Agricoltura: Agricoltori attendono ancora pagamenti PAC di AGEA

Pubblicato su Agenparl.it (leggi articolo originale)

Roma, 30 gen – A quanto apprende Agenparl da fonti ben informate, gli agricoltori hanno chiesto il mese scorso, tramite l’intervento delle associazioni sindacali, un intervento urgente della Commissione europea per sollecitare l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), l’ente statale che si occupa dei pagamenti nell’ambito dei fondi Ue ai produttori agricoli, per liquidare gli anticipi della Pac per il 2013. Secondo la regolamentazione europea l’Agea avrebbe potuto erogare l’anticipo del 50% dei pagamenti diretti previsti dalla Pac già a partire dal 16 ottobre 2013 come promesso dal Ministro De Girolamo in diverse dichiarazioni.

Siamo quasi a febbraio 2014 e senza motivazioni ufficiali non sono stati liquidati anticipi a moltissimi agricoltori i quali sono costretti a far fronte sempre con le loro scarse risorse in un momento di crisi per tutto il settore. Nello specifico l’Agea ha regolarmente provveduto all’erogazione dell’anticipo (per alcuni agricoltori soprattutto quelli più piccoli e quelli che si occupano della coltivazione di terreni come attività non principale e non quindi alle aziende di dimensioni maggiori) mettendo a pagamento cinque decreti. Tali decreti però non sono risultati esaustivi di tutte le posizioni richieste e un buon numero di agricoltori sono rimasti esclusi dai decreti di acconto. Inoltre, nel mese di dicembre l’Agea non ha emanato alcun decreto di pagamento relativo ai pagamenti diretti della Pac, dirottando tutte le risorse finanziarie ai pagamenti dello sviluppo rurale. Questo come al solito accade puntualmente anche in Umbria, Regione fra quelle perennemente in ritardo coi pagamenti, si chiede ancora per l’ennesima volta, sperando in una risposta concreta, di verificare le ragioni per cui l’Agea sta procedendo in ritardo all’anticipo dei pagamenti per le domande Pac. Gli agricoltori chiedono inoltre quali provvedimenti intende assumere la Commissione per far sì che i coltivatori e coloro che traggono l’unico reddito dalla propria azienda ricevano le erogazioni il prima possibile”.

Piemonte: investimenti agevolati in agricoltura

fonte: vini e sapori.net (leggi articolo originale)

Grazie all’oculata gestione del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, la Regione Piemonte ha reso noto essere disponibile un margine di fondi non ancora utilizzati sulle misure misure 112 (Insediamento di giovani agricoltori) e 311 (Diversificazione in attività non agricole e nuove sfide Health Check).
I tempi per accedere ai contributi saranno molto stretti: a breve e comunque entro settembre saranno divulgati i bandi, le domande potranno essere presentate fino ad esaurimento budget ed entro il gennaio 2015 saranno saldate le richieste di contributo.
Le domande dovrebbero prevedere i seguenti investimenti:
– possibilità di acceso ai giovani al premio di primo insediamento (da 15.000 e 30.000 Euro);
– possibilità di contributi fino al 40% a fondo perduto per la misura 311 diversificazione/agriturismo;
– possibilità di contributi fino al 40% a fondo perduto per impianti di rete antigrandine, opere di sistemazione terreno finalizzate a ridurre l’erosione e smottamenti, sistemi di irrigazione a basso utilizzo di acqua;
– possibilità di contributi fino al 40% a fondo perduto per sostegno ad investimenti alla produzione lattiero casearia.

di Dino Bortone

Politica Agricola Comune: raggiunto accordo Ue sulla riforma

Pubblicato su ilcambiamento.it (vedi articolo originale)

Europarlamento, Consiglio e Commissione europea hanno raggiunto ieri un accordo sulla riforma della Politica agricola comune (Pac). “Troppo pochi gli sforzi per un’agricoltura più verde, giovane e di piccola scala”, afferma Slow Food. “Molte parole e pochi fatto per una falsa riforma che non aiuta né l’ambiente né l’economia”, commentano le Associazioni del mondo ambientalista e dell’agricoltura biologica.

Agricoltura: su riforma ultimatum Parlamento a governi Ue

Pubblicato su Ansa (vedi articolo originale)

(ANSA) – BRUXELLES, 4 GIU – Il Parlamento europeo lancia un ultimatum ai governi dell’Ue: ”non accoglieremo l’invito del Consiglio di partecipare alla sessione ministeriale del 24 giugno a Lussemburgo per decidere in quel momento la riforma della Politica agricola, se nelle prossime ore, nei prossimi giorni, non emergeranno risultati concreti dalle trattative in corso”.

Sardegna: per la Festa dell’Europa convegno su migliore utilizzo fondi

fonte: asca (vedi articolo originale)

”La Sardegna nell’Europa 2020. Verso un nuovo modello di governance: enti Locali e politiche di coesione”: e’ questo il tema del convegno indetto il prossimo 8 maggio dalla regione Sardegna per celebrare la Festa dell’Europa (che cade il giorno successivo).

Lo comunica la regione in una nota precisando che l’iniziativa rappresentera’ una prima occasione di confronto e condivisione delle innovazioni sperimentate e delle proposte di supporto in vista della nuova programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali.

