L’agricoltura di comunità

tratto da Comune.info (leggi articolo originale)

La verdura coltivata da Arvaia, cooperativa agricola di cittadini contadini bolognesi, ha almeno un paio di problemi: non ha residui di pesticidi e, soprattutto, non ha un prezzo. Da queste parti funziona così: si versa una quota che copre le spese di produzione e si riceve ciò che il campo dà, anno per anno.
La sovranità alimentare, la rigenerazione del territorio attraverso l’agricoltura contadina di piccola scala e il superamento dei ruoli di produttore e cliente disegnano ormai in tanti territori comunità di cittadini che si organizzano per produrre, insieme ai contadini, direttamente il cibo che finirà sulla tavola. Eppure le Comunità che sostengono l’agricoltura (Csa) non hanno molto a che vedere con quella narrazione green a cui piace tanto blaterare di regimi alimentari più sani e con migliori modelli di produzione e di consumo per motivi ecologici: si tratta, prima di tutto, come ha spigato tra gli altri Gustavo Esteva, della creazione di nuovi spazi comunitari in ogni insediamento urbano e rurale. Nell’annunciare la loro prima festa-incontro nazionale a Bologna (dove tanti conoscono bene Arvaia o i mercati cittadini dell’associazione Campi aperti), le Csa dimostrano una cosa: a volte la persone sono più importante del denaro.
In questi giorni si legge e si sente spesso il desiderio di “parlare di persone e non di economia”. Desiderio comprensibile e condivisibile, dal momento che la narrazione egemone ormai da qualche decennio ha fortemente disumanizzato il discorso economico, sottraendo alle persone – i cittadini, i lavoratori, gli attori sociali – ogni potere di scelta a favore di entità poco conoscibili con la forza di una legge naturale invincibile (lo spread, i mercati, il debito…). Ma se non fosse che, abbiamo bisogno, più che di accantonare l’economia, di una diversa concezione dell’economia, che la sottragga all’unico fine di produrre denaro con il denaro e la declini come attività umana destinata a garantire la dignitosa sopravvivenza degli umani tutti su questo pianeta, (implicitamente, trovando con esso un equilibrio possibile?

In realtà, da molti anni ormai è cresciuta anche in Italia una economia “altra”: fatta di esperienze concrete, relazioni e scambio di saperi, di riflessioni, sperimentazioni. In questo tessuto discontinuo, fragile ma tenace hanno germogliato le comunità di cittadini che si organizzano per produrre, insieme ai contadini, direttamente il cibo che metteranno sulla propria tavola. La posta in gioco è quella, appunto, di creare una “diversa” economia per una “buona vita”: recuperando almeno una parte di sovranità alimentare, cercando di rigenerare il territorio attraverso una agricoltura contadina di piccola scala capace di un equilibrio positivo con l’ambiente, praticando la riduzione di sprechi e rifiuti. Ci serve un cibo sano che ci aiuti a stare meglio e non metta a rischio la nostra salute a profitto di pochi, e possiamo averlo attraverso una nuova alleanza solidale tra chi produce e chi consuma, cioè per inciso tutti noi, perché tutti mangiamo, e, almeno in questo, siamo tutti sullo stesso piano.

Le Csa – le Comunità che sostengono l’agricoltura – italiane sono ormai tante, diverse per storia, organizzazione e metodologia.

Arvaia, cooperativa agricola di cittadini contadini, una delle più numerose Comunità che sostengono l’agricoltura in Italia e attiva nell’area di Villa Bernaroli a Bologna da cinque anni, ha promosso questo primo incontro, embrione di una possibile rete di confronto e azione comune. Non è un caso che questo evento si tenga a Bologna, dove da oltre quindici anni è attiva una delle più interessanti esperienze italiane di rapporto diretto e concreto tra cittadini e contadini: l’associazione Campi Aperti, coi suoi frequentati mercati cittadini e il suo lungo rigoroso lavoro su forme di garanzia partecipata sulle pratiche di coltivazione e la qualità del cibo che la rete di produttori propone, oltre la mera certificazione del prodotto biologico. È forse davvero maturo il momento di conoscersi, mettersi in rete, allearsi per tentare ancora meglio di “scartare” rispetto alla narrazione dominante, e indicare un modo diverso di pensare e praticare appunto l’economia. E, insieme, connettersi alle reti già attive da tempo in Europa e nel mondo, un mondo dove, sfruttando la rabbia per una globalizzazione ingiusta e per lasciarne invariati I rapporti di potere ovunque si costruiscono muri, destinati a fermare le persone e non chi quelle persone sfrutta e depreda.

Csa non è una identità rigida, ma un processo che ciascuno adatta al proprio territorio, alle proprie relazioni e condizioni di partenza. Ogni esperienza che azzera la filiera mettendo in contatto diretto chi produce e chi compra è già Csa. Comuni sono i valori, che ciascuno declina e sperimenta nel modo che ritiene più utile: abbiamo tutti molto da imparare gli uni dagli altri. La Comunità che sostiene l’agricoltura di Arvaia vorrebbe non solo mettere in contatto diretto chi produce e chi compra, ma annullare I ruoli di produttore e cliente, mettendo tutti sullo stesso piano attraverso la partecipazione diretta alla gestione della cooperativa, la condivisione delle scelte e di rischi e benefici della produzione agricola. La verdura prodotta dall’area orticola, e in futuro anche la frutta e – perché no, anche altro – non hanno un prezzo: si versa una quota che copre le spese di produzione e si riceve ciò che il campo dà, anno per anno.

Le soluzioni per garantire un equo compenso ai contadini, una buona agricoltura che rigeneri la terra e non la spogli, buon cibo che nutra e non faccia ammalare possono essere tante quante le comunità che si uniscono per perseguire questi obiettivi. La “rivoluzione” di un nuovo modo di produrre e mangiare, più libero e solidale, non è un paradiso perfetto cui approdare definitivamente, ma un cammino complesso, pieno di compromessi, che impara dai suoi stessi errori. Per questo anche è così importante confrontarsi, scambiarsi idee, inventarsi nuove soluzioni ciascuno dal suo punto di vista. Alla festa-incontro nazionale della Csa si parlerà di “come fare nascere e quindi sviluppare una Csa”, “Agricoltura e biodiversità nella distribuzione”, “Gestione delle Csa” con partecipazione, metodi decisionali, gestione delle divergenze; “Richiedenti asilo e Csa” e il tema dell’accoglienza. Inoltre, è previsto un convegno in cui si tratterà di decrescita, sovranità alimentare, agroecologia e biodiversità, con ospiti quali Paolo Cacciari, il Coordinamento Europeo Via Campesina, i docenti Bazzocchi, Dinelli e Taffetani.

Ci piace pensare che Csa sia un seme, che germoglia e produce anche lontano dalla pianta madre che lo ha generato, moltiplicando sul nostro territorio e su altri le comunità che supportano una buona agricoltura, per gli umani e per il pianeta.

Bologna-Villa Bernaroli, Casteldebole

23-24 giugno 2018

Le comunità che sostengono l’agricoltura fanno festa! Primo incontro nazionale delle Comunità che sostengono l’agricoltura in Italia

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