Agricoltura: e’ polacco nuovo Direttore generale Commissione

fonte: ansa (vedi articolo originale)

Il polacco Jerzy Bodgan Plewa e’ stato nominato Direttore generale per la politica agricola e lo sviluppo rurale alla Commissione europea. Il prossimo 16 aprile ci sara’ il passaggio del testimone con l’attuale responsabile, lo spagnolo Jose’ Manuel Silva Rodriguez, che lascia per raggiunti limiti di eta’, non prima pero’ di chiudere – in veste di consigliere – il negoziato sulla riforma della Pac.

Plewa, 58 anni, gia’ alla direzione della politica agricola all’Esecutivo Ue, e’ attualmente responsabile per lo sviluppo rurale e la politica di sostenibilita’ e in precedenza lo e’ stato per gli affari internazionali. Plewa era anche il capo negoziatore per gli affari agricoli della ‘squadra’ che ha negoziato l’adesione della Polonia all’Unione europea.

Lav, allevamenti di galline in gabbie fuorilegge in Veneto e in Emilia Romagna

fonte: agenzia parlamentare (vedi articolo originale)

Una clamorosa video-investigazione (www.youtube.com/watch?v=ONx7sp1KHKI) diffusa in Italia dalla LAV smaschera due aziende agricole italiane che detengono più di 100.000 galline ovaiole in gabbie di batteria convenzionali illegali: gli allevamenti si trovano in provincia di Verona e a Forlì. L’investigazione, pervenuta all’associazione Four Paws e svolta a fine febbraio, mostra fino a 15 galline segregate in una gabbia, in spregio alla legge, e persino galline che depongono le uova nei pressi di cataste di animali morti, con evidenti problemi sotto il profilo igienico-sanitario.
Il filmato – trasmesso ieri da Striscia la Notizia (Canale 5) in un servizio di Edoardo Stoppa – mostra anche diversi tipi di gabbie convenzionali illegali, galline con i becchi tagliati per ridurre gli infortuni di altri uccelli e gli atti di cannibalismo. Centinaia di galline non sono sopravvissute a questa illegalità: i loro cadaveri sono stati gettati in un contenitore enorme. All’interno delle due aziende agricole non c’è alcuna luce naturale, il pavimento è in rete metallica e non c’è alcun arricchimento. Enormi le quantità di uova rotte e sprecate, dalla dubbia destinazione.
La Direttiva del Consiglio dell’Unione europea 1999/74/CE che ha vietato, a partire dal 1° gennaio 2012, le gabbie convenzionali per le galline ovaiole – le galline devono essere tenute all’aperto, a terra o in “gabbie modificate”, con almeno 750 cm² di superficie a disposizione di ciascuna gallina, un nido, lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie in modo da soddisfare i loro bisogni biologici e comportamentali – è nota da ben 14 anni, ma alcuni allevatori continuano a violare il diritto dell’Unione Europea. Dopo più di un anno dall’entrata in vigore della Direttiva recepita dal Decreto Legislativo 267 del 2003 e sebbene l’Italia sia ufficialmente tra i destinatari della comunicazione di costituzione in mora da parte della Commissione UE, a causa del mancato recepimento di questa Direttiva, la LAV denuncia questa inaccettabile illegalità.
“Abbiamo denunciato queste illegalità per il reato di maltrattamento (art. 544 ter cp) e di frode in commercio – afferma Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – Chiediamo tolleranza zero: perché i Servizi veterinari Asl non hanno chiuso queste aziende? Gli allevatori hanno avuto più di un decennio per adeguarsi, dalle istituzioni ci aspettiamo ogni sforzo per garantire la legalità e adeguati controlli. La Commissione Europea ha già esortato a rafforzare le procedure di infrazione con multe alte per tali pratiche illegali”.
“Una volta immesse sul mercato, non è possibile distinguere queste uova da quelle legali: chiediamo alle autorità competenti di indagare a 360 gradi sui possibili profili di illegalità tra cui l’ipotesi di violazione della concorrenza – prosegue Roberto Bennati – Possiamo ipotizzare che le uova fossero vendute in prodotti trasformati come pasta, dolci e maionese. Questa illegalità è ingiusta per gli animali vittime, per i cittadini ma anche per la maggior parte degli agricoltori europei che si sono adeguati alle nuove norme: questi allevamenti fuorilegge fanno enormi profitti violando la legge, la concorrenza e l’etica!”
In vista della Pasqua, tradizionalmente caratterizzata da un elevato consumo di uova, la LAV invita i cittadini a preferire le ricette senza ingredienti di origine animale: su www.cambiamenu.it tanti consigli pieni di gusto! Scopri il menu di Pasqua della LAV: http://www.cambiamenu.it/menu/A-Pasqua-scegli-di-Cambiare-Menu

scritto da com/cri

Friuli: Prosciutto di San Daniele elemento di indentità e territorio

fonte: agenzia parlamentare (vedi articolo originale ) La filiera del Prosciutto di San Daniele rappresenta, e dovrà rappresentare anche per il futuro, un valore aggiunto non solo dell’economia agroalimentare e rurale, bensì dell’intero Friuli Venezia Giulia. Secondo l’assessore regionale alle Risorse Rurali, Agroalimentari e Forestali, intervenuto a conclusione di una tavola rotonda seguita all’assemblea annuale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, il percorso seguito negli ultimi anni dagli imprenditori sandanielesi – che hanno saputo mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti interessati, dal comparto zootecnico alle altre componenti significative della filiera – rappresenta un risultato che pone oggi il Friuli Venezia Giulia in una posizione avanzata fra le realtà nelle quali il mondo rurale gioca un ruolo significativo nell’immagine e nella promozione del territorio. Per la città di San Daniele del Friuli, la produzione del prosciutto costituisce, e dovrà costituire, l’elemento qualificante e trainante delle politiche di sviluppo e deve divenire sempre più identitaria della comunità locale. Nel contempo, San Daniele dovrà puntare a coinvolgere nel processo di valorizzazione del territorio anche le aree rurali del bacino del fiume Corno, che rappresentano il naturale riferimento rurale, produttivo e ambientale della filiera del prosciutto. Per quanto attiene all’affermazione di progetti del territorio di ampia scala legati alle produzioni locali, il Friuli Venezia Giulia è forse in ritardo rispetto a Paesi che già da secoli ne hanno fatto una bandiera, come la Francia e la Spagna: proprio questo ritardo, però, consente di valutare tale progetto in termini attuali e moderni e di prospettarne un percorso mirato ed efficace. La tavola rotonda ha visto la partecipazione dei presidenti del Consorzio dei consorzi DOC del Friuli Venezia Giulia e del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, il direttore dell’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia, e il rappresentante del Comune collinare, che hanno indicato l’esigenza di un percorso comune di valorizzazione delle risorse del territorio quale elemento trainante del sistema e dell’economia su vasta scala. Uno dei risultati più significativi raggiunti dal Consorzio del Prosciutto di San Daniele, assieme alla Regione, in questi anni, è rappresentato dall’impiego del 18 per cento di materia prima (cosce di suini) regionale da parte dei prosciuttifici del San Daniele.Scritto da  com/mca

