Giornata mondiale dell’alimentazione. In Italia 2,7 mln di poveri.

per-la-terra-ic-montescagliosoOggi, 16 ottobre, nella giornata che la FAO dedica, in tutto il mondo, all’alimentazione, l’Istituto Comprensivo ‘Palazzo-Salinari’ di Montescaglioso (MT) ha invitato l’Associazione per la Sovranità Alimentare per parlare di cibo e alimentazione.

Ci siamo così trovati davanti ad un pubblico composto da oltre un centinaio di ragazzi curiosi, animati dalla volontà di sapere, guidati da docenti pazienti che li hanno impegnati, nelle settimane precedenti, in attività di ricerca e manuali.

L’aula magna dell’istituto, infatti, è stata allestita per l’occasione con i lavori prodotti. E’ stato in questo luogo che, dopo essere stati introdotti dalla docente Margherita Lopergolo e aver ascoltato il canto libero del ‘cantastorie’ materano Pasquale di Pede abbiamo, supportati dalla visione di alcuni video, portato la nostra esperienza evidenziando cosa oggi si celebra, lo stato dell’arte e come possiamo insieme contribuire all’importante obiettivo che la FAO ha chiesto agli stati membri ossia quello di arrivare al 2030 annullando il problema della fame sul pianeta.

Ma partiamo con ordine: quando è stata istituita la Giornata mondiale dedicata all’alimentazione.

Istituita dalla Fao nel 1979, questa giornata si celebra ogni 16 ottobre, giorno in cui ricorre anche l’anniversario della nascita dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Scopo dell’evento è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della fame e della povertà.

Il tema dell’edizione per il 2018 è riassumibile nello slogan della kermesse: Le azioni sono il nostro futuro. Un mondo #famezero entro il 2030 è possibile.

Per questo motivo siamo partiti da un cartone diffuso dal Ministero della Salute che affrontava il tema della corretta alimentazione cercando di offrire ai ragazzi strumenti validi per capire quali sono gli alimenti e gli stili di vita sani, come ridurre gli sprechi non solo alimentari ma anche delle risorse incentivando il consumo di cibo prodotto da produttori locali.

Successivamente la visione di un altro documentario chiamato “la via d’uscita” ha permesso di introdurre il tema dello spreco di risorse sul nostro pianeta. Il video infatti, partendo dalla storia di un chicco di caffè, dalla sua produzione al suo consumo, mostra come, in realtà, l’agricoltore che produce il caffè venga pagato ‘un soldino’, come dice la canzone di Daniele Sepe, mentre tutto quello che vi ruota intorno: intermediari di vendita, pubblicità, GdO, etc. guadagnano moltissimo. Questo contribuisce alla creazione di forti contraddizioni tra chi produce e chi acquista, tra il sud del mondo e quello civilizzato.
Se la Fao infatti, chiede a tutti maggiore responsabilità per raggiungere questo ambizioso obiettivo sarebbe il caso di cominciare a interrogarsi su cosa possa fare ciascuno di noi: “ad esempio se hai degli avanzi, congelali per consumarli in un secondo momento, oppure usali come ingrediente per un altro pasto. Così come quando si mangia al ristorante sarebbe opportuno portare a casa gli avanzi per non sprecare nulla. La coltivazione e diversificazione dei raccolti, poi, dovrebbero essere due punti cruciali, per affrontare una popolazione mondiale in crescita, che si prevede possa raggiungere i 9 miliardi nel 2050. Il cibo sano, infine, può essere cucinato in modo rapido e semplice, utilizzando solo pochi ingredienti; per questo si possono consultare gli agricoltori locali o le nostre mamme per sapere come cucina a casa i suoi prodotti”; non a caso l’istituto ha ospitato le mamme dei ragazzi che hanno insegnato loro a fare la pasta fatta in casa.
Partendo infine da un cartellone sul pomodoro che gli alunni di seconda media avevano realizzato abbiamo introdotto il tema dello sfruttamento delle campagne e del caporalato; un problema vicino ai ragazzi che abitano in un territorio in cui se ne sente ampiamente parlare e gli abbiamo promesso che la prossima volta gli porteremo un barattolo di conserva di pomodoro che porta il logo NoCap; un marchio che garantisce, tra le altre cose, l’uso di manodopera pagata con il giusto prezzo.

