Georgofili: agricoltura trascurata

fonte: Accademia dei Georgofili (vedi articolo originale)

Martedì 16 aprile alle ore 11.00 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, sarà inaugurato il 260° Anno Accademico dei Georgofili. La cerimonia, come sempre aperta al pubblico, avrà quest’anno particolare importanza, anche perché intende evidenziare la continuità delle disattenzioni da tempo rivolte all’agricoltura.

La relazione annuale del Presidente offrirà una sintesi delle valutazioni emerse dal lavoro dei Georgofili, che documentano come l’agricoltura sia sottovalutata e penalizzata, non solo per effetto della attuale grande crisi, ma già a partire dal secolo scorso. Il settore ha ormai urgente bisogno di essere riconsiderato e di un “Patto nazionale di emergenza”, per non scomparire.

La prolusione sarà svolta dall’Accademico prof. Luigi Costato sul tema “Agricoltura, Cenerentola europea”, con una valutazione critica della politica comunitaria, nel quadro mondiale.

Il mondo dell’agricoltura, che è l’invitato alla cerimonia più direttamente interessato, dovrebbe unirsi per far capire l’importanza strategica globale del settore, di cui non si può fare a meno per la sopravvivenza dell’umanità.

Grande successo per l’appuntamento annuale di Magrè dedicato ai vignaioli d’eccellenza

fonte: targatocn.it (vedi articolo originale)

Anche nel 2013 grande successo per SUMMA, 6/7 aprile 2013, l’appuntamento annuale organizzato da Alois Lageder e dedicato ai vignaioli d’eccellenza provenienti da tutto il mondo che si ritrovano a Magrè per presentare i propri vini. Come nel 2012, la manifestazione ha dato il benvenuto a circa 2.000 visitatori tra giornalisti e operatori, quest’anno provenienti da 34 paesi. SUMMA rappresenta un momento molto conosciuto e sempre più apprezzato dal mondo enogastronomico: oltre agli affezionati che ormai non possono rinunciare all’evento altoatesino, edizione dopo edizione cresce l’interesse di nuovi contatti che per la prima volta si affacciano al mondo biodinamico di Lageder.

Raffinate degustazioni delle migliori etichette – tra cui le nuove annate di Alois Lageder – e di oli d’oliva d’autore, visite guidate della cantina e dei vigneti, seminari e, in particolare, molte nuove verticali sono stati gli attesi protagonisti di SUMMA, che, come sempre, si è sviluppata in due giornate riservate esclusivamente agli operatori del settore. La manifestazione ha riunito i viticultori più rinomati a livello nazionale ed internazionale che, davanti ad un’audience qualificata, hanno presentato la loro pregiata produzione. Nella storica e suggestiva cornice di Casòn Hirschprunn – palazzo rinascimentale del XVII secolo – esperti italiani e stranieri del settore vinicolo si sono incontrati per degustare vini selezionati ed entrare in contatto diretto con i produttori, che in questa edizione erano oltre 50 – tra cui noti specialisti della produzione biologico-dinamica – provenienti da Italia, Germania, Austria, Francia, Portogallo, Spagna e Nuova Zelanda.

Accompagnato dalle nuove annate di Alois Lageder e dalle visite guidate della Cantina e dei vigneti,  ecco un ricchissimo carnet di appuntamenti che, sabato 6 aprile alle ore 11.30, si è aperto con una particolare degustazione dedicata allo Champagne Encry – un terroir con l’anima italiana. Alle ore 12.30 si è tenuta invece la “presentazione ufficiale” del nuovo referente per i settori agricoltura, enologia, ricerca e didattica della Tenuta Lageder, Georg Meißner, che ha condotto per l’occasione il seminario – ripreso anche domenica 7 aprile alle ore 12 – “Introduzione alla Viticoltura Biologico-Dinamica”, tipologia di produzione e caratteristica distintiva dell’azienda.

Le due giornate hanno offerto ai visitatori un susseguirsi di verticali, degustazioni e seminari, uno più interessante dell’altro! Imperdibile, ad esempio, la verticale del LÖWENGANG Chardonnay, tenuta da Luis von Dellemann – enologo e maestro cantiniere che dopo ben 45 vendemmie passa il testimone al giovane Georg Meißner – che ha reso omaggio a “Rarum”, la raccolta delle annate storiche nonché top seller della Cantina, ma anche la raffinata degustazione “Il Pinot Noir parla tedesco: Joachim Heger e Paul Fürst presentano dei Pinot giovani e maturi”, condotta dal caporedattore di Vinum Stephan Reinhardt, ha meritato senz’altro grandissima attenzione.

Molti altri incontri hanno caratterizzato questa edizione di Summa, tutti interessanti e degni di nota, contraddistinti dall’eccellenza vinicola. “La qualità è sempre il risultato di molti dettagli, a volte anche minimi – ricorda sempre Alois Lageder – e in tutte le fasi di lavorazione cerchiamo prima di tutto di trovare un’armonia fra tutti i fattori coinvolti, lavorando in sintonia con la natura”. E ancora “Per noi ispirarsi ad un approccio olistico significa non soltanto agire in modo sostenibile, rispettare la natura e sentirci responsabili nei confronti delle generazioni future… per noi significa anche guardare al di là dalla mera produzione vitivinicola. Ecco perché nella nostra tenuta organizziamo regolarmente manifestazioni, progetti artistici, concerti e incontri culturali che raccontino in ogni loro aspetto la nostra filosofia aziendale e di vita”. Le radici dell’azienda risalgono nientemeno che al 1823, quando Johann Lageder avviò la propria attività a Bolzano, gettando le basi del nostro impegno odierno. Da più di 150 anni, l’attività vitivinicola è un pilastro della storia familiare dei Lageder, e la qualità è sempre stata il loro criterio di riferimento.

La proposta gastronomica – che ha abbinato sapientemente prodotti stagionali e di derivazione biologica o biodinamica – è stata realizzata in collaborazione con Hannah & Elia Fine Cooking Great Events e lo chef della Weinschenke Vineria Paradeis, Ignazio Vigneri. I presenti sono stati così condotti attraverso un viaggio nei sapori e nella memoria del territorio italiano, grazie a degustazioni di oli d’autore, formaggi, speck, distillati, aceti e molto altro. Tra i partner della manifestazione, Monografo Felicetti: in cucina Davide Scabin, Chef due stelle Michelin del Combal.Zero, per il terzo anno consecutivo si è fatto interprete della pasta con un inedito mix di piatti che coniuga classico e contemporaneo.

