Art. 9 della Costituzione: ‘la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio’

Leggo con vivo interesse e condivido alcune affermazioni che uomini importanti del panorama storico-artistico hanno voluto condensare in un libro: “Costituzione incompiuta. Arte, paesaggio, ambiente”, pubblicato da Einaudi.

Quattro autori, tra cui Salvatore Settis, archeologo, già direttore della Normale di Pisa, presidente del consiglio scientifico del Louvre, mettono intelligentemente il dito sulle piaghe tormentose che dilaniano il nostro, un Paese ormai disastrato, moralmente e materialmente.

Racconta Salvatore Settis, con amara nostalgia, che ci fu in Italia un tempo in cui la direzione generale delle Antichità e belle arti del ministero della pubblica istruzione poteva essere affidata a un uomo come Ranuccio Bianchi Bandinelli, «massimo archeologo italiano del Novecento e vigile coscienza della cultura europea».

“La tutela delle bellezze naturali non può essere disgiunta da quella delle antichità e belle arti e deve essere sottoposta alla medesima regolamentazione legislativa” era il suo pensiero.

Sembra inimmaginabile un’idea così netta nella società dei consumi di oggi dove anche i beni culturali devono essere strumenti di «valorizzazione economica», dove, come documenta Paolo Maddalena, quei beni, violando la legge, sono diventati soltanto merce; dove trionfa la religione del privato; dove si costruisce senza vergogna, contro la volontà popolare, con l’avallo della Soprintendenza, dove i prestiti selvaggi di delicatissime opere d’arte sono la regola, esportate all’estero come gingilli, utili più che altro a funzionari per i loro traffici di potere.

L’articolo 9 della Costituzione in cui si dichiara: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» non nacque dal nulla.

Il dopoguerra fu un momento fervido di riscatto e di comune visione del mondo di uomini e donne di diverse fedi e culture, dai liberali di gran nome come Benedetto Croce e Luigi Einaudi, al socialista Pietro Nenni, ai comunisti Togliatti e Concetto Marchesi al democristiano Aldo Moro all’azionista Piero Calamandrei che ebbero un ruolo essenziale nella stesura della Carta (mi chiedo perchè non riprovare nella nostra terra quello ce fu un esperimento, se così lo vogliamo chiamare, riuscito).

Tomaso Montanari, altro autore del testo, spiega con chiarezza la sostanza dell’articolo 9: se la sovranità appartiene al popolo, com’è scritto nell’articolo 1, «anche il patrimonio storico e artistico appartiene al popolo. E la Repubblica tutela il patrimonio innanzitutto per rappresentare e celebrare il nuovo sovrano cui il patrimonio ora appartiene: il popolo».

Ma cos’è il patrimonio storico e artistico secondo gli autori del libro? «Non è la somma amministrativa dei musei, delle singole opere, dei monumenti, ma è una guaina continua che aderisce al paesaggio — cioè al territorio “della Nazione” — come la pelle alla carne di un corpo vivo».

Il libro imposta un’infinità di problemi: la funzione delle Soprintendenze: Montanari propone una sorta di magistratura del patrimonio indipendente dalla politica; il perenne conflitto tra lo Stato e le Regioni competenti in materia urbanistica (un errore fatale dei costituenti); il consumo del suolo: l’8,1 per cento della superficie nazionale è coperta da costruzioni, la media europea è del 4,3 per cento. Dopo ogni terremoto, alluvione, disastro si piange (non per molto).Chi deve provvedere, chi deve controllare i controllori? Lo Stato siamo noi, amava dire Calamandrei.

E Bianchi Bandinelli: «Noi siamo, davanti al mondo, i custodi del più grande patrimonio artistico, che appartiene, come fatto spirituale, alla civiltà del mondo».

Ce ne siamo dimenticati. Spaesati tra Imu e Iva.

Prosegue la mobilitazione per tutelare Maurizio Ciaculli

Sono passate settimane da quando Maurizio Ciaculli, imprenditore agricolo di Vittoria (RG) e dirigente regionale di Altragricoltura, ha subito l’ennesima intimidazione per il suo costante impegno a sostegno della legalità.

Ad oggi,” sottolinea Tano Malannino, presidente nazionale di Altragricoltura, “riteniamo che le istituzioni non stanno offrendo le opportune tutele che avevamo vivamente sollecitato durante l’incontro con il Prefetto. Serve una risposta immediata e serve che le forze sociali si attivino per arginare l’attacco alle condizioni di vita e di agibilità democratica nelle campagne.”

Proseguono intanto gli incontri di Altragricoltura.

Nella giornata di domani 27 settembre alle ore 10:00 presso la sede di Vittoria (RG), in Via Generale Cascino, 86/A incontreremo Libera Ragusa, Antiracket Siracusa, Antiracket Vittoria per discutere sull’argomento.

Lunedi 30 settembre invece, una delegazione di Altragricoltura si recherà a Palermo presso la Regione Sicilia per incontrare l’assessore all’Agricoltura, Dario Cartabellotta.

Sono solo alcune di una serie di iniziative che Altragricoltura sta mettendo in campo e di cui daremo notizia nei prossimi giorni.

