Il viaggio della transumanza: foto, parole e musica alla Torre del Cerrano

fonte: Abruzzo24 (leggi articolo originale)

In Abruzzo l’allevamento transumante ha rappresentato in varie epoche storiche il settore trainante dell’economia, andando ad incidere anche sul piano politico, sociale e culturale.

Il paesaggio della transumanza è caratterizzato da una serie di forme di sosta e riparo peculiari, tra i quali anche Torre del Cerrano.

Proprio nel fortilizio medievale sabato 31 agosto alle ore 21,00 si svolgerà la rievocazione della transumanza, con l’evento dal titolo “Il viaggio della transumanza” organizzato dall’Associazione culturale la Mazzocca Abruzzese e patrocinato dall’AMP.

Oltre ad una significativa rappresentazione fotografica si terrà un’esibizione musicale a tema e la lettura dei brani tratti dal libro “Dove non arrivano i sentieri” di Fabio Petrella.

Nel libro si offre un’immagine dell’Abruzzo non convenzionale, ma appassionata e intensa. Alcuni passaggi interpretano perfettamente le immagini e i suoni della transumanza, pratica antica e al contempo viatico per il futuro. Inoltre, previste la visita serale alla Torre e al Museo del Mare e notturna con torce al Giardino Mediterraneo.

Lunedì 2 settembre alle ore 19,00 a Torre Cerrano con l’evento scientifico “Le specie animali della costa” si concluderà la rassegna “Una Torre di conoscenza” organizzata dall’AMP.

Gli esperti Massimo Pellegrini e Augusto De Sanctis illustreranno caratteristiche e funzioni della fauna costiera, rappresentata da numerose specie di elevato valore naturalistico.

L’incontro si svolgerà all’ombra della Torre dopo la visita guidata alle ore 17,00 all’interno e alle 18,00 al Giardino Mediterraneo. Al termine dell’evento si potranno degustare i prodotti degli Amici del Parco. L’ingresso è libero.

Tutto pronto per l’ 86ª Mostra Regionale Ortofrutticola “Città di Cuneo”

fonte: TargatoCn (leggi articolo originale)

La Mostra Regionale Ortofrutticola “Città di Cuneo”, giunta all’86a edizione, rappresenta un appuntamento importante per il Comune di Cuneo, che intende perseverare nel proprio impegno a sostegno della tradizione agricola del territorio e a supportare l’attività di promozione del consumo delle produzioni locali, divulgandone i contenuti di tipicità e di qualità.

Protagonista di quest’86a edizione è la “Pesca del cuneese”. Per questo Prodotto Alimentare Tradizionale (PAT) la messa a dimora dei primi impianti nell’area cuneese risale al 1927. Alcuni lungimiranti agricoltori della zona di Lagnasco nel saluzzese intrapresero la coltivazione di questo frutto che si dimostrò da subito adatto alle peculiarità ambientali e climatiche dei nostri terreni. Riguardo questa importante produzione di eccellenza della nostra provincia è doveroso segnalare l’impegno profuso per la promozione dalle associazioni agricole, determinanti nel percorso di affermazione della produzione locale sui mercati. La pesca del cuneese sarà quindi protagonista del 14° Ricettario di San Sereno – collana abbinata alla Mostra Regionale Ortofrutticola. Succhi, marmellate, composte per conservarle, dessert per il consumo fresco, ma anche interessati ed innovative ricette per l’impiego in piatti “salati”. Il ricettario sarà disponibile on-line sul sito del Comune di Cuneo a partire dal 6 settembre.

L’attenzione crescente per il territorio, per la salute, per tutto quanto è benessere rivaluta le origini agricole della nostra provincia. I buoni prodotti cuneesi contribuiscono a divulgare la qualità complessiva di un territorio vivibile. La nostra tradizione rurale è una risorsa concreta, soprattutto in tempi di recessione come questi. Per questo, in un epoca di tagli e riduzione degli investimenti dove la necessità di far quadrare il “bilancio pubblico” ci vede costretti a ridurre o addirittura sospendere il sostegno del Comune ad iniziative di promozione del territorio, ritenendo strategica “La mostra Regionale Ortofrutticola” abbiamo fatto e continueremo a fare i necessari sforzi per non far mancare il supporto dell’amministrazione a questa vetrina di eccellenza del territorio.

Grazie all’impegno delle associazioni agricole coinvolte nella realizzazione degli allestimenti, i visitatori della Mostra possono conoscere, ed apprezzare le produzioni ortofrutticole locali, imparare a distinguerle, a consumarle nel giusto periodo. Essere orientati al consumo di prodotti locali è sinonimo di cura della propria salute. Le nostre aziende sono controllate e rispettose dell’ambiente, i nostri prodotti si alternano sul mercato nel tempo in cui la natura li rende pronti al consumo e mangiare le cose al tempo giusto fa bene al fisico – e aspetto non secondario – fa bene al bilancio familiare.

Alla “Scuola Delle Tradizioni, laboratorio didattico realizzato grazie alla collaborazione de “Il Porticone”, i bambini tra i 3 e gli 11 anni vengono guidati dalle insostituibili Maestre di San Sereno, che li accolgono nella Scuola appositamente allestita, li assistono nello svolgimento dei lavori, guidandoli in un percorso ludico ed emozionale di conoscenza della tradizione rurale del cuneese.

La Rassegna di frutti e ortaggi sapientemente selezionati ed esposti all’ombra del viale alberato di San Rocco è un trionfo di colori e profumi che testimoniano i risultati conseguiti con la ricerca di lavorazioni finalizzate a produzioni di pregio, capaci di soddisfare i consumatori sempre più orientati all’acquisto di cibi genuini e salutari.

Questa edizione pone al centro della Rassegna la “Pesca del cuneese” (vedi scheda) cui è dedicato il ricettario di San Sereno di quest’anno, il quattordicesimo della collana abbinata alla Mostra Regionale Ortofrutticola, disponibile on-line sul sito del Comune di Cuneo a partire dal 6 settembre, scaricabile insieme ai precedenti al link: www.comune.cuneo.gov.it/attivita-promozionali-e-produttive/agricoltura-industria-artigianato-sanita-turismo/i-ricettari-di-san-sereno.html .

All’Osteria di San Sereno si potranno assaporare i prodotti dell’orto con la proposta del menù degustazione preparato dal ristorante “Papillon”.

Sabato 7 e Domenica 8 alla Scuola delle Tradizioni si terranno laboratori didattici riservati ai bambini di età compresa tra 3 e 11 anni che guidati dalle impagabili maestre mamme e nonne del Comitato di San Sereno realizzeranno i loro disegni. I fantasiosi elaborati saranno poi valutati e premiati dal Porticone lunedì 9 settembre alle ore 15.

Domenica 8 settembre si consiglia di visitare la Mostra muniti di borsa per la spesa da riempire con i prodotti genuini e selezionati che potranno essere acquistati presso i banchetti del MERCATIPICO.

Festival della Ruralità: 5 giorni per scoprire il Parco nazionale dell’Alta Murgia

fonte:

Dibattiti, degustazioni, visite guidate, escursioni in mountain bike, concerti, escursioni a piedi e laboratori didattici nel più grande parco rurale d’Italia
Scatta domani, mercoledì 8 maggio, la prima edizione del Festival della Ruralità che si terrà nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, vale a dire nel più grande parco rurale d’Italia e uno fra i più grandi d’Europa. L’idea alla base della manifestazione è quella di una convivenza non conflittuale fra l’attività umana e l’ambiente:

Diversi anni fa siamo partiti dall’idea di un Parco come corpo vivente e non un sarcofago che contiene la natura mummificata, intangibile. I nemici del Parco sollevavano il problema che fosse un freno allo sviluppo economico, mentre scopriamo che nella pancia del Parco c’è la campagna e quel tipo di agricoltura, intesa come antropizzazione della natura che può diventare ricchezza. Questo festival è l’esibizione di un’idea moderna ed evoluta del Parco ed è un’intuizione destinata a diventare una scuola e molto più di una sperimentazione. I 13 Comuni dovranno predisporsi ad essere i protagonisti e non più i convocati. Il Parco ha un potenziale economico, civile, rurale, ancora tutto da esplorare,

ha spiegato il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola nella conferenza stampa della manifestazione.

