Aviaria, un allevatore in Emilia Romagna positivo al virus H7N7

fonte: Il Mondo.it (leggi articolo originale)

Un allevatore di Mordano, in Emilia Romagna, è risultato positivo al virus dell’influenza aviaria H7N7. L’uomo, affetto da congiuntivite, è stato esposto per motivi professionali a volatili malati appartenenti a un allevamento. E c’è un secondo caso sospetto in fase di accertamento: si tratta di un operaio che lavora sempre nello stesso allevamento.
La Regione Emilia Romagna, in accordo col ministero della Salute, in seguito all’identificazione dei focolai animali, ha adottato immediatamente tutte le procedure necessarie per porre sotto controllo l’infezione. Complessivamente il personale esposto per motivi professionali al rischio di contrarre il virus, e sottoposto a controllo, è di circa 110 unità, tra dipendenti degli allevamenti e operatori attivati per le operazioni di abbattimento. Di questi, 61 lavoratori, tra Ferrara e Mordano, sono sottoposti a sorveglianza sanitaria attiva (cioè a monitoraggio e controllo quotidiano), in quanto esposti prima dell’individuazione del focolaio.
“Come ci è stato riconosciuto anche dalla Comunità europea, e alla luce della situazione attuale – sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Carlo Lusenti – , possiamo dire di aver gestito al meglio la situazione dei focolai che si sono sviluppati”.
Il virus H7N7 non si trasmette facilmente all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (per esempio l’H7N9 o l’H5N1), tende a dare una patologia di lieve entità (come la congiuntivite), come è già stato osservato in un’epidemia verificatasi anni fa in Olanda, dove il 7-8% del personale a stretto contatto con gli animali ha sviluppato una congiuntivite, e circa il 2% una sindrome influenzale. Fatta eccezione per la congiuntivite, la trasmissione da persona a persona è eccezionale, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.
I controlli negli allevamenti proseguono senza sosta e allo stato attuale non è emersa nessun altra positività. A oggi si confermano quattro focolai, di cui l’ultimo individuato è quello di Mordano. Le operazioni di abbattimento dei volatili, già terminate in due allevamenti (Ostellato e Portomaggiore), verranno completate e concluse nella serata di mercoledì 4 settembre.

Il viaggio della transumanza: foto, parole e musica alla Torre del Cerrano

fonte: Abruzzo24 (leggi articolo originale)

In Abruzzo l’allevamento transumante ha rappresentato in varie epoche storiche il settore trainante dell’economia, andando ad incidere anche sul piano politico, sociale e culturale.

Il paesaggio della transumanza è caratterizzato da una serie di forme di sosta e riparo peculiari, tra i quali anche Torre del Cerrano.

Proprio nel fortilizio medievale sabato 31 agosto alle ore 21,00 si svolgerà la rievocazione della transumanza, con l’evento dal titolo “Il viaggio della transumanza” organizzato dall’Associazione culturale la Mazzocca Abruzzese e patrocinato dall’AMP.

Oltre ad una significativa rappresentazione fotografica si terrà un’esibizione musicale a tema e la lettura dei brani tratti dal libro “Dove non arrivano i sentieri” di Fabio Petrella.

Nel libro si offre un’immagine dell’Abruzzo non convenzionale, ma appassionata e intensa. Alcuni passaggi interpretano perfettamente le immagini e i suoni della transumanza, pratica antica e al contempo viatico per il futuro. Inoltre, previste la visita serale alla Torre e al Museo del Mare e notturna con torce al Giardino Mediterraneo.

Lunedì 2 settembre alle ore 19,00 a Torre Cerrano con l’evento scientifico “Le specie animali della costa” si concluderà la rassegna “Una Torre di conoscenza” organizzata dall’AMP.

Gli esperti Massimo Pellegrini e Augusto De Sanctis illustreranno caratteristiche e funzioni della fauna costiera, rappresentata da numerose specie di elevato valore naturalistico.

L’incontro si svolgerà all’ombra della Torre dopo la visita guidata alle ore 17,00 all’interno e alle 18,00 al Giardino Mediterraneo. Al termine dell’evento si potranno degustare i prodotti degli Amici del Parco. L’ingresso è libero.

Aviaria, nessun rischio per popolazione

fonte: Ansa.it (leggi articolo originale)

Il ministero della Salute esclude che, in seguito ai quattro focolai di aviaria scoperti nelle ultime due settimane, possano esserci rischi di contaminazione per la popolazione. L’isolamento dei focolai e il cordone sanitario attivato con la distruzione delle uova e l’abbattimento degli animali nei 4 allevamenti coinvolti ”garantisce l’esclusione della possibilità di una contaminazione”. Il ministro Beatrice Lorenzin si è impegnata ad attivare procedure rapide per l’indennizzo dei danni.

Il futuro dell’economia abruzzese? Le capre! “Producono un latte migliore ed evitano incendi”

Pubblichiamo da:  Abruzzoweb.it (vedi originale)

Come sfruttare al meglio le decine di migliaia di ettari di terreno incolti che dominano l’Abruzzo? Con un allevamento di capre itinerante.

È questa la proposta lanciata dal presidente Arpo (Associazione allevatori ovicaprini d’Abruzzo), Nunzio Marcelli, che spiega ad AbruzzoWeb come in un momento di crisi come quello che si sta vivendo negli ultimi anni, il ritorno al settore primario potrebbe aiutare la regione a rialzare la china, e perché no, a dare vita a un nuovo business.

“Allevare capre significa sfruttare al meglio le risorse del nostro territorio in maniera sostenibile e rinnovabili – spiega Marcelli – Oggi, in Abruzzo, gli ex terreni seminativi sono rimasti inutilizzati, al contrario del resto dell’Europa, che sta vivendo un mercato in forte crescita nella produzione di latte caprino”.

Un buon esempio da seguire e rimodellare con standard personalizzati, secondo il presidente Arpo, è quello francese, “dove c’è una piccola rete di produzione con quotizzazione di territorio, in cui le aziende hanno al massimo 150 capi di bestiame e guadagnano circa 60 mila euro l’anno”.

Attualmente in Italia la produzione di questo latte non è ancora coperta da quote, ma non c’è neanche una normativa che sia in grado di consentire ai piccoli produttori di poter vendere direttamente, “serve, quindi, che Stato e Regioni ne regolamentino l’attività”, sottolinea.

Per rimanere sull’argomento “quote latte”, secondo Marcelli è bene sottolineare che oggi, in Abruzzo, “sono totalmente scomparse e per questo non ci sono più aziende che producono latte vaccino. La loro vendita ha dato sollievo, anni fa, alle aziende – ricorda – ma le ha anche private della possibilità futura di produrlo, tanto che oggi lo acquistiamo soprattutto dalla Lettonia e dalla Romania, tutte grandi realtà solo in alcuni casi gestiti da italiani”.

Per Marcelli, la produzione di latte di capra potrebbe sopperire a questa carenza, aggiungendo anche che, da un punto di vista salutistico “è un prodotto molto migliore rispetto a quello di mucca, poiché ha la proprietà di non essere sintetico”.

“Le aziende, ormai, non danno più questa garanzia, soprattutto perché si tende a spingere la produzione a livelli altissimi – svela – Questo comporta un decadimento della composizione dei nutrienti, oltre che, con l’uso eccessivo degli antibiotici nella flora microbica si sono eliminati componenti essenziali. Procedimento all’origine delle intolleranze alimentari”.

Il bioagriturismo la Porta dei Parchi, che si trova ad Anversa degli Abruzzi (L’Aquila), ne sperimenta da 35 anni le potenzialità e oggi ha intenzione di realizzare un’azienda “che potrebbe costituire il nuovo capitale del nostro territorio nonché un controllo specializzato con competenza tecnica elevata grazie alle reti allevatori”.

