Giù le mani dal lavoro contadino. Presidio nell’azienda agricola occupata a Policoro.

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Giù le mani dalle nostre terre!
Policoro, 20 marzo 2013 Azienda Agricola occupata di Leonardo Conte e Angela Ergastolo
PRESIDIO CONTRO LO SCIACALLAGGIO DELLE AZIENDE AGRICOLE
e per impedire che la famiglia Conte sia cacciata dalla terra


ore 10,00 Incontro con la stampa per: 
– presentare le iniziative in corso per il rilancio dell’azienda
– lanciare la campagna nazionale di denuncia e di pressione civile
– scongiurare la cacciata dalla terra della famiglia di allevatori e agricoltori 

conte-300x300L’azienda agricola di Leonardo Conte e Angela Ergastolo è stata occupata nel febbraio dell’anno scorso, allorquando avevamo preso atto che nel chiuso di uno studio privato di Matera, qualcuno aveva comprato all’asta per poche decine di migliaia di Euro un valore di oltre mezzo milione di Euro, frutto del lavoro della famiglia Conte. E’ da oltre un anno che difendiamo l’azienda ed il lavoro della famiglia Conte e che continuiamo a proporre a chi ha comprato un gesto di valore morale: quello di fare un passo indietro e di rimettere l’azienda nella disponibilità di chi la ha fin qui lavorata. Abbiamo pubblicamente avanzato più proposte, tutte centrate sull’idea che nelle nostre comunità non ci sia posto per quanti approfittino del lavoro degli altri e, sfruttando la fase di crisi drammatica che stiamo attraversando, cerchino di fare affari sulle difficoltà degli agricoltori. Mentre abbiamo chiesto ai Sindaci di Tursi e Policoro di esercitare una mediazione ed una sollecitazione ad aprire il confronto, abbiamo più volte denunciato come questa crisi che sta colpendo le aree rurali assomiglia sempre di più ad un’economia di guerra e che la solidarietà e il rispetto fra le persone è la prima condizione per evitare la barbarie; per noi il comprare a quattro soldi il frutto dei sacrifici di una vita è un comportamento immorale anche quando è permesso legalmente. Secondo il Sabatini Coletti (vocabolario della lingua italiana), l’azione “...di furto o saccheggio di luoghi e persone colpiti da calamità naturali, disgrazie ecc. o (per estensione) l’azione cinica compiuta a danno di chi è già in difficoltà...” è definita “sciacallaggio“.
Spiegazione che rende bene l’idea di quello che accade nelle economie di guerra, durante i disastri naturali o nelle fasi di crisi economica quando vengono meno le regole etiche della convivenza e della solidarietà nelle comunità e prevale, al contrario, la logica della speculazione e del profitto personale.
Continuiamo a chiedere a chi ha comprato l’azienda all’asta di fare un passo indietro, di aprire un percorso di confronto e di rendersi disponibile ad una soluzione per dare il segno, al contrario, che i principi della solidarietà e della convivenza civile nella comunità prevalgano.
Mentre ad oggi non abbiamo avuto risposte, giovedi 20 marzo, al contrario, con un atto legale, chi ha comprato chiede di poter entrare in possesso dei beni.
Ma oggi, l’azienda di Leonardo Conte non è più l’affaruccio su cui fare la speculazione , è un’azienda in pieno rilancio in cui sono coinvolte centinaia di persone con un progetto di uso sociale e, soprattutto, con la determinazione di difendere un principio morale semplice: la terra è il prodotto del lavoro e dei sacrifici di quanti la lavorano.
Un anno fa è nata l’Associazione Rinascita Lucana, che ha lavorato quelle terre e che domani, giovedi 20 marzo (dalle ore 9,30), terrà la sua assemblea nell’azienda per approvare il piano di investimenti e di rilancio aziendale e per presentarlo alla stampa lucana. In quella occasione la famiglia Conte, renderà noto un appello rivolto a chi ha comprato e che,  consegnato nelle mani dei Sindaci di Policoro e Tursi, diventerà il centro di una campagna nazionale di raccolta firme e di pressione civile.
Alle ore 10 è convocata la Conferenza stampa presso l’azienda di Leonardo Conte e Angela Ergastolo in agro di Madonnelle (in agro di Tursi al confine con Policoro).
Se dovesse venire l’Ufficiale Gudiziario ci troverà in assemblea e ci troverà ad un incontro con la stampa per rendere nota la proposta rivolta a chi ha acquistato all’asta. In ogni caso ci troverà, domani e in futuro, fortemente determinati ad impedire che la famiglia Conte venga cacciata dalle terre che lavorano.
La stampa è invitata alle ore 10 del 20 Marzo 2013 presso l’Azienda di Leonardo Conte – Griglieria Leonardo Fior di Salumi.

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‘Prevenzione in agricoltura’, conclusa la due giorni promossa da Regione e Inail

Pubblicato su VivereMarche (leggi articolo originale)

Si è conclusa con successo di pubblico (circa 300 presenze totali) e positive novità, la due giorni svoltasi il 13 e 14 marzo ad Ancona, come consuntivo dei tre anni del “Piano nazionale di prevenzione in agricoltura”, organizzata da Regione Marche, ASUR, INAIL Direzione Regionale e Coordinamento Interregionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro.

Come ha sintetizzato Tiziano Ficcadenti (Area Vasta 4 dell’ASUR), nelle Marche, in applicazione del piano, i Servizi di prevenzione dell’ASUR hanno svolto azione di informazione su tutto il territorio regionale con incontri informativi che hanno, a oggi, coinvolto circa 1700 addetti del comparto agricole, effettuato controlli in 548 aziende e il 22% di queste hanno ricevuto prescrizioni per attrezzature non a norma, in particolare trattori. Sono infatti le trattrici la causa più frequente di infortuni mortali e gravi. Anzi, come ha ribadito l’ing. Laurendi del Settore Ricerca dell’INAIL nazionale, costituiscono la attrezzatura di lavoro che in assoluto causa, a oggi, la maggior quantità degli infortuni mortali sul lavoro tra tutti i comparti occupazionali: lo specifico osservatorio nazionale INAIL, che registra anche i dati dei non assicurati, ha contato ben 121 morti in Italia nel 2013.

Ribaltamento, schiacciamento, investimento da terra le dinamiche più frequenti. Per contrastare queste drammatiche morti e un ancor più elevato numero di infortuni gravi , sempre con lesioni permanenti e spesso perdita dell’uso di parti degli arti, nella Marche si sta operando in modo integrato tra gli Assessorati alla Agricoltura e Salute della Regione, la Direzione Regionale dell’INAIL, l’ASSAM, i servizi di prevenzione dell’ASUR, le associazioni di categoria delle imprese agricole e le Organizzazioni sindacali dei lavoratori, con la regia del Comitato Regionale di Coordinamento previsto dal “Testo Unico” per la sicurezza (Decreto Legislativo 81/08), diretto dall’Assessore alla Salute, Almerino Mezzolani.

L’Assessore all’Agricoltura Malaspina ed il Direttore della sede Regionale INAIL Onofri hanno informato come il programma di sostegno al piano stia procedendo con molto successo, tanto che, a fronte dei 300.000 euro di contributi previsti per il primo anno di sostegno all’adeguamento delle trattrici, sono pervenute richieste di contributi, da circa 2600 aziende, per circa 2,4 milioni di euro. L’Assessorato all’Agricoltura e l’INAIL regionale stanno valutando come procedere ad analoghi finanziamenti per gli anni prossimi. Positive valutazioni sulla complessiva esperienza in corso sono state espresse da Giorgetti, a nome delle associazioni di categoria di CGIL, CISL e UIL regionali, da Sebastianelli a nome di Agrinsieme e da Troiani per Coldiretti.

Certamente il riconoscimento più rilevante giunto al modello di intervento integrato messo in atto nelle Marche è giunto dal Ester Rotoli, direttore della prevenzione nazionale INAIL, che ha annunciato come l’INAIL abbia ritenuto valido  il modello di bando attuato da regione Marche e Direzione regionale INAIL, e sta valutando come utilizzarlo a base di analoghe iniziative  nazionali con una dotazione di circa 10.000.000 euro. Rotoli ha aggiunto inoltre che INAIL Nazionale sosterrà la prosecuzione del Piano Nazionale Agricoltura prevista nel prossimo Piano Nazionale di Prevenzione in fase finale di elaborazione tecnica tra Ministero della Salute e Regioni e che è stato appena sottoscritto un protocollo nazionale con MIUR e Ministero delle Politiche Agricole per far acquisire il patentino per la guida dei trattori agli studenti degli istituti agrari.