Ideata sul modello dei green event e caratterizzata quindi dal tema dell’ecosostenibilità, Summa è organizzata in collaborazione con Aiutare senza Confini – ONLUS che ha l’obiettivo di aiutare i profughi della guerra civile in Birmania (Myanmar) – e quest’anno ha raccolto e interamente devoluto all’associazione umanitaria oltre 36.000 euro.

“Petrolio verde” nel Medio Friuli: il biogas produce oltre 1 mln. euro l’anno per il PIL locale

Pubblicato su Conipiediperterra.com (vedi articolo originale)

Vale oltre 1 milione di euro la ricaduta sul Pil locale della centrale a biogas Greenway in funzione a Bertiolo (Udine). A tracciare un bilancio del primo “esercizio” dell’impianto a biomasse è Marco Tam, presidente di Greenway Agricola a r.l, la società che riunisce dieci imprese agricole che, con la partecipazione al capitale di Friuladria impresa&finanza del Gruppo Cariparma – Crédit Agricole e lo studio Catullo & Partners di Treviso nel ruolo di advisor, hanno realizzato la centrale. «La crisi che ha investito il settore agricolo ha posto molti imprenditori di fronte alla necessità di ripensare un’attività da tempo in balia delle fluttuazioni delle commodities –spiega Tam–. Per riacquistare competitività senza cambiare pelle, abbiamo scelto di diversificare il nostro modello di produzione sfruttando le opportunità aperte dalle fonti di energia rinnovabile. I risultati del primo anno ci danno ragione. La ricchezza che produciamo qui, qui rimane in perfetta coerenza con la filosofia della filiera corta: oltre alla cessione di energia elettrica prodotta alla rete si è creato un indotto importante per un territorio di piccoli paesi con poche migliaia di abitanti che si sono sempre basati sull’attività agricola e che quindi avvertono da tempo le difficoltà del settore».

Agroalimentare: da 1* luglio a rischio comparto mozzarella bufala

Pubblicato su Borsaitaliana (vedi articolo originale)

PARMA (MF-DJ)–“La pizza napoletana per valorizzare e tutelare le DOP italiane. Il caso Mozzarella di Bufala Campana” e’ il titolo del convegno, in programma il 16 aprile presso il Quartiere Fieristico di Parma in occasione del Pizza World Show (dal 15 al 17 aprile), per delineare i rischi per l’intero comparto del prodotto tipico della Campania determinati da una legge firmata dall’ex ministro Luca Zaia nel 2008.

Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha infatti scelto Parma, patria dell’agroalimentare di qualita’ e di eccellenza, per dare voce a tutto un comparto, attualmente in fibrillazione a causa di una legge che dal 1* luglio minaccera’ la stessa esistenza del prodotto campano.

Terreni demaniali ai giovani, ancora non c’è l’elenco

Pubblicato su Giornale di Puglia (vedi articolo originale)

BARI. Come mai a tutt’oggi  non vi è ancora traccia dell’elenco dei terreni demaniali agricoli cedibili? Lo chiede in una interrogazione al Ministro delle Politiche agricole il senatore Dario Stefàno (SEL) che sollecita il responsabile del dicastero all’Agricoltura all’attuazione delle disposizioni di legge, al fine di attivare al più presto il meccanismo dell’assegnazione di tali terreni.

L’articolo 66 del decreto legge 24.01.2012 “Dismissioni di terreni demaniali agricoli o a vocazione agricola”- si legge nella interrogazione –  stabilisce che entro il 30 giugno di ogni anno il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto di natura non regolamentare da adottare di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, anche sulla base dei dati forniti dall’Agenzia del demanio nonché su segnalazione dei soggetti interessati, individua i terreni agricoli e a vocazione agricola di proprietà dello Stato, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, da destinare ad uso agricolo.  

Prevenzione e gestione dei rischi lungo la filiera produttiva alimentare

Pubblicato su Adnkronos (vedi articolo originale)

Roma, 9 apr. – (Adnkronos) – Le pressioni da parte dei clienti sono la ragione principale che spinge soprattutto le piccole imprese a impegnarsi nella prevenzione e gestione dei rischi lungo la filiera produttiva, mentre il 60% circa delle grandi aziende considera la gestione dei rischi lungo la filiera parte integrante delle proprie strategie di aziendali, oltre che un fattore di forte differenziazione. E’ quanto emerge da un’indagine svolta dall’ente di certificazione DNV Business Assurance e GFK Eurisko, che ha coinvolto circa 500 professionisti di importanti aziende del settore food & beverage in Europa, Nord America, Sud America e Asia. Sicurezza alimentare (63%) e qualità (54%) sono le aree che le aziende, soprattutto le manifatturiere di prodotti finali destinati ai consumatori, considerano più vulnerabili nella gestione della filiera; un aspetto che preoccupa meno le aziende del settore primario (agricoltura, allevamento, caccia e pesca) che invece sono più spaventate dai rischi derivanti da leggi e regolamenti insieme alle aziende del settore distributivo, logistica e food service,probabilmente per via della maggiore pressione a cui sono esposte da parte delle autorità e da consumatori sempre più consapevoli ed esigenti. Meno temuti (almeno fino a oggi) i rischi finanziari (38%). Fanalino di coda le relazioni con le comunità (10%) e l’etica (8%).

Peculiare la visione delle aziende italiane, che considerano la qualità al primo posto, ma riconoscono grande peso ai rischi finanziari, più che alla sicurezza alimentare, probabilmente data un po’ più per scontata. In Italia, inoltre, solo il 17% dei professionisti intervistati vede nell’impatto ambientale una possibile area di minaccia del business.   La filiera produttiva nel settore food & beverage è un terreno così complesso e variegato che non esiste una sola ricetta per ridurre i rischi, serve combinare diversi strumenti. Non c’è un’azione di mitigazione del rischio a cui si ricorre più di altri, le aziende le implementano tutte in misura superiore all’80%: dall’esclusione di fornitori provenienti da aree sensibili, alla diversificazione degli stessi, ad attività di sviluppo dei propri fornitori. E ancora, attività di assessment (ispezione e verifica), certificazione secondo standard normativi, piani di gestione delle emergenze e trasferimento del rischio.  A scegliere la strategia di diversificazione dei fornitori o a evitare di ricorrere a fornitori situati in Paesi a rischio, sono soprattutto le piccole aziende. Le grandi aziende, invece, rivelano un approccio più strutturato, optando per attività di assessment sui fornitori e sui rischi, per la collaborazione nello sviluppo di fornitori strategici (co-makership), le certificazioni e le attività di preparazione alle emergenze. Le imprese poi ritengono più efficaci le attività di assessment soprattutto per la gestione delle problematiche connesse alla qualità e alla sicurezza alimentare, al pari di certificazione e attività per la gestione delle emergenze, che sono anche le azioni preferite per far fronte a potenziali rischi ambientali.