 Altragricoltura Sicilia

Rapporto sullo stato dell’agricoltura 2013

Pubblicato su Inea (leggi Pdf)

La crisi del 2008 continua a ripercuotersi sulla economia nazionale, che, nel periodo 2007-2012, ha visto il PIL reale perdere il 6,9% del proprio valore, con un tasso medio annuo di decrescita pari all’1,4%. Il settore agricolo, nei primi anni, nel suo complesso sembra aver reagito meglio alla recessione in atto. La produzione del settore agricolo ai prezzi di base e in valore reale è cresciuta nel 2008, si è ridotta ma in misura molto contenuta nei due anni successivi ed è rimasta stabile nel 2011. Pur con le dovute differenze, anche gli andamenti dei consumi intermedi e del valore aggiunto del settore, hanno manifestato la stessa tendenza della produzione a limitare gli effetti della crisi, fino al 2011. E’ solo nel 2012 che gli effetti recessivi della crisi colpiscono il settore agricolo nella loro pienezza: produzione, valore aggiunto, consumi intermedi, consumi finali delle famiglie (ovviamente alimentari) diminuiscono sensibilmente. Dati alla mano, in termini reali, i risultati sono preoccupanti per la caduta sia della produzione (-3,3%), sia, soprattutto, del valore aggiunto, la cui flessione in questo anno (-4,4%) è quasi il doppio di quella, pur molto negativa, verificata per il PIL (-2,4%). Per quanto riguarda il PIL, il 33% della sua riduzione dal 2007 è stata determinata da quanto avvenuto nel 2012. Al contrario, per il settore agricolo, il 2012 è responsabile del 68% della contrazione complessiva della produzione, del 49% della contrazione dei consumi intermedi e del 79% della flessione del valore aggiunto.

Agricoltura, l’attrattività dei mestieri

Pubblicato su Agronotizie (leggi articolo originale)

A Romail prossimo 27 settembre, si terrà la conferenza conclusiva del progetto europeo “L’attrattività dei mestieri dell’agricoltura: nuova occupazione e inclusione sociale”.

Appuntamento nella Sala Serpieri, dell’Inea alle 9.30 per parlare dei profondi cambiamenti dell’agricoltura europea e delle successive riforme della pac che hanno modificato il volume complessivo, e diversificato la composizione della forza lavoro impiegata. Si registrano fenomeni di inclusione per nuovi soggetti professionalizzati, per i giovani e per le donne in attività legate non solo alla produzione di beni primari, ma anche di servizi socio-ambientali.

Inoltre i cambiamenti in atto a livello locale e globale premono per sviluppare una versatilità diversa da quella tradizionale che affianca alle competenze manuali capacità relazionali, programmatiche e gestionali avanzate; inoltre il mercato del lavoro agricolo sta acquisendo una forte dimensione internazionale dovuta allo scambio intraeuropeo di lavoratori e alla crescente presenza di immigrati extracomunitari.

Il progetto di ricerca “L’attrattività dei mestieri dell’agricoltura: nuova occupazione e inclusione sociale” realizzato dall’Alpa e finanziato dall’Unione europea si propone di indagare i cambiamenti in atto avvalendosi dell’apporto di partner nazionali – l’Inea nell’ambito del progetto “promozione della cultura contadina” – ed europei – Effat, European federation of trade unions in the food, Agriculture and tourism sectors, ccoo Confederación sindical de comisiones obreras e fItag (Spagna), Peco Institute e Igbau (Germania), Fga-Cfdt (Francia), allo scopo di contribuire a individuare gli opportuni strumenti di regolamentazione e sostegno del mercato del lavoro.

Agricoltura in movimento nel segno della multifunzionalità

Pubblicato su Cronache Maceratesi (leggi articolo originale)

agrinidoSi è svolto nei giorni scorsi con successo a San Ginesio, all’auditorium Sant’Agostino, il workshop “Pedagogia rurale, fattorie didattiche, agrinido”, una giornata dedicata al confronto tra istituzioni, associazioni, educatori sul tema dell’educazione nella multifunzionalità in agricoltura. Molti e vari gli interventi della mattinata e del primo pomeriggio per offrire ai partecipanti una panoramica istituzionale, pedagogica ed esperienziale sia locale che nazionale e per comprendere le relazioni, le opportunità, le criticità ed i possibili sviluppi delle varie esperienze educative nate in agricoltura. Grande adesione al workshop organizzato all’interno del progetto “Agri@tour la Pac verso il 2020. L’agricoltura in movimento” volto a promuovere e stimolare un confronto sul futuro dell’agricoltura multifunzionale in Italia in vista della definizione dei prossimi programmi regionali per lo sviluppo rurale 2014-2020.

Il programma ha previsto vari interventi di approfondimento sul ruolo dei servizi educativi e sociali all’interno dell’azienda agricola multifunzionale e sulle prospettive della nuova programmazione comunitaria. Focus culturale è la riflessione sull’educazione ambientale declinata nei contesti rurali: presupposti, approcci, pratiche ed innovazioni. Al termine i partecipanti si sono spostati in contrada Vallato per la presentazione dell’azienda agricola multifunzionale “La Quercia della Memoria” (Bio-fattoria didattica e sociale, agrinido della natura e Cea Credia Wwf) e per una visita narrativa nel borgo curata da Stefano Fabbroni (Le voci de lu Valluto: un progetto di restituzione narrativa in chiave teatrale basata su storie e racconti di comunità).

