Bilancio 2012 secondo ISMEA

Roma, 12 febbraio 2012 – Raccolti in flessione e costi degli input produttivi che crescono a ritmo più sostenuto dei prezzi in agricoltura. Con problemi anche sul fronte della trasformazione industriale, determinati dalla forte debolezza della domanda interna solo parzialmente compensata dal buon andamento delle esportazioni.

Ismea traccia il bilancio 2012 dell’agroalimentare in Italia nell’ultimo numero di Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni di settore scaricabile dal web.

In ambito agricolo – spiega l’Istituto –  archiviata una campagna vitivinicola tra le più scarse degli ultimi decenni (-8% secondo stime Ismea e Unione Italiana Vini) sembra prospettarsi, sempre  sulla base delle stime elaborate dall’Istituto, un’annata in flessione anche per l’olio di oliva (-11,7% sul 2011), frutta (-9,7%)  e ortaggi (-7%). Anche mais e soia, secondo gli ultimi dati Istat, hanno accusato nel 2012 una flessione dei raccolti, rispettivamente del 16% e del 4,4%, mentre frumento duro e tenero hanno registrato un incremento della produzione, rispettivamente pari a +12,4% e a +22,9%. Tra le produzioni zootecniche, secondo le ultime stime Ismea, risulterebbero in flessione le macellazioni bovine (-2,9% sul 2011), in crescita quelle suine (+4%) e le consegne di latte (circa +1%).

Sul fronte dei prezzi, le rilevazione dell’Ismea indicano un aumento medio dei listini alla produzione dei prodotti agricoli  del 2,1% nel 2012, a fronte di un incremento medio del 2,8% dei prezzi dei fattori produttivi impiegati dagli agricoltori. Determinanti sono stati i forti rincari dei prodotti energetici (+7,9% rispetto al 2011), degli animali di allevamento (+6,6%), dei mangimi (+5%) e dei concimi (+4,1%).

Scendendo lungo la filiera, l’aumento dei prezzi al dettaglio e il calo del potere d’acquisto delle famiglie hanno mostrato con evidenza il loro impatto anche sui consumi alimentari. Secondo la rilevazione Ismea/Gfk-Eurisko, la spesa alimentare delle famiglie italiane si arresta nel 2012, mentre i volumi acquistati diminuiscono. In particolare, cala la spesa per le bevande alcoliche e analcoliche (-0,4%, esclusi vini e spumanti), i derivati dei cereali (-0,6%), i prodotti ittici (-2,1%) e soprattutto gli oli e grassi vegetali (-8,5%). Cresce di poco per i prodotti lattiero-caseari (+0,6%), l’ortofrutta (+0,7%) e la carne e derivati (+0,8%), un po’ di più per vini e spumanti (+1,3%).

Di fronte alla debolezza della domanda interna, l’unico motore della crescita resta l’export seppure in decelerazione rispetto al biennio 2011-2010. Le stime Ismea per l’intero 2012 indicano, in valore, un aumento del 6% delle esportazioni dell’agroalimentare, grazie esclusivamente al contributo dei prodotti dell’industria alimentare (+7,7% sul 2011). Tra i segmenti più rappresentativi del made in Italy, i prodotti con le migliori performance all’estero sono stati i preparati dolciari a base di cacao e i prodotti della panetteria, della biscotteria e della pasticceria. Bene anche le esportazioni di vini, spumanti, aceti, vermouth, pasta, preparazioni di ortaggi, legumi e frutta e preparazioni e conserve suine.

 

Il rapporto Ismea “Tendenze” relativo all’agroalimentare nel complesso e i singoli report settoriali sono disponibili, previa registrazione, sul sito Ismea http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3103.

ISMEA: agroalimentare, in calo la fiducia della Grande distribuzione

Roma, 30 gennaio 2013-  La fiducia degli operatori della Grande distribuzione alimentare registra un nuovo peggioramento nell’ultimo trimestre del 2012, a causa dell’andamento negativo degli acquisti che non risparmia neanche il settore alimentare.

Dall’indagine condotta da Ismea a dicembre presso un panel di 200 operatori del trade si evince, come maggiore elemento di preoccupazione, l’andamento delle vendite, con un crescente numero di operatori che dichiara un’evoluzione negativa sia su base trimestrale che rispetto allo stesso periodo del 2011.

L’indice elaborato dall’Istituto che sintetizza il sentiment del imprese del settore, monitorando anche le attese di vendita e le giacenze di magazzino, si mantiene pertanto in terreno negativo e in ulteriore contrazione rispetto alla precedente rilevazione. Osservando le dinamiche dell’indicatore nell’intera annata 2012 emerge una situazione meno favorevole rispetto al 2011, specialmente sul fronte delle vendite e delle aspettative di vendita.

Tra i diversi canali distributivi, sono i Minimarket a registrare, nel trimestre in esame, il valore dell’indice più basso, mentre al crescere delle dimensioni dei punti vendita (super e ipermercati) il clima di fiducia mostra un miglioramento.

A livello di macro aree geografiche il quarto trimestre 2012 è risultato negativo in tutte le ripartizioni territoriali, in particolare nel Nord Est e nel Mezzogiorno, dove emergono aspettative negative anche per il primo trimestre 2013.

Ancora molto diffuso (98,3% del Panel) l’utilizzo della leva promozionale, che ha riguardato il 33,5% del fatturato complessivo, un’incidenza superiore di 2,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

 

L’indagine è interamente scaricabile sul sito Ismea: http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7937

Ismea: aziende agricole sempre più strette nella morsa del credito

Roma, 15 marzo 2013 – Aziende agricole sempre più strette nella morsa del credito e obbligate, più che in passato, a rivolgersi alle banche per finanziare la gestione ordinaria e la liquidità di cassa.