Non c’è dubbio sulle ragioni che portano le aziende ad adottare strumenti di prevenzione e gestione del rischio lungo la filiera. Non sono le leggi (36%), né l’influenza da parte dell’opinione pubblica (39%), a esercitare la maggior pressione. Più del 50% degli intervistati dichiara di essere spinto all’azione dai bisogni e dalle richieste dei clienti. Questo è vero soprattutto per le piccole imprese, mentre il 60% circa delle grandi aziende considera la gestione dei rischi lungo la filiera parte integrante delle proprie strategie di aziendali.

In Italia la crisi rende centrale il ruolo del mercato; clienti, competizione e ragioni economiche guidano e orientano le scelte nella gestione del rischio di filiera. Le aziende che hanno implementato azioni di mitigazione del rischio lungo la filiera dichiarano di averne tratto dei benefici di tipo concreto, sia in termini di miglioramento della qualità del prodotto (74%) e vantaggio competitivo (51%), sia per quanto concerne la reputazione di marca (42%), aspetto particolarmente caro ai titolari del prodotto finale.

Apparentemente il costo (62%) sembra un freno. Il fardello pesa di più in Asia e Nord America (in entrambi i casi pari al 71%). Il peso economico si fa sentire più o meno equamente nel sostenere investimenti per la sicurezza alimentare, la qualità o l’ambiente. Sono vissuti come particolarmente onerosi i costi legati all’etica, che ”pesano” per l’84% degli intervistati. In realtà i benefici complessivi risultano senz’altro superiori agli investimenti richiesti. Solo il 9% degli intervistati ritiene che i benefici siano inferiori ai costi sostenuti.

Per quanto riguarda il futuro secondo gli intervistati non cambieranno le priorità (sicurezza alimentare, rischi finanziari – +12% – e qualità) ma una maggior consapevolezza della necessità di un approccio più sostenibile in futuro è indicata dalla percezione crescente di rischi legati agli eventuali impatti generati dalle relazioni con la comunità (+9%), dall’ambiente (+8%) e dagli aspetti etici (11% vs. 8%). L’etica guadagna attenzione in particolar modo in Europa, anche in Italia. In crescita anche il peso di leggi e regolamenti, soprattutto in Asia e nel continente americano. Certamente i recenti fatti di cronaca contribuiranno a mantenere alta l’attenzione.

Sottoscritto accordo di filiera “Born in Sicily”, volto al rilancio della zootecnia iblea

Pubblicato su Radiortm (vedi articolo originale)

E’ stato sottoscritto l’ accordo di filiera sul “Born in Sicily” per tutelare gli allevatori e rilanciare la zootecnia iblea (n.r. Ibleo, nella moderna accezione sta per ragusano, deriva da Ibla, antica città della Sicilia, che oggi corrisponde a Ragusa). E’ stato fatto un passo molto importante per il rilancio di un settore economicamente in crisi ma di fondamentale importanza per l’economia siciliana! Così afferma Orazio Ragusa e ricorda che: “L’accordo di filiera è lo strumento per intervenire concretamente in favore degli agricoltori che, col proprio lavoro e la propria terra, producono beni made in Sicily. Chi far parte del sistema filiera potrà beneficiare di aiuti pubblici o interventi regionali come ad esempio la Legge KM 0, per la realizzazione del catalogo promozionale dei prodotti regionali agroalimentari ed i cui iscritti saranno collegati alla ristorazione ospedaliera, alla refezione scolastica, alle filiere corte e agli altri accordi di filiera sul BORN in SICILY. Sempre all’interno dello stesso accordo viene inserito, continua Orazio Ragusa: il prezzo minimo del latte fissato per 42 centesimi + IVA per il latte bovino e di 80 centesimi + IVA per il latte di pecora.”

Un frutteto biologico all’Istituto tecnico agrario di Macerata

Pubblicato su Il Resto del Carlino (vedi articolo originale)

Macerata, 10 aprile 2013 – Due piccoli nuovi peschi piantumati come simbolo della tutela dell’ambiente, per la promozione di uno sviluppo realmente sostenibile. Questa mattina, all’Istituto tecnico Agrario “G. Garibaldi” di Macerata, la Provincia ha consegnato i certificati per l’adozione a distanza di 50 alberi da frutto, ricevuti a Bruxelles nell’ambito del progetto “Protect. An integrated model to protect MEDiterranean forests from fire”, che hanno consentito la realizzazione di un frutteto interamente biologico.

Orti urbani: a Palermo un orto condiviso per l’integrazione sociale

fonte: greenme.it (vedi articolo originale)

Produrre il proprio cibo è disobbedienza civile. Ecco il motto alla base della nascita di un nuovo orto urbano a Palermo, con le principali finalità dell’autoproduzione alimentare e dell’integrazione sociale. L’iniziativa è promossa da parte di Codifas, il Consorzio di difesa dell’agricoltura siciliana.

