Pannelli solari biologici: il primo impianto radio al mondo alimentato a muschio

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Da qualche tempo i ricercatori dell’Università di Cambridge sono impegnati nella messa a punto di una nuova tipologia di celle solari biologiche per pannelli fotovoltaici. Il progetto “Moss Power” cerca di integrare le proteine responsabili della fotosintesi dei vegetali con la tecnologia dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica invece che di biomassa. Il risultato, unico al mondo, è una radio alimentata da muschi che formano un impianto solare biologico.

Nel 2011 viene concepito il primo modello concettuale che mostra il potenziale della BPV (bio-photo-voltaici), il “MOSS table”, un tavolo che genera energia e alimenta una lampada posizionata sopra di esso. Successive ricerche hanno condotto alla progettazione della MOSS FM, il primo impianto radio alimentato dalle piante. Il progetto è notevole perché è la prima volta che la tecnologia emergente è utilizzata per alimentare un oggetto che richieda più potenza di un display LCD.

Il meccanismo, i materiali e le specie vegetali

Il progetto consiste in dieci contenitori di muschio ordinatamente disposti che formano un impianto solare biologico che cattura gli elettroni generati durante la fotosintesi e li converte in elettricità, anche quando non c’è luce. Le celle solari biologiche usate nella MOSS FM sono formate da un composto di materiali che assorbono acqua, materiali conduttori e un composto biologico sul quale cresce il muschio.

I vasi che alimentano la radio sono connessi ad anodi (poli positivi) che accumulano gli elettroni generati dalla fotosintesi e catodi (poli negativi) dove gli elettroni vengono utilizzati. Un circuito esterno collega gli anodi ai catodi.

Teoricamente potrebbe essere usata ogni pianta fotosintetizzante per catturarne e sfruttarne la potenza elettrica, ma il team ha prototipato la radio scegliendo il muschio perché il suo processo fotosintetico è particolarmente efficiente nel generare elettricità.

Il team di progettazione

La radio è stata concepita e costruita da Fabienne Felder, la creativa e designer originaria della Svizzera, in collaborazione con il biochimico Paolo Bombelli e il biologo vegetale Ross Dennis dell’Università di Cambridge. Il Dottor Bombelli ha lavorato alle celle solari biologiche per anni. Questi studi ora sono conservati presso l’Università di Cambridge, dove il Dottor Bombelli sta lavorando come ricercatore senior nel gruppo del professor Chris Howe. A lui e ai progettisti Alex Driver e Carlo Peralta dobbiamo il “MOSS table” già citato.

Aspettative per il futuro

Se il 25% dei londinesi caricasse il proprio cellulare, tutti i giorni per due ore, con il muschio, si potrebbe risparmiare una quantità tale di elettricità da poter alimentare una piccola città, circa 42.5 milioni di KWH secondo la ricerca. A questo risultato si aggiungerebbero il ritorno economico e la riduzione di 39.632 tonnellate di CO2 all’anno. L’innovativa tecnologia è ancora tutta da perfezionare e investendo sulla ricerca i risultati sarebbero ancora maggiori.

I pannelli solari biologici possono essere paragonati ai primi campioni di pannelli fotovoltaici tradizionali. Anche i pannelli solari biologici dovranno passare attraverso le varie fasi di sviluppo: determinazione di materiali conduttori ottimali, le piante giuste e sistemi di irrigazione e manutenzione che garantiscano il flusso costante dell’elettricità.

Individuare le piante giuste dovrà essere uno studio a sé. I muschi sono estremamente resistenti all’essicazione, ma non gradiscono la luce diretta del sole. Una vegetazione variegata potrebbe essere la soluzione. Le risaie potrebbero fornire un buon ambiente per i pannelli solari biologici per via della quantità di acqua usata per nella loro coltivazione.

Si suppone che in cinque anni la tecnologia possa diventare applicabile in una forma commercialmente valida.

Agrofarmaci e agricoltura biologica, in Francia i ricercatori contestano l’Inra

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Francia sempre più sorprendente e quasi schizofrenica: all’annuncio choc della legge con cui intendono abolire l’uso degli agrofarmaci tradizionali da parte degli enti pubblici a partire dal 2020 e da parte degli utilizzatori non professionali a partire dal 2022 (vedere articolo) fa da contraltare uno studio del più prestigioso ente di ricerca transalpino (Inra) che suggerisce di autorizzare agrofarmaci chimici in agricoltura biologica per migliorarne la performance.

Un gigante pubblico per la ricerca scientifica in agricoltura
L’Inra (Institut national de la recherche agronomique) è l’istituto nazionale francese per la ricerca in agricoltura con circa 8.500 addetti a tempo pieno, cui si aggiungono circa 3.000 borsisti, a fronte di un budget di quasi 900 milioni di euro nel 2013, di cui 680 per incarichi di pubblica utilità e quasi 150 per attività di ricerca finalizzata.
Per fornire un’idea della dimensione di questo istituto, l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha (dati 2013) 477 effettivi e un budget (78 milioni di euro) pari a meno di un decimo di quello dell’Inra.
Il mercato italiano degli agrofarmaci (fonte Agrofarma) si colloca intorno ai 740 milioni di euro.