Intervista su Rai 1 all’imprenditore Maurizio Ciaculli

Domani, 24 Settembre 2013 alle ore 10:30
Intervista a Maurizio Ciaculli, imprenditore di Vittoria (RG), su “Rai 1”

Dopo l’ennesimo e gravissimo atto intimidatorio subito nei giorni scorsi dall’imprenditore agricolo e dirigente regionale di Altragricoltura Sicilia, Maurizio Ciaculli, e nell’attesa che le istituzioni diano una valida risposta contro questa serie di vessazioni, vi informiamo che Maurizio sarà ospite domani, 24 settembre alle ore 10:30 su Rai 1, nella trasmissione “Verde 1”.
Sarà invitato a raccontare la sua storia e le intimidazioni che continua a subire dalla criminalità organizzata a causa del suo impegno nonchè delle diverse denunce  nei confronti della grande distribuzione e del malaffare che le ruota attorno alle aste giudiziarie.
“La politica continua a stare muta e a non porre rimedio”,  ha dichiarato Tano Malannino, presidente Nazionale di Altragricoltura e aggiunge “mentre noi continuiamo con le campagne  “Giù le mani dal nostro cibo” e “Giù le mani dalle nostre terre”. Altragricoltura Sicilia, di concerto con il coordinamento nazionale, sta preparando iniziative di risposta e mobilitazione. In settimana incontreremo la presidente della Commissione Antimafia Europea, Sonia Alfano, alla quale chiederemo prima di ogni altra cosa la sicurezza personale di Maurizio Ciaculli, visto che dopo una settimana dall’incontro avuto con il Prefetto di Ragusa non abbiamo nessun riscontro rispetto alle richieste fatte dalla nostra nostra delegazione.”

Agricoltura: arriva Dorì, nuovo kiwi a polpa gialla

Pubblicato su Viaemilianet (leggi articolo originale)

kiwi-giallo-258x258BOLOGNA, 23 SETT. 2013 – Si chiama Dorì il nuovo kiwi a polpa gialla selezionato dalle Università di Bologna e Udine (i cui diritti di sfruttamento sono stati licenziati a Summerfruit all’inizio dell’anno) e farà il suo debutto ufficiale al Macfrut di Cesena, la fiera internazionale dell’ortofrutta (25-27 settembre). Il nome DORì si affianca al nome tecnico “AC1536”. La varietà messa a punto grazie alla stretta collaborazione, instaurata da tempo, tra le due università italiane leader in Europa nella ricerca in ambito agronomico, con l’obiettivo di migliorare l’offerta qualitativa dell’Actinidia.

La varietà di kiwi a polpa gialla Dorì potrà essere raccolta in tutte le aree produttive dell’emisfero nord nel mese di settembre e nel mese di febbraio-marzo nell’emisfero sud. I test condotti nei campi sperimentali dell’Università di Bologna – spiega una nota dell’ateneo emiliano – hanno infatti mostrato che DORì è caratterizzata da una precocità di maturazione che mediamente avviene 35 giorni prima di Hayward, con ottimo colore già a fine agosto. Le stesse prove stanno inoltre mostrando che la varietà ha alta produttività, ottima resistenza al freddo invernale e buona resistenza anche al calcare attivo e a condizioni di coltivazione normalmente difficili per l’Actinidia.

Un gatto impiccato per minacciare l’agricoltore Maurizio Ciaculli

Pubblicato su GenerazioneZero (leggi articolo originale)

“Sì è superato ogni limite. Un atto gravissimo che avviene dentro la casa di Maurizio Ciaculli, che vuol dire ‘ti veniamo a prendere fino a casa la prossima volta’. Un atto troppo grave”. Queste sono le prime parole che Tano Malannino, Presidente Nazionale Altragricoltura, ci comunica al telefono.

La voce è ferma, decisa e particolarmente amara. L’occasione, del resto, lo richiede.
Ieri mattina, infatti, Maurizio Ciaculli, imprenditore agricolo di Vittoria (Rg) e dirigente regionale di Altragricoltura, ha trovato nel giardino di casa il proprio gatto impiccato. Una scena macabra, terribile, che non lascia nessuno spazio all’immaginazione. Una scena fin troppo chiara.
“Due mesi prima, Ciaculli era stato avvicinato da due persone che gli avevano detto ‘tu stai parlando assai…’. Fatto questo, come tanti altri, che sono stati tutti da noi denunciati. Oggi dovevamo incontrare il Prefetto di Ragusa, ma si trova fuori sede e lo incontreremo domani mattina alle dieci. Comunque, già quindici giorni fa avevo richiesto un’audizione con il Prefetto, perché sentivo che stava accadendo qualcosa di grave. In passato Ciaculli è stato vittima di altre minacce ma questa volta è diverso. Chiederemo al Prefetto che la famiglia e la casa di Ciaculli vengano tutelati, perché non è possibile che una persona che lotta con coraggio e che denuncia le porcherie che accadono, deve invece subire certe porcherie!”.
Malannino ci parla di altre minacce denunciate in passato, “cinque o sei, mi pare” , e anche di una telefonata che una volta ricevette Ciaculli, nella quale si sentiva il ticchettio di un orologio. Come a dire: il tuo tempo sta finendo. Roba da film. Ma, purtroppo, questo non è un film.

