Zootecnia, ritorno al futuro con l’antico suino lucano nasce il consorzio di tutela

fonte: Gazzettadelmezzogiorno  ( articolo originale )

Una volta pascolavano liberi nei boschi di tutta la Basilicata, grufolando e nutrendosi di ghiande fino al giorno del fatidico «sacrificio». Poi, nell’era dell’opulenza e del consumismo, sono stati soppiantati dalle razze estere giganti, capaci di performance produttive molto maggiori, fino quasi a scomparire. Ma oggi si stanno prendendo la loro rivincita. Stiamo parlando dei suini neri di Basilicata, una razza di piccoli maiali dalle setole corvine, che sta provando a riconquistare il suo territorio di origine, partendo da una quindicina di aziende che nel 2010 hanno aderito ad un bando voluto da Alsia, Associazione allevatori, Università degli Studi della Basilicata e Comunità Montana Medio Basento, d’intesa con il Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata.

E, in tempi di scandali alimentari, di cibi taroccati, di cavallo (proveniente chissà da dove) spacciato per manzo, proprio la «lucanità » di questo animale potrebbe essere la carta vincente per conquistare un mercato di consumatori alla crescente ricerca di garanzie per la salute. In Basilicata sono in molti a crederci. Ci crede, ad esempio, Nicola Bonelli, titolare dell’azienda agricola «Piana dei Carri» di Irsina, che ha aderito con entusiasmo al progetto fin dal 2010 «Siamo partiti – spiega – nel mese di luglio di quell’anno quando, grazie al lavoro dell’Ap a , della Comunità Montana e dell’Università è stata ripresa e tipizzata quest’antica razza autoctona della Basilicata. Attraverso un bando sono stati assegnati a quindici aziende sparse su tutto il territorio della Basilicata nuclei di cinque scrofe ed un verro, affinchè potessero riprodursi».

E, nel fertile territorio dell’azienda Piana dei Carri, ad un tiro di schioppo dal fiume Bradano, quel primo nucleo di cinque femmine ed un maschio ha fatto il proprio dovere: oggi infatti l’azienda conta circa 140 capi tra grandi e piccoli, allevati allo stato semibrado. Attualmente nell’intera Basilicata il patrimonio zootecnico della razza ammonta a circa 500 esemplari. Il suino nero di Basilicata, iscritto nel Registro anagrafico nazionale delle razze suine autoctone, è inquadrato fra i tipi genetici afferenti all’Appulo-Calabrese, e nel Repertorio regionale delle specie vegetali e animali a rischio di estinzione.

Ma gli allevatori lucani ce la stanno mettendo tutta per valorizzarlo e garantirgli lunga vita. «Abbiamo costituito un consorzio di tutela – spiega Bonelli – e abbiamo appena registrato il marchio “Antico Suino nero lucano” ch e sarà apposto sui nostri prodotti».

di Giovanni Laguardia

 

Gusto nudo 2013 raddoppia il successo la fiera dei vignaioli eretici

fonte: Con i piedi per terra ( vedi articolo originale)
Si è chiusa ieri, lunedì 25 marzo, la sesta edizione di Gusto Nudo, la fiera dei vignaioli eretici che si è svolta presso gli spazi del centro artistico-culturale Senza Filtro di Bologna a partire da sabato 23 marzo. L’iniziativa ha registrato una consistente crescita di visitatori, con 1500 ingressi nelle tre giornate di svolgimento, quasi il doppio rispetto agli 800 ingressi dell’anno precedente: appassionati, esperti, professionisti del settore e tante persone comuni, provenienti da diverse regioni italiane, hanno degustato gli oltre 300 vini biologici, biodinamici e naturali delle 64 aziende presenti in fiera, e partecipato ai 7 appuntamenti di approfondimento e alle diverse esibizioni artistiche e musicali proposti nel calendario della tre giorni.
Un ulteriore passo avanti in quella costruzione comunitaria che rappresenta la motivazione e l’obiettivo fondamentale di Gusto Nudo: una comunità di vignaioli “eretici”, uomini e donne che hanno scelto di sposare una produzione vitivinicola indipendente rispettosa della natura e delle persone, e che condividono lo spirito antirazzista, anticlassista e anticapitalista di Gusto Nudo.

L’organizzatore di Gusto Nudo Teo Gattoni esprime grande soddisfazione per la crescita dell’iniziativa e ringrazia Planimetrie Culturali, Mit, Fancesco Orini e Andrea Scaramuzza, Pietre Colorate, Scolopendra, Roberta Cleopazzo, Comunicattive, Carlotta Piccinini, Radio Città del Capo, Smaschieramenti.

La Sentina si tinge di rosso, presentazione del progetto lattuga rossa

fonte: ilquotidiano.it ( vedi articolo originale )

A un passo dalle papere e dalle galline della fattoria, insieme a cuccioli, gatti e galli impettiti si stendono i 100 ettari di colture a basso impatto ambientale, destinate a diventare presto colture biologiche nello spazio riconvertito all’agricoltura della Riserva Sentina, vicino al mare dove i laghetti fioriscono sotto le ali delle specie più rare di uccelli. In mezzo al verde dei cavoli e degli spinaci, una sfumatura di rosso richiama l’attenzione sulla lattuga pregiata che è diventata il fiore all’occhiello del progetto sostenuto dall’Amministrazione comunale per la coltivazione e la produzione di alimenti bio. La filiera corta completa il processo nelle intenzioni dei promotori, attraverso la vendita a km zero.

Alle porte di Porto d’Ascoli, un giovane imprenditore, Rodolfo Di Lorenzo, insieme alla Pro Marche, l’unica azienda sopravvissuta alla crisi tra quelle del settore ortofrutticolo che operavano in città, danno vita alla valorizzazione agricola della Sentina, puntando sul rosso. Negli ultimi giorni si fa un gran parlare degli alimenti rossi è perché grazie agli antociani – enzimi antiossidanti – possono prevenire malattie e allungare la vita. “Ecco allora che cominciamo con la lattuga, ma presto pianteremo anche la cipolla rossa” annuncia Luigi Falco – direttore della Pro -Marche.

Mangiare rosso quindi fa bene alla salute, e la valorizzazione della Sentina fa bene alla città. “La risposta dei consumatori sarà certamente positiva” spiega l’Assessore Canducci, “considerata la percezione di valore aggiunto che i prodotti che escono dalla Riserva acquistano”, non solo in quanto biologici ma anche perché realizzati in completa armonia con i ritmi e gli equilibri dell’Oasi. Un idea che viene da lontano, dalla lontana Cina, ma che funzionerebbe anche da noi, seguendo le fila di uno sviluppo compatibile con il rispetto dell’ambiente.

Mentre l’agro alimentare fa fatica in Europa a causa della scarsa competitività dei prezzi, amplificati dal costo dell’energia necessaria alle lavorazioni, in Italia – dove il mercato del bio è ancora acerbo – ci sono molti margini di azione per l’imprenditore virtuoso. Certo che “la strategia di riconversione ecologica e agricola della Riserva è un piccolo pezzo del puzzle” – come ricorda Canducci – ma è destinato a fare la sua parte nel quadro di sviluppo sostenibile della città.