Il convegno sara’ aperto dall’assessore degli Affari generali, personale e riforma della regione, Mario Floris, mentre le conclusioni della giornata saranno tratte dall’assessore dell’Agricoltura, Oscar Cherchi.

In particolare i lavori saranno incentrati sull’esperienza della regione Sardegna nell’ambito del POR FESR 2007-2013 con il progetto 360* FESR che si concludera’ a luglio 2013 e che ha coinvolto, insieme alle strutture regionali, molti enti locali attivi nell’attuazione di progetti finanziati.

Il progetto, che punta al rafforzamento delle competenze per migliorare il processo di gestione della spesa dei fondi strutturali, ha sviluppato, con la collaborazione dei partecipanti importanti strumenti e modelli per una gestione innovativa che potra’ essere impiegata gia’ nella nuova programmazione 2014-2020.

com-stt/res

Alimentare, Commissione UE adotta regolamento più snello e sicuro

fonte: help consumatori (vedi articolo originale)

A due mesi dall’ultimo scandalo alimentare che ha messo in allarme tutta Europa (quello della carne di cavallo) arriva un pacchetto di provvedimenti che rafforza l’applicazione delle norme a tutela della salute e intensifica i controlli lungo tutta la filiera. Adottato oggi dalla Commissione europea, il pacchetto ha un’impostazione semplice e più orientata alla gestione dei rischi e a strumenti di controlli più efficaci.

Il pacchetto normativo risponde alla necessità di semplificare la legislazione e adottare norme più intelligenti che permettano di ridurre gli oneri amministrativi per gli operatori come pure la complessità della regolamentazione vigente. I principali vantaggi saranno per le piccole e medie (nonché micro) imprese che vengono esonerate dagli elementi più costosi e complessi della legislazione.

La normativa dell’UE che disciplina attualmente la catena alimentare è formata da quasi 70 atti legislativi. Il pacchetto di riforme adottato oggi riduce l’intera normativa UE a 5 atti legislativi e diminuisce la burocrazia legata a processi e procedure cui sono soggetti agricoltori, allevatori e operatori del settore alimentare (produttori, trasformatori e distributori), così da agevolare lo svolgimento delle loro attività professionali.

Tonio Borg, commissario per la salute e i consumatori, ha affermato: “Con oltre 48 milioni di lavoratori e un valore di circa 750 miliardi di euro all’anno, il settore agroalimentare rappresenta il secondo settore dell’economia dell’Unione europea in ordine di grandezza. L’Europa gode dei livelli di sicurezza alimentare più elevati a livello mondiale. ll recente scandalo legato alla carne di cavallo ha dimostrato tuttavia che esistono ancora margini di miglioramento, benché non si siano verificati rischi per la salute. Il pacchetto di riforme varato oggi arriva in un momento propizio poiché dimostra che il nostro sistema è in grado di fronteggiare le sfide e di tradurre in pratica alcuni degli insegnamenti ricavati dalle recenti esperienze. In sintesi il pacchetto consente di dotarci di regole più intelligenti per alimenti più sicuri”.
Ecco alcuni dei principali elementi della proposta

Controlli ufficiali:

1. La Commissione ha riconosciuto l’esigenza di rendere più efficaci gli strumenti a disposizione delle autorità competenti degli Stati membri per verificare sul campo il rispetto della normativa dell’UE (attraverso controlli, ispezioni e prove).

2. I recenti scandali alimentari hanno dimostrato ancora una volta la necessità di iniziative più efficienti delle autorità responsabili per tutelare contemporaneamente i consumatori e gli operatori onesti dai rischi, anche economici, che possono derivare dalla violazione delle norme lungo tutta la catena agroalimentare.

3. Le nuove regole rispecchiano un’impostazione maggiormente basata su criteri di gestione del rischio e consentono quindi alle autorità competenti di concentrare le proprie risorse sulle questioni e sui problemi più rilevanti.

4. Il vigente sistema di tasse destinate a finanziare l’attuazione effettiva di tali controlli in un sistema che sia sostenibile lungo tutta la catena agroalimentare verrà esteso ad altri settori di tale catena, che attualmente non vi sono soggetti.

5. Al fine di proteggere la loro concorrenzialità, le microimprese saranno esonerate dall’obbligo di pagare tali tasse, ma non da quello relativo ai controlli.

6. Agli Stati membri verrà anche richiesto di integrare pienamente i controlli antifrode nei rispettivi piani nazionali di sorveglianza, nonché di garantire che le sanzioni pecuniarie imposte nei casi di frode si prefiggano veramente finalità dissuasive.
Sanità animale

1. Il pacchetto normativo introdurrà un unico testo legislativo per la disciplina della salute degli animali nell’UE fondato sul principio “prevenire è meglio che curare”.

2. La nuova disciplina intende migliorare le norme in tema di sanità animale e prevede un sistema comune più efficace di sorveglianza e controllo delle malattie per far fronte ai rischi inerenti alla salute e alla sicurezza di alimenti e mangimi in modo coordinato.

3. La maggiore efficacia di tale sistema, associata ad un miglioramento delle norme in tema di identificazione e registrazione degli animali, permetterà a tutti coloro che lavorano per proteggere la nostra catena agroalimentare, tra cui agricoltori e veterinari, una rapida capacità di reazione per limitare la diffusione delle malattie, minimizzando in questo modo le ripercussioni sul bestiame e sui consumatori.