Aib, a Idro il quinto “Concorso agroalimentare-caseario”

fonte: quibrescia.it (vedi articolo originale )

l “Concorso agroalimentare-caseario” dell’Associazione Industriale Bresciana è ai nastri di partenza per la quinta edizione. L’iniziativa, promossa dalle aziende associate del settore agroalimentare-caseario, si pone l’obiettivo primario di creare un ponte fra scuola e impresa, stimolando la realizzazione di proposte culinarie innovative e migliorando la conoscenza dei prodotti del territorio e della cucina nazionale.
Gli allievi delle scuole provinciali di formazione professionale per il settore alberghiero e della ristorazione –  il C.F.P. Canossa di  Bagnolo Mella, il  C.F.P. Canossa e l’ IPSSAR “A. Mantegna” di Brescia, l’ IPSSAR “C. De’ Medici” di Desenzano, l’IIS “V. Dandolo” di Bargnano di Corzano e l’IIS di Vallesabbia “G. Perlasca” di Idro- si confronteranno in una appassionante competizione culinaria, nella quale dovranno convincere una giuria di esperti formata da imprenditori del settore alimentare e professionisti della ristorazione. I pranzi dei giurati negli istituti sono previsti nelle seguenti date: 4 aprile (Idro), 16 e 18 aprile (Brescia), 2 maggio (Desenzano), 7 maggio (Bargnano di Corzano) e 9 maggio (Bagnolo Mella).
La giuria sarà presieduta dal Presidente del settore  agroalimentare caseario di AIB  Mauro Esposto (Golden Food). Gli altri esperti che lo affiancheranno sono Franco Alessi, chef  e “Discepolo di Escoffier” nel ruolo di tecnico di cucina; Ermes Cantera, maître del  ristorante l’Albereta di Erbusco di G.Marchesi come tecnico di sala; Fausto Zanardelli, chef, ed Anna Vaglia dell’Associa­zione italiana sommeliers (Ais) in qualità di sommelier. Ad essi si aggiungeranno, per ogni pranzo, diversi imprenditori iscritti ad AIB.
“Dopo l’esperienza più che positiva di questi anni, tutti coloro che abbiamo interpellato, professionisti e imprenditori, hanno aderito con entusiasmo, e li ringrazio di cuore. Anche le scuole non si sono fatte pregare e con l’avvicinarsi delle sessioni c’è un gran fermento tra ragazzi e insegnanti. Tutto questo mi conforta, significa che stiamo andando nella giusta direzione” -commenta Mauro Esposto.
Per questa quinta edizione si è pensato di dedicare una particolare attenzione alle proprietà nutrizionali e benefiche del cibo, all’aspetto salutista della nostra dieta mediterranea, che strizza l’occhio ai temi di Expo 2015.
La cerimonia di premiazione, che si svolgerà il 17 maggio, assegnerà agli istituti scolastici un contributo finanziario per l’acquisto di materiale didattico, messo in palio dal settore agroalimentare-caseario di AIB. Inoltre, è previsto un premio speciale per la ricetta in assoluto più apprezzata dai giurati.
Entro la fine dell’anno sarà messa in calendario la sfida finale, che avrà luogo in una scuola della provincia di Sondrio, con i vincitori dell’analogo concorso bandito dalla Confindustria valtellinese.

Marcia per la terra, in cammino per la difesa del suolo

fonte: ilcambiamento.it (vedi articolo originale)

Il consumo di suolo nel nostro Paese per oltre 50 anni è sempre stato sopra la media europea
Domenica 21 aprile, in concomitanza con l’Earth Day, il Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio” propone una manifestazione generale pubblica a salvaguardia dei terreni liberi e fertili rimasti. Si tratta di una grande Marcia per la Terra alla quale al momento hanno aderito Piemonte, Liguria e Lazio. La manifestazione potrà però svilupparsi in contemporanea anche in altre Regioni, a cura dei comitati locali Salviamo il Paesaggio. L’iniziativa avrà come sottotitolo: “In cammino per la difesa dei suoli fertili rimasti e per fermare il consumo di suolo”.

“La continua erosione di suoli fertili causata dal dilatarsi di nuovi insediamenti edilizi residenziali e produttivi è, per l’intero Piemonte e per la provincia di Cuneo, una evidente realtà corroborata da dati scientifici che testimoniano il punto attuale di consumo del suolo. Questo esagerato consumo – si legge nel sito Salviamo il paesaggio pregiudica ormai la qualità della nostra vita e constatiamo ogni giorno di più che ‘perdere il Paesaggio’ è come perdere una parte di noi stessi”.

“Il suolo libero e fertile è un bene comune prezioso, come l’acqua: ne abbiamo bisogno per produrre cibo e degradare i rifiuti, per filtrare le acque e mitigare le alluvioni, per mantenere la biodiversità e assorbire il carbonio, per produrre biomassa e materie prime. Il paesaggio ci fa respirare: è il nostro stesso respiro”.

Da un recente studio condotto dall’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) sull’andamento del consumo di suolo dal 1956 al 2010 è emerso che negli ultimi cinque anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto al ritmo di oltre 8 metri quadrati al secondo, pari al 6,9% del territorio nel 2010.

Per ogni italiano sono andati persi più di 340 mq all’anno. Ogni 5 mesi perdiamo una quantità di suolo pari a quella del comune di Napoli e ogni anno ad essere divorata dal cemento è un’area vasta quanto Milano e Firenze. Il consumo di suolo nel nostro Paese, ha spiegato l’Ispra, per oltre 50 anni è sempre stato sopra la media europea.

La rete delle 894 organizzazioni che compongono il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio ha dunque deciso di lanciare questa iniziativa per sollecitare l’attenzione di tutti sull’importanza di preservare il suolo.

“Marciare per la terra è un piccolo ma importante gesto: un gesto di speranza. Un gesto che vuole essere come un abbraccio collettivo, attraverso cui tutti possiamo manifestare il nostro amore per la terra: da persone semplici, persone normali. Con la consapevolezza che difendendo con determinazione quella sempre più fragile parte del nostro territorio non ancora compromessa, conserveremo il capitale ereditato e garantiremo ai nostri figli una possibilità di futuro”.

L’associazione“Eterra” promuove l’agricoltura familiare

fonte: lanuovasardegna.it (vedi articolo originale)

L’idea l’hanno data recentemente le Nazioni Unite proclamando il 2014 “Anno internazionale dell’Agricoltura familiare” nell’ambito della mobilitazione popolare che va avanti da sei anni per la tutela dell’ecosistema. L’appello non poteva non attecchire in una consistente fascia di cittadini del Medio Campidano che hanno insita nella loro tradizione sociale ed economica la cultura e la coltura della terra. E non poteva non suonare come musica per il presidente della Provincia, Fulvio Tocco, che di agricoltura si nutre praticamente da quando è nato e ne ha fatto il cavallo di battaglia della sua attività amministrativa, prima da sindaco di Serrenti e poi da presidente di Provincia. E adesso si è reso ispiratore di una nuova avventura contadina. L’assist delle Nazioni Unite ha portato in questi giorni alla nascita di “Eterra”, associazione promossa nel Medio Campidano da un gruppo di lungimiranti imprenditori agricoli e professionisti del settore che hanno deciso di prestare parte del loro impegno per favorire la “educazione alla terra” anche da parte di coloro che con l’attività rurale non hanno mai avuto a che fare. La parola d’ordine che ha fatto scattare la molla della partecipazione è stata che “ecologia”, intesa nelle sue diverse sfaccettature, dalle più complesse a quelle più a portata di mano, soprattutto quando si vive nei piccoli paesi (ma anche nei centri più grossi) come quelli che costituiscono per gran parte la provincia mediocampidanese. Come ad esempio riprendere a coltivare un orticello nel cortile di casa per una produzione fai da te del minimo fabbisogno familiare. «L’ecologia e il ritorno alla terra – sostiene Fulvio Tocco –, costituiscono il futuro economico del nostro territorio e dell’intera Sardegna. Prepariamoci ad affrontarlo già da subito». Per questo l’associazione “Eterra” intende divulgare fin d’adesso con riunioni, assemblee e opuscoli d’indirizzo i dettagli dell’anno internazionale della terra proclamato dalle Nazioni Unite e promuovere di pari passo l’agricoltura familiare. Saranno coinvolte associazioni culturali di ogni paese “al fine di innervare nelle comunità locali il valore e l’insostituibile funzione della cultura della terra”. Il comitato promotore di “Aterra” è composto da dieci imprenditori agricoli, che saranno affiancati da un Comitato scientifico di tre professionisti.