Codifas si occupa di informare i cittadini riguardo alle differenze esistenti tra agricoltura convenzionale e agricoltura sostenibile. Ecco perché nel nuovo orto palermitano non verranno utilizzati fitofarmaci e concimi chimici nocivi, che saranno sostituiti da compost autoprodotto e, in casi eccezionali ed a scopo preventivo, da prodotti a base di estratti di piante innocui per l’uomo.
A Palermo nasce così un angolo di campagna, con sede in via Galletti, all’interno del quartiere Acqua dei Corsari. L’appezzamento di terreno trasformato in orto urbano ha un’estensione di 10 mila metri quadrati ed è stato ceduto in comitato d’uso a Codifas da parte di un privato. Il progetto è aperto all’integrazione sociale, in quanto all’inizio dei lavori per la preparazione del terreno da coltivare hanno partecipato 20 giovani provenienti da differenti nazioni, tra le quali è possibile trovare Senegal, Marocco, Bangladesh e Ghana.
I lavori di preparazione dell’orto hanno avuto inizio grazie al loro intervento lo scorso 4 aprile a partire dal decespugliamento del terreno. Il nuovo orto urbano di Palermo sarà un vero e proprio orto condiviso. Quando il terreno sarà pronto per la coltivazione, verrà suddiviso in diversi appezzamenti e posto a disposizione dei cittadini che si impegneranno a coltivarlo, a fronte di un piccolo compenso. L’integrazione sociale e l’impegno costruttivo nel tempo libero verranno così favoriti, come sottolineato da parte del Codifas.

Vi sarà inoltre la possibilità di produrre da sé il proprio cibo, con la certezza della sua salubrità. Non si tratta del primo orto urbano promosso a Palermo da parte del Codifas. Le esperienze precedenti hanno trovato sede in altre zone della città, come il rione Bandito e via Ponticello Oreto. Dal punto di vista del verde urbano ed anche grazie alla nascita degli orti cittadini, Palermo detiene un vero e proprio primato, con il 32,1% delle superfici verdi in città, contro lo scarso 5% di verde pubblico della maggior parte delle città italiane.

Marta Albè

Produzione agrumicola in picchiata sos dei braccianti agricoli a Crocetta

fonte: blogSicilia (vedi articolo originale)

“La campagna agrumicola 2012/2013, non è riuscita e non riuscirà ad impiegare la stessa quantità di manodopera utilizzata negli anni precedenti. Non può farlo perché manca il prodotto da raccogliere”.

E’ questo uno dei passaggi salienti della lettera indirizzata al presidente della Regione Siciliana e agli assessori all’Agricoltura ed al Lavoro che i manifestanti della protesta organizzata stamattina davanti al Palazzo dell’Esa da  Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, hanno consegnato al capo gabinetto vicario di Crocetta, Giuseppe Cicala.

Il dirigente si è preso l’impegno di consegnare la missiva e adoperarsi affinché una riunione tra sindacati, braccianti e il presidente stesso, venga fissata al più presto. Alla manifestazione erano presenti, oltre ai segretari generali di categoria Pietro Di Paola, Alfio Mannino e Nino Marino, una cinquantina di lavoratori.

“Gli impianti agrumicoli esistenti nella provincia di Catania in questa annata 2012-2013 – si legge nella lettera –  presentano un notevole calo di produzione quantificabile almeno intorno al 30 se non addirittura al 40% in meno rispetto allo scorso anno. La scarsa produzione agrumicola lamentata quest’anno dai lavoratori agricoli (la stagione per la generalità  dei braccianti finirà tra fine marzo e i primi di aprile mentre prima arrivava fino a maggio inoltrato), si somma ad un’altra piaga che si è abbattuta nelle campagne del catanese in questi ultimi anni e che ha falcidiato migliaia di ettari di agrumeto o per estirpazione o per abbandono:  il cosiddetto “virus della tristezza” per il quale non esiste, ad oggi,  rimedio. I due tipi di fenomeni: crisi di produzione e crisi per ristrutturazione, comportano la prima il calo di produzione agrumicola e la seconda l’ estirpazione-reimpianto degli agrumeti  (non si raccoglierà frutto per almeno i primi 5 anni). Inutile sottolineare cosa ciò significhi per i lavoratori agricoli stagionali: minor prodotto da raccogliere minore giornate di lavoro e quindi perdita di reddito immediato; sottrazione di reddito futuro a causa della minore erogazione dell’indennità di disoccupazione (meno giornate=meno indennità)  e infine carenza della contribuzione ai fini pensionistici. Ma è soprattutto la mancanza di reddito immediato a rendere la situazione sociale incandescente”.

Oltre ad un incontro con il presidente Crocetta e i due assessori, i sindacati chiedono, “di trovare soluzioni di accesso più agevoli alla pensione dei lavoratori agricoli rispetto a quanto previsto nell’ultima riforma previdenziale che porta l’età pensionabile a 67 anni”, di “rivedere la normativa sulla calamità semplificandone l’attuale disciplina ai  benefici  riconosciuti agli operai agricoli”; di “introdurre in agricoltura, per i lavoratori stagionali ammortizzatori in deroga come previsto in altri settori, di porre una particolare attenzione nella gestione del mercato del lavoro in agricoltura, per un nuovo controllo sociale rispetto alle procedure di assunzione e norme che permettono di contrastare con efficacia il fenomeno del lavoro nero e di promuovere politiche attive volte allo sviluppo del settore  e ottimizzando la spesa del piano di sviluppo rurale”.

Agricoltura tre iniziative per chi ama coltivare l’orto

fonte: Corriere nelle Alpi (vedi articolo originale)

L’agricoltura sta prendendo… “campo” a Ponte nelle Alpi, dove sono tre gli appuntamenti di aprile dedicati alla terra. Il primo si tiene in biblioteca venerdì alle 20,30 ed è un incontro con Cesare Lasen intitolato “La strada dell’orto”. «Il titolo – fanno sapere i promotori – si rifà ad un’espressione che comunemente designa un percorso sicuro, breve e ben conosciuto e vuole qui indicare la necessità di un ritorno (o permanenza) alla terra coltivata».
Sempre nella sala Tina Merlin, sabato 20 aprile alle 17, l’associazione per la “Tutela del fagiolo Gialet della Valbelluna” si presenta al pubblico. Nel corso dell’incontro saranno illustrate le caratteristiche distintive di un ecotipo locale di fagiolo rampicante, bello da vedere e squisito da mangiare, rinomato e ricercato da più di un secolo, coltivato nell’ambito del progetto dei presìdi di SlowFood che tutelano piccole produzioni di qualità realizzate secondo pratiche tradizionali. L’incontro potrebbe interessare i consumatori e gli appassionati della coltivazione: l’impianto di un piccolo campo può dare – oltre che un alimento prezioso – una possibilità di integrazione del reddito, oltre che una occupazione di soddisfazione personale, salutare e socializzante, ristoratori locali. Infine una terza iniziativa promossa dall’amministrazione comunale. Entro il 16 aprile dovranno essere formalizzate le richieste di concessione di una decina di appezzamenti di 25 metri quadrati, situati all’interno del giardino del Centro servizi alla persona (Casa di riposo), che verranno messi a disposizione dei cittadini di Ponte con lo scopo di favorire un utilizzo di carattere ricreativo. Le richieste di concessione devono essere presentate all’ufficio protocollo del Comune. La graduatoria, con validità annuale, verrà redatta entro il 30 aprile. L’assegnazione avrà durata annuale ed il canone previsto per l’anno 2013 è di 30 euro. Bando e facsimile della domanda possono essere scaricati dal sito del Comune (www.comune.pontenellealpi.bl.it).