“Si parte con una scuola di formazione in cui i giovani imparano e si specializzano – illustra – e in seguito, dopo un’alta formazione, non ci sarà bisogno di costruire una stalla, perché i piccoli allevatori si sposteranno per utilizzare i pascoli a rotazione. Inoltre, abbiamo una  situazione arbustiva dilagante che ci mette a serio pericolo incendi e questa iniziativa potrebbe arginarla perché le capre se ne nutrirebbero”.

“Questa è una valida proposta aziendale che sviluppa una politica di economia locale. In passato la Regione Abruzzo e i sindacati avrebbero dovuto comportarsi in modo diverso – conclude – e oggi si può fare”.

Sara Ciambotti

Lingua blu : 10 milioni di euro per i danni agli allevatori

pubblicato su: Buongiorno Alghero.it (vedi articolo originale)

La Regione è pronta ad affrontare la nuova recrudescenza della febbre catarrale dei ruminanti, conosciuta come Blue Tongue, che in Sardegna preoccupa soprattutto gli allevamenti ovini, pur interessando anche quelli bovini, con ulteriori risorse da destinare alle aziende colpite dal Virus e a quelle che, pur non direttamente coinvolte, hanno subito gravi danni a causa dei divieti di movimentazione dei capi. A questo scopo la Giunta ha approvato un disegno di legge con il quale l’Assessorato dell’Agricoltura potrà disporre delle risorse necessarie alla predisposizione ed esecuzione dei piani di intervento.

‘L’allevamento è un settore troppo importante per la nostra Isola – commenta l’assessore Oscar Cherchi – sia sotto l’aspetto economico che culturale. Le aziende non possono essere lasciate sole a combattere con questa piaga e la Regione ne è consapevole. Per questo motivo il disegno di legge della Giunta approvato pochi giorni fa prevede l’impegno di ulteriori dieci milioni di euro, oltre ai due già a disposizione delle aziende’. Con la fine dell’estate e l’inizio delle piogge il rischio di diffusione della malattia cresce esponenzialmente. Il vettore di trasmissione è infatti un insetto che, con le alte temperature e l’umidità, aumenta la sua attività, soprattutto notturna.

‘E’ fondamentale – aggiunge l’esponente dell’esecutivo – aiutare le imprese colpite direttamente dal virus e quelle danneggiate dalla mancata movimentazione dei capi ma, per ciò che riguarda la prevenzione, sta diventando ormai inevitabile accentuare la sinergia fra il servizio veterinario e l’assessorato dell’Agricoltura. A questo punto credo che, come succede da tempo nella maggior parte delle altre regioni d’Italia, il servizio veterinario deve diventare una branca dell’assessorato dell’Agricoltura, che ha la competenza sul comparto dell’allevamento e quindi è in grado di monitorare la situazione in tempo reale. Terminata l’emergenza porterò questa proposta all’attenzione della Giunta’.

Fiera della pastorizia, istituzioni assenti

pubblicato su: Il Centro Teramo (vedi articolo originale)

«Il governo regionale non presta attenzione alle problematiche della zootecnia tanto che i rappresentati della Regione Abruzzo e della Provincia di Teramo non hanno neppure partecipato all’evento». E’ questa la considerazione emersa nel corso dell’incontro tra i rappresentanti delle istituzioni e i pastori durante la 155esima edizione della fiera della pastorizia che si è svolta sabato 6 e domenica 7 luglio a Piano Roseto di Crognaleto. Quasi 13 mila persone hanno potuto godere di vari appuntamenti con la musica e con i canti tradizionali e con i prodotti tipici. Durante l’evento, organizzato dalla Pro loco di San Giorgio e coordinato da Antonio Campanella, sono stati premiati 83 allevatori. I produttori presenti sono stati 55, 15 le pro loco della montagna teramana. La Camera di commercio di Teramo, in collaborazione con i sindaci dei comuni montani, ha espresso la volontà di sostenere lo sforzo di quanti decidono di continuare a investire e lavorare in montagna.

Prospettive dell’allevamento del suino di razza sarda

Pubblicato su sardegnaagricoltura.it (vedi articolo originale)

Un’analisi condotta da Laore su un campione di cinque aziende, evidenzia come, l’allevamento di questa razza, se finalizzato all’ottenimento di produzioni di qualità con una specifica connotazione territoriale, può rappresentare una valida forma di integrazione al reddito, soprattutto nelle aree marginali.

Due milioni di euro agli allevatori per fronteggiare la blue tongue

fonte: Regione Sardegna (vedi articoli originale)

Aperti i termini per la presentazione delle domande di aiuto a sostegno degli allevatori di ovini e caprini colpiti dalla nuova epidemia di febbre catarrale (blue tongue) causata dal sierotipo BTV1.

Destinatarie dell’intervento sono le imprese che ricadono nella competenza territoriale delle aziende sanitarie n. 7 (Carbonia), n. 8 (Cagliari) e n. 4 (Lanusei), dichiarate sede di focolaio di febbre catarrale degli ovini dal mese di ottobre del 2012 con provvedimento dell’autorità sanitaria. L’aiuto è concesso a condizione che le aziende interessate abbiano applicato tutte le misure restrittive imposte per impedire la diffusione della malattia.

In particolare, l’indennizzo è destinato:
a) alla ricostituzione del patrimonio zootecnico aziendale perduto a causa della malattia;
b) al sostegno del reddito aziendale nel periodo compreso fra la morte o abbattimento degli animali e la ricostituzione dell’allevamento;
c) al sostegno al reddito aziendale conseguente alla minore produzione dei capi dichiarati infetti.
Dagli aiuti saranno detratti gli importi eventualmente percepiti nell’ambito di regimi assicurativi.

Le domande dovranno essere presentate al Servizio territoriale di Argea Sardegna entro le ore 12 del 25 giugno 2013.

I documenti sono presenti a questa pagina.

Alimentare, Commissione UE adotta regolamento più snello e sicuro

fonte: help consumatori (vedi articolo originale)

A due mesi dall’ultimo scandalo alimentare che ha messo in allarme tutta Europa (quello della carne di cavallo) arriva un pacchetto di provvedimenti che rafforza l’applicazione delle norme a tutela della salute e intensifica i controlli lungo tutta la filiera. Adottato oggi dalla Commissione europea, il pacchetto ha un’impostazione semplice e più orientata alla gestione dei rischi e a strumenti di controlli più efficaci.

Il pacchetto normativo risponde alla necessità di semplificare la legislazione e adottare norme più intelligenti che permettano di ridurre gli oneri amministrativi per gli operatori come pure la complessità della regolamentazione vigente. I principali vantaggi saranno per le piccole e medie (nonché micro) imprese che vengono esonerate dagli elementi più costosi e complessi della legislazione.

La normativa dell’UE che disciplina attualmente la catena alimentare è formata da quasi 70 atti legislativi. Il pacchetto di riforme adottato oggi riduce l’intera normativa UE a 5 atti legislativi e diminuisce la burocrazia legata a processi e procedure cui sono soggetti agricoltori, allevatori e operatori del settore alimentare (produttori, trasformatori e distributori), così da agevolare lo svolgimento delle loro attività professionali.