“Offrirono pure del denaro a Ciaculli”

Altragricoltura si è distinta negli anni per le battaglie a fianco degli agricoltori, nel nome della legalità, contro il fenomeno del taroccamento dei prodotti ortofrutticoli. Prodotti che vengono da paesi terzi, che vengono spacciati per prodotti locali e immessi nel mercato. Grosse aziende che sono disposte a fare di tutto pur di ricavare un gran bel guadagno. “Amici degli amici offrirono pure del denaro a Ciaculli, affinché la smettesse con la sua battaglia. Noi non siamo in grado di sapere chi è il mandante di tutte queste minacce, ma sappiamo solo che il denominatore comune è il malaffare”, ci dice ancora Malannino. Già, perché i nemici non sono mai abbastanza. Basti pensare che Altragricoltura è impegnata anche in un’altra battaglia, quella che fa riferimento alle aste giudiziarie, cui dietro si nasconderebbe “un giro strano, se ti ricordi il caso dell’uomo che si è dato fuoco la scorsa primavera (Giovanni Guarascio), continua Malannino.
“Noi siamo rispettosi delle Istituzioni, ma se sono carenti anche questa volta, noi ci incazzeremo e le riterremo complici di quanto sta accadendo. In passato ci siamo rivolti anche alla Commissione Antimafia, ma non abbiamo avuto dei riscontri. Nei prossimi giorni faremo una conferenza stampa per comunicare gli ulteriori sviluppi”.
La palla passa adesso alle Istituzioni.

Attilio Occhipinti

Gatto impiccato per Ciaculli. Avvertimento?

Pubblicato su Il Giornale di Ragusa (leggi articolo originale)

Un gatto impiccato nel giardino. E’ la macabra scoperta fatta da Maurizio Ciaculli, imprenditore agricolo e dirigente regionale di Altragricoltura, il movimento di protesta che è stato protagonista nel denunciare le difficoltà del comparto serricolo e nell’intraprendere eclatanti forme di lotta contro la classe dirigente che poco o nulla fa per risolvere i problemi del comparto. Domenica mattina ignoti gli hanno fatto trovare un gatto impiccato nel giardino di casa. Un gravissimo atto intimidatorio. Altre spiegazioni non ce ne sono. Ciaculli da tempo è impegnato contro le tante illegalità che colpiscono gli agricoltori: fra tutte la sua denuncia contro il taroccamento dei prodotti ortofrutticoli (melanzana taroccata), cosi come è noto il suo impegno nel denunciare l´illecito che vive attorno alle aste giudiziarie. Ha già subito diverse intimidazioni, tutte denunciate alle forze dell´ordine e alle varie Istituzioni.

“Questa volta si è alzato il tiro, lo si è voluto colpire in casa- ha dichiarato Tano Malannino, presidente Nazionale di Altragricoltura -Chiediamo alla società civile di stringersi attorno a Maurizio e alla sua famiglia. Chiediamo alle Istituzioni fatti concreti di tutela nei confronti di Maurizio, della sua famiglia, della sua azienda e della sua casa”. Oggi una delegazione di Altragricoltura si recherà a Ragusa per incontrare il Prefetto. Altragricoltura Sicilia, di concerto con il coordinamento nazionale, sta preparando iniziative di risposta e mobilitazione ed a giorni verrà indetta una conferenza stampa per rendere noti gli sviluppi (si spera positivi) della vicenda.

 

Vittoria. Un’altra intimidazione all’imprenditore Maurizio Ciaculli.

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Maurizio Ciaculli

Arriva una pessima notizia dalla Sicilia: avvertimento mafioso a un nostro agricoltore con il quale abbiamo condiviso tante battaglie: Maurizio Ciaculli.

Ci lega una profonda amicizia non solo per le vicende di cui lui più volte è stato vittima ma per il grande e insostituibile rapporto umano che ne è scaturito.

Abbiamo imparato a conoscere Maurizio e la sua famiglia nel tempo. Sappiamo che sono più forti di una roccia e che non avrebbero abbassato il capo neanche dopo questo ennesimo ‘schiaffo’ di cui sono vittime.

Qualche tempo fa Emanuele Feltri, agricoltore del Catanese, è stato protagonista di un’analoga vicenda: ha avuto sgozzati gli animali del gregge per dargli un segnale e intimidirlo. Ora gli stessi sciacalli sono passati ad impiccare i gatti nei giardini di casa, di notte, a Maurizio.

Entrambi non hanno esitato e hanno organizzato la risposta, l’unica che poteva essere possibile per gente come loro: nessuna intimidazione sarà sopportata. A testa alta e senza il cappello in mano sempre!

Segue comunicato stampa di Altragricoltura Sicilia con le dichiarazioni del Presidente Tano Malannino

Stamattina, 15 settembre 2013 a Vittoria (Rg), ennesimo gravissimo atto intimidatorio nei confronti dell’imprenditore agricolo e dirigente regionale di Altragricoltura Maurizio Ciaculli.