Regione Veneto, Avepa apre a Padova lo sportello di Ismea

fonte: ASCA (vedi articolo originale)

Apre da oggi in Veneto lo sportello decentrato di Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, funzionante a Padova, nella sede della direzione generale di Avepa, l’Agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura. La regione compie cosi’ un altro passo avanti per avvicinare gli strumenti e le opportunità finanziarie disponibili sul mercato alle aziende agricole. Lo comunica, in una nota, la Regione Veneto.

L’attivazione dello sportello attua la convenzione sottoscritta a dicembre tra Avepa e Ismea: gli imprenditori che vorranno accrescere la competitività delle proprie aziende, da oggi potranno usufruire di servizi mirati erogati dall’Istituto nazionale, messi a disposizione direttamente sul territorio, azzerando cosi’, di fatto, le distanze fisiche chi richiede il supporto ed ente che lo eroga.

”Per garantire la funzionalità del nuovo sportello – ha sottolineato il direttore generale dell’Agenzia Fabrizio Stella – abbiamo formato appositamente sei persone e da Roma sono venuti alcuni dirigenti di Ismea per verificare l’efficacia del nuovo sportello veneto”.

Liguria nasce il biodistretto della Val di Vara per tutelare  promuovere i prodotti biologici

fonte: regioni.it (vedi articolo originale)

Approvato dalla giunta della Regione Liguria, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Giovanni Barbagallo  il “Biodistretto Val di Vara- Valle del Biologico”. I comuni interessati sono: Varese Ligure, Carro,  Carrodano, Maissana, Rocchetta Vara, Sesta Godano,  Zignago.

La proposta per l’istituzione di un distretto biologico in Val di Vara  è partita dal comune di Varese Ligure.

Oltre ai comuni  sono impegnati nella costituzione del Biodistretto  le organizzazioni professionali agricole, le associazioni di produttori bio e le cooperative bio presenti in zona.

Nell’area del distretto formata dai sette comuni aderenti (345 kmq) è molto   significativa la presenza del comparto biologico (circa 95 operatori, il 23% di quelli regionali)  in gran parte produttori zootecnici che conferiscono il prodotto alle due cooperative locali ,La Casearia e San Pietro Vara.

Tra i requisiti dell’area del Biodistretto l’alta qualità ambientale attestata anche da certificazioni, la presenza di evidenze agro ambientali, la tutela delle tradizioni e produzioni tipiche locali e l’assenza di coltivazioni Ogm.

“In realtà territoriali, come la Val di Vara in cui  le produzioni biologiche risultano consolidate e particolarmente diffuse e ulteriormente incrementabili, la costituzione di uno specifico distretto può rappresentare una opportunità di crescita, di sviluppo e di traino per l’intera economia locale”, ha spiegato Barbagallo.

Genova, seminario informativo sulla misura 1.3.3 – Attività di informazione e promozione

fonte: agriliguria.it (vedi articolo originale)

La Regione organizza un seminario informativo per illustrare il bando, recentemente approvato dalla Giunta regionale, a valere sulla misura 133 del PSR per finanziare attività di promozione e informazione dei prodotti agricoli, certificati DOP (olio, basilico e vino) e ottenuti da agricoltura biologica.
L’incontro si svolgerà mercoledì 17 aprile 2013 alle ore 10 nella sede della Regione Liguria, via Fieschi 15, Genova – sala A.
Sono invitati a partecipare al seminario le organizzazioni di produttori come consorzi di tutela, associazioni e cooperative.

Per la prima volta al Vinitaly la Scuola di potatura della vite

fonte: Adnkronos (vedi articolo originale)

La Scuola italiana di potatura della vite sbarca al Vinitaly di Verona, dove è presente con un seminario oggi, presoo lo stand del Friuli Venezia Giulia (Pad 6 stand 7). La Scuola si avvale di 12 sedi in tutta Italia. Si tratta di una singolare e ormai seguitissima scuola, giunta al quinto anno di corsi, e che ha aperto recentemente sedi presso l’Università della Tuscia di Viterbo, e in Emilia Romagna.

A fondare la Scuola, due specialisti friulani, i preparatori d’uva Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, che hanno recuperato un vecchio metodo e dopo 20 anni di sperimentazione hanno cominciato ad applicarlo alle esigenze della moderna vitivinicoltura, quella dei sistemi di allevamento più intensivi, ad esempio la spalliera, il guyot o il cordone speronato. Inoltre, i fondatori hanno stabilito collaborazioni con università e gli istituti di ricerca interessati al ‘Metodo Simonit&Sirch’ di potatura ramificata della vite.
I corsi della Scuola italiana di potatura della vite si sono tenuti in Piemonte, Alto Adige,Trentino, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto (nelle due sedi di Conegliano e della Valpolicella), Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia.
Aperti a tutti, i corsi in genere si articolano in 3 giorni di lezione per un totale di 24 ore formative, focalizzate su teoria e pratica della potatura ramificata sulle forme di allevamento a spalliera e della tradizione presenti nei vari territori in cui si svolge ciascun corso. Alla parte teorica si affianca quella pratica, in vigneti già potati secondo il Metodo Simonit&Sirch, con dimostrazione di potatura dei tutor, esercitazioni individuali di potatura, esame individuale. Il terzo giorno si terrà in primavera per la gestione del verde..
Una potatura corretta e mirata rende le piante meno suscettibili agli effetti delle malattie del legno e le rende più longeve, in grado quindi di produrre uva migliore. Il che significa per le aziende salvaguardare il proprio patrimonio viticolo, risparmiare nei costi di reimpianto dei vigneti, ridurre considerevolmente i costi in vigna con la diminuzione delle ore di potatura (dal 30 al 50%).