Secondo un’analisi Ismea sui dati raccolti dalla controllata Sgfa (Società di gestione fondi per l’agroalimentare), il credito agrario ha subito nel 2012 una flessione di oltre il 22%, che si traduce in termini assoluti in 613 milioni di euro in meno erogati al settore primario.

L’ultimo trimestre del 2012, si evince sempre dal rapporto, ha sottratto 40 milioni di crediti agli agricoltori (-7% rispetto allo stesso periodo 2011), con una flessione di quasi il 20% dei prestiti di lungo periodo (che costituiscono la componente maggioritaria delle operazioni di credito agrario), una lieve crescita dei prestiti a medio termine e una vera e propria impennata (+75,5%) di quelli di breve periodo.

Un fenomeno, sottolinea l’Istituto, che riflette l’attuale difficoltà delle imprese agricole nell’affrontare la gestione ordinaria e quindi il cash flow, a causa dell’aumento sia dei prezzi dei mezzi correnti di produzione, sia dei crediti aziendali inesigibili.

Nell’ultimo quinquennio, conclude l’Ismea, il credito agrario ha accusato un’erosione media annua di 6 punti percentuali, con il 2012 che ha visto il valore delle erogazione scendere al livello più basso dal 2008.

I conteggi finali indicano, l’anno scorso, un monte-crediti all’agricoltura di 2,11 miliardi di euro, contro i 2,73 miliardi circa registrati nel 2011.

Il rapporto è scaricabile sul sito Ismea a questo link: http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8051

Mutui e agroalimentare Bpmn spinge sul credito

Dalla Gazzetta di Mantova (vedi originale)

di Gabriele De StefaniNon è il tempo di avventurarsi in salti in avanti, dunque l’ampliamento delle filiali resta fermo ai livelli raggiunti un anno e mezzo fa, con diciassette sportelli sul territorio provinciale. Ma la banca «ormai si è trasformata da pulcino a qualcosa di molto più significativo» come dice il direttore generale Annibale Ottolina e allora la Popolare di Mantova prevede per il 2013 lo scongelamento di 55 milioni di euro in più per il territorio provinciale. I canali privilegiati sono due: i mutui per la casa e gli impieghi commerciali, con fari puntati soprattutto sul settore agroalimentare. Il budget 2013 dell’istituto prevede un aumento del 10% dei prestiti alle famiglie che vogliono comprare casa, che in valori assoluti significa salire da 285 a 318 milioni di euro, con 33 milioni in più sul tavolo. Sul fronte dei prestiti alle imprese invece il salto è dai 116 milioni erogati nel 2012 a quota 138 milioni (+18%). Con il mondo industriale sostanzialmente fermo, le attenzioni della Popolare si spostano soprattutto verso l’agroalimentare: «Le ragioni sono diverse – spiega Ottolina – in primo luogo spingeremo in quella direzione perché si tratta di un mondo che esprime un’eccellenza di questo territorio. Poi dobbiamo considerare che l’agroalimentare è ad oggi uno dei settori più ricettivi e più disponibile a nuovi investimenti sia per le drammatriche conseguenze del terremoto che per scelte imprenditoriali che vanno dalla spinta verso le energie alternative a soluzioni più tradizionali. Purtroppo ad oggi il mondo dell’industria vive una fase molto diversa. Continueremo invece ad avere rapporti stretti con i consorzi fidi». Per quanto riguarda i mutui per la casa, la Popolare prova a incidere nel settore, l’immobiliare, più colpito dalla crisi. Lo strumento è la linea di credito ad hoc che tutto il gruppo lancerà nei prossimi giorni.

Nel 2013 dell’istituto aumento degli impieghi ma anche rafforzamento della posizione ottenuta dalla Popolare: «Non prevediamo di aprire altre filiali – premette Ottolina – ma puntiamo a consolidare la nostra crescita lavorando sugli sportelli già attivi. Ampliare la platea dei clienti è sempre un obiettivo». Si parte dai 256 milioni di raccolta diretta e dai 150 di indiretta con cui si è chiuso il 2012.

E le previsioni di bilancio? Qui Ottolina fa catenaccio: «La scaramanzia mi impone di non parlare – sorride – ma è chiaro che si punta sempre a stare sopra allo zero e che non tutti gli anni ci sono oneri come quelli che avevano portato in negativo l’esercizio 2012». Quando l’attivazione del fondo di solidarietà e gli accantonamento sul convertendo avevano costretto a chiudere il bilancio, benché in miglioramento, a -1,9 milioni.

Agroalimentare, gli italiani non rinunciano al “fresco”

Da il velino (vedi originale)

Gli italiani sono i maggiori frequentatori in Europa di macellerie, pescherie, fruttivendoli, salumerie e panifici. In buona sostanza, non rinunciano ai prodotti freschi. Secondo i dati raccolti nell’ultima Global Survey Fresh Food di Nielsen, azienda leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, gli italiani acquistano più frequentemente degli europei prodotti freschi (carne e pollo, pesce, frutta e verdura, pane, prodotti di salumeria, latte e formaggi), consumandone anche più porzioni al giorno. Dall’analisi emerge, inoltre, che tali acquisti sono effettuati principalmente al supermercato per l’ottimo rapporto qualità/prezzo anche se una buona parte dei consumatori preferisce, comunque, i negozi specializzati per la freschezza e la qualità dell’offerta. La Global Survey Fresh Food di Nielsen ha analizzato le scelte dei consumatori, tra il 10 agosto e il 7 settembre 2012, relative a 6 categorie di prodotti freschi: carne e pollo, pesce e frutti di mare, frutta e verdura, prodotti lattiero caseari, pane e panetteria, salumeria (inclusi carne e formaggio).