Tonio Borg, commissario per la salute e i consumatori, ha affermato: “Con oltre 48 milioni di lavoratori e un valore di circa 750 miliardi di euro all’anno, il settore agroalimentare rappresenta il secondo settore dell’economia dell’Unione europea in ordine di grandezza. L’Europa gode dei livelli di sicurezza alimentare più elevati a livello mondiale. ll recente scandalo legato alla carne di cavallo ha dimostrato tuttavia che esistono ancora margini di miglioramento, benché non si siano verificati rischi per la salute. Il pacchetto di riforme varato oggi arriva in un momento propizio poiché dimostra che il nostro sistema è in grado di fronteggiare le sfide e di tradurre in pratica alcuni degli insegnamenti ricavati dalle recenti esperienze. In sintesi il pacchetto consente di dotarci di regole più intelligenti per alimenti più sicuri”.
Ecco alcuni dei principali elementi della proposta

Controlli ufficiali:

1. La Commissione ha riconosciuto l’esigenza di rendere più efficaci gli strumenti a disposizione delle autorità competenti degli Stati membri per verificare sul campo il rispetto della normativa dell’UE (attraverso controlli, ispezioni e prove).

2. I recenti scandali alimentari hanno dimostrato ancora una volta la necessità di iniziative più efficienti delle autorità responsabili per tutelare contemporaneamente i consumatori e gli operatori onesti dai rischi, anche economici, che possono derivare dalla violazione delle norme lungo tutta la catena agroalimentare.

3. Le nuove regole rispecchiano un’impostazione maggiormente basata su criteri di gestione del rischio e consentono quindi alle autorità competenti di concentrare le proprie risorse sulle questioni e sui problemi più rilevanti.

4. Il vigente sistema di tasse destinate a finanziare l’attuazione effettiva di tali controlli in un sistema che sia sostenibile lungo tutta la catena agroalimentare verrà esteso ad altri settori di tale catena, che attualmente non vi sono soggetti.

5. Al fine di proteggere la loro concorrenzialità, le microimprese saranno esonerate dall’obbligo di pagare tali tasse, ma non da quello relativo ai controlli.

6. Agli Stati membri verrà anche richiesto di integrare pienamente i controlli antifrode nei rispettivi piani nazionali di sorveglianza, nonché di garantire che le sanzioni pecuniarie imposte nei casi di frode si prefiggano veramente finalità dissuasive.
Sanità animale

1. Il pacchetto normativo introdurrà un unico testo legislativo per la disciplina della salute degli animali nell’UE fondato sul principio “prevenire è meglio che curare”.

2. La nuova disciplina intende migliorare le norme in tema di sanità animale e prevede un sistema comune più efficace di sorveglianza e controllo delle malattie per far fronte ai rischi inerenti alla salute e alla sicurezza di alimenti e mangimi in modo coordinato.

3. La maggiore efficacia di tale sistema, associata ad un miglioramento delle norme in tema di identificazione e registrazione degli animali, permetterà a tutti coloro che lavorano per proteggere la nostra catena agroalimentare, tra cui agricoltori e veterinari, una rapida capacità di reazione per limitare la diffusione delle malattie, minimizzando in questo modo le ripercussioni sul bestiame e sui consumatori.

4. La nuova disciplina della salute animale prevede inoltre una classificazione e una graduatoria di priorità per le malattie che richiedono un intervento a livello di UE, rendendo così possibile un’impostazione più orientata alla gestione dei rischi ed un uso più efficace delle risorse.

5. La normativa prevede un grado di flessibilità sufficiente per adeguare le misure in tema di sanità animale sia ai tipi ed alle dimensioni delle diverse strutture (ad esempio PMI, strutture a scopo ricreativo, ecc.) sia alle diverse circostanze locali, in particolare per quel che riguarda le prescrizioni in tema di registrazione e autorizzazione delle strutture, nonché di detenzione di animali e di prodotti.

6. Ad un livello più ampio la normativa richiede la solidità e la flessibilità necessarie per garantire una risposta efficace da parte di tutta l’Unione in caso di cambiamenti climatici significativi, fornendoci così gli strumenti per far fronte a rischi nuovi e sconosciuti e per adeguarci rapidamente ai nuovi progressi scientifici ed alle norme internazionali in materia.

Con la razza bovina marchigiana, Macerata è leader nella zootecnia

fonte: quiMacerata.it (vedi articolo originale)

Contraddistingue da sempre la provincia di Macerata, ne rappresenta la storia e le origini contadine, ne descrive e sintetizza le eccellenze agroalimentari. Grazie alla razza bovina Marchigiana, la provincia di Macerata ha ottenuto, nel settore zootecnico, un ruolo di leader a livello nazionale e mondiale. Da 29 anni la Rassegna Agricola del Centro Italia, al centro Fiere di Villa Potenza, esalta l’unicità dei suoi bovini con la Mostra nazionale organizzata dalla Provincia insieme all’Anabic e all’Associazione regionale Allevatori delle Marche, diretta da Dino Mosca, che gestisce, all’Istituto di Agraria di Macerata, il famoso Centro Tori per la fecondazione artificiale, riferimento per il miglioramento genetico.

Nella Raci 2013 del 10, 11 e 12 maggio, sono 29 gli allevatori iscritti, provenienti dalle 5 province marchigiane, da Perugia e da Benevento, per un totale di 260 capi in concorso. Ma la zootecnia non sarà soltanto materia per gli addetti ai lavori: anche i consumatori potranno “scoprirla”, conoscendo da vicino gli animali e confrontandosi direttamente con gli allevatori per accrescere la consapevolezza in fatto di consumi.

Non tutti sanno, ad esempio, che la razza Marchigiana si fregia del marchio “Igp” ed ha la caratteristica di essere particolarmente magra, più compatibile quindi con le nuove abitudini alimentari rispetto ad altre razze non autoctone. Apprezzata ovunque per le ottime performance produttive di carne, è utilizzata anche negli incroci industriali: in Brasile si contano 1 milione e 200 mila capi provenienti da incroci e 17 mila vacche di razza pura. Ma la Marchigiana, è diffusa anche nel Nord America, in Inghilterra e in Olanda.

Nella provincia di Macerata oggi sono poco meno di 10 mila i capi censiti e 333 gli allevamenti; segue Pesaro con 6.591 capi e 204 allevamenti; ad Ancona i capi sono 4.342 e gli allevamenti 159; ad Ascoli-Fermo 3.801 i capi e 204 gli allevamenti.
Le stalle di medie e grandi dimensioni, nel Maceratese, si contano sulle dita di una mano: oltre a “Morica” di Pollenza, l’allevamento più grande delle Marche con oltre 400 capi, i più consistenti sono quelli di Alderico Mei a Montecosaro, con circa 300 capi, e dei Fratelli Mei di Morrovalle con 260. Sono aumentati, negli ultimi anni in provincia, i bovini allevati all’aperto o allo stato brado: è una razza la Marchigiana che si adatta bene anche al pascolo, capace di valorizzare le aree montane con un prodotto ad alto valore aggiunto come la carne. L’allevamento all’aperto con oltre 200 capi è dell’azienda Conforti di Crispiero di Castelraimondo.

Si sta inoltre consolidando, nel Maceratese, il sistema commerciale di macelleria a “km zero”: punti aperti dagli stessi allevatori per la vendita al minuto delle carni di propria produzione, molto richiesti dai consumatori. Non manca, infine, il ricambio generazionale, con numerosi giovani, anche donne, che si avvicinano alla zootecnica.

Basilicata, stanziati fondi per tutela biodiversita’

fonte: libero.it (vedi articolo originale)

La giunta regionale della Basilicata ha stanziato due milioni di euro per preservare le vegetazioni minacciate da erosione nonche’ per tutelare le razze animali locali in via di estinzione. Gli interventi rientrano nelle misure del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 che sostiene la conservazione di risorse genetiche per la salvaguardia della biodiversita’.

I fondi sono equamente divisi per tutelare e conservare razze animali locali in via di estinzione e un altro milione per preservare risorse genetiche vegetali minacciate da erosione. I beneficiari degli interventi sono gli imprenditori agricoli. Due i bandi, con scadenza 15 maggio. Per le specie vegetali, sono previsti incentivi per i settori frutticolo, olivicolo, orticolo e le colture erbacee; per quanto riguarda le razze animali locali in via di estinzione si tratta di quelle equine (murgese e l’asino Martina Franca), ovina (Gentile di Puglia e Leccese), caprina (Garganica e Jonica) e suina (suino nero lucano).