Sicilia: 16 mln per nuove infrastrutture irrigue nell’Isola

fonte: palermo.repubblica.it ( vedi articolo originale )

 

Sono stati firmati tra il commissario straordinario unico dei Consorzi di Bonifica della Sicilia, Giuseppe Dimino, e il commissario ad acta del ministero delle Politiche agricole e forestali, Roberto Iodice, due disciplinari di concessione per la realizzazione di opere infrastrutturali da realizzarsi nei consorzi di bonifica della Sicilia. A renderlo noto e’ l’assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari della Sicilia, Dario Cartabellotta. Il primo disciplinare riguarda la ristrutturazione ed adeguamento funzionale del Canale Cavazzini quinto stralcio. L’importo del finanziamento e’ di circa 13.000.000 di euro. I lavori interessano il Comune di Ramacca in provincia di Catania e consistono nella demolizione di un canale in cemento armato a cielo aperto e la relativa sostituzione con una condotta in pressione, anche al fine di razionalizzare l’uso dell’acqua evitando inutili perdite. Il secondo disciplinare riguarda il ripristino della funzionalita’ di linee principali delle condotte per la distribuzione delle risorse idriche per l’agricoltura ricadenti nei territori di Sciacca e Ribera. L’importo del finanziamento e’ poco meno di 2.700.000 euro. I lavori prevedono quattro interventi finalizzati al ripristino della funzionalita’ di alcune linee principali fondamentali per la distribuzione irrigua nei sub comprensori interessati. ”Si tratta di ulteriori risultati raggiunti per la realizzazione di investimenti nel settore agricolo – afferma Cartabellotta – allo scopo di migliorare l’efficienza delle reti irrigue, e dare un miglior servizio agli agricoltori”. L’inizio dei lavori, completate le procedure amministrative, e’ previsto durante la prossima estate.

Mercoledì si presenta l’iniziativa “Giù le mani dal cibo” e si smonta la serra presidio di piazza Calvario

tratto da: ilgiornalediragusa.it  (vedi l’articolo originale)

Altragricoltura terrà mercoledì pomerigio un’iniziativa pubblica nella Sala Quarto Stato, a palazzo di città. Saranno presentati contenuti, obiettivi e agenda della campagna nazionale “Giù le mani dal vostro cibo”, proposta da Altragricoltura “per difendere il contenuto di lavoro degli agricoltori dei nostri territori necessario a produrre il cibo che consumiamo tutti i giorni”.

Per la manifestazione di domani saranno prsenti, insieme a Malannino, anche l’assesore regionale Dario Cartabellotta, il sindaco Giuseppe Nicosia, il segretario nazionale de “Altragricoltura”, Gianni Fabbris, un rappresnetante della Guardia di Finanza.

Spiega Tano Malannino, presidnete di Altragricoltura: “La presentazione della campagna sarà, anche, l’occasione per fare il punto sulla denuncia che imprenditori di Vittoria hanno fatto contro l’uso illegale delle loro certificazioni per commercializzare nella catena della GdO prodotti contraffatti.

Nel mentre la denuncia, assistita dall’iniziativa del Soccorso Contadino, sta procedendo nelle sedi legali, si rendono sempre più necessarie iniziative normative regionali e nazionali a difesa del diritto/dovere dei nostri agricoltori a produrre ed a tutela della trasparenza e dei consumatori”.

Il riferimento è ad un episodio molto grave accaduto lo scorso anno, quando un imprenditore agricolo, Maurizio Ciaculli, trovò della melanzana nei banchi di un centro della Gdo, melanzana che utilizzava il proprio codice iddentificativo, ma che, ovviamente, non era sua. L’episodio destò scalpore ed altra merce simile venne rinvenuta in altri supermercati della stesa acetna in naltre due città italiane.

Mercoledì, dunque, sarà lanciata a Vittoria la “campagna nazionale per la difesa del ruolo degli agricoltori e del loro diritto/dovere a produrre, contro la contraffazione e la manipolazione dei marchi”.

“Sempre più grande – spiega Malannino – è il rischio di mangiare alimenti dentro cui non c’è cibo prodotto dai nostri agricoltori persino quando pensiamo di essere protetti dalla certezza di un marchio o di un certificato. Sempre più i nostri mercati sono invasi da alimenti importati mentre qualcuno si arricchisce gestendo i marchi del nostro made in Italy.

Se mentre l’esportazione del made in Italy alimentare aumenta e i nostri produttori non riescono a vendere il loro prodotto allora un grande imbroglio si sta consumando in danno dei consumatori e dei produttori.

Così il lavoro dei nostri agricoltori, già esposto agli effetti di una crisi drammatica nelle campagne, corre il rischio di essere cancellato perché viene svuotata la loro funzione principale che è quella di produrre il cibo per le nostre comunità.

La campagna per difendere consumatori e agricoltori dalle contraffazioni e per chiedere una difesa attiva del lavoro dei nostri agricoltori prima che dei marchi, parte da Vittoria dove un agricoltore ha avuto la forza e il coraggio di denunciare la grande distribuzione organizzata per l’uso illegittimo e fraudolento dei suoi certificati e marchi”.

Lunedì presidio a Modica di Altragricoltura

fonte: radiortm.it ( vedi originale )

Altragricoltura, la confederazione nazionale di categoria che lotta per la sovranità alimentare, terrà un presidio lunedì mattina dalle 9,30 in Via Sacro Cuore, nel primo tratto dalla popolosa arteria del Quartiere commerciale. “Mentre stiamo lavorando con le istituzioni ed in particolare con la Regione Sicilia – spiega il presidente Nazionale di Altragricoltura, Gaetano Malannino – a provvedimenti straordinari che impediscono la chiusura delle aziende agricole e le rimettano nel tessuto produttivo come volano di ripresa dell’economia di tutta la Sicilia, di contro assistiamo a vere e proprie cordate di sciacalli, usurai e operatori del malaffare che approfittano della crisi e che vorrebbero mettere le mani sulle nostre terre”. lunedì sarà l’occasione per rompere il silenzio in cui si consumano troppi episodi che portano alla morte di un intero settore produttivo. L’organizzazione di categoria invita le associazioni, i contadini e tutti i cittadini ad essere presenti. La protesta degli agricoltori è forte ovunque e in provincia di Ragusa in modo particolare. Basti pensare alle iniziative tenute a Vittoria proprio da Malannino e altri suoi colleghi, quando, poche settimane fa attuarono un lungo ed estenuante sciopero della fame dormendo e restando intere giornate all’interno di un gazebo. Ora si sposta anche a Modica, territorio che ha una forte tradizione agricola, e dove gli agricoltori hanno da tempo lamentato “scippi” e situazioni al limite del fallimento delle rispettive aziende. La speranza è che il presidio possa smuovere le acque.