Attivato il servizio di assistenza tecnico-sanitaria gratuita per apicoltori

fonte: l’Adigetto.it (vedi articolo originale)

Nel corso degli ultimi anni, l’apicoltura trentina, così come quella del resto d’Europa, sta vivendo un momento di profonda crisi.
Numerose sono le cause delle morie e degli spopolamenti all’interno degli apiari, con ingenti danni alle colture derivati da mancata o ridotta azione di bottinamento e quindi di impollinazione.

La causa primaria di questa situazione, insieme all’inquinamento e all’utilizzo di pesticidi nocivi alle api, sono le numerose patologie che colpiscono questa specie di insetti.
Nel quadro degli interventi che sono stati adottati a più livelli per fronteggiare il fenomeno si inserisce, a partire dal mese di aprile, il servizio di assistenza tecnico-sanitaria, rivolto a tutte le aziende apistiche operanti sul territorio provinciale, istituito e promosso dal Dipartimento di prevenzione dell’APSS, in collaborazione con le associazioni apicoltori.

Il servizio si fonda su una stretta correlazione fra gli interventi di carattere propriamente sanitario, terapeutici e preventivi e l’implementazione di tecniche apistiche appropriate per controllare e prevenire le patologie e salvaguardare il patrimonio apistico trentino.
In questa ottica sono stati coinvolti un medico veterinario, cui è affidato il coordinamento del servizio, e una rete di esperti apistici presenti sul territorio che operano, per la risoluzione delle problematiche di carattere tecnico, all’interno delle aziende apistiche trentine che ne fanno richiesta.

La collaborazione fra queste diverse figure professionali permetterà di realizzare interventi pratici, svolti direttamente in apiario (assistenza agli apicoltori, promozione delle buone pratiche di allevamento propedeutiche al mantenimento di un elevato standard sanitario degli allevamenti) e incontri di formazione degli apicoltori in aula e sul campo.
Il servizio di assistenza tecnica è servizio gratuito e può essere richiesto da tutti gli apicoltori operanti sul territorio provinciale contattando i recapiti sulla pagina.

 

 

E la puglia dei vini si tinge di rosa II edizione della gara dei rosati

fonte: Corriere del mezzogiorno (vedi articolo originale)

Il concorso nazionale dei vini rosati, targato Puglia, sbarca al Vinitaly. È stata presentata, infatti, la seconda edizione del concorso promosso dall’Assessorato alle risorse agro-alimentari della Regione Puglia, in partenariato con Assoenologi, Accademia Italiana della Vite e del Vino e Unioncamere Puglia e autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole. Il concorso nel 2012 ha coinvolto 280 cantine e 370 etichette. «Siamo alla seconda edizione di un evento – ha affermato Farbrizio Nardoni, assessore regionale all’Agricoltura – che vogliamo far crescere. Il tutto puntando sulla qualità e sull’intera gamma dei rosati d’Italia, senza dimenticare le peculiarità della Puglia».
IL REGOLAMENTO – Sono ammessi al concorso vini tranquilli, frizzanti, spumanti e divisi in diverse categorie: vini tranquilli Rosati, sia a denominazione di origine (Dop) che a indicazione geografica (Igp); vini frizzanti Rosati, sia a denominazione di origine (Dop) che a indicazione geografica (Igp), vini spumanti rosati a denominazione di origine (Dop); nella sesta e ultima categoria sia i vini spumanti Rosati a indicazione geografica tipica (Igt) che i Vini Spumanti di qualità Rosati (Vsq). Le cantine italiane potranno aderire al concorso entro il 22 aprile per aggiudicarsi una delle 18 medaglie, 3 per le 6 categorie (oro, argento e bronzo). La selezione dei vini è prevista il 4 e il 5 maggio all’Hotel Mercure Villa Romanazzi di Bari; durante la due giorni i migliori vini rosati d’Italia passeranno al vaglio del palato, dell’occhio e dell’olfatto di una commissione composta dai maggiori esperti, enologi, giornalisti enogastronomici e addetti ai lavori. La premiazione si terrà, come nella scorsa edizione, nella splendida cornice del Castello Aragonese di Otranto il 18 maggio prossimo.

Sardegna: approvazione graduatoria quote latte

fonte: Sardegna Agricoltura (vedi articolo originale)

Argea ha approvato le graduatorie regionali di merito e l’elenco delle domande escluse relative alla riassegnazione ai produttori sardi, per la campagna 2013/2014, di un quantitativo di quote latte di 529.244 kg, derivanti dalla riserva nazionale.

Informazioni sulla procedura
Eventuali informazioni o chiarimenti potranno essere richiesti contattando l’Agenzia Argea – Area di coordinamento istruttorie e attività ispettive ai seguenti numeri: 079-2068480 (Dott.Raffaele Falzoi), 079- 2068486 (P.A. Vincenzo Auzzas), 079-2068487 (Dr.Mario Desole), 079-2068477 (Sig.ra Sotgiu Carmela).

Per il procedimento consultare la pagina nel sito della Regione Sardegna

Calabria: giunta approva istituzione distretto rurale serre

fonte: ASCA (vedi articolo originale)

La Giunta regionale della Calabria si e’ riunita sotto la presidenza della vice Presidente Antonella Stasi con l’assistenza del Dirigente generale Francesco Zoccali.

Su proposta dell’assessore dell’Assessore all’agricoltura Michele Trematerra e’ stata approvata la richiesta al Ministero delle politiche agricole ”di ampliamento dell’area delimitata colpita da eccezionale siccita’ verificatasi tra i mesi di giugno e settembre 2012 nella provincia di Reggio Calabria”. Approvata, inoltre, l’istituzione del ”distretto rurale serre calabresi”. Sempre su proposta dell’assessore all’agricoltura, approvata la convenzione relativa al programma di formazione ed aggiornamento per ispettori fitosanitari.

