Prevenzione e gestione dei rischi lungo la filiera produttiva alimentare

Pubblicato su Adnkronos (vedi articolo originale)

Roma, 9 apr. – (Adnkronos) – Le pressioni da parte dei clienti sono la ragione principale che spinge soprattutto le piccole imprese a impegnarsi nella prevenzione e gestione dei rischi lungo la filiera produttiva, mentre il 60% circa delle grandi aziende considera la gestione dei rischi lungo la filiera parte integrante delle proprie strategie di aziendali, oltre che un fattore di forte differenziazione. E’ quanto emerge da un’indagine svolta dall’ente di certificazione DNV Business Assurance e GFK Eurisko, che ha coinvolto circa 500 professionisti di importanti aziende del settore food & beverage in Europa, Nord America, Sud America e Asia. Sicurezza alimentare (63%) e qualità (54%) sono le aree che le aziende, soprattutto le manifatturiere di prodotti finali destinati ai consumatori, considerano più vulnerabili nella gestione della filiera; un aspetto che preoccupa meno le aziende del settore primario (agricoltura, allevamento, caccia e pesca) che invece sono più spaventate dai rischi derivanti da leggi e regolamenti insieme alle aziende del settore distributivo, logistica e food service,probabilmente per via della maggiore pressione a cui sono esposte da parte delle autorità e da consumatori sempre più consapevoli ed esigenti. Meno temuti (almeno fino a oggi) i rischi finanziari (38%). Fanalino di coda le relazioni con le comunità (10%) e l’etica (8%).

Peculiare la visione delle aziende italiane, che considerano la qualità al primo posto, ma riconoscono grande peso ai rischi finanziari, più che alla sicurezza alimentare, probabilmente data un po’ più per scontata. In Italia, inoltre, solo il 17% dei professionisti intervistati vede nell’impatto ambientale una possibile area di minaccia del business.   La filiera produttiva nel settore food & beverage è un terreno così complesso e variegato che non esiste una sola ricetta per ridurre i rischi, serve combinare diversi strumenti. Non c’è un’azione di mitigazione del rischio a cui si ricorre più di altri, le aziende le implementano tutte in misura superiore all’80%: dall’esclusione di fornitori provenienti da aree sensibili, alla diversificazione degli stessi, ad attività di sviluppo dei propri fornitori. E ancora, attività di assessment (ispezione e verifica), certificazione secondo standard normativi, piani di gestione delle emergenze e trasferimento del rischio.  A scegliere la strategia di diversificazione dei fornitori o a evitare di ricorrere a fornitori situati in Paesi a rischio, sono soprattutto le piccole aziende. Le grandi aziende, invece, rivelano un approccio più strutturato, optando per attività di assessment sui fornitori e sui rischi, per la collaborazione nello sviluppo di fornitori strategici (co-makership), le certificazioni e le attività di preparazione alle emergenze. Le imprese poi ritengono più efficaci le attività di assessment soprattutto per la gestione delle problematiche connesse alla qualità e alla sicurezza alimentare, al pari di certificazione e attività per la gestione delle emergenze, che sono anche le azioni preferite per far fronte a potenziali rischi ambientali.

Non c’è dubbio sulle ragioni che portano le aziende ad adottare strumenti di prevenzione e gestione del rischio lungo la filiera. Non sono le leggi (36%), né l’influenza da parte dell’opinione pubblica (39%), a esercitare la maggior pressione. Più del 50% degli intervistati dichiara di essere spinto all’azione dai bisogni e dalle richieste dei clienti. Questo è vero soprattutto per le piccole imprese, mentre il 60% circa delle grandi aziende considera la gestione dei rischi lungo la filiera parte integrante delle proprie strategie di aziendali.

In Italia la crisi rende centrale il ruolo del mercato; clienti, competizione e ragioni economiche guidano e orientano le scelte nella gestione del rischio di filiera. Le aziende che hanno implementato azioni di mitigazione del rischio lungo la filiera dichiarano di averne tratto dei benefici di tipo concreto, sia in termini di miglioramento della qualità del prodotto (74%) e vantaggio competitivo (51%), sia per quanto concerne la reputazione di marca (42%), aspetto particolarmente caro ai titolari del prodotto finale.