Orrore nell’allevamento. Cavalli morenti ed altri in decomposizione sepolti con lo sterco

fonte: geapress (vedi articolo originale)

Una segnalazione precisa quella pervenuta alcuni giorni addietro al numero verde di emergenza ambientale 1515 del Corpo Forestale dello  Stato. Un presunto caso di maltrattamento in una frazione di Bettona (PG), subito verificato da una  pattuglia  del Comando Stazione Forestale di Perugia.

Secondo il comunicato del Corpo Forestale dello Stato, quanto si è palesato agli Agenti giunti sul posto, era abbastanza evidente.  Ipotesi di maltrattamento per  tre  cavalli ed  un capra gravida di razza camosciata ed il decesso di una seconda capra e di cinque cavalli, due dei quali sarebbero stati rinvenuti occultati nello sterco.

Una situazione che, sempre secondo la Forestale, avrebbe evidenziato le critiche condizioni psico-fisiche in cui versavano gli animali ancora in vita, oltre che la possibile  allerta igienico-sanitaria dell’area. Questo soprattutto per l’avanzato stato di decomposizione delle sei carcasse animali. Immediata, a questo punto, la richiesta di intervento fatta pervenire al Medico Veterinario  della  USL Umbria 1 ed  al Sindaco di Bettona  in  qualità di Autorità Sanitaria locale.

Dal sopralluogo congiunto, i Veterinari hanno rilevato come la morte degli animali sia sopraggiunta in momenti diversi. Dai tre ai dieci giorni antecedenti.

Gli animali, secondo le prime risultanze investigative, sarebbero stati rinchiusi in box angusti, immersi nelle loro deiezioni fino ai garretti, senza fieno né acqua.   Il paradosso, commenta la Forestale, è che di fronte a loro vedevano un prato, in questo periodo peraltro verdissimo. A separarli dalla salvezza una precaria barriera, per loro insormontabile, ma banalmente apribile dall’uomo.

Non a caso due dei tre cavalli sopravvissuti erano gli unici lasciati all’aperto ed il terzo, segregato in un box condiviso con la carcassa di un suo simile, è quello trovato in condizioni, non solo fisiche, più gravi. A detta dei Medici Veterinari, potrebbe infatti aver subito danni neurologici. Questi sarebbero dovuti sia allo shock subito, cui la notoria sensibilità degli equini, ma anche per i probabili  urti subiti dall’animale nel tentativo di sottrarsi alla sua “cella”.

Appena rintracciato, il proprietario e detentore degli animali è stato immediatamente identificato. Sono state così contestate  le ipotesi di reato-delitto di cui agli artt. 544bis e 544 ter C.P., oltre al sequestro penale sia dell’area, sia degli animali superstiti (tre cavalli e una capra), affidati a struttura idonea.

Il più provato dei tre cavalli, è stato affidato alla Clinica Chirurgica della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Perugia, al fine di valutarne meglio le condizioni.

Previa Ordinanza Sindacale contingibile urgente, il Personale del Corpo Forestale dello Stato ha  curato anche le non agevoli operazioni di rimozione e smaltimento, mediante impresa specializzata, delle carcasse animali. A coadiuvare nelle operazioni anche il personale del Comune di Bettona nonché della proprietà del mezzo meccanico messo a disposizione dal Comune, per l’occasione rappresentato dal Geom. Papalia. Prima che il Corpo Forestale sottoponesse l’area a sequestro penale, la USL Umbria 1 ha sottoposto il sito a bonifica mediante disinfezione.

Il Comando Stazione Forestale di Perugia approfondirà le indagini di P.G. non escludendo la possibilità di rinvenire ulteriori resti animali interrati, nonchè la eventuale irregolarità edilizia delle strutture di ricovero.

L’Associazione mantovana allevatori punta sulla genomica

fonte: Teatro Naturale (vedi articolo originale)

È una zootecnia a due velocità quella che descrive il presidente dell’Associazione mantovana allevatori, Alberto Gandolfi, nel corso dell’assemblea annuale, questa mattina a Tripoli di San Giorgio (Mantova), alla presenza di due nuovi protagonisti della scena: Pietro Salcuni, presidente dell’Associazione italiana allevatori, e Gianni Fava, assessore all’Agricoltura e all’agroalimentare della Regione Lombardia.

Sul versante produttivo tiene il comparto lattiero caseario, pur con l’incognita del calo dei consumi interni, mentre soffre la zootecnia “pesante”, suinicoltura e carne bovina.

Problemi che pesano sulle imprese zootecniche, strette sempre di più nella morsa della burocrazia, del benessere animale, della sicurezza alimentare. Requisiti, questi ultimi, imprescindibili per la commercializzazione dei prodotti agroalimentari di qualità.

“La zootecnia è alle prese con vecchie e nuove emergenze – spiega il numero uno dell’Apa di Mantova, Alberto Gandolfi – dalla Direttiva nitrati alle aflatossine nel mais, all’articolo 62, un provvedimento nato per sostenere gli anelli più deboli della filiera e che invece ha avuto un impatto negativo sui cicli di allevamento”.

Aspetti che pesano negativamente, come la difficoltà di accesso al credito, ma che non frenano l’attività dell’Associazione mantovana allevatori, senza dubbio una delle migliori d’Italia, come ha riconosciuto lo stesso Salcuni.

“Il taglio dei finanziamenti alle Apa – prosegue Gandolfi – ci ha obbligato ad un percorso virtuoso per contenere i costi e riorganizzare al meglio le risorse umane, rilanciando sui servizi agli allevatori”. Così, di fronte ad un trend che vede il numero di stalle diminuire, l’Apa di Mantova mette a segno un record, legato al numero di vacche da latte in selezione, arrivato oltre quota 108mila capi e con una linea positiva. “Solo nel 2010 – afferma Gandolfi – il numero di capi superava le 100mila unità, in due anni abbiamo registrato l’8% in più”.

Numeri che serviranno a mantenere l’autonomia dell’Apa di Mantova a livello lombardo, dove il disegno di regionalizzazione del sistema allevatoriale potrebbe (ma in altri ambiti regionali) portare ad una fusione.

Sul tema è stato abbastanza chiaro il presidente dell’Aia, Pietro Salcuni, nel suo saluto. “Rispetto ai processi di regionalizzazione, la Lombardia non deve essere troppo preoccupata”, ha infatti assicurato.

La vocazione di Mantova ad essere l’apripista di progetti sperimentali viene accentuata, inoltre, con due iniziative dedicate alla genomica, ultima frontiera della ricerca. Un percorso vedrà l’Associazione di Tripoli collaborare con l’Anafi per la genotipizzazione dei capi femminili e testare le capacità genetiche. Un altro segmento operativo sarà finalizzato alla Banca del genoma sul territorio.

“Attraverso la banca del Dna – auspica Gandolfi – potremo avere benefici immediati sul piano della ricerca, con vantaggi anche di natura economica”.

Prospettive positive per il lattiero caseario. Invitato all’assemblea dell’Associazione mantovana allevatori, Angelo Rossi, promotore di Clal, il portale dedicato al comparto lattiero caseario, ha illustrato andamenti attuali e prospettive per il territorio, partendo da scenari globali. “A livello mondiale si è verificata una diminuzione delle produzioni di latte in Nuova Zelanda e in Europa – osserva il fondatore di Clal – e gli Sttai Uniti al momento non riescono a sopperire alla mancanza di latte della Nuova Zelanda”.