L’agricoltura, insomma, non dev’essere un museo, né essere declinata al passato: l’agricoltura è presente e futuro. Da mercoledì 8 a domenica 12 maggio i comuni di Andria (apertura ufficiale mercoledì 8 maggio alle 17 a Castel del Monte), Cassano delle Murge, Gravina in Puglia, Corato e Altamura saranno animati da dibattiti, degustazioni, visite guidate, escursioni in mountain bike, concerti, escursioni a piedi, laboratori didattici. L’evento consentirà di scoprire le antiche masserie che contraddistinguono l’altopiano delle Murge e lo splendore di un monumento inconfondibile come Castel del Monte.

Divulgare la cultura della ruralità è fondamentale per riallacciare il dialogo fra centri urbani e agricoli, per far comprendere che il parco non è solamente un ente di tutela del paesaggio e della biodiversità, ma è presupposto per creare sviluppo nei settori dell’agricoltura, dei beni culturali e del turismo.

Nell’ambito della manifestazione verrà presentato un bando pubblico per 1,8 milioni di euro da destinare alle aziende del Parco per finanziare la protezione e la salvaguardia. L’obiettivo è fare del Parco nazionale dell’Alta Murgia un vero e proprio modello di ecoturismo legato a natura e cultura.

Per tutte le informazioni sul programma della manifestazioni è possibile consultare il sito del Parco Alta Murgia, nel quale fino alle 20 di sabato 11 maggio è possibile giocare a Parcman e vincere un soggiorno per due persone in una struttura ricettiva della zona.

Sapri, riapre l’orto sociale di via Campesina

fonte: Giornale del Cilento (vedi articolo originale)

Riapre i battenti, dopo quasi tre anni dalla chiusura, l’orto sociale di via Campensina. Domenica 5 maggio, in occasione della giornata internazionale della permacultura, la rete associativa Laboratorio31 ha ricominciato a «seminare, coltivare e preparare un grande orto per tutta la cittadinanza».

Un passo indietro Si tratta di un orto in zona Santa Croce a Sapri rimasto chiuso per 3 anni, dopo neanche un mese dall’inaugurazione. In pratica, a fine settembre 2010 una squadra di operai dipendenti del Comune di Sapri fece irruzione all’interno dell’orto di via Campesina devastando tutto, comprese le attrezzature, «utilizzando metodologie affini ad atti di puro vandalismo, tra l’altro devastando i vasi che contenvano le piante ed eradicando gli alberi allocati». Questo, nonostante tra la rete Laboratorio 31 e l’allora amministrazione comunale fossero in atto precise trattative per giungere ad accordi destinati a definire la gestione dell’area.

La rinascita Così, dopo che la nuova amministrazione ha restituito ai giovani  l’area dell’orto sociale, il gruppo si è rimboccato le maniche, ha ripulito l’area abbandonata ricostruendolo secondo i principi della tecnica sinergica, illustrata da Pino Castelluccio, e ha ridato linfa a un sogno. «Ricominciamo con la volontà di intraprendere un percorso – fa sapere su Facebook Lab31 – con tutte quelle persone che sono interessate ad accudire questo bene comune. ComincLaiamo insieme a discutere delle opportunità di gestire insieme un orto per progetti didattici e e sociali».

I ricordi di uno degli ultimi vignaioli

fonte: la Nuova Sardegna (vedi articolo originale)

Se un po’ tutti i mestieri tradizionali possiedono un’anima che ne connota l’intima essenza ben al di là del loro “valore d’uso”, il mestiere del vignaiolo – su inzatteri – si colloca su un crinale ancora diverso, intriso di una mistica e di un rituale che sanno di esoterismo (le dottrine di carattere segreto i cui insegnamenti sono riservati agli iniziati). Sarà per il miracolo millenario della vinificazione, sarà per le passioni e le pulsioni che quel liquido gradevole al palato è in grado di muovere, sarà per la sua spiccata vocazione socializzante, fatto sta che il vino assurge ad “una vera e propria liturgia pagana, scandita com’è da una serie di tappe dal valore fortemente simbolico e impregnata di religiosità” (Andrea Cannas che parla del “Giorno del giudizio” di Salvatore Satta). Di quei significati è consapevole zio Pietrino Gaspa, 80 anni, uno degli ultimi vignaioli di Osilo. «Intorno al vino e alla vinificazione – ricorda – c’erano molte superstizioni e leggende, ma anche buone pratiche dettate dall’esperienza». Quell’esperienza che Pietrinoapplicava alla sua vigna di “Coros”, sulla strada per Tergu, 4500 ceppi per una resa di 25/30 ettolitri l’anno. «Producevamo un vino raro per Osilo – ricorda l’uomo – che poteva raggiungere i 14/15 gradi (mentre nel resto del territorio osilese si viaggiava intorno ai 10 gradi), e che non aveva niente da invidiare ai più blasonati vini della vicina Sorso».
Il segreto stava nella terra calcarea bianca della zona, posta a 142 metri sul livello del mare, e nella sua esposizione al sole per l’intera giornata e al riparo dai venti dominanti. Una vigna interamente impiantata da Pietrino Gaspa e dai fratelli, partendo dalla realizzazione del vivaio di vite americana, dalla messa a dimora delle barbatelle e dal loro innesto con i tralci di uve buone, a spacco inglese o “a isperru”. Dopo l’impianto, la vigna veniva seguita dal vignaiolo con l’amore che si porta ad un neonato. Per tre anni andavano eliminate le radichette degli innesti, mentre nelle diverse fasi bisognava contrastare le malattie che potevano attaccare la vite – la peronospora in particolare. E qua, Pietrino Gaspa ricorda con simpatia la “tecnologia” che si utilizzava quando non esistevano ancora le macchine per “meigare”. «Lo zolfo si dava su ciascun grappolo con una calza di nylon, scuotendola leggermente». La vendemmia avveniva dopo il 10 ottobre, “a piccole dosi”. «Si tagliava tanta uva quanta ce ne stava in su laccu perché la pigiatura si faceva con i piedi, e non si poteva esagerare con la quantità».
Al secondo giorno si poteva già passare alla torchiatura, e dopo un altro giorno – ma si parla di un vino già forte di suo – veniva travasato nelle botti per la fermentazione. «Stando attenti – precisa Pietrino Gaspa – che nella cantina non ci fosse niente (carbone, formaggio, odori forti), perché il vino assorbe tutti gli aromi. Il nostro vino – conclude il vignaiolo – non si poteva bere prima di gennaio-febbraio. Ma da allora in poi, non c’erano spuntini, “tusolzos” (tosature), “cumpridolza ‘e messare” (la fine della mietitura), che non venissero onorate da abbondanti bevute. La gente lavorava da matti – aggiunge l’uomo – ma, a differenza di oggi, era contenta. Succedeva che magari cantassero “a poesia” e bevessero fino alla mezzanotte, ma poi, alle cinque del mattino, erano di nuovo pronti per iniziare una nuova giornata di fatica». Grazie anche a quella che in fondo è una delle migliori qualità del vino: dolce compagno di vita e di socialità.

Mario Bonu

Il primo educational sull’eccellenza agrogastronomica di Capitanata

fonte: newsetv Lucera (vedi articolo originale)

È partito ufficialmente il primo educational sull’eccellenza “agrogastronomica” della Provincia di Foggia,nell’ambito della 64esima edizione della Fiera Internazionale dell’Agricoltura e della Zootecnia di Foggia. Moderati dal giornalista Natale Labia i lavori sono stati aperti dal presidente della Fiera di Foggia, Fedele Cannerozzi, che ha evidenziato «la necessità per il settore agroalimentare di percorrere le strade della comunicazione per rendere le eccellenze produttive patrimonio culturale, ovvero la capacità di rappresentare un territorio attraverso il suo cibo. Per questo auspico che l’educational possa crescere nel tempo e diventare punto di riferimento formativo per il settore, aiutando anche gli operatori a dotarsi di strumenti più qualificanti contribuendo così a realizzare valore aggiunto per l’intero territorio dauno. L’ente Fiera sarà sempre a fianco d’iniziative che hanno capacità di aprire nuovi orizzonti e opportunità di tutela e valorizzazione dei nostri prodotti». Presente anche Raffaele Fino, vicesindaco di San Marco in Lamis, comune che è partner istituzionale del progetto “Inchiostro da gustare”. Fino ha ricordato che il comune garganico ha accolto con favore l’invito di partecipare alla realizzazione dell’educational «perché ci permette di far conoscere le peculiarità del nostro territorio a specialisti della comunicazione. Abbiamo necessità di rendere più fruibili le informazioni che quotidianamente scandiscono il nostro sistema produttivo che è basato sulla riscoperta delle tradizioni e sulla loro valorizzazione». L’intervento del vicesindaco ha trovato una sua naturale prosecuzione nelle parole di Antonio Tosco, assessore al Turismo del Comune di San Marco in Lamis, dove grazie all’iniziativa dell’amministrazione comunale per la prima volta è stato realizzato un sistema di collaborazione tra gli operatori turistici ed economici della città; «educare significa ‘tirare fuori’ e noi speriamo che con l’educational saremo capaci di tirare fuori le nostre potenzialità migliori strizzando l’occhio alle nostre tradizioni enogastronomiche e agroalimentari».

