Aviaria, un allevatore in Emilia Romagna positivo al virus H7N7

fonte: Il Mondo.it (leggi articolo originale)

Un allevatore di Mordano, in Emilia Romagna, è risultato positivo al virus dell’influenza aviaria H7N7. L’uomo, affetto da congiuntivite, è stato esposto per motivi professionali a volatili malati appartenenti a un allevamento. E c’è un secondo caso sospetto in fase di accertamento: si tratta di un operaio che lavora sempre nello stesso allevamento.
La Regione Emilia Romagna, in accordo col ministero della Salute, in seguito all’identificazione dei focolai animali, ha adottato immediatamente tutte le procedure necessarie per porre sotto controllo l’infezione. Complessivamente il personale esposto per motivi professionali al rischio di contrarre il virus, e sottoposto a controllo, è di circa 110 unità, tra dipendenti degli allevamenti e operatori attivati per le operazioni di abbattimento. Di questi, 61 lavoratori, tra Ferrara e Mordano, sono sottoposti a sorveglianza sanitaria attiva (cioè a monitoraggio e controllo quotidiano), in quanto esposti prima dell’individuazione del focolaio.
“Come ci è stato riconosciuto anche dalla Comunità europea, e alla luce della situazione attuale – sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Carlo Lusenti – , possiamo dire di aver gestito al meglio la situazione dei focolai che si sono sviluppati”.
Il virus H7N7 non si trasmette facilmente all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (per esempio l’H7N9 o l’H5N1), tende a dare una patologia di lieve entità (come la congiuntivite), come è già stato osservato in un’epidemia verificatasi anni fa in Olanda, dove il 7-8% del personale a stretto contatto con gli animali ha sviluppato una congiuntivite, e circa il 2% una sindrome influenzale. Fatta eccezione per la congiuntivite, la trasmissione da persona a persona è eccezionale, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.
I controlli negli allevamenti proseguono senza sosta e allo stato attuale non è emersa nessun altra positività. A oggi si confermano quattro focolai, di cui l’ultimo individuato è quello di Mordano. Le operazioni di abbattimento dei volatili, già terminate in due allevamenti (Ostellato e Portomaggiore), verranno completate e concluse nella serata di mercoledì 4 settembre.

Aviaria, nessun rischio per popolazione

fonte: Ansa.it (leggi articolo originale)

Il ministero della Salute esclude che, in seguito ai quattro focolai di aviaria scoperti nelle ultime due settimane, possano esserci rischi di contaminazione per la popolazione. L’isolamento dei focolai e il cordone sanitario attivato con la distruzione delle uova e l’abbattimento degli animali nei 4 allevamenti coinvolti ”garantisce l’esclusione della possibilità di una contaminazione”. Il ministro Beatrice Lorenzin si è impegnata ad attivare procedure rapide per l’indennizzo dei danni.

Il futuro dell’economia abruzzese? Le capre! “Producono un latte migliore ed evitano incendi”

Pubblichiamo da:  Abruzzoweb.it (vedi originale)

Come sfruttare al meglio le decine di migliaia di ettari di terreno incolti che dominano l’Abruzzo? Con un allevamento di capre itinerante.

È questa la proposta lanciata dal presidente Arpo (Associazione allevatori ovicaprini d’Abruzzo), Nunzio Marcelli, che spiega ad AbruzzoWeb come in un momento di crisi come quello che si sta vivendo negli ultimi anni, il ritorno al settore primario potrebbe aiutare la regione a rialzare la china, e perché no, a dare vita a un nuovo business.

“Allevare capre significa sfruttare al meglio le risorse del nostro territorio in maniera sostenibile e rinnovabili – spiega Marcelli – Oggi, in Abruzzo, gli ex terreni seminativi sono rimasti inutilizzati, al contrario del resto dell’Europa, che sta vivendo un mercato in forte crescita nella produzione di latte caprino”.

Un buon esempio da seguire e rimodellare con standard personalizzati, secondo il presidente Arpo, è quello francese, “dove c’è una piccola rete di produzione con quotizzazione di territorio, in cui le aziende hanno al massimo 150 capi di bestiame e guadagnano circa 60 mila euro l’anno”.

Attualmente in Italia la produzione di questo latte non è ancora coperta da quote, ma non c’è neanche una normativa che sia in grado di consentire ai piccoli produttori di poter vendere direttamente, “serve, quindi, che Stato e Regioni ne regolamentino l’attività”, sottolinea.

Per rimanere sull’argomento “quote latte”, secondo Marcelli è bene sottolineare che oggi, in Abruzzo, “sono totalmente scomparse e per questo non ci sono più aziende che producono latte vaccino. La loro vendita ha dato sollievo, anni fa, alle aziende – ricorda – ma le ha anche private della possibilità futura di produrlo, tanto che oggi lo acquistiamo soprattutto dalla Lettonia e dalla Romania, tutte grandi realtà solo in alcuni casi gestiti da italiani”.

Per Marcelli, la produzione di latte di capra potrebbe sopperire a questa carenza, aggiungendo anche che, da un punto di vista salutistico “è un prodotto molto migliore rispetto a quello di mucca, poiché ha la proprietà di non essere sintetico”.

“Le aziende, ormai, non danno più questa garanzia, soprattutto perché si tende a spingere la produzione a livelli altissimi – svela – Questo comporta un decadimento della composizione dei nutrienti, oltre che, con l’uso eccessivo degli antibiotici nella flora microbica si sono eliminati componenti essenziali. Procedimento all’origine delle intolleranze alimentari”.

Il bioagriturismo la Porta dei Parchi, che si trova ad Anversa degli Abruzzi (L’Aquila), ne sperimenta da 35 anni le potenzialità e oggi ha intenzione di realizzare un’azienda “che potrebbe costituire il nuovo capitale del nostro territorio nonché un controllo specializzato con competenza tecnica elevata grazie alle reti allevatori”.

“Si parte con una scuola di formazione in cui i giovani imparano e si specializzano – illustra – e in seguito, dopo un’alta formazione, non ci sarà bisogno di costruire una stalla, perché i piccoli allevatori si sposteranno per utilizzare i pascoli a rotazione. Inoltre, abbiamo una  situazione arbustiva dilagante che ci mette a serio pericolo incendi e questa iniziativa potrebbe arginarla perché le capre se ne nutrirebbero”.

“Questa è una valida proposta aziendale che sviluppa una politica di economia locale. In passato la Regione Abruzzo e i sindacati avrebbero dovuto comportarsi in modo diverso – conclude – e oggi si può fare”.

