Giornata della Terra: il nostro grido per guarire le sue ferite.


Istituita nel lontano 1970 in seguito al disastro ambientale, causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara in California, l’Earth Day – Giornata della Terra, è la più grande manifestazione ambientale e coinvolge tutte le nazioni del pianeta.
E’ una giornata importante in cui si celebra la Terra e se ne promuove la salvaguardia attraverso la tutela delle risorse naturali, contro l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, la distruzione degli ecosistemi, la scomparsa di numerose piante e specie animali, l’esaurimento delle risorse non rinnovabili sempre più sovrasfruttate.

Metaponto: la quiete dopo la tempesta.

meta6Sempre più spesso gli eventi alluvionali e la cattiva gestione del territorio porta conseguenze disastrose non solo per il territorio, le attività produttive ma anche per l’intera comunità. A oltre cinque mesi dagli eventi alluvionali di Ottobre scorso un intero parco archeologico a Metaponto, in provincia di Matera, prosciugato dall’immensa distesa d’acqua, continua ad essere coperto dal fango. A rischio le sue strutture murarie oltre alla perdita di un enorme patrimonio storico e culturale.

Decine gli uomini impegnati per salvare l’antica polis tra i quali l’ingegner Attilio Maurano, alla guida della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata.

Raggiunto telefonicamente in merito alle emergenze archeologiche ed architettoniche del metapontino con il dot. Maurano abbiamo fatto il punto sullo stato dell’arte relativo alla gestione delle risorse che sono state destinate al suo recupero e alla messa in opera dei lavori di ripristino.

Prima però gli abbiamo chiesto un parere circa il verificarsi di questi eventi in maniera copiosa e sempre più ravvicinata.

‘A partire dal 2011, in meno di tre anni, l’intero parco è stato oggetto di ben tre disastri, sintomo, ne è convinto Maurano, ‘che è cambiato qualcosa nello stato dei luoghi. Poi c’è il corso del fiume, fatalmente deviato da una serie di abusi commessi nei due scorsi decenni, che finisce a valle proprio nell’area archeologica, trasformandola in una sorta di vasca di contenimento. Questo è un dato oggettivo su cui riflettere, perchè non possiamo permetterci un’altra emergenza come quella dei mesi scorsi. E’ fondamentale pertanto che il territorio sia messo in sicurezza.”

Nei giorni scorsi, infatti, si è tenuta una riunione generale su invito della Prefettura di Matera tra Autorità di Bacino della Basilicata, Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto e Direzione Regionale dei Beni Culturali presente, con un delegato nello staff del Centro operativo misto, istituito proprio dalla Prefettura. In questo incontro sono state chieste sicurezze proprio sui lavori di ripristino del territorio a partire dagli argini fortemente compromessi del Bradano.

Ci preoccupano”, ci racconta Maurano , “le conseguenze delle alluvioni in generale, in quanto al di là delle risorse economiche e della fatica fatta in questa ennesima occasione, la necessità è quella di investire in interventi strutturali, perchè non ci si può permettere più che comportamenti normali degli uomini, producano conseguenze così tragiche. Nel 2011 abbiamo speso 250mila euro per il ripristino dei luoghi ed anche in questa occasione, anche se sono già state stanziate, grazie all’intervento dell’ex ministro Massimo Bray i fondi per la calamità (400 mila euro), l’entità del danno a cui far fronte è simile. Occorre oggi, quindi, sul fronte dei rimedi strutturali, fare una ricognizione su tutti i mutamenti del territorio negli ultimi dieci anni, perchè qui ci sono danni ripetuti e questo ci preoccupa. Basti pensare che già solo aprendo le paratie della diga di San Giuliano, come pure avviene in caso di emergenza, con 10 metri cubi di acqua al secondo, gli scavi di Metaponto rischiano di allagarsi. L’area si chiama “Pantano” perchè fisiologicamente alluvionale, ma se a questa naturale predisposizione (con cui i Greci hanno sempre convissuto) si aggiungono altre concause, il distastro è fatto.”

Durante l’evento di Ottobre, continua Maurano, scorso la Direzione regionale ha, in prima emergenza, impegnato 25mila euro per la pulizia dei canali all’interno dell’area archeologica. Sì, perchè,” “occorre ricordare che sotto gli scavi il sito è caratterizzato da una falda freatica naturale. Questo ha permesso al sito di Metaponto, a differenza di altri luoghi nazionali investiti da simili catastrofi, di dotarsi, nel tempo, di pompe idrovore, in grado di svuotare questo naturale accumulo che durante l’estate si alimenta anche di acqua marina (30-40%). Grazie all’opera dei Vigili del fuoco e del Consorzio di bonifica di Bradano e Metaponto, ad Ottobre, con sette idrovore al lavoro in sei giorni, l’area archeologica è stata interamente svuotata. Dopo le pulizie più profonde nell’alveo degli scavi, invasi da circa 100mila metri cubi di acqua e fango, si dovrà verificare l’entità di eventuali danni ai monumenti ancora presenti (ndr visto che molti sono stati già trasferiti nell’area museale dopo l’alluvione del 2011). E’ chiaro che il materiale fangoso asciutto e attaccato alle pareti antiche di millenni, dovrà essere scrostato attraverso una campagna di scavi; servirà personale specializzato, per non disperdere fatalmente ciò che non può più essere recuperato.”

Queste motivazioni hanno indotto la Direzione Regionale a indirizzare parte delle risorse economiche per la solo pulitura degli antichi canali greci preesistenti.

Non sono stati messi ancora in opera lavori di rimozione del fango dalle strutture murarie, ossia, le operazioni di pulizia grossa, attraverso la rimozione della melma che ricopre i monumenti per circa un metro e che rischia di intaccare le malte, utilizzate negli anni scorsi per tenere insieme i muretti e l’area perimetrale dell’Agorà (ndr).

L’intervento di restauro infatti, è un intervento manuale affidato al lavoro dell’uomo che può, anche se realizzato da professionisti, produrre danni sulle strutture in quanto, la rimozione del fango che è meccanica, può portare all’asportazione di materiale lapideo. E’ fondamentale quindi che queste operazioni delicatissime siano effettuate nel momento in cui avremo la sicurezza che il territorio circostante, tenuto conto anche che siamo a Marzo, sia oggetto di interventi strutturali destinati al suo ripristino affinchè non si ripetano nuovamente fenomeni di questa natura e entità.”

Sappiamo infatti, che ogni azione umana o ogni evento naturale contribuisce a lasciare una traccia sul monumento e a seconda che siano effetto di un evento naturale o di un’azione umana, possono comportare accumulo o asporto di materiali rispetto alla situazione preesistente. Mentre la traccia di accumulo costituisce un’unità stratigrafica positiva, la traccia di asporto rappresenta un elemento negativo alla storia del sito. Occorre quindi che i restauri vengano realizzati con estrema parsimonia e in condizioni di sicurezza.

Abbiamo inoltre chiesto al dottor Maurano se ritiene che i fondi ottenuti per calamità destinati dal Ministero siano stati sufficienti.

Maurano ha detto di ritenersi soddisfatto perchè l’ambizione della Direzione Regionale era stata inizialmente solo quella di richiedere le somme anticipate in primo intervento.

Il ministero per i Beni culturali infatti, attraverso l’impegno dell’ex ministro Massimo Bray, ha destinato al metapontino una somma pari a 400mila euro, che si aggiunge ai 250mila destinati dalla Dirigenza regionale per i Beni culturali ed ai 200mila già ripartiti dalla Regione Basilicata. In tutto 850mila euro.

Speriamo di restituire presto il parco archeologico alla comunità se non nella sua totalità, almeno in parte, rendendo la parte ancora non pulita comunque visibile attraverso transenne o sopraelevazioni di ponteggi”

Maurano ci ha anche dato delucidazioni circa il nuovo decreto del Ministero che stanzia la somma di 135 mln di euro a favore del Mezzogiorno ma dalla quale risulta esclusa la Basilicata.

Maurano ci spiega che in questo provvedimento la Basilicata non è stata contemplata perchè non rientrava nella rimodulazione dei fondi europei POIN 2007/2013 fatta da Barca quando era ministro della coesione territoriale.

Quindi si tratta di interventi già previsti dal 2012 e adesso cantierabili. Questo ovviamente non toglie nulla al fatto sia opportuno non abbassare la guardia e stare attenti che nella prossima programmazione dei fondi europei la Basilicata ci sia.”

Ci auguriamo che gli Enti interpellati in sinergia con la Soprintendenza ai Beni Archeologici mantengano fede alle promesse date e che questo porti presto l’intera area archeologica metapontina ad essere nuovamente fruibile.