4. La nuova disciplina della salute animale prevede inoltre una classificazione e una graduatoria di priorità per le malattie che richiedono un intervento a livello di UE, rendendo così possibile un’impostazione più orientata alla gestione dei rischi ed un uso più efficace delle risorse.

5. La normativa prevede un grado di flessibilità sufficiente per adeguare le misure in tema di sanità animale sia ai tipi ed alle dimensioni delle diverse strutture (ad esempio PMI, strutture a scopo ricreativo, ecc.) sia alle diverse circostanze locali, in particolare per quel che riguarda le prescrizioni in tema di registrazione e autorizzazione delle strutture, nonché di detenzione di animali e di prodotti.

6. Ad un livello più ampio la normativa richiede la solidità e la flessibilità necessarie per garantire una risposta efficace da parte di tutta l’Unione in caso di cambiamenti climatici significativi, fornendoci così gli strumenti per far fronte a rischi nuovi e sconosciuti e per adeguarci rapidamente ai nuovi progressi scientifici ed alle norme internazionali in materia.

Lazio, trenta milioni di euro per l’agricoltura

fonte: Viterbo news 24 (vedi articolo originale)

“Approvata dalla giunta regionale di Nicola Zingaretti l’erogazione di 30 milioni di euro del Programma di Sviluppo Rurale per il 2013. Si tratta di risorse volte alla valorizzazione dell’ambiente, al benessere animale e all’‘agricoltura blu’ che prevede anche la possibilità di finanziare agricoltori che introducono in azienda tecniche di produzione ecocompatibili e innovative”. A renderlo noto è il capogruppo regionale della Lista per il Lazio Riccardo Valentini.

‘Nelle prossime settimane – ha spiegato in una nota il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – approveremo altri provvedimenti che vanno nella direzione dello snellimento delle procedure e dello sblocco dei fondi previsti dal PSR. Con questi primi atti vogliamo dimostrare l’attenzione e il nostro impegno nei confronti di un comparto che consideriamo vitale per la ripresa economica del nostro territorio”.

“Un provvedimento importante – ha sottolineato Valentini – innanzitutto perché si tratta di risorse che, grazie alla Regione e all’assessore all’agricoltura Sonia Ricci, abbiamo evitato di perdere. Risorse che rappresentano invece, soprattutto in questo momento di crisi economica, un punto di riferimento per tutti quegli agricoltori che hanno deciso di investire in un settore strategico. Un settore su cui puntare con decisione. Un volano per l’economia regionale che deve avere un peso di primo piano. Una realtà in cui credere con forza mettendone a sistema le risorse con il patrimonio storico, artistico e ambientale che la caratterizza e sviluppando il più possibile gli sbocchi commerciali per dare alla sua produzione il ruolo che merita sia sul mercato interno, sia sui mercati nazionali ed internazionali. Mi impegnerò infine con l’assessore all’agricoltura Sonia Ricci – ha concluso Riccardo Valentini – affinché le procedure per l’erogazione dei finanziamenti agli agricoltori siano il più possibile snelle e veloci”.

Mario Catania, Ue chiarisca su misure transitorie 2014

fonte: ansa.it (vedi articolo originale)

l ministro per le politiche agricole e alimentari Mario Catania chiede alla Commissione europea di fare chiarezza sulle misure transitorie proposte per il settore nel 2014 in attesa che le tre istituzioni – Parlamento, Consiglio e Commissione – raggiungano un accordo sulla riforma della Politica agricola comune (Pac).

”Vorrei avere assicurazioni dalla Commissione – ha detto all’Ansa il ministro al suo arrivo oggi a Lussemburgo – sui tempi d’applicazione di tutte le decisioni relative al prossimo periodo di programmazione: dagli aiuti Ue accoppiati (alla produzione ndr) ai giovani agricoltori alla regionalizzazione (dei contributi Ue ndr), che apparentemente sembrano fermi al prossimo primo agosto”, mentre dovrebbero entrare in vigore in seguito. Probabilmente – ha proseguito Catania – ”non si sono accorti che i tempi, come hanno preparato, sono ambigui su questo aspetto: non c’e’ scritto nulla, per questo oggi chiedo un chiarimento. Non penso che sia una questione su cui ci si scontrera’ – ha aggiunto – vorrei che pero’ che fosse chiarito in modo da lasciare un quadro di negoziato su questo voto definito”. Sul fatto poi che si applicano gia’ dal 2014 sia i tagli al bilancio agricolo fissati dal Consiglio europeo che la convergenza degli aiuti Ue tra Stati membri, Catania ha detto: ”il Consiglio agricoltura non puo’ rinegoziare elementi decisi dal vertice Ue, mentre sulla convergenza degli aiuti l’impatto sara’ modestissimo, per l’Italia estremamente limitato. Si comincera’ ad avvertire dal 2015”. La Commissione europea, dal canto suo, ha dato assicurazioni al ministro sulla data entro la quale uno Stato membro puo’ fare le proprie scelte in relazione alla nuova programmazione nel settore agricolo. Data importante, che implica decisioni come distribuire gli aiuti Ue ai produttori italiani.