Sessantatrè Davide con la fionda in mano
I sessantatrè ricercatori che hanno contestato il lavoro dell’Inra provengono da differenti Università, Istituti, Centri di ricerca francesi (di cui ben 16 – molto coraggiosi, aggiungiamo noi – della stessa Inra) ed esteri e sono accomunati nella critica all’approccio utilizzato nell’affrontare l’argomento “Verso un’agricoltura ad alto rendimento. Vol.1 Analisi del rendimento dell’agricoltura biologica”, a loro avviso non obiettivo e talora impreciso.
La sezione “Qualità della produzione biologica” sarebbe stata infatti trattata in modo superficiale, con pochi riferimenti bibliografici, e la maggiore qualità della produzione biologica sarebbe stata minimizzata e diluita in altre considerazioni di minore importanza.
Nel capitolo “Qualità sanitaria della produzione dell’agricoltura biologica” il lavoro fa ampiamente riferimento alla relazione preparata dall’agenzia francese della sicurezza alimentare (Afssa, ora Anses) nel 2003 e poco altro e sorprendentemente ignora l’aspetto “La resistenza agli antibiotici nel bestiame” in cui il rapporto citato e altri lavori vedono notevolmente avvantaggiata l’agricoltura biologica.

All’altro cavallo di battaglia delle produzioni biologiche, i residui di antiparassitari negli alimenti, è dedicata solo mezza pagina, saltando a piè pari tutta la letteratura a sostegno della maggiore salubrità di una produzione senza residui.
In sintesi il rapporto minimizza i vantaggi in termini di salute del mancato utilizzo degli antiparassitari in agricoltura, arrivando a considerarlo un “non vantaggio”.
La sezione ambientale non sembra essere molto diversa: il dato di fatto che l’agricoltura biologica ha per unità di superficie meno perdite di nitrati in falda viene “ingentilito” citando una meta-analisi dalla quale si evince che la differenza si annulla o addirittura si inverte quando si considerano i quantitativi di nitrati immessi per unità di prodotto.
Anche la parte del confronto dei dati produttivi sembra avere vizi metodologici, arrivando a confrontare campioni molto diversi e situazioni che avvantaggiano l’agricoltura convenzionale (es. monocolture di cereali).

L’agricoltura biologica con gli erbicidi è meglio
Il lavoro prosegue con i risultati di un’indagine empirica sulla produttività e la redditività dell’agricoltura biologica condotta analizzando informazioni disponibili in alcune banche dati. Particolarmente singolare è il passaggio in cui gli autori evidenziano come la redditività degli appezzamenti coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica sia positivamente influenzata dal numero di trattamenti con erbicidi, mentre in agricoltura convenzionale ciò non succede.
A conferma che ciò non è una svista, gli autori infieriscono con i lettori arrivando a consigliare l’autorizzazione di erbicidi chimici per aumentare la performance dell’agricoltura biologica.

La risposta del gigante
La risposta dell’Inra, un documento di 50 pagine recapitato ai mittenti il 10 gennaio scorso, ribatte punto su punto ai rilievi dei 63 ricercatori, precisando inizialmente che l’obiettivo dello studio era risolvere il seguente interrogativo “Come rendere l’agricoltura biologica (francese) più produttiva e competitiva?” e non “E’ meglio l’agricoltura tradizionale o quella biologica?”.
Di fatto le considerazioni sui vantaggi e svantaggi dell’agricoltura biologica in materia ambientale sarebbero quindi un “allungare il brodo” (lo studio – per meglio dire il tomo – è di 372 pagine), a meno di non leggere tra le righe che l’unico modo per incrementare la performance dell’agricoltura biologica sia quello di renderla convenzionale, come sembra emergere dalle raccomandazioni finali “Dobbiamo temere una convenzionalizzazione dell’agricoltura biologica?”.
La scivolata sugli erbicidi non viene negata, anche se si da la colpa alla qualità delle banche dati utilizzate, ree – aggiungiamo noi – di aver fotografato una realtà che è molto frequente anche negli altri paesi – Italia in primis. Per il resto l’ente rimane sulle proprie posizioni, e il suo accusare i “Davide” di avere estrapolato delle singole frasi dal contesto, cambiandone di fatto il senso, fa parte del normale confronto dialettico che troviamo quotidianamente nelle schermaglie tra politici e giornalisti in Italia.

Un enzima proteggerà le coltivazioni dal maltempo

Pubblicato su Centrometeoitaliano (leggi articolo originalen)

Scoperto un nuovo metodo per proteggere dai danni del maltempo le coltivazioni. A scoprirlo un team di ricerca che è riuscito ad isolare un enzima che consente alle coltivazioni di sopravvivere anche sott’acqua in condizioni estreme. Grazie a questa nuova tecnica sarà possibile salvare le coltivazioni pure in caso di maltempo intenso. I ricercatori hanno individuato l’enzima cisteina ossidasi (Pco), che consente di mantenere stabili le proteine delle piante nonostante la carenza di ossigeno. La scoperta è rivoluzionaria in quanto adesso consente di programmare le coltivazioni anche in zone dove un tempo era proibitivo.

