Agrofarmaci e agricoltura biologica, in Francia i ricercatori contestano l’Inra

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Francia sempre più sorprendente e quasi schizofrenica: all’annuncio choc della legge con cui intendono abolire l’uso degli agrofarmaci tradizionali da parte degli enti pubblici a partire dal 2020 e da parte degli utilizzatori non professionali a partire dal 2022 (vedere articolo) fa da contraltare uno studio del più prestigioso ente di ricerca transalpino (Inra) che suggerisce di autorizzare agrofarmaci chimici in agricoltura biologica per migliorarne la performance.

Un gigante pubblico per la ricerca scientifica in agricoltura
L’Inra (Institut national de la recherche agronomique) è l’istituto nazionale francese per la ricerca in agricoltura con circa 8.500 addetti a tempo pieno, cui si aggiungono circa 3.000 borsisti, a fronte di un budget di quasi 900 milioni di euro nel 2013, di cui 680 per incarichi di pubblica utilità e quasi 150 per attività di ricerca finalizzata.
Per fornire un’idea della dimensione di questo istituto, l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha (dati 2013) 477 effettivi e un budget (78 milioni di euro) pari a meno di un decimo di quello dell’Inra.
Il mercato italiano degli agrofarmaci (fonte Agrofarma) si colloca intorno ai 740 milioni di euro.

Sessantatrè Davide con la fionda in mano
I sessantatrè ricercatori che hanno contestato il lavoro dell’Inra provengono da differenti Università, Istituti, Centri di ricerca francesi (di cui ben 16 – molto coraggiosi, aggiungiamo noi – della stessa Inra) ed esteri e sono accomunati nella critica all’approccio utilizzato nell’affrontare l’argomento “Verso un’agricoltura ad alto rendimento. Vol.1 Analisi del rendimento dell’agricoltura biologica”, a loro avviso non obiettivo e talora impreciso.
La sezione “Qualità della produzione biologica” sarebbe stata infatti trattata in modo superficiale, con pochi riferimenti bibliografici, e la maggiore qualità della produzione biologica sarebbe stata minimizzata e diluita in altre considerazioni di minore importanza.
Nel capitolo “Qualità sanitaria della produzione dell’agricoltura biologica” il lavoro fa ampiamente riferimento alla relazione preparata dall’agenzia francese della sicurezza alimentare (Afssa, ora Anses) nel 2003 e poco altro e sorprendentemente ignora l’aspetto “La resistenza agli antibiotici nel bestiame” in cui il rapporto citato e altri lavori vedono notevolmente avvantaggiata l’agricoltura biologica.

All’altro cavallo di battaglia delle produzioni biologiche, i residui di antiparassitari negli alimenti, è dedicata solo mezza pagina, saltando a piè pari tutta la letteratura a sostegno della maggiore salubrità di una produzione senza residui.
In sintesi il rapporto minimizza i vantaggi in termini di salute del mancato utilizzo degli antiparassitari in agricoltura, arrivando a considerarlo un “non vantaggio”.
La sezione ambientale non sembra essere molto diversa: il dato di fatto che l’agricoltura biologica ha per unità di superficie meno perdite di nitrati in falda viene “ingentilito” citando una meta-analisi dalla quale si evince che la differenza si annulla o addirittura si inverte quando si considerano i quantitativi di nitrati immessi per unità di prodotto.
Anche la parte del confronto dei dati produttivi sembra avere vizi metodologici, arrivando a confrontare campioni molto diversi e situazioni che avvantaggiano l’agricoltura convenzionale (es. monocolture di cereali).

L’agricoltura biologica con gli erbicidi è meglio
Il lavoro prosegue con i risultati di un’indagine empirica sulla produttività e la redditività dell’agricoltura biologica condotta analizzando informazioni disponibili in alcune banche dati. Particolarmente singolare è il passaggio in cui gli autori evidenziano come la redditività degli appezzamenti coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica sia positivamente influenzata dal numero di trattamenti con erbicidi, mentre in agricoltura convenzionale ciò non succede.
A conferma che ciò non è una svista, gli autori infieriscono con i lettori arrivando a consigliare l’autorizzazione di erbicidi chimici per aumentare la performance dell’agricoltura biologica.

La risposta del gigante
La risposta dell’Inra, un documento di 50 pagine recapitato ai mittenti il 10 gennaio scorso, ribatte punto su punto ai rilievi dei 63 ricercatori, precisando inizialmente che l’obiettivo dello studio era risolvere il seguente interrogativo “Come rendere l’agricoltura biologica (francese) più produttiva e competitiva?” e non “E’ meglio l’agricoltura tradizionale o quella biologica?”.
Di fatto le considerazioni sui vantaggi e svantaggi dell’agricoltura biologica in materia ambientale sarebbero quindi un “allungare il brodo” (lo studio – per meglio dire il tomo – è di 372 pagine), a meno di non leggere tra le righe che l’unico modo per incrementare la performance dell’agricoltura biologica sia quello di renderla convenzionale, come sembra emergere dalle raccomandazioni finali “Dobbiamo temere una convenzionalizzazione dell’agricoltura biologica?”.
La scivolata sugli erbicidi non viene negata, anche se si da la colpa alla qualità delle banche dati utilizzate, ree – aggiungiamo noi – di aver fotografato una realtà che è molto frequente anche negli altri paesi – Italia in primis. Per il resto l’ente rimane sulle proprie posizioni, e il suo accusare i “Davide” di avere estrapolato delle singole frasi dal contesto, cambiandone di fatto il senso, fa parte del normale confronto dialettico che troviamo quotidianamente nelle schermaglie tra politici e giornalisti in Italia.

