Ispettorato del lavoro, guerra al nuovo caporalato. Uscita nuova circolare

tratto da ItaliaOggi (leggi articolo originale)

L’ispettorato nazionale del lavoro dichiara guerra alle nuove forme di caporalato. Contro il proliferare di annunci pubblicitari di società e consulenti che, per ridurre il costo del lavoro, propongono alle imprese l’esternalizzazione dei dipendenti mediante contratti di rete e utilizzo di distacco e codatorialità, l’ispettorato obietta che si tratta di soluzioni che danno vita a casi di distacco e somministrazione illeciti, perseguiti dalla legge. Lo spiega nella circolare n. 7/2018, invitando gli ispettori a prestare massima attenzione alla presenza di soggetti che offrono tali «servizi», che incoraggiano cioè la diffusione di meccanismi finalizzati a trarre vantaggi economici attraverso evidenti violazioni dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Servizi di consulenza. L’ispettorato è certo: gli annunci pubblicitari di cui è a conoscenza, volantini e manifesti che propongono il ricorso a processi di esternalizzazione dei dipendenti, «non lasciano dubbi in ordine alla violazione della disciplina di riferimento». Gli annunci, in particolare, suggeriscono l’utilizzo del distacco e della codatorialità nell’ambito di contratti di rete, ed «evidenziano i “forti vantaggi” di natura economica di cui beneficerebbero le imprese» (alcuni indicati in tabella).

Le istruzioni operative. Per contrastare il fenomeno, l’ispettorato invita gli uffici a prestare la massima attenzione alla presenza di soggetti che offrono tali «servizi», perché promuovono la diffusione di meccanismi finalizzati a trarre vantaggi economici attraverso evidente violazione di diritti fondamentali dei lavoratori, dando luogo a ipotesi di somministrazione e distacco illeciti. Primo tra tutti, il principio per cui il personale distaccato o in codatorialità non può subire pregiudizio nel trattamento economico e normativo. Poiché le «soluzioni» suggerite si basano sul ricorso a un contratto di rete, l’Inl indica agli ispettori quali verifiche fare.

Fuori professionisti e associazioni. In primo luogo, il contratto di rete può essere sottoscritto esclusivamente tra imprese; di conseguenza non possono partecipare alla rete soggetti non qualificabili come imprenditori (per esempio professionisti e associazioni).

Registro delle imprese. In secondo luogo, affinché gli effetti del contratto di rete si producano nei confronti di terzi, ivi inclusi i lavoratori, è necessaria la preventiva iscrizione del contratto di rete nel registro delle imprese. Pertanto, l’ispettore avrà cura di verificare sia l’esistenza di un contratto di rete tra i soggetti coinvolti (distaccante e distaccatario o codatori) e sia la sua regolare iscrizione nel registro delle imprese.

Assunzioni regolari. In terzo luogo, nell’ipotesi di codatorialità, i lavoratori devono essere formalmente assunti, mediante l’assolvimento dei relativi adempimenti di legge (Co, consegna della dichiarazione di assunzione e registrazioni sul Lul, Libro unico del lavoro) da una delle imprese partecipanti anche laddove si tratti di socio di cooperativa.

Trattamenti come da Ccnl. Ancora: nell’ambito del contratto di rete, sia in relazione alla codatorialità sia in relazione al distacco, il lavoratore ha diritto al trattamento economico e normativo previsto dal contratto collettivo applicato dal datore di lavoro che procede all’assunzione. Ciò evidentemente anche nell’eventualità in cui il datore di lavoro sia una società cooperativa.

Contratti pirata. Infine, l’ispettorato ricorda che assumono rilevanza anche quelle omissioni contributive che derivino dall’applicazione di un contratto collettivo che non abbia i caratteri della maggiore rappresentatività comparativa di settore (cosiddetti contratti pirata).

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