Rivoluzione nel campo dell’agricoltura. Adesso il maltempo non fa più paura, grazie ad un enzima che proteggerà le coltivazioni dai danni che possono causare piogge intense e rovesci in generale. La scoperta è stata fatta da un team italiano e consentirà a chi si occupa di agricoltura di aprire nuovi orizzonti.

Fondi milionari all’agricoltura, ispettori «sostituiti» da Google

Pubblicato su Corriere del Veneto (leggi articolo originale)

VENEZIA — Google fa un sacco di cose: trova pagine internet, esegue operazioni matematiche, calcola conversioni in valuta straniera e individua sulla mappa indirizzi, luoghi e imprese. Non solo. Ora permette agli agricoltori di ridurre al minimo il tempo da dedicare alle procedure burocratiche per accedere ai fondi europei per l’agricoltura. Il colosso informatico di Mountain View sta sviluppando per conto dell’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa) un’applicazione che permette agli utenti di fare una fotografia con il proprio cellulare e certificare così il luogo e l’orario dello scatto senza possibilità di manomissione. «In questo modo gli agricoltori che devono eseguire o eliminare opere specifiche sui loro campi per accedere ai finanziamenti europei potranno autocertificare l’avvenuta realizzazione o abbattimento delle strutture con un semplice scatto del telefono senza dover perdere tempo con continui controlli degli ispettori», spiega il direttore dell’Avepa Fabrizio Stella. Il programma di geolocalizzazione di Google permetterà inoltre agli ispettori di condividere in tempo reale tutte le informazioni necessarie per ridurre al minimo le verifiche dei funzionari dell’Avepa. «Le aziende agricole venete ricevono fondi pubblici e per questo devono essere sottoposte a continui controlli – prosegue Stella -. I controlli burocraticiperò interferiscono con il lavoro quotidiano delle aziende e portano via quasi cento giorni all’anno rappresentando un costo a volte insostenibile».

L’introduzione delle autocertificazioni dunque dovrebbe ridurre i tempi dei controlli e tradursi in una maggiore produttività per le singole aziende. D’altra parte, l’uso delle coordinate gps in agricoltura non è una novità. Tutte le operazioni dalla semina alla raccolta vengono fatte con l’uso di strumenti informatici di precisione e, secondo i tecnici di Avepa, non ci saranno difficoltà di adattamento alle nuove tecnologie. A partire da quest’estate infatti sarà introdotta anche la firma elettronica per l’accesso al gasolio agevolato destinato all’agricoltura. I titolari delle aziende che finora avevano un libretto cartaceo che doveva essere compilato manualmente ogni volta che si acquistava la quota prevista di carburante a prezzi calmierati potranno accedere alle provviste con una semplice certificazione elettronica garantita dalle cosidette wacom (tavole adatte alla registrazione delle firme elettroniche già in uso nelle concessionarie autostradali e in alcuni uffici avanzati della pubblica amministrazione).

«Con queste operazioni abbiamo risparmiato un milione e settecentocinquantamila fogli di carta, pari a duecento metri linerai di archivio», conclude Stella. L’introduzione di strumenti informatici ha anche migliorato negli ultimi anni la qualità dei controlli spingendo gli istituti di credito ad anticipare i finanziamenti comunitari che arrivano scaglionati a quasi un anno di distanza. Le aziende agricole che hanno diritto a un finanziamento comunitario potranno chiedere all’Avepa due codici pin. Una prima chiave numerica per controllare presso una ventina di istituti convenzionati i tassi di interesse agevolati delle anticipazioni (che in media si aggirano sul 4,5% e non hanno spese di istruttoria) e una seconda chiave per aprire un conto corrente dedicato su cui verrà versato dall’istituto di credito l’80% del finanziamento previsto. A quel punto i titolari delle aziende agricole potranno svuotare il conto fino all’ultimo centesimo e non dovranno fare più nulla: sarà la stessa Avepa a versare, quando Bruxelles erogherà i fondi, il corrispettivo finanziario comprensivo degli interessi per chiudere il conto. Il fondo complessivo per le aziende venete è di 350 milioni di euro.

Scarsita’ d’acqua: 11 innovazioni in agricoltura per affrontare il problema

Pubblicato su Greenbiz.it (leggi articolo originale)

Lo sfruttamento sregolato delle risorse idriche incrementa il timore di una sempre più crescente scarsità d’acqua. Il settore che ne soffrirà maggiormente, e che ne sta già pagando le conseguenze, è l’agricoltura. A parere degli esperti, la produzione di cibo attraverso la coltivazione dei campi potrebbe essere presto in pericolo se non si interverrà in breve tempo per risolvere il problema e per contrastare i cambiamenti climatici.

Un nuovo rapporto pubblicato dall’International Food Policy Research Institute (IFPRI), che porta il titolo di “Food security in a world of natural resource scarcity”, esamina 11 innovazioni da applicare in agricoltura per affrontare il problema della scarsitò d’acqua e la questione della crescente richiesta di cibo nel mondo. Nessuna delle tecnologie elencate, se prese singolarmente, può rappresentare una soluzione. Ma una combinazione delle diverse opzioni potrà migliorare le rese dei raccolti fino al 67% entro il 2050, accanto ad una riduzione del 50% dei prezzi degli alimenti.

Se non venisse effettuato alcun intervento, a parere degli esperti, le conseguenze sarebbero molto gravi, a partire da una riduzione del 18% delle rese dei campi di mais. Il rapporto illustra nei dettagli i diversi scenari e le possibili innovazioni, considerate da sole e in combinazione, che potrebbero garantire dei vantaggi all’agricoltura del futuro. Nello specifico l’ IFPRI fa riferimento a:

1) Protezione delle coltivazioni: nuovi metodi di gestione dei parassiti, delle malattie e delle erbe considerate infestanti.

2) Irrigazione goccia a goccia: tecnica che permette di innaffiare direttamente le radici.

3) Tolleranza alla siccità: scelta di piante che risultano più resistenti alla scarsità d’acqua.

4) Tolleranza ai climi caldi: scelta di piante in grado di sopportare temperature elevate.

5) Gestione integrata della fertilità del suolo: nuovi fertilizzanti e nuove soluzioni per il compostaggio.

6) Uso efficiente dell’azoto: scelta di piante che rispondano al meglio ai fertilizzanti.

7) Riduzione delle arature (“No-Till”): tecnica di coltivazione che non richiede di arare rivoltare la terra e che prevede l’utilizzo di coperture per i terreni.

8) Agricoltura biologica: tecniche di coltivazione che escludono pesticidi e Ogm.

9) Agricoltura di precisione: impiego di macchinari guidati da Gps e da sistemi per la gestione automatica del lavoro nei campi.

10) Irrigazione a pioggia: tecnica di irrigazione che utilizza speciali erogatori per l’acqua.

11) Impiego di canali: tecnica di irrigazione che prevede l’utilizzo di dighe di terra e di canali per indirizzare l’acqua verso le coltivazioni.

Secondo gli esperti, la tecnica “No-Till” porterebbe ad incrementare le rese delle coltivazioni di mais del 20% entro il 2050, ma associarla a metodi di irrigazione adatti potrebbe garantire un miglioramento del 67%. L’agricoltura di precisione, invece, potrebbe assicurare un aumento della resa delle coltivazioni di grano pari al 35%.

L’insieme delle tecniche indicate potrà incoraggiare gli agricoltori ad applicare nuove metodologie di coltivazione per affrontare la scarsità d’acqua e i cambiamenti climatici. Per i ricercatori e gli addetti ai lavori sarà più semplice valutare l’impatto delle nuove opzioni di coltivazione, grazie ad uno strumento interattivo messo a disposizione dall’IFPRI: l’AgriTech Toolbox.

Scarica qui il rapporto “Food security in a world of natural resource scarcity”.

Marta Albè

Gloria Monasterolo: ‘Meccanizzazione Agricola una ricchezza che i cinesi non riescono a copiarci’

Pubblicato su Targatocn (leggi articolo originale)

Torna a Savigliano la Fiera Nazionale della Meccanizzazione Agricola che celebra, dal 14 al 16 marzo, la sua 33^ edizione.

Una vetrina di tre giorni dedicata alle tecnologie in agricoltura in una provincia, quella di Cuneo, che rappresenta a livello nazionale un panorama di realtà produttive di indiscussa eccellenza in campo agroalimentare.

Gloria Monasterolo presidente dell’Ente Manifestazioni ha sottolineato alla conferenza di presentazione: ‘La Meccanizzazione Agricola è una ricchezza che i cinesi non riescono a copiarci, Savigliano sempre più leader nel settore. Abbiamo lavorato tanto per crescere in qualità e quantità. Tre giorni in cui i riflettori del mercato nazionale e non solo dell’agricoltura saranno puntati sulla nostra città’

‘Il modello Cuneo – afferma il presidente della Camera di Commercio di Cuneo Ferruccio Dardanello – continua a far proseliti. Studieranno alla Luiss anche questo evento ed il distretto saviglianese, dobbaimo crederci prima di tutto noi, perchè gli altri ci prendono da esempio’

L’area fieristica di Borgo Marene con un’esposizione di 44 mila metri quadrati e appuntamenti di approfondimento sulle novità del settore è importante punto di incontro tra l’industria che produce strumenti di lavoro e il singolo operatore che li utilizza con la consapevolezza di dover affrontare le sfide del mercato e l’evoluzione delle tecniche agricole. Anche quest’anno saranno presenti più di 350 espositori di attrezzature e macchinari agricoli nuovi e usati, per la pianura, la collina, la montagna, il giardinaggio.

Come sempre verrà dedicata grande attenzione ai temi di maggior rilievo per il settore attraverso una serie di incontri e convegni organizzati in collaborazione con le principali associazioni di categoria.