Agricoltura: Ue, 19 marzo varo proposta riforma per biologico

Pubblicato su Ansa (leggi articolo originale)

BRUXELLES – E’ in programma per il 19 marzo prossimo il varo, da parte della Commissione europea, della proposta di riforma per il biologico in Europa che potrebbe tradursi in una vera e propria rivoluzione considerando gli obiettivi ambiziosi a cui mira Bruxelles. Si tratta infatti, secondo quanto appreso dall’ANSA, di eliminare gli ostacoli allo sviluppo nell’Ue dell’agricoltura biologica con regole più chiare e meno deroghe.

Basti pensare che é forse l’unico settore dove la domanda supera ampiamente l’offerta nonostante, dal 2008, registri una crescita in valore del 7-8% l’anno. Tra gli obiettivi di Bruxelles c’é anche quello di rendere più eque le regole di concorrenza, armonizzando il più possibile le norme di produzione, in modo da semplificare e rendere più severi gli standard europei.

Oltre alla produzione agricola infatti, si vuole regolamentare la trasformazione dei prodotti bio, per i quali una normativa esiste in Italia ma non nell’Ue. Infine, ma non ultimo, il progetto punta a rafforzare la fiducia dei consumatori nel biologico, con più controlli mirati, in particolare sulle importazioni dai Paesi terzi. Per l’Italia la riforma rappresenta una grande sfida se vuole assicurarsi una posizione di leader sui mercati europeo e mondiale.

Agricoltura biologica, nota di Anabio-Cia Basilicata

Pubblicato su Basilicatanet.it (vedi articolo originale)

BAS“Con circa il 12% della superficie agricola utilizzata destinata ad agricoltura biologica (poco meno di 100 mila ettari) e 1.500 aziende agroalimentari che adottano metodi di produzione biologica (dati al 2011), la Basilicata si colloca fra le regioni con il più elevato potenziale”. Lo ha sostenuto l’Anabio-Cia lucana (Associazione Nazionale Agricoltura biologica) all’assemblea nazionale che si è svolta a San Venanzo (Terni).

Regione Liguria, agricoltura sociale: a maggio iter per nuova legge

fonte: telenord.it (vedi articolo originale)

Entro maggio in Liguria comincerà l’iter di approvazione della nuova legge regionale sull’agricoltura sociale. Lo ha annunciato l’assessore all’Agricoltura della Regione Liguria Giovanni Barbagallo oggi a Genova al convegno ‘Agricoltura biologica e sociale’. Per agricoltura sociale si intende quell’insieme di esperienze che coniugano le attività agricole con le attività sociali favorendo l’inserimento terapeutico, sociale e lavorativo delle fasce della popolazione svantaggiate, a basso potere contrattuale e a rischio marginalità. “Con questa legge vogliamo sviluppare l’agricoltura sociale in Liguria, uno dei settori con più potenzialità di crescita – ha sottolineato Barbagallo -. Vogliamo premiare le aziende agricole impegnate nel sociale, dare un’opportunità in più alle fasce deboli attraverso lo strumento dell’agricoltura”. Sono 389 le cooperative sociali in Liguria, di cui 100 fanno già attività agricole in forme più o meno organizzate, ci sono 380 aziende agrituristiche in Regione che potrebbero sviluppare il settore ‘sociale’, le prime concentrate soprattutto sulla costa, le seconde nell’entroterra.

Sardegna, sistemi di qualità alimentare: ripristinata al 15 dicembre la scadenza PSR misura 132

fonte: regione Sardegna (vedi articolo originale)

“Partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità alimentare” – Secondo bando – Annualità 2011, 2012 e 2013.
L’Assessorato all’Agricoltura ha revocato l’anticipazione della scadenza del secondo bando di attuazione della misura 132 “Partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità alimentare” del Psr 2007/2013.

Le domande di aiuto o pagamento relative all’annualità 2013 potranno essere, pertanto, presentate per via telematica, tramite il Sistema informativo agricolo regionale (Siar) entro le scadenze inizialmente indicate:
– il prossimo 30 aprile per la VII sottofase temporale;
– il 30 settembre 2013 per l’VIII sottofase;
– il 15 dicembre 2013 per la IX e ultima sottofase.

Ricordiamo che i sistemi di qualità per i quali è riconosciuto il sostegno riguardano:
– i prodotti destinati direttamente e indirettamente al consumo umano, ottenuti e certificati applicando il metodo dell’agricoltura biologica;
– la protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli alimentari;
– i vini qualificati Dop/Igp (Doc, Docg e Igt).

Per ulteriori informazioni gli agricoltori interessati possono rivolgersi all’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp) dell’Assessorato, al numero 070 606 7034, o all’Urp di Argea Sardegna, al numero 070 6026 2067, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 13 e il martedì e il mercoledì anche dalle ore 16 alle ore 18.

Consulta i documenti

Informazione a cura dell’Urp della Presidenza

Vacanze a impatto zero, anche in Italia il turismo può essere green

fonte: Repubblica.it (vedi articolo originale)

Dalla ristorazione biologica alle strutture ricettive amiche dell’ambiente e della produzione energetica verde, così l’offerta turistica italiana sta cambiando volto.
Fare una vacanza a basso impatto ambientale e nel pieno rispetto della natura è possibile anche in Italia. Come? Te lo spiega AIAB, l’associazione italiana agricoltura biologica, e Legambiente, promotrici di una nuova iniziativa orientata al
turismo sostenibile. Le due associazioni  hanno infatti sottoscritto un protocollo di collaborazione per iniziare un percorso comune con i rispettivi  marchi Agriturismi Bio-Ecologici AIAB, garanzia AIAB Italia e Legambiente Turismo. Il progetto mira a radicare una nuova idea di turismo, dando la possibilità ai viaggiatori di conoscere quali siano oggi le offerte “eco-sostenibili” del settore. Ristorazione con prodotti bio a filiera corta, efficienza energetica e risparmio idrico sono solo alcune delle caratteristiche che i turisti potranno trovare all’interno di agriturismi, b&b e hotel, garantiti dai marchi di qualità di AIAB e Legambiente.

“Questo protocollo – spiega Angelo Gentili, responsabile nazionale di Legambiente Turismo – pone al centro una nuova idea di turismo rafforzando il rapporto tra sostenibilità ecologica e le richieste di coloro che amano la vacanza natura, legata all’aria aperta, alla bicicletta, all’escursionismo, alla scoperta paesaggistica-culturale del territorio”.
Sui siti www.bioagriturismi.it e www.legambienteturismo.it è possibile già da oggi conoscere le prime dieci strutture che hanno aderito al protocollo e tutte quelle che si aggiungeranno in seguito, ognuna di loro certificata  secondo i criteri di eco-sostenibilità nell’attenzione al paesaggio e alla biodiversità, nel servizio di ristorazione, rigorosamente bio, nell’uso delle fonti pulite, nei criteri di risparmio energetico e idrico, nella riduzione e smaltimento dei rifiuti.
“Al turista attento e consapevole – ha aggiunto Alessandro Triantafyllidis, presidente AIAB -vogliamo garantire strutture che hanno scelto di operare, per se stesse e per i propri ospiti, nel rispetto  dell’ambiente.”

Agricoltura biologica batte ‘convenzionale’, il cibo e’ migliore

fonte: Ansa (vedi articolo originale)

I terreni gestiti biologicamente presentano una maggiore capacita’ di trattenere acqua, con conseguente miglior rendimento in condizioni climatiche di scarsita’ di precipitazioni. E’ quanto emerge dallo studio intitolato ‘Enviromental Impact of different agricultural management practices: conventional versus organic agriculture’, apparso sulla rivista ‘Critical reviews in plant sciences’, realizzato dai ricercatori guidati dal prof. Maurizio Paoletti del Dipartimento di Biologia dell’Universita’ di Padova in collaborazione con l’Universita’ di Cornell, USA.

Secondo la ricerca i sistemi di agricoltura biologica presentano inoltre una maggiore biodiversita’ sia vegetale che faunistica rispetto ai sistemi convenzionali. Si e’ anche notato come l’agricoltura biologica abbia una maggiore efficienza energetica anche se, in media, esibisce rendimenti inferiori e quindi una ridotta produttivita’ rispetto a quella convenzionale, fornendo comunque altri vantaggi ambientali importanti quali il bando dell’uso di prodotti chimici nocivi per l’ambiente ed i consumatori. La ricerca mostra come l’agricoltura biologica sia un sistema che migliora la fertilita’ del terreno massimizzando l’uso delle risorse locali, evitando l’impiego di prodotti chimici di sintesi ed in genere migliora la biodiversita’ e diminuisce l’impatto ambientale.