di Luciano Onnis

Gli agricoltori europei dicono no al taglio dei pagamenti diretti

fonte: informatoreagrario.it (vedi articolo originale)

Secco «no» dal fronte unito degli agricoltori e delle loro cooperative nell’Unione europea (Copa e Cogeca) alla proposta lanciata da Bruxelles di tagliare di quasi il 5% i pagamenti diretti Ue 2013 agli agricoltori, a carico del bilancio agricolo 2014 dell’Ue. E questo a causa dei tagli al bilancio 2014-2020 decisi lo scorso febbraio dai capi di stato e di governo dell’Ue.

Così, nonostante la Commissione Ue abbia previsto una esenzione per i primi 5.000 euro di contributi, il segretario generale di Copa e Cogeca, Pekka Pesonen, parla di «proposta shock», considerando – dice – «che il taglio non era stato pianificato e rischia di compromettere importanti decisioni di investimento gia’ assunte dagli agricoltori, aggravando l’attuale crisi economica».
Pesonen ricorda poi «che i redditi degli agricoltori sono gia’ la metà del livello del reddito medio e che i produttori, soprattutto nei Paesi del Sud, sono stati colpiti gravemente dalla recessione economica». Insomma, le organizzazioni agricole e cooperative dell’Ue non ci stanno ed esortano Parlamento e Consiglio Ue a respingere la proposta garantendo invece un bilancio europeo forte, per assicurare la crescita di un settore, quello dell’agroalimentare, che impiega quasi 40 milioni di persone.

“Giù le mani dal vostro cibo” e il caso della melanzana taroccata.

E’ terminata da poche ore la presentazione fatta a Palazzo Iacono, Vittoria (RG)o della campagna nazionale “Giù le mani dal vostro cibo”. Presente anche l’assessore comunale all’Agricoltura, Concetta Fiore, il presidente nazionale di Altragricoltura, Gaetano Malannino, l’imprenditore Maurizio Ciaculli, il coordindatore nazionale di Altragricoltura, Gianni Fabbris, il comandante della Tenenza di Vittoria della Gdf, Domenico Ruocco e il sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia.

E’ stata l’occasione per difendere ancora una volta il lavoro dei nostri produttori necessario a lavorare i prodotti agricoli che ogni giorno si consumano sulle nostre tavole e lo stato in cui versa la nostra agricoltura.

C’è un costante controsenso, afferma Fabbris, tra i dati diffusi da economisti, politica e organizzazioni che parlano di un settore come quello agricolo che regge di più la crisi ed esporta di più all’estero grazie al Made in Italy e il dato drammatico che vede la chiusura sistematica delle nostre aziende diminuendone la capacità produttiva e qualitativa”. Ricordiamo infatti che solo nel 2011 si sono chiuse 50000 aziende.

Il caso di Maurizio Ciaculli, imprenditore agricolo di Vittoria che ha avuto il coraggio di denunciare un caso di taroccamento della melanzana di cui è stato vittima e del quale lui stesso ci parla nell’intervista che pochi giorni fa abbiamo realizzato (vedi video sul nostro canale TV) è solo una delle vicende che vede i nostri agricoltori coinvolti.

Sempre più grande infatti è il rischio di mangiare alimenti che non appartengono ai nostri agricoltori persino quando pensiamo di essere protetti dalla certezza di un marchio o di un certificato.
La campagna per difendere consumatori e agricoltori dalle contraffazioni ha fatto in modo che Altragricoltura con Soccorso contadino si è costituita parte civile nel caso scoperto da Maurizio così come anche il comune di Vittoria nel caso in cui le indagini della Guardia di Finanzia dovessero confermare quanto denunciato dall’imprenditore vittoriese.

Per approfondimenti vi segnaliamo i seguenti link:

E20Sicilia.tv

Rai News 24

Partecipazione dei laboratori di ricerca degli ecomusei al National Council of Public History

fonte: cuneocronaca.it ( vedi articolo originale )

I Laboratori di Ricerca storica dell’“Ecomuseo della Pastorizia” in valle Stura, dell’“Ecomuseo Terra del Castelmagno” in valle Grana e dell’Ecomuseo “Alta valle Maira” sono stati invitati a partecipare al congresso annuale del NCPH (National Council of Public History)  che quest’anno si terrà nei giorni 17-20 aprile 2013 in Canada, nella città di Ottawa. Per la prima volta nella sua storia (il primo convegno è del 1979) l’NCPH terrà il meeting fuori dal territorio degli Stati Uniti e riunirà nel corso di 4 giorni più di 300 realtà che operano nell’ambito della Public History* provenienti da tutto il mondo (per la prima volta parteciperanno realtà italiane ed europee). Va da sé che questo evento mondiale, oltre a essere un importante momento di visibilità internazionale per le politiche culturali promosse dagli ecomusei delle tre valli è un evento di grande prestigio per Cuneo e per l’intera zona alpina che gravita sulla città, rappresenta per i volontari dei tre laboratori un’occasione unica sia per far conoscere a un pubblico vastissimo il decennale impegno nell’ambito della cosiddetta “storia pubblica” sia per confrontarsi, condividere, scambiare esperienze e intrecciare rapporti di scambio culturale con altre realtà simili che operano a livello internazionale. Nel dettaglio, il meeting che si terrà a Ottawa il 17-20 aprile ha come titolo Knowing your Public(s)—The Significance of Audiences in Public History (Conosci il tuo pubblico/i tuoi pubblici. L’importanza della partecipazione nel fare “storia pubblica”). I laboratori dei tre ecomusei sono tra i proponenti del Panel (una sessione del convegno) intitolato Peripheries. Cultural Projects, Historical Research, Communities (Periferie. Progetti culturali, ricerca storica, comunità). Il Panel è stato proposto agli organizzatori dell’Università canadese a partire da un’idea elaborata insieme al Centro di Documentazione Storica della V Circoscrizione di Torino e alla società siciliana Cliomedia Officina, diretta dalla sociologa Chiara Ottaviano del Politecnico di Torino.
Il tema proposto ha inoltre raccolto l’interesse di Serge Noiret dell’Europen University Institut di Firenze e Presidente della Federazione internazionale di Public History e dello storico americano Andrew Hurley della UMSL(University of Missouri-St. Luois), entrambi infatti parteciperanno e interverranno nel Panel proposto dai laboratori di ricerca. L’intervento dei laboratori di ricerca, che sarà svolto da Diego Deidda, è intitolato Native historians, Alpine communities, historycal reserch and cultural commitment in three Alpine valleys of western Piedmont (Italy). (Storici nativi, comunità alpine, ricerca storica e impegno culturale in tre valli delle alpi del Piemonte occidentale).