‘Anche nell’edizione 2014 s’intende proseguire la collaborazione con la Fondazione Symbola, continuando con l’assegnazione del premio sull’innovazione nel settore agricolo rivolto a tre aziende italiane che si sono distinte più di altre applicando metodi virtuosi ed efficaci con ricadute positive sulla produttività e sull’ambiente: il secondo rapporto sulle innovazioni tecnologiche green del settore a cura della Fondazione Symbola per le Qualità Italiane, in collaborazione con Coldiretti e l’Ente Manifestazioni di Savigliano e con il Patrocinio morale del Ministero dell’Ambiente sarà presentato durante la Fiera’

Agricoltura trentina sempre più hi-tech

Pubblicato su Trentino corriere alpi (leggi articolo originale)

TRENTO. Mele e vino, fragole e lamponi, pure le patate sono sempre più figli del web. L’agricoltura ha saputo cogliere, forse più rapidamente di altri settori produttivi, le potenzialità della rete. Lo stereotipo del contadino refrattario alle novità non regge di fronte all’utilizzo pervasivo che la campagna fa dell’information and communication technology. Per vedere il tempo che fa basta alzare lo sguardo al cielo. Ma se serve conoscere temperatura, umidità dell’aria e bagnatura del fogliame, dato essenziale per combattere funghi e muffe, meglio dare un’occhiata allo smartphone, al tablet o al pc, anche lontani dal proprio campo. E’ uno dei tanti servizi forniti dal Centro di trasferimento tecnologico della Fondazione Edmund Mach.

«L’app che collega gli utenti alle 85 stazioni della rete agro-meteo è stata elaborata dai nostri ingegneri» dice Michele Pontalti, direttore del Centro. «Sono informazioni molto apprezzate, tanto che è in elaborazione un’ulteriore applicazione che fornirà i dati biologici per valutare il rischio di proliferazioni d’insetti e funghi, e dati fenologici sulla crescita delle piante».

La rapidità (relativa) della diffusione del web nelle campagne si spiega con il ruolo che l’Istituto Agrario di San Michele, oggi Fondazione Edmund Mach, svolge da 140 anni: punto di riferimento per la formazione, per la sperimentazione delle varietà più adatte, per tutti i problemi che assillano i contadini, dai parassiti alle muffe. Prima si parlava col tecnico, oggi si consulta il pc o il telefonino. Magari non lo fanno gli anziani, ma in casa – le famiglie trentine sono tra le prime per utilizzo di internet – c’è sempre chi un’occhiata la può dare.

«Il territorio coltivato è costantemente monitorato e chiunque può accedere ai dati che forniscono un flusso d’informazioni costante che non sostituisce il rapporto diretto tra contadino e tecnico, anzi lo rende più efficace» osserva Pontalti. Il servizio è l’estensione multimediale del tradizionale bollettino tecnico, oggi fornito anche su web, dove assieme alle notizie sull’attività della Fondazione, vengono fornite previsioni e schede specifiche sull’attività di campagna: «Ne produciamo una cinquantina di edizioni l’anno spedite a circa 9 mila indirizzi. Abbiamo constatato non solo che i 2.500 utenti on line hanno confermato l’abbonamento, ma che aumentano le richieste di passaggio al digitale. Sono dati incoraggianti, frutto del patrimonio di credibilità che l’Istituto di San Michele si è costruito nel tempo. Il passaggio dal mondo cartaceo e quello digitale è una vera rivoluzione culturale: richiede impegno e tempo».

La diffusione dell’Ict nelle campagne intanto corre, anche a dispetto delle lentezze (relative rispetto all’Italia, ma in ritardo rispetto all’Europa) con cui è attivata la dorsale provinciale in fibra ottica («Un anno e più per collegare una nostra stazione al Navesel di Rovereto!»).

Un esempio viene dal progetto Pica – Piattaforma Integrata Cartografia Agri-vitivinicola – di Cavit cui Fem fornisce consulenza. E’ il programma con il quale, cumulando ed integrando le informazioni relative a conformazione e caratteristiche fisico chimiche dei terreni coltivati a vite, con i dati delle cantine sociali relative a soci e conferimenti, si crea una mappa che non solo fornisce previsioni produttive, ma indica anche le vocazioni (meglio chardonnay o pinot nero?) delle singole particelle. Una specie di “Trentino viticolo ideale”, di aiuto per le scelte colturali che, assieme al servizio di georeferenziazione, è un ottimo esempio di cosa si intenda – le cosiddette “ricadute” sul territorio – per trasferimento tecnologico dalla ricerca alla produzione. Processo che inizia sin dalla formazione degli studenti cui l’Istituto agrario offre dispense su web con interazione con i docenti e copertura wi fi gratuita nell’area scolastica. Una bella gara in cui la “campagna”, quanto a capacità industriale, oggi batte la “città”.

 

Echord ++, la robotica incontra l’agricoltura

Pubblicato su Agronotizie (leggi articolo originale)

Anche l’agricoltura e la logistica, come numerosi altri settori, possono trarre vantaggio concreto dagli sviluppi della robotica grazie al progetto europeo Echord++, che vede in prima linea l’Istituto di BioRobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, grazie a una serie di significativi finanziamenti, che potrebbero essere erogati portando beneficio anche al “sistema Toscana” e, in particolare alla provincia di Pisa, con la Valdera e il comune di Peccioli in prima linea.