”Abbiamo effettuato una rassegna comparativa – spiega il prof. Paoletti – delle prestazioni ambientali dell’agricoltura biologica versus quella convenzionale, non tralasciando alcune importanti questioni socio-economiche legate alle scelte di campo. Abbiamo visto – rileva – come la gestione organica delle pratiche agricole riduca notevolmente la perdita di terreno, aumentando invece il contenuto di sostanza organica e migliorando nettamente le caratteristiche ecologiche”

Bio, Ciolos: un’agricoltura biologica dinamica e ambiziosa, soddisfare la richiesta senza compromettere la natura

Fonte: agricolae.eu (vedi articolo originale)

“Il contributo per il futuro della politica europea in materia di agricoltura biologica è essenziale”. Lo ha detto Dacian Ciolos, commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale. Ciolos ha parlato dei primi risultati della consultazione pubblica in materia di agricoltura biologica, che era aperta a tutti i cittadini che è stata lanciato nel mese di gennaio e si è conclusa ieri. “Nel corso di un periodo di 12 settimane, abbiamo ricevuto oltre 45 000 risposte al questionario on-line e quasi 1 600 contributi da parte dei cittadini e delle associazioni con le loro idee, proposte e opinioni. Sarà fatta un’analisi completa di questi contributi. Al momento, abbiamo fatto solo un’analisi parziale. Alcune tendenze sono emerse da questa prima sintesi: i cittadini sostengono l’agricoltura biologica, al fine di proteggere l’ambiente, vogliono vedere mossa agricoltura biologica avanti di agricoltura convenzionale in termini di sostenibilità; cittadini europei vogliono un settore agricolo e alimentare che non utilizzi o contenga OGM o residui di pesticidi o sostanze chimiche e sono sempre più interessati a prodotti naturali, locali e di stagione. Secondo Ciolos “Il settore sta attraversando una fase decisiva: i cittadini lo vedono sempre più come un punto di riferimento per la produzione sostenibile, e per di più, abbiamo preso in considerazione la natura esemplare di agricoltura biologica nella riforma della PAC, proponendo la sua ammissibilità automatica per le misure ecologiche; la domanda di salute e di cibo prodotto in modo sostenibile a livello locale e di chiara provenienza è in aumento – e prevede la possibilità reale per la crescita economica. La sfida è conciliare questi due aspetti: soddisfare la richiesta, senza compromettere la natura intrinseca dei prodotti biologici. La sfida è chiara: assicurarsi che il biologico non sia una vittima del suo stesso successo. Oggi, l’agricoltura biologica utilizza più del 5% dei terreni agricoli europei, e molti giovani agricoltori optano per l’agricoltura biologica. La superficie dedicata all’agricoltura biologica è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo, il mercato globale si è più che quadruplicato ed è ora un valore di 44.600.000.000 euro. La mancata corrispondenza tra domanda e offerta in Europa è la principale sfida del settore, che ha bisogno di una marcia in più, ma senza cambiare la sua natura intrinseca, perché è ciò che ha permesso al settore di espandersi e di attirare sempre più persone ai propri prodotti. La domanda supera attualmente la produzione: questo è qualcosa che molti settori dell’economia vorrebbero avere nel clima economico attuale. Ma è importante pevitare delusioni e una mancata corrispondenza tra le aspettative e la fornitura. E’ la fiducia dei consumatori che porta la dinamica economica del settore. Dobbiamo incoraggiare la produzione senza cadere nella tentazione di diminuire le norme, senza ridurre il livello di ambizione, senza compromettere il valore del settore. La domanda è alta perché gli standard sono alti. Se questi calano, anche la domanda diminuisce. Dobbiamo continuare a lavorare insieme al fine di continuare a progredire. Nel corso dei prossimi mesi occorrerà pretare molta attenzione alla questione della responsabilità per i prodotti biologici, i controlli e i metodi di tracciabilità. E’ molto importante che noi reprimiamo tutti i tipi di pratiche scorrette. Dobbiamo proteggere il settore e la sua immagine di qualità”.

È PrimaveraBio: la promozione del “Buon Biologico Italiano”

fonte: Teatro Naturale (vedi articolo originale)

Al via “PrimaveraBio 2013”, la campagna nazionale di promozione e informazione sul biologico dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), realizzata in collaborazione con Legambiente, ALPA, CTM Altromercato, Federparchi che si concluderà il 26 maggio.

Per avvicinare la città alla campagna, accorciando le distanze tra tessuto urbano e rurale e promuovere un rapporto più stretto e diretto tra consumatori e produttori, per tutta la durata della campagna, le aziende biologiche del territorio nazionale apriranno le porte a cittadini, studenti, insegnanti e tutti coloro che stanno avviando orti e giardini urbani, alla ricerca di suggerimenti e ispirazioni. Un approccio concreto per far conoscere il metodo biologico e la sua capacità di produrre cibi di alta qualità nella salvaguardia dell’ambiente e dei beni comuni.

La nuova edizione di PrimaveraBio si svolgerà nell’ambito dei festeggiamenti dei 25 anni di AIAB, cui saranno dedicati numerose iniziative a livello nazionale e regionale. Il tema al centro della campagna di quest’anno sarà il “Il Buon Biologico Italiano” declinato grazie al contributo fondamentale delle realtà agricole del territorio che condivideranno le “buone pratiche” del biologico italiano. Da Nord a Sud, le aziende bio accoglieranno gli amanti del cibo naturale e del gusto, organizzando visite guidate, visite didattiche, degustazioni, dimostrazioni pratiche sulla produzione, laboratori di trasformazione e incontri tra produttori e consumatori.