Come ha segnalato Paolo Onelli, Direttore generale della “Direzione Relazioni Industriali e dei rapporti di lavoro” del Ministero del Lavoro, l’agricoltura è uno dei comparti produttivi in cui l’occupazione ha tenuto in questo lungo periodo di crisi e sarà sicuramente uno dei partner della ripresa occupazionale, in particolare giovanile. Per questo motivo non possiamo permetterci di scoraggiare l’impresa, ma, senza operare sconti rispetto ai livelli di sicurezza che l’Europa ci richiede, dobbiamo sviluppare una maggior effettività delle norme ottenibile riconoscendo la reale specificità della organizzazione del lavoro nel comparto agricoltura . È necessario migliorare anche la capacità delle istituzioni di comunicare in modo efficace quanto si sta facendo e ciò si può ottenere sviluppando maggiormente le capacità relazionali tra tutte le componenti interessate.In particolare Onelli ha informato che sono in fase avanzata di predisposizione atti normativi, previsti dal così detto “Decreto del Fare” di semplificazioni normative, alcune specifiche per l’agricoltura, la cui approvazione è prevista entro il giugno prossimo.

Dalla giornata nazionale dunque è giunto un complessivo apprezzamento a quanto si sta realizzando nelle Marche, ma anche   un invito a procedere con impegno e determinazione nella strada intrapresa perché se è vero che nell’ultimo triennio gli infortuni in agricoltura sono scesi del 17,5% contro il 14,7 della media nazionale, è altrettanto vero che ciò non è accaduto per quelli mortali e gravi.

Metaponto: la quiete dopo la tempesta.

meta6Sempre più spesso gli eventi alluvionali e la cattiva gestione del territorio porta conseguenze disastrose non solo per il territorio, le attività produttive ma anche per l’intera comunità. A oltre cinque mesi dagli eventi alluvionali di Ottobre scorso un intero parco archeologico a Metaponto, in provincia di Matera, prosciugato dall’immensa distesa d’acqua, continua ad essere coperto dal fango. A rischio le sue strutture murarie oltre alla perdita di un enorme patrimonio storico e culturale.

Decine gli uomini impegnati per salvare l’antica polis tra i quali l’ingegner Attilio Maurano, alla guida della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata.

Raggiunto telefonicamente in merito alle emergenze archeologiche ed architettoniche del metapontino con il dot. Maurano abbiamo fatto il punto sullo stato dell’arte relativo alla gestione delle risorse che sono state destinate al suo recupero e alla messa in opera dei lavori di ripristino.

Prima però gli abbiamo chiesto un parere circa il verificarsi di questi eventi in maniera copiosa e sempre più ravvicinata.

‘A partire dal 2011, in meno di tre anni, l’intero parco è stato oggetto di ben tre disastri, sintomo, ne è convinto Maurano, ‘che è cambiato qualcosa nello stato dei luoghi. Poi c’è il corso del fiume, fatalmente deviato da una serie di abusi commessi nei due scorsi decenni, che finisce a valle proprio nell’area archeologica, trasformandola in una sorta di vasca di contenimento. Questo è un dato oggettivo su cui riflettere, perchè non possiamo permetterci un’altra emergenza come quella dei mesi scorsi. E’ fondamentale pertanto che il territorio sia messo in sicurezza.”

Nei giorni scorsi, infatti, si è tenuta una riunione generale su invito della Prefettura di Matera tra Autorità di Bacino della Basilicata, Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto e Direzione Regionale dei Beni Culturali presente, con un delegato nello staff del Centro operativo misto, istituito proprio dalla Prefettura. In questo incontro sono state chieste sicurezze proprio sui lavori di ripristino del territorio a partire dagli argini fortemente compromessi del Bradano.

Ci preoccupano”, ci racconta Maurano , “le conseguenze delle alluvioni in generale, in quanto al di là delle risorse economiche e della fatica fatta in questa ennesima occasione, la necessità è quella di investire in interventi strutturali, perchè non ci si può permettere più che comportamenti normali degli uomini, producano conseguenze così tragiche. Nel 2011 abbiamo speso 250mila euro per il ripristino dei luoghi ed anche in questa occasione, anche se sono già state stanziate, grazie all’intervento dell’ex ministro Massimo Bray i fondi per la calamità (400 mila euro), l’entità del danno a cui far fronte è simile. Occorre oggi, quindi, sul fronte dei rimedi strutturali, fare una ricognizione su tutti i mutamenti del territorio negli ultimi dieci anni, perchè qui ci sono danni ripetuti e questo ci preoccupa. Basti pensare che già solo aprendo le paratie della diga di San Giuliano, come pure avviene in caso di emergenza, con 10 metri cubi di acqua al secondo, gli scavi di Metaponto rischiano di allagarsi. L’area si chiama “Pantano” perchè fisiologicamente alluvionale, ma se a questa naturale predisposizione (con cui i Greci hanno sempre convissuto) si aggiungono altre concause, il distastro è fatto.”

Durante l’evento di Ottobre, continua Maurano, scorso la Direzione regionale ha, in prima emergenza, impegnato 25mila euro per la pulizia dei canali all’interno dell’area archeologica. Sì, perchè,” “occorre ricordare che sotto gli scavi il sito è caratterizzato da una falda freatica naturale. Questo ha permesso al sito di Metaponto, a differenza di altri luoghi nazionali investiti da simili catastrofi, di dotarsi, nel tempo, di pompe idrovore, in grado di svuotare questo naturale accumulo che durante l’estate si alimenta anche di acqua marina (30-40%). Grazie all’opera dei Vigili del fuoco e del Consorzio di bonifica di Bradano e Metaponto, ad Ottobre, con sette idrovore al lavoro in sei giorni, l’area archeologica è stata interamente svuotata. Dopo le pulizie più profonde nell’alveo degli scavi, invasi da circa 100mila metri cubi di acqua e fango, si dovrà verificare l’entità di eventuali danni ai monumenti ancora presenti (ndr visto che molti sono stati già trasferiti nell’area museale dopo l’alluvione del 2011). E’ chiaro che il materiale fangoso asciutto e attaccato alle pareti antiche di millenni, dovrà essere scrostato attraverso una campagna di scavi; servirà personale specializzato, per non disperdere fatalmente ciò che non può più essere recuperato.”

Queste motivazioni hanno indotto la Direzione Regionale a indirizzare parte delle risorse economiche per la solo pulitura degli antichi canali greci preesistenti.

Non sono stati messi ancora in opera lavori di rimozione del fango dalle strutture murarie, ossia, le operazioni di pulizia grossa, attraverso la rimozione della melma che ricopre i monumenti per circa un metro e che rischia di intaccare le malte, utilizzate negli anni scorsi per tenere insieme i muretti e l’area perimetrale dell’Agorà (ndr).

L’intervento di restauro infatti, è un intervento manuale affidato al lavoro dell’uomo che può, anche se realizzato da professionisti, produrre danni sulle strutture in quanto, la rimozione del fango che è meccanica, può portare all’asportazione di materiale lapideo. E’ fondamentale quindi che queste operazioni delicatissime siano effettuate nel momento in cui avremo la sicurezza che il territorio circostante, tenuto conto anche che siamo a Marzo, sia oggetto di interventi strutturali destinati al suo ripristino affinchè non si ripetano nuovamente fenomeni di questa natura e entità.”

Sappiamo infatti, che ogni azione umana o ogni evento naturale contribuisce a lasciare una traccia sul monumento e a seconda che siano effetto di un evento naturale o di un’azione umana, possono comportare accumulo o asporto di materiali rispetto alla situazione preesistente. Mentre la traccia di accumulo costituisce un’unità stratigrafica positiva, la traccia di asporto rappresenta un elemento negativo alla storia del sito. Occorre quindi che i restauri vengano realizzati con estrema parsimonia e in condizioni di sicurezza.

Abbiamo inoltre chiesto al dottor Maurano se ritiene che i fondi ottenuti per calamità destinati dal Ministero siano stati sufficienti.

Maurano ha detto di ritenersi soddisfatto perchè l’ambizione della Direzione Regionale era stata inizialmente solo quella di richiedere le somme anticipate in primo intervento.

Il ministero per i Beni culturali infatti, attraverso l’impegno dell’ex ministro Massimo Bray, ha destinato al metapontino una somma pari a 400mila euro, che si aggiunge ai 250mila destinati dalla Dirigenza regionale per i Beni culturali ed ai 200mila già ripartiti dalla Regione Basilicata. In tutto 850mila euro.

Speriamo di restituire presto il parco archeologico alla comunità se non nella sua totalità, almeno in parte, rendendo la parte ancora non pulita comunque visibile attraverso transenne o sopraelevazioni di ponteggi”

Maurano ci ha anche dato delucidazioni circa il nuovo decreto del Ministero che stanzia la somma di 135 mln di euro a favore del Mezzogiorno ma dalla quale risulta esclusa la Basilicata.

Maurano ci spiega che in questo provvedimento la Basilicata non è stata contemplata perchè non rientrava nella rimodulazione dei fondi europei POIN 2007/2013 fatta da Barca quando era ministro della coesione territoriale.

Quindi si tratta di interventi già previsti dal 2012 e adesso cantierabili. Questo ovviamente non toglie nulla al fatto sia opportuno non abbassare la guardia e stare attenti che nella prossima programmazione dei fondi europei la Basilicata ci sia.”

Ci auguriamo che gli Enti interpellati in sinergia con la Soprintendenza ai Beni Archeologici mantengano fede alle promesse date e che questo porti presto l’intera area archeologica metapontina ad essere nuovamente fruibile.

Foto del Parco archeologico sommerso dal fango:

Riuscita la serata lucana a Roma organizzata da Rinascita Lucana.

Immagine 2Com. stampa

Quarantadue tra professionisti, tecnici e opinion leader romani hanno consumato ieri sera a Roma la cena organizzata dall’Associazione Rinascita Lucana, la prima delle reti degli agricoltori di territorio per l’economia Sociale ATS promossa da Altragricoltura per favorire la valorizzazione delle culture della produzione del cibo, di gestione della terra, l’incontro fra produttori e cittadini, il consolidamento del reddito delle aziende e del risparmio per i consumatori e i saperi delle nostre comunità contadine.

Una cena contadina con i prodotti dei produttori lucani che possono essere comprati nel punto vendita ospitato dalla Cooperativa Eccellenze Agroalimentari che raggruppa reti e soci contadini delle diverse regioni italiane, è stata l’occasione per verificare il favore di una proposta che tiene insieme le battaglie degli agricoltori del metapontini contro la crisi delle aziende per la loro difesa e la qualità del cibo che il loro lavoro riesce a garantire quando è tutelato e mantenuto.

Questo il menù servito:

– antipasto di fave e cicorie, cardoncelli trifolati e canestrato di Moliterno;

– zuppa di ceci neri di Pomarico, pecora alla pastorale;

– macedonia di fragole di Scanzano Jonico e arance di Metaponto;

– Vino biologico prodotto a S. Giorgio Lucano (Aglianico Bianco e Rosso, Primitivo ).

Gli ospiti della serata hanno potuto scoprire così alcune delle nostre tradizioni culinarie e tipicità ma sopratutto conoscere le aziende, la loro storia arrivata da famiglie di agricoltori e allevatori che nonostante la crisi resistono e cercano di guardare in maniera positiva al futuro e recuperare un rapporto positivo con il territorio.

Sopratutto hanno conosciuto la storia dell’azienda Conte che, venduta all’asta e comprata da uno dei tanti sciacalli che cercano di approfittare delle difficoltà di questa fase è tutt’ora occupata e difesa dal movimento Contadino Lucano, da Altragricoltura e da numerose altre esperienze civiche di base.

Proprio presso l’azienda di Leonardo Conte, l’Associazione Rinascita Lucana sta per lanciare il progetto della sua attività che sarà presentato nella prossima settimana.

Salvaguardia della biodiversità: aperto il bando per la distribuzione di uva besgano

Pubblicato su IlPiacenza (leggi articolo originale)

Scadrà il prossimo venerdì 21 marzo il termine per presentare alla Provincia di Piacenza la richiesta per le barbatelle di uva besgano bianco e besgano nero (uve da tavola antiche e tipiche delle colline piacentine, in particolare della Val d’Arda).

Le domande devono essere inviate al Servizio piccole filiere e supporto all’assistenza tecnica in Agricoltura (in via Colombo 35 a Piacenza) entro le 12 del 21 marzo utilizzando il modulo che si trova sul sito www.provincia.pc.it. nella sezione Bandi avvisi ed esiti. Le piante disponibili saranno assegnate alle aziende agricole del territorio collinare piacentino che ne faranno richiesta.

Le aziende potranno avere un minimo di 3 barbatelle di Besgano rosso e 2 Barbatelle di Besgano bianco. Il materiale dovrà poi essere ritirato al vivaio Canavesi di Perossi di Gropparello.

L’iniziativa è dell’assessorato provinciale all’Agricoltura e rientra nell’ambito del progetto per il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio genetico locale di specie agrarie. Obiettivo del bando è quello di costituire una rete di agricoltori “custodi”, in grado di preservare la biodiversità e la tipicità delle specie vegetali del piacentino.

Vittoria: nasce il Comitato Spontaneo Salva Casa Mia

Pubblicato su RagusaOggi (leggi articolo originale)

Ancora una volta il silenzio assordante del dramma delle aste viene rotto a Vittoria dal gravissimo atto effettuato da padre, madre e figlia che si danno fuoco nell’estremo tentativo di difendere la propria abitazione, frutto di anni di sacrifici e messa all’asta per poche migliaia di euro ( circa 20.000).

Coinvolti anche due poliziotti che hanno tentato di evitare il dramma. Sono ormai migliaia i casi in tutta Italia.

Una sola possibilità è percorribile al momento per evitare che succedano altre tragedie simili ( visto che lo Stato non pone in essere soluzioni).

Nessuno acquisti beni alle aste, da noi verrà considerato uno sciacallaggio con causa delle conseguenze drammatiche che ne scaturiscono.

Chiamiamo la politica ad assumersi le proprie responsabilità ed a porre in essere da subito una moratoria di tutte le aste.

A seguito della richiesta di aiuto di molti cittadini vittoriesi coinvolti nella stessa vicenda della famiglia Guarascio con alto rischio di perdita dell’unico bene che rappresenta la prima casa, il 18 maggio a Vittoria presso sala Avis alle ore 9,00 è stata indetta un’iniziativa, riunione-incontro con lo scopo di organizzare un Comitato Spontaneo per il problema ingiunzione e sottrazione prima casa. I cittadini  e sono molti, colpiti da tale emergenza si sono riuniti per discutere le azioni di protesta da intraprendere, in particolare i proprietari delle vendite all’asta di lunedì e di mercoledì prossimo – dove abbiamo constatato che vi sono all’incirca 50 immobili equivalenti alla prima casa di proprietà vendibili all’asta- vengono a conoscenza solo ora  della perdita di possesso sottaciuta e a loro insaputa. Queste persone avranno a disposizioni solamente un mese di proroga per recuperare i loro effetti personali e lasciare definitivamente le loro case. Uno strazio. L’anima in pena. Un dolore straziante percepibile dall’espressione dei loro volti che con dignità affrontano l’argomento. Chissà quante notti insonne con il pensiero fisso che ti martella il cervello: l’angoscia insopportabile di perdere la  propria casa. Non si accetta alcun tipo di rassegnazione. La partecipazione è in massa poiché è un passaggio urgente quasi a preventivare tragedie future.

Si è dato iniziato, pertanto a un percorso di legittimità nell’entrata in possesso delle case messe all’asta, costituendo un comitato cittadino spontaneo presieduto e promosso da Franco Assenza al fine di interloquire con gli organi preposti alla tutela del credito vale a dire banche e associazioni di categoria ma anche con le amministrazioni locali investite in prima linea del problema casa e fra crisi economica e sfocio in tragedia, come quella avvenuta nei giorni scorsi.

Fra i temi affrontati, con i numerosi partecipanti sei interventi ritenuti imminenti e urgenti addirittura con condomini che entrano in possesso della casa del piano superiore senza che il proprietario moroso lo sappia a fine di riscattarsela (foto di una signora vittima del problema).

Sette sono i casi che verranno presentati all’assessore ai servizi sociali Giovanni Caruano lunedì prossimo presso gli uffici URP del Comune di Vittoria.

Ecco le dichiarazioni di Franco Assenza: “Chiederemo l’intervento del signor Prefetto al fine di bloccare momentaneamente queste aste e rendere partecipi della situazione le famiglie coinvolte in modo tale che con modalità omogenee alla crisi attuale potranno riscattare i loro alloggi.

Inoltre si fa seguito alla mozione portata avanti da alcuni consiglieri comunali sul disagio sociale a Vittoria, Città senza ascolto e messa all’asta, che mette in primo piano l’urgenza di fornitura di alimenti di prima necessità per famiglie indigenti con l’istituzione di un banco alimentare, fornitura di farmaci e assistenza sanitaria d’emergenza, razionalizzazione di elargizione di borse lavoro. In attesa di un celere riscontro da parte delle istituzioni, informate della presente, abbiamo avuto il forte, autorevole e pressante interessamento, in prima persona, dell’On. Francesco Aiello, ex sindaco di Vittoria, dotto delle varie vicende cittadine a cui ha presenziato alla costituzione del comitato fino alle sue scelte programmatiche di interventi urgenti.

Hanno infine, aderito all’iniziativa dando la propria adesione al Comitato spontaneo, Giuseppe Nicastro del Movimento Territorio, Alessandro Occhipinti del MIS, Campailla e Lauria del Movimento Sorgi Vittoria. I vittoriesi non rimarranno soli davanti alla drammaticità della situazione in cui vivono”.

di Cinzia La Greca

Mercato di Fanello: i produttori si confrontano con la guardia di finanza

Pubblicato su RagusaOggi (leggi articolo originale)

Sala gremita di produttori, l’on. Aiello assieme al tenente della Guardia di Finanza Domenico Ruocco e il Maresciallo Schembari. Il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Col. Francesco Fallica non ha potuto presenziare per motivi strettamente personali. Ha delegato Ruocco e Schembari che hanno registrato le istanze dei produttori stilando un elenco da sottoporre al loro superiore.
L’intervento dell’On. Aiello: “La presenza nel territorio di operatori commerciali dell’Est europeo ha sicuramente arrecato sollievo nei mesi passati a un Mercato depresso e incontrollabile, privato dei più elementari strumenti di comparazione col resto dell’Europa per la mancata attivazione dei pannelli informatici collegabili a Info Mercati e agli altri network che operano nel settore dei prezzi. E’ possibile che un’amministrazione decida di non attivare progetti costati centinaia di migliaia di euro solo per antipatia di chi li ha voluti? La Mercuriale che viene stilata al Mercato è una beffa continua, che falsa i dati sul campo, che non riferisce la realtà sui prezzi che vengono praticati all’interno del Mercato, suscitando scompensi tra gli operatori nel loro sistema di relazioni col mondo esterno. Vittoria Mercati: dopo 5 anni di giravolte comincia a operare, dopo che un Assessore di questa Amministrazione ne ha denunciato l’illegittimità, come facciamo noi da anni. Molti pensano forse che Vittoria Mercati possa essere lo strumento per sanare l’illegalità clamorosa ed evidente della DOPPIA ATTIVITA’? E così ha cominciato a operare (assumendo del personale) sugli ingressi del Mercato, lasciando all’interno del mercato tutto nella più indecorosa consuetudine non solo di prassi e di comportamenti illegali sotto il profilo sostanziale del rispetto delle norme e delle vigenti Ordinanze sindacali in materia di commercializzazione, ma anche di situazioni assurde in ordine ai parcheggi di macchine private all’interno o di ampi spazi del Mercato adibiti a deposito cassette, che sono totalmente abusivi e attivati senza alcuna autorizzazione. I tabelloni pertanto, sono stati bloccati per non disturbare le manovre delle vendite differite e impedire che vengano fuori le magagne del mercato. Forse è per questo che i produttori si stanno mobilitando. Dopo aver perso i soldi e il loro reddito, infatti, si stanno accorgendo che ora vogliono prendersi pure la loro identità e dignità di contadini e di produttori di ricchezza”.
E stasera erano in tanti a reclamare i diritti di produttori veri, di poveri lavoratori stanchi di anni di sacrifici e debiti da saldare. Pochissimi guadagni e pochissima dignità.

di Cinzia La Greca

Expo 2015: presentata “Foody”, la nuova mascotte

Pubblicato su Ilgiornale (leggi articolo originale)

EXPO, PRESENTATI NOMI MASCOTTE ESPOSIZIONE 2015 - FOTO 7Si chiama Foody, è un volto sorridente composto di diverse qualità di frutta e ortaggi: è la nuova mascotte di Expo 2015, l’esposizione dedicata al tema della nutrizione.

Creato dagli studi Disney su proposta dei bambini, Foody è ispirato alle pitture dell’Arcimboldo, artista milanese del Cinquecento che creava fantasiosi profili umani assemblando diversi tipi di cibo.

Alla presenza del sindaco di Milano Giuliano Pisapia e del presidente di regione Lombardia Roberto Maroni, il commissario unico e ad di Expo Giuseppe Sala ha svelato il nuovo logo dell’evento che l’anno prossimo porterà Milano al centro del mondo. Foody è composto da undici diversi frutti: la banana Josephine, il fico Rodolfo, la melagrana Chicca, e l’arancia Arabella. E poi, il cocomero Gury, il mango Manghy, la mela Pomina, la Pera Piera e, infine, i rapanelli Rap Brothers e la pannocchia di mais blu Max Mais.

“Foody mi piace, è la sintesi internazionale dei temi di Expo”, ha commentato Maroni, mentre Pisapia ha apprezzato anche la partecipazione dei bambini: “Foody da oggi porterà in Italia e nel mondo il messaggio dell’Esposizione Universale milanese – ha detto il sindaco -. E’ stato bello affidare la scelta del nome alla fantasia dei bambini. Anche perché Expo 2015 sarà a misura di bambino.”

Soddisfazione è stata espressa anche da Giuseppe Sala, che ha lodato il “messaggio di squadra” lanciato dall’immagine di Foody, e ne ha anticipato il futuro: “La mascotte non solo farà parte del nostro quotidiano, ma acquisterà una forza narrativa ed espressiva unica.

Il nome scelto, Foody, sposa i valori dell’esposizione universale e ne rispetta a pieno l’identità: rappresenta bene il senso di comunità, di diversità che si compone in unità che vogliamo trasmettere ai visitatori di tutto il mondo, tenendo sempre presente che il cibo, con la sua varietà, è fonte di vita e di energia. Da gennaio saremo pronti con Disney per cominciare con i cartoon della srie tv e della serie sul web”.

A margine, breve siparietto sul nome dell’aglio “Guagliò”, che il presidente Maroni ha scherzosamente proposto di integrare con il cognome “Bagai”: anche Sala ha dovuto ammettere che un nome napoletano per una delle mascotte dell’Expo milanese “non ha convinto tutti”.

Le mascotte hanno già iniziato a “vivere” e a trasmettere il messaggio di Expo 2015, diventando attori di un’intesa attività pubblicitaria. Tanto per cominciare, i tram delle linee 12 e 27 sono pronti con le mascotte disegnate sulle fiancate (guarda il video), mentre per il prossimo anno scolastico verranno stampate 20 milioni di copertine per libri e quaderni con i simpatici personaggi Expo. Il vero e proprio capitolo merchandising verrè aperto con l’avvicinarsi del Natale e si attuerà compiutamente nei primi mesi del 2015.

Per permettere a cittadini, ai turisti e ai bambini di iniziare a familiraizzare con i personaggi, l’Agorà di Expo allestita nel cortile del Castello Sforzesco ospiterà nel weekend dell’8 e 9 marzo laboratori, giochi e attività in stile carnevalesco.

Expo, bando di cooperazione internazionale

Pubblicato su Avvenire (leggi articolo originale)

Un bando dedicato a progetti di cooperazione internazionale, che puntino a favorire lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà, nel segno della tematica di Expo 2015: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Il concorso, presentato ieri, si chiama “Nutrire il Pianeta 2014” e gode del sostegno del Comune, della Regione e della Fondazione Cariplo.

I tre enti, realizzando una forma di partenariato pubblico-privato, hanno messo a disposizione delle organizzazioni non profit una cifra totale di 5,2 milioni di euro, di cui 1 milione e mezzo stanziati dalla Regione Lombardia; 1 milione 770mila euro da Palazzo Marino (dei quali 1,526 milioni provenienti da accordi stipulati in precedenza con le fondazioni bancarie e 244mila finanziati dal bilancio del 2013) e 1 milione 930mila euro dalla Fondazione Cariplo. Il concorso, che arriva a poco più di un anno dall’inaugurazione di Expo 2015, è dedicato ai temi della sicurezza alimentare, con un riferimento particolare all’agricoltura sostenibile e alla filiera della produzione alimentare.

Tra gli elementi competitivi ai quali si presterà maggiore attenzione ci sono l’innovazione della filiera, la qualità e la sicurezza del cibo e la valorizzazione delle tradizioni alimentari locali. Ad essere privilegiati, inoltre, saranno i progetti che si baseranno su una forte collaborazione tra le organizzazioni italiane e quelle locali; saranno favorite le iniziative che puntano a perseguire allo stesso tempo obiettivi economici e obiettivi di protezione sociale, valorizzando le risorse umane coinvolte.

Saranno valutati positivamente, infine, i progetti che coinvolgeranno imprese lombarde, soprattutto quelle già presenti nei Paesi di intervento, che potranno mettere sul piatto il loro know-how; particolare interesse sarà riservato anche ai progetti che coinvolgeranno le comunità straniere già presenti in Lombardia. Il bando, la cui prima fase si concluderà il 15 aprile, prevede inoltre la promozione delle iniziative nel corso dei sei mesi dell’Esposizione universale di Milano.

Chiara Merico

Pannelli solari biologici: il primo impianto radio al mondo alimentato a muschio

Pubblicato su Architetturaecosostenibile (leggi articolo originale)

Da qualche tempo i ricercatori dell’Università di Cambridge sono impegnati nella messa a punto di una nuova tipologia di celle solari biologiche per pannelli fotovoltaici. Il progetto “Moss Power” cerca di integrare le proteine responsabili della fotosintesi dei vegetali con la tecnologia dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica invece che di biomassa. Il risultato, unico al mondo, è una radio alimentata da muschi che formano un impianto solare biologico.

Nel 2011 viene concepito il primo modello concettuale che mostra il potenziale della BPV (bio-photo-voltaici), il “MOSS table”, un tavolo che genera energia e alimenta una lampada posizionata sopra di esso. Successive ricerche hanno condotto alla progettazione della MOSS FM, il primo impianto radio alimentato dalle piante. Il progetto è notevole perché è la prima volta che la tecnologia emergente è utilizzata per alimentare un oggetto che richieda più potenza di un display LCD.

Il meccanismo, i materiali e le specie vegetali

Il progetto consiste in dieci contenitori di muschio ordinatamente disposti che formano un impianto solare biologico che cattura gli elettroni generati durante la fotosintesi e li converte in elettricità, anche quando non c’è luce. Le celle solari biologiche usate nella MOSS FM sono formate da un composto di materiali che assorbono acqua, materiali conduttori e un composto biologico sul quale cresce il muschio.

I vasi che alimentano la radio sono connessi ad anodi (poli positivi) che accumulano gli elettroni generati dalla fotosintesi e catodi (poli negativi) dove gli elettroni vengono utilizzati. Un circuito esterno collega gli anodi ai catodi.

Teoricamente potrebbe essere usata ogni pianta fotosintetizzante per catturarne e sfruttarne la potenza elettrica, ma il team ha prototipato la radio scegliendo il muschio perché il suo processo fotosintetico è particolarmente efficiente nel generare elettricità.

Il team di progettazione

La radio è stata concepita e costruita da Fabienne Felder, la creativa e designer originaria della Svizzera, in collaborazione con il biochimico Paolo Bombelli e il biologo vegetale Ross Dennis dell’Università di Cambridge. Il Dottor Bombelli ha lavorato alle celle solari biologiche per anni. Questi studi ora sono conservati presso l’Università di Cambridge, dove il Dottor Bombelli sta lavorando come ricercatore senior nel gruppo del professor Chris Howe. A lui e ai progettisti Alex Driver e Carlo Peralta dobbiamo il “MOSS table” già citato.

Aspettative per il futuro

Se il 25% dei londinesi caricasse il proprio cellulare, tutti i giorni per due ore, con il muschio, si potrebbe risparmiare una quantità tale di elettricità da poter alimentare una piccola città, circa 42.5 milioni di KWH secondo la ricerca. A questo risultato si aggiungerebbero il ritorno economico e la riduzione di 39.632 tonnellate di CO2 all’anno. L’innovativa tecnologia è ancora tutta da perfezionare e investendo sulla ricerca i risultati sarebbero ancora maggiori.

I pannelli solari biologici possono essere paragonati ai primi campioni di pannelli fotovoltaici tradizionali. Anche i pannelli solari biologici dovranno passare attraverso le varie fasi di sviluppo: determinazione di materiali conduttori ottimali, le piante giuste e sistemi di irrigazione e manutenzione che garantiscano il flusso costante dell’elettricità.

Individuare le piante giuste dovrà essere uno studio a sé. I muschi sono estremamente resistenti all’essicazione, ma non gradiscono la luce diretta del sole. Una vegetazione variegata potrebbe essere la soluzione. Le risaie potrebbero fornire un buon ambiente per i pannelli solari biologici per via della quantità di acqua usata per nella loro coltivazione.

Si suppone che in cinque anni la tecnologia possa diventare applicabile in una forma commercialmente valida.

Agrofarmaci e agricoltura biologica, in Francia i ricercatori contestano l’Inra

Pubblicato su Agronotizie (leggi articolo originale)

Francia sempre più sorprendente e quasi schizofrenica: all’annuncio choc della legge con cui intendono abolire l’uso degli agrofarmaci tradizionali da parte degli enti pubblici a partire dal 2020 e da parte degli utilizzatori non professionali a partire dal 2022 (vedere articolo) fa da contraltare uno studio del più prestigioso ente di ricerca transalpino (Inra) che suggerisce di autorizzare agrofarmaci chimici in agricoltura biologica per migliorarne la performance.

Un gigante pubblico per la ricerca scientifica in agricoltura
L’Inra (Institut national de la recherche agronomique) è l’istituto nazionale francese per la ricerca in agricoltura con circa 8.500 addetti a tempo pieno, cui si aggiungono circa 3.000 borsisti, a fronte di un budget di quasi 900 milioni di euro nel 2013, di cui 680 per incarichi di pubblica utilità e quasi 150 per attività di ricerca finalizzata.
Per fornire un’idea della dimensione di questo istituto, l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha (dati 2013) 477 effettivi e un budget (78 milioni di euro) pari a meno di un decimo di quello dell’Inra.
Il mercato italiano degli agrofarmaci (fonte Agrofarma) si colloca intorno ai 740 milioni di euro.

Sessantatrè Davide con la fionda in mano
I sessantatrè ricercatori che hanno contestato il lavoro dell’Inra provengono da differenti Università, Istituti, Centri di ricerca francesi (di cui ben 16 – molto coraggiosi, aggiungiamo noi – della stessa Inra) ed esteri e sono accomunati nella critica all’approccio utilizzato nell’affrontare l’argomento “Verso un’agricoltura ad alto rendimento. Vol.1 Analisi del rendimento dell’agricoltura biologica”, a loro avviso non obiettivo e talora impreciso.
La sezione “Qualità della produzione biologica” sarebbe stata infatti trattata in modo superficiale, con pochi riferimenti bibliografici, e la maggiore qualità della produzione biologica sarebbe stata minimizzata e diluita in altre considerazioni di minore importanza.
Nel capitolo “Qualità sanitaria della produzione dell’agricoltura biologica” il lavoro fa ampiamente riferimento alla relazione preparata dall’agenzia francese della sicurezza alimentare (Afssa, ora Anses) nel 2003 e poco altro e sorprendentemente ignora l’aspetto “La resistenza agli antibiotici nel bestiame” in cui il rapporto citato e altri lavori vedono notevolmente avvantaggiata l’agricoltura biologica.

All’altro cavallo di battaglia delle produzioni biologiche, i residui di antiparassitari negli alimenti, è dedicata solo mezza pagina, saltando a piè pari tutta la letteratura a sostegno della maggiore salubrità di una produzione senza residui.
In sintesi il rapporto minimizza i vantaggi in termini di salute del mancato utilizzo degli antiparassitari in agricoltura, arrivando a considerarlo un “non vantaggio”.
La sezione ambientale non sembra essere molto diversa: il dato di fatto che l’agricoltura biologica ha per unità di superficie meno perdite di nitrati in falda viene “ingentilito” citando una meta-analisi dalla quale si evince che la differenza si annulla o addirittura si inverte quando si considerano i quantitativi di nitrati immessi per unità di prodotto.
Anche la parte del confronto dei dati produttivi sembra avere vizi metodologici, arrivando a confrontare campioni molto diversi e situazioni che avvantaggiano l’agricoltura convenzionale (es. monocolture di cereali).

L’agricoltura biologica con gli erbicidi è meglio
Il lavoro prosegue con i risultati di un’indagine empirica sulla produttività e la redditività dell’agricoltura biologica condotta analizzando informazioni disponibili in alcune banche dati. Particolarmente singolare è il passaggio in cui gli autori evidenziano come la redditività degli appezzamenti coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica sia positivamente influenzata dal numero di trattamenti con erbicidi, mentre in agricoltura convenzionale ciò non succede.
A conferma che ciò non è una svista, gli autori infieriscono con i lettori arrivando a consigliare l’autorizzazione di erbicidi chimici per aumentare la performance dell’agricoltura biologica.

La risposta del gigante
La risposta dell’Inra, un documento di 50 pagine recapitato ai mittenti il 10 gennaio scorso, ribatte punto su punto ai rilievi dei 63 ricercatori, precisando inizialmente che l’obiettivo dello studio era risolvere il seguente interrogativo “Come rendere l’agricoltura biologica (francese) più produttiva e competitiva?” e non “E’ meglio l’agricoltura tradizionale o quella biologica?”.
Di fatto le considerazioni sui vantaggi e svantaggi dell’agricoltura biologica in materia ambientale sarebbero quindi un “allungare il brodo” (lo studio – per meglio dire il tomo – è di 372 pagine), a meno di non leggere tra le righe che l’unico modo per incrementare la performance dell’agricoltura biologica sia quello di renderla convenzionale, come sembra emergere dalle raccomandazioni finali “Dobbiamo temere una convenzionalizzazione dell’agricoltura biologica?”.
La scivolata sugli erbicidi non viene negata, anche se si da la colpa alla qualità delle banche dati utilizzate, ree – aggiungiamo noi – di aver fotografato una realtà che è molto frequente anche negli altri paesi – Italia in primis. Per il resto l’ente rimane sulle proprie posizioni, e il suo accusare i “Davide” di avere estrapolato delle singole frasi dal contesto, cambiandone di fatto il senso, fa parte del normale confronto dialettico che troviamo quotidianamente nelle schermaglie tra politici e giornalisti in Italia.

Un enzima proteggerà le coltivazioni dal maltempo

Pubblicato su Centrometeoitaliano (leggi articolo originalen)

Scoperto un nuovo metodo per proteggere dai danni del maltempo le coltivazioni. A scoprirlo un team di ricerca che è riuscito ad isolare un enzima che consente alle coltivazioni di sopravvivere anche sott’acqua in condizioni estreme. Grazie a questa nuova tecnica sarà possibile salvare le coltivazioni pure in caso di maltempo intenso. I ricercatori hanno individuato l’enzima cisteina ossidasi (Pco), che consente di mantenere stabili le proteine delle piante nonostante la carenza di ossigeno. La scoperta è rivoluzionaria in quanto adesso consente di programmare le coltivazioni anche in zone dove un tempo era proibitivo.

Rivoluzione nel campo dell’agricoltura. Adesso il maltempo non fa più paura, grazie ad un enzima che proteggerà le coltivazioni dai danni che possono causare piogge intense e rovesci in generale. La scoperta è stata fatta da un team italiano e consentirà a chi si occupa di agricoltura di aprire nuovi orizzonti.

Agricoltura: Ue, 19 marzo varo proposta riforma per biologico

Pubblicato su Ansa (leggi articolo originale)

BRUXELLES – E’ in programma per il 19 marzo prossimo il varo, da parte della Commissione europea, della proposta di riforma per il biologico in Europa che potrebbe tradursi in una vera e propria rivoluzione considerando gli obiettivi ambiziosi a cui mira Bruxelles. Si tratta infatti, secondo quanto appreso dall’ANSA, di eliminare gli ostacoli allo sviluppo nell’Ue dell’agricoltura biologica con regole più chiare e meno deroghe.

Basti pensare che é forse l’unico settore dove la domanda supera ampiamente l’offerta nonostante, dal 2008, registri una crescita in valore del 7-8% l’anno. Tra gli obiettivi di Bruxelles c’é anche quello di rendere più eque le regole di concorrenza, armonizzando il più possibile le norme di produzione, in modo da semplificare e rendere più severi gli standard europei.

Oltre alla produzione agricola infatti, si vuole regolamentare la trasformazione dei prodotti bio, per i quali una normativa esiste in Italia ma non nell’Ue. Infine, ma non ultimo, il progetto punta a rafforzare la fiducia dei consumatori nel biologico, con più controlli mirati, in particolare sulle importazioni dai Paesi terzi. Per l’Italia la riforma rappresenta una grande sfida se vuole assicurarsi una posizione di leader sui mercati europeo e mondiale.

Non solo mobilitazioni: al via le Reti di Territorio degli Agricoltori

La sede della Cooperativa Eccellenze Agroalimentari italiane
La sede della Cooperativa Eccellenze Agroalimentari italiane

Non solo mobilitazioni per il diritto a continuare a lavorare la terra ma, anche, pratiche positive per riconquistare reddito e diritto al futuro. Al via l’esperienza della rete di economia sociale con gli agricoltori lucani mobilitati contro la crisi agricola.  Inauguriamo il primo punto vendita di Rinascita Lucana con una serata “lucana” di degustazione dei nostri prodotti.

Com. Stampa (Altragricoltura 7.3.14).

lo avevamo annunciato nei mesi scorsi: l’impegno di Altragricoltura non è solo nel promuovere mobilitazioni contro la crisi agricola o di costruire nuove forme di rappresentanza sindacale degli agricoltori ma, anche, quello di sostenere e promuovere spazi di economia sociale positiva in cui le pratiche del produrre, distribuire e consumare il cibo siano sottratte dalla speculazione selvaggia che governa e determina la crisi che colpisce aziende agricole e consumatori”. Lo ha sottolineato Gianni Fabbris nel corso dell’incontro fondativo della prima R.A.T.E.S. (Rete degli Agricoltori di Territorio per l’Economia Sociale) che si avvia proprio dalla Basilicata mentre altre sono in preparazione in Puglia, Campania, Sicilia, Lazio e Toscana.
Altragricoltura pone l’accento sulla necessità di riportare il controllo delle filiere agroalimentari sotto la responsabilità principale di produttori e consumatori come una delle priorità degli sforzi della politica e delle iniziative imprenditoriali. “Venti anni fa per ogni Lira che si spendeva per l’acquisto di beni alimentari” scrive Altragricoltura nei suoi documenti di presentazione della proposta “un terzo circa del valore aggiunto remunerava le aziende agricole, un terzo la trasformazione e i costi intermedi, un terzo la commercializzazione. Oggi i 2/3 del valore aggiunto determinato negli scambi agroalimentari finiscono in mano della commercializzazione. Una situazione insostenibile che lascia nelle mani della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e dei mediatori commerciali il controllo e la gestione dei cicli agroalimentari espropriando produttori e consumatori di reddito e capacità di accesso alle risorse. In realtà la globalizzazione dei mercati ha determinato, fra i suoi più devastanti effetti e distorsioni, un enorme esproprio di risorse da chi lavora la terra e consuma il cibo a vantaggio della speculazione“.

Mentre aumenta la retorica sul “Made in Italy”, in realtà sempre più svuotato della materia prima prodotta dai nostri agricoltori e allevatori per diventare sempre più business per i padroni dei grandi marchi italiani (di cui non sono proprietari gli agricoltori e sempre meno gli italiani)  i dati ufficiali documentati nelle scorse settimane dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria( INEA) sono impietosi: Valore aggiunto in picchiata nel 2012 (-4,4% sull’anno prima) per l’agricoltura italiana, crollo della capacità di spesa dei consumatori , mentre aumentano valore aggiunto dell’industria agroalimentare (+2,3%) ed export (+5,6%).
Di fronte a questi dati che descrivono chiaramente come si sta allargando la forbice fra chi ha la capacità di fare affari sulla crisi (grande commercializzazione, speculazione finanziaria) e chi paga ne paga i prezzi (produttori, lavoratori salariati e consumatori), occorre porre ogni sforzo sia nelle politiche di riorganizzazione della nostra agricoltura, sia nella organizzazione dei produttori e nella loro capacità di fare rete con i cittadini consumatori e di riappropriarsi di strumenti di gestione imprenditoriale autonomi e diretti.

In particolare sulla capacità di mettere in campo strumenti che sostengano l’autonomia dell’impresa agricola, tre sono le linee di azione su cui Altragricoltura sta concentrando il suo lavoro: la realizzazione delle RATES (le Reti degli Agricoltori di Territorio per l’Economia Sociale) che assumono il ciclo corto e l’agricoltura sociale come base della proposta d’impresa, quella della costruzione delle O.P. (Organizzazioni di Produttori) che aggregano su vasta scala gli agricoltori sulla base dell’autogoverno e sulla capacità di gestire le strategie commerciali autonome per la gestione del proprio prodotto, quella della creazione di strumenti di autogestione delle risorse finanziarie (è in via di realizzazione la Mutua di Solidarietà e lo sportello Bancario gestito direttamente dal movimento degli agricoltori) capaci di sostenere gli investimenti necessari e di introdurre strumenti originali di fronte al venir meno del diritto dell’accesso alle risorse finanziarie operato principalmente dalla scelta delle banche di continuare a sostenere il comparto.

In questo quadro prende l’avvio il primo degli strumenti su cui sta lavorando Altragricoltura: la prima RATES (Rete degli Agricoltori di Territorio per l’Economia Sociale) nasce in Basilicata innestandosi sull’esperienza di difesa dell’Azienda Agricola di Leonardo Conte comprata all’asta l’anno scorso ed attualmente occupata per impedire che passi di mano. “Rinascita Lucana” è il nome di questa prima rete; l’Associazione era già stata costituita in occasione della giornata di occupazione dell’azienda ormai un anno fa ed avvia, proprio con sede nell’azienda di Leonardo Conte, dopo aver elaborato il progetto di impresa che sarà presentato nei prossimi giorni in un incontro pubblico.

Fra i suoi punti qualificanti: circa venticinque aziende agricole Lucane coinvolte  con una forte differenziazione di produzioni e, dunque, capaci di dare vita ad un paniere d’offerta diversificato, gestione diretta della vendita del prodotto, organizzazione e gestione dei mercati di vendita, ristorazione sociale, gestione di una PAS (Piattaforma Alimentare Solidale) che promuove il rapporto con i Gruppi di Acquisto di tutta Italia e la vendita diretta, iniziative sociali di valorizzazione delle produzioni locali, grande ricerca della qualità del prodotto e della trasparenza nella determinazione del prezzo e della garanzia di sicurezza alimentare.

Rinascita Lucana avvia questa sera (venerdi 7  Marzo 2014) il primo dei suoi due sportelli di vendita dei prodotti a Roma. Si tratta, in particolare di uno spazio promosso dal Movimento di Liberi Agricoltori e organizzato in una nuova proposta  autogestita che ha dato vita ad “Eccellenze Agroalimentari Italiane” (https://www.facebook.com/eccellenzeagroalimentariitaliane), una Cooperativa di agricoltori che realizza spazi di vendita autogestiti con “stand regionali”, ristorazione, macelleria, enoteca ed altre attività volte a favorire il rapporto diretto e l’incontro fra cittadini consumatori e agricoltori. Rinascita Lucana anima con i suoi prodotti e le sue aziende lo spazio “Basilicata e Puglia” e questa sera partecipa alla serata Lucana di promozione dei prodotti delle nostre aziende.
Alle 20 di venerdi 7 Marzo, presso il negozio della “Cooperativa Eccellenze Agroalimentari”, circa 40 invitati potranno degustare i prodotti degli agricoltori di Rinascita Lucana. Il menù prevede “Pecora alla pastorale”, “Zuppa di Ceci Neri di Pomarico” , formaggi, olive e sott’olio lucani, pane di Matera, “Olio biologico” delle nostre aziende, “Primitivo ed Aglianico”, “Fragole ed Arance del Metapontino”.”Nei prossimi giorni presenteremo le nostre iniziative a sostegno della promozione della altra agricoltura di cui abbiamo bisogno in Basilicata” annuncia Gianni Fabbris che di Altragricoltura è il coordinatore nazionale “Per intanto lavoriamo come siamo sempre stati abituati a fare per conquistare nuovi spazi ed aprire nuove strade capaci di restituire agli agricoltori ed ai cittadini lucani il diritto ad un futuro degno delle straordinarie ricchezze e del patrimonio di storia, tecnologia, cultura contadina della nostra regione compromesso dalla logica dell’agricoltura industrialista che ha ridotto l’agricoltura lucana ad una crisi da cui è urgentissimo uscire”La serata lucana delle nostre Eccellenze Alimentari si terrà a Sutri alla Via Cassia – 0761 600780.   La Cooperativa si trova ai confini della Provincia di Viterbo con Roma vicino al Borgo antico di Sutri fra i resti degli Etruschi ed è raggiungibile sulla Strada Statale Cassia al km. 46,500.
Info alla pagina: http://www.eccelenze-agroalimentari.it

Fondi milionari all’agricoltura, ispettori «sostituiti» da Google

Pubblicato su Corriere del Veneto (leggi articolo originale)

VENEZIA — Google fa un sacco di cose: trova pagine internet, esegue operazioni matematiche, calcola conversioni in valuta straniera e individua sulla mappa indirizzi, luoghi e imprese. Non solo. Ora permette agli agricoltori di ridurre al minimo il tempo da dedicare alle procedure burocratiche per accedere ai fondi europei per l’agricoltura. Il colosso informatico di Mountain View sta sviluppando per conto dell’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa) un’applicazione che permette agli utenti di fare una fotografia con il proprio cellulare e certificare così il luogo e l’orario dello scatto senza possibilità di manomissione. «In questo modo gli agricoltori che devono eseguire o eliminare opere specifiche sui loro campi per accedere ai finanziamenti europei potranno autocertificare l’avvenuta realizzazione o abbattimento delle strutture con un semplice scatto del telefono senza dover perdere tempo con continui controlli degli ispettori», spiega il direttore dell’Avepa Fabrizio Stella. Il programma di geolocalizzazione di Google permetterà inoltre agli ispettori di condividere in tempo reale tutte le informazioni necessarie per ridurre al minimo le verifiche dei funzionari dell’Avepa. «Le aziende agricole venete ricevono fondi pubblici e per questo devono essere sottoposte a continui controlli – prosegue Stella -. I controlli burocraticiperò interferiscono con il lavoro quotidiano delle aziende e portano via quasi cento giorni all’anno rappresentando un costo a volte insostenibile».

L’introduzione delle autocertificazioni dunque dovrebbe ridurre i tempi dei controlli e tradursi in una maggiore produttività per le singole aziende. D’altra parte, l’uso delle coordinate gps in agricoltura non è una novità. Tutte le operazioni dalla semina alla raccolta vengono fatte con l’uso di strumenti informatici di precisione e, secondo i tecnici di Avepa, non ci saranno difficoltà di adattamento alle nuove tecnologie. A partire da quest’estate infatti sarà introdotta anche la firma elettronica per l’accesso al gasolio agevolato destinato all’agricoltura. I titolari delle aziende che finora avevano un libretto cartaceo che doveva essere compilato manualmente ogni volta che si acquistava la quota prevista di carburante a prezzi calmierati potranno accedere alle provviste con una semplice certificazione elettronica garantita dalle cosidette wacom (tavole adatte alla registrazione delle firme elettroniche già in uso nelle concessionarie autostradali e in alcuni uffici avanzati della pubblica amministrazione).

«Con queste operazioni abbiamo risparmiato un milione e settecentocinquantamila fogli di carta, pari a duecento metri linerai di archivio», conclude Stella. L’introduzione di strumenti informatici ha anche migliorato negli ultimi anni la qualità dei controlli spingendo gli istituti di credito ad anticipare i finanziamenti comunitari che arrivano scaglionati a quasi un anno di distanza. Le aziende agricole che hanno diritto a un finanziamento comunitario potranno chiedere all’Avepa due codici pin. Una prima chiave numerica per controllare presso una ventina di istituti convenzionati i tassi di interesse agevolati delle anticipazioni (che in media si aggirano sul 4,5% e non hanno spese di istruttoria) e una seconda chiave per aprire un conto corrente dedicato su cui verrà versato dall’istituto di credito l’80% del finanziamento previsto. A quel punto i titolari delle aziende agricole potranno svuotare il conto fino all’ultimo centesimo e non dovranno fare più nulla: sarà la stessa Avepa a versare, quando Bruxelles erogherà i fondi, il corrispettivo finanziario comprensivo degli interessi per chiudere il conto. Il fondo complessivo per le aziende venete è di 350 milioni di euro.

Agricoltura, 49,4 mln danni piogge 2013

Pubblicato su Ansa (leggi articolo originale)

ANCONA – Ammontano a 49,4 milioni di euro i danni all’agricoltura causati dalle eccezionali piogge dell’11 e 12 novembre e del 2 dicembre 2013.

La stima è stata fatta dalla Regione Marche che ha chiesto al ministero dell’Agricoltura il riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento e l’attivazione delle misure di aiuto per le aree interessate delle cinque province. Nel mese in questione sono caduti 355 millimetri di pioggia, una volta e mezza oltre la media.

In Liguria nasce la Banca della terra

Pubblicato su Genova24 (leggi articolo originale)

Regione. In Liguria nasce la Banca regionale della terra. Oggi il consiglio regionale ha approvato all’unanimità il disegno di legge “Norme per il rilancio dell’agricoltura e della silvicoltura per la salvaguardia del territorio rurale ed istituzione della Banca regionale Terra”.

La legge si prefigge un duplice obiettivo: favorire il recupero produttivo delle aree a vocazione agricola e selvicolturale abbandonate o sottoutilizzate, e prevenire l’ulteriore degrado del nostro territorio.

Nel dettaglio la legge prevede, tra l’altro, l’istituzione della Banca Regionale della Terra, consistente in una base dati informatica accessibile e consultabile da chiunque vi abbia interesse nella quale, su segnalazione dei proprietari, saranno inserite le coordinate catastali dei terreni disponibili per essere recuperati alle attività agricole.

Alla Regione potranno essere segnalati ai fini dell’eventuale inserimento nella banca dati e della successiva assegnazione anche quei terreni che risultano abbandonati. Sono anche previste diverse tipologie di contributi: agli imprenditori agricoli per il recupero dei terreni incolti (fino a 500 euro per ettaro), agli imprenditori agricoli per l’acquisizione di particelle funzionali all’aumento o all’accorpamento della superficie aziendale, ai proprietari forestali per l’acquisto di nuovi fondi o per la copertura delle spese di costituzione dei consorzi, e ai Comuni ed ai consorzi per interventi di manutenzione straordinaria.

Ulteriori disposizioni riguardano la rimozione di alcuni vincoli che limitano la possibilità di riprendere l’attività agricola su terreni terrazzati invasi dal bosco, nonché la semplificazione delle procedure per l’assegnazione delle terre incolte.

Sono stati approvati diversi emendamenti presentati da consiglieri. In particolare, uno dei diversi sottoscritti da Ezio Chiesa (Gruppo misto Liguria Viva) prevede anche la cessione in comodato gratuito di aree demaniali regionali. Un altro, sempre di Chiesa, su cui la giunta aveva espresso parere contrario ma che è stato approvato grazie ai voti di una parte della maggioranza e della minoranza, prevede l’impiego di detenuti per il recupero del patrimonio boschivo in aree demaniali.

Un terzo emendamento consente di realizzare invasi e vasche a monte degli appezzamenti, al fine del contenimento dell’acqua piovana per il successivo utilizzo irriguo e di antincendio. Approvati anche alcuni emendamenti sottoscritti da Gino Garibaldi (Nuovo centrodestra), insieme ad altri consiglieri, che mettono in primo piano le imprese giovanili. Approvato anche un emendamento di Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) con il quale si puntualizza che i terreni boschivi, convertiti ad uso agricolo, non possono cambiare quest’ultima destinazione per 20 anni.

Ministero Agricoltura, quel sistema informatico da 780 milioni

Pubblicato su Repubblica (leggi articolo originale)

ROMA – Immaginate di avere un’automobile in affitto. Un’automobile che vi costa un sacco di soldi ogni mese, però non funziona. Alle volte non parte, alle volte non frena, non si accendono le luci, o si accendono quando non servono. Insomma un disastro. Ecco, quell’automobile sgangherata assomiglia molto al Sian, il Sistema informatico che del ministero dell’Agricoltura è il cuore pulsante, perché distribuisce 7 miliardi di euro all’anno di contributi europei. Dal 2010 ad oggi sono stati prodotti almeno una decina di dossier, tra relazioni di collaudo, audit interni, perizie legali che dimostrano come il Sian sia un costosissimo colabrodo, un sistema che ha drenato fino ad oggi dalle casse dello Stato la bellezza di 780 milioni di euro. Motivo, forse, per ritoccare i termini del contratto con i privati che lo gestiscono, suggerirebbe la logica. Invece no, anzi. Poche settimane fa, nel pieno del marasma del caso De Girolamo, quel contratto è stato ulteriormente ingrassato, aumentandone la provvigione di altri 90 milioni di euro per il triennio 2014-2016. E il Sian si è rivelato, ancora una volta, per quello che è: una torta che scatena appetiti, e la prima grana che piomba come un macigno sulla scrivania del neo ministro renziano Maurizio Martina.

A CHI VANNO I FONDI DELL’AGRICOLTURA?
A giudicare dalle 62 pagine dell’ultima di queste relazioni di collaudo, certificata dallo studio dell’ingegner Giuseppe Felice e finita nel fascicolo aperto dal pm di Roma Alberto Pioletti proprio sul funzionamento del Sian, di cose che non tornano ce ne sono parecchie. Le superfici dei terreni, ad esempio. Quelle inserite via internet nel sistema dagli agricoltori in molti casi sarebbero diverse da quelle reali. C’è un fienile nel comune di Mistretta di 900 metri quadrati per cui sono stati erogati fondi come se fosse di 2000. Ci sono pratiche per cui il software si accorge di “scostamenti tra le superfici richieste e quelle effettive del 100 per cento”, eppure i soldi partono lo stesso, in automatico. Ci sono società agricole che accumulano penalità di 200 mila euro e ottengono comunque il denaro e ci sono finestre del software in cui un soggetto compare prima come intestatario di 2 fabbricati agricoli, poi all’improvviso di 23. Alla stessa data.

I finanzieri del Nucleo speciale di Tutela Spesa Pubblica, oltre a valutare la relazione di Felice, da mesi passano al setaccio tutti i rimborsi ottenuti dagli agricoltori italiani negli ultimi anni: i risultati di questa maxi inchiesta sono ancora coperti da segreto, ma secondo indiscrezioni ci sarebbero milioni di euro pagati a chi non ha nemmeno un fazzoletto di terra coltivato, a prestanomi di clan mafiosi, a chi ha un garage e lo spaccia per fattoria. E spunta un finanziamento da 50 milioni finito nel nulla.

Quando Repubblica ne diede conto, a gennaio, l’allora ministro De Girolamo si arrabbiò molto promettendo querele e spiegando che l’indagine era partita prima del suo arrivo al ministero (verissimo) e che lei aveva provato ad arginare il fenomeno. Evidentemente il nuovo capogruppo dell’Ncd però dimenticava che una parte, anche consistente, dell’inchiesta riguarda proprio il mal funzionamento del Sian così come testomonia la perizia tecnica di collaudo depositata in procura a settembre.

DA 20 ANNI SEMPRE GLI STESSI
A questo punto bisogna fare più di un passo indietro, per capire la fibrillazione che si provoca nelle stanze del dicastero dell’Agricoltura quando il discorso finisce sul Sian, la banca dati più grande e complessa del comparto agricolo e forestale. Perché da vent’anni a gestirlo sono sempre gli stessi imprenditori privati. Cambiano i governi, ma loro no.

Dal 2007 il sistema è in mano alla Sin, spa partecipata per il 51 per cento da Agea (società del ministero), per il 49 per cento da un raggruppamento temporaneo di imprese Rti: Almaviva è mandataria con il 20,02%, poi ci sono Auselda1, Sofiter2, Telespazio, Cooprogetti, Ibm, Agriconsulting, Agrifuturo. Sono loro, quell’anno, ad aggiudicarsi il super appalto da 1,1 miliardi di euro per gestire il Sian fino al 2016, ed erano loro che avevano fornito ad Agea lo stesso servizio dal 2001 al 2007, riuniti in consorzio sotto il nome “Agrisian”. “Ed erano loro anche prima – si legge nell’esposto alla procura firmato da Ernesto Carbone, ex presidente e amministratore delegato di Sin, deputato vicinissimo a Matteo Renzi – i fornitori di Agea sono stati sempre gli stessi, sebbene in compagnie societarie diverse nella forma, ma immutate nella sostanza”.

Carbone, con il suo esposto, ha dato il via all’inchiesta di Pioletti. Nei pochi mesi in cui è stato amministratore di Sin (da fine aprile 2012 a marzo 2013) ha disposto una consulenza legale su un altro nodo di questa storia, la traformazione da srl in spa della Sin decisa nell’agosto del 2011. Scrive l’avvocato Francesco Carluccio nella relazione finale, anche questa depositata in procura: “Fino a quella data si evidenziava una rigorosa e costante verifica del rispetto degli impegni da parte del Rti fornitore. La conseguenza della trasformazione in spa è stato una sorta di favore nei confonti dei soci privati… la Sin sembra aver impegnato i suoi maggiori sforzi quasi unicamente per aumentare i compesi e i rimborsi agli amministratori”. In altre parole, “peggioramento nella gestione della società” e “aumento ingiustificato dei costi”.

“NON SO NIENTE DI AGRICOLTURA”, E LO NOMINANO DIRETTORE…
E alla Sin che dicono? Per il momento nulla. Anche perché c’è molto imbarazzo. La De Girolamo, infatti, “per portare legalità” aveva nominato come commissario straordinario di Agea il generale della Finanza, Giovanni Mainolfi, il cui nome era rimbalzato più volte nell’inchiesta della P4. E’ sua la decisione, durante l’interim di Enrico Letta all’Agricoltura dopo le dimissioni della De Girolamo, di rinnovare al rialzo il contratto con i soci privati, aumentando di 30 milioni l’anno la provvigione. Tra i primi atti di Mainolfi, anche la nomina di Antonio Tozzi alla direzione generale della Sin. Ruolo delicato, il suo. È l’uomo che deve gestire i 7 miliardi di euro. Ma chi è Tozzi?

Trentacinquenne commercialista di Benevento, su facebook i suoi amici lo definiscono “re della movida locale”, ex fidanzato di Nunzia De Girolamo, di cui è stato portavoce e capo segreteria. Non esattamente un esperto di agricoltura. “Non ho competenze specifiche. Ma per partecipare non erano richiesti requisiti particolari. E’ sufficiente una laurea, poi io sono stato commissario liquidatore e amministratore di alcune aziende. Sì è vero, conosco bene Nunzia, sono un amico di famiglia, ma l’incarico non l’ho avuto direttamente da lei”. Il dottor Tozzi guadagna 175 mila euro lordi all’anno.

… CON CONSULENTE AL SEGUITO
E nonostante la Sin abbia un’area della Direzione Audit e Comunicazione dedicata all’organizzazione della società, con un direttore che percepisce 163mila euro l’anno, e nonostante abbia anche una direzione amministrativa per le questioni finanziarie, con un altro direttore che di euro ne prende 123mila, il primo febbraio è stato stipulato un contratto di consulenza da 43.084 euro con Antonio D’Angelo, il quale dovrà “affiancare il direttore generale nella supervisione degli aspetti amministrativi, organizzativi, finanziari, procedurali della società… che abbia caratteristiche di terzietà che ovviamente non è possibile riscontrare nell’ambito di Sin”.

Una clausola che da sola racconta il clima di veleno e di sfiducia che si respira in azienda e che ha toccato anche lo stesso Carbone, accusato dall’attuale presidente Sin, Francesco Martinelli, di aver utilizzato in modo improprio 23mila euro per spese personali e di rappresentanza. “Tutte falsità”, si difende Carbone.

Di certo c’è che negli ultimi due anni alla Sin hanno visto avvicendarsi 4 presidenti e 5 amministratori delegati. “C’è fortissima preoccupazione per il mantenimento sia del livello occupazionale sia della professionalità dei lavoratori di Sin – dichiara la Rsa Cgil in una nota – confidiamo nel nuovo Ministro De Martina perché il cosiddetto “Collegato Agricoltura”, pur in linea con l’obiettivo di riorganizzazione degli enti vigilati del suo dicastero, tuteli i nostri posti di lavoro insieme con le competenze”. Se il nuovo ministro cercava un punto da cui partire per svolgere il suo mandato, lo ha trovato.

LA REAZIONE DEL MINISTRO
Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha disposto una relazione urgente sulle disfunzioni del Sian, il sistema informativo con cui vengono distribuiti 7 miliardi di euro di fondi della Pac. “Ho chiesto al Commissario di Agea (che controlla la Sin, la società che gestisce il Sian) una relazione urgente con particolare riferimento alle modalità e al grado di efficacia con cui si è provveduto alla gestione del Sian e alle motivazioni che avrebbero condotto all’aumento “della provvigione di altri 90 milioni di euro per il triennio 2014-2016″. Di conseguenza sarà posta in essere ogni iniziativa utile a garantire il rigoroso rispetto delle leggi”.

L’agricoltura sociale: un’opportunità per la programmazione 2014-2020

Pubblicato su Agrinotizie (leggi articolo originale)

L’agricoltura sociale. Un’opportunità per la programmazione 2014-2020. E’ questo il tema del seminario promosso dalla Rete rurale nazionale e organizzato da Inea che si terrà il 10 marzo, nella Sala Cavour del Mipaaf a Roma, ore 9.30.

L’obiettivo dell’incontro è quello di analizzare le opportunità offerte dalla prossima programmazione per promuovere e sviluppare l’agricoltura sociale nei contesti rurali, urbani e peri-urbani. Sono invitati a partecipare gli operatori del settore, rappresentanti delle amministrazioni regionali e nazionali, organizzazioni professionali, associazioni interessate a discutere le modalità e i contenuti della nuova programmazione.

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