Per Francesca Faccilongo, rappresentate Slow Food, l’adesione al progetto è stata più che naturale «perché chi vuole promuovere il cibo come portatore di piacere e cultura nel rispetto dei territori e delle tradizioni, non può che averci al suo fianco. Abbiamo necessità di perseguire il buono, il pulito e il giusto per strutturare identità enogastronomiche e agroalimentari pronte a vincere le sfide della tutela e della qualità». Articolato e di ampio respiro l’intervento di Gian Maria Gasperi, presidente di Aforis-impresa sociale, che ha sottolineato i numerosi aspetti innovativi dell’educational, che «partendo dalla salvaguardia dell’ambiente si candida a declinarlo in tutti i suoi aspetti, esaltando le peculiarità enogastronomiche e agroalimentari. Non c’è tradizione senza tutela del territorio e delle sue ‘storie’. In questo senso l’educational vuole aprire una nuova strada nel rapporto tra risorse naturali e loro sfruttamento, dove l’offerta non è semplice soddisfazione della domanda ma esaltazione di eccellenze e di emozioni uniche. Aprirsi al mercato, quindi, non vuole dire snaturarsi ma affermare e comunicare la propria identità a un pubblico più vasto». La conferenza di presentazione si è conclusa con una buffet realizzato dagli alunni dell’istituto “Einaudi-Grieco” di Foggia, accompagnati del dirigente scolastico, Antonio Soldo e dal docente Mario Falco, presidente della Federazione Italiana Cuochi sezione di Foggia. Presente anche Anna Chiara Calabrice, alunna della sede di Torre di Lama dell’istituto “Einaudi Grieco” di Foggia, che sotto la regia del professore Marco Trigiani, è stata recentemente premiata al concorso nazionale enogastronomico per istituto alberghieri. Il suono della campanella della prima lezione dell’educational che potrà contare su workshop, incontri, convegni e tour gastronomici è fissato alle ore 17.30 del 28 giugno 2013 presso l’Oasi di Stignano a San Marco in Lamis.

7 indizi per 1 sovrano: un gioco a tappe sul diritto al cibo

fonte: greenMe.it (vedi articolo originale)

Sabato 11 maggio a Milano ci sarà una bella iniziativa per educare i più piccoli, ma non solo, al tema della sovranità alimentare. Dalle 12.00 alle 19.00 al parco I. Montanelli (Porta Venezia – MM1 Palestro) grandi e piccini potranno cimentarsi in un gioco a tappe sul diritto al cibo, affrontando le sfide di 7 Saggi Ortaggi per scoprire una formula magica e ricevere un premio finale.

La partecipazione è libera e gratuita.
L’appuntamento si inserisce nel programma di eventi organizzati per il mese di maggio da Co.LOMBA in varie località lombarde, da Lecco a Varese a Cantù, sul tema dell’educazione alla cittadinanza mondiale.
Informazioni e programma completo:
www.onglombardia.org
ECM CoLOMBA c/o CELIM
tel. 02/58305381
querin@celim.it
Co.LOMBA è un coordinamento di ONG e Associazioni attive nei campi della cooperazione internazionale e dell’educazione alla cittadinanza mondiale.
Con il contributo di fondazione Cariplo e il patrocinio di Expo dei Popoli.

È morta l’On. Cristina Conchiglia, guidò le lotte delle tabacchine nell’Arneo

fonte: galatinaduemila (vedi articolo originale)

È venuta a mancare l’ex onorevole Cristina Conchiglia, una degli ultimi dirigenti del PCI salentino. Una vita dedicata alla politica e al sindacato. Nata nel 1923, Cristina Conchiglia, è stata protagonista, con Giuseppe Calasso fondatore del PCI, dell’occupazione delle terre d’Arneo, responsabile del Sindacato delle tabacchine, nonché protagonista di mille battaglie per l’emancipazione femminile. Di seguito riportiamo delle note di cordoglio da parte di esponenti politici in ricordo di Cristina Conchiglia.
“Profondamente commosso ed emozionato, provo a delineare un ricordo della Compagna Cristina Conchiglia, una donna che incarna la storia delle lotte per l’emancipazione sociale del nostro territorio. Una compagna straordinaria, che ha dedicato l’esistenza al suo impegno politico e sindacale, vissuto nella difesa strenua dei diritti delle lavoratrici e delle fasce sociali più deboli.
Testimone dell’antifascismo e della Liberazione del nostro Paese, fondatrice del Sindacato delle tabacchine, protagonista dell’occupazione delle terre nell’Arneo e forza trainante delle battaglie contadine, sindaco di Copertino e deputata della Repubblica, Cristina Conchiglia ha vissuto la politica e il sindacato mantenendo sempre, e da sempre, il contatto diretto con le persone.
Una compagna coraggiosa e determinata che ha condotto le dure lotte per rivendicare diritti e dignità per le lavoratrici e i lavoratori della terra, al costo di pesanti sofferenze, pagate in prima persona, come nella drammatica fase degli scioperi dei primi anni Cinquanta, in cui la compagna Conchiglia subì l’arresto, rea di aver guidato la rivolta e lo sciopero delle tabacchine, sottoposte a condizioni lavorative e salariali disumane.
La vita di Cristina Conchiglia costituisce un esempio fondamentale per i tanti compagni e compagne che hanno avuto la fortuna di conoscerla e lascia un segno indelebile nella storia della Cgil di questo territorio, rappresentandone una guida maestra per il futuro”.

Il cordoglio del consigliere regionale vendoliano Antonio Galati per la morte di Cristina Conchiglia, simbolo delle lotte contadine e dell’impegno nelle istituzioni.
“I miei nonni erano braccianti e la pena che provo per le loro sofferenze ancora mi commuove. Cristina Conchiglia, come suo marito Pippi Calasso, non è stata solo un simbolo delle lotte contadine nell’Arneo e in tutto Salento, ma anche uno straordinario esempio di come si possa tradurre la battaglia sul territorio nell’impegno nelle istituzioni, con passione e memoria. Tutto in un tempo nel quale le donne impegnate in politica sembravano esporsi ad una missione impossibile: lei fu una delle prime deputate meridionali e mise il suo cuore e il suo cervello al servizio del popolo del Salento. Onorevole e pasionaria, mancherai a tutti noi.”

Corso di formazione di geografia sulle Dolomiti Patrimonio Unesco

fonte: Fondazione Angelini centro studi sulla montagna

Nei giorni 5 – 7 luglio 2013 si svolgerà un Corso di Formazione di Geografia sulle Dolomiti Patrimonio Unesco, destinato ai docenti di ogni disciplina delle scuole di ogni ordine e grado, formatori CAI, guide ambientali, turistiche o naturalistiche, responsabili gruppi ambientali, tecnici degli enti locali, operatori turistici.
L’organizzazione si deve alla Fondazione G. Angelini in collaborazione con: CAI sezione “F. Terribile” di Belluno, Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco, Comunità Montana Belluno Ponte nelle Alpi, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia.

Il corso in oggetto sarà dedicato agli “Aspetti geomorfologici, geologici, antropici e paesaggistici nella Val de l’Ardo e Val del Medón – Gruppo della Schiara (Dolomiti Bellunesi, Sistema n. 3 di Dolomiti Unesco), in occasione del centenario della 1° salita della Gusèla del Vescovà”.

Per informazioni il sito della fondazione www.angelinifondazione.it/

La sovranità alimentare inizia sul balcone

fonte: Vivi con stile (vedi articolo originale)

Equità, giustizia sociale e sostenibilità ambientale sono gli ingredienti perfetti per il cibo di chi vuol cambiare stile di vita alimentare: parola dell’agro-ecologo Michel Pimbert.

Michel Pimbert è un francese che parla un inglese molto british… è un ricercatore internazionale e team leader per l’alimentazione e l’agricoltura presso l’Istituto Internazionale per l’Ambiente e lo Sviluppo con sede nel Regno Unito. Parla di agricoltura ecologica e attualmente è vice presidente della commissione per l’ambiente, la politica economica e sociale (CEESP) di The World Conservation Union (IUCN). Si occupa di sovranità alimentare, di agricoltura sostenibile, di politiche ambientali e biodiversità con una passione per l’azione partecipativa e i processi democratici dal basso. Lo abbiamo incontrato durante il lancio di Hungry for Rights, un progetto sul cambiamento degli stili alimentari, promosso da ACRA-CCS, di cui Legambiente è partner.

Spreco di cibo nelle città del Nord del mondo e carenza di cibo nel Sud del mondo… C’è una soluzione al problema della crisi alimentare?

E’ un’idea diffusa che non ci sia cibo a sufficienza per sfamare il Sud del mondo, ma le vere questioni sono altre: la distribuzione e le differenze di reddito. Il problema della crisi alimentare non si risolve aumentando la produzione di prodotti agricoli, ma intervenendo sull’accesso al cibo e alla terra e sulla giusta remunerazione di chi produce.

E i cittadini, cosa possono fare? Lei, ad esempio, parla di sistemi alimentari locali.

Voi italiani avete l’esempio dei GAS, i gruppi di acquisto solidale. I sistemi alimentari locali di cui io parlo tengono assieme il concetto di filiera corta, di kilometro zero, e molto altro ancora. Possono essere organizzati da una singola famiglia e poi estendersi a un quartiere o ad un comune. Includono la produzione, la lavorazione, la distribuzione, l’accesso, l’uso, il riciclo e lo smaltimento. Si tratta di sistemi che non sono poi molto lontani da quello che da secoli avviene nelle comunità del Sud del mondo.

In Italia gli orti urbani sono diventati una realtà nazionale. Sempre più persone scelgono di coltivare ortaggi sul balcone di casa…

La cultura di un luogo e il cibo, a mio parere, sono strettamente legati: i sistemi locali, e anche gli orti, dovrebbero essere in mano ai cittadini, stare sotto il loro controllo, per essere sostenibili anche dal punto di vista ecologico, e per permettere la riscoperta della cultura alimentare e della biodiversità.

Scusi, lei parla anche di sovranità alimentare. Che cosa intende?

La sovranità alimentare è il diritto di ogni popolo di determinare di cosa si alimenterà, di decidere dunque della propria agricoltura e dell’uso della propria terra. Ne conseguono una pluralità di sistemi alimentari autonomi, fondati su equità nella ridistribuzione del profitto, giustizia sociale e sostenibilità ambientale.

 

Roma dal 7 maggio torna il “Festival delle Terre”

fonte: folla.it (vedi articolo originale)

Il Festival delle Terre, organizzato dal Centro Internazionale Crocevia, presenta ogni anno una selezione di documentari italiani e internazionali che testimoniano l’universo dei diritti legati alla terra, attraverso gli occhi e le parole di chi ne è protagonista: piccoli produttori di cibo, comunità locali, popoli indigeni e tutti coloro che si battono in difesa della terra e della sovranità alimentare. Storie che raccontano le resistenze e le alternative in un’ottica di conservazione della “biodiversità”, intesa come diversità biologica, sociale e culturale. .

“Chi decide cosa c’è nel tuo piatto?” La decima edizione del Festival delle terre muove da un interrogativo provocatorio che vuole farci riflettere sulle dinamiche che si celano dietro al cibo e alla sua produzione, spesso legate a storie di violazione dei diritti umani e meccanismi di speculazione che ruotano intorno alla filiera produttiva agroalimentare.

In occasione del suo decimo anniversario, il Festival viene simbolicamente dedicato alla figura lungimirante dello statista Burkinabé Thomas Sankara, assassinato nel 1987. Il “presidente ribelle”, con cui Crocevia ha avuto l’onore di collaborare, distintosi per aver compreso profondamente il legame tra autodeterminazione dei popoli e sovranità alimentare..Un omaggio reso visibile anche attraverso la mostra fotografica “Sostiene Sankara- racconti di felicità rivoluzionarie”- curata dall’Associazione culturale AMANDA che racconta la storia del presidente Burkinabè attraverso il linguaggio immediato del fumetto e dell’illustrazione.

L’inaugurazione del Festival delle Terre avrà luogo il 7 maggio alle ore 19:30 al Nuovo Cinema Aquila.

L’edizione di quest’anno si apre con una serata interamente dedicata al Cile del regime di Pinochet con la proiezione di due documentari, Calle Miguel Claro 1359 di Tommaso D’Elia, Daniela Preziosi e Ugo Adilardi e Cile: immagini del paese invisibile, di Augusto Gongora fino ad arrivare ai giorni nostri con Nada mas que eso, di Giovanna Massimetti e Paolo Serbandini.

Le storie selezionate per questa decima edizione raccontano le lotte per l’accesso alla terra e le conseguenze dello sfruttamento senza misura delle sue risorse. Storie che arrivano dai quattro angoli del mondo, attraverso opere come Sachamanta di Viviana Urona, El Gigante di Bruno Federico, Andrea Ciacci e Consuelo Navarro, Bikpela Bagarap di David Fedele, Terra Nera di Simone Ciani e Danilo Licciardello, e che testimoniano i soprusi delle multinazionali, i cui interessi riescono sempre più spesso a prevalere e imporsi sul diritto delle comunità locali di produrre il cibo. Un percorso tortuoso che ci conduce fino a casa nostra, con la problematica del consumo di suolo in Lombardia che sta divorando la pianura padana ne L’età del cemento di Mario Petitto.

Dalla terra all’acqua, con le conseguenze della pesca intensiva e il fenomeno, quanto mai emergente, della pesca illegale, trattare dai lavori Stealing from the poor di Yorgos Avgeropoulos e Canning Paradise di Olivier Pollet .

Infine, in anteprima nazionale, Shady Chocolate di Miki Mistrati. Una nuova inchiesta, dai registi di The Dark side of chocolate, sullo sfruttamento dei minori nelle piantagioni di cacao dell’ Africa Occidentale e un’indagine su cosa si nasconde dietro l’ apparente impegno delle multinazionali che certificano la cioccolata come sostenibile e senza sfruttamento. Presente in sala il regista Miki Mistrati.

La giuria, composta da Augusto Gongora (regista, produttore e attore cileno, direttore di Teleanalisis durante il regime di Pinochet), Blandine Sankara, (sociologa, presidente dell’associazione Burkinabè Yelmani, impegnata sul tema della sovranità alimentare), Nora Capozio, (Associate Expert presso Bioversity International, la più grande organizzazione internazionale di ricerca sulla biodiversità agraria), Tommaso D’Elia (regista e direttore della fotografia di documentari, di cui l’ultimo lavoro ‘Sanjay e Sumitra – La tigre e il tifone’) e Daniela Ceselli, (sceneggiatrice, tra i suoi script più popolari: E la chiamano estate di Paolo Franchi, Vincere e Nessuna qualità agli eroi di Paolo Bianchini) decreterà il vincitore della decima edizione del Festival.

