Umbria: Cecchini, trasparenza sia elemento essenziale in zootecnia

fonte: asca.it ( vedi articolo originale )

”Una zootecnia, che faccia della trasparenza delle sue pratiche, dell’attenzione ad una sostenibilita’ ambientale che comprenda il ”benessere animale’, della qualita’ dei prodotti, gli elementi essenziali della sua azione”. E’ l’obiettivo del nuovo Piano zootecnico dell’Umbria, delineato dall’assessore alle politiche agricole Fernanda Cecchini alla riunione del tavolo regionale. Il documento sara’ oggetto di un ulteriore approfondimento dedicato al tema della compatibilita’ ambientale da compiere insieme all’assessore regionale all’ambiente Silvano Rometti e ad aprile sara’ pronto per essere discusso in Consiglio regionale dalla competente commissione. ”Una questione di fondo – ha sottolineato Cecchini – e’ la sostenibilita’ ambientale, che negli ultimi anni, con l’evolversi delle consapevolezze e delle sensibilita’ sui temi dell’economia verde, ha assunto un ruolo centrale. In Umbria non c’e’ un allarme ambientale per il carico zootecnico. Si tratta pero’ di rendere ecocompatibili e sostenibili, attraverso opportune soluzioni tecnologiche e gestionali, alcune situazioni di particolare concentrazione, e di applicare al tempo stesso alle produzioni e ai suoi impatti un adeguato sistema di monitoraggio, in una visione integrata della tutela ambientale (si pensi al Piano della Tutela delle Acque)”.

”Tanto piu’ oggi – ha aggiunto – in tempi di crisi economico-finanziaria incerti per tutti, che vedono la zootecnia fra i comparti piu’ colpiti dal nuovo corso dei mercati agricoli, assai piu’ esposti che in passato alle fluttuazioni (anche pesanti) dei prezzi”.

Zootecnia, ritorno al futuro con l’antico suino lucano nasce il consorzio di tutela

fonte: Gazzettadelmezzogiorno  ( articolo originale )

Una volta pascolavano liberi nei boschi di tutta la Basilicata, grufolando e nutrendosi di ghiande fino al giorno del fatidico «sacrificio». Poi, nell’era dell’opulenza e del consumismo, sono stati soppiantati dalle razze estere giganti, capaci di performance produttive molto maggiori, fino quasi a scomparire. Ma oggi si stanno prendendo la loro rivincita. Stiamo parlando dei suini neri di Basilicata, una razza di piccoli maiali dalle setole corvine, che sta provando a riconquistare il suo territorio di origine, partendo da una quindicina di aziende che nel 2010 hanno aderito ad un bando voluto da Alsia, Associazione allevatori, Università degli Studi della Basilicata e Comunità Montana Medio Basento, d’intesa con il Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata.

E, in tempi di scandali alimentari, di cibi taroccati, di cavallo (proveniente chissà da dove) spacciato per manzo, proprio la «lucanità » di questo animale potrebbe essere la carta vincente per conquistare un mercato di consumatori alla crescente ricerca di garanzie per la salute. In Basilicata sono in molti a crederci. Ci crede, ad esempio, Nicola Bonelli, titolare dell’azienda agricola «Piana dei Carri» di Irsina, che ha aderito con entusiasmo al progetto fin dal 2010 «Siamo partiti – spiega – nel mese di luglio di quell’anno quando, grazie al lavoro dell’Ap a , della Comunità Montana e dell’Università è stata ripresa e tipizzata quest’antica razza autoctona della Basilicata. Attraverso un bando sono stati assegnati a quindici aziende sparse su tutto il territorio della Basilicata nuclei di cinque scrofe ed un verro, affinchè potessero riprodursi».

E, nel fertile territorio dell’azienda Piana dei Carri, ad un tiro di schioppo dal fiume Bradano, quel primo nucleo di cinque femmine ed un maschio ha fatto il proprio dovere: oggi infatti l’azienda conta circa 140 capi tra grandi e piccoli, allevati allo stato semibrado. Attualmente nell’intera Basilicata il patrimonio zootecnico della razza ammonta a circa 500 esemplari. Il suino nero di Basilicata, iscritto nel Registro anagrafico nazionale delle razze suine autoctone, è inquadrato fra i tipi genetici afferenti all’Appulo-Calabrese, e nel Repertorio regionale delle specie vegetali e animali a rischio di estinzione.