Sara Ciambotti

Lingua blu : 10 milioni di euro per i danni agli allevatori

pubblicato su: Buongiorno Alghero.it (vedi articolo originale)

La Regione è pronta ad affrontare la nuova recrudescenza della febbre catarrale dei ruminanti, conosciuta come Blue Tongue, che in Sardegna preoccupa soprattutto gli allevamenti ovini, pur interessando anche quelli bovini, con ulteriori risorse da destinare alle aziende colpite dal Virus e a quelle che, pur non direttamente coinvolte, hanno subito gravi danni a causa dei divieti di movimentazione dei capi. A questo scopo la Giunta ha approvato un disegno di legge con il quale l’Assessorato dell’Agricoltura potrà disporre delle risorse necessarie alla predisposizione ed esecuzione dei piani di intervento.

‘L’allevamento è un settore troppo importante per la nostra Isola – commenta l’assessore Oscar Cherchi – sia sotto l’aspetto economico che culturale. Le aziende non possono essere lasciate sole a combattere con questa piaga e la Regione ne è consapevole. Per questo motivo il disegno di legge della Giunta approvato pochi giorni fa prevede l’impegno di ulteriori dieci milioni di euro, oltre ai due già a disposizione delle aziende’. Con la fine dell’estate e l’inizio delle piogge il rischio di diffusione della malattia cresce esponenzialmente. Il vettore di trasmissione è infatti un insetto che, con le alte temperature e l’umidità, aumenta la sua attività, soprattutto notturna.

‘E’ fondamentale – aggiunge l’esponente dell’esecutivo – aiutare le imprese colpite direttamente dal virus e quelle danneggiate dalla mancata movimentazione dei capi ma, per ciò che riguarda la prevenzione, sta diventando ormai inevitabile accentuare la sinergia fra il servizio veterinario e l’assessorato dell’Agricoltura. A questo punto credo che, come succede da tempo nella maggior parte delle altre regioni d’Italia, il servizio veterinario deve diventare una branca dell’assessorato dell’Agricoltura, che ha la competenza sul comparto dell’allevamento e quindi è in grado di monitorare la situazione in tempo reale. Terminata l’emergenza porterò questa proposta all’attenzione della Giunta’.

Zootecnia, riduzione canone 50% per chi salvaguarda ambiente

Pubblicato su gds.it (leggi articolo originale)

Palermo – E’ stato firmato questa mattina dall’assessore alle Risorse agricole Dario Cartabellotta il decreto sulle nuove modalità di concessione pascolo. Il decreto prevede l’assegnazione, attraverso procedure di evidenza pubblica, agli allevatori e prioritariamente ai giovani agricoltori.
Gli allevatori potranno usufruire di una riduzione del canone di concessione pari al 50% già a decorrere dall’annualità in corso, purché si impegnino a garantire la difesa delle superfici dall’incendio, il mantenimento di buone condizioni agronomiche e silvocolturali delle superfici loro assegnate e il rispetto delle normative sanitarie degli allevamenti. All’interno del decreto è stato previsto anche un articolo riguardante l’apicoltura.

Quell’etichetta che non piace a Bruxelles

Pubblicato su Agronotizie (leggi articolo originale)

E’ un incontro informale quello previsto dall’8 al 10 settembre a Strasburgo per i ministri dell’Agricoltura della Ue. Di argomenti da affrontare ne avranno molti e fra i tanti quello della etichettatura facoltativa delle carni bovine. Se ne discute da due anni, da quando si è fatta avanti l’ipotesi di modificare il regolamento 1760/2000, con la soppressione della possibilità di offrire sulle etichette della carne informazioni aggiuntive per il consumatore, come il nome della razza, il sistema di allevamento, il tipo di alimentazione e via di questo passo. A giustificazione di una scelta palesemente controcorrente rispetto alle politiche di trasparenza e sicurezza delle produzioni agroalimentari che la Ue si dice intenzionata a perseguire, ci sarebbero i costi che Bruxelles deve sostenere.

UMBRIA, ILLUSTRATO IN COMMISSIONE PIANO ZOOTECNICO

Pubblicato su Agi.it (leggi articolo originale)

Perugia, 24 lug. – “Si tratta di un documento importante che ha bisogno di particolari approfondimenti” ha detto, invece Paolo Brutti (Idv), mentre per Raffaele Nevi (Pdl) “occorre fare in modo che la Regione non dismetta la zootecnia perche’ se muore la zootecnia muore, a ruota, l’agricoltura in generale”. Orfeo Goracci (Comunista umbro) ha spiegato come “il documento contiene elementi utili e va nella giusta direzione, anche se su alcune produzioni, come quelle suinicole, non e’ possibile nascondere il conflitto esistente tra allevatori e cittadini”. Massimo Mantovani (Pdl), infine, ha sottolineato come “su questo argomento la maggioranza dovra’ dimostrare di avere i numeri per far passare le proprie scelte”.(AGI)

La bresaola italiana torna sulle tavole degli americani.

Pubblicato su Ministero della Salute (leggi articolo originale)

La bresaola italiana può finalmente tornare sulle tavole degli americani. Il Animal Plant Health Inspection Service (APHIS) del Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti di America ha comunicato al Ministero della Salute di essere pronto ad accettare la bresaola italiana prodotta a partire da carni americane provenienti dal circuito delle carni garantite per assenza di utilizzo di ormoni della crescita.

Dopo oltre 12 anni di divieto, si apre così un importante mercato che potrà essere ulteriormente allargato nei prossimi mesi anche alla bresaola prodotta a partire da carni italiane.

L’Amministrazione americana ha infatti avviato un processo di revisione normativa che porterà a riconoscere l’Italia, come ha fatto recentemente l’Organizzazione Mondiale della sanità animale (OIE), come Paese a rischio trascurabile per la BSE, la cosiddetta malattia della mucca pazza.

Due milioni di euro agli allevatori per fronteggiare la blue tongue

fonte: Regione Sardegna (vedi articoli originale)

Aperti i termini per la presentazione delle domande di aiuto a sostegno degli allevatori di ovini e caprini colpiti dalla nuova epidemia di febbre catarrale (blue tongue) causata dal sierotipo BTV1.

Destinatarie dell’intervento sono le imprese che ricadono nella competenza territoriale delle aziende sanitarie n. 7 (Carbonia), n. 8 (Cagliari) e n. 4 (Lanusei), dichiarate sede di focolaio di febbre catarrale degli ovini dal mese di ottobre del 2012 con provvedimento dell’autorità sanitaria. L’aiuto è concesso a condizione che le aziende interessate abbiano applicato tutte le misure restrittive imposte per impedire la diffusione della malattia.