Oltre alla proiezione dei film ci saranno anche dei momenti di approfondimento dedicati ai temi della comunicazione (mercoledì 8 maggio alle ore 11:00: Comunicazione e solidarietà: le alternative alla pornografia della povertà ), della sovranità alimentare (giovedì 9 maggio Mercato globale vs. Mercato locale. In tempo di crisi l’alternativa torna ad essere il mercato interno locale. Esperienze dal mondo- Tavola rotonda del progetto EuropAfrica: verso la sovranità alimentare) e della distribuzione dei prodotti audiovisivi (Venerdì 10 maggio alle ore 15:00: Pubblico in cerca d’Autore: nuove forme di distribuzione dell’audiovisivo)

Il Festival delle Terre è organizzato dal Centro Internazionale Crocevia, associazione di solidarietà e cooperazione internazionale, attiva dal 1958 nei settori dell’educazione, della comunicazione e dell’agricoltura. Crocevia promuove e implementa attività di formazione, campagne e progetti a sostegno di comunità indigene e contadine, e si adopera nella costituzione di reti internazionali di solidarietà come il Comitato Internazionale per la Sovranità Alimentare (IPC on Food Sovereignity).

La decima edizione del Festival delle Terre ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Roma ed è organizzato in collaborazione con in Nuovo Cinema Aquila, Associazione Amanda, Bioversity International, Legambiente Mondipossibili, Tutti nello stesso piatto Festival, Ari (Associazione Rurale Italiana), AAmod (Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico) , Circolo degli artisti e con il contributo di Opulentia, Biopolis Store ed Eticando. L’iniziativa è inoltre promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Dipartimento Cultura- Roma Capitale.

Il programma completo è disponibile sul sito del Festival: www.festivaldelleterre.it

La Valle d’Aosta ha 24 nuovi imprenditori agricoli

fonte: Aostasera.it (vedi articolo originale)

La Valle d’Aosta ha diplomato 24 nuovi imprenditori agricoli. L’iniziativa, cofinanziata dal Fondo Sociale Europeo, Obiettivo 2, Programma Operativo Regionale Occupazione e promossa dall’Assessorato, è stata gestita dal punto di vista formativo dall’Institut Agricole régional di Aosta e aveva l’obiettivo di far acquisire le competenze necessarie per esercitare l’attività di imprenditore agricolo, stabilite nel Sistema di competenze e nello Standard formativo. Il corso, articolato in 148 ore di formazione d’aula, si è svolto nel periodo novembre 2012 – marzo 2013 ed è valido ai fini dell’acquisizione delle competenze professionali previste dalla misura 112 Insediamento di giovani agricoltori del Programma di Sviluppo Rurale.

La consegna degli attestati si svolgerà lunedì 22 aprile, alle ore 11, all’Institut Agricole Régional di Aosta. I nuovi imprenditori agricoli sono: Barbara Bassetto, Cristian Bredy, Susy Chabod, Luca Challancin, Jean-Marc Chanoine, Cristina Cid y Bic, Gilles Colli, Piero Cristofori, Egle Fosson, Sara Gerbelle, Antonella Giannotti, Yulen Lettry, Michela Locatelli, Annalisa Martinod, Viviana Matteja, Laurent Merlet, Matteo Moretto, Joseph Munier, Danilo Nicod, Daniele Perrier, Susy Perrin, Cristina Voulaz, Cristina Zanellato, Fabio Merlet.

Educazione alimentare e del gusto: al via le attività didattiche alle Cascine di Tavola

fonte: gonews (vedi articolo originale)

Presso il Centro di Educazione del Gusto nel Parco delle Cascine di Tavola, è iniziata l’ attività didattica primaverile rivolta alle scuole sugli aspetti legati all’educazione alimentare e del gusto .
Il programma di laboratori e visite didattiche si svolgerà fino alla fine del mese di maggio e coinvolgerà trenta scuole, con circa mille studenti, provenienti dalla Toscana e da altre regioni, con la possibilità di vari moduli didattici in relazione all’età degli studenti e alla possibilità di permanenza nell’arco della giornata.
Nel programma delle attività didattiche di quest’anno scolastico trovano realizzazione anche alcuni moduli del programma comunitario “Frutta nelle scuole”, a cura dell’Unione Europea, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali . In particolare alcune scuole dell’area metropolitana aderenti al progetto parteciperanno a visite guidate, laboratori di educazione sensoriale con degustazione di frutta di stagione.
Questa attività didattica che si è incrementata nel corso degli anni, caratterizza il Centro Educazione al Gusto di Prato come punto di riferimento per la formazione e l’educazione sensoriale e alimentare rivolta al mondo della scuola.

Cresce in Burundi la fattoria di Kiryama, progetto di sviluppo agricolo

fonte: EnAIP Piemonte (vedi articolo originale)

Prende sempre più forma in Burundi Il progetto “Assistenza tecnica agricola in Burundi”, finanziato con i fondi dell’8 x 1000 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ad EnAIP Piemonte. Tale progetto di grande importanza sia a livello territoriale che nazionale, sta coinvolgendo le associazioni di contadini delle colline della zona di Kiryama, per sensibilizzare al problema della malnutrizione in questo Stato. Problema che potrebbe essere superato con l’applicazione di nuove tecniche di agricoltura ed in particolare con la semina del girasole per la produzione dell’olio.

Da qui nasce l’idea della la fattoria di Kiryama, Centro didattico per la popolazione locale e sperimentale per la produzione di nuovi prodotti alimentari. Quattro le azioni fondamentali già messe in atto:

Azione I – Creazione di un vivaio e di un semenzaio di piante orticole.

Uno dei primi problemi dell’agricoltura locale è la difficoltà di trovare sementi selezionate e adattate al territorio; da qui l’idea di creare un vivaio che produca piante e sementi, con alte probabilità di attecchimento e produttività, in modo da affrancarsi gradualmente dalla necessità di acquistarle dall’estero. Durante le attività si sono riscontrate gravi lacune da parte del personale tecnico, che verrà formato nel corso del progetto, affinché possa successivamente produrre in autonomia. Sono stati organizzati incontri di sensibilizzazione con la popolazione locale e sono state create associazioni collinari di contadini, affinché, lavorando insieme, possano condividere competenze ed esperienze. Ad oggi sono state create 5 associazioni e ciascuna conta minimo 50 associati. Sono, inoltre, state avviate alcune ricerche per l’apertura di nuovi canali di mercato per i prodotti dell’orto e ad oggi sono presenti due accordi con supermercati locali che acquistano gli ortaggi dai produttori.

Azione II – Creazione di una filiera di produzione di olio di semi e biodiesel.

In Burundi l’olio alimentare più diffuso è l’olio di palma, il quale però si produce soltanto nelle zone altimetriche più basse della fascia lungo il Lago Tanganica. Ciò significa che la maggior parte della popolazione, che vive ad altitudini in cui la palma non è presente, deve sobbarcarsi dispendiosissimi viaggi in salita per approvvigionarsi di olio. Poiché sull’altipiano si coltiva già l’arachide e si è già sperimentato con successo il girasole, il progetto si propone di introdurre a Kiryama la coltivazione del girasole e la spremitura dei semi, autoproducendo in loco le sementi e diventando un punto di riferimento per la spremitura di semi di girasole e di arachidi coltivati dai contadini locali. In questo periodo sono stati acquistati i macchinari per la spremitura e produzione dell’olio, che sono stati inviati in Burundi nel mese di marzo. Si prevede l’installazione e l’avvio della produzione dell’olio in questi mesi.

Azione III – Incremento e sviluppo dell’allevamento bovino da latte.

Attualmente presso la Fattoria di Kiryama si allevano 16 capi di razza Holstein Frisian, di cui 5 da latte, che producono circa 7-8 litri di latte al giorno, con una durata della lattazione massima di 5 mesi ed una qualità del latte estremamente povera. Questa attività di assistenza tecnica e di raccolta dati sul patrimonio zootecnico locale è funzionale all’obiettivo di far diventare la Fattoria un Centro di selezione genetica, che operi nel modo seguente:

•    acquistare dagli allevatori locali coinvolti nella rete di assistenza tecnica i migliori esemplari giovani, maschi e femmine, al fine di raccogliere nella fattoria il meglio della genetica locale;
•    allevarli nella migliori condizioni e monitorarne costantemente le performance;
•    istituire, con i maschi migliori, un Centro di monta a servizio degli allevatori locali che consenta loro di:
–    migliorare la genetica del loro allevamento;
–    non avere la necessità di allevare in proprio un toro, sostenendone i costi di mantenimento;
–    evitare delle consanguineità;
–    effettuare una monta sotto controllo sanitario.
•    restituire le giovani femmine selezionate agli allevatori locali, in modo da migliorare gradualmente la produttività degli allevamenti .