La survey, inoltre, ha preso in esame le ragioni che li hanno spinti a recarsi in un luogo piuttosto che in un altro per ciascuna di queste categorie di prodotto. Dall’indagine emerge che freschezza, qualità, scelta personale dei prodotti e rapporto umano sono i fattori che incidono maggiormente nella decisione del luogo per l’acquisto. Le motivazioni che spingono i consumatori a scegliere i negozi specializzati sono incentrate soprattutto sulla qualità del prodotto. Da ciò si desume un elevato livello di fidelizzazione dei clienti di questa tipologia di canali di vendita. Il 37% degli italiani acquista pollo e carne una volta alla settimana (in linea con il dato europeo ma sensibilmente al di sopra del dato globale, pari al 27%). Per gli acquisti di carne e pollo il 38% degli italiani preferisce il supermercato (contro il 43% della media europea e il 41% a livello globale), il 22%, contro il 18% degli europei e il 15% come dato globale, si rivolge in macelleria, il 18% all’ipermercato (15% media Eu e global), il 7% al discount. Gli Italiani che scelgono la macelleria come canale per l’acquisto di carni indicano le seguenti motivazioni: il 31% l’alta qualità dei prodotti (+11 punti vs Europa), il 14% perché trova prodotti freschi (+ 10 punti Italia vs Europa), il 12% per prodotti confezionati a livello locale (+ 2 punti Italia vs Europa ), il 10% per la fiducia nei produttori (- 1 punto vs Europa), il 9% per il rapporto qualità/ prezzo (- 2 punti vs Europa). Nonostante oltre un quinto degli italiani rimanga affezionato alla macelleria, questo canale di vendita ha fatto registrare tra il 3° trimestre 2012 e lo stesso periodo dell’anno precedente un calo delle vendite (in valore) pari al 2,6%.

Il 15% degli italiani acquista pesce e frutti di mare almeno 2-3 volte la settimana, rispetto all’11% degli europei e al 17% della media globale. Per il pesce il 32% degli italiani preferisce il supermercato alla pescheria anche se una buona percentuale (il 26%) frequenta questo canale. Il 21% sceglie l’ipermercato. Gli europei acquistano pesce più al supermercato (il 42 %) mentre solo il 18% va in pescheria. Il 43% degli italiani che sceglie la pescheria indica come motivazione quella di avere sempre un prodotto fresco (+ 4 punti vs Europa); il 10% per avere prodotti di alta qualità (- 3 punti vs Europa); il 10% per fornirsi da produttori di propria fiducia (+ 2 punti vs Eu). Benché la pescheria rappresenti per una fetta consistente dei consumatori italiani il canale privilegiato per l’acquisto di pesce, nel periodo considerato si è osservato un calo sensibile delle vendite (a valore), in misura del 6,8%. Il 23% degli italiani acquista frutta e verdura tra le 4 e le 6 volte alla settimana, rispetto al 19% degli europei e al 21% della media globale. Il 37% degli italiani, contro il 31% della media europea e globale, consuma 2 volte al giorno frutta e verdura. Rispetto a quanto osservato finora per ciò che riguarda i canali di acquisto, quando si parla di frutta e verdura si inverte la tendenza: il 31% degli italiani preferisce il supermercato, il 20% utilizza il mini market e il 16% l’iper. Il 40% del campione europeo acquista al supermercato, il 13% all’iper e solo l’11% ai mini market. Il fruttivendolo è scelto dal 20% degli italiani (vs 11% Eu e 16% global), il mercato rionale dal 7% come il discount. Il 18% degli Italiani che sceglie il canale supermercato per l’acquisto di frutta e verdura dà come motivazione il rapporto qualità/prezzo (+1 punto vs media Eu); l’11% quella di avere sempre prodotti freschi (+1 punto vs media Eu). Il 38% degli Italiani che acquista frutta e verdura dal fruttivendolo dichiara come motivazione quella di avere sempre prodotti freschi (+11 punti vs Eu); il 14% il rapporto qualità/prezzo (-1 punto vs media Eu). Il canale fruttivendolo, benché preferito in Italia in misura molto maggiore che nel resto d’Europa, ha subito nel periodo preso in esame una perdita delle vendite (in valore) pari al 3%. Il 32% degli italiani acquista latte e formaggio una volta la settimana (30% media Eu, 24% globale). Il 15%, contro il 17% degli europei, li compera dalle 4 alle 6 volte alla settimana. Il 45% acquista latte e formaggi al supermercato, il 21% all’iper, il 10% presso negozi specializzati il 9% al discount.