In particolare, l’indennizzo è destinato:
a) alla ricostituzione del patrimonio zootecnico aziendale perduto a causa della malattia;
b) al sostegno del reddito aziendale nel periodo compreso fra la morte o abbattimento degli animali e la ricostituzione dell’allevamento;
c) al sostegno al reddito aziendale conseguente alla minore produzione dei capi dichiarati infetti.
Dagli aiuti saranno detratti gli importi eventualmente percepiti nell’ambito di regimi assicurativi.

Le domande dovranno essere presentate al Servizio territoriale di Argea Sardegna entro le ore 12 del 25 giugno 2013.

I documenti sono presenti a questa pagina.

Con la razza bovina marchigiana, Macerata è leader nella zootecnia

fonte: quiMacerata.it (vedi articolo originale)

Contraddistingue da sempre la provincia di Macerata, ne rappresenta la storia e le origini contadine, ne descrive e sintetizza le eccellenze agroalimentari. Grazie alla razza bovina Marchigiana, la provincia di Macerata ha ottenuto, nel settore zootecnico, un ruolo di leader a livello nazionale e mondiale. Da 29 anni la Rassegna Agricola del Centro Italia, al centro Fiere di Villa Potenza, esalta l’unicità dei suoi bovini con la Mostra nazionale organizzata dalla Provincia insieme all’Anabic e all’Associazione regionale Allevatori delle Marche, diretta da Dino Mosca, che gestisce, all’Istituto di Agraria di Macerata, il famoso Centro Tori per la fecondazione artificiale, riferimento per il miglioramento genetico.

Nella Raci 2013 del 10, 11 e 12 maggio, sono 29 gli allevatori iscritti, provenienti dalle 5 province marchigiane, da Perugia e da Benevento, per un totale di 260 capi in concorso. Ma la zootecnia non sarà soltanto materia per gli addetti ai lavori: anche i consumatori potranno “scoprirla”, conoscendo da vicino gli animali e confrontandosi direttamente con gli allevatori per accrescere la consapevolezza in fatto di consumi.

Non tutti sanno, ad esempio, che la razza Marchigiana si fregia del marchio “Igp” ed ha la caratteristica di essere particolarmente magra, più compatibile quindi con le nuove abitudini alimentari rispetto ad altre razze non autoctone. Apprezzata ovunque per le ottime performance produttive di carne, è utilizzata anche negli incroci industriali: in Brasile si contano 1 milione e 200 mila capi provenienti da incroci e 17 mila vacche di razza pura. Ma la Marchigiana, è diffusa anche nel Nord America, in Inghilterra e in Olanda.

Nella provincia di Macerata oggi sono poco meno di 10 mila i capi censiti e 333 gli allevamenti; segue Pesaro con 6.591 capi e 204 allevamenti; ad Ancona i capi sono 4.342 e gli allevamenti 159; ad Ascoli-Fermo 3.801 i capi e 204 gli allevamenti.
Le stalle di medie e grandi dimensioni, nel Maceratese, si contano sulle dita di una mano: oltre a “Morica” di Pollenza, l’allevamento più grande delle Marche con oltre 400 capi, i più consistenti sono quelli di Alderico Mei a Montecosaro, con circa 300 capi, e dei Fratelli Mei di Morrovalle con 260. Sono aumentati, negli ultimi anni in provincia, i bovini allevati all’aperto o allo stato brado: è una razza la Marchigiana che si adatta bene anche al pascolo, capace di valorizzare le aree montane con un prodotto ad alto valore aggiunto come la carne. L’allevamento all’aperto con oltre 200 capi è dell’azienda Conforti di Crispiero di Castelraimondo.

Si sta inoltre consolidando, nel Maceratese, il sistema commerciale di macelleria a “km zero”: punti aperti dagli stessi allevatori per la vendita al minuto delle carni di propria produzione, molto richiesti dai consumatori. Non manca, infine, il ricambio generazionale, con numerosi giovani, anche donne, che si avvicinano alla zootecnica.

Basilicata, stanziati fondi per tutela biodiversita’

fonte: libero.it (vedi articolo originale)

La giunta regionale della Basilicata ha stanziato due milioni di euro per preservare le vegetazioni minacciate da erosione nonche’ per tutelare le razze animali locali in via di estinzione. Gli interventi rientrano nelle misure del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 che sostiene la conservazione di risorse genetiche per la salvaguardia della biodiversita’.

I fondi sono equamente divisi per tutelare e conservare razze animali locali in via di estinzione e un altro milione per preservare risorse genetiche vegetali minacciate da erosione. I beneficiari degli interventi sono gli imprenditori agricoli. Due i bandi, con scadenza 15 maggio. Per le specie vegetali, sono previsti incentivi per i settori frutticolo, olivicolo, orticolo e le colture erbacee; per quanto riguarda le razze animali locali in via di estinzione si tratta di quelle equine (murgese e l’asino Martina Franca), ovina (Gentile di Puglia e Leccese), caprina (Garganica e Jonica) e suina (suino nero lucano).

L’Associazione mantovana allevatori punta sulla genomica

fonte: Teatro Naturale (vedi articolo originale)

È una zootecnia a due velocità quella che descrive il presidente dell’Associazione mantovana allevatori, Alberto Gandolfi, nel corso dell’assemblea annuale, questa mattina a Tripoli di San Giorgio (Mantova), alla presenza di due nuovi protagonisti della scena: Pietro Salcuni, presidente dell’Associazione italiana allevatori, e Gianni Fava, assessore all’Agricoltura e all’agroalimentare della Regione Lombardia.

Sul versante produttivo tiene il comparto lattiero caseario, pur con l’incognita del calo dei consumi interni, mentre soffre la zootecnia “pesante”, suinicoltura e carne bovina.

Problemi che pesano sulle imprese zootecniche, strette sempre di più nella morsa della burocrazia, del benessere animale, della sicurezza alimentare. Requisiti, questi ultimi, imprescindibili per la commercializzazione dei prodotti agroalimentari di qualità.

“La zootecnia è alle prese con vecchie e nuove emergenze – spiega il numero uno dell’Apa di Mantova, Alberto Gandolfi – dalla Direttiva nitrati alle aflatossine nel mais, all’articolo 62, un provvedimento nato per sostenere gli anelli più deboli della filiera e che invece ha avuto un impatto negativo sui cicli di allevamento”.

Aspetti che pesano negativamente, come la difficoltà di accesso al credito, ma che non frenano l’attività dell’Associazione mantovana allevatori, senza dubbio una delle migliori d’Italia, come ha riconosciuto lo stesso Salcuni.