«Agromafie e caporalato»:il malaffare in agricoltura

fonte: Corriere della sera (vedi articolo originale )

Il rapporto dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil parla di almeno ottanta aree a rischio, di cui 36 epicentri ad alto tasso di sfruttamento lavorativo. Da nord a sud. Un’Italia fortemente contagiata dal virus del caporalato e con 400.000 persone, di cui circa 100.000 migranti, costretti a subire forme di ricatto e a vivere in condizioni fatiscenti, in villaggi di cartone. Senza contare, che nel settore agroalimentare si stanno facendo sempre più spazio attività illecite come estorsioni, usura a danno degli imprenditori, furti, sofisticazioni alimentari. La minaccia dell’agromafia che diventa uno spettro reale, che strangola, che gestisce un giro d’affari che oscilla tra i 12 ed i 17 miliardi di euro.

IL RAPPORTO – Questo ed altro ancora è contenuto nel “Primo rapporto su agromafie e caporalato”, il dossier curato dall’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil che ha l’obiettivo di analizzare le principali forme di illegalità e di sfruttamento nel settore agroalimentare e di raccontare come il caporalato sia cambiato in questi anni, diventando un ambito di interesse per la criminalità organizzata. «I dati più rilevanti contenuti nel dossier riguardano il costo del caporalato, dell’illegalità nel mercato del lavoro, che noi abbiamo quantificato in circa 420milioni di euro. E poi la presenza di un forte sfruttamento lavorativo che è molto simile a quello che accadeva negli anni ’50 in Italia – spiega Roberto Iovino, Responsabile Nazionale Legalità CGIL – . Nel rapporto, inoltre, si trova una mappatura molto dettagliata degli epicentri di rischio, dove abbiamo riscontrato sfruttamento lavorativo e caporalato».

LE AREE A RISCHIO – La ricerca condotta dall’Osservatorio, quindi, ha coinvolto 14 regioni e 65 province. E la “Mappa delle aree a rischio sfruttamento lavorativo in agricoltura” aiuta a tracciare i flussi stagionali di manodopera e gli epicentri delle zone dove la mano dei caporali è più presente. Oltre 80 gli epicentri di rischio rilevati, di cui 36 ad alto tasso di sfruttamento lavorativo. Il caporalato è diffuso su tutto il territorio nazionale: oltre alle regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), il fenomeno si sta espandendo anche al Centro-Nord, in particolare in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lazio. Il rapporto, inoltre, spiega che i caporali impongono anche le proprie tasse giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto; 3,5 euro per il panino e 1,5 euro per ogni bottiglia d’acqua consumata.

IL REATO DI CAPORALATO- Da gennaio a novembre del 2012, secondo quanto registrato nel rapporto, sono state 435 le persone arrestate per: riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi. Ma dall’entrata in vigore della norma che istituisce il reato di caporalato le persone denunciate o arrestate sono state solo 42, e la metà degli arresti è avvenuto al Centro-Nord. «Il caporalato oggi è un reato penale. Di conseguenza, – aggiunge Iovino – per prevenire la sua presenza nei territori, oltre ad avere una magistratura attenta al problema, è importante che le istituzioni favoriscano un meccanismo di certificazione della legalità nella gestione della manodopera». In che modo? «Costruendo delle liste di prenotazione provinciali finalizzate alla gestione del mercato del lavoro, in modo da premiare quelle aziende virtuose che non si avvalgono dei braccianti forniti dai caporali, ma che selezionano in modo trasparente la loro manodopera».

L’AGROMAFIA – Nel rapporto, infine, anche grazie al contributo di magistrati, giornalisti, lavoratori, sindacalisti, forze dell’ordine e società civile, è emerso in modo allarmante il legame tra il crimine di stampo mafioso ed il settore dell’agroalimentare. Sofisticazioni alimentari, estorsioni, gestione dei mercati generali, del trasporto e della logistica in tutta la filiera. Ed altro ancora. «Quando parliamo di agromafia – chiarisce Iovino – parliamo dell’infiltrazione delle organizzazioni criminali in settori molto importanti per la nostra economia, come quello agricolo e agro-industriale. Le mafie, che seguono il flusso dei soldi, in una fase di crisi del mondo finanziario, hanno deciso di investire in porti sicuri. E la produzione agricola e agroindustriale in Italia è un settore molto redditizio che negli ultimi anni ha visto una strategia fortissima di aggressione da parte delle organizzazioni criminali».

Emiliano Moccia

Vittoria, Altragricoltura difende i marchi di qualità dei prodotti ortofrutticoli

fonte: il giornale di Ragusa (vedi articolo originale )

Agricoltori, cittadini, associazioni dei consumatori ed organizzazioni sociali si sono riuniti nella sala degli Specchi di Palazzo Iacono. L’incontro, organizzato da Altragricoltura, ha affrontato il caso della melanzana taroccata, la presentazione e l’avvio della campagna nazionale dal titolo “Giù le mani dal vostro cibo” e dal sottotitolo “Lavoriamo per produrre il vostro cibo, non per arricchire i loro marchi”.

All’incontro, ha preso parte anche, il coordinatore nazionale di Altragricoltura, Gianni Fabbris, a Vittoria, in occasione della presentazione della campagna nazionale per la difesa del ruolo degli agricoltori e del loro diritto/dovere a produrre, contro la contraffazione e la manipolazione dei marchi. La campagna parte da Vittoria dove un agricoltore ha avuto la forza e il coraggio di denunciare la grande distribuzione organizzata per l’uso illegittimo e fraudolento dei suoi certificati e marchi. Fabbris, ha detto di chiedere alla Regione Sicilia di attivarsi per far sì che la struttura di Ciaculli, l’agricoltore che ha denunciato, contrinui ad operare; e di chiedere alla Grande distribuzione di fare un passo indietro.

“Nel caso in cui la frode dovesse essere accertata – precisa Fabbris – scriveremo alla Grande distribuzione e chiederemo di fare un passo indietro e riconsegnare la piena operatività dell’impresa di Ciaculli. Nel caso in cui non dovessero farlo, allora annunciamo che avvieremo una campagna nazionale di boicottaggio dei prodotti ortofrutticoli di quella catena di distribuzione.”.

Anche il Comune di Vittoria intanto, ha annunciato che si costituirà parte civile nel caso in cui le indagini dovessere dare ragione a Ciaculli. L’incontro, come detto, è servito anche a presentare la campagna nazionale a tutela delle produzioni italiane. “Sempre più i nostri mercati sono invasi da alimenti importanti mentre qualcuno si arricchiesce gestendo i marchi del nostro made in Italy. I dati dicono che l’esportazione del made in Italy alimentare aumenta mentre i nostri produttori non riescono a vendere il loro prodotto allora – dichiara Fabbris – un grande imbroglio si sta consumando in danno dei consumatori e dei produttori”.

Scritto da Gessica Cavallo

Agricoltura periurbana in sinistra d’Arno: il via a un progetto a valle di Firenze

fonte: greenreport.it (vedi articolo originale)

Grazie ad un protocollo d’intesa firmato da Regione Toscana, provincia di Firenze, dai comuni di Scandicci, Lastra a Signa e Firenze, e dall’Università di Firenze (con i Dipartimenti di Agraria e di Architettura), e al “Progetto territoriale di Agricoltura periurbana in riva sinistra d’Arno”, è stata ribadita da parte di Istituzioni ed Enti la volontà di mantenere alla sua vocazione agricola le diverse centinaia di ettari di terreno ad oggi inutilizzati nel territorio periurbano fiorentino. Si tratta in sostanza di una specie di “laboratorio rurale”, che mira allo sviluppo sostenibile dell’area “Oltregreve fiorentino” (Riva sinistra d’Arno, Mantignano, Ugnano) posto tra Firenze, Scandicci e Lastra a Signa, area storicamente caratterizzata da un’orticoltura intensiva (i cosiddetti “Orti di Firenze”) che  rappresenta forse una delle poche zone dove ancora l’attività agricola resiste sul territorio periurbano, benché minacciata dalla spinta all’edificazione periferica metropolitana.