La tutela dell’ambiente rurale priorità del piano di sviluppo

fonte: ilquotidianofvg.it ( vedi originale )

Il servizio Sviluppo rurale della Regione Fvg ha organizzato due appuntamenti per presentare al pubblico i più recenti bandi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013. Martedì prossimo alle ore 17.00, nell’Auditorium della Regione di via Sabbadini a Udine, si terrà la presentazione dei bandi inerenti la Misura 121, intervento 1, “Ammodernamento delle aziende agricole” (rivolta al settore cereali-protoleaginose), e alle Misure 221 e 223 riguardanti l’Imboschimento delle superfici agricole e non agricole. Mercoledì 27 marzo, alla stessa ora, a Rivignano nella Sala consiliare del Municipio verranno presentati i bandi inerenti l’Azione 2 della Misura 213: “Indennità natura 2000 – SIC risorgive dello Stella, SIC paludi selvote e SIC paludi di Gonars”.
In entrambe le giornate sono previsti gli interventi dell’assessore regionale alle Risorse rurali, Claudio Violino, del direttore centrale, Luca Bulfone e del direttore del servizio dello Sviluppo rurale, Cutrano Serena.
La scelta di promuovere delle occasioni d’incontro evidenzia l’importanza che i nuovi bandi rivestono per il comparto rurale.

I bandi. La Misura 121 prevede 2,5 milioni di fondi che si aggiungono alle risorse comunitarie e nazionali, destinati alla: «Promozione delle aziende agricole dal punto di vista ambientale mediante investimenti sulla difesa del suolo e l’ottimizzazione delle risorsa irrigua». La Misura 213 verte sul tema della tutela ambientale, in particolare le zone Sic (Siti di interesse comunitario, sono 56) e Zps (Zone di protezione ambientale, in tutto 8). Il Programma di sviluppo rurale punta sempre più ad un ruolo di “custode dell’ambiente” attraverso la promozione di misure specifiche che minimizzino gli effetti dell’attività agricola sull’ambiente. Per le zone protette si punta sulla valorizzazione di pratiche agricole tradizionali che preservano meglio l’habitat.

Carne: un elevato consumo può avere un effetto cancerogeno.

fonte: retroonline.it ( vedi originale )

Recenti studi sull’incidenza di tumori e patologie cardiache associate al consumo di carne confermano quanto già risultato da studi precedenti: carni rosse e carni processate (salumi, insaccati) possono avere un effetto cancerogeno sul nostro organismo.

I nuovi dati vengono dallo studio, che ha coinvolto 10 paesi e oltre 400,000 tra uomini e donne, dello European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC) e rivelano un’associazione moderata positiva relativa a consumo di carne processata e mortalità.

Su una media di 12 anni, l’alto consumo di carne processata ha evidenziato quasi il doppio di rischio di mortalità rispetto ad un basso consumo. Si è osservato un rischio più alto del 43% per quanto riguarda la mortalità associata al cancro e del 70% per morte dovuta a cause cardiovascolari in persone che consumavano 160g/giorno di carne processata rispetto a individui che hanno consumato dai 10 ai 20 g/giorno.

Un aumento di mortalità si è visto anche nei consumatori di carne rossa in generale, ma il rischio è molto più ridotto e sembra associato solamente a una maggior mortalità per patologie tumorali ma non con morte per patologie cardio vascolari, del tratto digestivo, o altre patologie.

Questo può essere spiegato, come ai più è noto, dalla presenza di grassi saturi e colesterolo, i quali sono stati positivamente associati con un aumento della concentrazione di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e il rischio di malattie coronariche.

Oltre ai grassi nelle carni processate, vi è la presenza additivi considerati carcinogeni o precursori di processi carcinogeni; sembra anche che un alto tasso di ferro (soprattutto di ferro derivante dall’emoglobina, di cui le carni sono ricche) sia correlato con la formazione endogena di composti N-nitrosi nel tratto gastro intestinale che a loro volta sembrano poter esser un fattore di rischio nel cancro al colon.

I partecipanti allo studio, tra i 35 e i 69 anni, non avevano avuto precedenti patologie cardiache o tumorali e per ognuno si è avuta una completa conoscenza delle abitudini alimentari, dell’attività fisica, dell’indice di massa corporea e dello stile di vita.

Un totale di 26,344 partecipanti allo studio (11,563 uomini e 14,781 donne) sono morti durante i 12 anni di follow up; 5556 di patologie cardiovascolari, 9861 di cancro,1068 di patologie respiratorie, 715 di patologie riguardanti il tratto digestivo e 9144 di altre cause.

I ricercatori hanno inoltre considerato che il 3,3% delle morti poteva essere prevenuto se tutti i partecipanti avessero consumato un quantitativo di carni processate inferiore a 20g/giorno

A fronte dei numerosi studi posti all’attenzione della possibile cancerogenicità della carne, diverse organizzazioni mediche invitano a limitare il consumo di carne a 500-600 grammi alla settimana.

Articolo di Olga Anna Furchì.

Agricoltura: parlamento europeo rigetta accordi tra capi di stato dell’UE

fonte: agenparl.it ( vedi originale )

Il Parlamento Europeo rigetta gli accordi già raggiunti lo scorso febbraio tra i capi di Stato e di Governo dell’Unione sul quadro finanziario 2014-2020. In una risoluzione che è stata approvata a larga maggioranza nel corso della sessione plenaria della scorsa settimana, l’Assemblea di Strasburgo ha stipulato un mandato negoziale chiedendo rilevanti modifiche del documento d’ intesa approvato in precedenza all’unanimità dai leader del 27 Stati membri. Viene di fatti opposto il forte scarto tra stanziamenti d’impegno (in tutto 960 miliardi di euro) e stanziamenti per i pagamenti (poco più di 908 miliardi) che richiede prima di tutto un ampio margine di flessibilità nella gestione annuale, come già sollecitato dal presidente della Commissione Barroso. Sembrerebbe necessario spostare i fondi da un anno all’altro tra le diverse rubriche che compongono il bilancio comunitario, gli eventuali risparmi sulle spese agricole potrebbero servire per finanziare nuovi programmi ed iniziative della Ue. Altro disaccordo verte sugli «sconti» concessi ad alcuni Stati membri sul saldo contabile con le casse comunitarie, il Parlamento vorrebbe la soppressione delle agevolazioni anche in modo graduale. In seguito è stata chiesta una modifica obbligatoria a metà periodo del quadro finanziario da concordare variazioni possibili al bilancio per consentire alla nuova assemblea eletta, di agire immediatamente nel 2014. Altro punto da analizzare riguarda l’incognita di copertura di tutte le spese iscritte nel bilancio 2013 che presenta una “defezione” di circa 16 miliardi. Criticata in molti punti la riforma della Pac. Lo splafonamento degli aiuti diretti che per i leader dei 27 dovrebbe essere facoltativo, mentre il Parlamento è favorevole alla proposta della Commissione. La discussione sarà presentata al Consiglio dei Ministri degli Affari Europei il 22 aprile 2013, si spera in un’intesa finale entro luglio 2013, nel caso ciò non avvenisse si applicheranno a partire dal 2014 i massimali di spesa fissati per l’anno incorso, al netto dell’inflazione.