Apparentemente il costo (62%) sembra un freno. Il fardello pesa di più in Asia e Nord America (in entrambi i casi pari al 71%). Il peso economico si fa sentire più o meno equamente nel sostenere investimenti per la sicurezza alimentare, la qualità o l’ambiente. Sono vissuti come particolarmente onerosi i costi legati all’etica, che ”pesano” per l’84% degli intervistati. In realtà i benefici complessivi risultano senz’altro superiori agli investimenti richiesti. Solo il 9% degli intervistati ritiene che i benefici siano inferiori ai costi sostenuti.

Per quanto riguarda il futuro secondo gli intervistati non cambieranno le priorità (sicurezza alimentare, rischi finanziari – +12% – e qualità) ma una maggior consapevolezza della necessità di un approccio più sostenibile in futuro è indicata dalla percezione crescente di rischi legati agli eventuali impatti generati dalle relazioni con la comunità (+9%), dall’ambiente (+8%) e dagli aspetti etici (11% vs. 8%). L’etica guadagna attenzione in particolar modo in Europa, anche in Italia. In crescita anche il peso di leggi e regolamenti, soprattutto in Asia e nel continente americano. Certamente i recenti fatti di cronaca contribuiranno a mantenere alta l’attenzione.

Vittoria, Altragricoltura difende i marchi di qualità dei prodotti ortofrutticoli

fonte: il giornale di Ragusa (vedi articolo originale )

Agricoltori, cittadini, associazioni dei consumatori ed organizzazioni sociali si sono riuniti nella sala degli Specchi di Palazzo Iacono. L’incontro, organizzato da Altragricoltura, ha affrontato il caso della melanzana taroccata, la presentazione e l’avvio della campagna nazionale dal titolo “Giù le mani dal vostro cibo” e dal sottotitolo “Lavoriamo per produrre il vostro cibo, non per arricchire i loro marchi”.

All’incontro, ha preso parte anche, il coordinatore nazionale di Altragricoltura, Gianni Fabbris, a Vittoria, in occasione della presentazione della campagna nazionale per la difesa del ruolo degli agricoltori e del loro diritto/dovere a produrre, contro la contraffazione e la manipolazione dei marchi. La campagna parte da Vittoria dove un agricoltore ha avuto la forza e il coraggio di denunciare la grande distribuzione organizzata per l’uso illegittimo e fraudolento dei suoi certificati e marchi. Fabbris, ha detto di chiedere alla Regione Sicilia di attivarsi per far sì che la struttura di Ciaculli, l’agricoltore che ha denunciato, contrinui ad operare; e di chiedere alla Grande distribuzione di fare un passo indietro.

“Nel caso in cui la frode dovesse essere accertata – precisa Fabbris – scriveremo alla Grande distribuzione e chiederemo di fare un passo indietro e riconsegnare la piena operatività dell’impresa di Ciaculli. Nel caso in cui non dovessero farlo, allora annunciamo che avvieremo una campagna nazionale di boicottaggio dei prodotti ortofrutticoli di quella catena di distribuzione.”.

Anche il Comune di Vittoria intanto, ha annunciato che si costituirà parte civile nel caso in cui le indagini dovessere dare ragione a Ciaculli. L’incontro, come detto, è servito anche a presentare la campagna nazionale a tutela delle produzioni italiane. “Sempre più i nostri mercati sono invasi da alimenti importanti mentre qualcuno si arricchiesce gestendo i marchi del nostro made in Italy. I dati dicono che l’esportazione del made in Italy alimentare aumenta mentre i nostri produttori non riescono a vendere il loro prodotto allora – dichiara Fabbris – un grande imbroglio si sta consumando in danno dei consumatori e dei produttori”.

Scritto da Gessica Cavallo

Mercoledì si presenta l’iniziativa “Giù le mani dal cibo” e si smonta la serra presidio di piazza Calvario

tratto da: ilgiornalediragusa.it  (vedi l’articolo originale)

Altragricoltura terrà mercoledì pomerigio un’iniziativa pubblica nella Sala Quarto Stato, a palazzo di città. Saranno presentati contenuti, obiettivi e agenda della campagna nazionale “Giù le mani dal vostro cibo”, proposta da Altragricoltura “per difendere il contenuto di lavoro degli agricoltori dei nostri territori necessario a produrre il cibo che consumiamo tutti i giorni”.

Per la manifestazione di domani saranno prsenti, insieme a Malannino, anche l’assesore regionale Dario Cartabellotta, il sindaco Giuseppe Nicosia, il segretario nazionale de “Altragricoltura”, Gianni Fabbris, un rappresnetante della Guardia di Finanza.