“Il taglio dei finanziamenti alle Apa – prosegue Gandolfi – ci ha obbligato ad un percorso virtuoso per contenere i costi e riorganizzare al meglio le risorse umane, rilanciando sui servizi agli allevatori”. Così, di fronte ad un trend che vede il numero di stalle diminuire, l’Apa di Mantova mette a segno un record, legato al numero di vacche da latte in selezione, arrivato oltre quota 108mila capi e con una linea positiva. “Solo nel 2010 – afferma Gandolfi – il numero di capi superava le 100mila unità, in due anni abbiamo registrato l’8% in più”.

Numeri che serviranno a mantenere l’autonomia dell’Apa di Mantova a livello lombardo, dove il disegno di regionalizzazione del sistema allevatoriale potrebbe (ma in altri ambiti regionali) portare ad una fusione.

Sul tema è stato abbastanza chiaro il presidente dell’Aia, Pietro Salcuni, nel suo saluto. “Rispetto ai processi di regionalizzazione, la Lombardia non deve essere troppo preoccupata”, ha infatti assicurato.

La vocazione di Mantova ad essere l’apripista di progetti sperimentali viene accentuata, inoltre, con due iniziative dedicate alla genomica, ultima frontiera della ricerca. Un percorso vedrà l’Associazione di Tripoli collaborare con l’Anafi per la genotipizzazione dei capi femminili e testare le capacità genetiche. Un altro segmento operativo sarà finalizzato alla Banca del genoma sul territorio.

“Attraverso la banca del Dna – auspica Gandolfi – potremo avere benefici immediati sul piano della ricerca, con vantaggi anche di natura economica”.

Prospettive positive per il lattiero caseario. Invitato all’assemblea dell’Associazione mantovana allevatori, Angelo Rossi, promotore di Clal, il portale dedicato al comparto lattiero caseario, ha illustrato andamenti attuali e prospettive per il territorio, partendo da scenari globali. “A livello mondiale si è verificata una diminuzione delle produzioni di latte in Nuova Zelanda e in Europa – osserva il fondatore di Clal – e gli Sttai Uniti al momento non riescono a sopperire alla mancanza di latte della Nuova Zelanda”.

Le condizioni sarebbero dunque positive per una ripresa dei prezzi, segnati già oggi da valori positivi. “Oggi il latte franco partenza dalla Germania – ricorda Rossi – viaggia intorno ai 38-40 euro alla tonnellata”.

Tuttavia, se l’export dell’Unione europea a 27 si mantiene su standard positivi, l’Italia si caratterizza per performance meno brillanti e per importazioni di formaggi duri non Dop per nulla trascurabili e sulle quali forse il sistema deve interrogarsi.

“Sono comunque abbastanza ottimista su quello che è il futuro del nostro formaggio – conclude Rossi – anche se bisognerebbe esportare di più e favorire al massimo la promozione dei formaggi Dop su nuovi mercati, dove il Pil si mantiene in crescita”.

L’attenzione all’export per le produzioni di qualità e la necessità di fare sistema sono stati elementi condivisi anche dai rappresentanti del mondo agricolo, presenti all’appuntamento assembleare. “La ricerca di nuovi mercati – secondo l’assessore provinciale all’Agricoltura, Maurizio Castelli – rappresenta una soluzione positiva per esportare i prodotti del sistema agroalimentare mantovano, che vale il 20% del Pil del territorio e che può contare su numeri interessanti per i prodotti a marchio”.

Sul versante della politica, mano tesa dal deputato Marco Carra, componente della Commissione Agricoltura alla Camera nell’ultima legislatura, al neo assessore all’Agricoltura, Gianni Fava. “Offro a Fava la disponibilità per restituire un nuovo protagonismo dell’agricoltura – dice Carra -. Sono iniziati i triloghi per la riforma della Pac e l’Italia è alle prese con la formazione del governo. Servono ministri dell’Agricoltura competenti e stabili e una politica agricola nazionale”.

La ricetta dell’assessore lombardo, Fava. Non è d’accordo sul ruolo strategico del ministero dell’Agricoltura, invece, l’assessore regionale Fava. “E’ superata l’idea di rafforzare il ministero, non sono d’accordo con Marco Carra – replica -. Bisogna restituire centralità all’agricoltura intensiva e non perdere di vista il settore nel suo complesso, dalla produzione alla trasformazione. Ma se le cinque regioni del Nord producono l’85% del latte italiano, allora il problema non è italiano, è al Nord. E la partita non deve essere sacrificata in una logica di compromesso a livello nazionale con altre produzioni, come gli agrumi o l’olio, per citare esempi passati”.

La battaglia si gioca sui campi delle “esportazioni, dell’agricoltura remunerativa e sul modello intensivo, non sul greening. Le imprese devono poter investire su mezzi e tecnologie, non su quattro siepi”, afferma Fava.

E se la politica nazionale non ha fatto a sufficienza per l’agricoltura, allora si inauguri un dialogo a livello regionale.

“Entro giugno – assicura Fava – la Regione Lombardia anticiperà la Pac agli agricoltori e con Bruxelles manterremo un dialogo costante, per evitare di vedere calata dall’alto una riforma troppo burocratica”.

I Master Breeder. Per la prima volta, l’Associazione mantovana allevatori consegna il Master Breeder alla carriera. “Un Golden Breeder – dice Alberto Gandolfi – che va a Giulio Sereni, suinicoltore, per l’impegno profuso in Apa fin dalla sua nascita, oltre 60 anni fa, con grande slancio, perizia e generosità”.

Gli altri premiati con i Master Breeder, riconoscimento annuale agli allevatori che hanno raggiunto importanti risultati sulla base di parametri scientifici, sono stati: azienda agricola Angelo Gozzi di Viadana (categoria fino a 30 vacche); azienda agricola Piccoli Costantino, Francesco e Luca di Marmirolo (da 31 a 70 vacche); azienda agricola Cabrini Roberto, Alessandro e Matteo di Magnacavallo (da 71 a 120 vacche); azienda agricola S. Antonio di Fabio e Gianni Piva di Casalromano (da 121 a 180 vacche); società agricola Manzoli Marco, Guido e Massimo di Magnacavallo (da 181 a 250 vacche); azienda agricola Casa Nuova di Angelo e Realdo Musa di Casaloldo (oltre 250 vacche).

Gli eletti nel consiglio di amministrazione. Sono stati eletti nel consiglio, per il periodo 2013-2016: Diego Belletti, Fabio Gandolfi, Claudio Casareggio, Roberto Chizzoni, Alberto Cortesi, Lorenzo Donà, Davide Errera, Giuseppe Freretti, Alberto Gandolfi, Kristian Minelli, Tomas Ronconi, Andrea Tosi, Nicola Valenza, Fabio Mantovani, Alessandro Capuci, Gian Luigi Gualdi. Membri di diritto, in quanto presidenti di sezione: Fabio Piva (frisona), Pier Emilio Sbarra (suini).
di C. S.