I dati. Prima di andar via abbiamo fornito a insegnati e studenti alcuni dati utili per capire quale ampiezza abbia il fenomeno della fame nel mondo.
821 mln di persone su tutto il pianeta soffrono la fame. Il 60% di queste sono donne. Il 45% delle morti sono rappresentate da bambini ed è dovuto alla denutrizione, mentre 151 milioni di bambini al disotto dei 5 anni soffrono di rachitismo. La fame nel mondo uccide più dell’Aids e della tubercolosi. Circa il 70% delle popolazioni più povere vive in aree rurali e lavora nel settore dell’agricoltura.

Ai ragazzi inoltre abbiamo detto che questo problema non è distante anni luce da noi perchè anche in Italia 2 milioni e settecento mila persone soffrono di povertà e non sono morte solo grazie agli aiuti dati attraverso l’accesso alle mense o molto più frequentemente alla diffusione dei pacchi alimentari che rispondono alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che consumare pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli.

Ancora una volta vorremo ringraziare l’istituto comprensivo di Montescaglioso, la Dirigente prof.ssa Salerno, i docenti tutti, gli alunni,i genitori, il personale ATA che hanno reso possibile oltre che arricchente questa giornata.

katya madio

Seguono le foto della giornata:

Agricoltura sostenibile, 10 temi per 1 forum

Pubblicato su Agronotizie.com (leggi articolo originale)

forum-agricoltura-sostenibile-foto-2014-pesco-coccinellaCome cambia l’agricoltura sostenibile dal 2014“. È il tema del talk show di apertura del Forum Agricoltura Sostenibile, iniziativa realizzata nell’ambito di Fieragricola, con la collaborazione di AgroNotizie – Image Line e LSP Multimedia/Agrilinea.

Diciannove appuntamenti nel corso di quattro giorni saranno trasmessi in diretta (segui su www.agronotizie.it/FAS e su Agrilinea TV il “live”); tanti spunti per produrre con tecniche ecocompatibili e strategie in linea con la direttiva sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che ha sancito la difesa integrata come obbligatoria a partire dal primo gennaio di quest’anno.

Numerosi eventi vedranno la partecipazione degli esperti del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA): patologia vegetale, cerealicoltura, viticoltura, biologia e produzione vegetale, alimentazione, colture industriali, agrobiologia sono fra le aree di competenza dei centri di ricerca coinvolti.

Il Forum Agricoltura Sostenibile in 10 parole chiave.

1. Protezione delle colture

Uno sguardo all’applicazione del PAN appena reso disponibile, ai mezzi tecnici biologici, alle applicazioni per il riconoscimento delle malerbe, all’uso sostenibile degli agrofarmaci, all’evoluzione della difesa sostenibile.

2. PAC

L’agricoltura sostenibile nella nuova PAC sarà il focus di un incontro con Paolo De Castro, presidente Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo.

3. Consulenza in agricoltura

Un excursus su come cambierà il ruolo di tecnici e professionisti nei prossimi anni (anzi, già dalle prossime settimane).

4. Macchine agricole sostenibili

Il contributo dell’agrimeccanica alle strategie di produzione rispettose dell’ambiente.

5. Viticoltura sostenibile

Tanti progetti per approfondire linee guida utili per adottare tecniche ecocompatibili in vigneto.

6. Fertilizzazione

Qualità garantita e strategie corrette di nutrizione.

7. Alimentazione consapevole

Sappiamo leggere l’etichetta dei prodotti agroalimentari? Riusciamo a valutare la qualità dei prodotti bio o l’impatto delle biotecnologie sulla produzione del cibo?

8. Sviluppo e nuove frontiere

Uno sguardo oltre i confini italiani per valutare nuove opportunità.

9. Rintracciabilità

Sostenibilità e rintracciabilità dei prodotti agricoli: cosa vorrebbero i consumatori?

10. Misurare la sostenibilità

Dalla raccolta dei dati in campo, alla validazione tramite software/applicazioni innovative on line, fino alla valutazione dell’impatto ambientale delle operazioni colturali e del processo produttivo delle filiere agricole.

IoSbarco…nell’intricato mondo dei Gas

logo evento
logo evento

Si è da poco concluso il XIII incontro nazionale sull’economia solidale promosso da Ressud, reti di economie solidali del Sud, e Rete Nazionale dei Gas, dal titolo “IoSbarco…nuove imprese per Gas e Des“.

Da venerdì 28 a domenica 30 giugno, infatti, il centro storico di Monopoli è stato il luogo di approdo di un grande laboratorio vivente caratterizzato da gruppi di acquisto solidali (Gas), distretti e reti di economia solidale (Des e Res) e da imprese di produttori provenienti da tutta Italia.

In marcia verso Terra Futura. Altragricoltura torna dopo dieci anni.

Servizio In ToscanaDa alcuni giorni è terminata la decima edizione di Terra Futura che si è svolta a Firenze tra il 17 e il 19 maggio del 2013.Una mostra convegno internazionale per unire teoria e pratica.

Da una parte una riflessione sulle grandi sfide che dobbiamo affrontare dall’altra le buone pratiche di chi sperimenta soluzioni concrete.

Altragricoltura, dopo averla lanciata 10 anni fa, ci ritorna con una grande speranza: quella di condividere e socializzare il dramma che si vive nelle campagne che sta dentro una crisi più ampia che è non solo finanziaria ma anche economica, sociale, ambientale, di democrazia, provando a concretizzare percorsi, definire strategie e riflettendo a più livelli, favorendo il dialogo tra diversi attori che compongono la società civile.

Cala il sipario su Terra Futura ma non su Altragricoltura.

da sx: Marocci, Ciaculli, Prella, Carocci, Fabbris, Madio, Malannino,
da sx: Marocci, Ciaculli, Prella, Carocci, Fabbris, Madio, Malannino, Cavinato

Si è chiusa domenica sera, 19 maggio, dopo una bella, affollata e partecipata assemblea l’Area della Sovranità Alimentare promossa e organizzata da AIAB Toscana e Altragricoltura.

E’ stata l’occasione per diffondere a un numero consistente di persone ed a un insieme di reti che nei diversi territori d’Italia lavorano giorno per giorno per un nuovo modello economico, agricolo, alimentare e culturale, la nostra attività e le nostre campagne.

Abbiamo sottolineato, più volte, come Altragricoltura rappresenti un mondo molto concreto che riesce a dare risposte ponendosi come modello alternativo alle grandi organizzazioni sindacali.

Da più parti va maturando infatti l’idea che sia necessario un nuovo sistema di governance mondiale. Si è capito che non ci si può più affidare soltanto ai governi delle nazioni più forti o ai potentati dell’economia, ma è necessario un ampliamento che comprenda le rappresentanze politiche dei Paesi di grande rilievo demografico e tutta la rete del mondo associativo, vale a dire le organizzazioni non governative e i grandi movimenti che operano su più fronti da quello ecologico, della giustizia sociale e del volontariato a quello economico e finanziario.

A tal proposito uno dei nostri obiettivi è stato quello di presentarci come un’organizzazione aperta, disposta ad accogliere al suo interno tutti quelli che ne condividono ideali, anche se agiscono in maniera differente o in contesti molto lontani tra loro, sia dal punto geografico che operativo. E’ in quest’ottica che Altragricoltura ha fatto proprie le battaglie su “La Campagna globale sulla libertà dei semi”, promossa da Vandana Shiva, e “L’Arca di Gaza” di Freedom Flotilla.

Della prima iniziativa vi abbiamo già ampiamente parlato nel report della prima giornata di seminario e pertanto vi invitiamo ancora una volta a sottoscrivere l’appello che troverete in questa pagina.

Ci preme adesso soffermarci sulla campagna “Arca di Gaza”. Ce ne ha parlato ampiamente David Heap portavoce per l’Europa e il Canada. David è un professore canadese di linguistica presso l’Università di Western Ontario in Canada. Ha partecipato a tutte le flottiglie per rompere il blocco di Gaza. In una di queste ha scontato sei giorni in carcere ad Israele. E’ poi entrato a Gaza nel mese di ottobre 2012 con diverse personalità, tra cui Noam Chomsky.

L’arca di Gaza è una campagna popolare costituita da una società civile residente in Palestina, Canada, USA, Australia e altri paesi nonchè parte della Coalizione internazionale della Freedom Flotilla. La coalizione intende sfidare l’illegale e disumano blocco israeliano di Gaza e sta allestendo un’imbarcazione per sfidare con un’azione pacifica il blocco che Israele impone a Gaza, unilateralmente e senza ragione, al fine di stimolare l’economia locale e il commercio.

Altragricoltura fa sua la campagna promuovendola e offrendo piena solidarietà ai contadini palestinesi perché come ha sostenuto Heap: “quando diciamo giù le mani dalla terra lo diciamo per gli agricoltori palestinesi,  in Palestina, ma lo diciamo per gli agricoltori italiani,  in Italia, e quindi le nostre lotte sono sicuramente unite”.