Catania infatti ha fatto notare alla Commissione che, ”in base alla vecchia proposta di riforma quelle decisioni devono essere prese entro primo agosto 2013”. E dal momento – ha aggiunto – ”che quella norma non e’ stata modificata nella proposta di regolamento per le misure transitorie, paradossalmente noi dovremo scegliere entro il prossimo primo agosto su una serie di interventi che riguardano il 2015 e gli anni seguenti”.

Il commissario all’agricoltura Dacian Ciolos ha assicurato il ministro ”che la risposta si trova gia’ nell’insieme dei testi e che la situazione sara’ piu’ chiara in occasione di uno specifico gruppo di lavoro”. Per entrare in vigore il regolamento agricolo sulle misure transitorie 2014, proposto in attesa di un accordo sulla riforma della Pac, deve ottenere il via libera del Consiglio dei ministri e del Parlamento europeo.

L’approvazione e’ prevista per fine ottobre

Land grabbing anche in Europa, colossi frenano l’agricoltura

Pubblicato su La Stampa (vedi articolo originale)

Roma, 18 apr. (TMNews) – Il ‘land grabbing’ (accaparramento delle terre) non colpisce solo i Paesi in via di sviluppo: vasti tratti di terra del continente europeo, infatti, sono finiti in mano a colossi industriali, speculatori, ricchi acquirenti stranieri e fondi pensione, favorendo così la concentrazione delle attività agricole e delle ricchezze terriere in poche mani e impededendo alla gente comune di dedicarsi all’agricoltura.
Stando a quanto emerge da una ricerca condotta da Transnational Institute e riportata oggi dal Guardian, oggi il 50% delle terra agricola europea è concentrata nelle mani delle grandi aziende (con 100 ettari e più di terreno), che rappresentano solo il 3% delle circa 12 milioni di aziende Ue. Protagonisti di questo accaparramento sono grandi imprese cinesi, fondi sovrani mediorientali ed hegde fund, così come oligarchi russi e colossi agricoli.

Bio, Ciolos: un’agricoltura biologica dinamica e ambiziosa, soddisfare la richiesta senza compromettere la natura

Fonte: agricolae.eu (vedi articolo originale)

“Il contributo per il futuro della politica europea in materia di agricoltura biologica è essenziale”. Lo ha detto Dacian Ciolos, commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale. Ciolos ha parlato dei primi risultati della consultazione pubblica in materia di agricoltura biologica, che era aperta a tutti i cittadini che è stata lanciato nel mese di gennaio e si è conclusa ieri. “Nel corso di un periodo di 12 settimane, abbiamo ricevuto oltre 45 000 risposte al questionario on-line e quasi 1 600 contributi da parte dei cittadini e delle associazioni con le loro idee, proposte e opinioni. Sarà fatta un’analisi completa di questi contributi. Al momento, abbiamo fatto solo un’analisi parziale. Alcune tendenze sono emerse da questa prima sintesi: i cittadini sostengono l’agricoltura biologica, al fine di proteggere l’ambiente, vogliono vedere mossa agricoltura biologica avanti di agricoltura convenzionale in termini di sostenibilità; cittadini europei vogliono un settore agricolo e alimentare che non utilizzi o contenga OGM o residui di pesticidi o sostanze chimiche e sono sempre più interessati a prodotti naturali, locali e di stagione. Secondo Ciolos “Il settore sta attraversando una fase decisiva: i cittadini lo vedono sempre più come un punto di riferimento per la produzione sostenibile, e per di più, abbiamo preso in considerazione la natura esemplare di agricoltura biologica nella riforma della PAC, proponendo la sua ammissibilità automatica per le misure ecologiche; la domanda di salute e di cibo prodotto in modo sostenibile a livello locale e di chiara provenienza è in aumento – e prevede la possibilità reale per la crescita economica. La sfida è conciliare questi due aspetti: soddisfare la richiesta, senza compromettere la natura intrinseca dei prodotti biologici. La sfida è chiara: assicurarsi che il biologico non sia una vittima del suo stesso successo. Oggi, l’agricoltura biologica utilizza più del 5% dei terreni agricoli europei, e molti giovani agricoltori optano per l’agricoltura biologica. La superficie dedicata all’agricoltura biologica è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo, il mercato globale si è più che quadruplicato ed è ora un valore di 44.600.000.000 euro. La mancata corrispondenza tra domanda e offerta in Europa è la principale sfida del settore, che ha bisogno di una marcia in più, ma senza cambiare la sua natura intrinseca, perché è ciò che ha permesso al settore di espandersi e di attirare sempre più persone ai propri prodotti. La domanda supera attualmente la produzione: questo è qualcosa che molti settori dell’economia vorrebbero avere nel clima economico attuale. Ma è importante pevitare delusioni e una mancata corrispondenza tra le aspettative e la fornitura. E’ la fiducia dei consumatori che porta la dinamica economica del settore. Dobbiamo incoraggiare la produzione senza cadere nella tentazione di diminuire le norme, senza ridurre il livello di ambizione, senza compromettere il valore del settore. La domanda è alta perché gli standard sono alti. Se questi calano, anche la domanda diminuisce. Dobbiamo continuare a lavorare insieme al fine di continuare a progredire. Nel corso dei prossimi mesi occorrerà pretare molta attenzione alla questione della responsabilità per i prodotti biologici, i controlli e i metodi di tracciabilità. E’ molto importante che noi reprimiamo tutti i tipi di pratiche scorrette. Dobbiamo proteggere il settore e la sua immagine di qualità”.