1.800.000 Euro per le convenzioni con le aziende agro-zootecniche

fonte: Parks.it (vedi articolo originale)

Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia ha destinato 1.800.000 Euro per le convenzioni con le aziende agro-zootecniche per le stagioni agrarie 2012/2013 e 2013/2014, innalzando la somma precedentemente stanziata (pari a circa 600.000 Euro per l’annata 2011/2012) e proponendo nuovi indirizzi per l’assegnazione dei fondi. La decisione è stata adottata a seguito dell’elevato numero di richieste giunte all’Ente ed ai risultati positivi dei convenzionamenti negli scorsi anni.
Le convenzioni, stipulate mediante scrittura privata, consistono in un contributo economico erogato dall’Ente Parco (per un massimale di 10.000 Euro per ciascuna azienda) per lo svolgimento di attività ordinarie funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell’assetto idrogeologico e per promuovere prestazioni a favore della tutela delle vocazioni produttive del territorio. I parametri di costo delle attività oggetto di convenzionamento rivengono, pro quota, dal vigente “Prezziario dei lavori ed opere forestali ed arboricoltura da legno della Regione Puglia”.

Abbiamo deciso di far crescere questa voce in bilancio – afferma il Presidente dell’Ente Cesare Veronico – per rispondere ad un’esigenza comune al Parco ed alle aziende agro-zootecniche che in esso operano: incrementare i fondi significa allargare ulteriormente il numero di soggetti che interagiscono con il nostro Ente e che si fanno, a loro volta, promotori, custodi e prime sentinelle di un territorio che si accinge ad accogliere un numero sempre crescente di visitatori, nel rispetto dei principi di protezione della natura e del paesaggio”.

Rispetto agli anni precedenti non sono previsti fondi per l’attività di prevenzione incendi (a fronte di un potenziamento delle attività di avvistamento affidate alle associazioni di volontariato) e per l’attivazione di connessioni satellitari ad internet. Sono immutate, invece, le condizioni e le modalità di assegnazione di contributi per migliorare l’approvvigionamento idrico e la sicurezza passiva delle aziende zootecniche che allevano specie ovi-caprine ed utilizzano pascoli naturali. A breve sarà presentato l’avviso pubblico con le modalità ed i criteri di assegnazione dei fondi e con i tempi di attuazione delle convenzioni.

Zootecnia, al via il progetto Zoone: Abruzzo partner dei Paesi dell’Adriatico

fonte: Gazzetta Commerciale (vedi articolo originale)

Il Progetto Zoone – Zoo technical Networking for a sustainable innovation in Adriatic Euroregion “Rete Zootecnica per l’innovazione sostenibile nei Balcani” arriva in Abruzzo con workshop e visite ad allevamenti di bovini di razza Marchigiana dal 16 al 18 aprile.

Il progetto prevede la cooperazione con i Paesi dell’Area Adriatica per rafforzare, attraverso un modello di zootecnica basato su conoscenza ed innovazione, le economie delle aree rurali, assicurando, al contempo, una sostenibilità ambientale, economica e sociale. E’ questo l’obiettivo della rete di cooperazione scientifica ed istituzionale nata all’interno del progetto europeo Zoone che vuole dare supporto alle imprese del settore zootecnico nelle aree rurali di Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia e Slovenia anche attraverso la costituzione di “stalle pilota” per l’introduzione della razza bovina Marchigiana e la valorizzazione e la tutela dei bovini di razza Podolica e autoctoni nei Paesi di origine.

Da martedì 16 e fino a giovedì 18 aprile, in Abruzzo e nelle Marche ci sarà l’incontro tra i partner istituzionali del progetto Zoone (www.zooneproject.eu): la Regione Abruzzo è partner istituzionale del progetto che rientra nel Programma Ipa Adriatico CBC 2007-2013 (Priorità 1-Cooperazione economica, sociale ed istituzionale Misura 1.1-Ricerca e Innovazione) insieme alla Regione Marche(capofila), all’Università Politecnica delle Marche, all’Università degli studi di Udine (Dipartimento di Scienze Ambientali e Animali), al Ministero dell’Agricoltura, Alimentazione e Tutela del Consumatore dell’Albania, all’Università di Sarajevo, Facoltà di Agricoltura (Bosnia Erzegovina), all’Agenzia per lo Sviluppo Rurale dell’Istria (Croazia), all’Università di Belgrado, facoltà di Agricoltura (Serbia) e la Camera per l’Agricoltura e la Forestazione (Slovenia).

«Il settore zootecnico rappresenta per l’economia agricola abruzzese un settore strategico soprattutto nelle zone interne – spiega Mauro Febbo, Assessore politiche agricole e di sviluppo rurale, forestale, caccia e pesca della Regione Abruzzo – l’amministrazione Regionale ha inteso promuovere diverse politiche di intervento al fine di consentire lo sviluppo e il sostegno anche attraverso azioni di valorizzazione e promozione delle razze bovine e dei loro prodotti. Infatti la stessa politica comunitaria pone nella valorizzazione delle produzioni tipiche locali una delle tematiche prioritarie attorno alla quale ruota la promozione e lo sviluppo del territorio. Pertanto è interesse della Regione Abruzzo valorizzare ancora di più il patrimonio zootecnico con lo scopo di incidere sullo sviluppo e sostegno delle piccole imprese agricole soprattutto quelle delle zone marginali e montane, fonte di occupazione e di produzione del reddito di molte aree rurali».

Attraverso il progetto sarà possibile creare una rete scientifica ed istituzionale permanente per lo scambio e la condivisione di buone pratiche, risultati scientifici e competenze, la sensibilizzazione degli allevatori, dei tecnici e dei consumatori circa l’importanza di innovazione e qualità nell’allevamento bovino, per migliorare la produzione di carne e la competitività del settore e per il trasferimento di know-how specifico a livello tecnico ed istituzionale. In particolare la Regione Abruzzo curerà le attività legate alla definizione di una “Strategia transnazionale per un sistema zootecnico innovativo ed integrato” per proporre, attraverso un Documento strategico, un modello sostenibile di assistenza tecnica innovativa ed integrata per il settore zootecnicodell’Euroregione Adriatica.

IL PROGRAMMA. La delegazione dei partner di progetto arriverà a Teramo nella giornata del 15 aprile, nella giornata del 16 i partner saranno protagonisti di una prima tavola rotonda che si terrà a Villanova di Cepagatti (Pescara) nella sede de La Valle della Pescara (Mercato Ortofrutticolo) a partire dalle ore 9.30. Nel pomeriggio la delegazione visiterà alcuni allevamenti nel territorio di S. Giorgio di Castiglione Messer Raimondo e sarà anche ad Atri per una visita al borgo ducale.