Gli attori del protocollo hanno ognuno un compito specifico.  I comuni di Firenze, Scandicci e Lastra a Signa si impegnano, a verificare la coerenza dei propri strumenti di pianificazione e di programmazione con la destinazione agricola dell’area interessata dal progetto e con l’obiettivo di frenare l’urbanizzazione (che in realtà andrebbe bloccata) per evitare la saldatura tra i centri urbani e per mantenere e migliorare il ruolo di “polmone verde” dell’area agricola. A tal proposito il comune di Firenze ha già risposto in sede di riunione: «Il Piano strutturale del comune di Firenze è chiaro: riguardo il territorio di Mantignano-Ugnano cita espressamente la necessità di preservare la specificità agricolo-produttiva dell’area, garantendo lo sviluppo delle aziende agricole presenti nella zona – ha sottolineato l’assessore alle Politiche del territorio Elisabetta Meucci – Infatti per questa zona l’obiettivo prioritario del Piano è quello di promuovere la permanenza degli utilizzi tradizionali, lo sviluppo di produzioni di qualità, ecosostenibili e della filiera corta, anche attraverso la ricerca di circuiti commerciali appropriati, associati alle attività integrative come turismo rurale, ricreativo ed escursionistico, didattica».

Compito della Regione Toscana è quello di individuare specifiche azioni nell’ambito degli strumenti regionali di pianificazione paesaggistica, in sinergia con gli obiettivi e azioni del Progetto “Parco agricolo della Piana”, nonché azioni di programmazione in materia di sviluppo agricolo e rurale; la provincia di Firenze, con uno specifico Comitato tecnico, composto da specialisti ed esperti (di Agraria e di Architettura), sta già portando avanti una ricognizione sui possibili obiettivi, strategie e attività più adatte a tali terreni. La provincia inoltre intende predisporre specifiche sollecitazioni di interesse, sia da parte dei proprietari dei terreni che dei potenziali conduttori, incentivando le relazioni e la collaborazione con l’imprenditoria giovanile.

«L’obiettivo generale è di evitare la marginalizzazione del territorio, offrendo (specie ai giovani) possibilità alternative e sostenibili di utilizzazione di queste “terre di nessuno”, ma che hanno l’indubbio vantaggio di essere vicinissime a decine di migliaia di cittadini-hanno spiegato gli ideatori del progetto- Per far questo, occorreranno investimenti di risorse finanziarie e umane, migliorare la qualità della vita delle popolazioni residenti, favorire la creazione di un corridoio ecologico, regolare l’equilibrio idro-geologico, coinvolgere i cittadini nella gestione del territorio, unitamente agli utenti/consumatori». Uno degli obiettivi specifici invece è creare un polo di eccellenza agricola ed agroalimentare, coerente con le attività tradizionalmente condotte nell’area dell’Oltregreve, gli “Orti di Firenze”, anche per uno sviluppo di sbocchi di mercato di prossimità, come la vendita diretta in azienda, la “filiera corta” e “km 0”, usata per le mense di collettività.

In una fase successiva saranno attivati workshop tematici, visite guidate in aziende, incontri per l’animazione e la divulgazione dell’agricoltura periurbana, rivolti in primis ai giovani agricoltori, che vorranno affacciarsi a questa attività. Attraverso la costruzione di un percorso partecipativo tra le istituzioni locali, le parti sociali ed economiche dell’area interessata, verrà inoltre proposto un modello di sviluppo sostenibile che miri alla valorizzazione delle risorse territoriali, anche attraverso attività di agricoltura sociale, multifunzionale e allo sviluppo delle agrienergie

Sei nuovi laureati in viticultura ed enologia

fonte: viniesapori.net ( vedi articolo originale )

Discusse oggi a San Michele all’Adige le tesi delle lauree triennali. I sistemi naturali brevettati dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele per ridurre le malattie della vite sono stati trattati nelle tesi di due dei sei studenti che oggi si sono laureati in viticoltura ed enologia presso il Palazzo della ricerca e della conoscenza.
Si tratta di due biofungicidi: un nuovo ceppo di Ampelomyces quiqualis per fronteggiare l’oidio e il Trichoderma atroviride SC1 contro i patogeni del legno in vivaio.
Gli altri argomenti trattati nelle tesi discusse oggi spaziano dalla valutazione degli aspetti ambientali delle cantine all’esperienza di vinificazione di uve Lugana, dalle prove sperimentali per contenere il Botrytis cinerea con interventi a verde allo studio del comportamento della Vitis berlandieri.
I sei nuovi laureati in viticoltura ed enologia sono: Andrea Benvenuti di Mezzolombardo, Paolo Cantarella di San Germano dei Berici (Vicenza), Mattia Cobelli di Verona, Marco Malvezzi di Bergamo, Chiara Masiero di Breva di Piave, Johannes Messner di Bressanone.
Il corso di laurea è attivato dal consorzio interuniversitario comprendente la Fondazione Edmund Mach, l’Università di Trento (Facoltà di Ingegneria), l’Università di Udine (Facoltà di Agraria) e la Fachhochschule di Wiesbaden, sede di Geisenheim.
Andrea Benvenuti – Tesi: “Valutazione di aspetti ambientali della cantina LA VIS S.C.A., orientati al soddisfacimento di requisiti volontari. Studio Preliminare”. Relatori: dott. Gianni Moretti, dott.ssa Erica Candioli;
Paolo Cantarella – Tesi: “Esperienza di vinificazione di uve Lugana per la produzione di vini di qualità”. Relatori: dott. Fulvio Mattivi, prof. Roberto Zironi;
Mattia Cobelli – Tesi:”Condizioni per il trattamento di vite con Trichoderma atroviride SC1 contro alcuni patogeni del legno in vivaio”. Relatori: prof. Ruggero Osler, dott.ssa Ilaria Pertot. Correlatore: Andrea Colombini;
Marco Malvezzi – Tesi: “Prove sperimentali per il contenimento di Botrytis cinerea con interventi a verde, meccanici e fitosanitari in un vigneto del Trentino”. Relatore: prof. Enrico Peterlunger, Correlatore: prof. Enzo Mescalchin;
Chiara Masiero – Tesi: “Valutazione di Ampelomyces quisqualis come riduttore dell’inculo di oidio”. Relatori: prof. Ruggero Osler, dott.ssa Ilaria Pertot. Correlatore: dott. Dario Angeli.
Johannes Messner – Tesi: “Studio del comportamento della Vitis berlandieri al test di radicazione e la reazione alla fillossera, con un’iniziale classificazione con marker molecolari”. Relatori: prof. Enrico Peterlunger, dott. Marco Stefanini, dr. Joachim Schmid.

Siccità 2012: a Castello di Annone c’è tempo fino al 29 marzo per presentare la domanda di danni

fonte: atnews.it  (vedi articolo originale)

Il comune di Castello di Annone (http://www.comune.castellodiannone.at.it/)  invita gli agricoltori che hanno subito danni alle coltivazioni a causa della siccità – nel periodo dal 1° giugno 2012 al 31 agosto 2012 – a presentare ENTRO E NON OLTRE il 29 marzo 2013 la domanda di rimborso.