Ma gli allevatori lucani ce la stanno mettendo tutta per valorizzarlo e garantirgli lunga vita. «Abbiamo costituito un consorzio di tutela – spiega Bonelli – e abbiamo appena registrato il marchio “Antico Suino nero lucano” ch e sarà apposto sui nostri prodotti».

di Giovanni Laguardia

 

Cambia volto il comparto ittico, agricolo, alimentare in Sicilia

fonte: marsalaoggi.it ( vedi originale )

Un piano strategico per rivoluzionare la Sicilia agricola, ittica, dell’industria di conservazione e trasformazione degli alimenti. Ciò è quanto programmato dall’Assessore Regionale alle Risorse agricole ed alimentari della Regione Sicilia con l’avallo del Presidente della Regione Rosario Crocetta. Si inizierà con una politica di contenimento della spesa pubblica, quindi tagli, affiancata a quella di riconsolidamento del comparto agricolo-ittico-alimentare, quindi investimenti. Dario Cartabellotta, tecnico prestato alla politica, conosce ogni meandro del suo assessorato, i punti di forza ed i carrozzoni, le carenze e le potenzialità, molte delle quali inespresse. E, punta proprio su queste ultime, per risollevare l’economia della Sicilia, ridare dignità ai produttori e veicolare alimenti nel mondo sotto l’egida della “brand Sicilia”. L’assessore Dario Cartabellotta prevede di tagliare consorzi e dipartimenti, divenuti troppi e faraginosi; ma anche presentato sei disegni di legge per dare slancio all’assessorato. Tra questi, anche l’istituzione di un fondo per l’agricoltura e la pesca, che utilizzerà le risorse dell’Ente di Sviluppo Agricolo. Si punta essenzialmente sulla riduzione dei costi della macchina regionale, attraverso lo snellimento delle procedure burocratiche e la valorizzazione delle professionalità esistenti. Per quanto riguarda i Dipartimenti dell’Assessorato, passano da cinque a tre, con nomi e funzionalità riviste. L’unico dipartimento che resta così com’è è quello della pesca. Poi ci saranno il dipartimento Agricoltura, e quello Sviluppo Rurale e Territoriale.

Novità anche per gli enti. L’Esa, Ente di Sviluppo Agricolo, verrà liquidato. Al suo posto nascerà l’ Ente di Sviluppo Agricolo e Rurale. Il patrimonio immobiliare dell’Esa servirà a finanziare un fondo unico per il credito per i settori di agricoltura e pesca, incardinato presso l’Irfis. La dotazione iniziale sarà di 2 milioni e 775 mila euro e servirà per finanziare le attività imprenditoriali dei giovani agricoltori. L’IRVOS, Istituto regionale vini e oli di Sicilia diventa Istituto vini e agroalimentare di Sicilia. Confermati l’Istituto sperimentale zootecnico siciliano e l’Istituto incremento ippico. Verranno rivisti tutti i consorzi di ricerca. Tagliando una delle fonti di spreco più eclatanti nell’agricoltura siciliana, passano da undici a tre i Consorzi di Bonifica, che verranno aggregati per area geografica: Sicilia Occidentale (unirà Trapani, Palermo, Agrigento), Sicilia Centro meridionale (Caltanissetta, Gela e Ragusa), Sicilia orientale (Caltagirone, Catania, Enna, Messina, Siracusa). Infine, due disegni di legge prevedono la certificazione del “born in Sicily”, e la nascita di un “Osservatorio per l’equità e la giustizia nelle filiere agricole e alimentari”. Scelte drastiche in linea da un lato con clima di austerity in atto e con l’esigenza di snellire la macchina burocratica, fin troppo lenta e faraginosa, ma essenzialmente cara. Dario Cartabellotta sta intervenendo in maniera decisiva ma con grande conoscenza, essendo stato dirigente generale dell’Assessorato delle Risorse Agricole e alimentari e Direttore dell’Istituto Regionale Vini e Olii di Sicilia. “La Sicilia – sostiene Cartabellotta – è un luogo dove i prodotti si integrano con i territori. Vini e prodotti agroalimentari di Sicilia, negli ultimi decenni, hanno raggiunto livelli di altissimo pregio”.