Nell’ambito del progetto la Direzione politiche Agricole e di Sviluppo Rurale, Forestale, Caccia e Pesca, Emigrazione della Regione Abruzzo organizzerà il 17 aprile a Mosciano Sant’Angelo, a partire dalle 9.30 nella facoltà di Agraria, il 3° Capacity building workshop sui punti di forza, debolezza e sulle prospettive del sistema zootecnico con l’introduzione dei lavori a cura di Antonio Prospero, Presidente della III Commissione Agricoltura del Consiglio regionale d’Abruzzo e con la partecipazione di esperti dell’Università di Teramo (Facoltà di Agraria e Veterinaria), della Asl di Teramo e dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale”. A conclusione del workshop la delegazione farà visita nel pomeriggio al borgo di Civitella del Tronto e ad alcune aziende del posto. La giornata del 18 aprile sarà invece dedicata ad una visita interregionale di studio nella regione Marche.

Sottoscritto accordo di filiera “Born in Sicily”, volto al rilancio della zootecnia iblea

Pubblicato su Radiortm (vedi articolo originale)

E’ stato sottoscritto l’ accordo di filiera sul “Born in Sicily” per tutelare gli allevatori e rilanciare la zootecnia iblea (n.r. Ibleo, nella moderna accezione sta per ragusano, deriva da Ibla, antica città della Sicilia, che oggi corrisponde a Ragusa). E’ stato fatto un passo molto importante per il rilancio di un settore economicamente in crisi ma di fondamentale importanza per l’economia siciliana! Così afferma Orazio Ragusa e ricorda che: “L’accordo di filiera è lo strumento per intervenire concretamente in favore degli agricoltori che, col proprio lavoro e la propria terra, producono beni made in Sicily. Chi far parte del sistema filiera potrà beneficiare di aiuti pubblici o interventi regionali come ad esempio la Legge KM 0, per la realizzazione del catalogo promozionale dei prodotti regionali agroalimentari ed i cui iscritti saranno collegati alla ristorazione ospedaliera, alla refezione scolastica, alle filiere corte e agli altri accordi di filiera sul BORN in SICILY. Sempre all’interno dello stesso accordo viene inserito, continua Orazio Ragusa: il prezzo minimo del latte fissato per 42 centesimi + IVA per il latte bovino e di 80 centesimi + IVA per il latte di pecora.”

Sardegna: approvazione graduatoria quote latte

fonte: Sardegna Agricoltura (vedi articolo originale)

Argea ha approvato le graduatorie regionali di merito e l’elenco delle domande escluse relative alla riassegnazione ai produttori sardi, per la campagna 2013/2014, di un quantitativo di quote latte di 529.244 kg, derivanti dalla riserva nazionale.

Informazioni sulla procedura
Eventuali informazioni o chiarimenti potranno essere richiesti contattando l’Agenzia Argea – Area di coordinamento istruttorie e attività ispettive ai seguenti numeri: 079-2068480 (Dott.Raffaele Falzoi), 079- 2068486 (P.A. Vincenzo Auzzas), 079-2068487 (Dr.Mario Desole), 079-2068477 (Sig.ra Sotgiu Carmela).

Per il procedimento consultare la pagina nel sito della Regione Sardegna

Decreto sulle quote latte per le aziende ragusane e agrigentine colpite dal ciclone

fonte: SI24 (vedi articolo originale)

Una boccata d’ossigeno per le aziende agricole colpite dal ciclone “Athos” nei giorni di metà marzo dello scorso anno nei territori delle province di Agrigento e Ragusa, che causò una forte riduzione della produzione di foraggio per il bestiame.

L’assessore alle Risorse agricole e alimentari, Dario Cartabellotta, ha firmato un decreto “con il quale alle aziende ricadenti nelle zone sopra indicate, non si applica la revoca della quota latte per il mancato raggiungimento dell’85% di quota prodotta nella campagna 2012- 2013”. Lo annuncia una nota dell’Assessorato della Regione siciliana

Zootecnia. Aziende da latte dimezzate. Da 3.500 a 1.700 aziende

fonte: S.I.VE.M.P Veneto (vedi articolo originale)

Fino a 800 nel 2030. Aggregazione di produttori, innovazione tecnologica, formazione manageriale per i titolari di allevamenti. Sono solo alcune strategie che, se messe in atto, potrebbero salvare il settore lattiero-caseario italiano dall’inarrestabile emorragia di allevamenti in atto da tempo.

Lo stabilisce la ricerca biennale sugli scenari alternativi per l’azienda da latte del 2030 (Innovalatte 2030) finanziata dalla Regione Emilia-Romagna e InterPuls e coordinata dal Crpa in collaborazione con l’Università di Bologna, l’Università olandese di Wageningen e la Fondazione Rosselli di Torino. Per capire quale sarà il trend delle aziende da latte nei prossimi anni bastano alcuni dati Agea elaborati dal Crpa.

Nella campagna lattiero-casearia 2003/2004, quando Agea istituì il registro pubblico delle quote latte, furono consegnati 10,8 milioni t di latte prodotto da 61.000 allevatori. Nella campagna 2011/2012 la produzione rimase invariata, ma il numero di stalle era sceso a 37.000. Analogo l’andamento per l’Emilia-Romagna, dove neanche la specializzazione verso una Dop come il Parmigiano Reggiano ha arrestato l’emorragia di allevamenti. Che dal 2000 al 2010 sono passati da 4.790 a 3.800, ferma restando la produzione sull’1,7-1,8 milioni t di latte.

Sulla scia di questo trend quale sarà il futuro delle aziende da latte? Spiega Alberto Menghi, Crpa: «Abbiamo ipotizzato nel comprensorio del Parmigiano Reggiano una situazione cautelativa in cui nel giro di 10 anni le dimensioni aziendali cresceranno, gli allevamenti sotto 50 capi scompariranno e la produzione di latte aumenterà del 5% a seguito dell’abolizione delle quote. In base a tali ipotesi, calcoliamo che in Emilia-Romagna si potrebbe passare in 10 anni da 3500 a 1700 aziende da latte e un’ulteriore proiezione al 2030 indica che potrebbero restare attive sul territorio 800 aziende.