La richiesta può essere avanzata dai titolari di aziende agricole che hanno subito danni da siccità superiori al 30% della produzione lorda vendibile.
Scaricabile dal sito la documentazione per l’invio della domanda

Bio Val Venosta lancia mele in vassoio di legno

fonte ansa.it ( vedi articolo originale )

Bio Val Venosta lancia una confezione dei prodotti che è una sorta di guida al consumo informato: il nuovo packaging racchiude, in un vassoio in legno, 6 mele biologiche di varieta’ differenti.

Inizialmente il prodotto sarà reperibile solo in negozi selezionati della piccola distribuzione del Trentino Alto Adige. Oltre a frutti di diverse varietà, sul fondo del vassoio saranno descrizioni in tre lingue sulle caratteristiche di ciascuna mela e sul loro utilizzo migliore. A completare la confezione ci sara’ una brochure, che darà la possibilità di conoscere le 10 varietà più note di mele corredata da un ”gustometro” che identifica le mele, dalla più dolce alla più’ aspra. A partire da questa stagione anche 13 varietà di mele Bio Val Venosta si fregeranno denominazione IGP, ovvero l’indicazione geografica protetta.

Umbria: Cecchini, trasparenza sia elemento essenziale in zootecnia

fonte: asca.it ( vedi articolo originale )

”Una zootecnia, che faccia della trasparenza delle sue pratiche, dell’attenzione ad una sostenibilita’ ambientale che comprenda il ”benessere animale’, della qualita’ dei prodotti, gli elementi essenziali della sua azione”. E’ l’obiettivo del nuovo Piano zootecnico dell’Umbria, delineato dall’assessore alle politiche agricole Fernanda Cecchini alla riunione del tavolo regionale. Il documento sara’ oggetto di un ulteriore approfondimento dedicato al tema della compatibilita’ ambientale da compiere insieme all’assessore regionale all’ambiente Silvano Rometti e ad aprile sara’ pronto per essere discusso in Consiglio regionale dalla competente commissione. ”Una questione di fondo – ha sottolineato Cecchini – e’ la sostenibilita’ ambientale, che negli ultimi anni, con l’evolversi delle consapevolezze e delle sensibilita’ sui temi dell’economia verde, ha assunto un ruolo centrale. In Umbria non c’e’ un allarme ambientale per il carico zootecnico. Si tratta pero’ di rendere ecocompatibili e sostenibili, attraverso opportune soluzioni tecnologiche e gestionali, alcune situazioni di particolare concentrazione, e di applicare al tempo stesso alle produzioni e ai suoi impatti un adeguato sistema di monitoraggio, in una visione integrata della tutela ambientale (si pensi al Piano della Tutela delle Acque)”.

”Tanto piu’ oggi – ha aggiunto – in tempi di crisi economico-finanziaria incerti per tutti, che vedono la zootecnia fra i comparti piu’ colpiti dal nuovo corso dei mercati agricoli, assai piu’ esposti che in passato alle fluttuazioni (anche pesanti) dei prezzi”.

Sisma, dalla Regione 18,3 milioni alle aziende agricole danneggiate

fonte: repubblica.it (vedi articolo originale )

La Regione Emilia-Romagna ha concesso oltre 18,3 milioni di euro a 246 aziende agricole e agroalimentari per l’acquisto o il ripristino di macchine, attrezzature e impianti danneggiati dai terremoti del 2012 nelle province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara.

Si tratta delle prime aziende che hanno presentato domanda entro il 10 gennaio per l’apposito bando del Piano di sviluppo rurale. Per questo primo avviso erano disponibili oltre 24,3 milioni e ciò che non è stato speso verrà riprogrammato nel secondo, che si chiuderà il 5 aprile: a disposizione ci sono altri 80 milioni. I fondi arrivano dai 99 milioni del finanziamento straordinario del Ministero e delle altre Regioni stanziato in solidarietà per il terremoto.

Così ora, con la prima tranche, a 200 aziende agricole del Modenese andranno contributi per 14,483 milioni, a 29 imprese ferraresi poco più di 2 milioni, a 12 imprese della provincia di Bologna andranno 633.000 euro e a cinque del Reggiano oltre 1,1 milioni.
Finora è stato finanziato soprattutto l’acquisto di ricoveri temporanei e attrezzature agricole. Tra le voci significative, anche l’acquisto di scalere e attrezzature per i caseifici (molte le produzioni di Parmigiano Reggiano danneggiate).

Per il secondo avviso del bando, entro il 5 aprile, le aziende possono presentare domanda alle Province con il Sistema operativo pratiche (Sop) e la modulistica sul sito http://agrea.regione.emilia-romagna.it

 

Italia e Francia spingono per l’aiuto accoppiato

fonte: informatoreagrario.it ( vedi articolo originale )

L’Italia ha riaffermato a Bruxelles, insieme ad altri 14 partner europei tra cui la Francia, la volontà di una soluzione «più ambiziosa» per quanto riguarda gli aiuti europei accoppiati, ossia legati all’ottenimento di una determinata produzione agricola. I 15 Stati membri hanno anche affermato di sostenere gli emendamenti del Parlamento europeo che «prevedono la possibilità di raggiungere il 15% dei pagamenti accoppiati per tutti gli Stati membri e la possibilità di un sostegno supplementare del 3% per le colture proteaginose».
Più in particolare, Italia, Francia, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Spagna, Finlandia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca e Romania (in accordo anche con Slovenia e Slovacchia) hanno inviato una dichiarazione congiunta al segretario generale del Consiglio Ue in cui sottolineano che «l’accordo sulla riforma della pac dello scorso 18 marzo, e in particolare l’aumento delle percentuali di sostegno agli aiuti accoppiati (dal 5% al 7% e dal 10% al 12% a seconda delle situazioni), rappresentano sono una prima tappa del processo negoziale.

 

L’alluvione dimenticata: “Ora un decreto ad hoc”.

Pubblicato su Corriere del Giorno (vedi articolo originale)

GINOSA – L’alluvione dimenticata. Il sindaco di Ginosa Vito De Palma ha inviato al presidente Monti ed al presidente Vendola una nota per chiedere al Governo nazionale l’adozione di «un decreto ad hoc per lo stanziamento dei fondi necessari a ristorare la popolazione dai danni causati dall’alluvione del marzo 2011 che ha colpito Marina di Ginosa».