Gli eventi porranno l’accento sulla salubrità e i valori nutrizionali del biologico, spiegando in modo chiaro e semplice i motivi per i quali il bio rappresenta un’alternativa più salutare e gustosa. Non solo, durante la campagna si parlerà anche dei vantaggi in termini di sostenibilità ambientale dell’agricoltura biologica rispetto a quella tradizionale, tra cui il rispetto del benessere animale, l’azzeramento dell’uso di chimica di sintesi nell’attività primaria e nella trasformazione dei prodotti, la propensione verso un modello produttivo ispirato all’agricoltura mista che riconnette coltivazione e allevamento a un ridotto tenore di carbonio.

I pomodori sono buoni, Bio fanno anche meglio!

fonte: TicinOnline.ch (vedi articolo originale)

Dal Brasile arriva una notizia positiva che aggiunge qualche freccia in più all’arco dei sostenitori dell’agricoltura biologica. Gli agronomi della Federal University di Ceará in un loro studio (The Impact of Organic Farming on Quality of Tomatoes Is Associated to Increased Oxidative Stress during Fruit Development), che ha visto la coltivazione di pomodori sia con metodo biologico sia chimico hanno rilevato che nei pomodori biologici la concentrazione di vitamina C era del 55% più elevata (ma quella degli altri antiossidanti era addirittura maggiore del 139%) rispetto a quelle dei pomodori convenzionali, nonostante un peso e una dimensione inferiore del 40%.

La spiegazione, secondo gli scienziati, è che il metodo di coltivazione BIO sottopone i vegetali a un maggior stress ambientale e di conseguenza ad una maggior difesa che si traduce in una più elevata produzione di antiossidanti e molecole attive, benefiche anche per l’uomo.

Si tratta, se confermata da altri studi, di una importante scoperta. Fino ad oggi le ricerche a favore delle coltivazioni biologiche evidenziavano principalmente una minore concentrazione di sostanze chimiche e poco salutari; ora sappiamo che frutta e verdura BIO non solo non intossicano l’organismo con pesticidi e diserbanti ma apportano anche molte più vitamine.

Liguria nasce il biodistretto della Val di Vara per tutelare  promuovere i prodotti biologici

fonte: regioni.it (vedi articolo originale)

Approvato dalla giunta della Regione Liguria, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Giovanni Barbagallo  il “Biodistretto Val di Vara- Valle del Biologico”. I comuni interessati sono: Varese Ligure, Carro,  Carrodano, Maissana, Rocchetta Vara, Sesta Godano,  Zignago.

La proposta per l’istituzione di un distretto biologico in Val di Vara  è partita dal comune di Varese Ligure.

Oltre ai comuni  sono impegnati nella costituzione del Biodistretto  le organizzazioni professionali agricole, le associazioni di produttori bio e le cooperative bio presenti in zona.

Nell’area del distretto formata dai sette comuni aderenti (345 kmq) è molto   significativa la presenza del comparto biologico (circa 95 operatori, il 23% di quelli regionali)  in gran parte produttori zootecnici che conferiscono il prodotto alle due cooperative locali ,La Casearia e San Pietro Vara.

Tra i requisiti dell’area del Biodistretto l’alta qualità ambientale attestata anche da certificazioni, la presenza di evidenze agro ambientali, la tutela delle tradizioni e produzioni tipiche locali e l’assenza di coltivazioni Ogm.

“In realtà territoriali, come la Val di Vara in cui  le produzioni biologiche risultano consolidate e particolarmente diffuse e ulteriormente incrementabili, la costituzione di uno specifico distretto può rappresentare una opportunità di crescita, di sviluppo e di traino per l’intera economia locale”, ha spiegato Barbagallo.

Genova, seminario informativo sulla misura 1.3.3 – Attività di informazione e promozione

fonte: agriliguria.it (vedi articolo originale)

La Regione organizza un seminario informativo per illustrare il bando, recentemente approvato dalla Giunta regionale, a valere sulla misura 133 del PSR per finanziare attività di promozione e informazione dei prodotti agricoli, certificati DOP (olio, basilico e vino) e ottenuti da agricoltura biologica.
L’incontro si svolgerà mercoledì 17 aprile 2013 alle ore 10 nella sede della Regione Liguria, via Fieschi 15, Genova – sala A.
Sono invitati a partecipare al seminario le organizzazioni di produttori come consorzi di tutela, associazioni e cooperative.