Veneto: giunta approva modifiche Programma sviluppo rurale

fonte: ASCA (vedi articolo originale)

La giunta veneta ha formalmente approvato le ultime modifiche al Programma di sviluppo rurale (PSR) 2007-2013 (delibera n. 314 del 12 marzo scorso) che includono anche gli aiuti finanziari alle aree terremotate dell’Emilia Romagna e della Lombardia.

Lo comunica una nota della regione Veneto precisando che ”viene cosi’ completato il percorso dell’ulteriore aggiornamento del Psr iniziato lo scorso anno in occasione della riunione del Comitato di sorveglianza del Psr, proseguito con il parere positivo da parte della Comitato sviluppo rurale a Bruxelles e con la notifica dell’approvazione da parte della Commissione europea lo scorso febbraio.

Il testo aggiornato e’ consultabile alla seguente pagina web del sito regionale: http://www.regione.veneto.it/web/agricoltura-e-foreste/psr-2007-2013.

Le principali novità’ introdotte dalle modifiche riguardano: la compatibilità tra le fasce tampone finanziate dal Psr a ridosso dei corsi d’acqua e nuovi standard di condizionalità; l’eliminazione di alcune tipologie di investimenti contenuti nelle misure 121 (Ammodernamento) e 123 (Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti), per evitare sovrapposizioni con gli interventi finanziati dalle risorse dell’Ocm vitivinicolo; l’aiuto finanziario concordato in sede di Conferenza stato-regioni per le zone dell’Emilia Romagna e della Lombardia colpite dal terremoto dello scorso maggio.

Alcune delle novità, come quelle riguardanti le siepi e fasce tampone, saranno introdotte già nei bandi di finanziamento dell’Asse 2 – Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale che saranno pubblicati nelle prossime settimane.

Politica agricola comune – PAC: i negoziati partono da pagamenti diretti e Ocm unica

fonte: fasi.biz (vedi articolo originale)

Sono i dossier sui pagamenti diretti e sull’organizzazione comune di mercato (Ocm unica) i protagonisti del primo trilogo tra Parlamento e Commissione europei e stati membri sulla riforma della Politica agricola comune per il settennato 2014-2020. La prima giornata di negoziati – fa sapere il presidente della commissione Agricoltura del Pe Paolo De Castro – ha fatto registrare un accordo di massimo tra eurodeputati e Consiglio sulla definizione del nuove regime di aiuto e sulla definizione di agricoltore attivo, ma la trattativa deve ancora entrare nel vivo, soprattutto sulle misure di mercato.

Per quanto riguarda i pagamenti diretti, “il negoziato ha fatto registrare alcuni passi importanti, in particolare sui primi articoli sullo ‘scopo’ e le ‘definizioni’ del nuovo regime” e sulla necessità di lasciare margini di decisione ai singoli stati nella definizione dell’agricoltore attivo, cioè circa i criteri per individuare i beneficiari degli aiuti della Pac. Manca, però, l’accordo sulla proposta di una ‘lista nera’ delle attività e degli enti esclusi dai pagamenti diretti, che ogni paese membro dovrebbe compilare. Il Parlamento propone infatti l’obbligatorietà della ‘black list’, mentre il Consiglio Agricoltura la intende a carattere volontario.

Sul fronte dell’Ocm unica, le delegazioni hanno fatto alcuni passi avanti sulle definizioni e sui primi elementi del regolamento, ma – secondo De Castro – solo a partire dal trilogo del 18 aprile, si affronteranno le questioni più spinose come gli aiuti per l’olio di oliva, lo schema frutta e latte nelle scuole e le produzioni Dop e Igp”. Per i prodotti certificati, infatti, in discussione c’è l’eventuale estensione della programmazione dei volumi, finora prevista solo per il settore lattiero-caseario e contrastata per gli altri marchi Dop e Igp dalla Commissione europea e da alcuni Stati membri per paura che ne derivino effetti negativi in termini di concorrenza.

De Castro: “Una Pac Più Equa Che Aiuti Gli Agricoltori Ad Essere Più Forti”

fonte: il paese nuovo (vedi articolo originale)

L’unione tra i produttori al fine di creare un nuovo modello di organizzazione economica fa la forza. E’ questo il messaggio che giunge dal convegno intitolato “Scelte Strategiche per l’olivicoltura salentina nella realtà globale” tenutosi  all’Hilton Garden Inn di Lecce.

Tra le personalità che hanno partecipato alla tavola rotonda che si è tenuta nel pomeriggio, è intervenuto in collegamento da Roma via Skype il Presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro: “Le  divisioni fra le forze politiche non bloccano la difesa di certi interessi complessivi. Noi abbiamo il metodo comunitario, un sistema che ci consente di guardare gli interessi generali. Le divisioni a Bruxelles non sono di tipo politico, ma come dimostra il  dibattito sula riforma della Politica agricola comune, esistono divisioni tra nord e sud dell’Europa”.

Per definire la nuova Pac, dall’11 aprile inizieranno i triloghi, cioè gli incontri  tra Parlamento, Consiglio dei Ministri e Commissione europea, che rappresentano la fase finale del negoziato sul quarto dossier legislativo di riforma della Pac, durante i quali bisognerà trovare un accordo complessivo sulla riforma entro giugno.