Un importante spazio è stato poi dato ai nostri agricoltori: Leonardo Conte e Maurizio Ciaculli che sono i testimonial delle due campagne più importanti che Altragricoltura già da diversi mesi sta portando avanti: “Giù le mani dalle nostre terre” e “Giù le mani dal vostro cibo”. Tra gli interventi anche quello di Gianni Cavinato, Presidente ACU (Associazione Consumatori Utenti).

Il nostro è un modo nuovo di intendere la produzione, la trasformazione, la distribuzione e il consumo del cibo che trae origini dal passato e dalla storia dei diversi popoli ma che ha uno sguardo proiettato in avanti con l’intento di costituire una rete sinergica in grado di intercettare storie rurali, sempre consapevoli della difficile situazione in cui ci troviamo, sensibili da saperne valutare l’importanza.

Ma la rete, il lavoro non si conclude certo mentre cala il sipario su Terra Futura. Promuoveremo momenti d’incontro e di studio nei territori, condurremo le nostre lotte implementandole con esperienze simili ad Altragricoltura. In questo modo sarà sempre più facile favorire la condivisione di idee e un costante impatto mediatico, sempre più motivati ad andare avanti perché ci rendiamo conto di operare verso una dimensione nuova, promossa da un’umanità incredibile costituita da tante famiglie contadine e non, che stanno sempre più acquisendo consapevolezza del loro valore, dell’importanza delle loro storie spesso a metà strada fra il dramma e il fantastico, consci del difficile ma sapiente lavoro che ogni giorno svolgono.

La politica ha estromesso i contadini dal processo democratico. Nonostante tutto loro hanno conservato saperi, continuano a produrre  in armonia con la Terra, mantengono quei valori e quelle pratiche che le politiche neoliberiste hanno distrutto.

Altragricoltura, intrisa di valori rivoluzionari sta tentando di dare risposte e cambiare le nostre sorti, cambiandoci nel profondo.

‘Nuovi strumenti finanziari che aiutino l’agricoltura’. La richiesta di Altragricoltura.

da sx. Piras, Semerari, Fabbris, Malannino, Gabrielli, Marocci e Samela
da sx. Piras, Semerari, Fabbris, Malannino, Gabrielli, Marocci e Samela

Il primo giorno di seminario tenutosi a Terra Futura il 17 maggio 2013, nel padiglione di Fortezza da Basso, destinato alle buone pratiche, è stato dedicato al “Credito, Risparmio e Accesso alla Terra”.

Si è cercato di  far confluire esperienze diverse intorno ad un tema ormai fortemente sentito come quello dell’accesso al credito e alla terra per capire se a dieci anni di distanza sia possibile tracciare le buone pratiche che, per quanto diverse, si sono sviluppate nei territori a seconda dei soggetti, cercando di superare qualche limite di auto referenzialità.

Si è sentita l’esigenza infatti, di costituire un progetto nuovo che ponesse al centro del ragionamento la possibilità di trasformare un settore fortemente in crisi come quello agricolo attraverso l’individuazione di strumenti finanziari nuovi.

Premessa fondamentale è stata quella di ricordare che nelle campagne si sta vivendo una grande crisi che sta dentro una situazione economica ancora più ampia. E’ stato ricordato che l’abbandono delle campagne non porta solo a problemi inerenti il fabbisogno del cibo ma anche a una riduzione considerevole del lavoro. Il pensiero di Tano Malannino, presidente di Altragricoltura, è subito andato a quel padre di famiglia che pochi giorni fa a Vittoria si è dato fuoco per aver contratto un debito verso lo Stato di pochi migliaia di euro e che ha portato la sua casa alla vendita all’asta. “Bisogna tentare di impedire questi fatti. In questo periodo il diritto a produrre è negato, l’Europa è sempre più orientata a smantellare il sistema produttivo del nostro paese perché pur garantendo ai nostri cittadini che arrivi il cibo non si preoccupa di definire da quale posto questo cibo arrivi.”

L’accesso alla terra e alla finanza sono priorità del mondo agricolo alle quali si deve cercare di dare un profilo ben definito e un’inversione di tendenza.

I nostri agricoltori possono essere classificati in due grandi categorie: quella costituita dalle generazioni passate, ossia dai nostri padri e i nostri nonni, che hanno accumulato e acquistato la terra con l’idea del risparmio e coloro che l’hanno avuta in dono da quelli stessi padri che l’hanno conquistata misurandosi con un modello d’impresa agricola che ha a che fare con la competizione per cui per fare l’imprenditore agricolo,  secondo questo modello di competizione del mercato, si deve investire.