Alimentare: Forestale, possibile autenticare e certificare olio

fonte: AGI (vedi articolo originale)

Autenticare l’origine e certificare la qualita’ dell’extra vergine e’ possibile: la tracciabilita’ scientifica dell’olio extra vergine di oliva e’ stato il tema al centro della tavola rotonda ‘L’olio extra vergine di oliva tra origine e qualita”, organizzata dal Corpo Forestale dello Stato, che si e’ svolta questa mattina a Verona a Vinitaly, nell’ambito degli incontri organizzati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Sono stati comunicati i primi risultati del lavoro di ricerca sull’origine geografica dell’olio di oliva basato sul metodo dell’analisi degli isotopi stabili, condotto dal Cfs in collaborazione con l’Istituto agrario di San Michele all’Adige e con l’Agenzia delle Dogane. Dagli interventi e’ emerso un messaggio positivo rispetto all’effettiva possibilita’ di autenticare l’origine e di certificare la qualita’ dell’olio extra vergine di oliva.
Tra i principali elementi trattati durante il convegno, anche la mappatura geografica degli oli di oliva extranazionali e l’importanza delle analisi forensi come strumento di fondamentale ausilio per tutti gli organismi di controllo, coordinati dal Mipaaf, che operano nel contrasto alla contraffazione agroalimentare. Sono state inoltre illustrate le dimensioni del commercio internazionale dell’olio extra vergine di oliva che transita sulle nostre coste per essere poi rivenduto come italiano e si e’ discusso della possibilita’ di discriminare i prodotti di provenienza extranazionale che entrano nel nostro territorio attraverso l’applicazione delle tecniche d’analisi degli isotopi stabili. I relatori hanno affrontato anche il tema dell’uso degli alchil esteri come parametro in grado di indicare la genuinita’ del prodotto.
Infine, oltre all’importanza strategica della ricerca scientifica per tutelare il settore agroalimentare, all’interno della tavola rotonda sono state sottolineate la necessita’ di garantire i consumatori, permettendo loro di fare una scelta consapevole attraverso la trasparenza sul prodotto messo in vendita e la chiarezza dell’etichettatura, e l’importanza di difendere i principi della trasparenza e della riconoscibilita’, non solo per l’olio, anche in ambito comunitario.

Viticoltura sostenibile

fonte: piemonte-landofperfection.org (vedi articolo originale)

Legambiente di Asti organizza un ciclo di incontri sulla viticoltura sostenibile. Le serate si terranno in Comune a Castagnole Lanze. Si comincia stasera, venerdì 5 aprile, alle 21: si parlerà degli effetti dei fitofarmaci sulla salute umana con Celestino Panizza dell’associazione “Medici per l’ambiente” di Brescia. Altri appuntamenti venerdì 12 con “Il biodistretto vitivinicolo di Greve in Chianti” e venerdì 19 con “Fitofarmaci e territorio”.

Viticoltori non temono il clima,la vite ce la fara’

fonte: Ansa (vedi articolo originale)

La vite ”e’ una delle colture arboree che meglio si adatta ai cambiamenti climatici. In Val d’Aosta si fa vino a quota 1.100 metri e ottimi nettari si producono a Pantelleria, a dimostrazione della capacita’ di resistenza dei vigneti non solo a temperature estreme ma anche allo stress idrico. Credo poco a uno studio che prende in considerazione una delle piante che meglio resistono a variazioni del clima, lanciando un allarme-scomparsa in soli 40 anni”. Ad esprimere perplessita’ sui risultati dello studio del centro ricerche Conservation International e’ il presidente del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, Conaf, Andrea Sisti.

”Quaranta anni non sono molti” per delineare uno spostamento della geografia globale della viticoltura, osserva Sisti alla luce di serie storiche registrate negli ultimi 150 anni che rilevano ”si’ cambiamenti delle temperature ma in fasce non omogenee. Un conto e’ comunque parlare di ere, un conto di scenari da qui al 2050. Inoltre quello che conta in vigna – sottolinea – e’ il microclima. Non a caso la vitis vinifera ha radici che arrivano fino a 15 metri, e lo sviluppo vegetativo non supera un metro in Francia, con un grado zuccherino nettamente inferiore a ai vini dei Castelli romani ma piu’ acidita’ nel mosto. Se anche si verificasse una glaciazione in appena pochi decenni, avremo passiti romani e bianchi beverini di Borgogna. Tuttavia – conclude – la vite sapra’ resistere alla febbre del pianeta, e solo una determinazione dell’uomo portera’ la produzione del vino nei dintorni di Londra”.

”Molto perplesso” sui risultati dello studio pubblicato sulla rivista Pnas e’ Giuseppe Martelli, presidente di Assoenologi che proprio nel congresso dello scorso anno ha studiato i cambiamenti in atto. ”Che la viticoltura si sposti a Nord e’ tutto da verificare perche’ non c’e’ desertificazione a Sud, e l’Inghilterra non sara’ mai a vocazione vinicola perche’ li’ le malattie crittogamiche farebbero festa con tanta pioggia.

Ammettendo tuttavia sbalzi significativi, le varieta’ che potrebbero riscontrare problemi sono quelle precoci: tra i rossi il merlot, per i bianchi i base spumante”.

Decreto sulle quote latte per le aziende ragusane e agrigentine colpite dal ciclone

fonte: SI24 (vedi articolo originale)

Una boccata d’ossigeno per le aziende agricole colpite dal ciclone “Athos” nei giorni di metà marzo dello scorso anno nei territori delle province di Agrigento e Ragusa, che causò una forte riduzione della produzione di foraggio per il bestiame.

L’assessore alle Risorse agricole e alimentari, Dario Cartabellotta, ha firmato un decreto “con il quale alle aziende ricadenti nelle zone sopra indicate, non si applica la revoca della quota latte per il mancato raggiungimento dell’85% di quota prodotta nella campagna 2012- 2013”. Lo annuncia una nota dell’Assessorato della Regione siciliana

Festival della ruralità e dell’Agricoltura, parco Alta Murgia cerca strutture ricettive domande entro il 12 aprile

fonte: AndriaLive.it (vedi articolo originale)

Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia intende realizzare la prima edizione del “Festival della Ruralità e dell’Agricoltura” nei giorni dall’8 al 12 maggio 2013 sul tema della ruralità intesa come presidio del territorio e buona gestione delle risorse. La ruralità viene sempre più identificata con aree di particolare pregio ambientale e sinonimo del turismo dolce.