Arrestare questo processo non è possibile, ma rallentarlo sì. Come? Attraverso l’aggregazione dei produttori e l’innovazione tecnologica». E precisa: «Per i prodotti Dop si potrebbero creare delle interprofessioni. Già da soli i formaggi Dop Asiago, Gorgonzola, Parmigiano Reggiano e Grana Padano sarebbero in grado di regolare la produzione del 46% circa del latte nazionale. Tra i produttori di latte a uso alimentare servirebbe una Op nazionale, che potrebbe regolare almeno la produzione del 33% di latte, come previsto dal Pacchetto latte. Questo ci permetterebbe di contrattare il prezzo del latte con le principali industrie casearie italiane e mondiali. Quanto all’innovazione tecnologica, dovrà venire sviluppata o comunque testata sul territorio nazionale e richiedere livelli bassi di manutenzione».

Altri fattori strategici riguardano «il rafforzamento dei disciplinari Dop, una formazione manageriale per i titolari d’azienda e una tecnica per gli addetti di stalla».

Alessandra Ferretti, Terra e Vita.

Agriumbria: Bogliari, in mostra la vitalita’ dei prodotti zootecnici

fonte: ASCA (vedi articolo originale)

La 45ma edizione di Agriumbria apertasi ieri (sino a domenica 7 aprile) che ha visto gia’ migliaia e migliaia di visitatori, e’ un positivo segnale di ripresa del settore che vede nella zootecnia la protagonista della manifestazione.

”Le mostre, le rassegne, i concorsi e i banchi di assaggio dei prodotti zootecnici che avranno luogo nel corso delle tre giornate umbre – ha detto il Presidente di Umbriafiere, Lazzaro Bogliari – rappresentano la vitalita’ e la determinazione degli allevatori che, investendo nel miglioramento genetico e nella selezione dei loro allevamenti, reagiscono alle condizioni di precarieta’ nelle quali operano. Questa vitalita’ viene confermata dalla numerosa partecipazione di specie e razze esposte negli appositi ring del quartiere fieristico nei quali avra’ luogo il confronto fra i capi zootecnici iscritti a differenti Libri Genealogici nazionali”.

Presenti le varie associazioni, cosi’ le razze Chianina, Marchigiana e Romagnola. Queste possono fregiarsi del Marchio IGP ‘Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale’, il cui omonimo Consorzio di Tutela e’ in fiera con un proprio spazio espositivo.

C’e’ anche il consorzio Carni Bovine Italiane (CCBI) che, con il proprio laboratorio mobile di sezinamento, mette in condizione di attuare la filiera corta a tutte quelle piccole aziende non attrezzate per la lavorazione e la commercializzazione delle carni prodotte nei propri allevamenti. Tra le mostre svolte e in svolgimento, quelle interregionali della razza Chianina e Frisona Italaina. Le regioni nelle quali la Frisona Italiana rappresenta un importante bacino di produzione sono la Toscana, l’Umbria, le Marche, il Lazio e l’Abruzzo con oltre 850 allevamenti e con 43.000 vacche iscritte al LGN (DPR 1290 del 26 maggio 1959).

Non e’ mancato un convegno ”sull’alimentazione dei bovini: le buone pratiche tecniche, gli aspetti economici” che hanno visto come relatori, illustri docenti universitari ed esperti del settore. Fra gli esperti, Igino Andrighetto, docente di zootecnia all’universita’ di Padova e direttore all’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie, Lea Pallaroni, segretario generale di Assalzoo, Riccardo Compiani, veterinario e ricercatore all’universita’ di Milano, Simone Mellano, direttore di Asprocarne Piemonte, Fabiano Barbisan, presidente del Consorzio Italia Zootecnica.

Domani si terra’ la prima edizione della Olimpiade del gastronomo delle carni, organizzata da Federcarni della provincia di Perugia – Confcommercio, in collaborazione con la Federazione nazionale di categoria. La gara prevede una fase di qualificazione, che si svolgera’ nel corso della mattinata, con una prova scritta e prove tecniche e nel pomeriggio una gara di trasformazione di 5 prodotti in ”pronti a cuocere”.

Sempre domani si svolgera’ l’Assembla nazionale Federcarni, con la presenza del presidente Maurizio Arosio, del Consiglio nazionale e di operatori provenienti da tutta Italia. Ad Agriumbria anche le macchine per l’agricoltura e le piu’ moderne per le coltivazioni e l’aratura. Per l’occasione l’associazione auto-epoca di Assisi ha portato in mostra vecchi trattori agricoli, tutti con certificazione ”storica”.

Proseguono gli incontri a Ragusa dei componenti il Distretto Regionale Lattiero Caseario volti a risollevare il comparto zootecnico attraverso un piano di rilancio.

fonte: insulareport.it (vedi articolo originale)

Alla presenza dei rappresentanti delle Università di Palermo e di Catania, del Corfilac, della Smap, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, dell’Associazione Regionale Allevatori, delle Organizzazioni Regionale Agricole e della Cooperazione, sono state approfondite le azioni avviate sul piano promozionale e per la concretizzazione di misure ritenute indispensabili per un rilancio della Filiera Lattiero-Casearia siciliana, il tutto alla luce di quanto scaturito dagli incontri recentemente avuti dal Distretto con l’Assessore Regionale per le Risorse Agricole che hanno già portato alla emanazione del cosiddetto “decreto salva quote” ed alla convocazione di un incontro per l’avvio della trattativa per la fissazione del prezzo regionale del latte in Sicilia anche attraverso la sottoscrizione di una “patto di filiera” a garanzia delle produzioni isolane. All’ordine del giorno dei lavori del Comitato Tecnico Distrettuale, l’approfondimento della recente riforma della PAC e la formulazione di proposte a sostegno della zootecnia siciliana mirate a valorizzare le opportunità offerte dalla nuova programmazione per l’utilizzo produttivo dei Fondi Comunitari 2014/2020 e dalla predisposizione del nuovo Piano Zootecnico Regionale annunciato e presentato dall’assessore Dario Cartabellotta in occasione dell’incontro tenutosi a Palermo la scorsa settimana con l’intervento dei rappresentanti del Distretto. “Il momento non è dei migliori – spiega Enzo Cavallo, Presidente del Distretto – . L’attuale situazione di crisi non ha precedenti. Per questo è necessario organizzarsi per sfruttare le opportunità offerte dai fondi comunitari per attenuare l’incidenza dei costi di produzione, per facilitare l’accesso al credito e per favorire la valorizzazione delle nostre produzioni. Occorre conquistare più ampi spazi di mercato attraverso il rilancio delle nostre ottime produzioni nell’interesse non solo dei produttori ma anche dei consumatori. Il Distretto – conclude Cavallo – intende operare sul piano progettuale ma anche sotto l’aspetto propositivo collaborando ad azioni sinergiche mirate a sostenere le imprese e a favorire lo sviluppo della Filiera”.