Nel giardino di casa gli è stato fatto trovare il gatto impiccato. Maurizio è ormai da tempo impegnato contro le tante illegalità che colpiscono gli agricoltori, è nota la sua denuncia contro il taroccamento dei prodotti ortofrutticoli (melanzana taroccata), cosi come è noto il suo impegno nel denunciare l’illecito che vive attorno alle aste giudiziarie. Ha già subito diverse intimidazioni, tutte denunciate alle forze dell’ordine e alle varie Istituzioni.
“Questa volta si è alzato il tiro, lo si è voluto colpire in casa” ha dichiarato Tano Malannino, presidente Nazionale di Altragricoltura e aggiunge “Chiediamo alla società civile di stringersi attorno a Maurizio e alla sua famiglia. Chiediamo alle Istituzioni fatti concreti di tutela nei confronti di Maurizio, della sua famiglia, della sua azienda e della sua casa.”
Domani 16 c.m. una delegazione di Altragricoltura si recherà a Ragusa per incontrare il Prefetto.
Altragricoltura Sicilia, di concerto con il coordinamento nazionale, sta preparando iniziative di risposta e mobilitazione ed a giorni verrà indetta una conferenza stampa per rendere noti gli sviluppi (si spera positivi) della vicenda.

In Basilicata, tre sono i potenti: il Re, il Papa e chi non ha niente!

“Tre sono i potenti: il Re, il Papa e il pezzente, ovvero chi non ha niente.”

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Spesso, questo detto lo senti dire, a conclusione di un fatto, nazionale o locale, politico o sociale, personale o generale, ed esprime la saggezza e l’animo delle persone della Basilicata.

I primi due, il Re e il Papa, sono il simbolo di Potenza di chi è al comando, mentre il terzo, il pezzente, è colui che non possedendo assolutamente nulla, non ha niente da perdere, di conseguenza è altrettanto potente. Spesso, il pezzente rappresenta quelli che riescono, con i loro comportamenti, a contestare, ad andare controcorrente o a non avere paura di trasgredire “le regole imposte” per comodità o per beneficio soltanto di alcuni, proprio perché non possiede nulla.

Il resto del popolo è la massa che, anche se ha studiato, non riesce ad avere una capacità critica o, se la possiede, non ha coraggio di esprimerla, perché non vuole contestare “il potere”, per paura di perdere quello che ha raggiunto (non mi riferisco solo ai beni materiali). Paura che, invece, il pezzente non ha e non potrà mai avere.

“Oggi, in Basilicata non abbiamo niente” – ad affermarlo autorevoli personalità della politica lucana e non un pezzente qualsiasi.

“Allora se non abbiamo niente siamo potenti?”

Secondo me, la strada per raggiungere la vetta è lunga e piena di difficoltà! Non basta non avere niente per essere potente. Anzi, in Basilicata si diventa un potente magnate solo con un’attenta pianificazione, con l’utilizzo razionale delle risorse e tenendo conto delle esigenze dei cittadini. Per diventare potente ci vuole qualcosa. Ma cosa?

“Facile,le trivelle!”

Le trivelle producono soldi. I soldi servono. È una questione di sopravvivenza. Con i soldi della valle riusciremo a mantenere l’intera regione. Con i soldi delle trivelle non ci arricchiremo di certo, ma riusciremo a coprire almeno i mancati trasferimenti dello Stato, uno dei tre potenti.

Questa comunità è stanca di subire e vuole essere lasciata in pace. Con quei soldi potremo pagare gli stipendi di noi tutti e non faremo, quindi, la fine di quel vecchietto che, anni fa, si appropriò in un market di Firenze di una sola scatoletta di tonno, perché aveva fame e che adesso non c’è più.

Si, non c’è più perché è morto.

Quando arrivò la polizia, chiamata dal responsabile del negozio, il cuore del vecchietto si arrestò per un infarto. Il vecchietto era povero, aveva tanta fame ma non pezzente. L’infarto gli fu causato dal dolore di aver perduto la dignità, sua unica ricchezza; un bene raro che i potenti non hanno. La povertà non è né naturale né inevitabile, ma è il risultato di decisioni. La povertà non è solo relativa alla mancanza di risorse, ma soprattutto ai comportamenti e alle scelte di chi detiene il potere.
Ma chi deve compiere le scelte: il Governo degli uomini o il governo delle leggi?
Di fronte alla classica dicotomia tra ‘il governo degli uomini’ e ‘il governo della legge’, intesa come fondamentale distinzione tra i modelli di regime politico, la via intrapresa dalla politica è stata soprattutto quella di cercare la soluzione al problema del miglior regime politico nell’ambito della prima possibilità.
Secondo il “governo dell’uomo”, il problema da risolvere, in questo momento, è la povertà. Non importa se dovrà rimetterci la dignità.
Credo che al fondo di tante riflessioni sulla governance, alle aspettative, alle delusioni, alle mistificazioni, alla retorica, a volte, il giurista legga il dilemma: governo delle leggi e governo degli uomini.