Grazie a Echord ++ soluzioni per la robotica di servizio sono seguite dal “concept” fino al prodotto, creando un link fra idee, capacità di realizzarle e di proporle sul mercato, affinché un progetto possa nascere come un’intuizione, abbia la capacità di svilupparsi come se fosse un esperimento e possa concludersi trasformandosi in un prodotto commerciabile e utilizzabile da un alto numero di cittadini, con indubbi vantaggi per la qualità della loro vita. Sono proprio questi alcuni obiettivi di Echord++ , progetto finanziato dalla Comunità Europea che si concluderà nel 2018, per il quale l’Istituto di BioRobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa ha promosso un InfoDay ospitato alla “Casa domotica” di Peccioli (Pisa), con la partecipazione di 80 rappresentanti del mondo della ricerca e delle imprese. L’Istituto di BioRobotica della Scuola superiore Sant’Anna è particolarmente coinvolto in Echord ++ poiché costituisce una delle “3 RIFs” del progetto, ovvero è stato scelto come uno dei luoghi e una delle infrastrutture per testare le soluzioni robotiche e per verificare quanto siano realmente applicabili sul mercato.

Il nuovo progetto potrebbe portare numerosi progetti di sviluppo, di dimostrazione e di validazione dei robot di servizio. La robotica di servizio è un settore che comprende una gamma vasta di applicazioni, rivolte a una “platea” altrettanto ampia, con un impatto estremamente positivo. Ogni progetto che verrà selezionato e quindi finanziato potrà ricevere circa 300.000 euro. Sono previsti due bandi di concorso, in considerazione dell’ampio respiro di Echord++, il primo dei quali si aprirà a marzo 2014. Per ogni bando saranno selezionate circa 15 proposte, nei settori previsti dal progetto, come la robotica agricola (con numerose soluzioni per migliorare la produzione, la raccolta, le tecniche di coltivazione), la robotica logistica (per ottimizzare il trasporto e i processi industriali), la robotica “multiuso”, particolarmente interessante perché permette di spaziare verso lo sviluppo e l’applicazione in campi che non coincidono per forza con quelli specificati negli scenari di Echord ++.

“Il progetto – spiegano i ricercatori coinvolti in Echord ++ dell’Istituto di BioRobotica della Scuola superiore Sant’Anna, diretto da Paolo Dario – vuole colmare il gap tra il mondo della ricerca e quello dell’industria, nel campo della robotica e, attraverso due bandi di concorso, enti di ricerca e industrie possono presentare i progetti per sviluppare soluzioni robotiche, selezionate in un secondo momento sulla base di alcuni parametri quali innovazione, potenzialità di successo sul mercato”.

La fase di test sarà finanziata dalla Comunità Europea, fino ad un massimo di 300mila euro per ogni “esperimento”.

Per l’InfoDay a Peccioli, promosso dall’Istituto di BioRobotica e per l’intero progetto, sono state coinvolte realtà industriali del territorio, che offre numerose possibilità di sviluppo e di sperimentazione di soluzioni robotiche. Il vantaggio che deriverà dal ricevere finanziamenti nell’ambito di Echord ++ è enorme. Ad esempio le aziende di Peccioli (a cui se ne potranno aggiungere altre) che hanno dato disponibilità a costituire laboratori dinamici e realistici – per quelle che saranno selezionate e riceveranno finanziamenti – avranno la possibilità di verificare l’utilizzabilità della soluzione robotica nella propria realtà e di sviluppare l’idea robotica in un ambiente che non coincide con il laboratorio e, quindi, dà la possibilità di verificare subito l’utilizzabilità dell’idea.

Il futuro è nella sostenibilità del territorio attraverso le nuove tecnologie

Pubblicato su Ntr24Tv (leggi articolo originale)

Progettare una sostenibilità globale ed integrata attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie nel campo dell’agricoltura, della medicina e dell’ambiente, è possibile e rappresenta il futuro dell’economia.

E’ l’ipotesi quanto mai concreta alla base del workshop dal titolo “Sostenibilità globale dentro e fuori il territorio”, organizzato da Futuridea presso il Musa di Piano Cappelle in collaborazione con l’associazione Global Sustainable Social Energy Program con cui è stata siglata un’intesa già in corso in Tunisia e proiettabile in gran parte dei paesi del mondo.

Soddisfatto il presidente di Futuridea, Carmine Nardone, per “l’attenzione che i risultati di questa cooperazione sono oggi all’attenzione di importanti imprenditori nazionali, per la prima volta a Benevento propri per questa occasione”. Scenari concreti vengono prospettati dal presidente della GSSEP, Carlo Sinatra, che guarda all’integrazione di energie rinnovabili e delle nuove tecnologie come il “nuovo modello su cui basare il futuro dell’economia della società, ponendo fine al modello capitalistico.”

Una delle applicazioni concretizzabili sin da subito di sostenibilità del territorio è nell’edilizia e nella produzione alimentare attraverso le ecoserre e gli ecomagazzini, progettati da Rural Design, realizzabili con il riciclo degli scarti della produzione agricola e l’uso di pannelli fotovoltaici, in grado di determinare la stabilità del microclima interno alla serra, da personalizzare a seconda dell’esigenza di fotosintesi di una pianta e l’utilizzo dell’irrigazione di precisione molto efficiente in zone aride.