Ogm, Aiab: porre a Ue questione sovranità alimentare adottare clausola di salvaguardia

fonte: ilvelino.it (vedi articolo originale)

“Apprezziamo questa importante iniziativa da parte del Ministro Catania, una posizione che vogliamo considerare come un primo utile passo da rafforzare e rendere più duraturo attraverso l’adozione della clausola di salvaguardia nei confronti del mais MON810, come già fatto da Austria, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Lussemburgo e Polonia”. E’ questo il commento del presidente di AIAB, Alessandro Triantafyllidis, alla sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di Mais Mon810 in Italia e nel resto dell’Unione europea, chiesta dal Ministero della Salute su indicazione del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania. “Chiediamo alle istituzioni europee il riconoscimento del diritto alla nostra sovranità alimentare, a maggior ragione, se questa chiara volontà di cittadinanza trova riscontro e rispetto anche da parte governativa – ha aggiunto Alessandro Triantafyllidis, presidente di AIAB – . Attendiamo altresì che tale iniziativa si traduca ora in un provvedimento contestuale di divieto alla coltivazione di mais MON810 nel nostro Paese, nell’imminenza della stagione di semina della coltura”.

Bio Val Venosta lancia mele in vassoio di legno

fonte ansa.it ( vedi articolo originale )

Bio Val Venosta lancia una confezione dei prodotti che è una sorta di guida al consumo informato: il nuovo packaging racchiude, in un vassoio in legno, 6 mele biologiche di varieta’ differenti.

Inizialmente il prodotto sarà reperibile solo in negozi selezionati della piccola distribuzione del Trentino Alto Adige. Oltre a frutti di diverse varietà, sul fondo del vassoio saranno descrizioni in tre lingue sulle caratteristiche di ciascuna mela e sul loro utilizzo migliore. A completare la confezione ci sara’ una brochure, che darà la possibilità di conoscere le 10 varietà più note di mele corredata da un ”gustometro” che identifica le mele, dalla più dolce alla più’ aspra. A partire da questa stagione anche 13 varietà di mele Bio Val Venosta si fregeranno denominazione IGP, ovvero l’indicazione geografica protetta.

“Future IPM in Europe”, un successo. Trentino Alto Adige regione al top per la difesa verde

fonte: teatronaturale.it ( vedi articolo originale )

Ha chiuso i battenti, a Riva del Garda, con grande successo per il numero dei partecipanti e l’interesse degli argomenti trattati, il convegno internazionale “Future IPM in Europe” sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, organizzato dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige in collaborazione con il Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg. Seicento i partecipanti, cento in più del previsto.
La conferenza ha permesso di riunire per la prima volta a livello europeo tutti gli attori coinvolti nell’implementazione della direttiva sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. E’ stata un’occasione per favorire la comunicazione tra ricerca, industria, legislazione, consulenza e mondo dei produttori. Ed è chiaro che la direttiva velocizzerà l’adozione a livello europeo della difesa integrata favorendo l’innovazione e la sostenibilità in agricoltura.

Il Trentino Alto Adige si pone tra le regioni europee più all’avanguardia per l’innovazione, la sicurezza e qualità dei prodotti alimentari ed il rispetto per l’ambiente. E la Fondazione Edmund Mach, con il suo impegno nella ricerca di bioagrofarmaci, metodi di confusione sessuale e selezione di varietà resistenti, è uno dei centri di ricerca europei maggiormente impegnati su questo fronte.
I temi che maggiormente hanno attratto l’attenzione sono stati l’adozione dei piani d’azione nazionale, le tecniche e i prodotti alternativi ai principi attivi di sintesi contro insetti, malattie e nematodi, le attrezzature innovative per ridurre la deriva, gli indici di rischio e i modelli di analisi, il biocontrollo e la progettazione di aziende con concetti innovativi e l’introduzione dell’informatica nell’azienda.
I ricercatori si sono dati appuntamento tra un paio d’anni per verificare i progressi ottenuti dopo l’adozione della direttiva.
L’evento è organizzato nell’ambito del Progetto europeo “PURE – Innovative crop protection for sustainable agriculture” a cui hanno aderito importanti organizzazioni come l’International Biocontrol Manufacturers’ Association (IBMA), International Organisation for Biological Control (IOBC), la Network of Excellence ENDURE. E’ stato messo in evidenza come l’utilizzo di prodotti fitosanitari di sintesi chimica sia in continua riduzione in Italia. Dati alla mano della FAO, dal 2007 al 2010 l’uso di insetticidi in Italia è calato del 20% e quello dei fungicidi del 14% grazie all’introduzione di tecniche di monitoraggio di patogeni e parassiti e la razionalizzazione dell’applicazione dei trattamenti. L’obiettivo futuro dell’Europa è aumentare questa tendenza proteggendo i cittadini e l’ambiente da ogni possibile rischio legato all’uso di molecole di sintesi. Al tal fine, a recepimento della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria, ai fini dell’utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari è stato emanato il Decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150. Il decreto definisce le misure per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. In particolare prevede la definizione di un Piano d’Azione Nazionale che definisce gli obiettivi, le misure, le modalità e i tempi per la riduzione dei rischi e degli impatti dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari e promuove lo sviluppo e l’introduzione della difesa integrata e di metodi di produzione o tecniche di difesa alternativa, mantenendo al contempo una produzione sostenibile ed elevati livelli di qualità.