Foto del Parco archeologico sommerso dal fango:

L’alluvione dimenticata: “Ora un decreto ad hoc”.

Pubblicato su Corriere del Giorno (vedi articolo originale)

GINOSA – L’alluvione dimenticata. Il sindaco di Ginosa Vito De Palma ha inviato al presidente Monti ed al presidente Vendola una nota per chiedere al Governo nazionale l’adozione di «un decreto ad hoc per lo stanziamento dei fondi necessari a ristorare la popolazione dai danni causati dall’alluvione del marzo 2011 che ha colpito Marina di Ginosa».

«Tale richiesta –ha detto il sindaco De Palma- nasce dalla amara constatazione che il Governo nazionale, evidentemente distratto dalla campagna elettorale, non ha inserito la Regione Puglia nel Decreto che ha ripartito i fondi per le Regioni colpite dalle passate calamità naturali. Questa gravissima esclusione è la seconda in ordine di tempo operata dal Governo nazionale. Infatti, già con la Legge di Stabilità 2013 la Regione Puglia era stata esclusa dalla ripartizione di questi fondi».
«Tutto questo –ha continuato il sindaco De Palma- nonostante fosse stato specificatamente richiesto al Governo nazionale e regionale, con apposita delibera di Consiglio comunale, di porre rimedio alla dimenticanza della Legge di Stabilità in sede di adozione del Decreto con il quale si sarebbe provveduto a ripartire le somme».
«Niente di tutto ciò è avvenuto –ha detto ancora De Palma – grazie anche alla “vacanza elettorale” permanente del governatore Vendola, prima troppo impegnato a partecipare negli studi televisivi ai vari talk show, ed adesso comodamente accomodato e riparato in Parlamento a percepire una doppia indennità ed a fingere di risolvere le questioni nazionali senza avere prima risolto le questioni della sua regione».
Sulla questione anche il consigliere comunale Vincenzo Di Canio, incaricato ai Lavori Pubblici, ha espresso un giudizio negativo: «Questa dimenticanza – ha detto il consigliere Di Canio- dovrebbe fare riflettere certi personaggi del Pd locale che, invece di fare le pulci ai lavori pubblici eseguiti con fondi comunali per riparare i danni causati dall’alluvione, avrebbe dovuto chiedere al proprio governatore ed ai propri assessori regionali del Pd (ammesso che l’ultima epurazione ne abbia salvato qualcuno) di stanziare i fondi necessari per sistemare i danni causati dall’alluvione a Marina di Ginosa, o almeno di impegnarsi a stimolare il Governo nazionale a non dimenticare la Regione Puglia e Marina di Ginosa».
«Aspetto adesso –ha concluso il sindaco De Palma – che si ponga, in brevissimo tempo, rimedio a questo pasticcio del duo Monti – Vendola, con l’adozione di un decreto ad hoc del Governo nazionale. In assenza di questa risposta tempestiva non esiterò a capeggiare democratiche e pacifiche manifestazioni di protesta della popolazione nelle sedi opportune».

Ennesima esondazione Fiume Agri

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa pervenuto dal sindaco di Montalbano Jonico, Enzo Devincenzis, che denuncia una situazione altamente precaria che continua ad interessare il fiume Agri.

23 marzo 2011 – Basilicata. Richiesto stato d’emergenza

Bari, 22 mar. – (Adnkronos) – La Giunta regionale della Puglia ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la dichiarazione dello stato di emergenza relativa agli eventi meteorologici di eccezionale intensita’ e gravita’ che hanno colpito il territorio regionale nei primi giorni di marzo e lo stanziamento di finanziamenti straordinari per l’attuazione degli interventi conseguenti.

Lo ha reso noto l’assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati, relatore del provvedimento. Gia’ lo scorso 2 marzo l’assessore aveva scritto al Capo Dipartimento di Protezione civile, Franco Gabrielli, per rendere note le conseguenze alluvionali che stavano destando particolare preoccupazione, per poter ottenere dal Governo nazionale tutti gli aiuti eventualmente necessari, in attesa di una puntuale ricognizione dello stato e dell’eventuale emanazione di un provvedimento emergenziale.