Oltre la metà (il 51%) dei rispondenti in Europa per questo genere alimentare utilizza il supermercato (media globale 53%). In Italia, il 24% di coloro che acquistano formaggi nei negozi alimentari specializzati fornisce come motivazione quella di avere prodotti sempre freschi (media Eu 15%), il 16% per rifornirsi da produttori locali (media Eu 7%), il 15% per l’alta qualità dei prodotti (media Eu 5%); l’8% per risparmiare tempo (media Eu 14%); l’8% per la comodità (media Eu 13%); il 6% per il rapporto qualità prezzo (media Eu 12%). Anche se supermercato e iper coprono la quota maggiore degli acquisti in formaggi, il canale discount ha fatto rilevare nel 3° trimestre 2012 una crescita annua delle vendite (in valore) del 7,3%. Un terzo del campione nazionale (il 29%) acquista pane una o più volte al giorno (media Eu 25%; globale 18%). Il 27% (contro il 20% degli europei e il 17% della media globale) dichiara l’acquisto dalle 4 alle 6 volte alla settimana. Gli italiani preferiscono acquistare pane in panificio (38% vs 29% degli europei), mentre il 27% sceglie il supermercato, il 12% l’ipermercato, l’8% i piccoli alimentari e il 6% il discount. Il 31% degli Italiani che acquista pane in panificio indica come motivazione quella di avere sempre prodotti freschi (media Eu 31%); il 20% l’alta qualità dei prodotti (media Eu 20%); il 10% la comodità (media Eu 5%); il 9% la possibilità di rifornirsi da produttori di fiducia (media Eu 8%); il 7% la disponibilità di produttori locali (media Eu 8%). Benchè ancora scarsamente frequentato per l’acquisto di pane, il discount, analogamente per i formaggi, fa registrare un incremento delle vendite (a valore) di oltre il 10% (+11,3%). Il 30% degli italiani acquista prodotti di salumeria una volta la settimana (media Eu 36%, media globale 27%). Il 27%, contro il 22% della media europea e il 21% della media globale, 2-3 volte alla settimana. Per la salumeria il 42% degli italiani va al supermercato, il 22% all’iper, il 10% nei negozi specializzati, il 7% al discount. Il canale supermercato è scelto dalla metà degli europei (49%). L’iper a livello europeo è frequentato in ragione del 18%. Il 19% del campione italiano che acquista generi di salumeria al supermercato lo motiva per il rapporto qualità/prezzo (media Eu 19%); il 13% per la varietà dei prodotti (media Eu 14%); il 12% per risparmiare tempo (media Eu 14%); l’11% per le promozioni (media Eu 7%); il 10% per la comodità (media Eu 9%); il 9% per avere sempre prodotti freschi (media Eu 6%).

Per ciò che concerne la variazione annua delle vendite a valore, anche in questo caso il canale più produttivo si è rivelato quello del discount, con una crescita del 14%. “Il cibo fresco è insostituibile in una dieta sana e rappresenta in media la metà del totale della spesa alimentare – ha dichiarato Roberto Pedretti, Amministratore Delegato di Nielsen Italia – Qualità, tracciabilità, ampia gamma di prodotti e, in modo particolare, rapporto umano con il retailer costituiscono i fattori che spingono il consumatore a tornare presso lo stesso negozio. I cibi freschi si caratterizzano, inoltre, per un’elevata frequenza d’acquisto. Per questo – ha continuato Pedretti – hanno una funzione di volano per le vendite nel loro complesso. Tenendo conto di questi elementi, possiamo dire che il “fresco” ricopre un ruolo strategico nel retailing, sia in termini di fidelizzazione del consumatore che di produttività dei singoli canali. L’ampia gamma di prodotti, l’offerta qualitativamente elevata, l’affidabilità dello staff dei venditori in termini di capacità di rispondere alle esigenze del consumatore sono tutti elementi riscontrabili nel reparto del fresco dei punti di vendita. In questo senso, il format del fresco costituisce un importante elemento di distintività tra canali di vendita e tra negozi dello stesso canale – ha concluso Pedretti.

Alla ricerca di figure professionali nel settore turismo ed agroalimentare

Da http://leuca.lecceprima.it 
UGENTO – Il corso “Tecnico superiore per la ristorazione e la valorizzazione dei prodotti territoriali e delle produzioni tipiche”, organizzato dal centro territoriale permanente Ida di Ugento in Rts con l’istituto d’istruzione superiore “F. Bottazzi” di Casaranol’Università del Salento – Dipartimento di Storia, società e studi sull’uomo e il Comune di Ugento, è finalizzato alla formazione di professionalità in grado di operare nel settore del turismo e dell’agroalimentare.

I prodotti territoriali e le produzioni tipiche rappresentano un’offerta competitiva e vincente che richiede agli operatori turistici solide competenze specifiche di settore, strumentali al coordinamento della produzione, capacità creativo progettuali e di marketing, irrinunciabili per la promozione del territorio. La figura professionale individuata deve operare al fine di assicurare un servizio ristorativo di eccellenza che valorizzi i prodotti tipici, ma che si inserisca soprattutto in un progetto integrato sui diversi “patrimoni” del territorio, vale a dire le diverse componenti della cultura locale.

Attraverso il percorso formativo i partecipanti acquisiranno, infatti, competenze utili ad elaborare piani di sviluppo turistico, contribuire all’organizzazione e alla gestione delle attività aziendali, collaborare alla gestione della comunicazione interna ed esterna delle imprese turistiche. Il progetto formativo proposto intende fornire i presupposti per un efficace inserimento lavorativo degli allievi, realizzato anche attraverso la consulenza di professionisti nelle attività di orientamento e placement.

Il corso della durata totale di 1000 ore prevede 600 ore di attività d’aula e 400 ore di stage presso imprese ricettive, della ristorazione ed enti che si occupano di valorizzare le risorse e la cultura enogastronomica del territorio. Agli allievi sarà corrisposta un’indennità di € 3,00 per ogni ora effettiva di frequenza. Per quanto riguarda i requisiti di ammissione il corso si rivolge a 18 partecipanti maggiorenni in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore, del diploma professionale di tecnico o dell’ammissione al quinto anno dei percorsi liceali.