C.S.

Maestra Natura: quando l’agricoltura biologica si insegna a scuola

fonte: greenme.it ( vedi articolo originale )

In Toscana l’agricoltura biologica arriva a scuola. Un nuovo ed originale progetto educativo è stato ideato da parte del Comune di Camaiore, in provincia di Lucca. Tutti gli istituti del paese, con particolare riferimento alle scuole primarie e alle classi prime delle scuole secondarie, hanno introdotto l’agricoltura biologica in classe.

Presso ogni sede scolastica verrà creato così un vero e proprio orto biologico. L’esperienza nasce allo scopo di riportare a contatto con la terra gli studenti più giovani delle scuole, con riferimento a decine di classi coinvolte nel progetto. Gli studenti apprenderanno le nozioni necessarie per la coltivazione dei prodotti agricoli tipici della loro terra, a partire dalle erbe aromatiche, e saranno coinvolti in modo pratico nella cura degli orti.

Il loro impegno dovrà essere giornaliero in modo da poter ricevere la soddisfazione di raccogliere i frutti di quanto coltivato. “Maestra Natura: erbe aromatiche”, questo il nome dedicato al progetto che coinvolgerà gli studenti di Camaiore. Il progetto è pronto ad entrare nel vivo, così come dichiarato da parte dell’assessore all’istruzione Sandra Galeotti.

Sono partiti in questi giorni i lavori di analisi del terreno e di preparazione degli orti che ospiteranno le sementi prescelte non appena le condizioni meteorologiche lo permetteranno. Il progetto è stato organizzato grazie ad una collaborazione sorta tra l’assessore all’Ambiente di Camaiore Davide Della Mura ed il professor Casetta, in prima fila nel progetto “L’isola delle coltivazioni”, legato all’agricoltura ed alle coltivazioni tipiche locali all’interno del Comune di Capannori, con il supporto della Confederazione Italiana Agricoltori Versilia.

Origano, rosmarino, erba cipollina e timo costituiranno dunque i veri protagonisti di questo importante percorso, accanto ai ragazzi, che potranno assistere a lezioni teoriche, volte a far conoscere la storia dell’agricoltura, l’importanza della filiera corta e dell’agricoltura biologica e biodinamica ai ragazzi. Un progetto che potrebbe essere imitato in numerose scuole del nostro Paese, per educare le nuove generazioni all’importanza dell’autonomia nata dalla coltivazione dei propri alimenti, che risulteranno ancora più sani grazie all’adozione di metodi biologici.

Marta Albè

La Sentina si tinge di rosso, presentazione del progetto lattuga rossa

fonte: ilquotidiano.it ( vedi articolo originale )

A un passo dalle papere e dalle galline della fattoria, insieme a cuccioli, gatti e galli impettiti si stendono i 100 ettari di colture a basso impatto ambientale, destinate a diventare presto colture biologiche nello spazio riconvertito all’agricoltura della Riserva Sentina, vicino al mare dove i laghetti fioriscono sotto le ali delle specie più rare di uccelli. In mezzo al verde dei cavoli e degli spinaci, una sfumatura di rosso richiama l’attenzione sulla lattuga pregiata che è diventata il fiore all’occhiello del progetto sostenuto dall’Amministrazione comunale per la coltivazione e la produzione di alimenti bio. La filiera corta completa il processo nelle intenzioni dei promotori, attraverso la vendita a km zero.

Alle porte di Porto d’Ascoli, un giovane imprenditore, Rodolfo Di Lorenzo, insieme alla Pro Marche, l’unica azienda sopravvissuta alla crisi tra quelle del settore ortofrutticolo che operavano in città, danno vita alla valorizzazione agricola della Sentina, puntando sul rosso. Negli ultimi giorni si fa un gran parlare degli alimenti rossi è perché grazie agli antociani – enzimi antiossidanti – possono prevenire malattie e allungare la vita. “Ecco allora che cominciamo con la lattuga, ma presto pianteremo anche la cipolla rossa” annuncia Luigi Falco – direttore della Pro -Marche.

Mangiare rosso quindi fa bene alla salute, e la valorizzazione della Sentina fa bene alla città. “La risposta dei consumatori sarà certamente positiva” spiega l’Assessore Canducci, “considerata la percezione di valore aggiunto che i prodotti che escono dalla Riserva acquistano”, non solo in quanto biologici ma anche perché realizzati in completa armonia con i ritmi e gli equilibri dell’Oasi. Un idea che viene da lontano, dalla lontana Cina, ma che funzionerebbe anche da noi, seguendo le fila di uno sviluppo compatibile con il rispetto dell’ambiente.

Mentre l’agro alimentare fa fatica in Europa a causa della scarsa competitività dei prezzi, amplificati dal costo dell’energia necessaria alle lavorazioni, in Italia – dove il mercato del bio è ancora acerbo – ci sono molti margini di azione per l’imprenditore virtuoso. Certo che “la strategia di riconversione ecologica e agricola della Riserva è un piccolo pezzo del puzzle” – come ricorda Canducci – ma è destinato a fare la sua parte nel quadro di sviluppo sostenibile della città.