Il Dipartimento di Protezione civile ha invitato la Regione ad eseguire la ricognizione dei danni subiti e stimarne l’ammontare, mentre la Regione ha riconosciuto un contributo straordinario di 100.000 euro al Comune di Ginosa (Taranto) e al Consorzio di Bonifica Stornara e Tara, che hanno sostenuto spese per far fronte alle attivita’ di soccorso ed assistenza subito dopo l´alluvione. (segue)

01 Marzo 2011. L’alluvione in Puglia.

Premessa. Nei primi giorni del mese di marzo la regione Puglia è stata colpita da abbondanti precipitazioni piovose a seguito di una perturbazione che si è stazionata nel Sud-Italia in quel periodo. Tra le zone maggiormente colpite da esondazioni e frane vi sono la provincia di Foggia, Barletta, Bari, Taranto, Brindisi e Lecce. Verrà accertato in seguito che i comuni che chiederanno lo stato di calamità naturale sono 62!

Provincia di Bari. La pioggia battente colpisce anche il capoluogo pugliese creando disagi alla circolazione stradale. Il sottopasso di Santa Fara si allaga e i vigili del fuoco intervengono per soccorrere un automobilista la cui auto era rimasta sommersa. Allagati anche altri sottovia della città. Si registrano altresì allagamenti in molti zone periferiche e centrali e forti problemi per la circolazione soprattutto lungo la strada per Carbonara. Anche la città di Gravina risulta allagata, in modo particolare i sottopassi e il centro storico con conseguente chiusura di molte strade provinciali interessate da numerosi smottamenti. Tra queste la 96 bis che collega la città ad Irsina e Potenza e la tarantina che porta a Matera. 
Provincia di Barletta. Barletta nella mattinata del 01/03/2011 è luogo di una serie di danni e problematiche provocate dalla pioggia caduta incessantemente: tombini saltati, garage e box allagati, auto in panne, strade chiuse al traffico e una scuola invasa dall’acqua: l’istituto tecnico ‘Cassandro’. La strada statale 170 che collega Andria a Barletta viene chiusa al traffico perché allagata all’altezza del ponte della statale 16 bis; nella zona sottostante, infatti, passa il canale Ciappetta-Camaggio, interessato da una rovinosa esondazione (si tratta del canale che dalla Murgia attraversa Andria e sfocia in mare a Barletta). Allagamenti e cedimenti si sono verificati, inoltre, anche nell’abitato di Andria. Durante il pomeriggio dello stesso giorno, nel tratto al di fuori del centro abitato compreso fra Barletta e Canosa di Puglia, anche tutti i passaggi a livello risultano allagati portando numerosi disagi alla circolazione attraverso un rallentamento dei treni in transito. Vigili del fuoco, forze dell’ordine e polizia ambientale intervengono a prestare soccorso agli automobilisti in panne, molti dei quali rimasti bloccati a causa dell’esondazione del Ciappetta-Camaggio. Nel contempo viene tenuto sotto controllo anche il fiume Ofanto, che nel pomeriggio dello stesso giorno aveva già raggiunto i due metri di altezza e pertanto soggetto ad esondazione”.
  • Provvedimenti.Viene suggerita l’opportunità di “imbrigliare le acque” a monte per regolarne lo scorrimento nel mare Adriatico. 
Provincia di Brindisi e Lecce. Nella provincia di Brindisi sono stati segnalati diffusi allagamenti, in particolare nel comune di Torchiarolo, con danni anche a privati, stimati in € 36.000,00 circa. L’Amministrazione Provinciale di Brindisi ha dichiarato di avere eseguito interventi sulla viabilità danneggiata per un importo di circa € 70.000,00 ed ha fatto riserva di relazionare sui danni complessivamente subiti dal territorio.
Provincia di Foggia.Numerosi i camping e le strutture ricettive sul promontorio del Gargano che a causa delle abbondanti piogge hanno subito ingenti danni. L’acqua caduta, infatti, ha provocato la rottura degli argini dei torrenti allagando e danneggiando irrimediabilmente le infrastrutture, i villaggi turistici e i bungalow presenti, in modo particolare, nella zona tra Vieste e Peschici e nella riviera sud tra Manfredonia e Zapponeta. A Peschici, infatti, i maggiori problemi sono stati causati dal canale Santa Lucia che ha riversato sui villaggi Julia e Baia di Manaccora fango, acqua e detriti. Completamente isolata la statale 89 che collegava i centri turistici. A Zapponeta inoltre, tutte le colture agricole sono state irrimediabilmente compromesse. La situazione appariva maggiormente drammatica a causa dell’esondazione del canale “Peluso”, che divide i territori dei Comuni di Manfredonia e di Zapponeta, le cui acque, dopo aver rotto gli argini, hanno inondato i terreni coltivati circostanti fino ad arrivare alle porte del centro abitato zapponetano. 
  • Stato di calamità. A tal proposito, inclusi nelle  provvidenze di cui all’art. 5 comma 6 nel territorio di Foggia sono i comuni di: Ischitella, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Peschici e Vieste.
  • Provvedimenti. E’ stato chiesto, pertanto, agli operatori colpiti dalle avversità atmosferiche di attivare tutte le procedure necessarie presso gli uffici comunali per il recupero delle somme a disposizione.
  • Stima dei danni. Esondazioni del Fortore hanno interessato i territori a valle, prossimi alla foce (ilComune di Serracapriola ha segnalato danni alla viabilità per € 800.000,00, oltre a danni al comparto agricolo e zootecnico per ulteriori € 1.200.000,00).