Le condizioni sarebbero dunque positive per una ripresa dei prezzi, segnati già oggi da valori positivi. “Oggi il latte franco partenza dalla Germania – ricorda Rossi – viaggia intorno ai 38-40 euro alla tonnellata”.

Tuttavia, se l’export dell’Unione europea a 27 si mantiene su standard positivi, l’Italia si caratterizza per performance meno brillanti e per importazioni di formaggi duri non Dop per nulla trascurabili e sulle quali forse il sistema deve interrogarsi.

“Sono comunque abbastanza ottimista su quello che è il futuro del nostro formaggio – conclude Rossi – anche se bisognerebbe esportare di più e favorire al massimo la promozione dei formaggi Dop su nuovi mercati, dove il Pil si mantiene in crescita”.

L’attenzione all’export per le produzioni di qualità e la necessità di fare sistema sono stati elementi condivisi anche dai rappresentanti del mondo agricolo, presenti all’appuntamento assembleare. “La ricerca di nuovi mercati – secondo l’assessore provinciale all’Agricoltura, Maurizio Castelli – rappresenta una soluzione positiva per esportare i prodotti del sistema agroalimentare mantovano, che vale il 20% del Pil del territorio e che può contare su numeri interessanti per i prodotti a marchio”.

Sul versante della politica, mano tesa dal deputato Marco Carra, componente della Commissione Agricoltura alla Camera nell’ultima legislatura, al neo assessore all’Agricoltura, Gianni Fava. “Offro a Fava la disponibilità per restituire un nuovo protagonismo dell’agricoltura – dice Carra -. Sono iniziati i triloghi per la riforma della Pac e l’Italia è alle prese con la formazione del governo. Servono ministri dell’Agricoltura competenti e stabili e una politica agricola nazionale”.

La ricetta dell’assessore lombardo, Fava. Non è d’accordo sul ruolo strategico del ministero dell’Agricoltura, invece, l’assessore regionale Fava. “E’ superata l’idea di rafforzare il ministero, non sono d’accordo con Marco Carra – replica -. Bisogna restituire centralità all’agricoltura intensiva e non perdere di vista il settore nel suo complesso, dalla produzione alla trasformazione. Ma se le cinque regioni del Nord producono l’85% del latte italiano, allora il problema non è italiano, è al Nord. E la partita non deve essere sacrificata in una logica di compromesso a livello nazionale con altre produzioni, come gli agrumi o l’olio, per citare esempi passati”.

La battaglia si gioca sui campi delle “esportazioni, dell’agricoltura remunerativa e sul modello intensivo, non sul greening. Le imprese devono poter investire su mezzi e tecnologie, non su quattro siepi”, afferma Fava.

E se la politica nazionale non ha fatto a sufficienza per l’agricoltura, allora si inauguri un dialogo a livello regionale.

“Entro giugno – assicura Fava – la Regione Lombardia anticiperà la Pac agli agricoltori e con Bruxelles manterremo un dialogo costante, per evitare di vedere calata dall’alto una riforma troppo burocratica”.

I Master Breeder. Per la prima volta, l’Associazione mantovana allevatori consegna il Master Breeder alla carriera. “Un Golden Breeder – dice Alberto Gandolfi – che va a Giulio Sereni, suinicoltore, per l’impegno profuso in Apa fin dalla sua nascita, oltre 60 anni fa, con grande slancio, perizia e generosità”.

Gli altri premiati con i Master Breeder, riconoscimento annuale agli allevatori che hanno raggiunto importanti risultati sulla base di parametri scientifici, sono stati: azienda agricola Angelo Gozzi di Viadana (categoria fino a 30 vacche); azienda agricola Piccoli Costantino, Francesco e Luca di Marmirolo (da 31 a 70 vacche); azienda agricola Cabrini Roberto, Alessandro e Matteo di Magnacavallo (da 71 a 120 vacche); azienda agricola S. Antonio di Fabio e Gianni Piva di Casalromano (da 121 a 180 vacche); società agricola Manzoli Marco, Guido e Massimo di Magnacavallo (da 181 a 250 vacche); azienda agricola Casa Nuova di Angelo e Realdo Musa di Casaloldo (oltre 250 vacche).

Gli eletti nel consiglio di amministrazione. Sono stati eletti nel consiglio, per il periodo 2013-2016: Diego Belletti, Fabio Gandolfi, Claudio Casareggio, Roberto Chizzoni, Alberto Cortesi, Lorenzo Donà, Davide Errera, Giuseppe Freretti, Alberto Gandolfi, Kristian Minelli, Tomas Ronconi, Andrea Tosi, Nicola Valenza, Fabio Mantovani, Alessandro Capuci, Gian Luigi Gualdi. Membri di diritto, in quanto presidenti di sezione: Fabio Piva (frisona), Pier Emilio Sbarra (suini).
di C. S.

Decreto sulle quote latte per le aziende ragusane e agrigentine colpite dal ciclone

fonte: SI24 (vedi articolo originale)

Una boccata d’ossigeno per le aziende agricole colpite dal ciclone “Athos” nei giorni di metà marzo dello scorso anno nei territori delle province di Agrigento e Ragusa, che causò una forte riduzione della produzione di foraggio per il bestiame.

L’assessore alle Risorse agricole e alimentari, Dario Cartabellotta, ha firmato un decreto “con il quale alle aziende ricadenti nelle zone sopra indicate, non si applica la revoca della quota latte per il mancato raggiungimento dell’85% di quota prodotta nella campagna 2012- 2013”. Lo annuncia una nota dell’Assessorato della Regione siciliana

Sequestrati due allevamenti abusivi a Fossombrone

fonte: qui Flaminia Marche.it (vedi articolo originale)

Un allevamento abusivo di suini e uno di caprini ubicati a Santa Maria della Valle di Fossombrone sono stati posti sotto sequestro sanitario in seguito a un accertamento del Corpo Forestale dello Stato e dei servizi veterinari della Asur zona territoriale di Fano. Il personale intervenuto ha accertato la presenza di 21 suini 45 caprini privi di qualsiasi identificazione e documentazione sanitaria (certificazione sanitaria, registro di stalla e dei farmaci) costatando peraltro che entrambi gli allevamenti risultavano registrati presso il Servizio Veterinario, come previsto dalla vigente normativa. All’interno di una cella frigo di un laboratorio non autorizzato, inoltre, è stato trovato un bovino regolarmente macellato. Al proprietario sono state applicate sanzioni amministrative per un importo totale di 16mila euro per la mancata registrazione degli allevamenti e per la detenzione in un locale non autorizzato di carne macellata. Gli allevamenti inoltre sono stati posti sotto sequestro sanitario; in tal modo, nei prossimi giorni, gli animali potranno essere identificati mediante l’applicazione delle marche auricolari e sottoposti agli accertamenti diagnostici previsti dalla legge.

Valle D’Aosta – La zootecnia di montagna soffre i ritardi di un concreto Piano di sviluppo

fonte: valledaostaglocal.it (vedi articolo originale)

Nel 2012 in Valle d’Aosta sono diminuiti dell’1,7 per cento gli allevamenti di bovini (le aziende dalla più grande alla individuale più piccola sono in tutto 1.096) anche se sono aumentati dello 0,3% i capi di razza valdostana. I dati sono emersi dal bilancio dell’Associazione regionale degli allevatori (Arev), che è stato presentato questa mattina durante il congresso regionale che si è svolto nella sala congressi della Gran Place a Pollein.

Nel dettaglio, i bovini di razza pezzata rossa sono cresciuti dell’1,66% mentre quelli della razza pezzata nera sono diminuiti dell’1,59%. Per quanto riguarda i caprini i capi in Valle sono circa 5.000, mentre il numero degli ovini è di circa la metà.All’assemblea hanno partecipato circa 200 allevatori, molti dei quali si son detti preoccupati per l’andamento del settore.