Agricoltura conservativa, in Lombardia oltre 14mila ettari blu

fonte: giornalemetropolitano.it ( vedi originale )

Con 959 ettari blu, la provincia di Mantova è al quinto posto in Lombardia, dietro a Milano (5.063 ha), Cremona (3.385 ha), Brescia (2.326 ha), Lodi (1.878 ha). I dati, forniti da Regione Lombardia ad Apima, si riferiscono alle domande relative alla misura M del Psr, confermare nel 2012.
“I benefici delle pratiche sostenibili – afferma il presidente di Apima Mantova, Marco Speziali – sono essenzialmente ambientali, di riduzione dell’anidride carbonica. I vantaggi economici, purtroppo, si sono ridotti notevolmente, soprattutto per l’aumento del prezzo del gasolio agricolo, cresciuto di oltre il 40% negli ultimi 24 mesi”.
L’agricoltura blu, dai calcoli dell’organizzazione di rappresentanza delle imprese agromeccaniche e agricole, consente di tagliare le spese di mezzi tecnici, “con l’importante conseguenza di una decurtazione sensibile delle emissioni di Co2, che tocca anche il 35-40 per cento”, aggiunge Speziali. In termini economici, non possono essere trascurati i benefici legati al minore impiego di trattrici, attrezzature e, in chiave temporale, di manodopera.
“In base alle colture – calcola Speziali – il risparmio può toccare anche i 150 euro per ettaro, una cifra non elevatissima, ma la logica dell’agricoltura blu è di protezione del patrimonio verde”.
Calcolatrice alla mano, significa che nel Mantovano i costi nel 2012 sono stati comunque complessivamente ridotti di 144mila euro, cifra che sale a 2,2 milioni di euro se si calcola la superficie blu della Lombardia, pari a 14.613,54.
A guidare la rivoluzione conservativa molto spesso sono le imprese agromeccaniche, dotate di tecnologie e macchine specifiche per lavorare il terreno riducendo lo stress. “Alcuni studi sull’impatto ambientale delle colture, lanciato da Farming First – ricorda Sandro Cappellini, direttore di Apima e coordinatore nazionale di Confai – dimostra come l’agricoltura possa contribuire a contenere gli effetti del cambiamento climatico. Il miglioramento delle tecniche di raccolta nei campi, ormai quasi totalmente affidato per le commodities agli agromeccanici, ha ridotto del 34% le emissioni di Co2 su scala mondiale”.
Ragione per cui, dichiara Apima, “è evidente che si ottengano maggiori risultati con l’innovazione in campo e attraverso mezzi meccanici di ultima generazione, piuttosto che puntando alla revisione di trattrici obsolete, che hanno già espresso tutte le loro potenzialità”.
ETTARI AZIONE M SUDDIVISO PER PROVINCE DOMANDE INIZIALI E CONFERME ANNO 2012
PROVINCIA (AZIONE M)
BG                     (325,31)
BS                    (2326,18)
CO                      (475,33)
CR                    (3384,61)
LC                          (36,7)
LO                    (1878,48)
MB                      (136,01)
MI                     (5063,38)
MN                      (959,54)

Cambia volto il comparto ittico, agricolo, alimentare in Sicilia

fonte: marsalaoggi.it ( vedi originale )

Un piano strategico per rivoluzionare la Sicilia agricola, ittica, dell’industria di conservazione e trasformazione degli alimenti. Ciò è quanto programmato dall’Assessore Regionale alle Risorse agricole ed alimentari della Regione Sicilia con l’avallo del Presidente della Regione Rosario Crocetta. Si inizierà con una politica di contenimento della spesa pubblica, quindi tagli, affiancata a quella di riconsolidamento del comparto agricolo-ittico-alimentare, quindi investimenti. Dario Cartabellotta, tecnico prestato alla politica, conosce ogni meandro del suo assessorato, i punti di forza ed i carrozzoni, le carenze e le potenzialità, molte delle quali inespresse. E, punta proprio su queste ultime, per risollevare l’economia della Sicilia, ridare dignità ai produttori e veicolare alimenti nel mondo sotto l’egida della “brand Sicilia”. L’assessore Dario Cartabellotta prevede di tagliare consorzi e dipartimenti, divenuti troppi e faraginosi; ma anche presentato sei disegni di legge per dare slancio all’assessorato. Tra questi, anche l’istituzione di un fondo per l’agricoltura e la pesca, che utilizzerà le risorse dell’Ente di Sviluppo Agricolo. Si punta essenzialmente sulla riduzione dei costi della macchina regionale, attraverso lo snellimento delle procedure burocratiche e la valorizzazione delle professionalità esistenti. Per quanto riguarda i Dipartimenti dell’Assessorato, passano da cinque a tre, con nomi e funzionalità riviste. L’unico dipartimento che resta così com’è è quello della pesca. Poi ci saranno il dipartimento Agricoltura, e quello Sviluppo Rurale e Territoriale.

Novità anche per gli enti. L’Esa, Ente di Sviluppo Agricolo, verrà liquidato. Al suo posto nascerà l’ Ente di Sviluppo Agricolo e Rurale. Il patrimonio immobiliare dell’Esa servirà a finanziare un fondo unico per il credito per i settori di agricoltura e pesca, incardinato presso l’Irfis. La dotazione iniziale sarà di 2 milioni e 775 mila euro e servirà per finanziare le attività imprenditoriali dei giovani agricoltori. L’IRVOS, Istituto regionale vini e oli di Sicilia diventa Istituto vini e agroalimentare di Sicilia. Confermati l’Istituto sperimentale zootecnico siciliano e l’Istituto incremento ippico. Verranno rivisti tutti i consorzi di ricerca. Tagliando una delle fonti di spreco più eclatanti nell’agricoltura siciliana, passano da undici a tre i Consorzi di Bonifica, che verranno aggregati per area geografica: Sicilia Occidentale (unirà Trapani, Palermo, Agrigento), Sicilia Centro meridionale (Caltanissetta, Gela e Ragusa), Sicilia orientale (Caltagirone, Catania, Enna, Messina, Siracusa). Infine, due disegni di legge prevedono la certificazione del “born in Sicily”, e la nascita di un “Osservatorio per l’equità e la giustizia nelle filiere agricole e alimentari”. Scelte drastiche in linea da un lato con clima di austerity in atto e con l’esigenza di snellire la macchina burocratica, fin troppo lenta e faraginosa, ma essenzialmente cara. Dario Cartabellotta sta intervenendo in maniera decisiva ma con grande conoscenza, essendo stato dirigente generale dell’Assessorato delle Risorse Agricole e alimentari e Direttore dell’Istituto Regionale Vini e Olii di Sicilia. “La Sicilia – sostiene Cartabellotta – è un luogo dove i prodotti si integrano con i territori. Vini e prodotti agroalimentari di Sicilia, negli ultimi decenni, hanno raggiunto livelli di altissimo pregio”.

L’assessore ha anche avviato un processo di dialogo territoriale per la preparazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020.”Gli incontri – dice Cartabellotta – mirano a superare l’isolamento politico e sociale dell’agricoltura e a stabilire un’alleanza strategica con le politiche territoriali, distributive, agroindustriali, ambientali, sanitarie, culturali, infrastrutturali e turistiche. Ammodernamento, credito, infrastrutture e mercati sono la scelta obbligata per gli anni futuri”. Un sistema di governance ”multi livello” (regionale e locale) e il coinvolgimento del territorio (agricoltori, imprese, sindaci, organizzazioni sindacali, ordini professionali, uffici pubblici, università , associazioni e consorzi) in tutte le fasi della programmazione, infatti, può consentire di combinare efficacemente gli orientamenti politici strategici con le esigenze territoriali regionali e locali”

Politica agricola comune, partono i negoziati

fonte: europarlamento24.eu ( vedi originale )

«Il compromesso raggiunto dal Consiglio dei ministri agricoli mostra qualche passo in avanti e qualche arretramento, ma è un passaggio fondamentale per la riforma della Pac».

Paolo De Castro commenta così l’esito del Consiglio agricoltura che ha portato i ministri Ue a raggiungere un orientamento generale per consentire al Consiglio di iniziare i triloghi l’11 aprile per terminarli il 20 giugno.

Quella per il prossimo settennio, lo ricordiamo, è la prima politica agricola comune che viene decisa pariteticamente da Parlamento europeo e Consiglio, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Le differenze fra Consiglio e Parlamento
Il presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo spiega che tra gli elementi positivi vanno considerate le disposizioni sull’agricoltore attivo che rinforzano e chiariscono il dispositivo di delega agli Stati membri che era stato introdotto in Parlamento.

Le modifiche sulla redistribuzione interna degli aiuti diretti sembrano in linea con quelle approvate dal Parlamento.

Sul greening trova che la posizione dei ministri Ue sia ispirata a quella del mandato parlamentare nel senso di una maggiore flessibilità, soprattutto per quanto riguarda la modulazione della diversificazione delle colture secondo la dimensione aziendale.

Per le aree a interesse ecologico, invece, non c’è una esclusione totale delle colture permanenti come previsto del Parlamento europeo, anche se permangono parziali esenzioni che vanno tecnicamente valutate.

In confronto alla posizione del Parlamento, evidenzia De Castro, c’è meno flessibilità su alcuni capitoli come quello l’aiuto accoppiato, che resta agganciato ad una lista di prodotti, rischiando in tal modo di penalizzare comparti strategici del sistema agricolo italiano come il tabacco, e che viene anche ridotto dal 15% fissato da Strasburgo al 7% (estendibile al 12%).

Pare anche contradditoria la decisione sulla volontarietà del regime di sostegno sui giovani agricoltori che il Parlamento ha invece difeso come obbligatorio.

Per il Consiglio anche il capping è facoltativo, mentre per il Parlamento europeo è fissato ai 300.000 euro (cooperative escluse).

Su regole di mercato e norme di commercializzazione accanto a novità ritenute positive, come quella che riprende il dispositivo del Parlamento sull’indicazione di origine nella vendita dei prodotti ortofrutticoli, per De Castro mancano interventi necessari a rivedere il meccanismo di funzionamento dell’intervento pubblico e dell’ammasso privato, così come restano invariate le regole sugli aiuti all’olio d’oliva che il Parlamento aveva indirizzato verso il modello ortofrutticolo.

Si deve anche constatare la mancanza di un accordo sull’estensione della programmazione produttiva a tutti i prodotti Dop.

Confccoperative, il 25/03 incontro su Cooperazione e Agricoltura

tratto da: basilicatanet.it ( vedi originale )

Confcooperative Basilicata rende noto di aver organizzato per il prossimo 25 marzo a Tolve presso il convento dell’Annunziata alle  ore 10:30, l’incontro sul tema “Agricoltura: il futuro nella nostra Terra – Cooperazione e Agricoltura: binomio vincente ”.
“Si tratta di una iniziativa che – spiega Confcooperative –  vuole dare la giusta attenzione ad un modello di impresa che ha contribuito non solo a fare grande l’economia regionale ma, ed è un dato significativo in questo periodo, ad assicurare quell’equilibrio sociale oggi messo a dura prova da una crisi che ha messo in discussione i cardini degli assetti economici del libero mercato. Partendo dall’Agricoltura e grazie alla partecipazione delle cooperative, dei rappresentanti istituzionali e del mondo della rappresentanza datoriale e sindacale la giornata offrirà lo spunto per interrogarsi su quale debbano essere le strade della ripresa e del rilancio della nostra regione anche nell’ottica della nuova programmazione 2014-2020″.

Dal 1 gennaio 2014 tutti in agricoltura integrata. Ma siamo davvero pronti?

fonte: teatronaturale.it ( vedi originale )

La direttiva Ue 2009/128 imporrà a tutti gli agricoltori un nuovo approccio. Spariranno il 50% dei fitofarmaci oggi presenti sul mercato nel giro di due anni. Maggiore attenzione agli interventi agronomici e un’evoluzione verso attivatori ed agenti biologici di controllo di insetti e funghi

Con la direttiva comunitaria 2009/128, a partire dal 1 gennaio 2014, ci si dovrà confrontare con un nuovo approccio. Non si tratta solo di un aggiornamento al quaderno di campagna ma di un cambio di mentalità. Occorrerà intervenire in via preventiva molto più spesso, attraverso le buone pratiche agronomiche, e, quando possibile, sostituire i prodotti chimici di sintesi con prodotti più ecosostenibili, come molecole bioattive, estratti naturali ed esseri viventi.

Non è una novità.

Sul mercato esistono da molti anni prodotti simili, anche se con alterne fortune. Ricordiamo, solo a titolo di esempio: Bacillus Thuringensis, Trichoderma, Coniothyrium, Pseudomonas, Streptomyces. I prodotti si stanno moltiplicando, per fortuna, perchè si stima che con l’introduzione della direttiva Ue, e la conseguente revisione dei principi attivi chimici disponibili, il 50% dei fitofarmaci oggi utilizzati cesserà di essere distribuita nel volgere di soli due anni.

Ma siamo pronti ad affrontare questo salto culturale ed operativo?

Dal punto di vista scientifico la risposta che è venuta nel corso del convegno internazionale “Future IPM in Europe”, tenutosi a Riva del Garda nei giorni passati, è affermativa. Vi è infatti stata una grande evoluzione, a partire dalla metà degli anni 1990, degli agenti di biocontrollo, cono conoscenze scientifiche ed esperienze sempre più accurate.

Ma questi prodotti nuovi prodotti, che definire solo biopesticidi è riduttivo,sono pronti a lasciare la loro nicchia e svolgere un più grande ruolo nel sistema agricolo europeo? Quanto sono lontani dai livelli elevati di efficacia dei fitofarmaci tradizionali?

Il progetto di ricerca internazionale Pure ha fornito alcune risposte, non sempre rassicuranti.

E’ noto, per esempio, che già oggi molta della difesa in serra del pomodoro viene effettuata a mezzo di agenti di biocontrollo, specie insetti antagonisti. Vi sono biofabbriche molto attive capaci di consegnare anche grandi quantità di insetti antagonisti, senza alcun problema. Tuttavia il loro uso nelle serre di pomodoro è minacciata da un parassita emergente, la minatrice pomodoro, Tuta absoluta che richiede nuovi agenti di biocontrollo per evitare la necessità di un trattamento insetticida. La vespa parassitoide, Trichogramma achaeae, e un predatore, artynes ​​Necremnus, sono in fase di sviluppo per questo scopo. In ambienti confinati, poveri di biodiversità, il rischio che emerga un nuovo patogeno più forte esisterà sempre e dovrà trovare la ricerca pronta con soluzioni innovative e sostenibili.

Allo scopo è partita la ricerca su vasta scala dei sistemi di difesa naturale da parte di esseri vegetali, microbi e funghi. Un estratto della pianta di Ajuga ha un forte potere repellente nei confronti delle larve di Plutella xylostella. L’acido caffeico e alcuni suoi derivati possono efficacemente contrastare le micotossine da Fusarium.

Alcuni estratti vegetali, come gli oli essenziali, sono noti da tempo per avere potenzialità per prevenire e curare le malattie umane non dissimili dai farmaci tradizionali.

Questi composti naturali, quindi, potrebbero avere anche un’efficacia come biocontrollori in campo e in post raccolta. Una ricerca dell’Università di Liegi ha selezionato 89 oli essenziali in base al loro costo e disponibilità ma anche sulla base delle conoscenze disponibili in letteratura. Poi, sono state selezionate 20 coppie pianta-patogeno, tra le più importanti, per diffusione e importanza economica, in Europa. Si è passato quindi alla valutazione dell’efficacia dei vari oli essenziali, alcuni dei quali hanno presentato un’elevata capacità di inibizione della crescita di alcuni patogeni fungini (Rhizoctonia solani, Pythium ultimum, Infestans Phytopthora, Colletotrichum lindemuthianum e Septoria tritici) con percentuali di inibizione fino al 70% a dosi variabili di intervento dai 500 ppm ai 1000 ppm.

Un risultato che mostra quanto siano ancora vaste le possibilità di ritrovare “nuovi” principi attivi per l’agricoltura di domani.

di R.T.

Agricoltura: Catania, soddisfatto esito negoziato Pac

fonte: asca.it ( vedi originale )

soddisfatto esito negoziato PacRoma, 22 mar – ”La posizione espressa dal Consiglio dei Ministri Ue dell’agricoltura sulla nuova Politica agricola comune e’ indubbiamente migliorativa per il nostro Paese rispetto alla proposta della Commissione. Ora entriamo nella fase del Trilogo ed entro tre o quattro mesi arriveremo al testo definitivo della riforma”. Lo ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania nel corso della conferenza stampa che si e’ tenuta nella Sala Cavour del Mipaaf.

”Sono soddisfatto dell’esito del negoziato e del risultato raggiunto per l’Italia – ha detto – soprattutto se si pensa a quanto prevedeva la proposta iniziale avanzata dalla Commissione. In un quadro complessivo che vede un leggero arretramento della spesa globale, l’Italia recupera qualcosa sul fronte dello sviluppo rurale, e limita le perdite sugli aiuti diretti. Ritengo importante sottolineare come sia sPSRtata sconfitta la posizione che prevedeva un appiattimento degli aiuti: il nostro Paese ha ottenuto un livello di aiuti molto piu’ alto rispetto alla media europea”.

”Inoltre – ha sottolineato Catania – nell’ambito della previsione di giungere ad un allineamento interno entro il 2019, il testo del Consiglio prevede la possibilita’ per i singoli Paesi di limitarsi a un leggero avvicinamento tra i due estremi senza tagli pesanti per i settori che godono di un sostengo superiore alla media”.

”Anche per quanto riguarda l’importante sfida relativa alla definizione di ”agricoltore attivo’ – ha aggiunto il ministro – il testo uscito dal Consiglio individua il vero agricoltore consentendoci di sostenerlo nel modo piu’ adeguato”.

”Siamo riusciti – ha sottolineato Catania – anche a ”disinnescare’ i possibili effetti negativi della misura relativa al greening: il nuovo assetto tripartito, che prevede l’obbligo della diversificazione delle colture sulla base delle dimensioni delle aziende in tre livelli, infatti evitera’ traumi per gli agricoltori”.

”Molto importante – ha precisato il Ministro – e’ anche il nuovo assetto previsto per i Programmi di sviluppo rurale: avremo un ”contenitore’ nazionale all’interno del quale inserire tutte quelle misure che sarebbe illogico includere nei Psr regionali. Non meno importanti devono essere considerate la proroga dei diritti di impianto per il settore vitivinicolo e l’equiparazione delle associazioni di Organizzazioni produttive (Aop) alle Op vere e proprie”.

”Quella del Trilogo – ha proseguito Catania – e’ certamente una fase delicata ma siamo sereni perche’, a parte l’esclusione di alcune produzioni dagli aiuti accoppiati sui quali lavoreremo, il compromesso raggiunto costituisce un buon risultato negoziale. Dobbiamo solo vigilare per evitare che ci siano passi indietro e quindi lavorare per una rapida ed efficace applicazione della riforma in ambito nazionale”.

Agricoltura nelle zone svantaggiate e montane: in arrivo le indennità 2013

fonte: liberta.it ( vedi originale )

Sono stati approvati nei giorni scorsi gli avvisi pubblici relativi alle misure 211 e 212 del Piano di Sviluppo Rurale che consentiranno l’erogazione delle indennità a favore degli agricoltori delle zone montane e svantaggiate per l’anno 2013. L’importo messo a disposizione ammonta ad 1.600.000 euro e sarà suddiviso equamente fra le due misure.
I territori interessati coinvolgono i Comuni di Bettola, Bobbio, Cerignale, Coli, Cortebrugnatella, Farini, Ferriere, Morfasso, Ottone, Rivergaro Travo, Zerba, Caminata, Gropparello, Lugagnano, Nibbiano, Pecorara, Pianello, Piozzano e Vernasca.
Beneficiari sono gli imprenditori agricoli di età inferiore a 65 anni che conducono una superficie minima di 5 ettari di Superficie Agricola Utilizzata e che si impegnano a mantenere l’attività agricola per i cinque anni successivi alla presentazione della prima domanda e a rispettare gli obblighi della condizionalità.
“Si tratta di aiuti importanti per la nostra realtà – commenta l’assessore provinciale all’Agricoltura Manuel Ghilardelli – perché consentono agli imprenditori agricoli di montagna e delle aree svantaggiate di consolidare la loro preziosa opera di presidio del territorio attraverso un’effettiva permanenza in quelle zone e un’efficace conduzione aziendale. In tal senso questo tipo di sostegno, che arriva dal Piano di Sviluppo Rurale, costituisce un ottimo aggancio all’obiettivo che l’Amministrazione Provinciale intende perseguire attraverso il progetto Adotta la Terra, quello cioè di valorizzare i nostri agricoltori quali veri e propri custodi del territorio, in grado di operare un reale presidio anche in termini di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico”.

