempio: Bacillus Thuringensis, Trichoderma, Coniothyrium, Pseudomonas, Streptomyces. I prodotti si stanno moltiplicando, per fortuna, perchè si stima che con l’introduzione della direttiva Ue, e la conseguente revisione dei principi attivi chimici disponibili, il 50% dei fitofarmaci oggi utilizzati cesserà di essere distribuita nel volgere di soli due anni.

Ma siamo pronti ad affrontare questo salto culturale ed operativo?

Dal punto di vista scientifico la risposta che è venuta nel corso del convegno internazionale “Future IPM in Europe”, tenutosi a Riva del Garda nei giorni passati, è affermativa. Vi è infatti stata una grande evoluzione, a partire dalla metà degli anni 1990, degli agenti di biocontrollo, cono conoscenze scientifiche ed esperienze sempre più accurate.

Ma questi prodotti nuovi prodotti, che definire solo biopesticidi è riduttivo,sono pronti a lasciare la loro nicchia e svolgere un più grande ruolo nel sistema agricolo europeo? Quanto sono lontani dai livelli elevati di efficacia dei fitofarmaci tradizionali?

Il progetto di ricerca internazionale Pure ha fornito alcune risposte, non sempre rassicuranti.

E’ noto, per esempio, che già oggi molta della difesa in serra del pomodoro viene effettuata a mezzo di agenti di biocontrollo, specie insetti antagonisti. Vi sono biofabbriche molto attive capaci di consegnare anche grandi quantità di insetti antagonisti, senza alcun problema. Tuttavia il loro uso nelle serre di pomodoro è minacciata da un parassita emergente, la minatrice pomodoro, Tuta absoluta che richiede nuovi agenti di biocontrollo per evitare la necessità di un trattamento insetticida. La vespa parassitoide, Trichogramma achaeae, e un predatore, artynes ​​Necremnus, sono in fase di sviluppo per questo scopo. In ambienti confinati, poveri di biodiversità, il rischio che emerga un nuovo patogeno più forte esisterà sempre e dovrà trovare la ricerca pronta con soluzioni innovative e sostenibili.

Allo scopo è partita la ricerca su vasta scala dei sistemi di difesa naturale da parte di esseri vegetali, microbi e funghi. Un estratto della pianta di Ajuga ha un forte potere repellente nei confronti delle larve di Plutella xylostella. L’acido caffeico e alcuni suoi derivati possono efficacemente contrastare le micotossine da Fusarium.

Alcuni estratti vegetali, come gli oli essenziali, sono noti da tempo per avere potenzialità per prevenire e curare le malattie umane non dissimili dai farmaci tradizionali.

Questi composti naturali, quindi, potrebbero avere anche un’efficacia come biocontrollori in campo e in post raccolta. Una ricerca dell’Università di Liegi ha selezionato 89 oli essenziali in base al loro costo e disponibilità ma anche sulla base delle conoscenze disponibili in letteratura. Poi, sono state selezionate 20 coppie pianta-patogeno, tra le più importanti, per diffusione e importanza economica, in Europa. Si è passato quindi alla valutazione dell’efficacia dei vari oli essenziali, alcuni dei quali hanno presentato un’elevata capacità di inibizione della crescita di alcuni patogeni fungini (Rhizoctonia solani, Pythium ultimum, Infestans Phytopthora, Colletotrichum lindemuthianum e Septoria tritici) con percentuali di inibizione fino al 70% a dosi variabili di intervento dai 500 ppm ai 1000 ppm.

Un risultato che mostra quanto siano ancora vaste le possibilità di ritrovare “nuovi” principi attivi per l’agricoltura di domani.

di R.T.

Agricoltura: Catania, soddisfatto esito negoziato Pac

fonte: asca.it ( vedi originale )

soddisfatto esito negoziato PacRoma, 22 mar – ”La posizione espressa dal Consiglio dei Ministri Ue dell’agricoltura sulla nuova Politica agricola comune e’ indubbiamente migliorativa per il nostro Paese rispetto alla proposta della Commissione. Ora entriamo nella fase del Trilogo ed entro tre o quattro mesi arriveremo al testo definitivo della riforma”. Lo ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania nel corso della conferenza stampa che si e’ tenuta nella Sala Cavour del Mipaaf.

”Sono soddisfatto dell’esito del negoziato e del risultato raggiunto per l’Italia – ha detto – soprattutto se si pensa a quanto prevedeva la proposta iniziale avanzata dalla Commissione. In un quadro complessivo che vede un leggero arretramento della spesa globale, l’Italia recupera qualcosa sul fronte dello sviluppo rurale, e limita le perdite sugli aiuti diretti. Ritengo importante sottolineare come sia sPSRtata sconfitta la posizione che prevedeva un appiattimento degli aiuti: il nostro Paese ha ottenuto un livello di aiuti molto piu’ alto rispetto alla media europea”.

”Inoltre – ha sottolineato Catania – nell’ambito della previsione di giungere ad un allineamento interno entro il 2019, il testo del Consiglio prevede la possibilita’ per i singoli Paesi di limitarsi a un leggero avvicinamento tra i due estremi senza tagli pesanti per i settori che godono di un sostengo superiore alla media”.

”Anche per quanto riguarda l’importante sfida relativa alla definizione di ”agricoltore attivo’ – ha aggiunto il ministro – il testo uscito dal Consiglio individua il vero agricoltore consentendoci di sostenerlo nel modo piu’ adeguato”.

”Siamo riusciti – ha sottolineato Catania – anche a ”disinnescare’ i possibili effetti negativi della misura relativa al greening: il nuovo assetto tripartito, che prevede l’obbligo della diversificazione delle colture sulla base delle dimensioni delle aziende in tre livelli, infatti evitera’ traumi per gli agricoltori”.

”Molto importante – ha precisato il Ministro – e’ anche il nuovo assetto previsto per i Programmi di sviluppo rurale: avremo un ”contenitore’ nazionale all’interno del quale inserire tutte quelle misure che sarebbe illogico includere nei Psr regionali. Non meno importanti devono essere considerate la proroga dei diritti di impianto per il settore vitivinicolo e l’equiparazione delle associazioni di Organizzazioni produttive (Aop) alle Op vere e proprie”.

”Quella del Trilogo – ha proseguito Catania – e’ certamente una fase delicata ma siamo sereni perche’, a parte l’esclusione di alcune produzioni dagli aiuti accoppiati sui quali lavoreremo, il compromesso raggiunto costituisce un buon risultato negoziale. Dobbiamo solo vigilare per evitare che ci siano passi indietro e quindi lavorare per una rapida ed efficace applicazione della riforma in ambito nazionale”.

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