In questo semestre sono stati coltivati campi di soja, in qualità di leguminosa da consociare con le graminacee foraggiere già utilizzate. Inoltre, grazie agli incroci frisona-ankolè, sono già nati 2 vitellini. Per quanto riguarda gli allevatori locali è iniziata una selezione di essi in modo che possano diventare allevatori pilota per ogni collina e da essi si possa partire per creare delle associazioni di allevatori, tramite le quali far passare le nuove tecniche di miglioramento dell’allevamento e dell’incremento della produzione di latte.

Azione IV – Incremento e sviluppo della trasformazione del latte.

La Fattoria di Kiryama dispone di una serie di impianti, la maggior parte risalente agli anni ‘70, molto poco adatti alla realtà produttiva locale. Attualmente la produzione casearia della Fattoria è in difficoltà a causa di alcuni fattori determinanti: una propria produzione di latte scarsa in termini quantitativi e qualitativi; la non conoscenza della qualità del latte che si va a trasformare; l’assoluta necessità di ricorrere alla pastorizzazione; la necessità di utilizzare lattofermenti liofilizzati di produzione europea e dai costi proibitivi; la carenza di energia elettrica; l’utilizzo della legna come unico combustibile; l’assoluta mancanza di qualsiasi cultura o tradizione casearia, forse frutto di zoonosi anche gravi (brucellosi, tubercolosi, ecc.) trasmettibili attraverso il latte. A tali fattori limitanti se ne sommano altri che dovranno essere modificati; l’utilizzo di caglio microbico di origine sintetica anziché di caglio naturale; la produzione solo di un’unica tipologia di formaggio, l’utilizzo di latte intero (scrematrici e zangole sono rotte ed inutilizzabili); lo spreco del siero di latte; il sotto utilizzo di molte attrezzature di cui potenzialmente disporrebbe la Fattoria.

Alcuni passi avanti però sono già stati fatti. E’ stata, per esempio, costruita la cantina per la stagionatura del formaggio ed è prevista a breve la finalizzazione di tale struttura. Inoltre sono stati acquistati un termometro e un Phmetro. E’ iniziata, infine, la produzione di ricotta e formaggio fresco a partire dal siero rimanente dalla produzione del formaggio Gouda. Si stanno anche avviando nuovi canali di mercato per la commercializzazione di questi prodotti.

I risultati paiono molto positivi e hanno avuto successo anche tra la popolazione locale.

Prime importanti briciole per sconfiggere la fame.

Catanzaro: domani la “Festa della primavera e della zootecnia”

fonte: CN24.tv (vedi articolo originale)

L’Associazione Nazionale Produttori Agricoli – ANPA della Calabria e l’Associazione CERERE, di concerto con l’Istituto comprensivo “Vivaldi” di Catanzaro Lido, terranno la “Festa della primavera e della zootecnia”. L’iniziativa sarà organizzata martedì 16 presso il plesso porto e mercoledì 17 presso il plesso Lido centro e coinvolgerà tutti i 400 bambini della scuola materna dell’Istituto, diretto dalla professoressa Caterina Anania.

Durante la festa i bambini assisteranno alla trasformazione del latte e al laborioso lavoro delle api e degusteranno la ricotta appena fatta e il miele. Alla trasformazione del latte provvederanno gli allevatori: Salvatore Pugliese, Teresa e Salvatore Cosco di Simeri Crichi e Domenico Tassone di Brognaturo (Vibo Valentia) mentre, ad illustrare il lavoro delle api sarà Giuseppe Mazza, apicoltore di Catanzaro.

L’iniziativa ricade nell’ambito del progetto “Quando l’Acqua incontra la Terra” che l’ ANPA e l’associazione CERERE stanno realizzando. Il progetto ha l’obiettivo di riavvicinare le nuove generazioni al mondo dell’agricoltura, facendo riscoprire a esse il valore delle antiche tradizioni e della cultura del mondo contadino; contribuire a educare i bambini a una sana e corretta alimentazione e ad avere rispetto dell’ambiente; conoscere i prodotti e le aziende della Calabria.

Georgofili: agricoltura trascurata

fonte: Accademia dei Georgofili (vedi articolo originale)

Martedì 16 aprile alle ore 11.00 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, sarà inaugurato il 260° Anno Accademico dei Georgofili. La cerimonia, come sempre aperta al pubblico, avrà quest’anno particolare importanza, anche perché intende evidenziare la continuità delle disattenzioni da tempo rivolte all’agricoltura.

La relazione annuale del Presidente offrirà una sintesi delle valutazioni emerse dal lavoro dei Georgofili, che documentano come l’agricoltura sia sottovalutata e penalizzata, non solo per effetto della attuale grande crisi, ma già a partire dal secolo scorso. Il settore ha ormai urgente bisogno di essere riconsiderato e di un “Patto nazionale di emergenza”, per non scomparire.

La prolusione sarà svolta dall’Accademico prof. Luigi Costato sul tema “Agricoltura, Cenerentola europea”, con una valutazione critica della politica comunitaria, nel quadro mondiale.

Il mondo dell’agricoltura, che è l’invitato alla cerimonia più direttamente interessato, dovrebbe unirsi per far capire l’importanza strategica globale del settore, di cui non si può fare a meno per la sopravvivenza dell’umanità.

Un frutteto biologico all’Istituto tecnico agrario di Macerata

Pubblicato su Il Resto del Carlino (vedi articolo originale)

Macerata, 10 aprile 2013 – Due piccoli nuovi peschi piantumati come simbolo della tutela dell’ambiente, per la promozione di uno sviluppo realmente sostenibile. Questa mattina, all’Istituto tecnico Agrario “G. Garibaldi” di Macerata, la Provincia ha consegnato i certificati per l’adozione a distanza di 50 alberi da frutto, ricevuti a Bruxelles nell’ambito del progetto “Protect. An integrated model to protect MEDiterranean forests from fire”, che hanno consentito la realizzazione di un frutteto interamente biologico.

Orti urbani: a Palermo un orto condiviso per l’integrazione sociale

fonte: greenme.it (vedi articolo originale)

Produrre il proprio cibo è disobbedienza civile. Ecco il motto alla base della nascita di un nuovo orto urbano a Palermo, con le principali finalità dell’autoproduzione alimentare e dell’integrazione sociale. L’iniziativa è promossa da parte di Codifas, il Consorzio di difesa dell’agricoltura siciliana.

Codifas si occupa di informare i cittadini riguardo alle differenze esistenti tra agricoltura convenzionale e agricoltura sostenibile. Ecco perché nel nuovo orto palermitano non verranno utilizzati fitofarmaci e concimi chimici nocivi, che saranno sostituiti da compost autoprodotto e, in casi eccezionali ed a scopo preventivo, da prodotti a base di estratti di piante innocui per l’uomo.
A Palermo nasce così un angolo di campagna, con sede in via Galletti, all’interno del quartiere Acqua dei Corsari. L’appezzamento di terreno trasformato in orto urbano ha un’estensione di 10 mila metri quadrati ed è stato ceduto in comitato d’uso a Codifas da parte di un privato. Il progetto è aperto all’integrazione sociale, in quanto all’inizio dei lavori per la preparazione del terreno da coltivare hanno partecipato 20 giovani provenienti da differenti nazioni, tra le quali è possibile trovare Senegal, Marocco, Bangladesh e Ghana.
I lavori di preparazione dell’orto hanno avuto inizio grazie al loro intervento lo scorso 4 aprile a partire dal decespugliamento del terreno. Il nuovo orto urbano di Palermo sarà un vero e proprio orto condiviso. Quando il terreno sarà pronto per la coltivazione, verrà suddiviso in diversi appezzamenti e posto a disposizione dei cittadini che si impegneranno a coltivarlo, a fronte di un piccolo compenso. L’integrazione sociale e l’impegno costruttivo nel tempo libero verranno così favoriti, come sottolineato da parte del Codifas.