Case Lovara, accordo per il recupero rurale

fonte: genova.ogginotizie.it ( vedi originale )

Levanto (La Spezia) – Firmata una dichiarazione di intenti tra Regione Liguria, Parco Nazionale delle Cinque Terre, Comune di Levanto, Comune di Monterosso al Mare e FAI – Fondo Ambiente Italiano in relazione al progetto di recupero di “Case Lovara” a Punta Mesco, 45 ettari di terreni con tre piccoli fabbricati rurali che il FAI ha ricevuto in donazione nel marzo 2009.

Il Promontorio di Punta Mesco separa l’insenatura di Levanto da quella di Monterosso, in un paesaggio straordinario con ampi scorci a picco sul mare: aree boschive, per lo più lecceti e zone a pino d’Aleppo, si alternano a macchia mediterranea arbustiva e a piccole porzioni di uliveto e vigneto. Un territorio modellato nei secoli dal lavoro dell’uomo che, senza alterarne i delicati equilibri, ne ha esaltato la bellezza: la necessità di terrazzare i declivi per poter lavorare i terreni in forte pendenza verso il mare, ne ha fatto uno dei più caratteristici e affascinanti paesaggi della Liguria.

Questo luogo di notevole valenza storica, culturale e paesaggistica – situato in un’area SIC (Sito di Interesse Comunitario) del Parco Nazionale delle Cinque Terre, nel territorio del Comune di Levanto attiguo all’Area Marina Protetta delle Cinque Terre – richiede però oggi la riqualificazione delle aree naturali, il recupero degli ambiti agricoli abbandonati e il restauro degli edifici, secondo un modello di fruizione dell’area sostenibile e innovativo.

Nell’ambito degli studi propedeutici alla redazione del Piano del Parco Nazionale delle Cinque Terre e del Piano di Gestione del SIC Punta Mesco, i firmatari della dichiarazione di intenti hanno individuato “Case Lovara” come sito pilota per il recupero di un insediamento agricolo rurale all’interno di un’area SIC, per valutare le interazioni e gli impatti delle attività agricole e rurali sull’ambiente naturale e sulla biodiversità.

Il sito “Case Lovera”, infatti, per contesto e caratteristiche risulta particolarmente significativo per lo studio delle problematiche paesistico-ambientali dell’area e per questo le ricerche, le verifiche e le valutazioni ad esso riferite potranno essere proficuamente impiegate per altre realtà simili nell’ambito del Parco.

In particolare il sito di proprietà del Fondo Ambiente Italiano è stato individuato come modello: per la redazione di un progetto sperimentale di recupero e riqualificazione colturale orientato alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari, al controllo dell’erosione e alla valorizzazione della biodiversità del paesaggio rurale; per la verifica dell’efficacia degli interventi, sia da un punto di vista ambientale che economico, in un’ottica di gestione sostenibile del paesaggio.

Per perseguire questo obiettivo il FAI ha stipulato due importanti convenzioni: una con l’Università di Firenze, Laboratorio per il Paesaggio del Dipartimento di Gestione Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali – GESAAF (resp. scientifico prof. Mauro Agnoletti) finalizzata allo studio degli aspetti paesaggistico-ambientali e della biodiversità e al recupero delle pratiche agro-forestali tradizionali e un’altra con l’Università di Genova, Dipartimento di Scienze per l’Architettura – DSA (resp. scientifico prof. Stefano Musso), finalizzata al recupero conservativo dei manufatti nonché alla loro rifunzionalizzazione nel rispetto della particolarità dei luoghi anche mediante l’adozione di metodi a ridotto impatto ambientale.
Il documento firmato sottolinea una volta di più la necessità che la tutela del territorio passi attraverso la corretta manutenzione delle sistemazioni agrarie tradizionali e il recupero del rapporto colture-paesaggio mediante la conservazione delle conoscenze locali, non solo per le tecniche colturali ma proprio per le sistemazioni del terreno e dei suoi manufatti di servizio che, in particolare attraverso i terrazzamenti, hanno permesso nel tempo di regolarizzare le piogge e i flussi idrogeologici.

Agricoltura, intesa tra Liguria e Piemonte per la filiera bosco-energia bosco

fonte: genova24.it ( vedi originale )

Contratto di Fiume per lo Scrivia: firmata intesa tra Liguria e Piemonte Agricoltura, corsa al salva costi gasolio: la Liguria stringe i tempi Ambiente, Guccinelli: “Va costruita una vera e propria ‘filiera produttiva del bosco’” Liguria, assessore Barbagallo: “Verso una legge regionale sull’agricoltura sociale”

Liguria. La Giunta della Regione Liguria ha approvato in mattinata, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Giovanni Barbagallo, un protocollo d’Intesa con la Regione Piemonte, le Province di Cuneo e Imperia, i comuni piemontesi delle Valli Tanaro, Corsaglia e Casotto e quelli liguri della Valle Arroscia, le Comunità montane e le Camere di Commercio territorialmente competenti, l’Università di Torino, il Parco delle Alpi Liguri e il Corpo Forestale dello Stato.

L’accordo punta ad agevolare e mettere a sistema diverse attività che sono in corso in quei territori, sostenute anche con risorse regionali e collegate a diversi progetti di cooperazione internazionale. In particolare , in Valle Arroscia, nell’Imperiese, la Regione Liguria sta predisponendo, tramite il progetto Alcotra Renerfor, un Piano Forestale Territoriale di Indirizzo, uno strumento di pianificazione partecipata dove gli enti e i soggetti privati (proprietari, imprese, associazioni, ecc.) definiscono obiettivi di sviluppo locale a partire dalle potenzialità e dalle volontà del territorio.

La disponibilità di legno proveniente dalle proprietà dei comuni della Valle Arroscia, tramite questo provvedimento potrà trovare un “terminale di filiera” in un progetto di riconversione industriale della ex cartiera di Ormea, dove verrà realizzata una segheria ad alta tecnologia e collocato un nuovo impianto per la produzione di calore ed energia elettrica. Per la vallata ligure è una occasione per attivare una gestione sostenibile ed economica dei boschi, innescando un volano che può avere importanti ricadute occupazionali e un diretto.

 

Agricoltura: Marche premiano migliori potatori olivo ‘Forbici d’oro’ ad Alberto Dolcini

fonte: Ansa.it ( vedi originale )

ANCONA, 20 MAR – Cinquantaquattro concorrenti provenienti da tutte le Marche, armati di forbici, seghetto e svettatoio, si sono sfidati a Fano nella potatura dell’olivo allevato a vaso polifonico. Era la dodicesima edizione del concorso regionale ”Le forbici d’oro”, organizzato dall’Agenzia Servizi Settore Agroalimentare Marche, in collaborazione con le Associazioni olivicole marchigiane.

La prova consisteva nella potatura di produzione di tre piante di olivo a testa in un tempo complessivo di 30 minuti.

Rigorosamente vietato salire sulle piante. Al termine della prova Alberto Dolcini di Osimo e’ stato premiato come il miglior potatore delle Marche per il 2013. Tutto al femminile il secondo posto: il premio e’ stato assegnato ad Alessia Corvaro, che ha da poco concluso l’apposito di corso di potatura. A presiedere la giuria Giorgio Pannelli. I primi sei classificati potranno partecipare all’11/o Campionato nazionale di potatura dell’olivo che si svolgera’ in Umbria, ad Alviano, il 5-6 aprile prossimi. All’evento e’ intervenuto l’amministratore unico dell’Assam Gianluca Carrabs, sottolineando come la manifestazione, insieme alla Rassegna nazionale degli oli monovarietali, concorra alla valorizzazione della filiera olivicola marchigiana di qualita’.