Investire in agricoltura vuol dire indebitamento! Perché l’agricoltore ha un capitale che è bloccato ed è la terra: un bene immateriale che per monetizzarlo è necessario investirlo andando in banca e contrarre debito. Se poi com’è accaduto le dinamiche del mercato portano a produrre perdita per 10 anni consecutivi è chiaro che l’indebitamento non è più un aspetto con il quale ci si può misurare sulla scala delle variabili nella condizione d’impresa.

Arturo Semerari, Presidente Nazionale Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), ha sottolineato l’esigenza di “un’azione  chiara, un progetto, un’idea sul senso di responsabilità chiedendo all’Europa di ridefinire con chiarezza i parametri, le azioni serie, i contenuti, le procedure, il sistema normativo degli aiuti di Stato.”

In una fase come questa ahimè in cui la liberalizzazione ha aperto le frontiere non vi è alcuna protezione realistica rispetto al mercato. Ed è chiaro che competere con altre produzioni determina una sconfitta perché i nostri prodotti costano.

Semerari ha illustrato, durante il suo intervento, le caratteristiche principali di ISMEA evidenziando che questo è un ente che fa capo al Ministero delle Politiche Agrarie e Forestali; un ente un po’ atipico che da molti anni non chiede soldi allo Stato tanto è che ne è uscito dal bilancio ed è l’unico ente non solo agricolo che si mantiene con risorse che già ha. Questo lo fa con fondi di rotazione. Arturo Semerari si è soffermato inoltre, su due aspetti particolari l’accesso alla terra e l’accesso al credito.

Per quanto riguarda l’accesso alla terra ISMEA, tra le varie attività, è l’ente di riordino fondiario e interviene con mutui trentennali per l’acquisto di aziende agricole. “Fino al 2011 l’abbiamo fatto per tutti gli imprenditori agricoli e a titolo principale per i coltivatori diretti. Dal 2012 lo possiamo fare solo per giovani imprenditori sotto i 40 anni al primo insediamento, questo per favorire l’ingresso delle giovani generazioni che vogliano entrare nel settore agricolo. Il fondo di rotazione si alimenta con le restituzioni degli agricoltori pertando quando gli agricoltori non pagano altri che lo vogliono diventare non possono accedere al credito.”

Nonostante questo Semerari ha sottolineato che ISMEA cerca di non avere un atteggiamento poco pressante verso le aziende in difficoltà tipo quella dell’amico sardo Piras utilizzando procedure di rilascio dopo 5/6 anni di morosità con la possibilità prima della sentenza di condanna dell’agricoltore di trovare dei meccanismi per poter rimodulare il mutuo. “Bisogna contattare ISMEA prima di arrivare a sentenza”, ha detto il presidente affinchè si possano trovare possibili risoluzioni al problema.

I dati sottoposti da Semerari derivanti dall’acquisto della terra da privati e la conseguente vendita si aggira intorno ai 100/ 120 milioni di euro l’anno. “Con il nuovo regime siamo molto preoccupati perché le tendenze si sono abbassate e oggi ruotano intorno ai 50 mln di euro. Ci sarebbero quindi risorse non utilizzate. La mancanza non è quindi di risorse economiche ma di domande”.

C’è stato poi l’intervento di Giovanni Samela, impegnato attivamente in questi mesi per la realizzazione in Basilicata della ‘Mutua rurale’. Per lui è importante chiedersi se oggi la nostra azione non deve essere sopratutto un’azione che tenti di dire alle istituzioni, alla politica, “che abbiamo urgente bisogno di un provvedimenti che blocchino, almeno per un determinato periodo, le esecuzioni.”

Samela ha evidenziato come oggi in quelle zone dove fino a qualche anno fa l’agricoltura era un settore forte si stanno avvertendo le maggiori criticità. Difficile pensare che l’intero settore italiano possa convertirsi a nuovi modelli in tempi brevi tuttavia è possibile iniziare a realizzare ‘esempi positivi’ che possano richiedere l’accesso al credito dato il bisogno di forme di investimento per riconvertire l’agricoltura facendola meno ‘ostaggio’ delle multinazionali e dove il controllo sia affidato agli agricoltori affinchè chi poi consuma i prodotti non debba preoccuparsi di una serie di controindicazioni per la sua salute.