«Tale richiesta –ha detto il sindaco De Palma- nasce dalla amara constatazione che il Governo nazionale, evidentemente distratto dalla campagna elettorale, non ha inserito la Regione Puglia nel Decreto che ha ripartito i fondi per le Regioni colpite dalle passate calamità naturali. Questa gravissima esclusione è la seconda in ordine di tempo operata dal Governo nazionale. Infatti, già con la Legge di Stabilità 2013 la Regione Puglia era stata esclusa dalla ripartizione di questi fondi».
«Tutto questo –ha continuato il sindaco De Palma- nonostante fosse stato specificatamente richiesto al Governo nazionale e regionale, con apposita delibera di Consiglio comunale, di porre rimedio alla dimenticanza della Legge di Stabilità in sede di adozione del Decreto con il quale si sarebbe provveduto a ripartire le somme».
«Niente di tutto ciò è avvenuto –ha detto ancora De Palma – grazie anche alla “vacanza elettorale” permanente del governatore Vendola, prima troppo impegnato a partecipare negli studi televisivi ai vari talk show, ed adesso comodamente accomodato e riparato in Parlamento a percepire una doppia indennità ed a fingere di risolvere le questioni nazionali senza avere prima risolto le questioni della sua regione».
Sulla questione anche il consigliere comunale Vincenzo Di Canio, incaricato ai Lavori Pubblici, ha espresso un giudizio negativo: «Questa dimenticanza – ha detto il consigliere Di Canio- dovrebbe fare riflettere certi personaggi del Pd locale che, invece di fare le pulci ai lavori pubblici eseguiti con fondi comunali per riparare i danni causati dall’alluvione, avrebbe dovuto chiedere al proprio governatore ed ai propri assessori regionali del Pd (ammesso che l’ultima epurazione ne abbia salvato qualcuno) di stanziare i fondi necessari per sistemare i danni causati dall’alluvione a Marina di Ginosa, o almeno di impegnarsi a stimolare il Governo nazionale a non dimenticare la Regione Puglia e Marina di Ginosa».
«Aspetto adesso –ha concluso il sindaco De Palma – che si ponga, in brevissimo tempo, rimedio a questo pasticcio del duo Monti – Vendola, con l’adozione di un decreto ad hoc del Governo nazionale. In assenza di questa risposta tempestiva non esiterò a capeggiare democratiche e pacifiche manifestazioni di protesta della popolazione nelle sedi opportune».

Concorso fotografico “fattorie e cascine del nostro territorio – Altomilanese e Varesotto”

fonte: ilgiorno.it (vedi articolo originale)

Il nuovo concorso fotografico della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate sarà dedicato al mondo rurale. “Fattorie e cascine del nostro territorio – Altomilanese e Varesotto” questo il tema della quinta edizione del concorso per gli scatti a colori. Organizzato dal Circolo Culturale e Ricreativo della Bcc, prevede anche la classica sezione per fotografie in bianco e nero a tema libero.
“L’obiettivo è andare a riscoprire le radici di quel territorio rurale dal quale ben 116 anni fa ha preso origine anche la nostra banca, quando si chiamava Cassa Rurale ed Artigiana”, commenta il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Scazzosi. “Abbiamo voluto porre l’attenzione alle nostre radici, ad un mondo che nel nostro territorio conserva ancora delle importanti testimonianze in termini sia di attività imprenditoriale, sia di presenza di edifici”
“Un omaggio alla storia e al territorio che offre degli spunti molto interessanti per una fotografia», aggiunge il presidente del CCR, Maria Carla Ceriotti. “Come abbiamo potuto apprezzare anche attraverso le precedenti edizioni del concorso fotografico, il nostro territorio presenta degli scorci molto suggestivi che meritano di essere immortalati con bello scatto”.
Il concorso è gratuito e aperto a tutti. Ogni autore può partecipare con un massimo di quattro fotografie a colori e quattro in bianco e nero; le foto devono essere presentate in formato cartaceo (stampa 20 x 30 cm) e su supporto digitale. Le opere cartacee non devono essere montate su alcun supporto, ma recare sul retro il numero progressivo, il titolo, il luogo, oltre al nome e cognome dell’autore. Inoltre, le stesse foto devono essere presentate in formato digitale (jpg) in risoluzione 300 dpi su cd o chiavetta usb. I materiali possono essere consegnati a mano nelle filiali della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate oppure inviati a “Concorso fotografico – Circolo Culturale, Bcc Busto Garolfo e Buguggiate, via Manzoni 50, 20020 Busto Garolfo (Mi)”. Le opere dovranno pervenire entro e non oltre il prossimo 5 settembre.
Sono previsti premi nelle due sezioni per i primi tre classificati; saranno inoltre riconosciuti premi speciali per la miglior fotografia ai soci Ccr e Bcc e per i ragazzi sino a 16 anni; previste particolari menzioni per le migliori opere segnalate dalla giuria. La premiazione, con la mostra delle opere ammesse, è in programma il 5 ottobre 2013 nell’auditorium Don Besana a Busto Garolfo.

Brescia, bando di concorso per le imprese del settore olivicolo

fonte: quibrescia.it (vedi articolo originale )

La Camera di Commercio comunica che è stato approvato, per l’anno 2013, un nuovo bando di concorso per l’erogazione di contributi riservato alle piccole e medie imprese agricole: contributi alle imprese del settore olivicolo (1302): fondo stanziato 25.000 euro; validità dal giorno 1/2/2013 al 31/10/2013.
Il regolamento è disponibile sul sito camerale: www.bs.camcom.it, seguendo il percorso Patrocini e contributi/Bandi camerali/Settore Agricoltura. Alla pagina Bandi camerali, inoltre, è possibile verificare in tempo reale la disponibilità dei fondi di ogni bando di concorso.
Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Ufficio Promozione del Territorio della Camera di Commercio di Brescia – II piano – Via Einaudi, n. 23 – tel. 030.3725.277/356/271 o mail all’indirizzo promobrescia@bs.camcom.it

Veneto, agricoltori in ginocchio per il maltempo: “La Regione è al vostro fianco”

fonte: veneziatoday.it (vedi articolo originale)


“Più che pazzerello, marzo sembra impazzito del tutto, e anche un po’ furioso, soprattutto e di sicuro con l’agricoltura nascente di primavera. Stiamo tenendo d’occhio la situazione, per capire quali potrebbero essere le conseguenze negative nell’immediato e nel medio-lungo periodo per le nostre produzioni agricole”. Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, non nasconde la sua preoccupazione e ha attivato le strutture regionali per poter meglio valutare gli effetti delle abbondanti piogge e del freddo soprattutto di questi ultimi giorni.

“Gli imprenditori del primario sappiano che hanno la Regione al loro fianco – ha detto l’assessore – rispetto a un problema che non sta ad ascoltare la burocrazia e le regole degli uomini. Sono evidenti le possibili difficoltà legate al clima e ai suoi mutamenti, che vede quest’anno, mentre il mondo si preoccupa del surriscaldamento globale, il marzo più freddo da cinquant’anni a questa parte. Vogliamo anche tenere d’occhio gli effetti collaterali che si dovessero presentare, come batteriosi, virosi e micosi. Intendo monitorare la situazione non solo in questa fase e capire quali spazi ci possono essere in relazione all’assicurabilità delle colture”.

“Ci sono infatti le questioni legate alle condizioni dei terreni, spesso inzuppati e in qualche caso pure allagati – ha aggiunto Manzato – in un momento abitualmente dedicato alla sua lavorazione e alle semine, magari in una programmazione dei lavori a rotazione colturale. Possono presentarsi anche difficoltà di mercato per il ritardo nella maturazione e nella raccolta delle produzioni primaverili, con una concentrazione temporale dell’offerta tra qualche settimana. E ci sono colture che certamente stanno soffrendo, come l’asparago, per il quale ci sono rischi non tanto e non solo di perdita della pianta ma circa il suo stato sanitario e la sua presentabilità”.

L’invito è di ricorrere al sistema assicurativo agevolato: “Noi siamo pronti ad attivare eventuali interventi possibili – ha concluso l’assessore – ma l’aleatorietà del meteo è ormai una costante con la quale fare i conti non sulla base di considerazioni probabilistiche”.