Il workshop ha visto anche la collaborazione dell’Unisannio, del CNR e il patrocinio della Provincia, dell’Asi, della Camera di Commercio, Confindustria, Consdabi e Fondazione ITS Bact.

Agricoltura: in Veneto accordo Avepa-Google per digitalizzazione

Pubblicato su Agi.it (leggi articolo originale)

googleAvepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, ha scelto le soluzioni geo della divisione Enterprise di Google per la digitalizzazione dei processi e delle verifiche ispettive sul territorio. La strada imboccata dall’Agenzia in questi ultimi due anni verso la sburocratizzazione, la dematerializzazione e l’innovazione tecnologica ha segnato oggi una nuova tappa grazie alla collaborazione avviata con la multinazionale americana: usufruendo delle soluzioni di geolocalizzazione Earth Enterprise, Maps Engine e Tracks API di Google Enterprise, i funzionari dell’Agenzia potranno svolgere le numerose attivita’ di controllo sul territorio, organizzare in modo semplice la propria agenda e accedere a tutte le informazioni utili al controllo stesso direttamente da uno smartphone o tablet. “Sburocratizzare e semplificare sono i comuni denominatori che stanno alla base di questo progetto”, ha sottolineato Fabrizio Stella, direttore di Avepa. “Siamo felici che AVEPA abbia scelto di avviare la digitalizzazione dei propri processi di controllo insieme a Google. Grazie alle soluzioni Geo di Google Enterprise i funzionari dell’Agenzia potranno condividere in maniera semplice dati e informazioni georeferenziate anche in mobilita’, incrementando cosi l’efficienza e la produttivita’ e riducendo gli sprechi”, ha aggiunto Andrea Aymerich, Head of Geo, Google Enterprise in Italia.

Celle solari bio: a breve il fotovoltaico biologico che sfrutta la fotosintesi

Pubblicato su Sos Tariffe (leggi articolo originale)

foglia-fotosintesiSeguendo il principio della fotosintesi per la produzione di energia, un gruppo di ricercatori dell’Università della Ruhr di Bochum (RUB) in Germania ha sviluppato una cella solare su una base biologica per integrarla in un impianto fotovoltaico.

Il team, guidato dal Prof. Dr. Wolfgang Schuhmann del Dipartimento di Chimica Analitica e Centro per la Ricerca elettrochimica (CES) e dal Prof. Dr. Matthias Rogner del Dipartimento di Biochimica, è riuscito ad isolare queste proteine fotosintetiche da cianobatteri termofilici (batteri fotosintetici, un tempo chiamate alghe azzurre) che vivono nelle aree calde del Giappone.

I ricercatori hanno poi sviluppato un idrogel redox, ovvero dei materiali elettro-conduttori complessi, incorporando i fotosistemi e collegandoli agli elettrodi presenti nelle celle dell’impianto fotovoltaico.In questa maniera, hanno creato delle celle solari organiche, capaci di produrre energia elettrica anziché biomassa.

In questa fase del progetto, le celle solari bio vantano una efficienza di pochi nanowatt per centimetro quadrato, ma il professor Rögner afferma che “Il sistema può servire come modello per lo sviluppo di dispositivi solari semi-artificiali e naturali in cui è usata la fotosintesi per la produzione di luce-driven di vettori energetici secondari come l’idrogeno”.

30mila euro per innovazione agricoltura

Pubblicato su Ansa.it (leggi articolo originale)

(ANSA) – Trentamila euro per il miglior progetto capace di aumentare l’innovazione tecnologica e la sostenibilità nell’agricoltura: è quanto prevede il concorso Linfas (Le Idee Nuove Fanno Agricoltura Sostenibile) promosso dalla Fondazione Italiana Accenture e Fondazione Collegio delle Università Milanesi destinata a studiosi e operatori laureati con meno di 35 anni. I fondi verranno stanziati per il progetto in grado di realizzare servizi e/o prodotti per la ricerca dell’equilibrio di produzione nei settori agro-forestale, allevamento, pesca e itticoltura con una attenzione particolare alla sostenibilità dello sviluppo, al rispetto della biodiversità, alla valorizzazione della filiera corta e all’uso della tecnologia. I progetti – spiega il bando – dovranno creare nuove opportunità di occupazione sociale sostenibile, favorendo lo sviluppo di competenze e know-how e la ricaduta positiva sulla filiera e sul sistema Paese. Inoltre, dovranno distinguersi per forti elementi di innovazione e originalità e dovranno tener conto della effettiva fattibilità e degli aspetti economici. Per la presentazione delle domande c’è tempo fino al 17 settembre 2013.

Etf Securities: Agricoltura, investire nella crescita della popolazione mondiale

Pubblicato su BorsaItaliana.it (vedi articolo originale)

Milano, 23 lug – L’Agribusiness e’ un settore in ottima salute, come dimostrano i livelli record raggiunti nel 2013 dai redditi netti agricoli negli Stati Uniti, cresciuti del 14% rispetto al 2012 e arrivati a 128 miliardi di dollari (fonte: Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti). Coprendo numerose aree di business, dalle sementi ai fertilizzanti, dai macchinari alla produzione agricola, la redditivita’ delle aziende che operano in questo comparto dipende dalla capacita’ di supportare tutte le fasi del processo agricolo, dalla produzione al consumatore finale.