“Non possiamo attardarci ulteriormente dobbiamo affrontare in qualche modo il tema del credito e della finanza.”

Gli strumenti  che ci sono in questo momento in Italia spesso sono mal utilizzati o poco usati, continua Samela. In Basilicata, ad esempio i primi insediamenti vengono finanziati dalla Regione ma sono spesi molto male perchè spesso il giovane agricoltore li usa come bonus per fare qualcosa che ha poco a che fare con il settore. Altra questione è poi quella dei fondi patteggiati con ISMEA da diverse regioni come Basilicata e Sicilia, e che di fatto non vengono utilizzati.

“Avremmo dovuto utilizzare quei soldi come garanzia per investimenti che hanno fatto le imprese con i vari PSR ma di fatto non sono utilizzati a causa del sistema bancario.”

Fra le nuove forme e i nuovi strumenti da mettere in campo c’è la mutua rurale, una cooperativa che abbia come obiettivo quello di aiutare i propri soci a fare investimenti e aiutarli nella loro azione di produttori. Fra le altre cose nella nuova governance 2014/2020 sta venendo avanti un pensiero forte, tra l’altro già sperimentato in una programmazione che è in fase terminale in paesi come Francia e Olanda, ossia l’uso di uno strumento mutualistico che varia a seconda delle normative esistenti nelle varie nazioni europee e per il quale gli agricoltori possono partecipare in maniera vera alla gestione della propria attività diventando soggetti abilitati ad avere una serie di strumenti come può essere, ad esempio, la gestione delle calamità naturali.

Il monito e di “trovare nuove modalità e nuovi strumenti per compensare queste perdite di denaro che in agricoltura sono abbastanza frequenti! Su questo dovremo pensarci su e fare uno sforzo per mettere in campo, sia a livello nazionale ma anche locale nelle singole regioni, tavoli di discussione. Solitamente su queste misure – continua Samela, molte delle regioni italiane non hanno voglia di scoprire o sperimentare. Molte volte gli strumenti messi in campo dalla UE preferiamo non utilizzarli pensando a strade più semplici piuttosto che utilizzare elementi di carattere strutturale.”

Le aziende agricole auto responsabilizzandosi possono iniziare a concepire una finanza diversa. Ci vuole quindi una forte assunzione di responsabilità da parte del mondo agricolo. “Forse per troppi  anni abbiamo pensato che tutto questo non ci riguardava considerandolo di gestione della controparte. Io credo invece che su questo noi dobbiamo assumere un protagonismo vero cercando di dotarci di quegli strumenti che fino ad ora non siamo riusciti a governare.”

Importante è stata poi la testimonianza prodotta da Nazzareno Gabrielli per la Fondazione Banca Popolare Etica. Egli ha parlato di come funziona questo istituto, controllato da Banca d’Italia e dalla Banca Centrale Europea realizzata ben 15 anni fa. La banca è espressione di un movimento nato dal basso con l’obiettivo di promuovere un istituto che portasse a conseguenze non economiche ma a proprie azioni. Gabrielli si è poi soffermato sulle funzioni di una banca dicendo che essa è un istituto intermediario finanziario che raccoglie e porta denaro. Nella misura in cui presta denaro di per sé può caratterizzare lo sviluppo economico di un territorio. Nella genesi di Banca Popolare Etica egli ha sottolineato che il discorso è per alcuni versi diverso.

Banca Popolare Etica è infatti una cooperativa: ci sono 40 mila soci in cui ogni socio al massimo può avere l’1% del capitale sociale della banca (max quote di 400 mila euro). I soci che hanno le quote maggiori hanno lo stesso peso di quelli che hanno 50 € di azioni.

E’ una banca che nasce dal basso e si preoccupa degli effetti economici. “Se concepiamo, dice Gabrielli, l’agricoltura non come il soggetto di una filiera che produce valore economico ma come un qualcosa che entra nell’essenza stessa dell’essere umano che lavora la terra, valorizza il territorio e lo rende utile e funzionale alla massa delle persone che lo abitano oppure lo consideriamo come una semplice modalità per produrre beni, Banca Etica è vicina a questo modo di pensare e di operare attraverso un certo tipo di procedure.”

La banca, ci ha spiegato Gabrielli, presta 5/ 600 mln di euro l’anno e di questo denaro ca. 50 mln li presta al mondo agricolo. Per ogni euro che l’istituto raccoglie dai suoi clienti mediante c/c bancari essa chiede agli investitori cosa vogliono finanziare. Le macro aree messe a disposizione dove canalizzare i loro investimenti sono 4:

–        ambiente;

–        cooperazione sociale;

–        cooperazione internazionale;

–        cultura e Sport.