“Le aziende, agricole, agro-zootecniche ed agrituristiche poste all’interno del territorio del Parco Nazionale dell’Alta Murgia sono in grado di offrire ottima ospitalità in un contesto che ha mantenuto quegli elementi di autenticità che fanno oggi la soddisfazione del turista. Pertanto, al fine di individuare aziende, cosi come prima indicate, provviste di spazi idonei alla realizzazione delle attività previste nel programma della manifestazione,

Si invitano, pertanto le aziende agricole, agro-zootecniche ed agrituristiche che operano nel territorio del Parco ad inviare una manifestazione di interesse alla partecipazione alla manifestazione sopra descritta, precisando che le stesse devono possedere le seguenti caratteristiche:

− poter ospitare e gestire in spazi interni/esterni della propria struttura, un numero di visitatori non inferiore alle 100 unità;
− poter ospitare e gestire in spazi interni/esterni della propria struttura, manifestazioni teatrali e produzioni musicali, concerti, fornendo supporto per forniture di energia elettrica e spazi per “il dietro le quinte” (backstage);
− poter ospitare e gestire in spazi interni/esterni della propria struttura, convegni e/o seminari con un numero di posti non inferiore alle 100 unità;
− poter fornire per i punti sopra esposti supporto logistico adeguato, quale, ad esempio, zone parcheggio;
− essere in possesso di spazi o strutture idonei alla somministrazione di alimenti al pubblico;
− essere produttori di alimenti o prodotti tipici dei territori di riferimento, con annessi laboratori di trasformazione e/o coltivazioni/allevamento.

Destinatari dell’invito sono i soggetti di cui alla legge regionale n. 12/1933 ed alla legge regionale n. 11/1999. I soggetti come sopra individuati possono inviare una manifestazione d’interesse preferibilmente entro il 12 aprile 2013 specificando tipologia della struttura ricettiva, ubicazione della stessa e prezzi praticati. La documentazione dovrà pervenire in plico chiuso recante la dicitura “Manifestazione d’interesse Evento: “Festival della Ruralità e dell’Agricoltura”.

“La manifestazione d’interesse deve essere prodotta in carta libera, a firma del legale rappresentante dell’Azienda, con allegata copia fotostatica del documento d’identità dello stesso e potrà essere inviata a mani, o a mezzo servizio postale all’indirizzo dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Via Firenze, 10 – 70024 Gravina in Puglia”.

“La valutazione dei requisiti dichiarati dalle Aziende ai fini della partecipazione alla manifestazione
sarà rimessa ad una commissione interna all’Ente ed, a parità di requisiti, costituirà titolo preferenziale l’aver sottoscritto con l’Ente Parco la “Convenzione per la realizzazione di interventi per la gestione ambientale da parte di privati nel territorio del Parco Nazionale dell’Alta Murgia” per le annate agrarie 2009-2010 e 2010- 2011 o anche per una sola di esse”.

Viene altresì sottolineato che “Con il presente avviso non è posta in essere alcuna procedura concorsuale o di affidamento, costituendo esclusivamente richiesta di informazioni a scopo di indagine di mercato preliminare ad una successiva selezione per l’individuazione di operatori in possesso dei requisiti necessari per la partecipazione alla manifestazione”.

Zootecnia. Aziende da latte dimezzate. Da 3.500 a 1.700 aziende

fonte: S.I.VE.M.P Veneto (vedi articolo originale)

Fino a 800 nel 2030. Aggregazione di produttori, innovazione tecnologica, formazione manageriale per i titolari di allevamenti. Sono solo alcune strategie che, se messe in atto, potrebbero salvare il settore lattiero-caseario italiano dall’inarrestabile emorragia di allevamenti in atto da tempo.

Lo stabilisce la ricerca biennale sugli scenari alternativi per l’azienda da latte del 2030 (Innovalatte 2030) finanziata dalla Regione Emilia-Romagna e InterPuls e coordinata dal Crpa in collaborazione con l’Università di Bologna, l’Università olandese di Wageningen e la Fondazione Rosselli di Torino. Per capire quale sarà il trend delle aziende da latte nei prossimi anni bastano alcuni dati Agea elaborati dal Crpa.

Nella campagna lattiero-casearia 2003/2004, quando Agea istituì il registro pubblico delle quote latte, furono consegnati 10,8 milioni t di latte prodotto da 61.000 allevatori. Nella campagna 2011/2012 la produzione rimase invariata, ma il numero di stalle era sceso a 37.000. Analogo l’andamento per l’Emilia-Romagna, dove neanche la specializzazione verso una Dop come il Parmigiano Reggiano ha arrestato l’emorragia di allevamenti. Che dal 2000 al 2010 sono passati da 4.790 a 3.800, ferma restando la produzione sull’1,7-1,8 milioni t di latte.

Sulla scia di questo trend quale sarà il futuro delle aziende da latte? Spiega Alberto Menghi, Crpa: «Abbiamo ipotizzato nel comprensorio del Parmigiano Reggiano una situazione cautelativa in cui nel giro di 10 anni le dimensioni aziendali cresceranno, gli allevamenti sotto 50 capi scompariranno e la produzione di latte aumenterà del 5% a seguito dell’abolizione delle quote. In base a tali ipotesi, calcoliamo che in Emilia-Romagna si potrebbe passare in 10 anni da 3500 a 1700 aziende da latte e un’ulteriore proiezione al 2030 indica che potrebbero restare attive sul territorio 800 aziende.

Arrestare questo processo non è possibile, ma rallentarlo sì. Come? Attraverso l’aggregazione dei produttori e l’innovazione tecnologica». E precisa: «Per i prodotti Dop si potrebbero creare delle interprofessioni. Già da soli i formaggi Dop Asiago, Gorgonzola, Parmigiano Reggiano e Grana Padano sarebbero in grado di regolare la produzione del 46% circa del latte nazionale. Tra i produttori di latte a uso alimentare servirebbe una Op nazionale, che potrebbe regolare almeno la produzione del 33% di latte, come previsto dal Pacchetto latte. Questo ci permetterebbe di contrattare il prezzo del latte con le principali industrie casearie italiane e mondiali. Quanto all’innovazione tecnologica, dovrà venire sviluppata o comunque testata sul territorio nazionale e richiedere livelli bassi di manutenzione».

Altri fattori strategici riguardano «il rafforzamento dei disciplinari Dop, una formazione manageriale per i titolari d’azienda e una tecnica per gli addetti di stalla».

Alessandra Ferretti, Terra e Vita.

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