“Future IPM in Europe”, un successo. Trentino Alto Adige regione al top per la difesa verde

fonte: teatronaturale.it ( vedi articolo originale )

Ha chiuso i battenti, a Riva del Garda, con grande successo per il numero dei partecipanti e l’interesse degli argomenti trattati, il convegno internazionale “Future IPM in Europe” sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, organizzato dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige in collaborazione con il Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg. Seicento i partecipanti, cento in più del previsto.
La conferenza ha permesso di riunire per la prima volta a livello europeo tutti gli attori coinvolti nell’implementazione della direttiva sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. E’ stata un’occasione per favorire la comunicazione tra ricerca, industria, legislazione, consulenza e mondo dei produttori. Ed è chiaro che la direttiva velocizzerà l’adozione a livello europeo della difesa integrata favorendo l’innovazione e la sostenibilità in agricoltura.

Il Trentino Alto Adige si pone tra le regioni europee più all’avanguardia per l’innovazione, la sicurezza e qualità dei prodotti alimentari ed il rispetto per l’ambiente. E la Fondazione Edmund Mach, con il suo impegno nella ricerca di bioagrofarmaci, metodi di confusione sessuale e selezione di varietà resistenti, è uno dei centri di ricerca europei maggiormente impegnati su questo fronte.
I temi che maggiormente hanno attratto l’attenzione sono stati l’adozione dei piani d’azione nazionale, le tecniche e i prodotti alternativi ai principi attivi di sintesi contro insetti, malattie e nematodi, le attrezzature innovative per ridurre la deriva, gli indici di rischio e i modelli di analisi, il biocontrollo e la progettazione di aziende con concetti innovativi e l’introduzione dell’informatica nell’azienda.
I ricercatori si sono dati appuntamento tra un paio d’anni per verificare i progressi ottenuti dopo l’adozione della direttiva.
L’evento è organizzato nell’ambito del Progetto europeo “PURE – Innovative crop protection for sustainable agriculture” a cui hanno aderito importanti organizzazioni come l’International Biocontrol Manufacturers’ Association (IBMA), International Organisation for Biological Control (IOBC), la Network of Excellence ENDURE. E’ stato messo in evidenza come l’utilizzo di prodotti fitosanitari di sintesi chimica sia in continua riduzione in Italia. Dati alla mano della FAO, dal 2007 al 2010 l’uso di insetticidi in Italia è calato del 20% e quello dei fungicidi del 14% grazie all’introduzione di tecniche di monitoraggio di patogeni e parassiti e la razionalizzazione dell’applicazione dei trattamenti. L’obiettivo futuro dell’Europa è aumentare questa tendenza proteggendo i cittadini e l’ambiente da ogni possibile rischio legato all’uso di molecole di sintesi. Al tal fine, a recepimento della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria, ai fini dell’utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari è stato emanato il Decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150. Il decreto definisce le misure per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. In particolare prevede la definizione di un Piano d’Azione Nazionale che definisce gli obiettivi, le misure, le modalità e i tempi per la riduzione dei rischi e degli impatti dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari e promuove lo sviluppo e l’introduzione della difesa integrata e di metodi di produzione o tecniche di difesa alternativa, mantenendo al contempo una produzione sostenibile ed elevati livelli di qualità.

C.S.

Politica agricola comune: la riforma in cifre

fonte: alimentazione.ecoseven.net (vedi articolo originale)

La Politica agricola comune è una delle politiche fondamentali dell’Unione Europea, che si come obiettivi principali la definizione degli incentivi e dei sussidi  all’agricoltura, la tutela e la sicurezza dei prodotti alimentari e politiche di tutela e rispetto dell’ambiente rurale. Da ottobre 2011 si lavora per riformare il piano di azione comunitario in agricoltura: i diversi Stati dell’Unione Europea hanno sempre criticato la prima proposta di Pac, rendendo il cammino della riforma in agricoltura lungo e difficile.

Finalmente, lo scorso mercoledì il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale che, per la prima volta, da pieni poteri legislativi, insieme agli Stati membri, per riformare la PAC (Politica Agricola Comune). Per garantire un approvvigionamento alimentare stabile e di alta qualità per i consumatori europei, migliorando anche la protezione dell’ambiente, la nuova politica agricola comune (PAC) deve rendere le misure “ecologiche” obbligatorie, ma introdurre anche la flessibilità necessaria per permettere agli agricoltori di affrontare le sfide dei mercati.

A spiegare la Pac, Politica Agricola Comune, in cifre, è il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, che ha stilato un resoconto sull’esito del negoziato sulla riforma. Ecco il prospetto in sintesi in vista dell’avvio della fase di ‘trilogo’ del negoziato:

Pagamenti diretti per quasi 27 milioni di euro, esattamente 26,985 euro, con un valore medio di 380 euro ad ettaro (378) a fronte di un livello medio comunitario pari a 263,5 euro ad ettaro, con un abbassamento dell’aiuto per ettaro che sarà progressivo. In sede negoziale si è ottenuto un allungamento del periodo di convergenza da 4 a 6 anni.

Mentre la dotazione per lo sviluppo rurale, per il periodo 2014-2020, passerà da 8.985 milioni di euro a 10.429 milioni di euro. A queste risorse va aggiunta un’ulteriore dotazione Fesr destinata alle aree rurali delle Regioni dell’Obiettivo Convergenza pari a 500 milioni di euro, corrispondenti a circa 560 milioni di euro a prezzi correnti. In considerazione del fatto che i fondi dello sviluppo rurale attivano un cofinanziamento nazionale medio pari a circa il 50% le risorse complessivamente disponibili ammonterebbero a 21.792 milioni di euro.

Un resoconto puntuale che mette in risalto punto per punto alcune novità emerse dai lavori. Il capitolo ‘pagamenti diretti’ contempla la definizione di ‘agricoltore attivo’: ‘il testo della Presidenza – si legge – non fa più riferimento al valore dei pagamenti diretti inferiore al 5% dei proventi derivanti da attività non agricole, indicata dalla Commissione come soglia sotto la quale l’agricoltore non è definito attivo, con il nuovo testo il riferimento dell’agricoltore attivo afferisce all’attività minima agricola. Tuttavia è facoltà degli Stati membri attivare una lista di esclusione per determinati soggetti come ad esempio aziende ferroviarie, impianti idrici, società immobiliari, ecc. Inoltre anche per agricoltori le cui attività agricole costituiscono solo una parte insignificante delle loro attività economiche globali o la cui attività principale o l’oggetto sociale non sia l’esercizio di un’attività agricola’.

Tra gli altri punti nodali il cosiddetto ‘greening’, ossia la percentuale di terreno da destinare a verde. ‘L’impianto che è uscito – spiega il ministro nel documento – è di gran lunga migliore e più flessibile rispetto a quella impostazione molto rigida predisposta all’inizio dalla Commissione e basata esclusivamente sulle tre misure: diversificazione, pascolo e Aree di interesse ecologico’.

‘Nel negoziato si è riusciti a riequilibrare un approccio troppo ‘continentale’ e a garantire maggiore uniformità per l’applicazione del greening anche nella realtà agricola italiana e mediterranea in genere. E’ inserita la possibilità di considerare misure equivalenti quali le pratiche attuate a norma degli impegni agro ambientali dello Sviluppo Rurale o schemi di certificazione ambientale nazionali. Sono state previste esenzioni per l’applicazione del greening per le aree coltivate per almeno il 75% a riso o a foraggere. nella diversificazione colturale sono stati inseriti due livelli di soglia per la sua attuazione: tra 10 e 30 ettari 2 colture e sopra 30 ettari 3 colture. Per le aree di interesse ecologico (Efa) è stata inserita la soglia d’applicazione di 15 ettari e ridotta la percentuale di realizzazione al 5%

 

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