Valle D’Aosta – La zootecnia di montagna soffre i ritardi di un concreto Piano di sviluppo

fonte: valledaostaglocal.it (vedi articolo originale)

Nel 2012 in Valle d’Aosta sono diminuiti dell’1,7 per cento gli allevamenti di bovini (le aziende dalla più grande alla individuale più piccola sono in tutto 1.096) anche se sono aumentati dello 0,3% i capi di razza valdostana. I dati sono emersi dal bilancio dell’Associazione regionale degli allevatori (Arev), che è stato presentato questa mattina durante il congresso regionale che si è svolto nella sala congressi della Gran Place a Pollein.

Nel dettaglio, i bovini di razza pezzata rossa sono cresciuti dell’1,66% mentre quelli della razza pezzata nera sono diminuiti dell’1,59%. Per quanto riguarda i caprini i capi in Valle sono circa 5.000, mentre il numero degli ovini è di circa la metà.All’assemblea hanno partecipato circa 200 allevatori, molti dei quali si son detti preoccupati per l’andamento del settore.

“Il problema delle aziende in questi tempi – ha dichiarato il direttore dell’Arev, Edi Henriet – e’ soprattutto economico e non riguarda l’attività in sé ma i risultati complessivi, che sono sempre meno soddisfacenti. Sono necessarie risorse per sostenere la produzione, che è calata, ma soprattutto per migliorarla, altrimenti non c’è futuro”.

Il presidente della Giunta Augusto Rollandin ha ribadito che “i problemi piu’ gravi per il settore derivano dalla redditività, con un grande lavoro a cui non corrisponde un altrettanto grande guadagno, e la sanità, sulla quale sono stati compiuti interventi molto efficaci su alcune malattie quasi del tutto debellate. Certo, possiamo e dobbiamo fare di più”.

Per Gerardo Beneyton, presidente di Caseus Montanus, “le dichiarazioni di Henriet da un lato ci fanno piacere perchè attestano importanti passi avanti a fianco delle aziende agricole per alzare il livello sia della qualità del lavoro sia della razza valdostana, ma ci preoccupano perchè confermano la scarsa valorizzazione della produzione del latte e della fontina. Occorre un’inversione immediata di rotta, per evitare che le peggiori previsioni si trasformino in drammatica realtà”. Beneyton sostiene che “marchiare come fontina tutto il formaggio valdostano non aiuta l’economia valdostana, ma abbassa la qualità del marchio e vanifica gli sforzi di tanti allevatori”.

Dal canto suo l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Isabellon, sottolinea che “Il nuovo Piano di sviluppo rurale, in fase di predisposizione, costituisce un passaggio fondamentale per le aziende agricole e zootecniche valdostane in un momento economico difficile”. Tra i punti evidenziati dall’assessore, ”il mantenimento degli aiuti”, ”la salvaguardia del territorio”, ”assicurare la qualita’ dei prodotti e non appiattirsi verso il basso”, ”valutare il corretto dimensionamento delle aziende”.

”Il 2012 – ha concluso – e’ stato un anno difficile in cui la valle d’Aosta ha patito forti tagli, con il patto di stabilita’ che impedisce di utilizzare quanto si ha in cassa. Ora bisogna guardare al futuro cercando di mantenere una linea sul nuovo Piano di sviluppo”.

Incontro del Distretto Produttivo Siciliano Lattiero Caseario Zootecnica e produzione lattiero casearia, ci vuole un patto di filiera

fonte: il giornale di Ragusa (vedi articolo originale)

Presso la sede del Corfilac, a Ragusa, si è riunito il Comitato Tecnico Scientifico del Distretto Produttivo Siciliano Lattiero Caseario. Alla presenza e con gli interventi dei rappresentanti delle Università di Palermo e di Catania, del Corfilac (che col presidente Giuseppe Licitra, coordina l’attività del Comitato), della Smap, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, dell’Associazione Regionale Allevatori, delle Organizzazioni Regionale Agricole e della Cooperazione, è stato fatto il punto sulle iniziative e sulle attività del Distretto nell’isola e sono state approfondite le azioni avviate sul piano promozionale e sotto l’aspetto propositivo per la concretizzazione di misure ritenute indispensabili, perché vitali, per un rilancio della Filiera Lattiero-Casearia siciliana ed in particolare per il settore zootecnico regionale, oggi più che mai frustrato dalla grave crisi che investe la nostra economia e, soprattutto, la nostra agricoltura.

E ciò nella piena consapevolezza che occorre puntare al contenimento dei costi di produzione, alla fruizione di finanziamenti accessibili ed alla massima valorizzazione ed alla difesa da ogni forma di concorrenza sleale, delle produzioni tipiche siciliane dalla cui commercializzazione scaturisce il reddito dei produttori che hanno bisogno di maggiori certezze economiche per poter guardare al loro futuro. Il tutto anche alla luce di quanto scaturito dagli incontri recentemente avuti dal Distretto con l’Assessore Regionale per le Risorse Agricole ed Alimentari che hanno già portato, fra l’altro, alla emanazione del cosidetto “decreto salva quote” ed alla convocazione dell’incontro (in programma domani a Palermo) per l’avvio della trattativa per la fissazione del prezzo regionale del latte in Sicilia anche attraverso la sottoscrizione di una “patto di filiera” a garanzia delle produzioni isolane.

All’ordine del giorno dei lavori del Comitato Tecnico Distrettuale, l’approfondimento della recente riforma della PAC e la formulazione di proposte a sostegno della zootecnia siciliana ed utilmente mirate a valorizzare le opportunità offerte dalla nuova programmazione per l’utilizzo produttivo dei Fondi Comunitari 2014/2020 e dalla predisposizione del nuovo Piano Zootecnico Regionale annunciato e presentato dall’assessore Dario Cartabellotta in occasione dell’incontro tenutosi a Palermo la scorsa settimana con l’intervento dei rappresentanti del Distretto, presenti insieme alla rappresentanza tutte le altri parti interessate.

Da tenere conto che il Comitato Tecnico attraverso i gruppi di lavoro che approfondiranno i temi in discussione, è impegnato a raccogliere e coordinare le varie proposte pervenute, per mettere il Distretto nelle condizioni di puntare a precisi obbiettivi mirati a rispondere, con misure celeri, snelle e concrete alle reali esigenze delle imprese impegnate nella Filiera e degli allevatori in particolare. In tal senso ciascun componente, per conto delle realtà rappresentate, si è impegnato a far pervenire in tempi quanto più brevi possibile, le proprie proposte che, col supporto dei dati e dei vari elementi settoriali, concorreranno alla formulazione del documento distrettuale destinato ad essere punto di essenziale riferimento per un serrato e produttivo confronto col Governo Regionale.

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