Provincia di Taranto. Diverse case allagate a Ginosa e Marina di Ginosa con alcuni residenti che si sono rifugiati sui tetti in attesa dei soccorsi. Particolarmente colpite le contrade Pantano e Marinella. La statale 106 jonica è stata interrotta nel tratto tra Ginosa Marina e Metaponto, al confine con la Basilicata. L’abitato di Marina di Ginosa risulta completamente invaso dalle acque. Alcune case sono completamente invase dall’acqua e diverse famiglie si sono riversate nella tendopoli allestita dall’Amministrazione comunale di Ginosa in piazza San Pio. Per le operazioni di soccorso i finanzieri hanno impiegato anche un gommone che, risalendo la corrente, si è spinto fino alla foce del fiume Bradano ed ha costeggiato tutta la litoranea salentina fino a Ginosa marina. Un elicottero proveniente dal reparto operativo aeronavale di Bari, invece, ha individuato le persone che dai tetti delle abitazioni chiedevano soccorso. Le operazioni sono state coordinate dalla Prefettura di Taranto. Anche a Castellaneta, nella cosiddetta ‘Lama’, centinaia di ettari sono stati allagati con distruzione di tutti i seminativi. Ortaggi e vigneti allagati anche nelle restanti aree della provincia. Tra Ginosa, Laterza, Castellaneta e Palagianello gli imprenditori agricoli hanno denunciato strade dissestate o addirittura chiuse, e terreni allagati con conseguente rischio di fenomeni di marciume radicale. Danni non solo alle produzioni, ma anche alle strutture.

  • Provvedimenti. Le piogge alluvionali hanno inserito i comuni di: Castellaneta, Ginosa e Palagianello nelle provvidenze di cui all’art. 5 comma 3 mentre, nelle provvidenze di cui all’art. 5 comma 6, oltre ai su citati comuni anche Massafra e Palagiano.

Provincia di Lecce.Nella provincia di Lecce infine, sono state segnalate esondazioni del Canale Asso nei territori di Nardò e Galatone e situazioni di diffusa criticità i cui danni economici sono ancora in corso di accertamento.

01 Marzo 2011. L’alluvione in Basilicata.

Esondazione Bradano
Premessa. Il 1 marzo 2011 la Regione Basilicata è stata interessata da un’emergenza alluvionale dovuta alla presenza di una persistente perturbazione che ha colpito la maggior parte delle regioni del Sud-Italia. La situazione che i lucani hanno dovuto affrontare è stata drammatica considerando che ci si trovava di fronte a un territorio già fortemente indebolito da precedenti fenomeni alluvionali analoghi verificatisi il 2 novembre 2010 e 18 febbraio 2011.