“Il problema delle aziende in questi tempi – ha dichiarato il direttore dell’Arev, Edi Henriet – e’ soprattutto economico e non riguarda l’attività in sé ma i risultati complessivi, che sono sempre meno soddisfacenti. Sono necessarie risorse per sostenere la produzione, che è calata, ma soprattutto per migliorarla, altrimenti non c’è futuro”.

Il presidente della Giunta Augusto Rollandin ha ribadito che “i problemi piu’ gravi per il settore derivano dalla redditività, con un grande lavoro a cui non corrisponde un altrettanto grande guadagno, e la sanità, sulla quale sono stati compiuti interventi molto efficaci su alcune malattie quasi del tutto debellate. Certo, possiamo e dobbiamo fare di più”.

Per Gerardo Beneyton, presidente di Caseus Montanus, “le dichiarazioni di Henriet da un lato ci fanno piacere perchè attestano importanti passi avanti a fianco delle aziende agricole per alzare il livello sia della qualità del lavoro sia della razza valdostana, ma ci preoccupano perchè confermano la scarsa valorizzazione della produzione del latte e della fontina. Occorre un’inversione immediata di rotta, per evitare che le peggiori previsioni si trasformino in drammatica realtà”. Beneyton sostiene che “marchiare come fontina tutto il formaggio valdostano non aiuta l’economia valdostana, ma abbassa la qualità del marchio e vanifica gli sforzi di tanti allevatori”.

Dal canto suo l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Isabellon, sottolinea che “Il nuovo Piano di sviluppo rurale, in fase di predisposizione, costituisce un passaggio fondamentale per le aziende agricole e zootecniche valdostane in un momento economico difficile”. Tra i punti evidenziati dall’assessore, ”il mantenimento degli aiuti”, ”la salvaguardia del territorio”, ”assicurare la qualita’ dei prodotti e non appiattirsi verso il basso”, ”valutare il corretto dimensionamento delle aziende”.

”Il 2012 – ha concluso – e’ stato un anno difficile in cui la valle d’Aosta ha patito forti tagli, con il patto di stabilita’ che impedisce di utilizzare quanto si ha in cassa. Ora bisogna guardare al futuro cercando di mantenere una linea sul nuovo Piano di sviluppo”.

Incontro del Distretto Produttivo Siciliano Lattiero Caseario Zootecnica e produzione lattiero casearia, ci vuole un patto di filiera

fonte: il giornale di Ragusa (vedi articolo originale)

Presso la sede del Corfilac, a Ragusa, si è riunito il Comitato Tecnico Scientifico del Distretto Produttivo Siciliano Lattiero Caseario. Alla presenza e con gli interventi dei rappresentanti delle Università di Palermo e di Catania, del Corfilac (che col presidente Giuseppe Licitra, coordina l’attività del Comitato), della Smap, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, dell’Associazione Regionale Allevatori, delle Organizzazioni Regionale Agricole e della Cooperazione, è stato fatto il punto sulle iniziative e sulle attività del Distretto nell’isola e sono state approfondite le azioni avviate sul piano promozionale e sotto l’aspetto propositivo per la concretizzazione di misure ritenute indispensabili, perché vitali, per un rilancio della Filiera Lattiero-Casearia siciliana ed in particolare per il settore zootecnico regionale, oggi più che mai frustrato dalla grave crisi che investe la nostra economia e, soprattutto, la nostra agricoltura.

E ciò nella piena consapevolezza che occorre puntare al contenimento dei costi di produzione, alla fruizione di finanziamenti accessibili ed alla massima valorizzazione ed alla difesa da ogni forma di concorrenza sleale, delle produzioni tipiche siciliane dalla cui commercializzazione scaturisce il reddito dei produttori che hanno bisogno di maggiori certezze economiche per poter guardare al loro futuro. Il tutto anche alla luce di quanto scaturito dagli incontri recentemente avuti dal Distretto con l’Assessore Regionale per le Risorse Agricole ed Alimentari che hanno già portato, fra l’altro, alla emanazione del cosidetto “decreto salva quote” ed alla convocazione dell’incontro (in programma domani a Palermo) per l’avvio della trattativa per la fissazione del prezzo regionale del latte in Sicilia anche attraverso la sottoscrizione di una “patto di filiera” a garanzia delle produzioni isolane.

All’ordine del giorno dei lavori del Comitato Tecnico Distrettuale, l’approfondimento della recente riforma della PAC e la formulazione di proposte a sostegno della zootecnia siciliana ed utilmente mirate a valorizzare le opportunità offerte dalla nuova programmazione per l’utilizzo produttivo dei Fondi Comunitari 2014/2020 e dalla predisposizione del nuovo Piano Zootecnico Regionale annunciato e presentato dall’assessore Dario Cartabellotta in occasione dell’incontro tenutosi a Palermo la scorsa settimana con l’intervento dei rappresentanti del Distretto, presenti insieme alla rappresentanza tutte le altri parti interessate.

Da tenere conto che il Comitato Tecnico attraverso i gruppi di lavoro che approfondiranno i temi in discussione, è impegnato a raccogliere e coordinare le varie proposte pervenute, per mettere il Distretto nelle condizioni di puntare a precisi obbiettivi mirati a rispondere, con misure celeri, snelle e concrete alle reali esigenze delle imprese impegnate nella Filiera e degli allevatori in particolare. In tal senso ciascun componente, per conto delle realtà rappresentate, si è impegnato a far pervenire in tempi quanto più brevi possibile, le proprie proposte che, col supporto dei dati e dei vari elementi settoriali, concorreranno alla formulazione del documento distrettuale destinato ad essere punto di essenziale riferimento per un serrato e produttivo confronto col Governo Regionale.

Lav, allevamenti di galline in gabbie fuorilegge in Veneto e in Emilia Romagna

fonte: agenzia parlamentare (vedi articolo originale)

Una clamorosa video-investigazione (www.youtube.com/watch?v=ONx7sp1KHKI) diffusa in Italia dalla LAV smaschera due aziende agricole italiane che detengono più di 100.000 galline ovaiole in gabbie di batteria convenzionali illegali: gli allevamenti si trovano in provincia di Verona e a Forlì. L’investigazione, pervenuta all’associazione Four Paws e svolta a fine febbraio, mostra fino a 15 galline segregate in una gabbia, in spregio alla legge, e persino galline che depongono le uova nei pressi di cataste di animali morti, con evidenti problemi sotto il profilo igienico-sanitario.
Il filmato – trasmesso ieri da Striscia la Notizia (Canale 5) in un servizio di Edoardo Stoppa – mostra anche diversi tipi di gabbie convenzionali illegali, galline con i becchi tagliati per ridurre gli infortuni di altri uccelli e gli atti di cannibalismo. Centinaia di galline non sono sopravvissute a questa illegalità: i loro cadaveri sono stati gettati in un contenitore enorme. All’interno delle due aziende agricole non c’è alcuna luce naturale, il pavimento è in rete metallica e non c’è alcun arricchimento. Enormi le quantità di uova rotte e sprecate, dalla dubbia destinazione.
La Direttiva del Consiglio dell’Unione europea 1999/74/CE che ha vietato, a partire dal 1° gennaio 2012, le gabbie convenzionali per le galline ovaiole – le galline devono essere tenute all’aperto, a terra o in “gabbie modificate”, con almeno 750 cm² di superficie a disposizione di ciascuna gallina, un nido, lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie in modo da soddisfare i loro bisogni biologici e comportamentali – è nota da ben 14 anni, ma alcuni allevatori continuano a violare il diritto dell’Unione Europea. Dopo più di un anno dall’entrata in vigore della Direttiva recepita dal Decreto Legislativo 267 del 2003 e sebbene l’Italia sia ufficialmente tra i destinatari della comunicazione di costituzione in mora da parte della Commissione UE, a causa del mancato recepimento di questa Direttiva, la LAV denuncia questa inaccettabile illegalità.
“Abbiamo denunciato queste illegalità per il reato di maltrattamento (art. 544 ter cp) e di frode in commercio – afferma Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – Chiediamo tolleranza zero: perché i Servizi veterinari Asl non hanno chiuso queste aziende? Gli allevatori hanno avuto più di un decennio per adeguarsi, dalle istituzioni ci aspettiamo ogni sforzo per garantire la legalità e adeguati controlli. La Commissione Europea ha già esortato a rafforzare le procedure di infrazione con multe alte per tali pratiche illegali”.
“Una volta immesse sul mercato, non è possibile distinguere queste uova da quelle legali: chiediamo alle autorità competenti di indagare a 360 gradi sui possibili profili di illegalità tra cui l’ipotesi di violazione della concorrenza – prosegue Roberto Bennati – Possiamo ipotizzare che le uova fossero vendute in prodotti trasformati come pasta, dolci e maionese. Questa illegalità è ingiusta per gli animali vittime, per i cittadini ma anche per la maggior parte degli agricoltori europei che si sono adeguati alle nuove norme: questi allevamenti fuorilegge fanno enormi profitti violando la legge, la concorrenza e l’etica!”
In vista della Pasqua, tradizionalmente caratterizzata da un elevato consumo di uova, la LAV invita i cittadini a preferire le ricette senza ingredienti di origine animale: su www.cambiamenu.it tanti consigli pieni di gusto! Scopri il menu di Pasqua della LAV: http://www.cambiamenu.it/menu/A-Pasqua-scegli-di-Cambiare-Menu