La domanda di partecipazione dovrà essere presentata entro il 2 aprile 2013 a mezzo fax o consegnata a mano al Centro territoriale permanente Ida sito presso la scuola secondaria statale di I grado “I. Silone”, via G. D’annunzio” Ugento. Il sito del Ctp, cui accedere per visionare la locandina del corso e scaricare la domanda, è www.scuolamorougento.it. Le selezioni avverranno sulla base di una procedura di valutazione  che terrà conto dei requisiti d’accesso, dell’esito di un test a risposta multipla e del colloquio motivazionale. Il 50% dei posti sarà riservato a donne.

 

 

Tula: laboratorio per conoscere i segreti dell’apicoltura

TULA. Prosegue il corso di apicoltura di primo livello promosso dall’agenzia Laore in collaborazione con il Comune di Tula nell’ambito dei programmi di attività svolti a favore del comparto apistico. Il corso si tiene nei locali della ex Ludoteca di Tula e ha preso il via il 21 febraio. I partecipanti provengono in gran parte dal Comune di Tula oltre che dai Comuni limitrofi ricadenti nel territorio del Sut Monte Acuto, diversi dei quali sono già operatori apistici. Altre lezioni si sono tenute venerdì e ieri, e le prossime si svolgeranno il 21 marzo, con la seconda lezione sulle “Malattie dell’ape adulta”; il 26 marzo con “Materiale e attrezzature”; 28 marzo “Le malattie della covata”; 4 aprile “Conduzione dell’alveare”; 5 aprile prova pratica; 12 aprile “Sciamatura”; 18 aprile “I prodotti dell’alveare, legislazione”. I relatori sono Antonio Cossu di Laore Sassari, Marco Piu di Laore Sassari Romangia e Gavino Carta Laore di Alghero. Maggiori informazioni sul sito http://www.sardegnaagricoltura.it, dove è possibile conoscere le attività dell’Agenzia Laore, oppure direttamente alla Sportello Laore di Ozieri in piazza Duchessa Borgia 4 o ancora ai numeri 079788528 e 348 2363198. (b.m.)

20/03/2013 – APICOLTURA MOLISANA: SABATO SEMINARIO TECNICO ALL’HOTEL PLEIADI

Bojano. Seminario tecnico sull’apicoltura sabato prossimo 23 marzo all’hotel Pleiadi di Bojano. L’apicoltura molisana sta infatti crescendo e ci sono giovani che iniziano a investire su questo settore: solo nel 2012 sono nate 5 nuove piccole aziende apistiche. Per il 2013 si prevede un ulteriore incremento delle partita iva dedite al piccolo settore.
In occasione del seminario verrà presentato il nuovo programma formativo dell’associazione che prevede lezioni teoriche pratiche di campo: gli iscritti al corso parteciperanno a lezioni pratiche di apicoltura direttamente in campo tra alveari. Nello stesso pomeriggio si parlerà anche dei prodotti apistici come alimenti per conoscerli meglio; si parlerà anche di tecnica apistica utile in questo avvio di stagione apistica.
Per informazioni ed iscrizioni: http://aramolise.blogspot.com/– aramolise@tiscali.it cellulare 368.3390275. Appuntamento sabato 23 alle 16.

ECONOMIA: ADOC, SPESA ALIMENTARE ASSORBE IL 15% DEL REDDITO

(Vedi l’originale sul web)

(AGENPARL) – Roma, 20 mar – Il costo della spesa alimentare in Italia è superiore del 2,2% rispetto alla media europea, ma incide profondamente sul reddito, assorbendo circa un sesto delle entrate. Questo perché, secondo l’Adoc, la busta paga media di un lavoratore italiano è estremamente deficitaria, soprattutto al Sud e per i giovani. “Per l’acquisto mensile degli alimenti una persona spende in media 228,85 euro, quasi 30 euro in più rispetto alla Germania, circa 65 euro in più rispetto alla Spagna e poco meno di 5 euro in più, pari al 2,2%, rispetto alla media europea – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc – Una spesa sostanzialmente in linea nel panorama europeo, ma che non tiene conto della capacità di spesa della singola persona. In questo caso appaiono evidenti le difficoltà delle famiglie italiane, il cui reddito è mediamente inferiore del 25% rispetto a quello percepito dai consumatori degli altri Paesi europei. Rispetto alla Germania il reddito medio è inferiore del 41%, in Francia gli stipendi sono maggiori del 33%. Questo comporta un’incidenza maggiore dei costi sostenuti per la spesa alimentare sulle entrate. Tanto che un mese di spesa assorbe poco più del 15% delle entrate, il 6% circa in più rispetto alla Germania, Olanda e Svizzera, tra il 3 e il 4% in più rispetto a Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Irlanda e Finlandia. Solo in Grecia e Portogallo l’incidenza sul reddito è maggiore. L’Adoc evidenzia, inoltre, che rispetto a 10 anni fa i costi per la spesa alimentare per singola persona sono cresciuti, su base annua, di circa 400 euro pari al 16,9%. Nel 2001 la spesa mensile pro capite era pari a 195 euro, 33 euro in meno rispetto ad oggi. Con l’ulteriore difficoltà derivante dal mancato adeguamento dei redditi al costo della vita. Il reddito è cresciuto meno di quanto sia cresciuto il costo per la spesa alimentare, mentre l’impatto della spesa sul reddito è rimasto pressoché identico. Con conseguente contrazione della spesa media pari al 5-7%. In questi dodici anni che ci separano dall’introduzione dell’euro le mutate condizioni economiche hanno comportato anche un mutamento delle abitudini d’acquisto da parte delle famiglie, sempre più orientate nel coniugare risparmio, tradizione e qualità. L’Adoc ha registrato un incremento dell’acquisto di prodotti a Km Zero pari al 17%, sia per un discorso legato alla territorialità e alla qualità che per ragioni di sostenibilità ambientale. Ad oggi gli acquisti a Km Zero costituiscono il 9% della spesa annuale delle famiglie. Di pari passo sono cresciuti gli acquisti di prodotti equo-solidali (in crescita del 12%) e Made in Italy (+32%), ossia tutti i prodotti DOP e IGP. Ad oggi il 4,5% della spesa viene destinato ai primi mentre per i secondi le famiglie destinano il 26,9% dell’intera spesa annua. Un fenomeno rilevante, cresciuto enormemente nel corso degli anni sono i GAS (Gruppi d’Acquisto Solidale). Negli ultimi anni sono aumentate del 20% le famiglie che, almeno una volta, hanno partecipato a tali gruppi d’acquisto, destinando in media il 5,6% della spesa alimentare. Segni di un’Italia che cambia, di consumatori e famiglie che “investono” maggiormente sulla qualità dei prodotti, che cercano nuove e più vantaggiose forme di risparmio e che non guardano più solo al prezzo ma anche alla “storia” dietro il prodotto, privilegiando aspetti quali la sostenibilità del prodotto o dell’azienda produttrice. Gli italiani non cambiano abitudini solo a tavola, ma anche al momento dell’acquisto. Rispetto al 2001 la percentuale di famiglie che sceglie di fare la spesa presso i discount è aumentata del 40%, a discapito dei super e ipermercati, mentre nell’ultimo biennio stiamo assistendo ad una ripresa dei mercati agroalimentari, in crescita del 12%.