Conseguenze. L’area complessivamente interessata dalle esondazioni di cinque fiumi lucani: Bradano, Basento, Agri, Sinni e Cavone, e il torrente Bilioso, ha avuto una superficie stimata in 500 chilometri quadrati, tutta riguardante la provincia materana. Epicentro calamitoso è stato il Metapontino, circa 120 KM quadrati. Il territorio ha evidenziato un diffuso aggravamento dei danni alle infrastrutture, alle reti tecnologiche, alle strutture abitative e produttive, alle aziende agricole e zootecniche. Numerose strutture turistiche debellate. Il Parco Archeologico completamente sommerso da oltre 80.000 metri cubi d’acqua. Tutti i territori comunali che si affacciano sul mar Jonio sono stati interessati dai fenomeni alluvionali con grado di danno diversificato, così come altri territori interni della Collina materana. Numerosi altri Comuni del Materano e del Potentino hanno segnalato dissesti idrogeologici anche di particolare gravità. La Statale 407 Basentana, arteria di primaria importanza per la Basilicata, ha subito interruzioni al Km 37,00, all’altezza del comune di Calciano, perché sprofondata di circa due metri nel fiume Basento a causa del cedimento del pilone di un ponte e ha costretto a incanalare il traffico su una viabilità secondaria, provinciale e locale, non in grado di garantire i normali volumi di traffico in condizioni di sicurezza. Alle azioni di primo intervento erano presenti il Genio Militare, con oltre 60 uomini con mezzi di movimento terra e idrovore come richiesto dal prefetto di Matera e coordinato d’intesa con la Regione, tutte le forze dell’ordine e di polizia dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco al Corpo Forestale dello Stato.
Provvedimenti. La prima fase d’emergenza degli interventi è stata rivolta all’ assistenza dei nuclei familiari sgomberati, alla risoluzione immediata dei problemi di ordine igienico-sanitario determinati dalla morte di un numero ingente di bestiame, al ripristino della funzionalità delle principali arterie stradali e delle reti tecnologiche primarie (elettricità, acquedotti, fognature, comunicazioni). In seguito sono state programmate, al fine di favorire il ritorno alle normali condizioni di vita e di lavoro nelle zone più colpite, verifiche di staticità alle strutture sgomberate o comunque interessate dall’alluvione, il ricovero di animali recuperati vivi e lo smaltimento a norma di quelli morti (circa 300) con il conseguente sfangamento di strutture pubbliche e private.
Stato di calamità. A fronte di quanto detto la Regione Basilicata ha chiesto ed ottenuto lo stato di calamità naturale.
Stima dei danni. Una prima stima dei danni ha evidenziato che sono stati impiegati un milione e 800mila euro per la sola emergenza, ma si tratta di somme minimali. In agricoltura i danni già certificati ammontano a 28,5 milioni, ma la conta procede e i tecnici stimano che si assesterà intorno ai 40 milioni. Le infrastrutture viarie hanno avuto danni al momento stimabili in 50 milioni di euro.
Stato dell’arte. Allo stato attuale la vertenza vede il coinvolgimento della Regione Basilicata, nella persona del Presidente Vito De Filippo, della Provincia di Matera, di tutti i Comuni colpiti dello Jonio, del Comitato di Terre Joniche, costituitosi in seguito all’ alluvione di marzo 2011. Il continuo rimpallo Governo-Regione e la decisione di opporsi al Milleproroghe ha portato la Basilicata, di concerto con Puglia, Marche, e Abruzzo a presentare ricorso alla Corte Costituzionale per la parte in cui e` previsto che debbano essere le Regioni, con l’utilizzo massimo della leva della fiscalità, a dover sostenere i costi delle calamità naturali. La cosiddetta ‘tassa sulle disgrazie’, infatti, stabilisce che per sostenere le spese conseguenti all’emergenza, le Regioni debbano intervenire in maniera progressiva, con manovre di bilancio, aumentando sino al limite massimo consentito dalla vigente legislazione: tributi, addizionali, aliquote ed elevando l’accisa sulla benzina fino a un massimo di cinque centesimi per litro ulteriori rispetto alla misura massima attualmente consentita. La Regione Basilicata opponendosi a questo stato di cose ha affermato di non voler tassare i cittadini già di per se gravemente colpiti che non devono pagarne lo scarto, provvedendo essa stessa a recuperare l’ammontare delle somme dovute che dovrebbero pervenire dall’imposizione della ‘tassa sulle disgrazie’, chiedendo però al Governo di fare la sua parte ossia di rimuovere gli ostacoli opposti dal decreto MilleProroghe ed emettere l’ordinanza dovuta dopo la dichiarazione di stato d’emergenza.
Infine alle richieste pressanti di Equitalia di pretendere comunque i pagamenti, alle banche che chiudono i conti, agli alberghi che mandano fuori le famiglie alluvionate ci si trova di fronte a un grave rischio: il dilagare dell’usura a cui sono esposte le aziende agricole alluvionate. E’ stato per questo, più volte richiesto, un accordo con il sistema bancario e con gli Enti impositori per rinviare pagamenti e scadenze e permettere accesso al credito almeno per le emergenze.

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