“C’è una visione più mediterranea del Parlamento europeo rispetto alla tradizionale visione nordica del Consiglio, il quale ha cancellato alcuni aspetti da noi introdotti sulle Op, sulle Ocm, sulla vitivicultura, sull’olivicoltura, che interessano l’agricoltura del sud dell’Europa in favore di pascoli e agricoltura estensiva che caratterizza il nord” ha evidenziato De Castro.

Il Presidente si è anche espresso sulle preoccupazioni che riguardano l’olivicoltura: “L’olivicoltura è molto legata con la coltura agricola comune, perché gli olivicoltori percepiscono un importante aiuto unitario per ettaro. Bisogna evitare in primis che ci sia una spalmatura uguale per tutti di questi aiuti, che nel caso dell’olivicoltura pugliese comporterebbe un taglio degli aiuti Pac del 50, 60 e 80 %”.

De Castro ha concluso il suo intervento dichiarandosi d’accordo “sulla necessità di una maggiore organizzazione dell’offerta e sul brand unico per l’olio salentino, ma ciò impone una capacità organizzativa tra gli agricoltori”, denunciando che “Abbiamo una scarsa attitudine ad affrontare il mercato assieme. Il Parlamento europeo ha introdotto una serie di strumenti per spingere gli agricoltori ad organizzarsi e per rafforzare e dare sostegno alle organizzazioni dei produttori”.

Agricoltura: e’ polacco nuovo Direttore generale Commissione

fonte: ansa (vedi articolo originale)

Il polacco Jerzy Bodgan Plewa e’ stato nominato Direttore generale per la politica agricola e lo sviluppo rurale alla Commissione europea. Il prossimo 16 aprile ci sara’ il passaggio del testimone con l’attuale responsabile, lo spagnolo Jose’ Manuel Silva Rodriguez, che lascia per raggiunti limiti di eta’, non prima pero’ di chiudere – in veste di consigliere – il negoziato sulla riforma della Pac.

Plewa, 58 anni, gia’ alla direzione della politica agricola all’Esecutivo Ue, e’ attualmente responsabile per lo sviluppo rurale e la politica di sostenibilita’ e in precedenza lo e’ stato per gli affari internazionali. Plewa era anche il capo negoziatore per gli affari agricoli della ‘squadra’ che ha negoziato l’adesione della Polonia all’Unione europea.

Gli agricoltori europei dicono no al taglio dei pagamenti diretti

fonte: informatoreagrario.it (vedi articolo originale)

Secco «no» dal fronte unito degli agricoltori e delle loro cooperative nell’Unione europea (Copa e Cogeca) alla proposta lanciata da Bruxelles di tagliare di quasi il 5% i pagamenti diretti Ue 2013 agli agricoltori, a carico del bilancio agricolo 2014 dell’Ue. E questo a causa dei tagli al bilancio 2014-2020 decisi lo scorso febbraio dai capi di stato e di governo dell’Ue.

Così, nonostante la Commissione Ue abbia previsto una esenzione per i primi 5.000 euro di contributi, il segretario generale di Copa e Cogeca, Pekka Pesonen, parla di «proposta shock», considerando – dice – «che il taglio non era stato pianificato e rischia di compromettere importanti decisioni di investimento gia’ assunte dagli agricoltori, aggravando l’attuale crisi economica».
Pesonen ricorda poi «che i redditi degli agricoltori sono gia’ la metà del livello del reddito medio e che i produttori, soprattutto nei Paesi del Sud, sono stati colpiti gravemente dalla recessione economica». Insomma, le organizzazioni agricole e cooperative dell’Ue non ci stanno ed esortano Parlamento e Consiglio Ue a respingere la proposta garantendo invece un bilancio europeo forte, per assicurare la crescita di un settore, quello dell’agroalimentare, che impiega quasi 40 milioni di persone.

Italia e Francia spingono per l’aiuto accoppiato

fonte: informatoreagrario.it ( vedi articolo originale )

L’Italia ha riaffermato a Bruxelles, insieme ad altri 14 partner europei tra cui la Francia, la volontà di una soluzione «più ambiziosa» per quanto riguarda gli aiuti europei accoppiati, ossia legati all’ottenimento di una determinata produzione agricola. I 15 Stati membri hanno anche affermato di sostenere gli emendamenti del Parlamento europeo che «prevedono la possibilità di raggiungere il 15% dei pagamenti accoppiati per tutti gli Stati membri e la possibilità di un sostegno supplementare del 3% per le colture proteaginose».
Più in particolare, Italia, Francia, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Spagna, Finlandia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca e Romania (in accordo anche con Slovenia e Slovacchia) hanno inviato una dichiarazione congiunta al segretario generale del Consiglio Ue in cui sottolineano che «l’accordo sulla riforma della pac dello scorso 18 marzo, e in particolare l’aumento delle percentuali di sostegno agli aiuti accoppiati (dal 5% al 7% e dal 10% al 12% a seconda delle situazioni), rappresentano sono una prima tappa del processo negoziale.

 

Politica agricola comune: la riforma in cifre

fonte: alimentazione.ecoseven.net (vedi articolo originale)

La Politica agricola comune è una delle politiche fondamentali dell’Unione Europea, che si come obiettivi principali la definizione degli incentivi e dei sussidi  all’agricoltura, la tutela e la sicurezza dei prodotti alimentari e politiche di tutela e rispetto dell’ambiente rurale. Da ottobre 2011 si lavora per riformare il piano di azione comunitario in agricoltura: i diversi Stati dell’Unione Europea hanno sempre criticato la prima proposta di Pac, rendendo il cammino della riforma in agricoltura lungo e difficile.