Vi sarà inoltre la possibilità di produrre da sé il proprio cibo, con la certezza della sua salubrità. Non si tratta del primo orto urbano promosso a Palermo da parte del Codifas. Le esperienze precedenti hanno trovato sede in altre zone della città, come il rione Bandito e via Ponticello Oreto. Dal punto di vista del verde urbano ed anche grazie alla nascita degli orti cittadini, Palermo detiene un vero e proprio primato, con il 32,1% delle superfici verdi in città, contro lo scarso 5% di verde pubblico della maggior parte delle città italiane.

Marta Albè

Agricoltura tre iniziative per chi ama coltivare l’orto

fonte: Corriere nelle Alpi (vedi articolo originale)

L’agricoltura sta prendendo… “campo” a Ponte nelle Alpi, dove sono tre gli appuntamenti di aprile dedicati alla terra. Il primo si tiene in biblioteca venerdì alle 20,30 ed è un incontro con Cesare Lasen intitolato “La strada dell’orto”. «Il titolo – fanno sapere i promotori – si rifà ad un’espressione che comunemente designa un percorso sicuro, breve e ben conosciuto e vuole qui indicare la necessità di un ritorno (o permanenza) alla terra coltivata».
Sempre nella sala Tina Merlin, sabato 20 aprile alle 17, l’associazione per la “Tutela del fagiolo Gialet della Valbelluna” si presenta al pubblico. Nel corso dell’incontro saranno illustrate le caratteristiche distintive di un ecotipo locale di fagiolo rampicante, bello da vedere e squisito da mangiare, rinomato e ricercato da più di un secolo, coltivato nell’ambito del progetto dei presìdi di SlowFood che tutelano piccole produzioni di qualità realizzate secondo pratiche tradizionali. L’incontro potrebbe interessare i consumatori e gli appassionati della coltivazione: l’impianto di un piccolo campo può dare – oltre che un alimento prezioso – una possibilità di integrazione del reddito, oltre che una occupazione di soddisfazione personale, salutare e socializzante, ristoratori locali. Infine una terza iniziativa promossa dall’amministrazione comunale. Entro il 16 aprile dovranno essere formalizzate le richieste di concessione di una decina di appezzamenti di 25 metri quadrati, situati all’interno del giardino del Centro servizi alla persona (Casa di riposo), che verranno messi a disposizione dei cittadini di Ponte con lo scopo di favorire un utilizzo di carattere ricreativo. Le richieste di concessione devono essere presentate all’ufficio protocollo del Comune. La graduatoria, con validità annuale, verrà redatta entro il 30 aprile. L’assegnazione avrà durata annuale ed il canone previsto per l’anno 2013 è di 30 euro. Bando e facsimile della domanda possono essere scaricati dal sito del Comune (www.comune.pontenellealpi.bl.it).

Per la prima volta al Vinitaly la Scuola di potatura della vite

fonte: Adnkronos (vedi articolo originale)

La Scuola italiana di potatura della vite sbarca al Vinitaly di Verona, dove è presente con un seminario oggi, presoo lo stand del Friuli Venezia Giulia (Pad 6 stand 7). La Scuola si avvale di 12 sedi in tutta Italia. Si tratta di una singolare e ormai seguitissima scuola, giunta al quinto anno di corsi, e che ha aperto recentemente sedi presso l’Università della Tuscia di Viterbo, e in Emilia Romagna.

A fondare la Scuola, due specialisti friulani, i preparatori d’uva Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, che hanno recuperato un vecchio metodo e dopo 20 anni di sperimentazione hanno cominciato ad applicarlo alle esigenze della moderna vitivinicoltura, quella dei sistemi di allevamento più intensivi, ad esempio la spalliera, il guyot o il cordone speronato. Inoltre, i fondatori hanno stabilito collaborazioni con università e gli istituti di ricerca interessati al ‘Metodo Simonit&Sirch’ di potatura ramificata della vite.
I corsi della Scuola italiana di potatura della vite si sono tenuti in Piemonte, Alto Adige,Trentino, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto (nelle due sedi di Conegliano e della Valpolicella), Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia.
Aperti a tutti, i corsi in genere si articolano in 3 giorni di lezione per un totale di 24 ore formative, focalizzate su teoria e pratica della potatura ramificata sulle forme di allevamento a spalliera e della tradizione presenti nei vari territori in cui si svolge ciascun corso. Alla parte teorica si affianca quella pratica, in vigneti già potati secondo il Metodo Simonit&Sirch, con dimostrazione di potatura dei tutor, esercitazioni individuali di potatura, esame individuale. Il terzo giorno si terrà in primavera per la gestione del verde..
Una potatura corretta e mirata rende le piante meno suscettibili agli effetti delle malattie del legno e le rende più longeve, in grado quindi di produrre uva migliore. Il che significa per le aziende salvaguardare il proprio patrimonio viticolo, risparmiare nei costi di reimpianto dei vigneti, ridurre considerevolmente i costi in vigna con la diminuzione delle ore di potatura (dal 30 al 50%).

Festival della ruralità e dell’Agricoltura, parco Alta Murgia cerca strutture ricettive domande entro il 12 aprile

fonte: AndriaLive.it (vedi articolo originale)

Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia intende realizzare la prima edizione del “Festival della Ruralità e dell’Agricoltura” nei giorni dall’8 al 12 maggio 2013 sul tema della ruralità intesa come presidio del territorio e buona gestione delle risorse. La ruralità viene sempre più identificata con aree di particolare pregio ambientale e sinonimo del turismo dolce.

“Le aziende, agricole, agro-zootecniche ed agrituristiche poste all’interno del territorio del Parco Nazionale dell’Alta Murgia sono in grado di offrire ottima ospitalità in un contesto che ha mantenuto quegli elementi di autenticità che fanno oggi la soddisfazione del turista. Pertanto, al fine di individuare aziende, cosi come prima indicate, provviste di spazi idonei alla realizzazione delle attività previste nel programma della manifestazione,

Si invitano, pertanto le aziende agricole, agro-zootecniche ed agrituristiche che operano nel territorio del Parco ad inviare una manifestazione di interesse alla partecipazione alla manifestazione sopra descritta, precisando che le stesse devono possedere le seguenti caratteristiche:

− poter ospitare e gestire in spazi interni/esterni della propria struttura, un numero di visitatori non inferiore alle 100 unità;
− poter ospitare e gestire in spazi interni/esterni della propria struttura, manifestazioni teatrali e produzioni musicali, concerti, fornendo supporto per forniture di energia elettrica e spazi per “il dietro le quinte” (backstage);
− poter ospitare e gestire in spazi interni/esterni della propria struttura, convegni e/o seminari con un numero di posti non inferiore alle 100 unità;
− poter fornire per i punti sopra esposti supporto logistico adeguato, quale, ad esempio, zone parcheggio;
− essere in possesso di spazi o strutture idonei alla somministrazione di alimenti al pubblico;
− essere produttori di alimenti o prodotti tipici dei territori di riferimento, con annessi laboratori di trasformazione e/o coltivazioni/allevamento.

Destinatari dell’invito sono i soggetti di cui alla legge regionale n. 12/1933 ed alla legge regionale n. 11/1999. I soggetti come sopra individuati possono inviare una manifestazione d’interesse preferibilmente entro il 12 aprile 2013 specificando tipologia della struttura ricettiva, ubicazione della stessa e prezzi praticati. La documentazione dovrà pervenire in plico chiuso recante la dicitura “Manifestazione d’interesse Evento: “Festival della Ruralità e dell’Agricoltura”.

“La manifestazione d’interesse deve essere prodotta in carta libera, a firma del legale rappresentante dell’Azienda, con allegata copia fotostatica del documento d’identità dello stesso e potrà essere inviata a mani, o a mezzo servizio postale all’indirizzo dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Via Firenze, 10 – 70024 Gravina in Puglia”.

“La valutazione dei requisiti dichiarati dalle Aziende ai fini della partecipazione alla manifestazione
sarà rimessa ad una commissione interna all’Ente ed, a parità di requisiti, costituirà titolo preferenziale l’aver sottoscritto con l’Ente Parco la “Convenzione per la realizzazione di interventi per la gestione ambientale da parte di privati nel territorio del Parco Nazionale dell’Alta Murgia” per le annate agrarie 2009-2010 e 2010- 2011 o anche per una sola di esse”.