Dal 1 gennaio 2014 tutti in agricoltura integrata. Ma siamo davvero pronti?

fonte: teatronaturale.it ( vedi originale )

La direttiva Ue 2009/128 imporrà a tutti gli agricoltori un nuovo approccio. Spariranno il 50% dei fitofarmaci oggi presenti sul mercato nel giro di due anni. Maggiore attenzione agli interventi agronomici e un’evoluzione verso attivatori ed agenti biologici di controllo di insetti e funghi

Con la direttiva comunitaria 2009/128, a partire dal 1 gennaio 2014, ci si dovrà confrontare con un nuovo approccio. Non si tratta solo di un aggiornamento al quaderno di campagna ma di un cambio di mentalità. Occorrerà intervenire in via preventiva molto più spesso, attraverso le buone pratiche agronomiche, e, quando possibile, sostituire i prodotti chimici di sintesi con prodotti più ecosostenibili, come molecole bioattive, estratti naturali ed esseri viventi.

Non è una novità.

Sul mercato esistono da molti anni prodotti simili, anche se con alterne fortune. Ricordiamo, solo a titolo di esempio: Bacillus Thuringensis, Trichoderma, Coniothyrium, Pseudomonas, Streptomyces. I prodotti si stanno moltiplicando, per fortuna, perchè si stima che con l’introduzione della direttiva Ue, e la conseguente revisione dei principi attivi chimici disponibili, il 50% dei fitofarmaci oggi utilizzati cesserà di essere distribuita nel volgere di soli due anni.

Ma siamo pronti ad affrontare questo salto culturale ed operativo?

Dal punto di vista scientifico la risposta che è venuta nel corso del convegno internazionale “Future IPM in Europe”, tenutosi a Riva del Garda nei giorni passati, è affermativa. Vi è infatti stata una grande evoluzione, a partire dalla metà degli anni 1990, degli agenti di biocontrollo, cono conoscenze scientifiche ed esperienze sempre più accurate.

Ma questi prodotti nuovi prodotti, che definire solo biopesticidi è riduttivo,sono pronti a lasciare la loro nicchia e svolgere un più grande ruolo nel sistema agricolo europeo? Quanto sono lontani dai livelli elevati di efficacia dei fitofarmaci tradizionali?

Il progetto di ricerca internazionale Pure ha fornito alcune risposte, non sempre rassicuranti.

E’ noto, per esempio, che già oggi molta della difesa in serra del pomodoro viene effettuata a mezzo di agenti di biocontrollo, specie insetti antagonisti. Vi sono biofabbriche molto attive capaci di consegnare anche grandi quantità di insetti antagonisti, senza alcun problema. Tuttavia il loro uso nelle serre di pomodoro è minacciata da un parassita emergente, la minatrice pomodoro, Tuta absoluta che richiede nuovi agenti di biocontrollo per evitare la necessità di un trattamento insetticida. La vespa parassitoide, Trichogramma achaeae, e un predatore, artynes ​​Necremnus, sono in fase di sviluppo per questo scopo. In ambienti confinati, poveri di biodiversità, il rischio che emerga un nuovo patogeno più forte esisterà sempre e dovrà trovare la ricerca pronta con soluzioni innovative e sostenibili.

Allo scopo è partita la ricerca su vasta scala dei sistemi di difesa naturale da parte di esseri vegetali, microbi e funghi. Un estratto della pianta di Ajuga ha un forte potere repellente nei confronti delle larve di Plutella xylostella. L’acido caffeico e alcuni suoi derivati possono efficacemente contrastare le micotossine da Fusarium.

Alcuni estratti vegetali, come gli oli essenziali, sono noti da tempo per avere potenzialità per prevenire e curare le malattie umane non dissimili dai farmaci tradizionali.

Questi composti naturali, quindi, potrebbero avere anche un’efficacia come biocontrollori in campo e in post raccolta. Una ricerca dell’Università di Liegi ha selezionato 89 oli essenziali in base al loro costo e disponibilità ma anche sulla base delle conoscenze disponibili in letteratura. Poi, sono state selezionate 20 coppie pianta-patogeno, tra le più importanti, per diffusione e importanza economica, in Europa. Si è passato quindi alla valutazione dell’efficacia dei vari oli essenziali, alcuni dei quali hanno presentato un’elevata capacità di inibizione della crescita di alcuni patogeni fungini (Rhizoctonia solani, Pythium ultimum, Infestans Phytopthora, Colletotrichum lindemuthianum e Septoria tritici) con percentuali di inibizione fino al 70% a dosi variabili di intervento dai 500 ppm ai 1000 ppm.

Un risultato che mostra quanto siano ancora vaste le possibilità di ritrovare “nuovi” principi attivi per l’agricoltura di domani.

di R.T.

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