Liguria, entro estate bando per dare in gestione boschi demanio

da aiol.it ( vedi originale )

Sarà pronto entro l’estate il bando per dare in gestione i boschi demaniali alle cooperative sociali o alle imprese agricole e forestali. Lo ha comunicato l’assessore all’agricoltura della Regione Liguria, dopo l’approvazione in consiglio regionale delle modifiche alla legge sulle foreste e l’assetto idrogeologico. Per la prima volta in Liguria non saranno dunque solo gli Enti Parco a gestire le foreste di proprietà regionale ma nella gestione si potranno affiancare nuovi soggetti. “L’obiettivo -spiega Barbagallo – è quello di tutelare i boschi e l’assetto idrogeologico del territorio con ricadute occupazionali”. Sono 13 i boschi di proprietà demaniale che si estendono in Liguria per circa 7.000 ettari la cui ampiezza varia dai 4 fino ai 1000 ettari. Di questi 4.000 vengono attualmente gestiti dagli Enti Parco a cui un domani potranno affiancarsi altri soggetti in grado di garantire una gestione attiva delle foreste.

Sicilia-Usa: cooperazione su turismo, agroalimentare e vitivinicolo

Incontro preparatorio alla missione incoming con operatori statunitensi delle filiere

CATANIA – Turismo, agroalimentare e vitivinicolo. Il 22 marzo alle 10,30, alla Camera di Commercio di Catania, Confindustria Sicilia, partner di Enterprise Europe Network, organizza in collaborazione con la Camera di Commercio di New York un evento di presentazione sulle opportunità di business fra Italia e Stati Uniti, destinata agli operatori delle filiere.

MISSIONE – L’evento punta a mettere in luce la possibilità di favorire i rapporti, le relazioni, la creazione di partnership e future collaborazioni tra il tessuto economico imprenditoriale siciliano e il mercato nordamericano, in previsione di una prossima missione di incoming che si terrà entro l’estate 2013.

GLI INTERVENTI – All’incontro operativo parteciperanno il Presidente di Confindustria Sicilia Alberghi e Turismo, Ornella Laneri, il vice Presidente di Confindustria Sicilia, Nino Salerno, il segretario generale della Italy-America Chamber of Commerce di New York, Federico Tozzi; il Chief Executive Officer della American Travel Service NYC, Luigi Nappo, Rinaldo DeSantis di Luca Santi Foods, Ryan Imbriale di Faropian Wines.

Agroalimentare, Salvadori: “Certificare i prodotti serve a garantire la qualità e difendersi dai tarocchi”

tratto da: met.provincia.fi.it   (vedi articolo originale)

Si chiama “Toscana Certificazione Agroalimentare srl.”, è nata ed opera in Toscana e “certifica” al momento circa il 64% delle uve prodotte nella Regione.
Sono 19 le denominazioni di origine della Toscana (dal Chianti con tutte le sue sottozone, al Carmignano, al Cortona, al Vinsanto del Chianti) che si affidano ad essa per controllare e cerificare il prodotto e 11 mila gli agricoltori che vi fanno riferimento. Oggi, nella sala Pegaso di palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, “Toscana Certificazione Agroalimentare srl” ha presentato, attraverso il suo presidente Ilio Pasqui, la sua mission e il suo nuovo sito web (www.tca-srl.org) concepito come un portale al servizio delle imprese in grado di offrire tutta la documentazione e dare risposte ai produttori. Presente l’assessore all’agricoltura della Regione, Gianni Salvadori. “Una Regione come la Toscana – ha detto Salvadori – che può vantare prodotti agroalimentari di straordinaria importanza, a cominciare dal vino e dall’olio, per proseguire con tutte le altre produzioni del nostro territorio, ha bisogno di immagine per essere riconosciuta nel mondo, ma anche di garanzie. Come Regione abbiamo recentemente varato il nuovo brand della Toscana, una farfalla dalle ali di vino che rappresenta il profilo della regione. Questo brand, il cui successo e apprezzamento è crescente, è l’immagine della produziione agroalimentare della Toscana nel mondo. Ma accanto a questo – ha sottolineato Salvadori – oggi è necessaria la certificazione, da parte di un soggetto terzo, che garantisca la qualità del prodotto. Toscana Certificazione Agroalimentare Srl. è nata in Toscana e opera in Toscana e svolge proprio questa funzione, valorizzando così le risorse del nostro territorio e contribuendo a diffonderne il buon nome e a difendere il “made in Tuscany” dai tarocchi.”

Salvadori ha inoltre sottolineato come, pur in un momento di crisi difficilissima, le imprese toscane del settore agroalimentare abbiano continuato ad investire. Riferendosi particolarmente al settore vitivinicolo l’assessore ha ribadito come, anche quest’anno, a fronte di circa 13 milioni di euro di contributo pubblico erogato dalla Regione, si siano messi in moto investimenti per una settantina di milioni. “Questo è un fatto molto significativo – ha sottolineato Salvadori – e se si va a guardare quali sono le imprese “gazzelle”, ossia quelle che hanno aumentato il fatturato negli ultimi tre anni, si vedrà che molte, in Toscana, sono proprio del settore agroalimentare. Di questo dobbiamo sempre ringraziare le imprese, perchè le istituzioni, senza il mondo imprenditoriale, non possono fare nulla.” Tornando al tema della certificazione, Salvadori ha detto che in Toscana “abbiamo l’obbligo di fare prodotti di alta qualità” ma dobbiamo “tradurre le affermazioni di principio in atti concreti. In questo contesto le denominazioni sono fondamentali, le certificazioni lo sono altrettanto.”

I prossimi obiettivi di “Toscana Certificazione Agroalimentare sr.” sono quelli di certificare anche altri prodotti, oltre il vino, a cominciare dall’olio per estendersi ad altre tipicità dell’agroalimentare Toscano.

 

21/03/2013 12.43
Regione Toscana

 

 

Riflessione sull’economia rurale

Tratto da casertanews.it (vedi articolo originale)

AGRICOLTURA | Caserta- Rappresenterà il settore Agricoltura della Provincia di Caserta. Il delegato del presidente Domenico Zinzi, l’assessore Stefano Giaquinto, giovedì 21 marzo alle ore 10.30 parteciperà al convegno “La nuova economia rurale per custodire la terra”. La riflessione a più voci, organizzata dall’Acli Terra, si terrà nella sala della Biblioteca del Seminario Vescovile di via Duomo di Caserta. Un seminario promosso in preparazione della XXXV Giornata Nazionale della Vita, e più nello specifico della terza edizione del Festival della Vita. Con l’assessore Giaquinto, prenderanno parte all’incontro Don Nicola Lombardi, direttore Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Pietro” di Caserta; Alfonso Pascale, esperto in sviluppo rurale e Michele Zannini, Presidente Nazionale Acli Terra.

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