 

Coloro che hanno scelto il settore ambiente sono stati spuinti dalla banca verso il rinnovabile, il risparmio energetico ossia procedure che migliorino le condizioni di vita dei cittadini e del pianeta. Obiettivo principale, quindi, “produrre crescita di qualità”.

Unico neo della banca è come ci dice anche Maurizio Mazzariol dell’AIAB Toscana, è non avere nel suo statuto come destinatario d’intervento l’agricoltura né ci sono, come conferma Gabrielli, rapporti con soggetti istituzionali verso questa direzione. Alcune operazioni sono state fatte solo nei confronti del biologico ma l’impegno preso da Gabrielli è stato quello di incrementare gli impegni verso il settore agricolo e già l’indomani, nell’assemblea dei soci che si sarebbe tenuta proprio a Terra Futura. Egli si sarebbe impegnato a portare la questione relativa alla costituzione della mutua rurale lucana proposta da Altragricoltura che ha chiesto la possibilità alla banca di partecipare con una sua quota.

Il valore aggiunto della banca secondo Gabrielli è quello di impegnarsi a indirizzare, fin dalla sua costituzione, le risorse che riesce a raccogliere verso impieghi sociali e ambientali. Tra i progetti quello di contribuire l’accesso al mondo del lavoro di categorie speciali e svantaggiate nonché aiutare l’imprenditoria recuperando quelle aziende e imprese che sono state confiscate alla criminalità organizzata.

Quindi due le direttrici verso le quali la Banca si orienta:

1)      valutare le tipologie di sviluppo che si possono avanzare,

2)      favorire l’accesso al credito.

“Ci piacerebbe stringere relazioni con soggetti finanziari e categorie del mondo dell’agricoltura che possano essere da un lato fruitori dei finanziamenti e dall’altro portatori di flussi finanziari che le attività generano verso la banca. Il settore agricolo infatti, genera flussi finanziari. Se questi vanno ovunque, non contribuiscono ad alimentare un circuito che generi ulteriori risorse per la crescita del loro settore. Quindi fare da plafond d’intervento per chiedere ai propri clienti o potenziali tali di scegliere come circuito Banca Etica al fine di far girare le proprie risorse. Non è importante solo il fabbisogno di credito verso il settore ma è fondamentale generare flussi che vadano nella direzione di favorire gli strumenti e influenzare la possibilità di dare credito a questo settore. Il circuito che si genera cresce e man mano che cresce genera risorse e continua a crescere ancora.”

Tra i dati forniti da Gabrielli è stato l’aumento del credito erogato da Banca Etica rispetto all’anno precedente: +17% rispetto all’andamento del sistema in perdita al -3%.

Ciò che è venuto fuori da questa discussione inoltre è che oggi non c’è nessun istituto bancario che opera in agricoltura. Ci sono solo istituti come ISMEA che indirizzano risorse economiche.

Tra i progetti e le realtà interessanti emerse durante il seminario c’è stata la testimonianza di Gianluca Marocci, co fondatore del GAT (Gruppo di acquisto terreni).

Si tratta di un gruppo che attraverso l’acquisto di quote di una società agricola a responsabilità limitata, agricoltori e in genere persone che hanno voglia o necessità di investire sulla terra entrano in sinergia.

L’acquisto collettivo di terreni da coltivare ha tre fondamentali obiettivi:

–        dare lavoro a giovani agricoltori;

–        ripartire i costi di gestione;

–        redistribuire gli utili fra i soci.

Un investimento etico ed ambientale e allo stesso tempo un investimento economico. I suoi obiettivi sono molteplici: difesa del valore dell’investimento; incremento patrimoniale, ricavo di eventuale reddito dalla produzione agricola, condivisione di valori e visione, produzione eco-compatibile, avvicinamento dell’agricoltura alla platea cittadina e disintermediazone tra produttore e consumatore (filiera corta).

Oltre ai soggetti indicati erano presenti al seminario rappresentanti di realtà agricole provenienti da altre regioni come l’imprenditore sardo Riccardo Piras e l’imprenditore lucano Leonardo Conte che hanno evidenziato come da un po’ di tempo a questa parte non riescono più a fare il loro lavoro di imprenditori agricoli a causa delle enormi difficoltà finanziarie che oramai mettono in ginocchio le loro aziende.