L’assessore ha anche avviato un processo di dialogo territoriale per la preparazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020.”Gli incontri – dice Cartabellotta – mirano a superare l’isolamento politico e sociale dell’agricoltura e a stabilire un’alleanza strategica con le politiche territoriali, distributive, agroindustriali, ambientali, sanitarie, culturali, infrastrutturali e turistiche. Ammodernamento, credito, infrastrutture e mercati sono la scelta obbligata per gli anni futuri”. Un sistema di governance ”multi livello” (regionale e locale) e il coinvolgimento del territorio (agricoltori, imprese, sindaci, organizzazioni sindacali, ordini professionali, uffici pubblici, università , associazioni e consorzi) in tutte le fasi della programmazione, infatti, può consentire di combinare efficacemente gli orientamenti politici strategici con le esigenze territoriali regionali e locali”

Zootecnia in provincia di Enna: Un comparto in ripresa

da Ennapress (vedi originale)
Scritto da  | March 18, 2013 |
Un comparto in ripresa che può dare molto all’economia provinciale, ma dove c’è ancora molto da fare. E’ quello zootecnico che pare avviarsi dopo anni di “bufera” sanitaria verso una strada di serenità. Il settore zootecnico è di notevole importanza non solo per il comparto agricolo, agroalimentare provinciale dove ne rappresenta ancora oggi con circa il 50 per cento della Produzione Lorda Vendibile quello più remunerativo dell’intero settore ma lo è anche in termini sia si quantità che di qualità. Ad oggi il “parco animali” in provincia di Enna consta di circa 145 mila capi di ovi caprini e intorno a 50 mila di bovini mentre i suini e gli equini sono rispettivamente un paio di migliaia. Inoltre nella zona Nord della provincia di sta sviluppando una interessante attività di allevamento di bufale per la produzione di mozzarelle. Da sempre la zootecnia ha rappresentato il valore aggiunto per gli imprenditori agricoli. E la provincia di Enna è stata da sempre un punto di riferimento nell’isola del settore sia per le razze allevate che per la qualità dei prodotti caseari. Basti pensare che la fiera della zootecnia più antica della Sicilia si svolgeva proprio a Enna facendo segnare 50 edizioni. Ma da qualche anno a causa della mancanza di risorse non la di fa più. Ed a complicare si ci è messa anche la Regione con la chiusura come nel resto dell’isola degli uffici periferici dell’associazione regionale allevatori. Da sempre ad agevolare l’attività zootecnica in provincia è stata anche una condizione pedo climatica molto favorevole. Ma da una decina di anni, epidemie come la Brucellosi hanno di fatto sia sterminato migliaia di capi. Ma da un paio di anni però si è avuta una netta inversione di tendenza e grazie alla sinergia tra l’Asp, Provincia e Comuni, la collaborazione delle associazioni professionali di categoria come Cia, Coldiretti e Confagricoltura e sotto la consulenza dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo gradualmente i focolai della Brucellosi che avevano raggiunto numeri preoccupanti sono stati sensibilmente ridotti circoscrivendo prima successivamente debellando quasi del tutto la patologia si è arrivato al quasi il totale risanamento degli allevamenti tanto che ormai in diverse zone della provincia, si inizia a parlare al ritorno della caseificazione a latte crudo. E già sono una trentina le nuove autorizzazioni rilasciate in tutta la provincia dai vari Comuni per l’apertura di nuovi caseifici in aggiunta alla decina già presenti. Il che significa che c’è ancora tanta gente, anche in un difficile momento economico come l’attuale, pronta a scommettersi nell’attività lattiero casearia. “E’ vero in questi ultimi anni abbiamo ottenuto risultati importanti riducendo notevolmente la percentuale dei capi infetti – commenta – il Dirigente capo del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp Ireneo Sferrazza – ma non significa che ci dobbiamo adagiare anzi paradossalmente adesso viene il momento più difficile. Considerando la particolarità della nostra provincia che è territorio di “transito”, il rischio che possa nuovamente diffondersi è più altro rispetto ad altri territori. Ad ogni modo posso però dire che l’attività da noi svolta in sinergia con la Provincia anche se all’inizio è stata una sorta di “terapia d’urto” ha dato i suoi effetti tanto che da sperimentale è stata presa dall’assessorato regionale alla Sanità come esempio da seguire in tutta la Sicilia. Ma tutto ciò è stato reso possibile grazie alla sinergia con altre istituzioni come la Provincia, i Comuni le associazioni e sopratutto la grande collaborazione della quasi totalità degli allevatori”.