Zootecnia in provincia di Enna: Un comparto in ripresa

da Ennapress (vedi originale)
Scritto da  | March 18, 2013 |
Un comparto in ripresa che può dare molto all’economia provinciale, ma dove c’è ancora molto da fare. E’ quello zootecnico che pare avviarsi dopo anni di “bufera” sanitaria verso una strada di serenità. Il settore zootecnico è di notevole importanza non solo per il comparto agricolo, agroalimentare provinciale dove ne rappresenta ancora oggi con circa il 50 per cento della Produzione Lorda Vendibile quello più remunerativo dell’intero settore ma lo è anche in termini sia si quantità che di qualità. Ad oggi il “parco animali” in provincia di Enna consta di circa 145 mila capi di ovi caprini e intorno a 50 mila di bovini mentre i suini e gli equini sono rispettivamente un paio di migliaia. Inoltre nella zona Nord della provincia di sta sviluppando una interessante attività di allevamento di bufale per la produzione di mozzarelle. Da sempre la zootecnia ha rappresentato il valore aggiunto per gli imprenditori agricoli. E la provincia di Enna è stata da sempre un punto di riferimento nell’isola del settore sia per le razze allevate che per la qualità dei prodotti caseari. Basti pensare che la fiera della zootecnia più antica della Sicilia si svolgeva proprio a Enna facendo segnare 50 edizioni. Ma da qualche anno a causa della mancanza di risorse non la di fa più. Ed a complicare si ci è messa anche la Regione con la chiusura come nel resto dell’isola degli uffici periferici dell’associazione regionale allevatori. Da sempre ad agevolare l’attività zootecnica in provincia è stata anche una condizione pedo climatica molto favorevole. Ma da una decina di anni, epidemie come la Brucellosi hanno di fatto sia sterminato migliaia di capi. Ma da un paio di anni però si è avuta una netta inversione di tendenza e grazie alla sinergia tra l’Asp, Provincia e Comuni, la collaborazione delle associazioni professionali di categoria come Cia, Coldiretti e Confagricoltura e sotto la consulenza dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo gradualmente i focolai della Brucellosi che avevano raggiunto numeri preoccupanti sono stati sensibilmente ridotti circoscrivendo prima successivamente debellando quasi del tutto la patologia si è arrivato al quasi il totale risanamento degli allevamenti tanto che ormai in diverse zone della provincia, si inizia a parlare al ritorno della caseificazione a latte crudo. E già sono una trentina le nuove autorizzazioni rilasciate in tutta la provincia dai vari Comuni per l’apertura di nuovi caseifici in aggiunta alla decina già presenti. Il che significa che c’è ancora tanta gente, anche in un difficile momento economico come l’attuale, pronta a scommettersi nell’attività lattiero casearia. “E’ vero in questi ultimi anni abbiamo ottenuto risultati importanti riducendo notevolmente la percentuale dei capi infetti – commenta – il Dirigente capo del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp Ireneo Sferrazza – ma non significa che ci dobbiamo adagiare anzi paradossalmente adesso viene il momento più difficile. Considerando la particolarità della nostra provincia che è territorio di “transito”, il rischio che possa nuovamente diffondersi è più altro rispetto ad altri territori. Ad ogni modo posso però dire che l’attività da noi svolta in sinergia con la Provincia anche se all’inizio è stata una sorta di “terapia d’urto” ha dato i suoi effetti tanto che da sperimentale è stata presa dall’assessorato regionale alla Sanità come esempio da seguire in tutta la Sicilia. Ma tutto ciò è stato reso possibile grazie alla sinergia con altre istituzioni come la Provincia, i Comuni le associazioni e sopratutto la grande collaborazione della quasi totalità degli allevatori”.