scritto da com/cri

Associazione allevatori, seminaraio su allevamento cunicolo

fonte: basilicatanews.it (vedi articolo originale)

Si è svolto a Matera un incontro tecnico organizzato dall’Associazione Regionale Allevatori della Basilicata rivolto agli operatori dediti all’allevamento dei conigli. A darne notizia la stessa Ara. “All’iniziativa che rientra nella ordinaria azione di aggiornamento e supporto che l’associazione rivolge costantemente ai propri soci ed operatori del settore hanno partecipato oltre ai titolari di aziende lucane, anche numerosi allevatori delle regioni limitrofe (Puglia e Campania).
I lavori sono stati introdotti da Antonio Leone, allevatore del settore cunicolo che ha fornito una panoramica delle problematiche e delle prospettive del settore. Relatori Antonio Camarda, docente di Patologia Aviare e Patologia del Coniglio del Dipartimento Medicina Veterinaria Università degli Studi di Bari e il Direttore dell’Anci Aia Mario Giovannoli.
Camarda ha ricordato la collaborazione tra l’Università e il Sistema Allevatori Lucano, che risale al lontano 1996 quando, precorrendo i tempi, fu organizzato un primo monitoraggio delle patologie esistenti negli allevamenti della regione. Una attività conoscitiva rivelatasi poi di fondamentale supporto alle tecniche di laboratorio e, quindi, alla stessa attività quotidiana degli allevatori. Interessante è stato in particolare l’approfondimento dedicato ai nuovi indirizzi ministeriali ed europei sul fronte dei farmaci utilizzati nel settore avicolo a tutela della salute animale e quindi della qualità della produzione.
Il direttore dell’Anaci (Associazione Nazionale Coniglicoltori Italiani) Giovannoli ha, poi, relazionato sulle attività svolte da questo specifico segmento dell’AIA (Associazione Italiana Allevatori) con particolare riferimento al metodo genetico seguito per il selezionamento delle tre razze pure da carne (Bianca Italiana, Macchiata Italiana e Argentata Italiana) effettuato nel proprio Allevamento Nucleo Centrale. Un lavoro teso al raggiungimento del risultato di un animale capace di produrre più soggetti di ottimo livello, con una implementazione notevole degli allevamenti sotto il profilo economico e qualitativo.
I relatori ed i partecipanti si sono dati appuntamento a successivi incontri in cui verranno affrontati gli ulteriori aspetti delle molteplici problematiche dell’allevamento cunicolo.

Cambia volto il comparto ittico, agricolo, alimentare in Sicilia

fonte: marsalaoggi.it ( vedi originale )

Un piano strategico per rivoluzionare la Sicilia agricola, ittica, dell’industria di conservazione e trasformazione degli alimenti. Ciò è quanto programmato dall’Assessore Regionale alle Risorse agricole ed alimentari della Regione Sicilia con l’avallo del Presidente della Regione Rosario Crocetta. Si inizierà con una politica di contenimento della spesa pubblica, quindi tagli, affiancata a quella di riconsolidamento del comparto agricolo-ittico-alimentare, quindi investimenti. Dario Cartabellotta, tecnico prestato alla politica, conosce ogni meandro del suo assessorato, i punti di forza ed i carrozzoni, le carenze e le potenzialità, molte delle quali inespresse. E, punta proprio su queste ultime, per risollevare l’economia della Sicilia, ridare dignità ai produttori e veicolare alimenti nel mondo sotto l’egida della “brand Sicilia”. L’assessore Dario Cartabellotta prevede di tagliare consorzi e dipartimenti, divenuti troppi e faraginosi; ma anche presentato sei disegni di legge per dare slancio all’assessorato. Tra questi, anche l’istituzione di un fondo per l’agricoltura e la pesca, che utilizzerà le risorse dell’Ente di Sviluppo Agricolo. Si punta essenzialmente sulla riduzione dei costi della macchina regionale, attraverso lo snellimento delle procedure burocratiche e la valorizzazione delle professionalità esistenti. Per quanto riguarda i Dipartimenti dell’Assessorato, passano da cinque a tre, con nomi e funzionalità riviste. L’unico dipartimento che resta così com’è è quello della pesca. Poi ci saranno il dipartimento Agricoltura, e quello Sviluppo Rurale e Territoriale.

Novità anche per gli enti. L’Esa, Ente di Sviluppo Agricolo, verrà liquidato. Al suo posto nascerà l’ Ente di Sviluppo Agricolo e Rurale. Il patrimonio immobiliare dell’Esa servirà a finanziare un fondo unico per il credito per i settori di agricoltura e pesca, incardinato presso l’Irfis. La dotazione iniziale sarà di 2 milioni e 775 mila euro e servirà per finanziare le attività imprenditoriali dei giovani agricoltori. L’IRVOS, Istituto regionale vini e oli di Sicilia diventa Istituto vini e agroalimentare di Sicilia. Confermati l’Istituto sperimentale zootecnico siciliano e l’Istituto incremento ippico. Verranno rivisti tutti i consorzi di ricerca. Tagliando una delle fonti di spreco più eclatanti nell’agricoltura siciliana, passano da undici a tre i Consorzi di Bonifica, che verranno aggregati per area geografica: Sicilia Occidentale (unirà Trapani, Palermo, Agrigento), Sicilia Centro meridionale (Caltanissetta, Gela e Ragusa), Sicilia orientale (Caltagirone, Catania, Enna, Messina, Siracusa). Infine, due disegni di legge prevedono la certificazione del “born in Sicily”, e la nascita di un “Osservatorio per l’equità e la giustizia nelle filiere agricole e alimentari”. Scelte drastiche in linea da un lato con clima di austerity in atto e con l’esigenza di snellire la macchina burocratica, fin troppo lenta e faraginosa, ma essenzialmente cara. Dario Cartabellotta sta intervenendo in maniera decisiva ma con grande conoscenza, essendo stato dirigente generale dell’Assessorato delle Risorse Agricole e alimentari e Direttore dell’Istituto Regionale Vini e Olii di Sicilia. “La Sicilia – sostiene Cartabellotta – è un luogo dove i prodotti si integrano con i territori. Vini e prodotti agroalimentari di Sicilia, negli ultimi decenni, hanno raggiunto livelli di altissimo pregio”.