Viene altresì sottolineato che “Con il presente avviso non è posta in essere alcuna procedura concorsuale o di affidamento, costituendo esclusivamente richiesta di informazioni a scopo di indagine di mercato preliminare ad una successiva selezione per l’individuazione di operatori in possesso dei requisiti necessari per la partecipazione alla manifestazione”.

Presentazione dell’atlante nazionale del territorio rurale

fonte: dislivelli.eu (vedi articolo originale)

Mercoledì 10 aprile, a partire dalle ore 14.30, verrà presentato presso la Sala della Caccia del Castello del Valentino a Torino, in Viale Mattioli 39, l’Atlante nazionale del territorio rurale – Nuove geografie per le politiche di sviluppo rurale. Saranno presenti, tra gli altri, Patrizia Lombardi (Direttore Dist Politecnico di Torino) e Giuseppe Dematteis (Presidente Associazione Dislivelli).

Sovranità alimentare, il COE incontra le scuole superiori

fonte: Lecconotizie.com  (vedi articolo originale)

Il Centro Orientamento Educativo (COE) offre alle Scuole Superiori della provincia di Lecco l’opportunità di fruire gratuitamente di un incontro sui temi della sovranità alimentare: appuntamento a Lecco presso Sala Ticozzi sabato 25 maggio 2013, dalle 10 alle 12.30.

A partire dallo slogan “La fame che c’è. Un problema innanzitutto di giustizia”, il COE propone ai ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado la proiezione di un film ancora in via di definizione, inserito nella Sezione FTF – Film That Feed del 23° Festival del Cinema Africano, d’Asia e dell’America Latina di Milano, in programma a Milano dal 4 al 10 maggio 2013.

Alla proiezione del lungometraggio farà seguito una discussione che, partendo dalle problematiche emerse nel film, inviterà i ragazzi a riflettere sulla tutela del diritto al cibo per tutti e sulle buone pratiche per una corretta, sana e responsabile gestione delle risorse del pianeta per un futuro sostenibile e inclusivo. L’obiettivo di questa iniziativa, fanno sapere dal COE, è infatti quello di “promuovere un interesse verso le problematiche legate alla sovranità e alla sicurezza alimentare, al diritto all’acqua e al cibo, anche per avviare eventuali percorsi didattici sui temi di EXPO 2015 nell’anno scolastico 2013/2014”.

La proposta del COE è gratuita per tutte le scuole che chiederanno di partecipare, fino ad esaurimento posti. Per ottenere maggiori informazioni e iscriversi, visualizzare il sito del COE (www.coeweb.org), oppure contattare il Coordinamento e segreteria del Coe, nella persona di Prashanth Cattaneo (cell. 3395335242, mail: p.cattaneo@coeweb.org). All’atto di iscrizione, vanno indicati il nome della scuola, il numero degli studenti partecipanti, il nominativo dei docenti accompagnatori, l’indirizzo mail e un recapito telefonico di riferimento.

Vinitaly 2013. La storia della viticoltura veneziana a fumetti nello stand del consorzio vini Venezia

fonte: regione Veneto (vedi articolo originale)
La storia dell’enologia cammina a fianco della storia della civiltà occidentale ed europea. Quella della viticoltura del territorio veneziano diventa da domenica uno straordinario “must” divulgativo raccontato a fumetti, in un opera che sarà presentata nel corso di Vinitaly 2013, domenica 7 aprile, alle ore 13, nello spazio del Consorzio vini Venezia, ospitato all’interno del Padiglione 4 – Stand E3. Alla presentazione interverrà l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato.
“La storia enologica di un territorio importante in tutti i sensi come quello veneziano – ha sottolinea Manzato – ha certamente dei connotati straordinari e millenari, ma è ancora più importante in una prospettiva che riguarda il presente e il futuro delle vitivinicoltura di quest’area e dei vini di Venezia”. La storia della viticoltura veneziana a fumetti, opera del genio fumettistico di Matteo Corazza, è stata voluta dal Consorzio per ricordare ed esaltare le radici lontane di una enologia che ha un inquadramento “amministrativo” recente. E non si tratta solo di un prodotto innovativo dal punto di vista della divulgazione di una materia spesso affrontata solo attraverso i suoi (per così dire) prodotti finali, ma è anche occasione di approfondimento e di ricerca enologica e ampelografica.
A questo proposito, martedì 9 aprile, alle 12, nello stand istituzionale del Veneto (stesso Padiglione 4, settori E4 D4, a fianco di quello del Consorzio Vini Venezia ), il prof. Attilio Scienza presenterà in anteprima il progetto “Grande Venezia del vino – Le vigne di Venezia, dalle antiche origini alla Doc Venezia”. “La Grande Venezia del vino” si tradurrà un libro scritto a più mani, ma del quale l’autore principale sarà proprio il prof. Scienza, che indaga sul dna delle viti che nascono nelle isole della laguna, negli orti e nei giardini della città fino alle coste istriane e dalmate, alla ricerca delle origini e del libro genealogico della viticoltura veneziana. A fianco della parte ampelografia, saranno presentati anche gli aspetti storici su questa viticoltura, legata in modo indissolubile alla città lagunare unica al mondo e , più in generale, all’epopea della Serenissima Repubblica.

Chi è Francesco Bonini? Un contadino alla ricerca dell’autosufficienza alimentare

fonte: Bora.it (vedi articolo originale)

Giovedì alle 18.30 da Knulp in via Madonna del Mare, Čibo.Sì e Slow Food organizzano la presentazione di Francesco Bonini, contadino friulano di 35 anni, affermato nella sua strada sull’autosufficienza alimentare. Marino Vocci di Slow Food, l’intellettuale nostrano più interessante nel campo di cibo, genti e… campi, lo introdurrà alla nostra comunità nell’evento di domani.

Chi è Francesco? Francesco Bonini dichiara «una laurea mancata» in Scienze forestali e una gran passione per le sementi antiche, la vitivinicoltura e l’apicoltura. Attualmente Francesco lavora per la sua azienda, l’Orto di Margot nella zona di Palmanova, su una superficie di circa 1,5 ha, dove coltiva una buona varietà di verdure di stagione, tra cui anche alcune vecchie varietà di radicchio (rosa di Gorizia, Canarino) e brassicacee (Broccolo friulano, Bastard). A questo vanno aggiunte due serre di 300mq ciascuna che si trovano a circa 1 km dal campo aperto. Scrive di sè, Francesco:
«Questi terreni sono coltivati da me con metodo biologico certificato fino all’anno 2012 anche se, a dire il vero, le tecniche agronomiche applicate sono più vicine al concetto di ecologia che di agronomia: abolizione totale dell’aratura, stimolazione dei processi di autofertilità del suolo (sovescio, inerbimento sinergico interfila), utilizzo di sole pacciamature estive e biodegradabili, nessu mezzo a motore ammesso in campo (eccezion fatta per una motozappa da 14 cv e 4 interventi annui di un vero trattore divisi tra ripuntatura a erpicatura) sono le basi su cui poggia la mia produzione.
«L’azienda è attiva anche in campo apistico con discreti risultati: a gennaio 2012 avevamo due famiglie adesso ne abbiamo dieci e abbiamo prodotto 170 kg di miele. In alveare le sole sostanze ammesse sono il timolo e l’ acido ossalico.
«Negli ulimi quattro anni ho anche collaborato parecchio con Slow-Food Fvg: sono l’unica persona in regione accreditata per tenere i loro corsi di orticoltura (master on food-orticoltura), ho realizzato per loro quattro corsi di “orticoltura da balcone” di cui ho realizzato anche l’intero programma didattico. Sono stato delegato per loro ai saloni di “Terra Madre” 2010 e 2012.

«In quest’ultimo sono stato il relatore insieme a Vandana Shiva e Marcello Buiatti di una conferenza sulla salvaguardia delle sementi antiche. Sono tra i collaboratori di Slow Wine, la guida-vini di Slow Food.
«Ho elaborato e tengo nel comune di S. Maria la Longa un percorso di orticoltura didattica alle elementari denominato “Dal seme…al seme” che coinvolge tutte e cinque le classi».

Quella di giovedì è anche l’occasione per presentare un corso gestito da Bonini, coltivatore in zona di Pordenone ma che terrà da aprile in Carso un “perCorso di agricoltura ecologica” a Pliskovica in Carso con Čibo.

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