Finalmente, lo scorso mercoledì il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale che, per la prima volta, da pieni poteri legislativi, insieme agli Stati membri, per riformare la PAC (Politica Agricola Comune). Per garantire un approvvigionamento alimentare stabile e di alta qualità per i consumatori europei, migliorando anche la protezione dell’ambiente, la nuova politica agricola comune (PAC) deve rendere le misure “ecologiche” obbligatorie, ma introdurre anche la flessibilità necessaria per permettere agli agricoltori di affrontare le sfide dei mercati.

A spiegare la Pac, Politica Agricola Comune, in cifre, è il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, che ha stilato un resoconto sull’esito del negoziato sulla riforma. Ecco il prospetto in sintesi in vista dell’avvio della fase di ‘trilogo’ del negoziato:

Pagamenti diretti per quasi 27 milioni di euro, esattamente 26,985 euro, con un valore medio di 380 euro ad ettaro (378) a fronte di un livello medio comunitario pari a 263,5 euro ad ettaro, con un abbassamento dell’aiuto per ettaro che sarà progressivo. In sede negoziale si è ottenuto un allungamento del periodo di convergenza da 4 a 6 anni.

Mentre la dotazione per lo sviluppo rurale, per il periodo 2014-2020, passerà da 8.985 milioni di euro a 10.429 milioni di euro. A queste risorse va aggiunta un’ulteriore dotazione Fesr destinata alle aree rurali delle Regioni dell’Obiettivo Convergenza pari a 500 milioni di euro, corrispondenti a circa 560 milioni di euro a prezzi correnti. In considerazione del fatto che i fondi dello sviluppo rurale attivano un cofinanziamento nazionale medio pari a circa il 50% le risorse complessivamente disponibili ammonterebbero a 21.792 milioni di euro.

Un resoconto puntuale che mette in risalto punto per punto alcune novità emerse dai lavori. Il capitolo ‘pagamenti diretti’ contempla la definizione di ‘agricoltore attivo’: ‘il testo della Presidenza – si legge – non fa più riferimento al valore dei pagamenti diretti inferiore al 5% dei proventi derivanti da attività non agricole, indicata dalla Commissione come soglia sotto la quale l’agricoltore non è definito attivo, con il nuovo testo il riferimento dell’agricoltore attivo afferisce all’attività minima agricola. Tuttavia è facoltà degli Stati membri attivare una lista di esclusione per determinati soggetti come ad esempio aziende ferroviarie, impianti idrici, società immobiliari, ecc. Inoltre anche per agricoltori le cui attività agricole costituiscono solo una parte insignificante delle loro attività economiche globali o la cui attività principale o l’oggetto sociale non sia l’esercizio di un’attività agricola’.

Tra gli altri punti nodali il cosiddetto ‘greening’, ossia la percentuale di terreno da destinare a verde. ‘L’impianto che è uscito – spiega il ministro nel documento – è di gran lunga migliore e più flessibile rispetto a quella impostazione molto rigida predisposta all’inizio dalla Commissione e basata esclusivamente sulle tre misure: diversificazione, pascolo e Aree di interesse ecologico’.

‘Nel negoziato si è riusciti a riequilibrare un approccio troppo ‘continentale’ e a garantire maggiore uniformità per l’applicazione del greening anche nella realtà agricola italiana e mediterranea in genere. E’ inserita la possibilità di considerare misure equivalenti quali le pratiche attuate a norma degli impegni agro ambientali dello Sviluppo Rurale o schemi di certificazione ambientale nazionali. Sono state previste esenzioni per l’applicazione del greening per le aree coltivate per almeno il 75% a riso o a foraggere. nella diversificazione colturale sono stati inseriti due livelli di soglia per la sua attuazione: tra 10 e 30 ettari 2 colture e sopra 30 ettari 3 colture. Per le aree di interesse ecologico (Efa) è stata inserita la soglia d’applicazione di 15 ettari e ridotta la percentuale di realizzazione al 5%

 

Il Parlamento Ue approva la sua Pac

fonte: agricoltura24.com (vedi articolo originale)

AGRICOLTURA
POLITICA AGRICOLA COMUNE: LA RIFORMA IN CIFRE

La Politica agricola comune è una delle politiche fondamentali dell’Unione Europea, che si come obiettivi principali la definizione degli incentivi e dei sussidi  all’agricoltura, la tutela e la sicurezza dei prodotti alimentari e politiche di tutela e rispetto dell’ambiente rurale. Da ottobre 2011 si lavora per riformare il piano di azione comunitario in agricoltura: i diversi Stati dell’Unione Europea hanno sempre criticato la prima proposta di Pac, rendendo il cammino della riforma in agricoltura lungo e difficile.

Finalmente, lo scorso mercoledì il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale che, per la prima volta, da pieni poteri legislativi, insieme agli Stati membri, per riformare la PAC (Politica Agricola Comune). Per garantire un approvvigionamento alimentare stabile e di alta qualità per i consumatori europei, migliorando anche la protezione dell’ambiente, la nuova politica agricola comune (PAC) deve rendere le misure “ecologiche” obbligatorie, ma introdurre anche la flessibilità necessaria per permettere agli agricoltori di affrontare le sfide dei mercati.