L’assessore ha anche avviato un processo di dialogo territoriale per la preparazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020.”Gli incontri – dice Cartabellotta – mirano a superare l’isolamento politico e sociale dell’agricoltura e a stabilire un’alleanza strategica con le politiche territoriali, distributive, agroindustriali, ambientali, sanitarie, culturali, infrastrutturali e turistiche. Ammodernamento, credito, infrastrutture e mercati sono la scelta obbligata per gli anni futuri”. Un sistema di governance ”multi livello” (regionale e locale) e il coinvolgimento del territorio (agricoltori, imprese, sindaci, organizzazioni sindacali, ordini professionali, uffici pubblici, università , associazioni e consorzi) in tutte le fasi della programmazione, infatti, può consentire di combinare efficacemente gli orientamenti politici strategici con le esigenze territoriali regionali e locali”

Tula: laboratorio per conoscere i segreti dell’apicoltura

TULA. Prosegue il corso di apicoltura di primo livello promosso dall’agenzia Laore in collaborazione con il Comune di Tula nell’ambito dei programmi di attività svolti a favore del comparto apistico. Il corso si tiene nei locali della ex Ludoteca di Tula e ha preso il via il 21 febraio. I partecipanti provengono in gran parte dal Comune di Tula oltre che dai Comuni limitrofi ricadenti nel territorio del Sut Monte Acuto, diversi dei quali sono già operatori apistici. Altre lezioni si sono tenute venerdì e ieri, e le prossime si svolgeranno il 21 marzo, con la seconda lezione sulle “Malattie dell’ape adulta”; il 26 marzo con “Materiale e attrezzature”; 28 marzo “Le malattie della covata”; 4 aprile “Conduzione dell’alveare”; 5 aprile prova pratica; 12 aprile “Sciamatura”; 18 aprile “I prodotti dell’alveare, legislazione”. I relatori sono Antonio Cossu di Laore Sassari, Marco Piu di Laore Sassari Romangia e Gavino Carta Laore di Alghero. Maggiori informazioni sul sito http://www.sardegnaagricoltura.it, dove è possibile conoscere le attività dell’Agenzia Laore, oppure direttamente alla Sportello Laore di Ozieri in piazza Duchessa Borgia 4 o ancora ai numeri 079788528 e 348 2363198. (b.m.)

20/03/2013 – APICOLTURA MOLISANA: SABATO SEMINARIO TECNICO ALL’HOTEL PLEIADI

Bojano. Seminario tecnico sull’apicoltura sabato prossimo 23 marzo all’hotel Pleiadi di Bojano. L’apicoltura molisana sta infatti crescendo e ci sono giovani che iniziano a investire su questo settore: solo nel 2012 sono nate 5 nuove piccole aziende apistiche. Per il 2013 si prevede un ulteriore incremento delle partita iva dedite al piccolo settore.
In occasione del seminario verrà presentato il nuovo programma formativo dell’associazione che prevede lezioni teoriche pratiche di campo: gli iscritti al corso parteciperanno a lezioni pratiche di apicoltura direttamente in campo tra alveari. Nello stesso pomeriggio si parlerà anche dei prodotti apistici come alimenti per conoscerli meglio; si parlerà anche di tecnica apistica utile in questo avvio di stagione apistica.
Per informazioni ed iscrizioni: http://aramolise.blogspot.com/– aramolise@tiscali.it cellulare 368.3390275. Appuntamento sabato 23 alle 16.

Zootecnia in provincia di Enna: Un comparto in ripresa

da Ennapress (vedi originale)
Scritto da  | March 18, 2013 |
Un comparto in ripresa che può dare molto all’economia provinciale, ma dove c’è ancora molto da fare. E’ quello zootecnico che pare avviarsi dopo anni di “bufera” sanitaria verso una strada di serenità. Il settore zootecnico è di notevole importanza non solo per il comparto agricolo, agroalimentare provinciale dove ne rappresenta ancora oggi con circa il 50 per cento della Produzione Lorda Vendibile quello più remunerativo dell’intero settore ma lo è anche in termini sia si quantità che di qualità. Ad oggi il “parco animali” in provincia di Enna consta di circa 145 mila capi di ovi caprini e intorno a 50 mila di bovini mentre i suini e gli equini sono rispettivamente un paio di migliaia. Inoltre nella zona Nord della provincia di sta sviluppando una interessante attività di allevamento di bufale per la produzione di mozzarelle. Da sempre la zootecnia ha rappresentato il valore aggiunto per gli imprenditori agricoli. E la provincia di Enna è stata da sempre un punto di riferimento nell’isola del settore sia per le razze allevate che per la qualità dei prodotti caseari. Basti pensare che la fiera della zootecnia più antica della Sicilia si svolgeva proprio a Enna facendo segnare 50 edizioni. Ma da qualche anno a causa della mancanza di risorse non la di fa più. Ed a complicare si ci è messa anche la Regione con la chiusura come nel resto dell’isola degli uffici periferici dell’associazione regionale allevatori. Da sempre ad agevolare l’attività zootecnica in provincia è stata anche una condizione pedo climatica molto favorevole. Ma da una decina di anni, epidemie come la Brucellosi hanno di fatto sia sterminato migliaia di capi. Ma da un paio di anni però si è avuta una netta inversione di tendenza e grazie alla sinergia tra l’Asp, Provincia e Comuni, la collaborazione delle associazioni professionali di categoria come Cia, Coldiretti e Confagricoltura e sotto la consulenza dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo gradualmente i focolai della Brucellosi che avevano raggiunto numeri preoccupanti sono stati sensibilmente ridotti circoscrivendo prima successivamente debellando quasi del tutto la patologia si è arrivato al quasi il totale risanamento degli allevamenti tanto che ormai in diverse zone della provincia, si inizia a parlare al ritorno della caseificazione a latte crudo. E già sono una trentina le nuove autorizzazioni rilasciate in tutta la provincia dai vari Comuni per l’apertura di nuovi caseifici in aggiunta alla decina già presenti. Il che significa che c’è ancora tanta gente, anche in un difficile momento economico come l’attuale, pronta a scommettersi nell’attività lattiero casearia. “E’ vero in questi ultimi anni abbiamo ottenuto risultati importanti riducendo notevolmente la percentuale dei capi infetti – commenta – il Dirigente capo del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp Ireneo Sferrazza – ma non significa che ci dobbiamo adagiare anzi paradossalmente adesso viene il momento più difficile. Considerando la particolarità della nostra provincia che è territorio di “transito”, il rischio che possa nuovamente diffondersi è più altro rispetto ad altri territori. Ad ogni modo posso però dire che l’attività da noi svolta in sinergia con la Provincia anche se all’inizio è stata una sorta di “terapia d’urto” ha dato i suoi effetti tanto che da sperimentale è stata presa dall’assessorato regionale alla Sanità come esempio da seguire in tutta la Sicilia. Ma tutto ciò è stato reso possibile grazie alla sinergia con altre istituzioni come la Provincia, i Comuni le associazioni e sopratutto la grande collaborazione della quasi totalità degli allevatori”.

Basilicata: zootecnia, risarcimento danni fauna selvatica, adeguato prezzario.

Pubblichiamo da: Regioni.it (vedi originale)

Il Dipartimento Agricoltura ha aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica o inselvatichita.

Aggiornato il prezzario bestiame per risarcire i danni causati dalla fauna selvatica oinselvatichita. La decisione è stata assunta dalla Giunta regionale di Basilicata su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Rosa Mastrosimone.

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