Già, il giurista! Un matematico, uomo di scienza e coscienza, invece semplificherebbe dicendo: “il governo delle leggi sta al governo degli uomini come il manuale di medicina sta al medico.”

In effetti, le istruzioni del manuale sono generiche, ma in assenza dell’esperto occorre affidarsi ad esse, pur essendo consapevoli della loro inadeguatezza.
Se volessimo tentare un difficile e certo discutibile raccordo tra il bene comune (rubo lo slogan agli smacchiatori) e impresa, direi che l’impresa negli ultimi anni ha dato troppo spazio al governo degli uomini, al capo-azienda, alla retorica dell’efficienza manageriale, con un’eclisse del governo della legge, delle norme, delle regole. E ciò in parallelo, ma le mie sono osservazioni grezze, con un mercato (e un’economia) che troppo spesso ha rotto l’equilibrio tra libertà e regole del gioco.
Nel far questo ci si è troppo spesso dimenticati dei limiti, ed anche dei pericoli, da sempre noti come insiti in tale tipo di soluzione del problema.
Con una certa dose di ingenuità si è così creduto che quei limiti e quei pericoli potessero essere scongiurati attribuendo ai rappresentati del popolo sovrano poteri che secondo i fautori del ‘governo della legge’ avrebbero ecceduto ogni reale possibilità di controllo.
Tale credenza è stata indubbiamente favorita dal declino della tradizione del diritto naturale, dall’affermarsi della convinzione che i limiti della legislazione potessero essere soltanto esogeni, e dall’attenuarsi della distinzione tra ‘legge’ e ‘provvedimento amministrativo’.
Non è sempre vero che un provvedimento amministrativo rispetti la legge. Resta la considerazione che sia povero e infecondo colui che scegliendo non ricorre alla memoria, mentre è arido e col fiato corto lo studioso senza consapevolezza della storia e del pensiero da cui viene!
“Io applico la legge dell’Articolo Quinto!”. Questo lo sappiamo. Ma l’articolo quinto non perdona. Posti di lavoro, soldi per tutti in cambio di un buco e di una fastidiosa trivella che durerà solo un anno. Già un anno!
Ma secondo alcuni “autorevoli” studiosi, la morte arriva in un secondo. Un attimo. E in quell’attimo prima puoi concederti al delirio dell’onnipotenza che ti farà sentire forte, anche solo per quel momento. Un bel riscatto no? Ma un anno sono 365 giorni, sono anche 8.760 ore che equivalgono a 525.600 minuti e che, in secondi, sono esattamente 31.536.000. Ciò vuol dire che sono milioni di attimi per sentirsi potenti. Ma i pozzi senza fondo non esistono, lo sanno tutti (o quasi), e quindi il delirio non potrà che durare solo qualche secondo! Posto che i potenti hanno «smarrito il nesso tra cultura e politica» e hanno lasciato la società «alla sua disgregazione», che cosa occorre fare? Forse avvicinarsi ai bisogni delle classi meno abbienti? Uscire dai salotti per scendere nelle strade? Mollare le cattedre e calarsi nei mercati di quartiere? Macché. Ecco il verbo di chi non ha niente. Occorre «superioritas». In effetti, Egli ha vinto le ultime elezioni con il 75% dei voti e gode del consenso dell’intero consiglio (o quasi). “…Quindi decido Io! Nel mio paese non c’è nessun dissenso, nessuna manifestazione. Tutti, o quasi, sono favorevoli alle mie scelte!”
Ma c’è sempre il problema del governo delle leggi, supposto che funzionino! In effetti, il problema è nella loro effettività. È un problema enorme, in parte interno e in parte esterno alle regole. È un problema di incentivi, anzitutto; di sopravvivenza (direbbe chi non ha niente) e qui possiamo essere ancora all’interno della norma. C’è una parte dell’enforcement che è norma stessa, non è un dopo. Ma c’è poi il problema dell’applicazione per il caso che la barriera preventiva dell’incentivo non abbia funzionato. Qui siamo di fronte a un problema più ampio; qui si innesta il discorso sul sistema della giustizia per l’impresa.
Come non prendere in seria considerazione, allora, l’amara constatazione di Hayek, economista e filosofo austriaco, del XX secolo, esponente storico del liberalismo, secondo il quale ovunque, e con mezzi legali, i governi hanno travalicato i poteri loro assegnati dalle costituzioni alla quale si richiamano, e secondo il quale risultato di ciò è stato che «il primo tentativo di assicurare la libertà individuale per mezzo di forme costituzionali è evidentemente fallito»? Possiamo ancora evitare di sottoporre a critica l’interpretazione della democrazia come dottrina secondo la quale la maggioranza può legiferare su ogni materia particolare?
Del resto, i cuori delle masse hanno sempre desiderato riconoscere un’individualità che si facesse portavoce dei loro sogni. Quello che più profondamente colpisce, nel seguire l’andamento di quest’evoluzione, è che, da qualche decennio a questa parte, l’“eroismo” è scaduto a mero significante di furbizia (chi meglio si destreggia nelle maglie di un vischioso sistema impersonale è ‘eroe’!) o, all’opposto, di inettitudine (coloro che soccombono nella pratica, ma non si lasciano morire nell’anima). Lungi da noi l’intenzione di celebrare incondizionatamente il carisma individuale, vorremmo semplicemente restituire all'”eroe” il valore di un agire che, nel bene e nel male, ha inciso profondamente sul corpo sociale e sui sistemi politici: nel bene, come sopravvivenza resa alla collettività, nel male come impostura, finzione.
In Basilicata molti sono rimasti delusi dalle scelte incondizionate e unidirezionali della politica degli uomini, dei cosiddetti eroi. Nel frattempo a pagare è l’ambiente. Doveva portare ricchezza e lavoro. La regione nel frattempo è diventata la regione più povera d’Italia.
Non solo, quindi, giudicare la realtà, ma arrogarsi il diritto di decidere a priori per conto di chi guarda, ciò che può e deve essere “compiuto” e ciò che non può né deve esserlo.