Zootecnia; miglioramento genetico per il bovino pezzato rosso

19/03/2013 17:56Su proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura Rosa Mastrosimone, la giunta regionale ha approvato un’integrazione alle azioni di sostegno al miglioramento genetico del patrimonio zootecnico lucano

AGRAnche i bovini di razza “Pezzata rossa” entrano a far parte del programma di miglioramento genetico del patrimonio zootecnico lucano, che già contempla azioni rivolte al miglioramento genetico negli allevamenti bovini di razza “Chianina”, “Marchigiana”, “Romagnola”, “Limousine”, “Charolise”.
Lo prevede una delibera della Giunta regionale approvata su proposta dell’assessore all’Agricoltura Rosa Mastrosimone. Il sostegno rientra nell’ambito del regime “de minimis” per il periodo 16 ottobre 2012-15 ottobre 2013.
“La selezione e il miglioramento genetico – ha commentato l’assessore Mastrosimone – hanno una significato economico ed assumendo un carattere strutturale in quanto il loro effetto costituisce un salto di qualità duraturo attraverso la progenie. Con il vasto programma già avviato lo scorso anno dal dipartimento Agricoltura attraverso un provvedimento che coinvolge il miglioramento di altri allevamenti – siamo in grado di assicurare un miglioramento strutturale diffuso dell’intero patrimonio zootecnico della Basilicata, per aumentare il valore aggiunto e l’efficienza competitiva generalizzata, preservando la biodiversità e gli equilibri ambientali. Le razze più produttive e perfezionate che oggi possediamo in regione – ha ricordato l’assessore – sono il risultato del lungo e paziente lavoro di generazioni di allevatori, che hanno adottato rigorosi criteri selettivi nella scelta sistematiche degli animali ritenuti migliori e più idonei agli scopi economici dell’allevamento”.

Più aiuti alla zootecnia, Bruxelles dice sì. Proroga 22 marzo

da Agronotizie – 15 marzo 2013 (vedi la pagina originale)

Rinviata al 22 marzo la data entro la quale gli Stati membri possono riesaminare le disposizioni per gli aiuti diretti

“A causa del continuo aumento dei prezzi dei mangimi dovuto alle condizioni climatiche avverse che nel 2012 hanno colpito alcuni dei maggiori fornitori di cereali a livello unionale e mondiale, negli Statit membri si assiste a un peggioramento della situazione economica delle aziende agricole, in particolare nel settore lattiero caseario e mei settori delle carni bovine e ovicaprine.”

E’ quanto si può leggere al capo secondo del Regolamento di esecuzione Ue numero 207/2013 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue del 12 marzo, con il quale la Commissione Ue ha stabilito una proroga al 22 marzo 2013 dei termini previsti per gli aiuti diretti che gli Stati possono concedere agli agricoltori quando si verificano situazioni particolari.

Ricordiamo che questa possibilità è prevista dal Regolamento 73/2009 che stabilisce le norme comuni relative ai regimi di sostegno agli agricoltori. Dunque ci sono ancora poco meno di dieci giorni per rivedere le disposizioni sugli aiuti destinati agli allevamenti di bovine da latte e a quelli di bovini e ovicaprini da carne. Non resta che sperare che il Governo riesca a dare rapidamente una risposta.

 

Basilicata: zootecnia, risarcimento danni fauna selvatica, adeguato prezzario.

Pubblichiamo da: Regioni.it (vedi originale)

Il Dipartimento Agricoltura ha aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica o inselvatichita.

Aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica oinselvatichita. La decisione è stata assunta dalla Giunta regionale di Basilicata su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Rosa Mastrosimone.

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