Zootecnia; miglioramento genetico per il bovino pezzato rosso

19/03/2013 17:56Su proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura Rosa Mastrosimone, la giunta regionale ha approvato un’integrazione alle azioni di sostegno al miglioramento genetico del patrimonio zootecnico lucano

AGRAnche i bovini di razza “Pezzata rossa” entrano a far parte del programma di miglioramento genetico del patrimonio zootecnico lucano, che già contempla azioni rivolte al miglioramento genetico negli allevamenti bovini di razza “Chianina”, “Marchigiana”, “Romagnola”, “Limousine”, “Charolise”.
Lo prevede una delibera della Giunta regionale approvata su proposta dell’assessore all’Agricoltura Rosa Mastrosimone. Il sostegno rientra nell’ambito del regime “de minimis” per il periodo 16 ottobre 2012-15 ottobre 2013.
“La selezione e il miglioramento genetico – ha commentato l’assessore Mastrosimone – hanno una significato economico ed assumendo un carattere strutturale in quanto il loro effetto costituisce un salto di qualità duraturo attraverso la progenie. Con il vasto programma già avviato lo scorso anno dal dipartimento Agricoltura attraverso un provvedimento che coinvolge il miglioramento di altri allevamenti – siamo in grado di assicurare un miglioramento strutturale diffuso dell’intero patrimonio zootecnico della Basilicata, per aumentare il valore aggiunto e l’efficienza competitiva generalizzata, preservando la biodiversità e gli equilibri ambientali. Le razze più produttive e perfezionate che oggi possediamo in regione – ha ricordato l’assessore – sono il risultato del lungo e paziente lavoro di generazioni di allevatori, che hanno adottato rigorosi criteri selettivi nella scelta sistematiche degli animali ritenuti migliori e più idonei agli scopi economici dell’allevamento”.

Più aiuti alla zootecnia, Bruxelles dice sì. Proroga 22 marzo

da Agronotizie – 15 marzo 2013 (vedi la pagina originale)

Rinviata al 22 marzo la data entro la quale gli Stati membri possono riesaminare le disposizioni per gli aiuti diretti

“A causa del continuo aumento dei prezzi dei mangimi dovuto alle condizioni climatiche avverse che nel 2012 hanno colpito alcuni dei maggiori fornitori di cereali a livello unionale e mondiale, negli Statit membri si assiste a un peggioramento della situazione economica delle aziende agricole, in particolare nel settore lattiero caseario e mei settori delle carni bovine e ovicaprine.”

E’ quanto si può leggere al capo secondo del Regolamento di esecuzione Ue numero 207/2013 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue del 12 marzo, con il quale la Commissione Ue ha stabilito una proroga al 22 marzo 2013 dei termini previsti per gli aiuti diretti che gli Stati possono concedere agli agricoltori quando si verificano situazioni particolari.

Ricordiamo che questa possibilità è prevista dal Regolamento 73/2009 che stabilisce le norme comuni relative ai regimi di sostegno agli agricoltori. Dunque ci sono ancora poco meno di dieci giorni per rivedere le disposizioni sugli aiuti destinati agli allevamenti di bovine da latte e a quelli di bovini e ovicaprini da carne. Non resta che sperare che il Governo riesca a dare rapidamente una risposta.

 

La giunta regionale di Basilicata approva bandi per 2 milioni di Euro per la silvicoltura

Potenza, 13 mar. (Adnkronos) – La giunta regionale della Basilicata ha approvato la graduatoria definitiva del bando del Psr (Piano di sviluppo rurale) per la migliore valorizzazione economica delle foreste. Sono 40 le domande ammesse e tutte saranno finanziate con un contributo complessivo pari a 1.977.136 euro. La misura in questione (la 122) sostiene le azioni mirate sia alla produzione di assortimenti legnosi finalizzati all’utilizzo artigianale, industriale ed energetico sia all’incremento delle funzioni produttive legate alle produzioni non legnose dei boschi.

Tra le opere, sono finanziati gli investimenti finalizzati ad adeguare la viabilita’ all’interno dell’azienda attraverso la costruzione e la manutenzione straordinaria di strade, piste e imposti permanenti e ad incrementare le potenzialita’ produttive delle superfici boscate migliorando la struttura e la composizione specifica di cedui e fustaie.

 