Consapevoli delle nostre forze intellettuali, non sarà difficile squarciare “il velo di Maia” delle menzogne e degli inganni spesso subiti, ma altrettanto spesso cercati, come palliativi e analgesici della paura e dell’angoscia di vivere.
Anche la morte non è niente. È semplicemente un passaggio dall’altra parte, ma ti consente di sentirsi potente. Quel vecchietto, un secondo prima di morire, avrà pensato: Codardi, ce ne sono solo tre, ma più di tutti l’uomo del niente!

Piemonte: investimenti agevolati in agricoltura

fonte: vini e sapori.net (leggi articolo originale)

Grazie all’oculata gestione del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, la Regione Piemonte ha reso noto essere disponibile un margine di fondi non ancora utilizzati sulle misure misure 112 (Insediamento di giovani agricoltori) e 311 (Diversificazione in attività non agricole e nuove sfide Health Check).
I tempi per accedere ai contributi saranno molto stretti: a breve e comunque entro settembre saranno divulgati i bandi, le domande potranno essere presentate fino ad esaurimento budget ed entro il gennaio 2015 saranno saldate le richieste di contributo.
Le domande dovrebbero prevedere i seguenti investimenti:
– possibilità di acceso ai giovani al premio di primo insediamento (da 15.000 e 30.000 Euro);
– possibilità di contributi fino al 40% a fondo perduto per la misura 311 diversificazione/agriturismo;
– possibilità di contributi fino al 40% a fondo perduto per impianti di rete antigrandine, opere di sistemazione terreno finalizzate a ridurre l’erosione e smottamenti, sistemi di irrigazione a basso utilizzo di acqua;
– possibilità di contributi fino al 40% a fondo perduto per sostegno ad investimenti alla produzione lattiero casearia.

di Dino Bortone

Villacidro, il fuoco devasta due aziende agricole

fonte: la Nuova Sardegna (leggi articolo originale)

Notte di fuoco nelle campagne di Villacidro, dove le fiamme hanno seriamente danneggiato due aziende agricole.
Poco prima delle tre un incendio è scoppiato nell’azienda agraria di Tito Cadeddu, 68 anni, in località Santu Miali. Sono andati in fumo tre capannoni con dentro 500 balle di foraggio, un trattore e una vecchia Punto in uso esclusivo all’interno dell’azienda. I danni complessivi sono ingenti, secondo una prima stima, superiori ai 100mila euro.
I carabinieri del Nucleo radiomobile della Compagnia di Villacidro e i Vigili del fuoco del distaccamento di Sanluri non hanno trovato tracce di dolo, ma l’ipotesi che sia stata opera di un ignoto incendiario è tenuta in massima considerazione.
Dopo un’;ora e mezzo, a distanza di tre chilometri, le fiamme hanno aggredito l’azienda agraria di Francesco Piras, in località Su Tasuru. Distrutto un capannone pieno di balle di foraggio. Anche qui carabinieri e Vigili del fuoco non hanno trovato elementi che portino a considerare l’incendio doloso.

Progetto Pacman, promuovere la filiera agroalimentare

fonte: AgroNotizie (leggi articolo originale)

I primi risultati del progetto Pacman, che promuove la competitività e l’internazionalizzazione delle filiere agroalimentari mediterranee, saranno presentati dal Distretto del Pomodoro da Industria del Nord Italia il prossimi 5 e 9 settembre all’azienda Stuard di Parma. Il progetto, finanziato dal programma europeo Med, ha visto coinvolte organizzazioni pubbliche e private di sei Paesi europei.

Tra i partner anche la Provincia di Parma che ha focalizzato l’attenzione proprio sulla filiera del pomodoro da industria. Nello specifico la Provincia ha condotto l’azione che ha portato ad un incontro fra filiere agroalimentari europee, rappresentate dalle organizzazioni interprofessionali in cui si sono messi a confronto modelli di governance attuati nelle più organizzate filiere europee. All’incontro, svoltosi ad Avignone, hanno partecipato l’Oi Distretto del Pomodoro da Industria del Nord Italia e le organizzazioni interprofessionali francesi Interfel, della frutta e legumi, e Sonito, del pomodoro da industria. Interessante il confronto poiché la Francia ha un’esperienza decennale in fatto di organizzazione di filiera e organizzazioni interprofessionali che Oltralpe sono nate già negli anni 70, mentre in Italia, si tratta di esperienze relativamente giovani, che dal 2011 hanno un nuovo impulso grazie all’azione della Regione Emilia-Romagna.