Spiega Tano Malannino, presidnete di Altragricoltura: “La presentazione della campagna sarà, anche, l’occasione per fare il punto sulla denuncia che imprenditori di Vittoria hanno fatto contro l’uso illegale delle loro certificazioni per commercializzare nella catena della GdO prodotti contraffatti.

Nel mentre la denuncia, assistita dall’iniziativa del Soccorso Contadino, sta procedendo nelle sedi legali, si rendono sempre più necessarie iniziative normative regionali e nazionali a difesa del diritto/dovere dei nostri agricoltori a produrre ed a tutela della trasparenza e dei consumatori”.

Il riferimento è ad un episodio molto grave accaduto lo scorso anno, quando un imprenditore agricolo, Maurizio Ciaculli, trovò della melanzana nei banchi di un centro della Gdo, melanzana che utilizzava il proprio codice iddentificativo, ma che, ovviamente, non era sua. L’episodio destò scalpore ed altra merce simile venne rinvenuta in altri supermercati della stesa acetna in naltre due città italiane.

Mercoledì, dunque, sarà lanciata a Vittoria la “campagna nazionale per la difesa del ruolo degli agricoltori e del loro diritto/dovere a produrre, contro la contraffazione e la manipolazione dei marchi”.

“Sempre più grande – spiega Malannino – è il rischio di mangiare alimenti dentro cui non c’è cibo prodotto dai nostri agricoltori persino quando pensiamo di essere protetti dalla certezza di un marchio o di un certificato. Sempre più i nostri mercati sono invasi da alimenti importati mentre qualcuno si arricchisce gestendo i marchi del nostro made in Italy.

Se mentre l’esportazione del made in Italy alimentare aumenta e i nostri produttori non riescono a vendere il loro prodotto allora un grande imbroglio si sta consumando in danno dei consumatori e dei produttori.

Così il lavoro dei nostri agricoltori, già esposto agli effetti di una crisi drammatica nelle campagne, corre il rischio di essere cancellato perché viene svuotata la loro funzione principale che è quella di produrre il cibo per le nostre comunità.

La campagna per difendere consumatori e agricoltori dalle contraffazioni e per chiedere una difesa attiva del lavoro dei nostri agricoltori prima che dei marchi, parte da Vittoria dove un agricoltore ha avuto la forza e il coraggio di denunciare la grande distribuzione organizzata per l’uso illegittimo e fraudolento dei suoi certificati e marchi”.

ISMEA: agroalimentare, in calo la fiducia della Grande distribuzione

Roma, 30 gennaio 2013-  La fiducia degli operatori della Grande distribuzione alimentare registra un nuovo peggioramento nell’ultimo trimestre del 2012, a causa dell’andamento negativo degli acquisti che non risparmia neanche il settore alimentare.

Dall’indagine condotta da Ismea a dicembre presso un panel di 200 operatori del trade si evince, come maggiore elemento di preoccupazione, l’andamento delle vendite, con un crescente numero di operatori che dichiara un’evoluzione negativa sia su base trimestrale che rispetto allo stesso periodo del 2011.

L’indice elaborato dall’Istituto che sintetizza il sentiment del imprese del settore, monitorando anche le attese di vendita e le giacenze di magazzino, si mantiene pertanto in terreno negativo e in ulteriore contrazione rispetto alla precedente rilevazione. Osservando le dinamiche dell’indicatore nell’intera annata 2012 emerge una situazione meno favorevole rispetto al 2011, specialmente sul fronte delle vendite e delle aspettative di vendita.

Tra i diversi canali distributivi, sono i Minimarket a registrare, nel trimestre in esame, il valore dell’indice più basso, mentre al crescere delle dimensioni dei punti vendita (super e ipermercati) il clima di fiducia mostra un miglioramento.

A livello di macro aree geografiche il quarto trimestre 2012 è risultato negativo in tutte le ripartizioni territoriali, in particolare nel Nord Est e nel Mezzogiorno, dove emergono aspettative negative anche per il primo trimestre 2013.

Ancora molto diffuso (98,3% del Panel) l’utilizzo della leva promozionale, che ha riguardato il 33,5% del fatturato complessivo, un’incidenza superiore di 2,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

 

L’indagine è interamente scaricabile sul sito Ismea: http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7937

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi