Politiche agricole «Asset strategico per la Campania»


pubblicato su: “la città di Salerno” (vedi articolo originale)

«Inutile girarci intorno: bisogna recuperare il ritardo accumulato nella valorizzazione dell’agricoltura e – soprattutto – intervenire operativamente per rendere più equilibrato il rapporto tra settore primario e comparto industriale. La vera partita per lo sviluppo in Campania si gioca sostanzialmente sul sostegno strategico e finanziario alla filiera agroindustriale». L’assessore regionale Daniela Nugnes entra subito nel merito della questione. «Non è più il tempo di mantenere in piedi la logica dei compartimenti stagni. Anche dal punto di vista dell’utilizzazione dei fondi previsti dalla nuova Pac (Politica Agricola Comunitaria) 2014/2020 è il momento di affrontare in maniera diretta i nodi da sciogliere: è indispensabile offrire agli imprenditori agricoli bandi adeguati all’esigenza di non polverizzare interventi destinati ai processi di miglioramento della capacità produttiva e competitiva. Valutiamo con attenzione come consentire agli operatori del settore primario un accesso più mirato rispetto alle varie opzioni in campo: dall’implementazione qualitativa della produzione agricola alla prima trasformazione, fino ad arrivare alla trasformazione industriale».
Assessore Nugnes, lei pensa, quindi, ad un maggiore coordinamento con l’assessorato alle Attività Produttive?
«Non solo con l’assessorato alle Attività Produttive – con il quale peraltro sono già in atto importanti sinergie – ma con tutti gli assessorati che a vario titolo detengono competenze che influiscono sui processi di miglioramento competitivo della filiera agroindustriale. Pensiamo, cioè, a rendere disponibili strumenti di accesso ai finanziamenti previsti dalla nuova Pac con una logica di sistema a monte, in grado di distribuire risorse a valle in maniera integrata e non frammentata e dispersiva come accade – purtroppo spesso – oggi».
Che cosa intende esattamente quando afferma che occorre recuperare un rapporto più equilibrato tra settore agricolo e sistema industriale?
«Anche in questo caso, per amore di chiarezza, desidero sottolineare che nei processi di trasformazione industriale bisogna stare attenti a fare in modo che non sia sempre l’agricoltore a recitare la parte del parente povero. Naturalmente non è un problema soltanto della Campania, ma è evidente che gli squilibri in atto nel percorso dal campo alla tavola di produzioni ad altissimo valore aggiunto di qualità (che si accumula a partire dal momento embrionale e, quindi, nel terreno di coltura) vanno corretti o, perlomeno, moderati. Non è una constatazione “rivendicativa”, ma una valutazione che prende spunto dalle difficili condizioni in cui versano tante produzioni agricole schiacciate da una logica di mercato assolutamente insostenibile».
L’export è uno dei punti di forza della filiera agroindustriale campana. Come intende muoversi il sul tema di internazionalizzazione?
«Il punto di partenza di ogni ragionamento risiede nella convinzione che occorre presentarsi sui mercati esteri – per quanto possibile – con un unico “vestito”: quello del territorio regionale. È la Campania il “brand” di qualità che la filiera agroindustriale deve rappresentare e spingere quando sbarca alla conquista di nuove aree dove rafforzare la propria presenza. È in questa prospettiva che la Regione intende partecipare a tutte le principali fiere settoriali con un investimento che nel periodo settembre/dicembre 2013 si attesta intorno ad 1,5 milioni di euro».
Può bastare per sostenere una strategia spesso deficitaria se rapportata a quella di altre aree territoriali dell’Ue?
«È certamente un tassello importante la presenza coordinata e pienamente operativa della Campania nei maggiori saloni espositivi che riguardano l’agroalimentare. Ma siamo consapevoli che il momento eminentemente fieristico va preparato con un’intensa attività relazionale tra imprese, organizzazioni di produttori, associazioni di categoria. È ben chiaro che la Regione può intervenire nell’ambito delle sue competenze per offrire supporto e sostegno istituzionale ed organizzativo. Ma in questo caso specifico è il partenariato pubblico-privato nel suo insieme che deve darsi obiettivi condivisi sforzandosi di raggiungerli».
Ernesto Pappalardo

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