Nell’ultima giornata a Terra futura si prevede il lancio delle campagne sostenute da Altragricoltura.

 

Ritorna Naturalmente Sud. Un’importante vetrina al comparto agricolo ed agroalimentare lucano.

naturalmenteTaglio del nastro per la tredicesima edizione di “Naturalmente Sud” dal 10 al 12 maggio presso l’area fieristica di Tito Scalo. In mostra le eccellenze dell’enogastronomia regionale lucana promossa dal Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata, d’intesa con Basilicata Fiere e Provincia di Potenza.

Circa 100 espositori metteranno in vetrina il “Made in Lucania” per far conoscere ed apprezzare la filiera enogastronomica ed artistica del territorio, espressione di aree ricchedi storia e tradizione tutte da scoprire e visitare.

Durante la manifestazione sono previste degustazioni, lezioni di cucina tipica lucana, mostre e laboratori di artigianato artistico lucano. Nel padiglione “Naturale applicato” saranno trattati i temi del benessere naturale, delle nutrizioni, delle risorse ambientali e del lavoro.

Partner dell’iniziativa sono: Confcooperative, Gal, associazioni di categoria, Associazione Regionale Allevatori di Basilicata, Associazioni turistiche, Consorzi di tutela, Associazione ambientaliste, Inail di Basilicata, Università degli studi di Basilicata, Unione regionale cuochi italiani, Ass. Lucania World, Associazione micologica “Bresadola” Potenza, Anial (Ass. Nazionale Allevatori Lepri), Corpo forestale dello Stato, Associazioni ittico venatorie, Atc, Parchi naturalistici e istituti scolastici.

L’agricoltura sociale fa bene anche alle imprese. Se n’è parlato al Festival del Volontariato

Pubblicato su gonews.it (vedi articolo originale)

Ieri 50 associazioni e 20 imprese agricole si sono date appuntamento a Lucca al Festival del volontariato per il convegno “Agricoltura sociale, volontariato e servizi alla persona”, organizzato da Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Insieme a Regione Toscana, Coldiretti, Cia, Anci, Forum nazionale agricoltura sociale e Agenzia italiana per l’agricoltura etica il volontariato toscano ha discusso dell’importanza di costruire reti tra associazioni, imprese agricole e enti locali allo scopo di promuovere l’agricoltura come strumento di riabilitazione sociale e inserimento lavorativo di persone con disagio.

Agroalimentare: da 1* luglio a rischio comparto mozzarella bufala

Pubblicato su Borsaitaliana (vedi articolo originale)

PARMA (MF-DJ)–“La pizza napoletana per valorizzare e tutelare le DOP italiane. Il caso Mozzarella di Bufala Campana” e’ il titolo del convegno, in programma il 16 aprile presso il Quartiere Fieristico di Parma in occasione del Pizza World Show (dal 15 al 17 aprile), per delineare i rischi per l’intero comparto del prodotto tipico della Campania determinati da una legge firmata dall’ex ministro Luca Zaia nel 2008.

Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha infatti scelto Parma, patria dell’agroalimentare di qualita’ e di eccellenza, per dare voce a tutto un comparto, attualmente in fibrillazione a causa di una legge che dal 1* luglio minaccera’ la stessa esistenza del prodotto campano.

‘Stop ai miasmi’. Altragricoltura aderisce alla manifestazione.

miasmiAltragricoltura ha partecipato e aderito alla manifestazione indetta stamane dal Comitato Pisticci Pulita a Pisticci Scalo. L’iniziativa intendeva esprimere il dissenso dei cittadini di quel territorio alla diffusione dei miasmi e di tutte le emissioni maleodoranti considerate nocive per la salute e l’ambiente. Il borgo infatti è costantemente investito da cattivi odori provenienti dall’area industriale che hanno un’origine chimica e che producono, ogni anno, un numero altissimo di vittime per malati di cancro.

La partecipazione degli agricoltori e degli allevatori è stata motivata, ancora una volta, dalla necessità di affermare il diritto a pretendere un profondo cambiamento delle scelte territoriali, sociali e politiche che continuano a condannare il nostro territorio e, in particolare, la nostra agricoltura a ruoli marginali ed improduttivi  mentre le risorse della nostra terra (valore straordinario che ci è stato consegnato dalla sapienza e dal lavoro di generazioni di agricoltori) è divenuta merce di sfruttamento e scambio nelle mani della speculazione economica e finanziaria.

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