Gli incontri si terranno giovedì 5 settembre dalle 10.30 alle 13.00 e lunedì 9 settembre dalle 10.30 alle 13.00 all’azienda Stuard, Strada Madonna dell’Aiuto, 7/a San Pancrazio Parma.

Interverranno il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, i tecnici del Servizio agricoltura e risorse naturali e il consulente tecnico Equa.

Per informazioni: m.cavallo@provincia.parma.it

Aviaria, un allevatore in Emilia Romagna positivo al virus H7N7

fonte: Il Mondo.it (leggi articolo originale)

Un allevatore di Mordano, in Emilia Romagna, è risultato positivo al virus dell’influenza aviaria H7N7. L’uomo, affetto da congiuntivite, è stato esposto per motivi professionali a volatili malati appartenenti a un allevamento. E c’è un secondo caso sospetto in fase di accertamento: si tratta di un operaio che lavora sempre nello stesso allevamento.
La Regione Emilia Romagna, in accordo col ministero della Salute, in seguito all’identificazione dei focolai animali, ha adottato immediatamente tutte le procedure necessarie per porre sotto controllo l’infezione. Complessivamente il personale esposto per motivi professionali al rischio di contrarre il virus, e sottoposto a controllo, è di circa 110 unità, tra dipendenti degli allevamenti e operatori attivati per le operazioni di abbattimento. Di questi, 61 lavoratori, tra Ferrara e Mordano, sono sottoposti a sorveglianza sanitaria attiva (cioè a monitoraggio e controllo quotidiano), in quanto esposti prima dell’individuazione del focolaio.
“Come ci è stato riconosciuto anche dalla Comunità europea, e alla luce della situazione attuale – sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Carlo Lusenti – , possiamo dire di aver gestito al meglio la situazione dei focolai che si sono sviluppati”.
Il virus H7N7 non si trasmette facilmente all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (per esempio l’H7N9 o l’H5N1), tende a dare una patologia di lieve entità (come la congiuntivite), come è già stato osservato in un’epidemia verificatasi anni fa in Olanda, dove il 7-8% del personale a stretto contatto con gli animali ha sviluppato una congiuntivite, e circa il 2% una sindrome influenzale. Fatta eccezione per la congiuntivite, la trasmissione da persona a persona è eccezionale, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.
I controlli negli allevamenti proseguono senza sosta e allo stato attuale non è emersa nessun altra positività. A oggi si confermano quattro focolai, di cui l’ultimo individuato è quello di Mordano. Le operazioni di abbattimento dei volatili, già terminate in due allevamenti (Ostellato e Portomaggiore), verranno completate e concluse nella serata di mercoledì 4 settembre.

Lavoratori migranti: le associazioni si riuniscono per fare il punto sullo sfruttamento in agricoltura

fonte: GreenBiz.it (leggi articolo originale)

Agricoltura e sfruttamento dei migranti, un tema che merita di essere approfondito e di cui è necessario individuare le cause per giungere ad un miglioramento della situazione. La Rete Europea contro lo sfruttamento dei lavoratori agricoli si occupa da cinque anni di monitorare la situazione dei lavoratori agricoli migranti in Italia e in Europa.

I risultati del lavoro svolto verranno presentati in occasione di una conferenza stampa che si terrà a Saluzzo lunedì 2 settembre, presso la sede della 66esima mostra della meccanica agricola. Dal 31 agosto al 2 settembre, una delegazione dei sindacalisti contadini e le associazioni per l’agricoltura e la solidarietà incontreranno i lavoratori agricoli stagionali che si trovano impegnati nella vendemmia e nella raccolta della frutta in Piemonte.

Per i contadini migranti, si tratterà di un’occasione di confronto sulle cause dello sfruttamento che li colpisce. Tra le motivazioni principali dello sfruttamento vi è l’operato dell’agroindustria, che domina il modello agricolo attuale e che non rispetta i diritti dei lavoratori, a partire da un reddito dignitoso e dal diritto al cibo per tutti i popoli.

Un maggior rispetto delle condizioni di lavoro dei contadini potrà portare ad un modello agricolo più rispettoso sia della loro salute che dei loro diritti, ma anche delle risorse naturali del pianeta. La delegazione europea delle associazioni che si battono in difesa dei lavoratori agricoli migranti si recherà in alcuni dei luoghi in cui lo sfruttamento dei lavoratori migranti, soprattutto africani e provenienti dall’Est Europa, risulta più evidente. I momenti di confronto verteranno sulle condizioni in cui vivono e lavorano i braccianti, sul rispetto dei diritti, sui percorsi e sulle reti d’impiego, e sul rapporto che esiste tra impiego della manodopera e modello agricolo conformato alle logiche dell’agroindustria

Visiteranno le località di Saluzzo, in provincia di Cuneo, e di Canelli, in provincia di Asti. Gli incontri con i lavoratori si alterneranno alla presentazione alla stampa dei dati raccolti nel corso degli ultimi cinque anni. L’appuntamento con la conferenza stampa è il prossimo 2 settembre, alle ore 10, presso il Foro Boario di Saluzzo.

Marta Albè

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