A spiegare la Pac, Politica Agricola Comune, in cifre, è il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, che ha stilato un resoconto sull’esito del negoziato sulla riforma. Ecco il prospetto in sintesi in vista dell’avvio della fase di ‘trilogo’ del negoziato:

Pagamenti diretti per quasi 27 milioni di euro, esattamente 26,985 euro, con un valore medio di 380 euro ad ettaro (378) a fronte di un livello medio comunitario pari a 263,5 euro ad ettaro, con un abbassamento dell’aiuto per ettaro che sarà progressivo. In sede negoziale si è ottenuto un allungamento del periodo di convergenza da 4 a 6 anni.

Mentre la dotazione per lo sviluppo rurale, per il periodo 2014-2020, passerà da 8.985 milioni di euro a 10.429 milioni di euro. A queste risorse va aggiunta un’ulteriore dotazione Fesr destinata alle aree rurali delle Regioni dell’Obiettivo Convergenza pari a 500 milioni di euro, corrispondenti a circa 560 milioni di euro a prezzi correnti. In considerazione del fatto che i fondi dello sviluppo rurale attivano un cofinanziamento nazionale medio pari a circa il 50% le risorse complessivamente disponibili ammonterebbero a 21.792 milioni di euro.

Un resoconto puntuale che mette in risalto punto per punto alcune novità emerse dai lavori. Il capitolo ‘pagamenti diretti’ contempla la definizione di ‘agricoltore attivo’: ‘il testo della Presidenza – si legge – non fa più tiferimento al valore dei pagamenti diretti inferiore al 5% dei proventi derivanti da attività non agricole, indicata dalla Commissine come soglia sotto la quale l’agricoltore non è definito attivo, con il nuovo testo il riferimento dell’agricoltore attivo afferisce all’attività minima agricola. Tuttavia è facoltà degli Stati membri attivare una lista di esclusione per determinati soggetti come ade sempio aziende ferroviarie, impianti idrici, società immobiliari, ecc. Inoltre anche per agricoltori le cui attività agricole costituiscono solo una parte insignificante delle loro attività economiche globali o la cui attività principale o l’oggetto sociale non sia l’esercizio di un’attività agricola’.

Tra gli altri punti nodali il cosiddetto ‘greening’, ossia la percentuale di terreno da destinare a verde. ‘L’impianto che è uscito – spiega il ministro nel documento – è di gran lunga migliore e più flessibile rispetto a quella impostazione molto rigida predisposta all’inizio dalla Commissione e basata esclusivamenet sulle tre misure: diversificazione, pascolo e Aree di interesse ecologico’.

‘Nel negoziato si è riusciti a riequilibrare un approccio troppo ‘continentale’ e a garantire maggiore uniformità per l’applicazione del greening anche nella realtà agricola italiana e mediterranea in genere. E’ inserita la possibilità di considerare misure equivalenti quali le pratiche attuate a norma degli impegni agro ambientali dello Sviluppo Rurale o schemi di certificazione ambientale nazionali. Sono state previste esenzioni per l’applicazione del greening per le aree coltivate per almeno il 75% a riso o a foraggere. nella diversificazione colturale sono stati inseriti due livelli di soglia per la sua attuazione: tra 10 e 30 ettari 2 colture e sopra 30 ettari 3 colture. Per le aree di interesse ecologico (Efa) è stata inserita la soglia d’applicazione di 15 ettari e ridotta la percentuale di realizzazione al 5%

L’agricoltura italiana al 4° posto come beneficiaria dei fondi Ue

fonte: informatoreagrario.it ( vedi originale )

Con oltre 4 miliardi di euro l’Italia continua a mantenere il quarto posto a livello europeo nella lista dei beneficiari dei finanziamenti alle aziende agricole, mentre conta il numero maggiore di agricoltori.
Al primo posto resta la Francia, con il doppio dei fondi elargiti all’Italia (8 miliardi) ma con poco piu’ di un terzo del numero di produttori, seguita dalla Germania (5,3 miliardi), che strappa la seconda posizione alla Spagna (5,2).
I dati emergono dall’operazione trasparenza messa a punto dalla Commissione europea con la pubblicazione del rapporto finanziario 2011 sulla distribuzione, da parte della Ue, di 40,2 miliardi di euro sotto forma di pagamenti diretti alle imprese agricole che si impegnano a produrre nel rispetto della tutela dell’ambiente, del territorio, della qualita’ e nel rispetto del benessere degli animali.
I produttori italiani nel 2011 hanno ricevuto contributi europei per 4,04 miliardi di euro distribuiti pero’ tra 1,24 milioni di produttori, con la conseguenza che oltre mezzo milione di loro ha ricevuto delle «briciole», ossia tra 0 e 500 euro di finaziamenti Ue, mentre per 290.000 il contributo e’ arrivato appena a 1.250 euro. Per altri 240.000, poi, i pagamenti Ue sono saliti in una forchetta che va dai 2.000 ai 10.000 euro. Sono invece 3.200 i produttori italiani che beneficiano maggiormente della Pac, con contributi annui che vanno da 100.000 a oltre 500.000 euro.

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