Stati Uniti, connubio agricoltura nuove tecnologie è possibile

Pubblicato su michelemignona.it (vedi articolo originale)

Nella Salinas Valley si concentrano imprese agricole per un valore complessivo di 8 miliardi di dollari, che producono frutta e verdura per 9 mesi l’anno e riforniscono il mercato americano di fragole, broccoli, lattuga e altre verdure fresche. Secondo gli esperti il luogo e’ l’ideale per testare l’inedita alleanza tra agricoltura e nuove tecnologie, in vista del boom della domanda alimentare globale, destinata a crescere di pari passo all’aumento della popolazione mondiale, che nel 2050 e’ prevista a quota 9 miliardi di abitanti. Inoltre gli esperti puntano anche a concentrare nella Salinas Valley gli sforzi per combattere l’obesita’, un male molto diffuso negli Usa. Nel Midwest i grandi produttori agricoli hanno gia’ iniziato a sfruttare le nuove tecnologie, ma la sfida nella Salinas Valley californiana e’ quella di applicare l’alta tecnologia alla coltivazione dei cibi freschi.

CRA – CER – Dalla ricerca scientifica nasce la ‘carta d’identità’ per la pasta made in Italy

fonte: puglialive.net (vedi articolo originale)

Dalla ricerca scientifica nasce la “carta d’identità” per la pasta made in Italy
Il direttore del CRA-CER, Roberto Papa: «Grazie alla metabolomica riusciamo a risalire alla zona di coltivazione di un prodotto a partire dalle molecole».

Il lavoro si basa sull’identificazione di geni utili al miglioramento genetico con tecniche di genomica

Una carta di identità per la pasta di grano duro. Sapere tutto, quasi tutto, sulla pasta che finisce nel piatto è possibile, grazie alla ricerca del Centro di Ricerca per la Cerealicoltura del CRA. Nell’avanzatissimo laboratorio di Metabolomica del Cra-Cer di Foggia, il lavoro dei ricercatori consente infatti di risalire alla zona di coltivazione di un prodotto a partire dalle molecole. Con la metabolomica si può tracciare il profilo di un frutto (grano) e persino di una foglia, fino ad arrivare al terreno da cui proviene. E’ una delle novità emerse durante il corso internazionale “Metabolomics and Plant Breeding” in corso a Foggia presso il Cra – Cer fino al 19 aprile.

«Stiamo lavorando sull’identificazione di geni utili al miglioramento genetico – sottolinea il direttore del CRA-CER Roberto Papa -, attraverso tecniche non Ogm ma di tipo molecolare (genomica), per renderlo più efficace e veloce in funzione di obiettivi classici, come la qualità. Per il frumento duro, con qualità si intendono proteine, glutine e colore». Inoltre il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura del Cra si occupa della sostenibilità ambientale: produzione in condizione di ridotte fertilizzazioni azotate, cambiamenti climatici, riduzione degli input energetici, e in relazione ai patogeni delle piante.

«Con il progetto Pl.A.S.S. (realizzato con l’Università di Foggia, sulle tematiche scientifiche e tecnologiche inerenti le relazioni tra alimentazione e salute), abbiamo di recente implementato la piattaforma di metabolomica – spiega Papa – che ci consente di essere forse una delle più importanti piattaforme in Italia e che permette con strumentazioni di chimica avanzata di analizzare in modo rapido tutti i componenti metabololici di un determinato tessuto. Significa che siamo in grado di avere un’analisi di quasi tutte le molecole presenti. Può risultare molto utile per la tracciabilità. Proseguendo su questa strada potremmo arrivare a realizzare una mappatura, una sorta di certificato del prodotto».

Tula: laboratorio per conoscere i segreti dell’apicoltura

TULA. Prosegue il corso di apicoltura di primo livello promosso dall’agenzia Laore in collaborazione con il Comune di Tula nell’ambito dei programmi di attività svolti a favore del comparto apistico. Il corso si tiene nei locali della ex Ludoteca di Tula e ha preso il via il 21 febraio. I partecipanti provengono in gran parte dal Comune di Tula oltre che dai Comuni limitrofi ricadenti nel territorio del Sut Monte Acuto, diversi dei quali sono già operatori apistici. Altre lezioni si sono tenute venerdì e ieri, e le prossime si svolgeranno il 21 marzo, con la seconda lezione sulle “Malattie dell’ape adulta”; il 26 marzo con “Materiale e attrezzature”; 28 marzo “Le malattie della covata”; 4 aprile “Conduzione dell’alveare”; 5 aprile prova pratica; 12 aprile “Sciamatura”; 18 aprile “I prodotti dell’alveare, legislazione”. I relatori sono Antonio Cossu di Laore Sassari, Marco Piu di Laore Sassari Romangia e Gavino Carta Laore di Alghero. Maggiori informazioni sul sito http://www.sardegnaagricoltura.it, dove è possibile conoscere le attività dell’Agenzia Laore, oppure direttamente alla Sportello Laore di Ozieri in piazza Duchessa Borgia 4 o ancora ai numeri 079788528 e 348 2363198. (b.m.)

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