Frutta e verdura, crollano i consumi

ortofruttaDieci anni fa una famiglia italiana acquistava 417 chili di ortofrutta; oggi siamo a 331. Questo dato emerge dal report annuale sugli acquisti di ortofrutta domestica delle famiglie italiane, elaborato da Cso su rilevazioni GFK. 86 Kg in meno per nucleo famigliare, una tendenza pericolosa anche per la salute, se si considera che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, lo scarso consumo di frutta e verdura è una delle prime cause di malattia in Occidente. Nel 2012 i consumi domestici delle famiglie italiane sono stati pari a 8 milioni di tonnellate, inferiori del 2% rispetto all’anno precedente e paragonabili a quelli del 2005, anno nel quale si registrò il minimo assoluto. Il comparto frutticolo è quello che maggiormente incide in questo ribasso (-2,3% con 4.3 milioni di tonnellate); gli ortaggi, anch’essi in calo, contengono le perdite (-1,6% a 3,7 milioni di tonnellate). Nel dettaglio delle singole specie frutticole si evidenzia un calo abbastanza generalizzato, variabile dal -4% al -1%; fanno eccezione solo fragole, in lieve ripresa e prugne e pompelmi, stabili. Se dal 2006 al 2011 i consumi di ortofrutta tutto sommato risultavano abbastanza stabili, variabili attorno a 8.2 milioni di tonnellate, il segno negativo del 2012 rappresenta, senza dubbio, la mancata ripresa e un ritorno al periodo più buio. La frutta, in particolare, scende a livelli mai toccati negli ultimi 10 anni; gli ortaggi, invece, mantengono un livello di poco al di sotto della media del decennio. Se si confrontano gli acquisti del 2012 delle singole specie con quelli di dieci anni prima emergono delle differenze sostanziali fra di esse. Mele, pere e arance calano tutte del 15%; l’uva da tavola registra un -18%, i mandarini -30%. Abbastanza stabili le pesche, mentre risultano in crescita le nettarine (+11%). Crescono le clementine (+15%) e i kiwi (+36%) anche se nell’ultimo anno si registra una lieve frenata. Stabili le albicocche, in crescita importante i meloni (+19%) e le susine (+17%). In fortissima crescita (+ 102%) la frutta esotica. Per quanto riguarda gli acquisti di verdure sempre nel lungo periodo si evidenzia il crollo di patate (-14%), pomodori (-19%), carote (-10%), cipolle (-30%), melanzane (-10%), carciofi (-61%), bietole e fagiolini con cali a due cifre. Interessante, al contrario, la crescita delle insalate (+12%) e dei radicchi; in forte incremento i cetrioli (+31%), asparagi (+13%), fagioli (+69%) e piselli (+16%). Va evidenziato che il prezzo medio di acquisto di frutta e verdura per famiglia nel 2012 è stato pari a 1,5 euro al giorno, un dato che certo non giustifica il calo dei consumi. La grande distribuzione organizzata concentra il 57% dei volumi degli acquisti; perde quota il dettaglio tradizionale con i mercati rionali e ambulanti, mentre crescono i discount. I consumi di ortofrutta sono ancora elevati al Sud e nelle isole, dove non erano mai scesi sotto i 3 milioni di tonnellate. Il 2012 ha rappresentato un’eccezione, con 2,9 milioni di tonnellate.

Agritorino: gli orti coltivati dai giovani disoccupati. Un progetto solidale della città di Torino

La città di Torino ha creato un progetto solidale per giovani e disoccupati davvero all’avanguardia. Il progetto si chiama Agritorino e ha lo scopo di risolvere più problemi contemporaneamente: la disoccupazione giovanile e la povertà famigliare.

I terreni inutilizzati a disposizione per il progetto saranno coltivati di giovani che non hanno un lavoro ed i prodotti coltivati saranno venduti ad un costo equo a famiglie disagiate.

Agritorino è stata definita come un’iniziativa solidale finalizzata al sostegno dei redditi familiari, all’agricoltura ecosostenibile e alla formazione professionale.

Nel dettaglio si tratta di un vero e proprio patto tra produttori e consumatori: i primi affidano delle terre abbandonate o sottoutilizzate a dei giovani disoccupati che vengono formati all’agricoltura ecosostenibile. Così riescono ad avere un’occupazione generatrice di un reddito e allo stesso tempo forniscono prodotti di qualità alla comunità a prezzo etico.

Leggi l’articolo originale  Eticamente.net

Basilicata: zootecnia, risarcimento danni fauna selvatica, adeguato prezzario.

Pubblichiamo da: Regioni.it (vedi originale)

Il Dipartimento Agricoltura ha aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica o inselvatichita.

Aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica oinselvatichita. La decisione è stata assunta dalla Giunta regionale di Basilicata su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Rosa Mastrosimone.

Accordo Ue – Marocco distrugge agricoltura: presentata mozione

Pubblichiamo da: Corriere del Mezzogiorno – Cronaca di Palermo (vedi originale)

PALERMO – «L’accordo fra Unione europea e il Marocco sulla liberalizzazione di prodotti agricoli e ittici, rischia di costringerci al funerale di interi comparti dell’agricoltura siciliana». L’allarme è di Bruno Marziano (Pd), presidente della commissione attività produttive all’Ars, che ha partecipato alla conferenza stampa tenutasi a Palazzo dei Normanni per illustrare i rischi dell’accordo commerciale fra Marocco e Unione Europea, entrato in vigore nel maggio 2012.

Speciale olio/ Il top dell’olivicoltura campana: Cilento Dop e Dop Colline Salernitane

Pubblichiamo da: Campaniaonline (vedi originale)

Sono ben cinque gli oli campani che possono fregiarsi del marchio Dop, Denominazione di Origine Protetta: Olio extravergine di oliva Cilento, Olio extravergine di oliva Colline Salernitane, Olio extravergine di oliva Irpinia – Colline dell’Ufita, Olio extravergine di oliva Penisola Sorrentina, Olio extravergine di oliva Terre Aurunche.

“Milioni contro Monsanto”: perché lottiamo per la sovranità alimentare e contro le ‘biopolitiche della fame’

Pubblichiamo da Info Aut. Notizie di parte (vedi originale)

Buenos Aires – Abbiamo incontrato Jimena e Yanina, militanti del collettivo Milliones contra Monsanto, per parlare della situazione dell’agro-negocio (produzione e commercio nell’agricoltura industriale) in Argentina, uno dei pilastri di un modello economico che si basa sullo sfruttamento indiscriminato di risorse naturali e sulla loro esportazione. Ci hanno raccontato delle pratiche di resistenza messe in campo contro l’avanzata di uno dei colossi delle biotecnologie dell’agroalimentare a livello globale, e del perché lottano per una sovranità alimentare.

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